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Attentato a Manchester. La polizia: “Un kamikaze”. Bambini tra le vittime

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I resti del terrorista identificati tra quelli delle 22 persone morte nell’esplosione alla Manchester Arena al termine del concerto di Ariana Grande. Il capo della polizia: “Ha agito da solo, con un ordigno improvvisato”. Appello ai media: “Non speculate sulla sua identità”. Media: identificata la prima vittima: una ragazza di 16 anni. Sui social gli appelli angosciati di chi cerca i propri cari

MANCHESTER –  E’ stato un kamikaze. Il capo della polizia di Manchester Ian Hopkins ha sciolto la riserva sulla dinamica dell’attentato che ha seminato orrore e morte tra i giovani che avevano appena assistito al concerto della popstar statunitense Ariana Grande. Mentre il pubblico di teenager lasciava la Manchester Arena, impianto da 21mila posti, l’uomo ha azionato il suo ordigno tra la folla: 22 le vittime, 59 i feriti. La prima vittima identificata aveva appena 16 anni. Il suo nome, Georgina Bethany Callander, lo riporta l’Independent, assieme a una foto tratta dal profilo Instagram della ragazza che la ritrae assieme alla sua beniamina. Era stata scattata nel backstage di un concerto di due anni fa.

Ventidue vite spezzate da una bomba “sporca”, imbottita di chiodi e schegge metalliche. Non è chiaro, ma con molta probabilità il bilancio comprende lo stesso attentatore, che Hopkins ha dato per “morto sulla scena”. “Ha agito da solo – ha spiegato il capo della #polizia -. Riteniamo che fosse in possesso di un ordigno improvvisato, che ha azionato causando questa atrocità. Resta da capire se avesse complici o fosse parte di una rete”. I resti dell’uomo sono stati individuati tra quelli delle sue giovani vittime. Anche giovanissime: si contano anche tre bambini.

Hopkins non ha diffuso l’identità del terrorista e non ha voluto nemmeno confermato se fosse un cittadino britannico. Piuttosto ha esortato la stampa a non “fare speculazioni sulla sua identità o fare circolare nomi. Questa è un’inchiesta complessa e ampia ancora in corso”, ha aggiunto, facendo capire che gli inquirenti non vogliono compromettere le indagini in corso diffondendo l’identità dell’attentatore. “La nostra priorità è di lavorare insieme all’antiterrorismo nazionale e alle agenzie di intelligence per stabilire più dettagli sull’individuo che ha condotto l’attacco”. Tutto, nelle modalità dell’attentato, sembra riportare all’ennesima strage perpetrata in nome dello Stato Islamico. Che al momento non ha ancora rivendicato, mentre i siti della propaganda jihadista esultano: “Le bombe dell’aviazione britannica sui bambini di Mosul e Racca sono tornate al mittente”.

A breve, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni avrà un colloquio telefonico con la premier britannica Theresa May per esprimerle la vicinanza e la solidarietà dell’Italia. Dopo aver presieduto la riunione del Cobra, il comitato per le emergenze, la premier May ha parlato alla nazione da Downing Street, prima di recarsi a Manchester nel pomeriggio. “Molti feriti dell’attentato sono in condizioni disperate e stanno lottando tra la vita e la morte. La polizia conosce l’identità dell’attentatore, ma a questo punto delle indagini non possiamo rivelarla. E’ stato l’attacco più disgustoso e vigliacco, contro persone innocenti e giovani indifesi, con l’obiettivo di fare più vittime possibile. Resta alto l’allarme ed è ritenuto probabile un altro attentato terrorista. Avremo giorni difficili davanti a noi. Ma a Manchester, assieme al peggio, l’umanità ha mostrato anche il suo meglio. I terroristi non vinceranno mai. I nostri valori prevarranno sempre”.

Dopo il ministro degli Esteri Angelino Alfano, anche Gentiloni ha confermato quanto già affermato da fonti dell’ambasciata italiana a Londra: “Al momento non risultano cittadini italiani coinvolti ma l’unità di crisi della Farnesina sta continuando il lavoro di verifica”. Ancora il presidente del Consiglio: “Lavoriamo in queste ore perché dal G7 di Taormina arrivi un messaggio il più possibile forte di impegno straordinario comune contro il terrorismo. Abbiamo l’occasione per ribadire insieme a Taormina che la vigliaccheria di chi spezza le vite di giovani ragazzi non avrà la meglio sulla nostra libertà”.

Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha convocato per le 15 al Viminale una riunione straordinaria del Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa). Presenti i vertici delle forze di polizia e dei servizi di intelligence, in contatto dalla scorsa notte con i colleghi britannici. Intanto sui pennoni di Palazzo Chigi una Union Jack sventola a mezz’asta accanto al tricolore e alla bandiera dell’Unione europea.

