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Braccio di Ferro

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Braccio di Ferro (conosciuto in Italia anche con il nome originale di Popeye) è uno di quei pochi fumetti che hanno realmente conquistato una fama indelebile fra le persone di ogni età. Come per i personaggi #Disney, gli intramontabili Topolino o Paperino, è difficile incontrare qualcuno che non conosca il personaggio di Braccio di Ferro.

Ma la realtà è un po’ diversa da quel che sembra, perché questa fama è dovuta in gran parte ai gioiellini a cartoni animati dedicati al personaggio negli anni 30-40 e realizzati dagli Studio Fleischer. In realtà cartoni animati di Braccio di Ferro si sono avuti anche in anni più recenti da parte di altre case di produzione, ad esempio dalla Hanna-Barbera Production per la televisione, ma quelli maggiormente radicati nell’immaginario collettivo sono sicuramente gli irresistibili cortometraggi realizzati della Fleischer per il cinema.

Il vero Popeye, quello in strisce disegnato dal suo creatore Elzie Crisler Segar, più sfaccettato ed originale rispetto al suo alter ego cinematografico e televisivo, è purtroppo meno noto al grande pubblico.

Braccio di Ferro nasce il 17 gennaio 1929 come personaggio secondario ed occasionale della striscia Thimble Theatre (ovvero Teatro in miniatura, quel teatro per bambini realizzato con le marionette da dita) pubblicata sui quotidiani già dal 1919 (The Thimble Theatre appare il 19 dicembre 1919 sulle pagine del New York Evening Journal), con discreto interesse da parte del pubblico ma lontana dagli allori a cui giungerà con l’apparizione di Popeye. In origine Braccio di Ferro forse è stato previsto come semplice comparsa, personaggio di un singolo episodio destinato a sparire non appena la vicenda narrata fosse conclusa.

 

I protagonisti che si muovevano da anni nel Thimble Theatre erano Castor Oil e sua sorella Olive Oil (ovvero Olivia, la futura eterna fidanzata di Braccio di Ferro). Braccio di Ferro appare come marinaio guercio (il nome originale del personaggio, Popeye, significa letteralmente occhio sporgente), sgrammaticato ed anche piuttosto scorbutico nell’episodio La gallina fischione africana (in originale Whiffle Hen), arruolato da Castor Oil per guidare una nave in direzione dell’Isola dei dadi (Dice Island). L’intenzione di Castor Oil è andare sull’isola e sbancare il casinò che ha sede su di essa, grazie all’aiuto di una infallibile gallina portafortuna chiamata Berenice. Irresistibile il primo incontro con Castor Oil (“Hei, tu! Sei un marinaio?”, “Che ti credi che ero un cowboy?“) e la prima avventura, ricca di trovate e con un Braccio di Ferro terribilmente lontano da quello che conosciamo.

braccio di ferroBraccio di Ferro si presenta fin dalla prima apparizione con la sua estrema magrezza e con gli avambracci muscolosissimi e tatuati con delle ancore ma con una fisionomia non ancora completamente definita. Il successo del personaggio non è così semplice da spiegare, Braccio di Ferro non ha certo le carte in regola per diventare un eroe dei fumetti, sicuramente non è affascinante, è ignorante, guercio e rozzo (ed anche, sebbene generalmente non si sappia, completamente sdentato). Ma è anche profondamente di buon cuore, onesto e generoso. Il pubblico ne riconosce subito le potenzialità e, assicurandogli il suo appoggio ne garantisce la duratura fama rendendolo il personaggio di punta del Thimble Theatre. Qualche critico ha individuato le radici del suo successo nell’essere il primo esempio di “supereroe”, ed in alcuni aspetti questo è innegabile. Inoltre il pugilato, la pratica prediletta di lotta di Braccio di Ferro, era sicuramente uno degli sport più seguiti del periodo (ma bisogna ricordare che l’aspetto “pugilistico” non è mai stato quello principale nei fumetti di Popeye, soprattutto in quelli realizzati da Segar).

