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Attacco con coltello a Vienna/ Prater, fermato un afgano di 23 anni: 4 feriti gravi, ipotesi terrorismo?

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Vienna, uomo accoltella tre persone. Un’intera famiglia in fin di vita: è terrorismo? Aggressore in fuga e città blindata nella zona del parco Prater, è caccia all’uomo

Attacco con coltello a Vienna, al Prater: nuovi aggiornamenti sulla vicenda di Nestroyplatz, con un uomo che ha accoltellato almeno quattro persone prima di riuscire a fuggire. Tre dei quattro feriti, come riporta Tg Com 24, sarebbero gravi: si tratta di un nucleo familiare composto da padre, madre e figlia. Dopo la fuga, l’uomo è stato arrestato dalle forze dell’ordine: si tratta di un afghano di 23 anni. Gli attacchi, secondo il racconto dei testimoni, sarebbero stati due, l’uno a pochi minuti di distanza dall’altro. Si tratta di terrorismo? Al momento la #polizia austriaca ha deciso di non sbilanciarsi e non ha parlato con chiarezza di terrorismo: la dinamica è tutta da chiarire, con le forze dell’ordine che in un primo momento si sono concentrate sull’arresto del fuggitivo. L’aggressore, vestito di nero, è stato fermato e nelle prossime ore verrà sentito dagli inquirenti per stabilire l’esatta dinamica dei fatti.

VITTIMA UN NUCLEO FAMILIARE

Le indagini sono ancora in corso e non ci sono al momento conclusioni esatte e certe su quanto avvenuto ieri sera a Vienna nel quartiere del Prater (il meraviglioso parco con la ruota più famoso d’Europa). Attacco senza motivi apparenti e in maniera del tutto indiscriminata: un 23enne afgano è stato fermato alle prime luci dell’alba, accusato di aver agito attaccando almeno 4 persone con un coltello, rischiando di compiere una strage visto che una famiglia è in fin di vita e lotta all’ospedale nel centro di Vienna. Questa mattina la polizia austriaca ha comunicato di aver arrestato un giovane afgano di 23 anni, ma non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’identità: è invece emersa una prima ricostruzione accertata dei fatti, che troviamo questa mattina sul Corriere della Sera.

«Le vittime sono un nucleo familiare di tre austriaci – padre di 67 anni, madre di 56 e figlia di 17 – assalito verso le 19.45 nel quartiere Leopoldstadt, davanti a una fermata della metro, utilizzata poi dall’assalitore per darsi alla fuga; e un ragazzo 20enne, anche lui afghano, pugnalato mezz’ora dopo». Non è ancora chiaro che tipo di attacco possa essere, se scriteriato o se pensato nell’orbita di un preciso disegno terroristico: «Non sappiamo ancora cosa l’abbia spinto ad agire nè se ci sia un secondo aggressore ancora in fuga» rivelano ancora i poliziotti che indagano sul caso. Secondo quanto spiegato da alcuni testimoni, ci sarebbe stata una rissa all’origine di tutto (il che allontanerebbe la possibilità di un attacco terroristico), ma fino a che non ci sono conferme ufficiali resta tutto nell’ambito dell’ipotesi investigativa.

È TERRORISMO?

E’ caccia all’uomo a Vienna: nella capitale austriaca un uomo si è scagliato nei pressi del conosciuto parco Prater, e si è scagliato verso alcune persone sferrando alcuni colpi di coltello. A restare ferita è stata una famiglia, una coppia e la loro figlia, rimasti colpiti e feriti gravemente: secondo le prime notizie trapelate sarebbero tutti in pericolo di vita. Non c’è chiarezza riguardo la dinamica dell’aggressione, anche se alcuni hanno affermato (circostanza non confermata) che una rissa abbia preceduto l’accoltellamento. Al momento però non è ancora chiaro se l’aggressione sia venuta per motivi terroristici, oppure se sia stato un atto di un singolo slegato da questo tipo di dinamiche.