Al mattino, diverse ore dopo l’attentato, in molte famiglie resta l’incertezza e per la sorte dei loro cari. Come raccontano efficamente i social, dove le richieste di aiuto e informazioni incanalate su diversi hashtag esprimono la stessa angoscia. “Olivia campbell manca ancora all’appello” scrive @beingsunny8, con un appello rilanciato in diretta dalla Bbc. C’è anche chi, come @paul91801331, pubblica la foto del fratello, “disperso” pure lui nella notte della Manchester Arena. Infine c’è chi prova a mettere insieme nomi e circostanze, invitando gli internauti a condividere informazioni. Come @haley_stewartt, che sempre via twitter pubblica foto e aggiornamenti: sul volto di chi è stato ritrovato c’è scritto “found”: come dire “salvo”. Una conferma all’esistenza di dispersi – almeno otto secondo il quotidiano locale Evening News, di età compresa tra i 15 e i 29 anni – verrebbe anche dalle dichiarazioni di un medico dell’ospedale Manchester Royal riportate dall’Independent: alcuni dei genitori rimasti feriti nell’attentato si rifiutano di essere curati prima di conoscere il destino dei loro figli, di cui non hanno notizie dal momento dell’esplosione.

Su Twitter rimbalzano anche segnalazioni di messaggi che avrebbero anticipato quanto sarebbe accaduto a Manchester, la cui autenticità è tutta da verificare. In particolare quello a cui dà spazio nel suo profilo dall’editorialista americano Andre Walker.

Il Regno Unito si risveglia così nuovamente nella morsa del terrorismo registrando l’attentato più grave dalle bombe alla metropolitana del 2005 e solo due mesi dopo Westminster. Proprio a Londra, dove il sindaco Sadiq Khan ha confermato l’innalzamento delle misure di sicurezza dopo Manchester, la stazione degli autobus di Victoria, in pieno centro, è stata evacuata e isolata dalla polizia a seguito del ritrovamento di un pacco sospetto, poi rivelatosi non pericoloso.

Andy Burnham è sindaco di Manchester da pochissimi giorni, eletto nelle amministrative di metà maggio. Il 7 luglio di 12 anni fa, quando negli attentati di Londra del post 11 Settembre persero la vita 52 persone, lavorava nella capitale, al Ministero dell’Interno. Nel nuovo giorno di dolore ha voluto ricordare “come si sentiva Londra in quei giorni” per infondere coraggio alla sua Manchester, colpita al cuore da un “atto malvagio” che ha strappato “bambini e giovani alle loro famiglie”. “Ricordo vividamente Londra. Manchester si stringerà, non vinceranno. Questa città ha già affrontato difficoltà nel passato e sapremo fare lo stesso. Torneremo alla vita normale il più presto possibile. La città ha già dovuto affrontare momenti difficili nel passato, lo faremo anche stavolta”.

Manchester è una città blindata. La presenza dei 400 agenti di polizia inviati d’urgenza si nota dalla stazione ferroviaria di Piccadilly ad altri luoghi sensibili a mano a mano che ci si avvicina alla zona della Manchester Arena, tuttora transennata e in parte inaccessibile. Colpisce la presenza di tiratori scelti in mimetica nera che imbracciano armi automatiche, alcuni a volto coperto.

 
  

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la Repubblica

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Canada, furgone travolge i passanti a Toronto: 10 morti e 15 feriti, preso il guidatore

Un testimone: “Ha guidato per centinaia di metri falciando le persone una ad una”. Lʼattentatore è uno studente 25enne di origine armena

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In Canada un furgone bianco ha travolto una decina di persone che camminavano lungo un marciapiede nel centro di Toronto, dove si sta svolgendo il G7. L’incidente è avvenuto intorno alle 13:30 ora locale, le 19:30 in Italia. Il bilancio è di almeno 10 morti e 15 feriti, 4 dei quali gravi. Il guidatore, il 25enne Alex Minassian, è stato arrestato. Secondo un testimone, l’uomo ha guidato per centinaia di metri “falciando le persone una a una”.

Il furgone bianco, preso a noleggio, ha improvvisamente superato la barriera che separa la strada dall’area pedonale e ha travolto le persone sul marciapiede. Nei concitati momenti seguiti alla diffusione della notizia, la polizia ha invitato tutti a stare lontani dalla zona dell’incidente, mentre le autorità cittadine hanno fermato la linea della metropolitana che passa nella zona.

Il movente del gesto non è ancora chiaro. Gli inquirenti non tralasciano alcuna pista, anche se la polizia ha affermato che “al momento non c’è alcuna connessione con un possibile atto di terrorismo“. Intanto il premier canadese, Justin Trudeau, ha parlato di “atto folle” ed espresso vicinanza alle vittime: “I nostri pensieri sono con tutte le persone colpite”. E, rivolgendosi ai parlamentari, ha detto: “Avremo più informazioni da condividere con i canadesi nelle prossime ore”.