braccio di ferroIl Braccio di Ferro di Segar è lontano dallo stereotipo dei cartoni, dal plot solitamente prevedibile e destinato a chiudersi con una inevitabile scazzottata e con l’aiuto in extremis di una scatola di spinaci, necessaria a fornire la forza sufficiente a sconfiggere il nemico di turno (nei cartoni molto spesso Bruto o Bluto). Nelle prime storie gli spinaci non appariranno affatto, solo col tempo troveranno sporadico inserimento nelle vicende, probabilmente con più costanza dopo il successo dei cartoni dedicati al personaggio.
Nei fumetti Braccio di Ferro ha un ruolo ben più articolato, protagonista di storie di ampio respiro e corali, in cui sono tanti i protagonisti e le vicende si dipanano attraverso striscie quotidiane in narrazioni lunghe e complesse che spaziano per luoghi immaginari e favolosi o analizzano sentimenti e relazioni con imprevedibile maestria e talvolta toccante poesia. Numerosi sono gli incontri con esseri magici o fatati come giganti, sirene, arpie e streghe. I cattivi non sono necessariamente omoni pieni di muscoli ma anche individui senza scrupoli abituati a muovere fili comodamente seduti dietro una scrivania.

Inoltre Segar riesce ad ideare spesso nuovi personaggi da aggiungere all’avventura, quasi sempre azzeccatissimi e capaci di conquistare l’interesse dei lettori, si tratti di un bizzarro animale selvatico come Eugenio il Gip (Eugene the Jeep in originale, personaggio che sembra aver dato il nome al noto marchio automobilistico), l’arcigna Strega del Mare (talvolta indicata in Italia col nome di Strega Bacheca), l’improbabile mostro Alice o l’impagabile Poldo Sbaffini (in originale J. Wellington Wimpy) in perenne lotta con la sua insaziabile fame di hamburger che riuscirà a scroccare con inesauribile inventiva.

Le avventure di Braccio di Ferro sono realizzate in strisce quotidiane, utilizzare per realizzare racconti lunghi e articolati nel corso del tempo. Alle vicende narrate nelle strisce si affiancano nel tempo le tavole domenicali. In tutto le storie realizzate da Segar sono circa una trentina, data la scomparsa in giovane età dell’autore.

Segar infatti muore molto giovane a causa di un male incurabile nell’ottobre 1938, non ha ancora compiuto 44 anni, ad appena 10 anni dall’ideazione del suo intramontabile personaggio eppure già diventato estremamente ricco e famoso. La sua morte prematura lascia sicuramente un vuoto nelle avventure del marinaio, tantissime avventure che avrebbero ancora potuto deliziare gli estimatori del grande autore. Eppure ci lascia un ricco tesoro di storie narrate attraverso le strisce quotidiane e le tante tavole domenicali in quasi dieci anni, da riscoprire e recuperare. Chiaramente si tratta di un personaggio troppo importante perché venga abbandonato. E così numerosi autori si susseguono nel lavoro del grande Segar dopo la sua morte, fra i primi a continuarne l’opera troviamo Tom Sims e Ralph Stein ai testi e Doc Winner e Bela Zaboly ai disegni.

Ma quello che è considerato il vero erede di Segar è Bud Sagendorf, per molti l’unico autore che abbia saputo riprendere lo spirito e l’originalità dell’opera segariana. Peraltro si tratta di un autore che aveva già collaborato con Segar alla realizzazione del personaggio, diventando suo allievo ed assistente nel suo studio e condividendo con lui una grande amicizia. Bud Sagendorf realizzerà le strisce quotidiane di Braccio di Ferro dal 1959 al 1986 e continuerà a realizzare le tavole domenicali sino alla sua morte nel 1994. Bud Sagendorf creerà anche alcuni nuovi ed interessanti personaggi, ad esempio i Thung, setta di sanguinari assassini.

I personaggi principali del fumetto di Braccio di Ferro sono Olivia (l’eterna fidanzata) e suo fratello Castor (personaggio presuntuoso ed un po’ sbruffone, interessato a far soldi e continuamente impegnato in qualche affare più o meno losco), Poldo (insaziabile e simpaticissimo scroccone e divoratore di hamburger). Alcuni personaggi vengono introdotti in modo quantomeno bizzarro, come Eugenio il Gip e Pisellino, entrambi recapitati incredibilmente a Braccio di Ferro tramite pacco postale (l’introduzione del secondo personaggio rappresenta infatti una simpatica auto-citazione dell’apparizione del Gip). Altro personaggio interessante è il padre di Braccio di Ferro, Braccio di Legno (noto come Trinchetto in alcune storie italiane) che in un’avventura arriverà a cercare di insidiare Olivia rendendosi simile al figlio.
Fra gli antagonisti principali vi sono La strega del mare, Bruto (o Brutus o Timoteo a seconda delle traduzioni) in realtà apparso in un’unica avventura western di Segar (Braccio di Ferro pedona, Olivia no) e rilanciato dai cartoni animati (e successivamente riutilizzato con più frequenza anche nei fumetti) ed il bizzarro mostro Alice, che col tempo manifesterà un’incredibile affinità con Pisellino divenendone addirittura la babysitter.