L’AGGRESSIONE NEL QUARTIERE LEOPOLDSTADT

Al momento la polizia ha fatto sapere pochi particolari e ha invitato tutti gli abitanti di Vienna nella zona dei pressi del parco Prater a restare nelle proprie abitazioni e a non uscire di casa, per evitare di imbattersi nell’aggressore. L’accoltellamento è avvenuto alle ore 19:45 nei pressi di Praterstrasse, nella zona di Nestroyplatz, nel quartiere Leopoldstadt, proprio di fronte a un ristorante giapponese. L’aggressore, secondo le segnalazioni delle forze dell’ordine, è fuggito in direzione di Praterstern, e al momento nessuno è riuscito ad intercettarlo, anche se le prime ricostruzioni parlano di un uomo vestito di nero che sarebbe fuggito verso la fermata più vicina della metropolitana, dopo aver accoltellato indiscriminatamente alcuni passanti, colpendo la malcapitata famiglia, anche se solo in un secondo momento si è compreso come le vittime facessero parte tutte della stessa famiglia.

AGGREDITA UNA QUARTA PERSONA?

Sono emersi però anche altri particolari interessanti in serata, visto che l’aggressore potrebbe essere a sua volta ferito e, sentendosi braccato, potrebbe uscire molto presto allo scoperto. Una donna testimone dell’accaduto ha raccontato: “L’uomo urlava e aveva assolutamente perso il controllo, avrebbe potuto accoltellare anche me se fossi stata più vicina.” Poco dopo, nella zona vicina alla stazione della metropolitana dove si sarebbe diretto l’aggressore, è stato segnalato il ferimento di una quarta persona, anche se non è ancora stato spiegato dalla polizia se i due episodi siano collegati. Pur non essendo certo che sia stato un atto di terrorismo, a Vienna il dispiegamento di forze di polizia è grande per rintracciare l’attenzione, ed è stata chiamata in causa anche l’unità speciale Wega, utilizzata nei casi maggiormente gravi in Austria.

 

[null]

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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«Bugiardo, non sei stato sulla Luna», regista complottista aggredisce con la Bibbia Buzz Aldrin e lui l’atterra con un pugno Video

Non ha riportato alcuna conseguenza penale per quel pugno sferrato al volto di un tipo che crede che le missioni Apollo siano un inganno

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Quando ci vuole ci vuole, tanto è vero che Buzz Aldrin, il secondo uomo a camminare sulla Luna, non ha riportato alcuna conseguenza penale per quel pugno sferrato al volto di un tipo che crede che le missioni Apollo siano un inganno ordito dal governo americano con la complicità della Nasa e degli studios di Hollywood.

Opinione più che legittima, per quanto non sostenuta da prove, ma comunque da non impugnare come una clava aggredendo l’anziano astronauta in pubblico accusandolo di essere  «un codardo, un bugiardo e un ladro». Pesanti calunnie che hanno innescato il destro dell’eroe dell’Apollo 11, come registrato in un video diffuso in questi giorni durante i quali si ricorda il 50° anniversario della conquista della Luna. Un video visto e twittato da oltre due milioni di persone in poche ore.

n realtà l’episodio di Beverly Hills è del 2002 e riguarda, come riporta Usa Today, l’ex regista Bart Sibrel, del Tennesee, che all’epoca aveva 38 anni, così come Buzz Aldrin di anni ne aveva allora 72 quando reagì con le maniere forti a quelle assurde accuse espresse con tanta e immotivata veemenza nei confronti per di più di una persona di quell’età. La polizia lasciò poi perdere ritenendo, con coerenza, che il pluridecorato Aldrin fosse stato provocato.

Il pugno arrivò dopo un lungo tampinamento di Sibrel al quale Aldrin, nella sua spaziale pazienza, aveva comunque inizialmente concesso di esprimere le proprie idee. Niente, l’inseguimento davanti alla sala-conferenze era proseguito a lungo fino a culminare nell’aggressione verbale con una sfilza di calunnie.

Con queste sceneggiate, del resto, Sibrel, autore di alcuni film “corti, si era un fatto un nome utile a sostenere la tesi del complotto firmando alcuni “documentari” puntualmente smentiti dagli scienziati. Per anni ha inoltre molestato  Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins chiedendo loro di giurare sulla Bibbia. Di solito incassava un cortese diniego ma quel giorno del 2002 gli andò peggio. Buzz Aldrin era a Beverly Hills per assistere a un programma giapponese per ragazzi e venne avvicinato pià volte da Sibrel, con la Bibbia in mano, all’uscita dell’hotel. Aldrin gentilmente rifiutò per l’ennesima volta di prestarsi all’assurda “cerimonia”, ma poi Sibrel continuò a importunarlo fino a urlargli in faccia quella serie di ingiurie. Nonostate la differenza di età e di altezza, l’anziano e assai più basso astronauta si liberò infine del molestatore.

