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Bimbi disabili maltrattati, 10 arresti a Roma

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Le vittime, affette da patologie neuropsichiatriche, erano bimbi disabili tra gli 8 e i 14 anni. Le sevizie da parte degli operatori della struttura di Grottaferrata, gestita dai padri camilliani

li investigatori del Nas la chiamano «consuetudine repressiva». E così descrivono bene quello che accadeva ai bimbi disabili in uno dei tre reparti del centro di riabilitazione «Villaggio Eugenio Litta» (fondato nel 1974 e gestito dai padri camilliani) in via Anagnina, a Grottaferrata, dove per mesi i 16 giovani ricoverati per problemi neuropsichiatrici, 5 dei quali minori di 14 anni, sono stati oggetto di comportamenti violenti da parte di chi invece doveva assisterli. Per questo i #carabinieri hanno arrestato lunedì mattina 10 dipendenti della struttura sanitaria (9 ai domiciliari) accusati di maltrattamento aggravato e sequestro di persona. Sei gli indagati.

bimbi disabili

I maltrattamenti

Le sevizie, inferte a ragazze e ragazzi minorenni, cinque dei quali avevano 14 anni, alcuni addirittura 8, sono pesantissime: i maltrattamenti erano infatti sia psicologici che fisici. Spesso i bimbi disabili venivano costretti a mangiare rapidamente, il che per chi è in condizioni psichiche e motorie difficili, rappresenta un grandissimo rischio di rimanere soffocati. Alcuni pazienti sono stati picchiati con il manico di una scopa, altri invece segregati e chiusi a chiave nelle loro stanze.

 

Due in particolare le figure violente

Le principali figure coinvolte nella vicenda delle violenze sui bimbi disabili sono un educatore professionale e un assistente socio sanitario. Dalle immagini riprese dai militari si evincono atteggiamenti particolarmente autoritari e violenti, tanto da creare un clima di terrore nei giovani ospiti. L’unico ad essere stato portato in carcere è infatti l’educatore proprio perché ritenuto responsabile del reato di sequestro di persona, per aver rinchiuso tre pazienti disabili nelle loro stanze. È frequente – come emerso dalle indagini – il ricorso da parte degli operatori a strattonamenti, percosse e insulti, «come illecito strumento di disciplina e vigilanza sui giovani pazienti che, peraltro, venivano costretti ad alimentarsi celermente con rischio di soffocamento, determinando la vanificazione dell’attività riabilitativa», sottolinea il Nas.

bimbi disabili

Le indagini

I provvedimenti, emessi dal gip del tribunale di Velletri, Gisberto Muscolo, sono la conclusione delle indagini del Nas, coordinate dal pm Antonio Verdi, su molti episodi di maltrattamenti subìti dai bimbi disabili ospiti disabili della struttura sanitaria, tutti affetti da patologie neuropsichiatriche e motorie, da parte del personale che li aveva in custodia, «abusando dei poteri di assistenza e sorveglianza nell’espletamento di un pubblico servizio in convenzione con il Servizio sanitario regionale», spiega chi indaga.

Le intercettazioni audio e video

A denunciare le violenze sui bimbi disabili all’inizio dell’anno scorso sono stati proprio i vertici della struttura dopo le ripetute segnalazioni dei genitori dei piccoli per episodi di «coercizione e lesioni accaduti all’interno di un reparto, dove erano ospitati 16 ragazzi ambosessi, di età compresa tra gli 8 e 20 anni, ricoverati stabilmente sulla base di un quadro clinico contrassegnato da ritardo mentale, epilessia e sindromi genetiche», aggiungo i carabinieri per i quali anche le intercettazioni audio e video hanno consentito gli episodi di violenza.

