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Ashley Madison, la Polizia canadese chiede l’aiuto di Anonymous. Ecco la risposta degli attivisti

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Una delle più grandi violazioni mai avvenute, che ha esposto i dati personali di decine di migliaia di persone, fatta da un’organizzazione criminale”, così la Polizia canadese definisce l’attacco informatico fatto alla Ashley Madison. E proprio perché ha un tale spessore, il Sovrintendente della Polizia di Toronto, Bryce Evans, per il Project Unicorn, nel corso di una conferenza stampa, ha chiamato a rinforzo delle investigazioni anche i noti Cyberattivisti. Ma “I Paesi hanno dimostrato estrema ostilità verso gli Anonymous, quindi non otterranno nulla chiedendo il nostro aiuto”.

Una richiesta assurda, sotto certi punti di vista, che porta a pensare a una paura nascosta dietro questo immenso hack. Il cyberspazio è oramai indomabile e gli unici che padroneggiano questo immenso universo sono proprio gli Anons, i cyberattivisti perseguitati dai Governi stessi e a cui, ora, i Governi si rivolgono. “Le cose stanno barcollando”, afferma un Anon, ovvero Internet sembra sfuggire di mano e diviene territorio oscuro, chiaro solo a chi ne ha fatto la propria casa. “Mi fa arrabbiare il fatto che abbiano l’ardire di chiedere il nostro aiuto! Solo poche persone al mondo hanno queste competenze – racconta una delle voci di Anonymous dall’immenso server Anonops – solo pochi potevano essere chiamati ad aiutare veramente e quelle sono le stesse persone che (le Polizie, ndr) vogliono in carcere, facendo di quelle persone loro nemici per tanti anni. Nessun aiuto arriverrà”. La posta in gioco di questa violazione sembra essere assai alta. “Il mondo digitale ha la capacità di cambiare l’ordine delle cose, e ora i paesi possono iniziare a rendersi conto che hanno fatto un grave errore nel perseguire gli hacker con tanto entusiasmo”, ha continuato la voce anonima in una risposta gelida. “E’ sciocco che chiedano per nascondere il cattivo comportamento di uomini e donne che hanno calpestato il loro onore e infranto la legge. In questo modo la Polizia si è rivelata per quello che è e per quello che combatte”, ha continuato estremo l’Anon, tirando fuori forse uno spessore morale che molti credono non possa esistere nel mondo Anonymous.

Le comunità hacker mondiali, Anonymous e le open sources tech community, sono stati chiamati in adunata dalla Polizia di Toronto per l’Operazione Unicorn, per identificare il team di cracker che ha messo a punto il crimine. Incoraggiando chiunque sia in possesso di informazioni sulla Impact Team a contattare, anche anonimamente la Polizia, Evans ha calcato molto sulle motivazioni di questa richiesta, specialmente verso Anonymous, la cui rivalità con le Polizie mondiali è nota, ma che ha un punto a favore: quello di lottare per i diritti umani. E in questi casi fa la differenza. “Sono esseri umani anche loro – ha sottolineato Evans -. E come sapete Anonymous ha collaborato di recente, negli ultimi due anni, per aiutare le indagini della polizia sulla costa est riguardanti il suicidio della giovane donna, causato dalle immagini rubate. Gli Anonymous sono stati coloro che si sono mossi e hanno trovato quelle immagini”.

Tuttavia quegli ‘esseri umani’, non sembrano lieti di essere ricordati come tali dalla Polizia, solo in questi casi.“Penso che sia naturale che vogliano il nostro aiuto per questo – ha incalzato un altro dei cyberattivisti -, dato che siamo quelli che sarebbero in grado di scoprirlo. O almeno quelli con le migliori possibilità di farlo, ma non credo che alcun anon andrà ad esporre gli hacker che vi stanno dietro. Penso anche che la polizia sia sciocca ad aspettarsi  assistenza in questo caso. Noi stessi, in OpCyberPrivacy, ci siamo offerti di assistere il Governo canadese nella sicurezza del sito web, ma non abbiamo ottenuto risposta. Non sono d’accordo nel farsi coinvolgere in cose loro, specie se ci sono ricompense offerte, se abbocchiamo a quest’esca non potremo più portare avanti le nostre Op sotto la bandiera Anonymous”. Insomma, un ‘no’ definitivo, perentorio e accusatorio, se vogliamo, di tutta la caccia agli Anons che c’è stata in questi anni. Una caccia la cui ferocia, almeno apparentemente, non sembra essere giustificata. Ma a cui gli hacktivisti stessi rispondono con pari ferocia. “I paesi devono sapere ormai che il gioco è cambiato  – hanno continuato – e che la posta in gioco è aumentata. In questo caso essa è una persona o un gruppo che fa una dichiarazione (la Impact Team, ndr), ma se guardiamo al futuro le battaglie saranno maggiori, con sempre più grandi conseguenze e i Paesi hanno dimostrato estrema ostilità verso noi, oggi ci chiedono aiuto, domani ci perseguiteranno nuovamente nella misura estrema voluta dalla legge, volendoci in carcere per lunghi periodi di tempo. La loro arroganza è incredibile”.

