Andrea

andrea
Mi perdevo fra la luce rossa e New York
C’era un disco che girava, girava,
La luce lo leggeva.

Una bocca gustosa la tua,
quando gli occhi si accendono
e l’anima diviene anima.
Comprensione,
Volere di volere fare,
Nel tempo contadino zappatore,
Nelle immagini seminate, divorate dai corvi millenari,
Rigettate dalle bocche dei salmi,
Addensate per sostenere
Schiavi, padroni..
Vogliamo l’eternità in un respiro, non importa il resto,
Noi vogliamo assaporare, nei corpi inebriati da noi
La vittoria dei giochi sulle bandiere marcite che contaminano il fango
Vogliamo il bacio sull’emblema morto e risorto per soldi.
Sete, sete di dettaglio,
L’atomo che fotte il senno per disseminare follia
Incalcolabile arte.

E alla luna grande come lo sbadiglio di un saggio preferisco le tue fiabe
A illuminare la notte,
Prima che venga giorno e le strade si ammalino
Di facce da culo, di cravatte.

Quando il bosco diventa lupo e il lupo guardiano
Ecco, c’è quel volto che cercavo, quel sapore che volevo
A tutti i costi, fra flora e fauna, fra un sole troppo piccolo per rischiarare l’immensità.

Il mio skate illuminato da una luce artificiale, mentre col tuo ti innalzavi sulle pretese di chi non Riesce, per noia, per convinzione.
Mi accarezzavi i capelli lunghi, sugli occhi, sulle spalle,
Esplodeva il mondo
I tuoi pugni colpivano la terra,
Il nostro amore il mare,
Il cielo, no,
Il cielo non esiste, non si tocca
E’ l’illusione che uccide,
La base che non sostiene le città promesse alle folle,
Il falso altare delle false armi.

New York fuori dalla finestra,
Roma nel cuore,
Roma da possedere
Roma da riconquistare
Siamo due bambini in guerra,
Due ragazzi generali dell’esercito di ieri, di domani
Comandanti amici, stranieri.

Cantava l’uomo di Verona,
Non batteva ciglio il mimo dipinto di bianco, fissava solo l’altro lato della piazza
E tutto era fermo, miserabile, morto, sotto quintali di malformazione genetica
Illusione pratica, manipolazione psichica,
Delirio di perdenti sostenuti da stolti seduti a riva.

New York sintetica,
Roma contaminata,
Roma da liberare.

Il sentiero, forse il serpente,
La luce dissipava se stessa alla ricerca dell’acqua
Per placare la sete, di gnomi, di fate
Di simboli rubati dai canti stonati.

La carica, il grido, lo sparviero, le immagini, il tuo volto Andrea
Il mio,
Mentre il bacio ruggiva davanti al mostro sorvegliato
Dalle guardie di città
Fuori Stato
Invece che da un dio mai dipinto sui muri, dai bambini.

Luce articolata, siamo qui, nella stanza dei lupi
Un gesto, la pioggia degli atomi trattenuti
L’ululato,
Il piacere,
Prima che arrivi il padre, uno dei tanti;
Dalla città santa, una delle tante,
Prima che il gregge abbia sete e il pastore compia cent’anni.
I nostri occhi fuori dalla stanza
E l’albero, ai piedi del cerchio, continuava a crescere.

 

Marco Dimitri

 

 

Categorie
Poesie Espressioni Deliri

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma.
Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni
Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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