Nonostante il breve periodo di pubblicazione delle strisce e la relativa vicinanza temporale delle stesse dovesse rendere agevole la riorganizzazione dell’opera di Segar questa in realtà è stata a lungo una grave lacuna, non solo in Italia.
La pubblicazione in Italia delle avventure di Braccio di Ferro è stata abbastanza travagliata, sebbene le sue storie sono state pubblicate in varie occasioni su diverse testate, per lungo tempo non si è riusciti a razionalizzare ed organizzare le avventure del noto marinaio, nemmeno quelle realizzate da Segar. Uno sforzo in tal senso è venuto da Beppi Zancan, direttore di lungo corso della rivista Il Mago, sulle cui pagine sono apparse varie avventure del personaggio, e curatore di numerosi Oscar Mondadori a fumetti, fra cui alcuni di quelli dedicati a Braccio di Ferro. Sull’Oscar Mondadori n. 1027, il numero 11 della serie Cartoon, del settembre 1979, Beppi Zancan presenta una bibliografia ragionata, per quanto possibile esaustiva, sulle storie di Braccio di Ferro pubblicate in Italia e su quelle ancora inedite nel nostro paese.
Lo stesso Zancan aggiorna la bibliografia italiana di Braccio di Ferro sull’ultimo numero della rivista Il Mago, il n. 105 del dicembre 1980, ospitando al contempo sulla stessa l’ultima parte della storia Braccio di Ferro giornalista e mamma, iniziata sul numero 101 della rivista e fino ad allora inedita.

Un interessante quanto necessario sforzo nella pubblicazione dell’opera di Segar viene fatto successivamente dall’editrice Comic Art che cura fra gli anni ’80 e ’90 la pubblicazione in volumi dal formato orizzontale la raccolta completa e cronologica delle strisce di Braccio di Ferro realizzate da Segar, nella collana New Comic Now. Successivamente l’editore Comic Art ristampa le stesse storie fra il 1994 ed il 1995 in una collana economica in 9 albi pocket denominata Braccio di Ferro, in cui inserisce anche alcune tavole domenicali del personaggio. Quest’ultima collana non ripropone le storie in ordine cronologico e purtroppo si interrompe prima del previsto, senza riuscire a completare la riproposizione dell’intero corpus del Braccio di Ferro Sagariano.

A parte questa meritoria opera cronologica le avventure del Popeye di Segar sono state pubblicate in disordine sparso su numerose riviste e volumi, dalla prestigiosa rivista linus (Popeye appare già nel primo numero, nell’aprile 1965) all’intramontabile Il Mago (come già detto attenta alla bibliografia del personaggio), rivista che ha il merito di aver pubblicato un’altra importante striscia di Segar, ovvero Sappo.
Ben sei Oscar Mondadori sono dedicati al personaggio fra il 1968 ed il 1979:

– Diavoli e spinaci (n. 177 del 1968)
– Fino all’ultimo spinacio! (n. 315 del 1971)
– Oggi spinaci… domani pugni (n. 536 del 1974)
– Per un pugno di spinaci (n. 612 del 1975)
– A tutto spinacio (n. 841 del 1978)
– 50 anni di spinaci (n. 1027 del 1979)

braccio di ferroNon tutti questi volumi contengono storie di Segar, in alcuni casi sono ospitate storie di altri autori.
Le avventure di Popeye hanno iniziato le pubblicazioni in Italia già dagli anni ’30, non solo con il Popeye di Segar, su tantissime riviste per ragazzi, come Paperino o Topolino.
Una discreta quantità di tavole del Popeye di Sagendorf è invece pubblicato sui primi numeri della rivista alterlinus (a partire dal numero 2, nel febbraio 1974). Un paio di albi dedicati al Popeye di Sagendorf sono stati pubblicati dall’Editoriale Corno. Qualche storia è apparsa sui primi numeri di Comic Art.
Al personaggio di Braccio di Ferro sono stati dedicati anche un bel volume BUR della collana I classici del fumetto nel luglio 1999 contenente una selezione di belle storie del personaggio (compresa la prima avventura di Popeye e la storia in cui appare per la prima volta il Gip) ed il 45mo volume della collana I classici del fumetto di Repubblica, ricco anch’esso di belle storie classiche (compresa la storia in cui viene introdotto il personaggio di Pisellino). Una recente collana edita dalla Planeta De Agostini dal titolo di Popeye sembra voler ristampare a colori in eleganti volumi cartonati il Braccio di Ferro di Segar. Per ora sono stati pubblicati due volumi di questa nuova collana.
Un problema relativo alla prima storia di Braccio di Ferro è dato dal fatto che spesso viene pubblicata dalla striscia in cui il personaggio appare per la prima volta, trascurando gli avvenimenti che precedono quel momento. Inoltre le storie italiane possono presentare nomi assai vari nelle diverse traduzioni che possono talvolta confondere il lettore.

