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Anonymous dichiarano guerra al al braccio cyber dell’Isis

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Anonymous dichiarano guerra informatica al Fallaga Team, gruppo hacker tunisino che costituisce il braccio “cyber” dell’Isis e ha attaccato due giornali belgi.

empo fa, Anonymous aveva identificato un gruppo di hacker tunisini che, secondo quanto scoperto dagli hacktivisti, sarebbe alla guida del compartimento web dell’Isis. Si tratta del Fallaga Team, guidato da Majdi Mgaidia, fondatore della piattaforma Localhost, che fornisce l’hosting a siti web della Tunisia. Nello scorso febbraio, prima dell’attentato al Museo del Bardo di Tunisi, la polizia del Paese comunicava di aver sgominato l’intero team di hacker, sebbene non si riuscisse a capire che fine avesse fatto il loro capo, considerato l’hacker numero uno del cosiddetto “Cyber Califfato”.

Il Fallaga Team non è morto

Nonostante questo, però, il team è ancora attivo, con un account Twitter che, oltre a diffondere messaggi religiosi, si adopera nel segnalare alcuni siti sciiti come nemici, e quindi potenziali obiettivi. L’Isis persegue un’ideologia religiosa basata su dettami sunniti, che interpretano alla lettera le Sacre scritture, in netta contrapposizione con il concetto sciita dell’Islam. La pulizia etnica dei musulmani sciiti, infatti, è il crimine principale portato avanti dallo Stato islamico. Il Fallaga Team, quindi, rappresenta il braccio armato su Internet del Califfato e pochi giorni fa, lunedì 13 aprile, ha attaccato i siti web di due giornali belgi: Le Soir e La Voix du Nord. La notizia è stata riportata dall’Agence France Presse. Oltre ai due appena menzionati, secondo le autorità francesi, ci sarebbero altri due giornali nella lista degli obiettivi: La Libre Belgique e La Derniere Heure.

 

Gli attacchi del Cyber Califfato

Stando ai messaggi pubblicati sulle home page dei siti colpiti – poi subito “ripulite” – l’intento del Fallaga Team aveva un fine propagandistico. «Togliete la testa dalla sabbia – si leggeva – lottate contro i vostri leader e unitevi alla resistenza». Un messaggio chiaramente rivolto alle cellule filo-jihadiste presenti in Belgio, che ospita, suo malgrado, diversi reclutatori di foreign fighters e sta cercando di sradicare la densa rete di contatti che i gruppi jihadisti hanno messo in piedi nel Paese. Non c’è solo il Belgio negli obiettivi del gruppo, perché da poco è stato attaccato anche il sito del Senato pakistano. Anche qui, il fine sembra il medesimo. Nel tweet in cui il Fallaga Team annunciava l’attacco, compariva il messaggio: «Continueremo a diffondere il nostro messaggio. Calpestare i siti governativi».

La rappresaglia di Anonymous

Se, da un lato, Anonymous colpisce la propaganda web dell’Isis, dall’altro, il Fallaga Team sembra chiamare a raccolta le cellule simpatizzanti dello Stato islamico al di fuori dei suoi confini. La nuova ondata di attacchi provenienti dagli hacker tunisini, però, ha attirato l’attenzione di alcuni membri di Anonymous, che stanno annunciando su Twitter imminenti azioni nei confronti del Fallaga Team. Anche perché sarebbero stati proprio gli hacktivisti di Anonymous a identificare il Fallaga Team come responsabile degli attacchi ai giornali belgi.

Come già accaduto con Charlie Hebdo – naturalmente con le dovute proporzioni – gli Anonymous si dimostrano molto sensibili alle violazioni della libertà di stampa. È stata lanciata, quindi, una sorta di “Operazione Fallaga”, per distruggere completamente il gruppo hacker e privare lo Stato islamico del proprio “Cyber Califfato”. La cosiddetta #OpFallaga è guidata dalla costola belga di Anonymous, che ha annunciato l’operazione con un video. Nei prossimi, giorni, quindi potremo assistere a una vera e propria cyber guerra tra hacker.

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Liberato Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016

Il 33enne bresciano è stato liberato da un gruppo di siriani ribelli chiamati ‘il governo della salvezza’

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L’italiano Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016 al confine turco-siriano è stato liberato. Lo ha confermato il premier Conte che ha dichiarato: “Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall’unità di crisi del Ministero degli Esteri”.

Sandrini è stato liberato da un gruppo ribelle siriano della provincia di Idlib, il ‘Governo siriano di salvezza’, che ha diffuso la notizia sui social. L’operazione è scattata dopo aver saputo che un gruppo criminale attivo in zona e specializzato in rapimenti si nascondeva lungo il confine con un ostaggio.
Sandrini era comparso lo scorso anno in un video in cui compariva inginocchiato con alle spalle due uomini armati e indosso una tuta arancione che ricordava quelle utilizzate dall’Isis. I suoi rapitori, però, non sono parte dello Stato islamico.

Il nome di Alessandro Sandrini è comparso due volte tra gli imputati del tribunale di Brescia: la prima volta per un processo per rapina e ricettazione (aveva tentato di vendere dei tablet rubati e aveva compiuto una rapina nel 2016). Sarà infatti ora ascoltato dai pm di Roma.





