Boom di morbillo in Italia: +230% nei primi mesi del 2017

Secondo i dati del ministero della salute all’inizio dell’anno si sono verificati già 700 casi di morbillo contro gli 844 casi dell’intero 2016

Cosa sta succedendo? +230% dei casi di morbillo dall’inizio del 2017 rispetto all’intero anno precedente in Italia. Cosa sta succedendo? Secondo il ministero della Salute, la ragione principale è il trend negativo della copertura vaccinale degli ultimi anni, che nel 2015 è arrivata solo all’85,3% nei bambini fino a 24 mesi di età. Quasi il 10% in meno della soglia del 95% indicata dagli esperti come requisito minimo per fermare la circolazione del virus.

Secondo il comunicato del ministero, le regioni più colpite dal morbillo sarebbero Piemonte, Lazio, Lombardia e Toscana. Più della metà dei casi si sarebbero verificati nella popolazione tra i 15 e i 39 anni, molti anche tra gli operatori sanitari (medici, infermieri, etc). Non un bel segnale, perché indice del fatto che la circolazione del virus sta aumentando e che il problema è davvero di tutti.

Chi decide di non vaccinare i propri figli, sostengono gli esperti, espone al rischio di contagio anche quella parte della popolazione che non ha la possibilità di vaccinarsi – perché troppo giovane o per questioni legate a situazioni cliniche contingenti – o in cui il vaccino si è dimostrato non efficace.

È vero, infatti, che la vaccinazione trivalente Mpr (Morbillo-Parotite-Rosolia) non ha un’efficacia del 100% (ogni individuo risponde in modo differente), ma la sua validità non è messa in discussione dalla comunità scientifica e dalle istituzioni competenti in materia di salute pubblica. Raggiungere la famosa soglia del 95% di copertura vaccinale stabilirebbe la cosiddetta immunità di gregge, cioè diminuirebbe a tal punto la circolazione del virus che anche chi non risulta immunizzato sarebbe comunque protetto.

Malgrado sia opinione diffusa che il morbillo, così come altre malattie infettive, sia tipico dell’infanzia e fondamentalmente innocuo, questa patologia può avere davvero un decorso molto serio (dall’esito talvolta mortale) e avere conseguenze a breve e a lungo termine anche per chi è guarito.

Una delle complicazioni meno conosciute del morbillo, infatti, è la panencefalite subacuta sclerosante (Pess). Poco comune ma terribile, la Pess si verifica quando il virus del morbillo si annida all’interno delle cellule nervose della persona che ha contratto l’infezione e lì rimane invisibile ma attivo: il virus negli anni distrugge il sistema nervoso centrale e quando cominciano a manifestarsi i primi segnali è chiaramente troppo tardi.

 
 

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Crediti :

Wired

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Medicina

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma
Un Commento
  • Andrea Milanesi
    18 marzo 2017 at 17:19
    Replica al Commento

    Stime basate sulla biologia molecolare moderna collocano la nascita di morbillo come malattia umana poco dopo il 500 d.C. (è ormai appurato che la peste antonina del 165-180 d.C. potrebbe essere stata causata dal morbillo). La prima descrizione sistematica della malattia e la sua distinzione dal vaiolo e dalla varicella, è accreditata al medico persiano Rhazes (860-932), che pubblicò il libro del vaiolo e del morbillo. Considerando quello che oggi è noto circa l’evoluzione del morbillo, il resoconto di Rhazes appare straordinariamente preciso e un recente lavoro che ha esaminato il tasso di mutazione del virus indica che dal virus del morbillo è nata la peste bovina (bovini peste) come una zoonosi tra il 1100 e il 1200 d.C., un periodo che potrebbe essere stato preceduto da focolai limitati che coinvolgevano un virus non ancora completamente adattato agli esseri umani. Questo concorda con l’affermazione che il morbillo richieda una popolazione suscettibile maggiore di 500.000 individui per sostenere una epidemia, una situazione che si è verificata solo in seguito alla crescita delle città medievali europee.

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