braccio di ferro

Bisogna notare peraltro come Braccio di Ferro in originale parli una lingua personale, sgrammaticata ed irresistibile. Non sempre le traduzioni hanno reso merito o cercato di ricreare l’originale lavoro segariano (come è avvenuto anche con il personaggio di Krazy Kat). Purtroppo in tante edizioni Braccio di Ferro parla un italiano corretto ed inappuntabile facendo perdere alcune sfumature caratteriali del personaggio tutt’altro che trascurabili.

Non bisogna certo dimenticare le storie italiane di Braccio di Ferro, ovvero le storie originali ideate e realizzate interamente da autori italiani per l’editore Bianconi a partire dal 1963. Chiaramente distanti dai capolavori segariani, destinate ad un pubblico di ragazzi, presentano comunque degli spunti interessanti, rinominano alcuni personaggi (la strega del mare diventa la strega Bacheca mentre il papà di Braccio di Ferro diventa Trinchetto, a causa della sua passione per il vino) e ne creano di nuovi, come il gigante Grissino, o ne recuperano alcuni estremamente sottoutilizzati dandogli estrema rilevanza, ad esempio riutilizzando i temibili Ming, stirpe di nanetti malvagi che mirano alla conquista del mondo. Numerose storie di Popeye sono state pubblicata sulla rivista Il Giornalino, probabilmente anch’esse di produzione italiana.

Dato che la cronologia del Braccio di Ferro di Segar può dirsi completa sarebbe senz’altro interessante trovare nuove edizioni ragionate e cronologiche del Popeye post-Segar, con particolare attenzione alle storie realizzate da Bud Sagendorf. Ma sarebbe ancora più interessante vedere stampate le avventure del Thimble Theatre realizzate prima dell’apparizione del personaggio di Braccio di Ferro, sicuramente affascinanti e suggestive.

Braccio di Ferro è anche approdato al cinema con attori in carne ed ossa nella pellicola Popeye diretta da Robert Altman e sceneggiata dal fumettista Jules Feiffer. Ad interpretare sullo schermo il grande personaggio è stato Robin Williams.

Un’interessante curiosità da segnalare è la scadenza in Europa del copyright sulle immagini del personaggio di Braccio di Ferro avvenuta l’1 gennaio 2009. Il che vuol dire che la sua effige può tranquillamente essere usata per qualsiasi finalità, dal suo utilizzo in disegni, fumetti ed illustrazioni alla realizzazione di magliette o altro materiale. Non altrettanto può dirsi per il nome del personaggio che è comunque coperto da copyright e non può essere liberamente utilizzato.

 
  

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Slumberland

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Fumetti

Leone Svicolone

Svicolone (Snagglepuss nell’originale americano) è un simpatico leone rosa ideato da Hanna e Barbera nel 1959, inizialmente come personaggio secondario che comparve all’interno della serie di Ernesto Sparalesto e Tatino e Tatone.

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l successo di questa apparizione, gli ha fatto meritare una serie a cartoni animati tutta sua, che è stata realizzata nel 1961 e trasmessa all’interno dello Show dell’Orso Yoghi. Svicolone è un leone che vorrebbe essere considerato come un uomo normale pertanto, cerca in tutti i modi di convincere le persone con i suoi comportamenti civili ed educati, suo malgrado gli esseri umani lo considerano come un temibile leone e cercano in tutti i modi di dargli la caccia, cosicchè da animale predatore, Svicolone è sempre destinato ad essere preda e a scappare, non prima di aver pronunciato la caratteristica frase con accento bolognese ” Svicolo, svicolando tutto a mancina!” talvolta con l’aggiunta della parola “perfino!”.

La caratteristica del leone Svicolone è proprio la suo voce, che in Italia è stata doppiata splendidamente dal grande Renzo Palmer. Svicolone possiede anche una grande passione per il teatro e non di rado, lo si vede recitare l’Amleto, con in mano un teschio. Svicolone fa parte della banda di Yoghi dal 1973, che a bordo dell’Arcaplano, si impegna a salvare il mondo dall’inquinamento. I cartoni animati attualmente vengono trasmessi sul digitale terrestre Boing e sul canale satellitare di Boomerang.

