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Atomica, in rete i test nucleari Usa: tolto il segreto su decine di filmati

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Sono un promemoria per l’umanità, che riemerge dagli archivi del nostro passato peggiore. Decine di immagini di esplosioni atomiche e nucleari devastanti: macabri funghi che si innalzano nel cielo, colossali sfere di fuoco che si formano nel deserto. Riprese condotte durante decine di test atomici e nucleari sul territorio degli Stati Uniti e negli atolli sperduti del Pacifico fino agli anni Sessanta. E rimaste coperte dal segreto per oltre mezzo secolo.

Adesso il Lawrence Livemore National Laboratory ha pubblicato sul web alcune di queste pellicole, una minuscola parte degli oltre diecimila filmati realizzati durante le esplosioni. Non si tratta solo di un’attività archivistica. Come ha spiegato il fisico Greg Spriggs, le vecchie pellicole erano in pericolo e rischiavano di decomporsi, mentre possono ancora dare un contributo alla sicurezza degli arsenali nucleari statunitensi. “Non abbiamo dati sperimentali sugli effetti della detonazione di armi nucleari nell’atmosfera. Gli unici disponibili sono questi antichi test, ma il modo in cui venivano analizzati negli anni Cinquanta non era molto preciso“.

Così le immagini sono state digitalizzate e sottoposte a una rilettura scientifica, partendo dalle caratteristiche delle telecamere con cui erano state raccolte, per riesaminare i parametri dei test. Le nuove misurazioni hanno rivelato che c’erano stati errori anche del 20 per cento nella stima di alcuni risultati fondamentali: “Abbiamo scoperto cose nuove negli effetti delle detonazioni che erano completamente sfuggite agli scienziati dell’epoca“.

Nelle loro ricerche, gli esperti del laboratorio sono riusciti a individuare la posizione di 6500 pellicole, alcune delle quali rimaste chiuse nelle custodie per quasi sessant’anni: molte avevano un forte odore di aceto, segno che la decomposizione era cominciata. Altre erano ancora negli archivi blindati della base di Los Alamos, dove venne progettata e costruita la prima bomba statunitense.

Finora le autorità hanno autorizzato la desecretazione di pochissimi documenti, circa “cinque dozzine”. Perché si tratta degli ultimi test nucleari statunitensi realizzati in superficie – poi si è passati a prove in miniere sotterranee – sono ritenuti dall’intelligence potenzialmente ancora interessanti per quegli Stati canaglia che tentano di costruire ordigni atomici. La digitalizzazione e rilettura dei dati è stata condotta su una decina di film, ottenendo informazioni considerate “molto importanti”.

A partire dalle dimensioni del fungo che si spande nell’atmosfera, dalla portata dell’onda d’urto e dagli effetti complessivi dell’ordigno. “È incredibile la quantità di energia provocata dall’esplosione. Se anche grazie a questi video riusciremo a far capire quanta devastazione provochino le armi nucleari, forse la gente in futuro eviterà di impiegarle“.

Un monito attualissimo: il presidente Donald Trump ha annunciato il potenziamento dell’arsenale nucleare statunitense, dando il via a una nuova corsa agli armamenti. Che potrebbe riportare il mondo nel terrore della reciproca distruzione totale, come ai tempi della Guerra Fredda. Ma con leader probabilmente molto meno solidi di quelli di allora.

             

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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In Vaticano due rinvii a giudizio per autoriciclaggio

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Una richiesta di rinvio a giudizio per il reato di autoriciclaggio è stata depositata al Tribunale vaticano «pochi giorni or sono» e una seconda sarà depositata «in tempi brevi». Due (solo uno, relativo a un diplomatico in servizio presso la Nunziatura negli Usa, era noto) i casi di pedofilia sotto inchiesta. Lo ha rivelato il promotore di giustizia vaticano, l’avvocato Gian Piero Milano, all’odierna inaugurazione dell’Anno giudiziario dello Stato pontificio, con una relazione nella quale ha risposto alle recenti obiezioni di Moneyval circa «l’avvio di concrete iniziative giudiziarie» in materia di contrasto ai reati finanziari. È di «imminente pubblicazione» la sentenza relativa alla «mala gestio» di cui sono accusati due «dirigenti apicali» dello Ior. Il procuratore generale vaticano ha anche fatto il punto su due processi di ampia risonanza mediatica: quello sul processo sui documenti riservati filtrati alla stampa (Vatileaks), registrando che le condanne di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui non sono state appellate e sottolineando che il tema del diritto dell’informazione e della libertà di coscienza, in forza dei quali il tribunale ha constatato la carenza di giurisdizione nei confronti dei giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, è «meritevole di riflessioni e forsanche di una opportuna contestualizzazione»; e quello nei confronti dell’ex presidente dell’ospedale Bambino Gesù Giuseppe Profiti, la cui sentenza di condanna di primo grado, ha detto, è stata depositata «pochi giorni addietro». Nella relazione anche le cifre dell’attività della Gendarmeria per contrasto a furti, truffe e, in due casi, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

