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Attentato a Berlino, camion piomba su un mercatino di Natale: almeno 9 morti

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Un camion si è schiantato contro un affollato mercato di Natale a Berlino vicino alla Chiesa del Ricordo nel quartiere di Charlottenburg, nel centro di Berlino Ovest. La polizia, che parla di attentato, conferma 9 morti e molti altri feriti. Secondo l’agenzia Dpa l’attentatore è in fuga. La targa del mezzo che è piombato sul mercatino è polacca, di Danzica. Dalle descrizioni di diversi testimoni l’uomo sembrava provenire dall’Europa dell’est. Ma le notizie sono ancora frammentarie e confuse.

La dinamica

Quello della Chiesa del ricordo è uno dei mercatini più affollati della capitale tedesca: si trova a due passi dalla frequentatissima Kurfuerstendamm, la via principale dello shopping e del Kadewe, il grande magazzino di Berlino e di fianco all’Europa center, uno dei più noti centri commerciali della città. Secondo una prima ricostruzione fornita dall’emittente N24, il camion sarebbe arrivato provenendo dalla stazione di ferrovia e metropolitana «Zoologischer Garten». Il tutto è accaduto intorno alle 20, da subito i media tedeschi hanno parlato di «vittime» e numerosi feriti.

La memoria corre all’attacco di Nizza

Se la pista dell’attentato fosse confermata, le modalità ricorderebbero quelle dell’attacco del 14 luglio scorso a Nizza, quando 87 persone furono uccise dal tir guidato da un estremista islamico.

 
  

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il Corriere

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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2 Commenti

2 Comments

  1. Marco Dimitri

    20 dicembre 2016 at 06:56

    Ovviamente ora inizieranno quegli imbecilli dei complottisti e faranno più danni dell’Isis

  2. Andrea Pasciuta

    20 dicembre 2016 at 07:01

    Più che altro salteranno fuori degli imbecilli che negheranno tutto, diranno che sono tutti attori e che dietro ci sono i rettiliani :O

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Facebook e Instagram down, problemi in tutta Europa

Facebook e Instagram sono in down in tutta Europa. Segnalazioni da parte degli utenti anche in Italia, soprattutto nelle grandi città

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Problemi per Instagram e Faceook, in down dalle ore 13 del 20 novembre. Molti utenti si lamentano su internet e sui social di problemi con le due piattaforme. Dalla possibilità di commentare, postare status e immagini, a richieste di attivare i cookies fino al caricamento lento delle pagine. Secondo il sito downdetector, in Europa i maggiori problemi si stanno registrando in Francia, in particolare nella zona di Parigi, in Germania, Spagna e in Olanda. Ma la situazione è in evoluzione e anche numerosi utenti italiani hanno segnalato di aver Instagram o Facebook in down.

Su Twitter è entrato nei trending topic l’hashtag #instagramdown e molti utenti, che fanno fatica ad accedere alle due applicazioni di Menlo park, si sono affidati ai tweet per segnalare le loro problematiche.

Per quanto riguarda Facebook, circa il 50% delle segnalazioni riguarda i collegamenti da computer, mentre un 30% di utenti segnala problemi da mobile. Molti utenti italiani hanno problemi ad accedere al social di Mark Zuckerberg, anche se l’epicentro del problema è in Olanda.

 

down facebook

Facebook down (downdetector)

Per Instagram, invece, la situazione è più diffusa. Il problema più diffuso riguarda la possibilità di fare login sul sito o sulla app. Anche in Germania e nel Regno Unito utenti stanno verificando un accesso rallentato alla app o problemi relativi al caricamento delle foto e dei contenuti per le Stories.

Instagram down (downdetector)

Instagram down (downdetector)

 

In Italia, come si può riscontrare dalla mappa di downdetector, le segnalazioni arrivano dalle grandi città.