È un puma antropomorfizzato, di colore rosa, e indossa un paio di polsini e un colletto con cravattino. Svicolone colto è e raffinato (in particolare ha una passione per il teatro, e lo si vede frequentemente recitare l’Amleto di Shakespeare). Vorrebbe essere gentile e amichevole con gli uomini, che invece lo considerano una belva feroce e gli danno la caccia…Svicolone (chiamato così perché scappa rapidamente quando un guaio incombe pericolosamente) è un leone rosa civile e ben educato, la cui ‘umanità’ non pare essere molto apprezzata dagli altri che continuano a vederlo come un pericoloso felino. Creato sulla falsariga del precedente (di poco) Lupo De Lupis, il personaggio dal carattere invertito è divertente e stimola solidarietà, oltre che risate.
La caratterizzazione del personaggio è basata in gran parte sulla voce, prestata da Daws Butler dell’originale inglese, e in italiano doppiato da Renzo Palmer, che interpreta Svicolone con un marcato accento bolognese. Il personaggio è noto per l’uso di una serie di espressioni-tormentone, fra cui “Svicolo tutto a mancina” (o “tutto a dritta”, o in altre varianti; in inglese era l’espressione del gergo teatrale exit… stage left!), pronunciata subito prima di fuggire dagli inseguitori di turno, e “perfino” (even nell’originale) usato come intercalare.

Svicolone (Snagglepuss) è un personaggio dei cartoni animati di Hanna-Barbera, creato nel 1959. È un puma antropomorfizzato, di colore rosa, e indossa un paio di polsini e un colletto con cravattino.

Caratterizzazione

Svicolone è colto e raffinato (in particolare ha una passione per il teatro, e lo si vede frequentemente recitare l’Amleto di Shakespeare). Vorrebbe essere gentile e amichevole con gli uomini, che invece lo considerano una belva feroce e gli danno la caccia.

La caratterizzazione del personaggio è basata in gran parte sulla voce, prestata da Daws Butler dell’originale inglese, e in italiano doppiato da Renzo Palmer, che interpreta Svicolone con un marcato accento bolognese. Il personaggio è noto per l’uso di una serie di espressioni-tormentone, fra cui “Svicolo tutto a mancina” (o “tutto a dritta”, o in altre varianti; in inglese era l’espressione del gergo teatrale exit… stage left!), pronunciata subito prima di fuggire dagli inseguitori di turno, e “perfino” (even nell’originale) usato come intercalare.
Storia

Svicolone apparve inizialmente come personaggio minore nei cartoni animati di Ernesto Sparalesto. L’apprezzamento da parte del pubblico convinse Hanna & Barbera a creare una serie dedicata al personaggio, che venne trasmessa a partire dal 1961 all’interno dell’Orso Yoghi Show.

 
  

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Isola Felice

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Tom & Jerry

Le origini ed un po’ di storia

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Tom il gatto e Jerry il topo sono due personaggi dei fumetti creati nel 1939 da William Hanna e Joseph Barbera per la Metro Goldwyn Mayer. Gli autori si erano ispirati a due terribili ragazzini in perenne scontro tra loro.

“Nati” a Hollywood, questi personaggi hanno ottenuto un gran successo in tutto il mondo. Le loro pellicole cinematografichehanno raccolto sino a oggi tredici nomination agli Oscar, vincendone sette (si tratta di un record a parimerito con le Silly Symphonies Disney), oltre a un riconoscimento speciale.

Il primo cortometraggio animato con questi due personaggi è stato Puss gets the boot. A quel tempo il gatto non si chiamava ancora Tom bensì Jasper e il topolino non possedeva ancora un proprio nome. Il pubblico dei ragazzi, affascinati dal dinamismo e dalla situazione, si schierò immediatamente e idealmente con il minuscolo topo coalizzandosi, sempre idealmente, contro il grosso ed egoista gatto Jasper.

Le caratteristiche

Naturalmente i personaggi hanno subito un’evoluzione da quando sono nati, citiamo solo alcuni aspetti recenti.

