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PRETI PEDOFILI

«Io, bambina abusata dal prete per 7 anni» Indagato l’ex vice parroco di Serina

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La denuncia di una ragazza

ha ripetuto più e più volte a se stessa: «Quando divento maggiorenne lo faccio, giuro che lo faccio». E lo ha fatto, quel passo. Ha denunciato per abusi sessuali l’ex vice parroco del suo paese. Serina, da dove don Marco Ghilardi se n’è andato lo scorso anno. È ritirato nel silenzio di un convento di frati, in provincia di Trento. Ora il suo nome è in un fascicolo aperto dal pubblico ministero Gianluigi Dettori, che ha chiesto gli arresti domiciliari nei confronti del sacerdote. Ma l’istanza è rimbalzata contro la decisione del giudice delle indagini preliminari, Giovanni Petillo, secondo il quale non sussistono le esigenze cautelari per l’arresto.

La storia. È la versione della ragazza. La sola al momento, perché il sacerdote non è stato interrogato. Precisa e credibile, secondo il pm, che l’ha voluta sentire personalmente dopo che già i carabinieri della stazione locale l’avevano ascoltata. Due ore in lacrime. Ha riferito di più episodi, a partire dal 2001, un anno dopo che il prete, classe 1975, novello di ordinazione, era arrivato a Serina. Lei allora ne aveva 6 di anni. E secondo quando ha denunciato, i fatti si sono ripetuti anche negli anni successivi, fino al 2008. Lo incontrava spesso. A scuola, perché era l’insegnante di religione alle elementari. Così come all’oratorio e anche in chiesa. Lei era una bambina devota, anche per tradizione familiare. Poi, però, dalla chiesa si è allontanata. Perché solo ora la denuncia? Lei lo ha spiegato: «Avevo paura di non essere creduta», lo sfogo. Serina, poco più di 2.000 anime, dove tutti si conoscono, dove il sacerdote era amatissimo, anche dalla famiglia di lei, dove è difficile essere una voce fuori dal coro e mettere sottosopra gli equilibri. Allora – sempre che la sua versione trovi conferma nel procedimento giudiziario – lei si è tenuta tutto dentro. Si è confidata solo con un’amica. A papà e mamma non ha rivelato nulla.

Se è vero quello che dice, perché non è successo più niente dopo il 2008, anche se il prete era ancora in paese? Anche a questo interrogativo la ragazza ha dato una giustificazione. Dice che è stata lei a ribellarsi e a prendere le distanze. E, ancora, un altro dubbio in una vicenda che è destinata a sconvolgere il piccolo comune: che cosa è scattato dentro di lei per farsi avanti a distanza di 5 anni dall’ultimo presunto episodio? Altra spiegazione. L’idea, già maturata in passato, si è rafforzata dopo che lui se n’è andato dal paese. Così la ragazza non se l’è più visto in giro.

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Quindi la denuncia, le indagini dei carabinieri che hanno sentito amici e compagni di scuola della giovane. Testimonianze messe sulla carta. Poi il magistrato ha voluto vedere in faccia la ragazza, appena diventata maggiorenne, osservare le sue espressioni e soppesare le sue parole. Due ore di domande su domande e richieste di precisazioni. Alla fine il magistrato si è convinto che lei dice la verità e ha chiesto gli arresti domiciliari per il sacerdote: potrebbe farlo ancora, in termini giuridici è il pericolo di reiterazione del reato, e potrebbe inquinare le prove rispetto ad altri eventuali casi, che però allo stato delle indagini non sono emersi. Ma il gip non la pensa così. Anche se non esclude i gravi indizi di colpevolezza, sui quali comunque non si è soffermato più di tanto nel motivare il rigetto della richiesta, ritiene che non sussistano le esigenze cautelari.

Tre i motivi, nella sostanza. Il primo: l’ultimo fatto presunto risale al 2008, poi non è successo più nulla, quindi non c’è il pericolo di reiterazione del reato. Il secondo: il religioso è lontano, chiuso in un convento, come potrebbe inquinare le prove in Bergamasca? Inoltre, rispetto a quali altri casi, se non sono emersi? Ma la vicenda non si prospetta chiusa. A giudicare da casi passati, è logico pensare che il pm farà ricorso contro la decisione del gip. Anche se in ferie, si è costantemente informato sulla vicenda.

Rispetto alla quale, a specifica richiesta, per il momento la Curia di Bergamo non si esprime. Questo perché il vescovo è in Africa e rientrerà in Italia oggi. Il sacerdote, contattato telefonicamente, è rimasto raggelato. Non sapeva nulla. In effetti non è stato sentito e non era informato del fatto di essere indagato. «Ma no, impossibile. È una cosa assurda», reagisce di getto. Poi, nel merito, si trincera dietro a un «no, non voglio aggiungere nulla».

 

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PRETI PEDOFILI

Davanti ai giudici della Corte d’Appello il prete pedofilo di Calenzano

In primo grado l’ex sacerdote Paolo Glaentzer era stato condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dopo essere stato sorpreso in atteggiamenti intimi con una bambina di 10 anni

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Si celebra oggi, 23 giugno, a Firenze il processo di appello contro l’ex sacerdote Paolo Glaentzer, condannato a 4 anni e quattro mesi di reclusione dal tribunale di Prato il 5 marzo 2019 per violenza sessuale su una bambina di 10 anni. La sentenza è prevista in serata.
A seguito della condanna di primo grado padre Glaentzer è stato dimesso dallo stato clericale da Papa Francesco.
Glaentzer fu arrestato in flagranza, e poi posto agli arresti domiciliari, dopo essere stato trovato in atteggiamenti intimi con la bambina all’interno della sua auto dalle parti di Calenzano. A sorprenderlo furono alcuni vicini della piccola, che l’uomo avrebbe dovuto riaccompagnare a casa. A fare ricorso in appello contro la condanna la difesa dell’ex sacerdote.
Il gup di Prato, al termine di un processo in rito abbreviato, lo condannò anche a un risarcimento di 50mila euro verso la giovane vittima, rappresentata da un tutore legale, mentre niente era stato previsto per i genitori della piccola, i cui legali, avvocati Fabio Generini e Francesco Stefani, hanno proposto appello per chiedere il riconoscimento del danno anche nei loro confronti. 