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Crediti :

Globalist

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New York, folle tenta di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick

voleva bruciarla come Notre-Dame?
Fermato prima dellʼingresso nella chiesa. Aveva taniche di benzina e accendini

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Un uomo di 37 anni con evidenti problemi psichici ha tentato di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick a New York. Fortunatamente è stato fermato prima che potesse mettere atto il suo piano. Marc Lamparello aveva con sè due taniche di benzina quando i sorveglianti della cattedrale lo hanno fermato mentre stava per entrare nella navata centrale. Forse l’uomo voleva bruciarla come Notre-Dame dopo essere stato suggestionato dalla notizia.

La polizia non ha ancora stabilito con certezza il movente e nemmeno ha voluto esprimersi sulla possibile disabilità mentale del fermato. Ha confermato però che Marc Lamparello quando è stato fermato dal personale di sicurezza fuori dalla cattedrale aveva con sè due taniche da 5 litri di benzina, un sacchetto con dentro altri due flaconi di liquido infiammabile e due accendini da cucina. Ai poliziotti ha detto di essere rimasto senza carburante e per questo stava andando in giro con le taniche. Gli agenti hanno però controllato la sua macchina e scoperto che non era affatto in riserva.

Voleva bruciarla come Notre-Dame? – Dopo l’incendio di Notre-Dame a Parigi molte cattedrali nel mondo hanno intensificato i controlli (anche se nel caso francese è quasi certo che ci si trovi di fronte a un incidente). E sono state proprio le guardie private della chiesa di Saint Patrick a dare l’allarme quando hanno visto Lamparello che stava per entrare nella cattedrale. Inizialmente ha tentato di difendersi dicendo che stava “tagliando” dentro la cattedrale per uscire verso Madison Avenue. Poi ha continuato a dare risposte deliranti, tanto che inizialmente la polizia di New York aveva confermato i disturbi psichici del fermato. “Difficile capire quali fossero le sue reali intenzioni, ma uno che va in giro con taniche di benzina e accendini dà sicuramente grande preoccupazione”, ha detto John Miller, vice commissario dell’area anti terrorismo della polizia di New York.





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Crediti :

Tgcom

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Assassin’s Creed potrebbe aiutare a ricostruire Notre Dame

Dopo il disastroso incendio l’obiettivo primario è quello di ricostruire il monumento: un aiuto potrebbe venire dai modelli 3D realizzati per il famoso videogioco di Ubisoft

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Com’è noto, nella serata del 15 aprile un violento incendio ha colpito la cattedrale di Notre Dame a Parigi, portando al crollo della copertura della navata, del coro e del transetto, oltre alla guglia centrale di costruzione ottocentesca. Con la struttura portante rimasta intatta, l’obiettivo, ribadito anche dal presidente francese Emmanuel Macron, è ora quello di ricostruire il monumento che fino a ieri era il più visitato d’Europa. Data la struttura particolarmente stratificata dell’edificio, costruito nel corso di oltre 180 anni, e gli ingenti danni riportati, la ricostruzione potrebbe impiegare anni se non decenni, ma un aiuto potrebbe venire da una fonte inaspettata come Assassin’s Creed.

La serie di videogiochi è celebre perché, ambientando le proprie avventure in diverse epoche storiche e luoghi del mondo, permette ai propri giocatori di esplorare questi scenari, scalando e arrampicandosi soprattutto su edifici e monumenti di rilevanza storica in uno stile che richiama il parkour. Uno dei titoli della serie, Assassin’s Creed: Unity del 2014, è ambientato proprio a Parigi durante la Rivoluzione francese e presenta, fra gli altri, un modello molto accurato della cattedrale: i designer della Ubisoft hanno lavorato per ben due anni a realizzare un’immagine verosimile di Notre Dame, includendo anche numerosi dettagli (come le guglie, i pinnacoli e alcune statue introdotte nei restauri ottocenteschi) che nel 1789 non erano presenti ma risultano invece molto familiari nell’immaginario dei giocatori (gli stessi giocatori che in queste ore stanno tributando il loro omaggio online riproponendo le scene delle loro imprese nel videogame).

Utilizzare i precisissimi modelli 3d creati dai realizzatori del videogioco potrebbe aiutare la ricostruzione accorciando i tempi di recupero delle immagini e dei progetti. A ciò potrebbe aggiungersi l’aiuto di Andrew Tallon, uno storico dell’arte recentemente scomparso ma che, secondo il National Geographic, ha completato già nel 2015 una mappatura della cattedrale con misurazioni estremamente precise grazie all’impiego di puntatori laser: “Se ho lavorato correttamente la scansione è accurata con uno scarto di cinque millimetri”, aveva dichiarato lo studioso al magazine. Già in serata diverse campagne di sottoscrizione sono state lanciate per raccogliere fondi per la ricostruzione di Notre Dame, e contributi milionari stanno già giungendo da aziende private e da famiglie come Arnault e Pinault, le proprietarie dei più grandi gruppi del lusso francese.





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Crediti :

Wired

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