  • Tom è un gatto opportunista. Si diverte a dominare gli animali più piccoli di lui. Il suo stile di vita è quello di un gatto domestico: mangiare, dormire e divertirsi. Quando è spronato dalla padrona di casa (nei primi cortometraggi una grossa governante di colore) stufa di continui saccheggi al frigorifero, si lancia all’inseguimento del topolino ma la sua stupidità (oltre all’astuzia dell’avversario) lo fa immancabilmente fallire.
  • Jerry, minuscolo topo d’appartamento, si è costruito una tana in miniatura nelle intercapedini dei muri. Al suo interno riproduce in tutti i particolari le comodità della casa umana (letto, divano, cassettiere, quadri, soprammobili ). Sembra innocuo così piccino e rotondetto, possiede però buona velocità e solido carattere. Spesso riesce a procurarsi il cibo a danno di Tom che deve difenderlo.

All’occorrenza Jerry è determinato ed affronta il nemico naturale, più grosso e forte di lui, per soccorrere un suo pari in difficoltà.

Nemici o amici?

La relazione che vincola i due personaggi in modo inscindibile non si ritrova solo nella classica guerra del gatto contro il topo. Quella che a prima vista sembrerebbe una naturale rivalità rassomiglia piuttosto ad una guerra di dispetti tra due compagni di vita che si accapigliano per il solo gusto di farlo. Per Tom, rincorrere il topino è un gioco divertente e gratificante, specie quando riesce a catturarlo ed “ammaestrarlo” nei modi più disparati (un cameriere, un portamazze da golf, addirittura un regalo di fidanzamento). A sua volta Jerry, anziché scappare di volata presso il suo nascondiglio, ritiene molto più divertente punzecchiare il gatto fino a farlo uscire di senno. Addirittura, in un caso le parti si sono rovesciate ed è stato Jerry che è riuscito a catturare il gatto ed a cercare di mangiarselo. Nonostante ciò ognuno non cerca l’eliminazione dell’altro, ma tutt’altro. Quando Tom si innamora di una gattina, dimenticandosi di tutto e di tutti, è Jerry che si ingelosisce; quando quest’ultimi è in pericolo di vita, Tom si procura di salvarlo. Inoltre i due si coalizzano quando, nel loro mondo, arriva un nemico comune, sia esso un gatto “troppo efficiente” nel cacciare i topi, oppure un gruppetto di gattini pestiferi.

Del resto, i due personaggi sono creati l’uno in funzione dell’altro: ogni vicenda si basa sempre sui consecutivi attacchi di uno dei due personaggi ed i conseguenti contrattacchi dell’altro, riportando alla fine una situazione di equilibrio tra i due.

I cortometraggi e i film

individuare almeno due sempre presenti negli anni: l’impostazione convenzionale che consiste nell’inseguimento del gatto al topo e quelle che includono un grosso e agguerrito cane che caccia il cacciatore e difende la piccola preda. Quasi sempre queste storie si svolgono in spazi ristretti quali stanze di un appartamento o in piccole case con giardino annesso, a volte in fattorie di campagna oppure con ambientazione il mare, su navi da pesca e da crociera. Ci sono inoltre personaggi di contesto che animano le storie, tra questi i più frequenti sono:

  • Butch, un gatto nero, randagio e prepotente è un eterno nemico sia di Tom che di Jerry. In queste avventure Tom e Jerry si coalizzano per limitare e vincere il nemico rappresentato dal gatto nero.
  • Toodles, un’aggraziata gatta bianca. Tom è perdutamente innamorato della bella gattina.
  • Mamy, una grossa governante di colore che accudisce la casa in cui vivono Tom e Jerry. La particolarità è che non appare mai il suo viso perché le storie del gatto e del topo si svolgono sempre a livello del pavimento.
  • Little Nibbles (chiamato anche Tuffy), un giovanissimo topino grigio con addosso il pannolino. Tuffy è sempre affamato e si caccia spesso nei guai così che Jerry deve intervenire all’ultimo secondo per salvarlo dai pericoli, tra cui naturalmente Tom.
  • Spike un grosso cane mastino. È indolente e certamente non molto arguto. Spesso passa il tempo dormendo nella sua casetta di legno ed è amico di Jerry e lo difende dalle molestie di Tom.
  • Tike (chiamato anche Junior), è un cucciolo di cane mastino. È il figlio di Spike. Giovane e inesperto sta imparando a cavarsela nella vita, ma è sempre molestato, a volte per puro errore da Tom, che così viene regolarmente punito dal grosso e manesco papà.
  • Uncle Pecos. Zio di Jerry. Cantante e ballerino country accompagna le sue canzoni suonando la chitarra. Ogni volta che rompe una corda dello strumento stacca un baffo di Tom per sostituirla.
  • Ducking, è una papera molto ingenua. Quando è nata la prima “persona” che ha visto è Tom il gatto. Si convince allora che sia la sua mamma.