In questi giorni dedicati all’epopea lunare la vicenda è stata rievocata andando a cercare lo stesso Sibrel che non ha cambiato idea: crede anncora alla – ridicola – ipotesi della cospirazione che avrebbe coinvolto 400mila persone per fingere di mandare l’uomo sulla Luna persino con la complicità indiretta anche dei russi che seguirono in diretta lo sbarco con le loro sonde senza poter fare altro che ammettere la sconfitta.

Come ha ricordato anche di recente Samantha Cristoforetti, citando i protagonisti di quell’impresa, sarebbe stato molto più difficile fare finita di andare sulla Luna che sbarcarci davvero.





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il Messaggero

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Violenza a Parigi, scontri sugli Champs Elysées dopo la parata militare

Le tv hanno mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.

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Scontri fra polizia e manifestanti dei gilet gialli sono avvenuti a Parigi sugli Champs Elysèes, alcune ore dopo la fine della parata del 14 luglio. L’emittente Bfmtv ha mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.
La prefettura ha poi reso noto su Twitter di “aver evacuato l’area con la forza” di fronte alle “violenze” sugli Champs Elysées. Secondo Le Figaro, la polizia ha creato un cordone di sicurezza attorno a Fouquet’s, la nota brasserie, che ha riaperto ieri dopo essere stata date alle fiamme e devastata dai gilet gialli in marzo.





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Globalist

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Chi è Carola Rackete, il capitano della Sea Watch 3 che ha forzato il blocco navale

La 31enne tedesca è entrata in acque italiane dopo 14 giorni di stallo, infrangendo il divieto imposto dal decreto sicurezza. In un’intervista ha detto che aiutare gli altri è un “obbligo morale”

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Carola Rackete (foto: Till M. Egen/Sea-Watch.org.)

Il 26 giugno verrà ricordata come una data in cui è successo un fatto straordinario: una nave di una ong del Mediterraneo, la Sea Watch 3, ha infranto il divieto d’ingresso imposto dal ministro Salvini ed è entrata in acque italiane. La decisione, annunciata su Twitter dalla stessa ong e confermata dai dati Gps sulla navigazione, è stata presa dal capitano della nave Carola Rackete, dopo che la Corte di Strasburgo aveva respinto il ricorso presentato dai 42 migranti a bordo della nave per sbarcare in Italia.

“Sono allo stremo. Li porto in salvo”, ha detto Rackete, aggiungendo di essere consapevole dei rischi cui va incontro: una sanzione che va da un minimo di diecimila a un massimo di cinquantamila euro – non solo per il comandante, ma anche per l’armatore e il proprietario della nave – e il sequestro dell’imbarcazione (due misure introdotte dal decreto sicurezza bis, approvato lo scorso 11 giugno dallo stesso ministro dell’Interno).

La rotta di Sea Watch negli ultimi giorni

Dal salvataggio in mare dei migranti a bordo della nave a oggi sono passati 14 giorni. Da allora, sono sbarcate solo dieci persone per ragioni mediche. Rackete ha raccontato che gli altri sono disperati. “Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle”.

Chi è Carola Rackete

Trentun anni d’età, nazionalità tedesca, Carola Rackete conosce cinque lingue e ha una laurea in Conservazione ambientale, ottenuta alla Edge University nel Lancashire. Nonostante la giovane età, ha già una lunga esperienza in mare. Non ancora venticinquenne, è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord nell’ambito di una missione per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi. Ha poi lavorato come secondo ufficiale di bordo per la Ocean Diamond e per la Arctic Sunrise di Greenpeace, e collaborato con la flotta della British Antarctic Survey, un’organizzazione del Regno Unito impegnata in progetti di ricerca nell’Antartide.

Fa parte di Sea Watch dal 2016. In un’intervista a Repubblica, ha detto a questo proposito: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.





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Wired

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