 

Riforma economica, Moneyval, autoriciclaggio

«Posso comunicare», ha detto il Promotore di giustizia, «che gli sviluppi realizzati in talune fattispecie, anche sulla base di conferme provenienti da attività di cooperazione internazionale recentemente portate a termine, hanno consentito di depositare, proprio pochi giorni or sono, una richiesta – la prima – di rinvio a giudizio per autoriciclaggio; un caso assai complesso e delicato, originato da un esposto di una Istituzione vaticana ed un successivo Rapporto dell’AIF, posso altresì anticipare che a questa prima iniziativa farà seguito, in tempi brevi, una seconda richiesta di rinvio a giudizio, sempre per auto riciclaggio». L’ufficio del Promotore «avverte con responsabilità la delicatezza» di questa fase di messa in pratica della riforma avviata da Benedetto XVI e rafforzata da Francesco in materia di contrasto ai reati finanziari, «e l’esigenza di dare risposte concrete e convincenti alle aspettative interne ed esterne», ha detto Milano, rivendicando «l’effettività della lotta al riciclaggio da parte della giurisdizione vaticana».

Nel quinquennio 2013-2017, ha detto, «è stato disposto il sequestro complessivo di: euro 21.847.983,23, dollari 4.762.850,25, sterline 1.471,949,59, dollari australiani 805.174,45, franchi svizzeri 650.275,81».

Rispetto alla originaria valutazione di Moneyval del 2013, «sono stati compiuti significativi passi in avanti con risultati che possono dirsi ampiamente soddisfacenti, soprattutto per quanto riguarda il rafforzamento attuato sul piano giuridico e nel sistema di vigilanza e sanzionatorio», ha rivendicato il Pg vaticano, rilevando altresì che «se può dunque dirsi colmato il gap iniziale rispetto agli standard internazionali per ciò che riguarda le azioni di prevenzione e monitoraggio, vanno per contro registrate forti sollecitazioni per l’avvio di concrete iniziative giudiziarie (prosecutions)» perché Strasburgo ha «evidenziato il permanere di criticità riguardanti l’attività degli organi giudiziari inquirenti, in particolare la mancanza di rinvii a giudizio per ipotesi di riciclaggio».

Prima ancora di comunicare la richiesta di rinvio a giudizio per i due casi di autoriciclaggio, l’avvocato Milano ha rilevato, al proposito che gli accertamenti che competono all’autorità giudiziaria «presentano modalità e tempi di svolgimento assai diversi da quelli, ad esempio, effettuati dalle autorità amministrative interne competenti in materia di riciclaggio», quali l’AIF vaticana; che un «altro fattore che imbriglia l’attività inquirente è collegato alla stessa fisionomia del sistema penale, soprattutto dopo l’espresso recepimento del principio di non colpevolezza», dal quale risulta che «se la prova è sin dall’inizio incerta, e non supportata da evidenze acquisite in sede di attività di intelligence od investigativa di Polizia Giudiziaria, si impone, per esigenze di giustizia, oltre che di economia processuale, che il procedimento si arresti sulla soglia del dibattimento»; che, ancora, quanto allo specifico reato del «riciclaggio», lo Stato vaticano è «inidoneo, direi refrattario, alle insidie delle attività di riciclaggio» e «il processo di selezione “riduttiva” della clientela avviato dall’Ior (che ci si ostina erroneamente a definire come banca, ma tale non è, né come tale agisce) ha certamente ridotto enormemente eventuali spazi di coltura delle pratiche di riciclaggio»; e che, infine, questo tipo di reato richiede spesso il ricorso alla cooperazione giudiziaria internazionale che «costituisce uno dei fattori di rallentamento e di ulteriore incertezza della fase istruttoria».

Il Tribunale vaticano, ha reso noto Milano, «ha portato a conclusione due giudizi originati da segnalazioni dell’AIF: un caso è stato, ab origine, derubricato rispetto alla prospettata ipotesi di riciclaggio, e si è comunque concluso con l’assoluzione dell’imputato; nell’altro caso si è avuta sentenza di condanna per violazione della normativa sul trasporto transfrontaliero di denaro».

