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Caccia a Cherif Chekatt e ai suoi complici: fermata una quinta persona

Mentre è ormai accertata la pista del terrorismo islamico continuano le operazioni di polizia alla ricerca del terrorista che ha fatto perdere le sue tracce

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Di lui ancora nessuna traccia: Ma questo pomeriggio sono andati in scena tre operazioni di polizia nel quartiere di Neudorf, a Strasburgo, dove risiede Cherif Chekatt. I bambini sono stati bloccati nella scuola di Schluthfeld, prima di una conclusione infruttuosa. Il raid è durato un’ora e mezza, poi nella zona è ripresa la circolazione delle auto e le misure di sicurezza sono state tolte.
Fermata una quinta persona
Una quinta persona è stata posta in custodia giovedì, ha annunciato il procuratore di Parigi. Erano già stati fermati i genitori e due fratelli. Si tratta di un uomo vicino alla famiglia del terrorista.
Fonti media alsaziani hanno appreso che l’uomo posto in stato di fermo oggi ha 39 anni ed è un amico molto vicino a Cherif Chekatt. Avrebbe ospitato il killer a casa sua, a Lingolsheim, a sud-ovest di Strasburgo, la notte prima dell’attentato.
La polizia fece irruzione, alle prime ore del mattino, a casa di Chekatt, non trovandolo ma sequestrando armi e munizioni.
L’uomo fermato e Chekatt, a quanto si apprende, sarebbero stati per un periodo anche detenuti contemporaneamente nello stesso carcere.
Le motivazioni

L’attentatore di Strasburgo, Cherif Chekatt, avrebbe detto al conducente del taxi utilizzato per fuggire dal luogo dell’attacco di aver “ucciso per vendicare i fratelli morti” in Siria. A darne notizia è il quotidiano Le Parisien, secondo cui Chekatt ha lasciato libero il tassista solo dopo che l’uomo si è professato “musulmano praticante” e “rispettoso della preghiera”.

In casa munizioni e coltelli, ma nessun segnale di affiliazione all’Isis – Sempre secondo Le Parisien, durante la perquisizione in casa sua, i gendarmi hanno trovato dei lacci in plastica (gli inquirenti hanno ipotizzato che potessero servire per rapine in casa), oltre che un’arma di calibro 22, munizioni, coltelli e una granata.
Sul posto, nessuna traccia di affiliazione ad una organizzazione estremistica, come la bandiera nera dell’Isis. Sono stati sequestrati alcuni scritti in arabo, attualmente in corso di analisi, precisa Le Parisien, aggiungendo che il “modus operandi” del killer però non lascia dubbi sulla natura terrorista del suo gesto.
Nell’attacco usato un revolver e un coltello – Gli esami medici e la videosorveglianza mostrano che ha colpito volontariamente le sue vittime alla testa o alla nuca con un revolver di calibro 8 di vecchia fattura. Mentre sarebbero almeno quattro le persone pugnalate.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Violenza a Parigi, scontri sugli Champs Elysées dopo la parata militare

Le tv hanno mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.

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Scontri fra polizia e manifestanti dei gilet gialli sono avvenuti a Parigi sugli Champs Elysèes, alcune ore dopo la fine della parata del 14 luglio. L’emittente Bfmtv ha mostrato immagini di manifestanti che erigevano barricate e davano fuoco a cestini della spazzatura, prima di essere dispersi dalla polizia con i lacrimogeni.
La prefettura ha poi reso noto su Twitter di “aver evacuato l’area con la forza” di fronte alle “violenze” sugli Champs Elysées. Secondo Le Figaro, la polizia ha creato un cordone di sicurezza attorno a Fouquet’s, la nota brasserie, che ha riaperto ieri dopo essere stata date alle fiamme e devastata dai gilet gialli in marzo.





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Chi è Carola Rackete, il capitano della Sea Watch 3 che ha forzato il blocco navale

La 31enne tedesca è entrata in acque italiane dopo 14 giorni di stallo, infrangendo il divieto imposto dal decreto sicurezza. In un’intervista ha detto che aiutare gli altri è un “obbligo morale”

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Carola Rackete (foto: Till M. Egen/Sea-Watch.org.)

Il 26 giugno verrà ricordata come una data in cui è successo un fatto straordinario: una nave di una ong del Mediterraneo, la Sea Watch 3, ha infranto il divieto d’ingresso imposto dal ministro Salvini ed è entrata in acque italiane. La decisione, annunciata su Twitter dalla stessa ong e confermata dai dati Gps sulla navigazione, è stata presa dal capitano della nave Carola Rackete, dopo che la Corte di Strasburgo aveva respinto il ricorso presentato dai 42 migranti a bordo della nave per sbarcare in Italia.

“Sono allo stremo. Li porto in salvo”, ha detto Rackete, aggiungendo di essere consapevole dei rischi cui va incontro: una sanzione che va da un minimo di diecimila a un massimo di cinquantamila euro – non solo per il comandante, ma anche per l’armatore e il proprietario della nave – e il sequestro dell’imbarcazione (due misure introdotte dal decreto sicurezza bis, approvato lo scorso 11 giugno dallo stesso ministro dell’Interno).

La rotta di Sea Watch negli ultimi giorni

Dal salvataggio in mare dei migranti a bordo della nave a oggi sono passati 14 giorni. Da allora, sono sbarcate solo dieci persone per ragioni mediche. Rackete ha raccontato che gli altri sono disperati. “Qualcuno minaccia lo sciopero della fame, altri dicono di volersi buttare in mare o tagliarsi la pelle”.

Chi è Carola Rackete

Trentun anni d’età, nazionalità tedesca, Carola Rackete conosce cinque lingue e ha una laurea in Conservazione ambientale, ottenuta alla Edge University nel Lancashire. Nonostante la giovane età, ha già una lunga esperienza in mare. Non ancora venticinquenne, è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord nell’ambito di una missione per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi. Ha poi lavorato come secondo ufficiale di bordo per la Ocean Diamond e per la Arctic Sunrise di Greenpeace, e collaborato con la flotta della British Antarctic Survey, un’organizzazione del Regno Unito impegnata in progetti di ricerca nell’Antartide.

Fa parte di Sea Watch dal 2016. In un’intervista a Repubblica, ha detto a questo proposito: “La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale di aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità”.





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Liberato Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016

Il 33enne bresciano è stato liberato da un gruppo di siriani ribelli chiamati ‘il governo della salvezza’

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L’italiano Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016 al confine turco-siriano è stato liberato. Lo ha confermato il premier Conte che ha dichiarato: “Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall’unità di crisi del Ministero degli Esteri”.

Sandrini è stato liberato da un gruppo ribelle siriano della provincia di Idlib, il ‘Governo siriano di salvezza’, che ha diffuso la notizia sui social. L’operazione è scattata dopo aver saputo che un gruppo criminale attivo in zona e specializzato in rapimenti si nascondeva lungo il confine con un ostaggio.
Sandrini era comparso lo scorso anno in un video in cui compariva inginocchiato con alle spalle due uomini armati e indosso una tuta arancione che ricordava quelle utilizzate dall’Isis. I suoi rapitori, però, non sono parte dello Stato islamico.

Il nome di Alessandro Sandrini è comparso due volte tra gli imputati del tribunale di Brescia: la prima volta per un processo per rapina e ricettazione (aveva tentato di vendere dei tablet rubati e aveva compiuto una rapina nel 2016). Sarà infatti ora ascoltato dai pm di Roma.





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