Le storie con tema insolito portano i due antagonisti a calarsi nei panni di personaggi storici o di romanzi classici. A volte lo sfondo alle gag è costituito da parti di famose città europee: Napoli (Neapolitan Mouse1954), i canali di VeneziaRomaVeronaVienna, le strade della Parigidell‘800, le arene per la corrida a Madrid o Siviglia, deserti e giungle nel continente africano o nelle isole tropicali; addirittura in una storia troviamo Tom e Jerry nello spazio all’interno di una stazione orbitante. Importanti le storie costruite sulle musiche di celeberrime opere classiche: Norma o Aida.

Alcune avventure si svolgono in precise epoche storiche: famosa la serie con Tom, Jerry e Little Nibbles nella parte di moschettieri del re di Francia. La serie The two Mouseketeers è del 1952.

Tra i principali produttori delle serie a cartoni animati di Tom & Jerry ricordiamo Chuck Jones e Fred Quimby, capo del reparto animazione della MGM sino al 1955. Oltre a Hanna e Barbera la direzione di alcuni episodi è stata affidata ad Abe Levinton, le musiche a Scott Bradley ed Eugene Poddany.

Film

Tom & Jerry, the movie

I proprietari della casa in cui abitano Tom e l’intruso topolino Jerry devono traslocare. Tutto è pronto e i due sono già sull’auto. Tom vuole scacciare il topino e inizia un inseguimento e i nostri due eroi vengono lasciati sul posto. La casa il giorno dopo viene distrutta e così i nostri eroi rimangono per strada. Camminando in città incontrano il cane Carlone, un cocker randagio, anch’esso abbandonato da tempo e che vive per strada assieme alla sua inseparabile pulce. Sarà Carlone a rincuorare i nostri eroi, che in quel momento e per necessità diventano alleati. Il caso porta Tom e Jerry a incontrare una piccola bambina orfana della mamma e con il papà in viaggio. La bimba in quel momento è soggiogata da una grassa e avida zia e da un perfido avvocato che intendono sfruttare l’eredità della bambina. La zia possiede un bassotto di nome Ferdinando, talmente viziato e grasso che per muoversi deve appoggiare il corpo a uno skateboard. Passando tra varie peripezie e altri strani malfattori il gatto Tom e il topolino Jerry aiuteranno la bambina a smascherare i cattivi tutori e a ritrovare il padre.

L’amicizia gatto-topo, chiaramente anti-natura, iniziata a causa degli eventi sfortunati iniziali, prosegue per tutto il racconto sino alla scena finale del film dove, per la gioia degli spettatori, Tom e Jerry tornano a essere rivali, sempre pronti a scontrarsi e farsi danni tra di loro travolgendo tutto e tutti.

Curiosità

Due episodi del cartone animato, datati 1949 e 1950, sono stati auto-censurati dalla Turner(proprietaria dei diritti della serie) a seguito di una lettera inviata, nel 2006, alla Ofcom (l’ente britannico che vigila sui contenuti televisivi) da parte di uno spettatore; la lettera lamentava l’effetto nocivo che i disegni animati, in quegli episodi alle prese con delle sigarette, avrebbero avuto sui suoi figli. Nel primo dei due episodi, Tom, per fare colpo su di una gattina, si comporta come un adolescente e, per fortificare la sua virilità felina, si accende una sigaretta. Nel secondo episodio, invece, Tom è impegnato in un torneo di tennis in cui il suo rivale sbruffone, durante l’incontro, aspira un paio di boccate da un’altra sigaretta. La Ofcom ha spiegato che Tom & Jerry è un cartone animato “vintage“, nato in un periodo in cui il rischio legato al fumo non era ancora stato attentamente studiato e che questa era un’ottima ragione per chiedere alla Turner di prendere provvedimenti.

 

Tom & Jerry Tales

Questa nuova serie viene trasmessa sul canale satellitare Boomerang; rispetto ai cartoni originali, la grafica è stata modernizzata.

I riconoscimenti

Elenco dei cortometraggi che hanno ricevuto un premio Oscar nella categoria animazione:

  • Yankee doodle mouse (1943).
  • Mouse Trouble (1944).
  • Quiet Please (1945).
  • The cat concerto (1946).
  • The little orphan (1948).
  • The Two Mouseketeers (1951).
  • Johann mouse (1952).