Problemi con Facebook e con Instagram sono segnalati a Milano, Roma, Venezia, Napoli, Bari, Ancora e Palermo. Siccome downdetector si basa sulle segnalazioni, può essere che anche altri utenti riscontrino delle problematiche, ma le loro aree risultino, almeno sulla mappa, meno impattate dal problema.

Secondo il sito anche negli Stati Uniti sono in corso segnalazioni di disservizi con le due piattaforme. In particolare le aree calde in questo momento sono New York, Boston e Washington.

 
  

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Wired

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Gli Stati Uniti “ripudiano” Colombo: «La statua va rimossa»

L’accusa: era imperialista e sterminatore. gli italoamericani: «daremo battaglia»

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Genova – La furia iconoclasta in corso contro i monumenti dedicati ai rappresentanti confederati che guidarono gli Stati del Sud nella guerra di Secessione americana, ora si abbatte anche sulle statue di personaggi insospettabili, e fino a ieri considerati eroi in Usa. La maniacale attenzione al politicamente corretto fa salire sul banco degli imputati persino Cristoforo Colombo, lo scopritore del nuovo continente, un padre fondatore e statista come Benjamin Franklin, George Washington al quale è dedicata la capitale federale, o l’amatissimo sindaco di New York, l’italoamericano Fiorello La Guardia, il cui nome è stato dato all’aeroporto principale della città.

Colombo, a lungo venerato, oggi è considerato un colonizzatore imperialista, che ha sterminato senza pietà le popolazioni autoctone dei Caraibi e delle Americhe. Sul punto gli storici sono molto divisi. E però, il tribunale del popolo ha già deciso. Così a Houston (Texas) la statua del grande navigatore è stata imbrattata di rosso, il colore del sangue. A Detroit (Michigan) gli è stata incollata in testa un’ascia, e anche in questo caso è stata imbrattata di rosso. Ma proteste e accuse rimbalzano dalla Pennsylvania alla California. A New York una commissione istituita dal sindaco Bill De Blasio ha inserito il monumento a Colombo (uno dei simboli della città) in Columbus Circle nell’elenco dei monumenti da abbattereperché considerati discriminatori. Per dire: Franklin e Washington sono da demolire perché erano proprietari schiavi, cosa che oggi fa inorridire ma all’epoca era considerato normale. I monumenti a Theodore Roosevelt e all’attivista antischiavista Henry Ward Beecher vogliono rappresentare ideali antirazzisti, ma il fatto che ai piedi degli eroi ci siano afroamericani, e nel caso di Roosevelt anche un nativo americano, per alcuni fa apparire le statue come simboli della supremazia bianca. A La Guardia non è bastato lottare contro la corruzione per mettersi al riparo da chi lo accusa di aver discriminato i nippo-americani durante la guerra con il Giappone. Decisamente più comprensibile la decisione di rimuovere la statua dedicata al maresciallo Philippe Petain, leader della Repubblica di Vichy, che in Francia collaborò con i nazisti.

Comunque, la comunità italoamericana fa scudo intorno a Colombo, che considerano un loro simbolo distintivo. Già lo scorso anno il Columbus Day di ottobre fu accompagnato dalle polemiche, e in modo un po’ pilatesco De Blasio disse che avrebbe partecipato alle manifestazioni non tanto per rendere omaggio all’ammiraglio quanto perché era una festa degli italiani di New York. E mentre il sindaco non prende posizione ma si limita a dire che valuterà la relazione della commissione, le associazioni italoamericane hanno già manifestato a Central Park assicurando di essere pronti a combattere per evitare la rimozione del monumento del navigatore genovese.

Il consigliere comunale Ron Castorina, eletto nel distretto a forte presenza italoamericana di Long Island, parlando anche a nome dell’Order Sons of Italy in America (la più antica organizzazione degli italiani in America: rappresenta oltre 26 milioni di persone), osserva: «È difficile giudicare Colombo con i principi odierni. Lui ha vissuto nel ’400. Certo la statua a lui dedicata ricorda agli italoamericani il loro contributo nel costruire New York, ed è l’omaggio degli immigrati italiani alla città che hanno edificato per la loro parte».