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L’intervento del ministro

«Ringrazio ancora una volta i carabinieri del Nas, che proseguono l’azione intrapresa oltre due anni fa quando ho istituito presso il ministero la task force contro gli abusi su anziani e bimbi disabili ospiti delle strutture socio assistenziali. Le indagini di Grottaferrata sono l’ennesimo risultato ottenuto grazie a uno sforzo quotidiano, che certifica le tante strutture che operano con rigore e smascherano questi teatri dell’orrore». È il commento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. «A fronte di decine di controlli che ci forniscono esiti confortanti per i nostri cittadini, ogni volta che una vicenda come questa viene portata alla luce proviamo sentimenti di forte rabbia e indignazione– prosegue Lorenzin -. Anche per questo è di fondamentale importanza l’approvazione del ddl da due anni fermo in Senato che contiene l’aggravante e l’aumento di un terzo della pena per chi commette reati all’interno delle strutture socio sanitarie».

 

 

Crediti :

il Corriere

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

Il religioso, colpito da un ordine di arresto in Argentina per lo scandalo che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo per bambini sordi, risiede serenamente in Italia. L’Espresso l’ha incontrato mentre si recava a messa

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apelli bianchi, completo scuro, il passo spedito che non tradisce gli 83 anni, Eliseo Pirmati ha l’aria di chi vorrebbe solo confondersi tra la gente. È il religioso veronese ricercato dalla polizia argentina per  lo scandalo pedofilia  che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo, colpito da un ordine di arresto firmato lo scorso 23 aprile dal giudice di La Plata, Jorge Moya Panisello, per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori. Ora vive in Italia, a Verona, dove è tornato improvvisamente nel dicembre del 2017, mentre in Argentina dilagava l’inchiesta giudiziaria sugli abusi ai danni dei bambini sordi coinvolgendo anche la struttura di La Plata, dove è stato inviato in missione nel 1974.

L’Espresso l’ha incontrato alcuni giorni fa mentre si recava a messa in una centrale chiesa di Verona, Santa Teresa degli Scalzi, ed è in grado di pubblicare in esclusiva le immagini.

‘Espresso pubblica per la prima volta in esclusiva le immagini del religioso veronese ricercato dalle autorità argentine per lo scandalo pedofilia dell’Istituto Provolo di La Plata. Eliseo Pirmati, 83 anni, cammina indisturbato per le strade di Verona. Dopo 43 anni di missione in Argentina, nel dicembre del 2017 è tornato in Italia, nella sede centrale del Provolo. I giudici di La Plata il 23 aprile 2019 hanno spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori, e richiesto la sua estradizione in Argentina. Dopo la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, Pirmati fa ritorno nella struttura centrale dell’Istituto Provolo, sede della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi (di Andrea Tornago)

Il religioso del Provolo, per il quale i magistrati argentini hanno firmato una richiesta di estradizione, dopo la funzione è tornato nell’edificio centrale dell’istituto Antonio Provolo di Verona, sede della congregazione vaticana della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, dove ha stabilito la sua residenza al suo ritorno in Italia. Lo stesso istituto da cui lo scandalo pedofilia era partito 10 anni fa, rivelato dall’Espresso e insabbiato dalle autorità ecclesiastiche, prima di arrivare a contagiare l’Argentina.

Don Pirmati ha sostenuto di non conoscere i provvedimenti delle autorità argentine e ha negato ogni coinvolgimento: «Non so niente, non c’entro niente – ha dichiarato a L’Espresso – Sono un uomo qualunque della strada».

Nell’inchiesta di La Plata, Eliseo Pirmati è accusato di raccapriccianti abusi nei confronti dei minori che aveva in custodia, per di più privi della possibilità di esprimersi in quanto sordi, violenze aggravate dalla minore età delle vittime e dalla sua qualifica di ministro di culto religioso.

Foto di don Pirmati sequestrata dalla polizia argentina agli atti dell’inchiesta sul caso Provolo

Gli abusi, secondo i magistrati, «provocarono un danno irreparabile alla salute dei bambini, tanto nella sessualità quanto nella vita quotidiana: angoscia, inquietudine, desideri di autoeliminazione». Un anno dopo i primi arresti di religiosi e laici del Provolo in Argentina nel dicembre del 2016, tra i quali figurava il sacerdote veronese Nicola Corradi, un aereo di linea ha riportato don Pirmati in Italia, dove ora vive indisturbato nella sede dell’istituto Antonio Provolo.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO




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Crediti :

l'Espresso

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Pedofilia, coprì un prete: nuove accuse a cardinale George Pell in sede civile

Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini.