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PRETI PEDOFILI

Spaccio di cocaina e materiale pedopornografico: Don Bastoni ci ricasca

Il religioso è finito al centro di un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura ascolana che ha iscritto il sessantenne sul registro degli indagati. Il sacerdote è accusato di detenzione e piccole cessioni di cocaina e dalla Procura di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico scaricati da siti internet.

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padre Alberto Bastoni

Una nuova indagine travolge il vice parroco della cattedrale padre Alberto Bastoni e scuote la diocesi di Ascoli. È stata la stessa diocesi a dare la notizia, ieri, dell’esistenza di una indagine a carico di padre Bastoni e del suo conseguente immediato allontanamento dalla città delle cento torri.

Il religioso è finito al centro di un’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura ascolana che ha iscritto il sessantenne sul registro degli indagati. Il sacerdote è accusato di detenzione e piccole cessioni di cocaina e dalla Procura di Ancona per detenzione e scambio di materiale pedopornografico scaricati da siti internet.

I militari quindi, hanno effettuato una perquisizione nella sua abitazione ad Ascoli rinvenendo materiale comprovante un’attività di acquisto di stupefacenti che poi il prelato avrebbe ceduto ad altre persone. Anche i suoi computer sono stati passati al setaccio e i carabinieri hanno scovato del materiale pedopornografico scaricato.

Il sacerdote però è recidivo. Già otto anni fa, all’inizio del 2012, all’epoca parroco del santuario di Collevalenza in provincia di Perugia, fu trovato in possesso di alcune dosi di cocaina. Ora, a distanza di poco più di otto anni, padre Alberto torna a rivivere l’incubo di una indagine nei suoi confronti, che ha colto di sorpresa tutta la curia e si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno su tutto l’ambiente ecclesiastico cittadino.

“Apparentemente – si legge nella nota diffusa dalla diocesi – sembrava che tutto procedesse nel migliore dei modi senonché, forse anche in conseguenza del lockdown, è caduto in una depressione maggiore unipolare che gli ha provocato un grave squilibrio mentale, umano e umorale che si è manifestato in comportamenti che hanno attirato una indagine da parte delle autorità competenti». Una situazione che ha indotto il vescovo di Ascoli a prendere immediatamente dei seri provvedimenti.

“Il vescovo diocesano appena si è reso conto dello stato di salute e del totale cambiamento di personalità e avendo avuto notizia da lui stesso di un’indagine a suo carico – si legge nel comunicato – gli ha chiesto immediatamente di lasciare la Diocesi, riaffidandolo al Superiore generale della sua Congregazione religiosa per le cure necessarie”. Padre Alberto Bastoni dunque, ha dovuto lasciare Ascoli per far ritorno da Superiore Generale in Umbria.



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PRETI PEDOFILI

Nuovi guai per ill cardinale Pell affondano nel suo passato di pedofilo seriale

I nuovi guai del cardinale Pell affondano nel suo passato di coinquilino distratto del pedofilo seriale Ridsale

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Immagine al solo scopo di corredo articolo

Il cardinale George Pell è di nuovo nei guai perché amico del prete pedofilo di Ballarat, Gerald Ridsale, un pedofilo seriale con il quale divideva l’appartamento. E che inizialmente aveva difeso al punto di accompagnarlo in tribunale nei primi prucessi da lui subiti. Un’amicizia che superava evidentemente qualunque buon senso e attenzione alle possibili vuttime. Dunque ingiustificabile per un prete, anche se con incarichi amministrativi e non pastorali, come era all’epoca Pell.

Interrogato in merito, l’ ex ministro delle Finanze di Papa Francesco, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, ha dichiarato che “si trattava di una storia triste e non molto interessante” per lui. “Non avevo motivo di interessarmi ai mali perpetrati da Ridsale”, ha spiegato.

Una “indifferenza” che rasenta il patologico, contro cui all’epoca si era scagliato anche il giornalista Andrew Bolt che qualche giorno fa ha intervistato il porporato per Sky Australia. “Come reagiresti se la polizia vittoriana continuasse a pescare a strascico altre vittime, se continuasse a pescarle per tentare di perseguirti?”, gli ha chiesto.

La riposta di Pell è stata disarmante: “Be’, non sarei del tutto sorpreso. Ma chi lo sa. Sono affari loro”.
In merito è intervenuta anche la sua portavoce, Katrina Lee, citata dall’ Herald Sun che per primo ha dato la notizia della nuova inchiesta a carico del prelato: “Qualsiasi cosa faccia la polizia, dovrebbe esserci un giusto processo attraverso i canali appropriati”, ha fatto sapere Lee.

A quanto risulta, Pell starebbe ora subendo minacce e questo può spiegarsi con la sua personale azione per difendere le proprietà della chiesa australiana dalle azioni civili che hanno fatto seguito alle condanne penali di numerosi sacerdoti, il più noto dei quali è l’antico coinquilino del cardinale Ridsale.

Per questo – come l’arcidiocesi di Sydney ha confermato – il cardinale Pell è stato messo sotto protezione dalla squadra antiterrorismo della polizia nel seminario di Good Shepherd, a Homebush.

IL CASO GEORGE PELL


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