Brexit, Comuni al voto sulla legge. Scozia: “Via a iter per referendum su addio a Uk”

Il "Withdrawal Bill" aveva ricevuto il primo via libera lo scorso 8 febbraio senza modifiche

Il “Withdrawal Bill” aveva ricevuto il primo via libera lo scorso 8 febbraio senza modifiche, con 494 voti a favore e 122 contrari; nel passaggio alla Camera dei Lord, però, erano stati aggiunti i due emendamenti che oggi la Camera bassa pare intenzionata a stralciare. Intanto La leader scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato l’avvio la settima prossima della procedura per una consultazione bis sull’indipendenza dalla Gran Bretagna.

“E’ il giorno decisivo”, secondo la Bbc. Il giorno in cui il Regno Unito è chiamato a compiere l’ultimo, definitivo passo verso l’avvio del processo di addio all’Unione Europea. Torna oggi alla Camera dei Comuni il progetto di legge sulla Brexit, che dovrebbe autorizzare la premier Theresa May ad attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona. I deputati dovranno discutere dei due emendamenti approvati alla Camera dei Lord: il primo, che risale al 1° marzo, chiedeva delle garanzie sui diritti dei cittadini europei e dei loro familiari residenti in territorio britannico anche dopo l’addio alla Ue; il secondo invece, la cui approvazione da parte dei Lord risale al 7 marzo, prevede di dare al Parlamento il potere di porre il veto al futuro accordo sulla Brexit dopo i negoziati. Il Withdrawal Bill aveva ricevuto il primo via libera dalla Camera dei Comuni lo scorso 8 febbraio senza modifiche, con 494 voti a favore e 122 contrari; nel passaggio alla Camera alta, però, erano stati aggiunti i due emendamenti, ragion per cui adesso il testo torna adesso ai Comuni.

Il ministro per la Brexit, David Davis, ha chiesto ieri ai deputati di eliminare entrambi gli emendamenti che erano stati apportati dalla Camera dei Lord in modo da approvare il progetto di legge “nella sua forma originale”. Lo stesso Davis la scorsa settimana aveva già annunciato che l’esecutivo aveva intenzione di “ribaltare” le modifiche alla legge perché “l’unica finalità” della versione finale della legge deve essere l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. Una volta che la legge avrà l’ok del Parlamento e la firma della regina Elisabetta II, May avrà il potere costituzionale per comunicare ufficialmente l’uscita dall’Ue.

Il prolungarsi dell’iter parlamentare, con l’introduzione degli emendamenti, ha impedito a May di attivare già il procedimento al vertice europeo che si è tenuto il 9 e il 10 marzo, come aveva invece in programma. Nel fine settimana i media britannici hanno ipotizzato che la premier possa invocare l’articolo 50 già martedì o mercoledì. Se questo non avverrà, una serie di eventi previsti come le elezioni in Olanda e la celebrazione del 60° anniversario del Trattato di Roma potrebbero ritardare l’avvio della Brexit fino a fine mese.

Bruxelles: “Siamo pronti alla Brexit” – A Bruxelles “siamo pronti” per lo scattare dell’articolo 50, ha assicurato il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas. Le prossime tappe procedurali sono già definite: prima verranno adottate delle “linee guida politiche” da parte del Consiglio europeo, in un vertice ad hoc che convocherà il presidente Donald Tusk. In seguito la Commissione Ue presenterà “immediatamente” una raccomandazione per aprire i negoziati con Londra, che a sua volta dovranno approvare i 27. Una volta ottenuto il mandato dal Consiglio, il caponegoziatore della Commissione Ue Michel Barnier potrà dare l’avvio vero e proprio ai negoziati.

Scozia, Sturgeon: “Via a iter per referendum su uscita da Uk” – Mentre Londra attende di superare l’ultimo scoglio per recidere i legami con Bruxelles, Edimburgo prepara la contromossa. La leader scozzese Nicola Sturgeon ha annunciato l’avvio la settima prossima dell’iter nel Parlamento locale per arrivare ad un referendum bis sull’indipendenza della Scozia dalla Gran Bretagna. Londra, come preannunciato, risponde picche.. In una nota, il governo afferma che un tale voto causerebbe incertezza e ricorda che la secessione fu respinta nella consultazione del 2014 e che la stessa leadership quel voto “unico in una generazione”.

La first minister ha indicato una finestra utile, fra l’autunno del 2018 e la primavera del 2019, durante la quale si potrebbe tenere il nuovo referendum. L’iter prevede che la leader scozzese chieda all’assemblea di Edimburgo di rivolgersi al Parlamento di Westminster (al quale spetta l’ultima parola) e quindi domandare il permesso per una nuova consultazione popolare, dopo quella del 2014 vinta dagli unionisti, in quanto “sono mutate le circostanze” rispetto ad allora con la Brexit.

Sturgeon nel suo intervento ha sottolineato che la decisione è inevitabile a fronte del “muro di intransigenza” che il governo di Londra ha eretto contro le istanze presentate da Edimburgo che aveva proposto una serie di soluzioni per mantenere la Scozia all’interno del mercato unico europeo. “Non è stato possibile fare altro mentre si prospetta una hard Brexit”, ha sottolineato il primo ministro, aggiungendo che la Scozia deve “scegliere per il suo futuro” prima che sia troppo tardi.

 
 

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