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Annamaria Franzoni, l’assassina del piccolo Samuele, torna a casa

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«Dopo più di 12 anni non c’è il rischio che ripeta il figlicidio», assicura la perizia grazie alla quale l’assassina di Samuele viene rilasciata dopo sei anni in carcere.

franzoniAnnamaria Franzoni va ai domiciliari. Lo ha deciso il tribunale di Sorveglianza di Bologna, città nella quale la donna che ha ucciso il figlio Samuele nel 2002 era rinchiusa, accogliendo l’istanza della difesa.
Il collegio ha sciolto la riserva dopo l’udienza di martedì 24 giugno, dove era stata discussa la perizia psichiatrica del prof. Balloni, che aveva escluso il rischio di recidiva di figlicidio per la donna.
Franzoni sta scontando una condanna a 16 anni , da sei era in carcere.

Lascerà il penitenziario già nella giornata di giovedì. La donna però non potrà tornare a Cogne: i giudici infatti le proibiscono di mettere piede nel Comune della Val d’Aosta dove fu commesso l’omicidio e dove, molto probabilmente, la comunità non la gradirebbe vista l’estrema gravità del reato commesso ed i vari tentativi della famiglia Franzoni di svincolare la colpevolezza su vicini di casa, cittadini di Cogne ed addirittura a fantomatici riti satanici tanto da fare risultare Cogne come un paesino di psicotici assassini tranquillamente ignorati dalla Procura della Repubblica.
Come noto le indagini ricostruendo la scena del delitto evincono che la Franzoni indossava pigiama e ciabatte, ha agito con estrema ferocia colpendo il bambino più volte sulla testa, nessun DNA estraneo alla famiglia Franzoni fu rinvenuto sul luogo del delitto.  Matematicamente colpevole tanto da essere stata condannata nei vari gradi di giudizio.
Il sindaco di Cogne, Franco Allera, ha così commentato: «Non credo che i giudici abbiano tenuto in considerazione le nostre volontà, ma la decisione di vietarle il ritorno a Cogne di certo non ci dispiace. L’importante era che non venisse a scontare il resto della pena quassù. Per noi è una vicenda chiusa – ha aggiunto Allera – e prima la dimentichiamo e meglio è».

 

 

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medico di base deruba anziano paziente (video)

Insospettiti, installano una telecamera nascosta per scovare il ladro: era il medico di base

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Maria Calì, medico di base di Torino, è stata bloccata per aver rubato 115 euro dal portafogli di un paziente di 85 anni, dove era andata per una visita domiciliare. Le indagini hanno permesso di stabilire che il medico, nel mese di febbraio, aveva derubato l’anziano per quattro volte. L’intervento dei #carabinieri era stato richiesto dalla figlia della vittima che sospettava del medico quale autore dei furti. Gli ultimi due colpi sono stati documentati grazie a una telecamera installata in casa. La dottoressa, posta agli arresti domiciliari e poi rimessa in libertà, è ora in attesa del processo.

 
  

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Brescia: 25enne pachistana uccisa dal padre e dal fratello perchè voleva sposare un italiano

Sgozzata nella città natale dove era tornata: Brescia torna a vivere la tragedia di Hina

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Sana Cheema

Uccisa perchè voleva voleva sposare un italiano. Uccisa dal padre e dal fratello. Sgozzata. Sana Cheema, 25 anni, pachistana, viveva da sempre a Brescia, dove si era bene inserita: dopo gli studi, i primi contatti con il mondo del lavoro a Milano. E poi l’amore: un ragazzo di cui non si sa molto, che Sana aveva scelto e con il quale contava di sposarsi, nonostante il fermo divieto dei familiari. Che dopo aver vissuto con lei per anni a Brescia, ottenendo la cittadinanza italiana, avevano deciso di emigrare in Germania.

Un paio di mesi fa Sana, come riporta il Giornale di Brescia, è tornata in Pakistan, nel distretto di Gujrat dove è nata: lo faceva di tanto in tanto, lo ha rifatto per andare a ricongiungersi con i familiari per un breve periodo. Non è più tornata. Padre e fratello l’hanno punita, definitivamente, barbaramente. Sono stati arrestati dalla polizia di Gujarat.

Brescia, sotto shock, torna a vivere la tragica vicenda di Hina Saleem, la giovane uccisa nell’agosto del 2006 a Ponte Zanano dai familiari e sepolta nel giardino davanti a casa. Anche lei, come Sana, voleva vivere all’occidentale. Anche lei, come Sana, ha pagato con la vita l’onta alle tradizioni della famiglia.

 
  

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6 dipendenti di una casa di riposo di Castel San Niccolò (Arezzo) sono stati arrestati per violenze su anziani

Percosse, ingiurie e minacce agli anziani di una casa di riposo di Castel San Niccolò (Arezzo): i carabinieri di Bibbiena hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura interdittiva del divieto dell’esercizio della professione sanitaria

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Percosse, ingiurie e minacce agli anziani di una casa di riposo di Castel San Niccolò (Arezzo): i carabinieri di Bibbiena hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura interdittiva del divieto dell’esercizio della professione sanitaria, emessa dal gip di Arezzo, nei confronti di sei dipendenti della struttura. L’operazione, coordinata dalla procura di Arezzo, ha visto indagate sei donne e un uomo tutti italiani, età tra i 60 e i 40 anni. Secondo quanto riferito dai carabinieri le indagini hanno consentito di scoprire le violenze che avvenivano all’interno della struttura: schiaffi, insulti e maltrattamenti di ogni genere. Indispensabile è stato l’apporto investigativo fornito dalle telecamere che i carabinieri hanno installato all’interno della casa di cura, attraverso le quali hanno registrato giorno e notte la crudeltà mostrata dagli operatori nei confronti dei ricoverati. Ignari di tutto i parenti degli anziani. Le misure sono state eseguite alle prime luci dell’alba.

 
  

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