Restano a oggi aperti otto fascicoli, «per i quali occorrerà compiere ulteriori approfondimenti istruttori rispetto alle valutazioni sintomatiche compiute in ambito di intelligence ed investigativo».

Il Pg vaticano ha rimarcato che, nel quadro della riforma economico-finanziaria, vi sono ormai «stabili forme di cooperazione, di scambio di informazioni a fini investigativi tra l’Autorità di Informazione Finanziaria, l’Ufficio del Promotore di Giustizia ed il Corpo della Gendarmeria».

Anche quanto alla cooperazione (per esempio, rogatorie) con la magistratura di altri Stati, in particolare con l’Italia, «si consolida – ed è un dato che si può registrare con compiacimento – un’aperta, sollecita cooperazione con la Magistratura italiana, che ha dato significativi risultati». Nel corso del 2017 il Tribunale vaticano ha ricevuto sei richieste di rogatoria, quattro delle quali provenienti dall’Italia, è stata data esecuzione a quattro richieste, per altre due sono in corso approfondimenti, mentre la magistratura vaticana, da parte sua, ha inoltrato due richieste di cooperazione, che hanno ottenuto «sollecita esecuzione».

Tra le informazioni fornite dal Procuratore generale nella sua relazione, anche quelle relative alla ristrutturazione dell’ufficio della pubblica accusa, con Roberto Zanotti a capo della unità funzionale dei reati in materia economico-finanziaria, la nomina di due nuovi magistrati Eugenio Selvaggi e Carlo Bonzano, l’incremento della pianta organica del personale amministrativo, il trasferimento dell’ufficio del Promotore di Giustizia – sinora nella sede della magistratura giudicante – in nuovi locali del Governatorato, oltre alla assegnazione alla Gendarmeria di due unità specializzate provenienti dall’Arma dei Carabinieri e dal corpo della Guardia di Finanza.

Ior 

Il Promotore di giustizia ha inoltre reso noto «una vicenda giudiziale avviata in sede civile nei confronti di dirigenti apicali dell’Istituto per le opere di religione, citati per mala gestio e conseguenti danni da investimenti finanziari altamente onerosi per l’Istituto; i convenuti hanno contestato la fondatezza degli addebiti ed agito in riconvenzionale. Una questione molto complessa e dibattuta, che ha richiesto numerose udienze istruttorie anche con ricorso a perizie di carattere finanziario». Un probabile riferimento alla vicenda relativa all’ex presidente Ior Massimo Caloia. L’ufficio del Promotore «è intervenuto nei termini previsti dal codice “per far valere diritti nell’interesse pubblico”. Si è in attesa della sentenza, di imminente pubblicazione».

Pedofilia

Il procuratore generale vaticano ha poi affrontato il tema della #pedofilia e della pedopornografia, rendendo noto che sono due, non uno, i casi sotto indagine in Vaticano. Era noto il caso di un sacerdote membro del corpo diplomatico della Santa Sede accreditato a Washington. «Sono recentemente giunti all’attenzione dell’Ufficio del Promotore di Giustizia due casi di differente configurazione e rilevanza rientranti nell’ambito dei delitti contro la persona, in particolare contro i minori», ha reso noto Milano. «Gli accertamenti avviati sono alla fase preliminare e si svolgono, doverosamente, nel riserbo più assoluto, per rispetto di tutti i soggetti coinvolti; così come ferma è la determinazione a scandagliare in tutti i risvolti fattuali, giuridici ed umani la fondatezza e i contenuti delle ipotesi di reato (tali sono allo stato), alla ricerca della verità. È opera difficoltosa, sia sul piano tecnico-giuridico (a partire dalla individuazione di elementi di fatto riguardanti i soggetti passivi, rilevanti ai fini dell’inquadramento della fattispecie) sia, soprattutto, per i profili di impatto psicologico di quanti sono coinvolti in questi reati e per l’allarme che, in qualunque ambito, destano a livello sociale siffatte vicende. Con questa consapevolezza è intendimento dell’Ufficio svolgere gli accertamenti con estrema attenzione, senza nulla trascurare o sottacere, in tutte le direzioni».

Vatileaks 

In merito al processo dell’anno scorso sui Vatileaks, «la sentenza ha statuito la condanna dei principali imputati e non è stata appellata, significativamente», ha rilevato Milano, mentre «per gli altri coimputati a titolo di concorso, è stata rilevata la carenza di giurisdizione». La «corposa motivazione» ha riconosciuto «il diritto di informazione» e «per tal via la sentenza è giunta ad individuarne il fondamento nella libertà di coscienza, risalente nei suoi principi ispiratori ultimi al diritto divino. È affermazione di particolare interesse, meritevole – secondo il promotore di giustizia – di riflessioni e forsanche di una opportuna contestualizzazione».