Che sia un torto o meno, di fronte alle drammatiche conseguenze di questa violazione, che ha visto anche l’ombra di 3 suicidi, lo lasciamo decidere ai filosofi, o moralisti. Fatto sta che nulla da fare, un ‘no’ secco e gelido, che restituisce a coloro che hanno indetto una caccia spietata verso gli hacker attivisti tutta una rabbia e un rigore di indignazione.

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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New York, folle tenta di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick

voleva bruciarla come Notre-Dame?
Fermato prima dellʼingresso nella chiesa. Aveva taniche di benzina e accendini

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Un uomo di 37 anni con evidenti problemi psichici ha tentato di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick a New York. Fortunatamente è stato fermato prima che potesse mettere atto il suo piano. Marc Lamparello aveva con sè due taniche di benzina quando i sorveglianti della cattedrale lo hanno fermato mentre stava per entrare nella navata centrale. Forse l’uomo voleva bruciarla come Notre-Dame dopo essere stato suggestionato dalla notizia.

La polizia non ha ancora stabilito con certezza il movente e nemmeno ha voluto esprimersi sulla possibile disabilità mentale del fermato. Ha confermato però che Marc Lamparello quando è stato fermato dal personale di sicurezza fuori dalla cattedrale aveva con sè due taniche da 5 litri di benzina, un sacchetto con dentro altri due flaconi di liquido infiammabile e due accendini da cucina. Ai poliziotti ha detto di essere rimasto senza carburante e per questo stava andando in giro con le taniche. Gli agenti hanno però controllato la sua macchina e scoperto che non era affatto in riserva.

Voleva bruciarla come Notre-Dame? – Dopo l’incendio di Notre-Dame a Parigi molte cattedrali nel mondo hanno intensificato i controlli (anche se nel caso francese è quasi certo che ci si trovi di fronte a un incidente). E sono state proprio le guardie private della chiesa di Saint Patrick a dare l’allarme quando hanno visto Lamparello che stava per entrare nella cattedrale. Inizialmente ha tentato di difendersi dicendo che stava “tagliando” dentro la cattedrale per uscire verso Madison Avenue. Poi ha continuato a dare risposte deliranti, tanto che inizialmente la polizia di New York aveva confermato i disturbi psichici del fermato. “Difficile capire quali fossero le sue reali intenzioni, ma uno che va in giro con taniche di benzina e accendini dà sicuramente grande preoccupazione”, ha detto John Miller, vice commissario dell’area anti terrorismo della polizia di New York.





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Crediti :

Tgcom

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Assassin’s Creed potrebbe aiutare a ricostruire Notre Dame

Dopo il disastroso incendio l’obiettivo primario è quello di ricostruire il monumento: un aiuto potrebbe venire dai modelli 3D realizzati per il famoso videogioco di Ubisoft

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Com’è noto, nella serata del 15 aprile un violento incendio ha colpito la cattedrale di Notre Dame a Parigi, portando al crollo della copertura della navata, del coro e del transetto, oltre alla guglia centrale di costruzione ottocentesca. Con la struttura portante rimasta intatta, l’obiettivo, ribadito anche dal presidente francese Emmanuel Macron, è ora quello di ricostruire il monumento che fino a ieri era il più visitato d’Europa. Data la struttura particolarmente stratificata dell’edificio, costruito nel corso di oltre 180 anni, e gli ingenti danni riportati, la ricostruzione potrebbe impiegare anni se non decenni, ma un aiuto potrebbe venire da una fonte inaspettata come Assassin’s Creed.