 
  

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il Secolo XIX

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Los Angeles, sparatoria in un bar, 13 morti

Il numero delle vittime è stato confermato dallo sceriffo della contea, Geoff Dean, che ha rivelato le generalità dell’attentatore: è un ex marine di 28 anni. Altre 12 persone sarebbero rimaste ferite. Era in corso una serata per universitari

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THOUSAND OAKS – Lo sceriffo della contea ha confrmato che le vittime sono 13 e 12 i feriti per “decine di spari” in un bar frequentato da universitari nella tarda serata di mercoledì. Tra i morti, anche l’attentatore, l’ex marine ventottenne Ian David Long. Lo sceriffo Geoff Dean ha dichiarato che il suo dipartimento aveva già avuto a che fare con l’attentatore, compreso un intervento presso la sua abitazione lo scorso aprile per il suo comportamento iroso e irrazionale. Nell’occasione però non fu ritenuta necessaria la sua presa in custodia. Thousand Oaks si trova nella contea di Ventura, a circa 64 chilometri dal centro di Los Angeles. Le prime chiamate sono arrivate alla polizia alle 23.15.

Tra le vittime anche il vice dello sceriffo, Ron Helus, in servizio da 29 anni. E stato uno dei primi ufficiali a presentarsi sulla scena in risposta alla chimata al 911. Stava cercando di andare in pensione il “prossimo anno o giù di lì”, ha detto lo sceriffo Geoff Dean ai giornalisti. Il sergente è morto in ospedale, ha aggiunto Dean. “Ron era un sergente dello sceriffo dedicato e laborioso, totalmente impegnato, ha dato tutto e stasera, come ho detto a sua moglie.  E’ morto un eroe, è andato a salvare vite”, ha detto Dean, con la voce rotta per l’ emozione. “La scena di fronte a cui mi sono trovato era orribile. Sangue ovunque”, ha continuato lo sceriffo.

Gli spari sono stati registrati al Borderline Bar & Grill, sala molto popolare dove viene suonata musica country, al numero 99 di Rolling Oaks drive. Era in corso una serata per universitari. Al momento non si sa cosa sia successo. Le immagini live mostrano le squadre Swat in azione, a caccia dello sparatore.

Il Los Angeles Times riporta la testimonianza di alcuni presenti che avrebbero raccontato di aver visto qualcuno correre verso il  bar verso le 23:30, iniziando a sparare: “Ha sparato molto, almeno per 30 volte e subito dopo ha iniziato a lanciare gas lacrimogeni. Potevo ancora sentire gli spari dopo che tutti se ne sono andati”. Holden Harrah, che ha assistito alle riprese al Borderline Bar & Grill, ha detto che era nel bar con gli amici: “Vengo lì da circa sei mesi. E’ un luogo dove andare per uscire con gli amici”, ha detto alla CNN per telefono. “Un uomo è entrato dalla porta principale e ha iniziato a sparare alla ragazza che stava proprio dietro il bancone”, ha aggiunto.

Lo sceriffo della Ventura County, Garo Kuredjian, ha detto che all’interno ci sarebbero state: “Direi centinaia di persone ma non posso confermare il numero esatto.” Il bar ospitava un evento notturno settimanale del college, secondo il suo sito web. Quando è emersa la notizia dell’incidente, la gente ha iniziato a radunarsi fuori dal bar, situato appena fuori Los Angeles, in un disperato tentativo di cercare i propri amici.
“Ho sentito che qualcuno ha iniziato a sparare alla reception e poi da lì non ho capito più nulla. I miei amici che stavano lì hanno raccontato che gli studenti si sono nascosti nelle soffitte e nei bagni”, ha raccontato un altro testimone.

Trump di prima mattina ha twittato il suo cordoglio per la strage, e confermando la morte di 13 persone

 
  

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la Repubblica

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