Bambino Gesù

Nel corso del 2017, ha poi ricordato l’avvocato Milano, il Tribunale vaticano «si è occupato di due casi di diversa gravità e contenuti, giungendo in un caso ad una sentenza di condanna per appropriazione indebita (così derubricata rispetto all’originaria accusa di peculato) a carico di uno dei due coimputati, e all’assoluzione dell’altro», l’ex presidente dell’ospedale Bambino Gesù, Giuseppe Profiti, e il suo collaboratore, Massimo Spina.

Una affermazione che Giuseppe Profiti rettifica, in una dichiarazione a Vatican Insider, ricordando che la sentenza di condanna di primo grado «ha avuto come oggetto il reato di abuso di ufficio e non quello di appropriazione indebita o di altro reato corruttivo». Il procuratore generale vaticano ha poi sottolineato che «la sentenza è stata depositata pochi giorni addietro».

Nel corso dell’anno passato, ha detto ancora Milano, vi è stato anche un secondo caso di cui si è occupato il tribunale vaticano, che «riguardava un tentativo di corruzione, dal quale l’imputato è stato assolto».

Droga, truffe e furti

Il promotore di giustizia ha infine reso noti alcuni dati relativi alle indagini del Corpo della Gendarmeria guidato dal comandante Domenico Giani che «ha compiuto operazioni di particolare impegno riguardanti: contrasto del fenomeno della detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti con due casi scoperti; contrasto dei reati di truffa e falsificazione di timbri e sigilli; contrasto di reati predatori all’interno della Basilica vaticana, dei Musei, della farmacia ed Economato, con significativi risultati operativi». Il risultato di queste indagini hanno portato a quattro persone arrestate, 61 fermate, 18 diffidate, 186 hanno ricevuto una contravvenzione. Settanta le denunce di furto, 27 di tentativi di truffa, 68 i sinistri stradali in Vaticano.

Era presente tra gli altri alla inaugurazione dell’Anno giudiziario dello Stato Pontificio il ministro della Giustizia italiano, Andrea Orlando.

             

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Trump ironizza sul clima. Ed è bufera

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New York – Un’ondata di gelo polare imperversa da giorni su tutta la costa occidentale degli Stati Uniti, da Washington a Boston, con temperature record che toccano i -40 gradi in diverse località degli Stati di New York, Pennsylvania, Massachusetts e New Hampshire.

E con un Capodanno che si annuncia, forse, il più freddo di questi ultimi 100 anni, il presidente #Trump questa volta con garbata ironia non si è fatto sfuggire l’occasione di ridicolizzare ambientalisti e scienziati nel suo tweet mattutino. «Agli States farà bene un po’ di quel buon vecchio riscaldamento globale», ha ironizzato il presidente americano, il quale è da sempre scettico sui cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Per Trump, è noto, il riscaldamento globale è una invenzione dei cinesi per azzoppare l’economia americana e a pensarla alla sua maniera è la stragrande maggioranza degli elettori repubblicani e conservatori che lo hanno eletto alla Casa Bianca. The Donald in campagna elettorale aveva promesso che gli Usa avrebbero subito abbandonato dall’Accordo di Parigi sul clima, che tende a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 25% entro il 2025.

L’accordo fu firmato il 12 dicembre 2015 da 195 Paesi, incluso la Corea del Nord (uniche eccezioni Siria e Nicaragua), con il presidente Obama a fare da grand commis. Lo scorso giugno, Trump ha mantenuto la promessa elettorale: gli Usa sono usciti dal Trattato di Parigi e ora risparmieranno anche 3 miliardi di dollari l’anno, ossia il mega finanziamento che Obama aveva promesso ogni anno per aiutare i Paesi più poveri a sviluppare fonti energetiche meno inquinanti. The Donald, nel suo spassoso tweet di ieri lanciato dalla sua mega villa Mar-O-Lago in Florida, dove il termometro registra i 23 gradi all’ombra, ha così ridicolizzato i firmatari dell’Accordo di Parigi: «La costa est degli Stati Uniti è investita da un’ondata di gelo e per la vigilia di Capodanno sono attese temperature polari. Potremmo usare un po’ di quel buon vecchio riscaldamento globale da cui il nostro Paese, e non altri, sta pagando migliaia di miliardi di dollari per proteggerci. Copritevi bene!».