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SYDNEY – Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini. Secondo quanto riportano i media locali, la denuncia è stata presentata venerdì presso la Corte suprema dello Stato australiano di Victoria da un uomo che afferma di essere stato vittima di abusi da parte di padre Edward ‘Ted’ Dowan durante la scuola a Melbourne, all’inizio degli anni ’80. George Pell, ex numero tre del Vaticano, che all’epoca era vescovo vicario per l’istruzione nella regione di Ballarat, nel sud, è accusato di avere permesso al religioso di passare da una scuola all’altra mentre era al corrente dei fatti che gli vengono rimproverati. “Pell deve rispondere non solo dei suoi crimini ma anche di quelli commessi da altri preti e fratelli dei quali ha autorizzato lo spostamento da una scuola all’altra e da una parrocchia all’altra”, ha detto Michael Magazanik, l’avvocato della vittima, citato dal giornale The Australian.

Gli indagati

Oltre a George Pell, nella denuncia sono menzionati la Commissione cattolica per l’istruzione, il vescovo di Ballarat Paul Bird e l’arcivescovo di Melbourne Peter Comensoli, riferisce sempre The Australian. Il caso dovrebbe essere oggetto di una mediazione. George Pell ha presentato ricorso in appello contro la sua condanna penale per atti di pedofilia. Al termine di un’udienza giovedì, i tre magistrati della Corte suprema hanno preso tempo per deliberare e non si sa quando verrà annunciata la decisione. Possono confermare la condanna, ordinare un nuovo processo o assolvere il prelato. A dicembre Pell era stato riconosciuto colpevole di cinque capi d’accusa relativi ad aggressioni sessuali commesse contro due bambini coristi nel 1996 e 1997. A marzo era poi stato condannato a sei anni di carcere.

IL CASO GEORGE PELL

 





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Cronachedi

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Roma. Si fingeva clochard, prete americano arrestato per abusi su minori

Latitante dal 2006, il 70enne ha varcato la soglia di un centro di accoglienza del comune di Roma, in via Assisi

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All’apparenza uno dei tanti senza fissa dimora di Roma, invece era un prete americano che doveva scontare 81 anni di carcere per aver compiuto reiterati abusi sessuali su minori tra il 1979 e il 1981. Fine della latitanza dopo 13 anni, il 24 maggio scorso, per monsignor Joseph John Henn, 70 anni, che si è presentato nel centro di accoglienza comunale divia Assisi a Roma chiedendo agli operatori di essere aiutato come un qualsiasi clochard.

Sulla testa di Henn pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere della Corte di Appello di Roma del 2006. I fatti contestati all’uomo sono stati commessi nello stato dell’Arizona, dove esercitava funzioni di monsignore per la Chiesa cattolica americana.

Il contenzioso con la giustizia di Henn inizia nel 2005, quando venne arrestato nella Capitale e collocato a domiciliari in un alloggio in via della Conciliazione. Poco dopo arriva la richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, cui il monsignore fa richiesta di opposizione. Nel 2006 la sua richiesta viene rigettata e quando sopraggiunge la custodia cautelare definitiva, la giustizia non riesce nemmeno a notificargliela perché intanto Henn aveva fatto perdere le sue tracce.

La latitanza dell’uomo termina la scorsa settimana, quando si presenta nel centro di accoglienza del Tuscolano come senza fissa dimora. Entrato nella struttura, qualcosa si complica quando uno degli operatori si accorge che l’uomo ha con sé diversi certificati medici tutti intestati a persone diverse. Da lì parte l’allerta che arriva fino alla Sala operativa sociale del Campidoglio e poi ai Carabinieri della Compagnia di Piazza Dante. Dopo i dovuti riscontri, per l’uomo si sono aperti i cancelli del carcere romano di Regina Coeli.





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Crediti :

Romait

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