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Aspettando l’uomo dei temporali

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MarenzanaQuando un noir ambientato nella provincia degli anni quaranta riesce al contempo a immergersi nella mota politica mantenendo un’accezione a dir poco metafisica, non si può che esclamare: chapeau! Sono miracoli non della fede, ma del DNA del grande narratore. Di chi conosce le periferie e il loro grigiore esistenziale, di chi coltiva un’idea umile e per questo vincente della letteratura di genere e di chi sa elevare un contesto localistico a respiro universale.

Non è da oggi che si sostiene che il noir, nella sua più ampia declinazione, sia il vero filone in grado di parlarci dell’uomo oggi, ma pure dell’uomo di ieri nella prospettiva della decadenza contemporanea. Quando si va oltre il genere per raccontare quello che fermenta “aldilà”, siamo dalle parti di Paco Taibo II, di Laura Grimaldi e di Luigi Bernardi. Insomma, abbiamo appena messo il naso e gli occhi in un fottutissimo capolavoro.

Titolo, L’uomo dei temporali (Rizzoli) di Angelo Marenzana, mio conterraneo in quel di Bassavilla/ Alessandria. Il libro ci introduce alla terza avventura del commissario Augusto Bendicò (la major per ovvie motivazioni di marketing la spaccia per prima, ma non è vero…), funzionario di polizia triste e cinico suo malgrado, che opera negli anni del regime e della guerra. L’indagine che lo riguarda non è particolarmente complicata o ricca di fastidiosi colpi di scena ogni due pagine però ti prende alla gola. Soprattutto se ami la provincia inquieta. La Città Grigia – che qui assurge a mitologema per tutte le altre in un’Italia Grigia – che Marenzana restituisce, alla vista e alla coscienza (e alla memoria), con affilata e nitida scrittura è autentica culla del seme inquieto dalla quale poi è scaturita la nostra generazione, quella degli anni Cinquanta. Si “vede”, si annusa una “bassavilla” che io non ho mai potuto vedere e l’autore, anche lui logicamente privo di testimonianza diretta, me la fa “toccare” con l’abilità straordinaria di chi se ne porta l’essenza nell’anima. Marenzana dunque compie un’operazione, che presumo proprio non essere a tavolino ma che nasce da un profondo “de palea” – le origini paludose di Alessandria… – antropologicamente remoto e inalienabile dal suo DNA , a mia memoria paragonabile a certi racconti , sempre più rari purtroppo, delle nostre sopravvissute madri quando si lasciano andare con straordinaria lucidità agli anni Quaranta, ai terrori notturni di Pippo, alle odiose vessazioni delle squadracce e ai tristi destini delle famiglie ebraiche.

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Capirete che non è poco. Perché le nostre madri, laggiù e in quel tempo, ci sono transitate e i traumi di quegli anni stanno ancora tutti lì, dentro di loro, a germinare e a produrre ammonimenti preziosi per ogni generazione a venire. Tutto ciò diviene possibile e fruibile per quella “stoffa del grande narratore” di cui dicevamo, quella dell’autore che si lascia invadere dallo psichismo collettivo, passato e presente, di una città (e solo qui rubo qualche parola alle note ufficiali…) in bianco e nero dal cielo sempre velato che attende sospesa.

Che attende chi o che cosa? Citando Bradbury, Qualcosa di Sinistro che sta per accadere, ma soprattutto l’Uomo dei Temporali. Un fantasma, chissà di quale mente, che aleggia come metafora di un’umanità che vuole sopravvivere anche pagando costi troppo alti e/o sottobanco. Alessandria, 1940, non così troppo lontana.

E, capisco, non ho detto una parola sulla trama. Ma per consigliarvi il fottutissimo capolavoro non serve. Resterebbe poi da approfondire, ma l’appuntamento è solo rimandato di poco, perché da questa città, ma non solo da questa, sta nascendo un filone grigio (anche noir e pure horror) con nomi di rango quali Massobrio, Bona, Morbelli, Candida e non pochi altri. Il fatto è che la Grey City nasconde centinaia di scheletri in altrettanti armadi.

Danilo Arona

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Il nuovo libro di Roberto Burioni mette ko l’omeopatia

Si dice che il saggio indichi la Luna con il dito e che lo stolto guardi il dito. Mi sono sempre domandato quale saggio indicherebbe la Luna ad uno stolto e la risposta che mi sono dato è semplice: il saggio che ama il il proprio lavoro, la propria ricerca

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Si dice che il saggio indichi la Luna con il dito e che lo stolto guardi il dito. Mi sono sempre domandato quale saggio indicherebbe la Luna ad uno stolto e la risposta che mi sono dato è semplice: il saggio che ama il il proprio lavoro, la propria ricerca

marco dimitri

In realtà l’omeopatia si mette K.O. da sola, nessuna proprietà magica, nessun elemento attivo, semplicemente acqua. Acqua che esce dai vostri rubinetti ma molto più costosa. Certo l’omeopatia non fa male ma, come quasi sempre accade, chi la usa abbandona le cure vere, si vere, quelle che hanno superato il metodo scientifico. Non raramente l’abbandono delle cure ufficiali (ricordiamoci che la scienza è UNA e che non esistono scienze non ufficiali) si conclude con la morte del malato.