Un Oscar speciale è stato loro assegnato grazie ad una “partecipazione straordinaria” nel film musicale Anchors Aweigh (conosciuto in Italia come Canta che ti passa oppure Due marinai e una ragazza), film diretto nel 1945 da George Sidney e interpretato da Gene Kelly e Frank Sinatra.

 

 
  

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Comicsando

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Calimero, il pulcino veneto nero che 50 anni fa conquistò il mondo

È un’ingiustizia però

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Calimero, il pulcino nero, comparve per la prima volta esattamente cinquant’anni fa in uno spot della Miralanza. Quinto uovo di una gallina veneta coi mutandoni a pallini e il foulard, si schiuse tardi e iniziò la sua ricerca della mamma finendo subito in una pozzanghera.

Rifiutato prima da un grosso cane, poi da un topo inseguito da un gatto, viene rifiutato anche dalla sua mamma perché “io non ho pulcini neri…”. “Ma se io fossi bianco mi vorresti?”. “Sì certamente, piccolo” replica la gallina veneta in tempi non leghisti. Per fortuna Calimero incontra l’olandesina simbolo dell’industria di Mira che gli spiega: “Tu non sei nero, sei solo sporco”, e gli dà un’ insaponata decolorante che risolve.

Mentre in America stava esplodendo la campagna per l’integrazione e i diritti civili di Martin Luther King, in Italia non si colse la “scorrettezza” di un messaggio allora letto senza alcuna malizia o doppio senso razziale. La sua frase “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però” entrò nel lessico italiano facendo del piccolo pulcino dei fratelli veneziani Nino e Toni Pagot, con la voce di Ignazio Colnaghi, un vero e proprio “cult”.

«Nino Pagot, Pagotto il vero cognome, – ricorda Piero Zanotto, grande esperto di cinema e fumetti – era veneziano di nascita ma si trasferì presto a Milano dove nacque il fratello Nino. Insieme cominciarono a fare fumetti, illustrare libri della Scala d’oro della Utet, fino ad iniziare quella scuola disneyana che avrebbe poi prosperato nella nostra regione. Fu il primo a continuare su licenza Disney la storia di Biancaneve con due episodi, lei sposata col principe, con un figlio e col mago Basilisco che la insidia, e poi, nel ’39/’40 “I sette nani cattivi contro i sette nani buoni”. Era un gran lavoratore, e con “I fratelli Dinamite” realizzò il primo film d’animazione italiano, che conteneva una sequenza “veneziana”».

 

 

I fratelli Pagot si occuparono anche delle animazioni di Cocco Bill e dei personaggi di Hanna e Barbera (Yoghi, Braccobaldo) e Nino scomparve nel 1972, a 64 anni dopo aver fatto di Calimero (nome mato dalla chiesa di San Calimero frequentata dai Pagot) un mito ma senza poter vedere sul piccolo schermo l’ultima creazione per la pubblicità, il draghetto Grisù.

Ma perchè Calimero ha avuto tanto successo? «È in fondo la storia del brutto anatroccolo – commenta Annamaria Testa, esperta di pubblicità e docente alla Bicocca di Milano – e funzionava come molte altre storie perchè la struttura narrativa di Carosello era tale da consentire di creare queste storie da due minuti, che intrattenevano l’ascoltatore. Questa è una delle tante. Una storia semplice che finiva bene, dopo alcune disaventure, con un pulcino carino, tenero, piccolino».

Calimero

la versione giapponese di Calimero

Simbolo dei tempi? «Non farei di Calimero più di quel che è. Quel tipo di narrazione è finito quando si è smesso di fare spot da due minuti e si è entrati nel modulo da 30 secondi, ma è anche finito perchè si è rinunciato a narrare. All’estero invece ci sono tuttora grandi narrazioni pubblicitarie che hanno presa, fanno pensare, parlare, e anche il web che permette di fare narrazioni anche più lunghe è una opportunità». Intanto il piccolo pulcino ha ritrovato quest’anno la sua strada narrativa in una nuova serie a episodi per la tv, 104, realizzati in Francia, e un sito internet, www.calimero.com, con giochi, filmati, barzellette, fiabe. Ed in Giappone – dove è un piccolo mito – lo hanno disegnato in 3D. Ma quando tra i disegni si trova un Calimero col pallone da calcio e la maglia rossonera come si fa a non pensare a un altro personaggio dello sport italiano pronto a lamentarsi dicendo “Perché sempre io?”

 
  

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Crediti :

il Gazzettino

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