L’autista, residente a Richmond Hill nella periferia Nord di Toronto, è stato fermato dopo un tentativo di fuga. “C’era un poliziotto e l’uomo aveva una pistola in mano“, ha raccontato un passante che ha assistito alla scena. Il conducente ha quindi gettato a terra l’arma ed è stato arrestato. Minassian è uno studente di origine armena del Seneca College di Toronto. A differenza di quanto riportato da alcuni media, l’uomo non era noto alle forze dell’ordine canadesi e avrebbe ricercato sul web notizie sulla strage del 2014 di Isla Vista, in California, quando un ragazzo di 22 anni investì e uccise sei persone.

canada furgone

 

 

 
  

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Tgcom

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​Canada, furgone investe pedoni a Toronto. I media: “5 morti”. Arrestato l’uomo alla guida

La notizia delle 5 vittime non ha conferme ufficiali. La polizia parla di 8-10 persone investite. Testimoni riferiscono di un gesto intenzionale, ma la natura dell’incidente non è stata al momento chiarita. Nella città si svolge il G7 dei ministri degli Esteri

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Un furgoncino bianco ha investito un gruppo di pedoni a Toronto, dove è in corso il G7 dei ministri degli Esteri. Secondo la polizia, sono rimasti feriti tra 8 e 10 pedoni, ma non si conoscono le loro condizioni. E i media locali parlano di 5 morti, al momento senza conferma ufficiale. L’uomo alla guida ha tentato la fuga ma è poi stato arrestato dalla polizia. Non è chiara al momento la natura dell’incidente. Secondo alcuni testimoni, citati dai media canadesi, l’uomo avrebbe estratto una pistola una volta raggiunto e circondato dalla polizia. Sarebbe però stato arrestato senza che sia stato sparato alcun colpo. La polizia ha chiuso le due strade al cui incrocio c’è stato l’incidente, Yonge Street e Finch Avenue.  Sembra che il furgone fosse stato preso a noleggio.

La dinamica dei fatti Secondo una prima ricostruzione, il furgone bianco ha improvvisamente superato la barriera che separa la strada dall’area pedonale e ha travolto le persone sul marciapiede. Il guidatore avrebbe guidato per centinaia di metri colpendo le persone una ad una, a riferito un testimone alla Cnn. La polizia ha invitato a restare lontani dalla zona, mentre le autorità cittadine hanno fermato la linea della metropolitana che passa nei pressi.  Farnesina al lavoro per verificare coinvolgimento connazionali In questi giorni a Toronto si svolgono i lavori del G7 dei ministri degli Esteri. L’Unità di crisi della Farnesina è a lavoro e verifiche sono in corso sui fatti e sull’eventuale coinvolgimento di connazionali.

Trudeau: i nostri cuori sono rivolti alle persone coinvolte Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha così commentato ai giornalisti: “Ovviamente stiamo seguendo la situazione a Toronto. I nostri cuori sono rivolti a tutti coloro che sono stati colpiti, ovviamente sapremo più cose e avremo altro da dire nelle prossime ore”.

 
  

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Rai News

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Esplode un motore sul volo New York-Dallas: un morto e sette feriti

Ancora ignote le cause dell’incidente del Boeing 737 della Southwest Airlines

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Un morto e sette feriti, tra cui una donna che ha rischiato di essere risucchiata fuori dal finestrino ed è stata trattenuta dagli altri passeggeri: è il bilancio dell’incidente aereo che ha coinvolto un Boeing 737 della Southwest Airlines, costretto ad un drammatico atterraggio di emergenza all’aeroporto di Filadelfia dopo che uno dei due motori è esploso in aria danneggiando con i suoi frantumi un finestrino, le ali e la fusoliera.

Si tratta della prima vittima in un incidente riguardante una compagnia aerea Usa dal 2009.

L’aereo era partito dal Laguardia di New York ed era diretto a Dallas, con a bordo 143 passeggeri e 5 membri dell’equipaggio.

Ad un certo punto si è sentito un botto: era l’esplosione del motore sinistro, che poi si è parzialmente staccato. Sono seguite scene di panico, come documentano anche i video postati su Fb da alcuni viaggiatori. “Tutti sono impazziti, e gridavano, urlavano”, ha riferito alla Cnn un passeggero, Marty Martinez.

La rottura dell’oblo ha causato la depressurizzazione della cabina e la donna seduta accanto al finestrino è stata quasi aspirata all’esterno ma i suoi vicini l’hanno tenuta per le mani e l’hanno riportata dentro. Intanto dall’alto scendevano le maschere per l’ossigeno e i piloti davano le istruzioni per l’atterraggio di emergenza, avvenuto in sicurezza, nonostante un piccolo incendio per la perdita di carburante, domato prontamente dai vigili del fuoco. Alla fine un piccolo miracolo visti i danni riportati dal velivolo.

“L’intera famiglia della Southwest è devastata e porge la sua più profonda e sentita solidarietà ai clienti, ai dipendenti, ai familiari e alle persone care colpiti da questo tragico evento”, ha scritto in un comunicato la compagnia aerea, le cui azioni hanno subito perdite in Borsa di oltre il 3%, poi contenute a -1,1% in chiusura.

I motori del Boeing 737 sono costruiti dalla Cfm international, una società franco-americana controllata da Safran e General Electric. Le cause dell’incidente non sono ancora state accertate.

 
  

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