Il tweet di Trump, che ha oltre 20 milioni di followers, è stato subito ripreso e attaccato in massa da deputati e senatori democratici. La più ironica è stata la deputata del New Jersey, Kathleen Rice, che ha scritto: «Trump twitta come un bambino che odia l’ora di scienze». Trump, come aveva ripetuto in campagna elettorale, la scorsa settimana con la maggioranza semplice al Senato ha anche ripristinato dopo 38 anni le trivellazioni petrolifere nella Riserva Naturale Artica dell’Alaska.

Intanto continuano le minacce di Trump al governo cinese, reo di rifornire di contrabbando il petrolio alla Corea del Nord, violando le sanzioni Onu. Pechino ieri ha smentito in modo sdegnato, al contrario il sito web del Dipartimento del Tesoro americano ha pubblicato 4 foto scattate dai satelliti-spia Usa, dove si vedono chiaramente che le petroliere cinesi, al largo del Mar Giallo, riforniscono le navi cisterna nordcoreane: in 3 mesi ci sarebbero stati 30 rifornimenti illegali.

             

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Incendio fa strage a New York: 12 morti, tra le vittime quattro bambini

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NEW YORK – Almeno 12 persone sono morte nel terribile incendio divampato nella serata di giovedì a New York, nel Bronx. Fra le vittime anche diversi bambini: tre di uno, due e sette anni, e un quarto non ancora identificato. Quatro feriti in gravi condizioni: sono persone che abitavano nell’edificio andato in fiamme al civico 2363 di Prospect Avenue, a due passi dallo zoo del Bronx. Il sindaco della Grande Mela, Bill de Blasio, ha definito l’incendio “il peggiore da un quarto di secolo nella città”.

Le cause dell’incendio non sono ancora note, ma dalle prime informazioni sembra sia divampato al primo piano per poi propagarsi fino al terzo. L’edificio, costruito nel 1916 in mattoni e intonaco, non era a norma di legge antincendio.

 

Il sindaco de Blasio è arrivato subito sul posto dove oltre 170 vigili del fuoco hanno domato le fiamme con difficoltà. Il palazzo ha 5 piani e si trova  quasi all’angolo con la  East 187th Street, vicino alla Fordham University e allo zoo del Bronx. Il palazzo fu costruito nel 1916 e conta circa 20 appartamenti.

Dalle prime informazioni sembra che il rogo sia divampato al primo piano per poi propagarsi fino al terzo. “Sono addolorato nel comunicare che 12 cittadini sono morti”, ha detto de Blasio mentre i vigili del fuoco erano ancora in azione. I residenti evacuati sono stati sistemati in una scuola nelle vicinanze, dove è stato allestito un centro di accoglienza.

Le vittime, di età compresa fra 1 e 50 anni, sono state avvolte dalle fiamme in diversi piani dell’edificio. Una residente, Diana Hayes, ha raccontato al New York Times di essere fuggita con la figlia e di aver strappato al fuoco altri due bambini, ma di non essere riuscita a portare con sé gli altri.

 

La prima chiamata d’emergenza è arrivata poco prima delle 19 e sul luogo dell’incendio sono accorsi 170 vigili del fuoco. L’età delle vittime spazia da 1 anno a 50 anni. Il commissario dei vigili del fuoco, Daniel Nigro, ha definito l’incendio “di portata storica” per numero delle vittime. Uno dei peggiori incendi della storia recente si era verificato sempre nel Bronx nel marzo del 2007: persero la vita 9 bambini ed un adulto.

• IL PRECEDENTE NEL ’90 ALL’HAPPY LAND SOCIAL CLU: 87 VITTIME
Il più grave a New York nel Dopoguerra è stato quello all’Happy Land social club che uccise 87 persone nel 1990. Il rogo in quel caso fu doloso: un profugo cubano, Julio Gonzalez, appiccò le fiamme a una discoteca, sempre nel Bronx, l’Happy Land Social Club, dove lavorava la sua ex fidanzata. Dopo un estremo tentativo di riconquistarla conclusosi in una lite, Gonzalez versò alcuni litri di benzina all’interno del locale e attorno all’unica uscita; poi con due fiammiferi diede il via alle fiamme e abbassò la saracinesca di metallo. Le vittime furono in gran parte giovani della comunità honduregna. La ragazza fu una delle sei persone che riuscì a sfuggire all’inferno di fiamme in quella che all’epoca fu definita come la strage più grave nella storia degli Stati Uniti. Il piromane, Gonzalez, è morto a 61 anni lo scorso settembre in carcere.

 

 

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