La serie di videogiochi è celebre perché, ambientando le proprie avventure in diverse epoche storiche e luoghi del mondo, permette ai propri giocatori di esplorare questi scenari, scalando e arrampicandosi soprattutto su edifici e monumenti di rilevanza storica in uno stile che richiama il parkour. Uno dei titoli della serie, Assassin’s Creed: Unity del 2014, è ambientato proprio a Parigi durante la Rivoluzione francese e presenta, fra gli altri, un modello molto accurato della cattedrale: i designer della Ubisoft hanno lavorato per ben due anni a realizzare un’immagine verosimile di Notre Dame, includendo anche numerosi dettagli (come le guglie, i pinnacoli e alcune statue introdotte nei restauri ottocenteschi) che nel 1789 non erano presenti ma risultano invece molto familiari nell’immaginario dei giocatori (gli stessi giocatori che in queste ore stanno tributando il loro omaggio online riproponendo le scene delle loro imprese nel videogame).

Utilizzare i precisissimi modelli 3d creati dai realizzatori del videogioco potrebbe aiutare la ricostruzione accorciando i tempi di recupero delle immagini e dei progetti. A ciò potrebbe aggiungersi l’aiuto di Andrew Tallon, uno storico dell’arte recentemente scomparso ma che, secondo il National Geographic, ha completato già nel 2015 una mappatura della cattedrale con misurazioni estremamente precise grazie all’impiego di puntatori laser: “Se ho lavorato correttamente la scansione è accurata con uno scarto di cinque millimetri”, aveva dichiarato lo studioso al magazine. Già in serata diverse campagne di sottoscrizione sono state lanciate per raccogliere fondi per la ricostruzione di Notre Dame, e contributi milionari stanno già giungendo da aziende private e da famiglie come Arnault e Pinault, le proprietarie dei più grandi gruppi del lusso francese.





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Crediti :

Wired

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New York, esplode centrale elettrica: il cielo si tinge di azzurro in piena notte

La deflagrazione in un impianto dell’azienda elettrica cittadina Con Edison nel Queens. Il fenomeno ha causato enorme curiosità, ma anche inquietudine sui social network. Il sindaco Bill De Blasio è dovuto intervenire per rassicurare i newyorchesi: “Nessuna invasione aliena o minaccia dallo spazio”

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Il cielo di New York si è colorato di azzurro nella notte: sui social network qualcuno ha addirittura ipotizzato l’invasione aliena o una guerra nucleare. Tanta paura per gli abitanti della Grande Mela, a seguito dell’esplosione nella centrale elettrica Con Edison ad Astoria, nel quartiere Queens. Prima il boato, poi la scia di luce intensa era visibile anche in New Jersey. “Le luci che avete visto sulla città sembrano essere conseguenza dell’esplosione di un trasformatore nell’impianto di Con Ed, nei Queens. L’incendio innescato dall’esplosione è sotto controllo, non ci sono notizie di feriti, non ci sono fiamme“, hanno spiegato i vigili del fuoco. Il Governatore Andrew Cuomo ha parlato di “grave guasto elettrico” nella sottostazione elettrica lungo l’East River, vicino al complesso carcerario dell’isola di Rikers Island.

Il fenomeno ha causato tanta curiosità, con migliaia di post sui social in pochi minuti, e provocato anche inquietudine: “Qualcosa di folle sta accadendo nel cielo sopra Manhattan in questo momento”, ha scritto su Twitter il sociologo della New York University, Eric Klineberg, sotto un video del cielo lampeggiante. Il sindaco Bill de Blasio è dovuto intervenire per rassicurare i newyorchesi precisando che non era in corso “nessuna invasione aliena o minaccia dallo spazio. Si tratta di un trasformatore saltato“. Sebbene quella del primo cittadino possa essere vista come una battuta, una rassicurazione simile è arrivata anche dal New York Police Department e dagli stessi uomini del  New York City Fire Department impegnati a spegnere l’incendio causato dalla deflagrazione. Chiuso in via precauzionale il vicino aeroportoLa Guardia, anche per una serie di blackout provocati dall’incidente.

 

Crediti :

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