Per quanto sia stata ampiamente dimostrata l’inefficacia assoluta dell’omeopatia, la gente continua ad usarla perchè è stata ammaestrata a considerare le medicine ufficiali come “porcherie chimiche”, e l’assalto ai rimedi naturali continua. Peccato che la natura ci stia lentamente uccidendo, non vuole guarirci, ha un meccanismo caotico evolutivo. Ovviamente la chimica è presente in ogni cosa che mangiamo e, non solo nelle medicine.

Si… Vale la pena dimostrare, spiegare, nel modo più semplice, anche aggressivo. Guidiamo la nostra bella macchina senza freni e ci lamentiamo se ci danno degli idioti.

Il libro di Roberto Burioni, davvero mostra l’illusione demolendo ciò che è rimasto della truffa del nulla che in tutto il mondo ha fruttato centinaia di milioni di Euro, oserei dire “denaro liquido” visto che  si parla di acqua fresca spacciata per medicina.

Cartonato: 208 pagine

Editore: Rizzoli (8 ottobre 2019)

Un’ultima cosa, chi pensa che l’editoria arricchisca economicamente, ha visto un film di fantascienza…



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Balle mortali. Meglio vivere con la scienza che morire coi ciarlatani

Roberto Burioni. Collana: Saggi italiani. Editore: Rizzoli

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In campo medico, le fake news possono uccidere, ed è un dovere civico smascherarle.

«Le bugie, si dice, hanno le gambe corte. Ma quando riguardano la salute corrono abbastanza velocemente da raggiungere chi le crede e ucciderlo.»

Nel suo nuovo libro, Roberto Burioni esamina da vicino una serie insieme tragica e grottesca di bufale pericolose, anzi di balle mortali che ci mettono davanti agli occhi i rischi di affidarci ai ciarlatani invece che ai dati certi, alle prove sperimentali, al metodo scientifico della medicina. Un bambino muore per un’otite curata con l’omeopatia invece che con antibiotici; una donna soccombe a un linfoma perché invece che a un oncologo si affida alla Nuova Medicina Germanica; una ragazzina non si risveglia da un coma diabetico perché i genitori ascoltano chi consiglia di somministrarle vitamine anziché insulina. Le promesse non mantenute di Stamina e del metodo Di Bella – due tra le pagine più buie della storia recente del nostro Paese – ricordano quelle alimentate, decenni prima, dal segreto “siero” anticancro di Liborio Bonifacio, ricavato in realtà da escrementi di capra.

E sono centinaia di migliaia, nel mondo, le vittime delle sciocchezze divulgate dai negazionisti per i quali non è il virus HIV a causare l’AIDS. Cosa possiamo fare per difendere la nostra salute, quella dei nostri cari e dell’intera comunità dai danni prodotti dalle balle mortali? Dobbiamo difendere prima di tutto la ragione e la scienza, cioè quel metodo che da secoli ha permesso alla medicina di vincere malattie un tempo incurabili e aumentare non solo la durata ma anche la qualità della nostra vita; quel metodo oggi sotto attacco da parte della disinformazione e del nuovo oscurantismo in cui proliferano i ciarlatani. In campo medico, le fake news possono uccidere, ed è un dovere civico smascherarle.

Riduci



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La congiura dei somari

Perché la scienza non può essere democratica

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«Per bloccare i Somari e per convertirli alla ragione abbiamo qualcosa che è più efficace degli antibiotici, più sicuro dei vaccini, un rimedio antico ed economico. I Somari si curano con i libri.» La battaglia di uno scienziato contro le false credenze che rischiano di cancellare le grandiose conquiste della medicina

«Non sopporto che mia figlia cresca in un mondo in cui la menzogna ha lo stesso peso della verità.»

Chi è il somaro? È un essere umano tanto babbeo da ritenersi tanto intelligente da riuscire a sapere e capire le cose senza averle studiate. Di somari, Roberto Burioni ne ha incontrati parecchi: sono quelli che pur non avendo la minima nozione di medicina o di biologia, pur non sapendo cos’è un virus e come funziona un vaccino, pretendono di convincerci che “dieci vaccini sono troppi”, “le malattie guariscono da sole o grazie ai soli rimedi naturali”, “le vaccinazioni obbligatorie servono solo ad arricchire le industrie farmaceutiche e quelli che sono sul loro libro-paga”. Il fatto è che la scienza non è democratica: come ha detto Piero Angela, la velocità della luce non si decide per alzata di mano. Nella scienza, possono dire la loro solo coloro che per anni hanno sudato sui libri, hanno sottoposto le proprie ipotesi a una rigorosa procedura di esperimenti e controlli, possiedono un metodo che consente di distinguere la verità dalla bugia. Certo, la scienza è imperfetta, fatta da uomini ancora più imperfetti, le verità che ci offre sono sempre parziali e mai troppo sicure. Però vale la pena fidarsi, perché l’alternativa è costituita dal buio, dall’oscurantismo e – quando si scherza con la salute propria e altrui – dalla morte. La scienza sarà anche poca cosa, ma – come dimostra questo libro con abbondanza di dati, numeri, tabelle, storie vere di trionfi e fallimenti – è tutto quello su cui possiamo contare: non ci conviene buttarla via.



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