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Caccia al serial killer – The Fall

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Serie televisiva britannica, ideata da Allan Cubitt, con un ottimo successo di pubblico (sulla rete BBC ha registrato un successo che non vedeva da 8 anni) e critica (su Metascore una media di 85/100), che ha convinto la produzione a girarne una seconda stagione di sei episodi.

a cosa più sorprendente della serie è la rappresentazione di un poliziotto donna assolutamente fuori norma: ‘femminista’ in quanto donna maschilista, nel senso che rivendica gli stessi atteggiamenti maschilisti (ad esempio sesso mordi e fuggi, senza nessuna remora), è consapevole del suo potere di seduzione e lo usa come meglio crede. Emotivamente indecifrabile, glaciale, soprattutto in contrasto con gli altri agenti, che invece si commuovono, piangono, ecc., ma un paio di lapsus riescono ad umanizzare il personaggio.

Le donne in questa serie hanno sicuramento il privilegio di tenere le redini della vicenda investigativa, sembrano avere più potere degli uomini; oltre alla protagonista Stella Gibson (una Gillian Anderson al top), abbiamo la patologa Tanya Reed Smith (interpretata da Archie Punjabi, la lesbica di “The Good Wife”) che diventa amica e persona di fiducia di Stella, e, più in secondo piano, l’agente di pattuglia Danielle Farrington, lesbica dichiarata (lei si definisce gay), in cerca del suo momento di brillare. Centrato anche il personaggio del serial killer Paul Spector, un bellissimo Jamie Dornan (già apprezzato nella serie “C’era una volta”, modello di Calvin Kline e prossimo protagonista di “Cinquanta sfumature di grigio”), che deve convincerci di quanto un serial killer possa essere anche una persona normalissima, affascinante, ottimo marito e padre di famiglia, consulente psicologo e amato vicino di casa. I suoi delitti sono efferati ma non brutali (la violenza è ridotta al minimo necessario), è sempre consapevole di se stesso (in questo ci ricorda il serial killer di “The Following”), quasi costretto da una inspiegabile forza a fare quello che fa, come se dovesse celebrare un rito sacrificale.

Tutte cose non nuovissime (basti ricordare “Il silenzio degli innocenti”), compresa una buona dose di misoginia: Spector predilige come vittime donne in carriera, sui trent’anni, che sembrano avere ottenuto il successo che forse lui non è riuscito ad avere. Quello che sembra contraddistinguere questa serie è la capacità di farci percepire un’ambiente (l’Irlanda del Nord) dove tutti sono in qualche modo coinvolti sia nel bene che nel male, con conflitti comportamentali, sociali e religiosi che pervadono chiunque. Dalla presentazione su Sky: “E’ un padre di famiglia, un marito affettuoso, e uno stimato terapeuta specializzato nel superamento dei lutti…ma è anche un pericoloso e disturbato serial killer: chi è veramente Paul Spector (Jamie Dornan).

Per cercare di dare una risposta a questa domanda, o meglio, per cercare di trovare e fermare lo spietato omicida che sta terrorizzando la città di Belfast, viene chiamata a rapporto la Detective Sovrintendente Stella Gibson (Gillian Anderson) della MET, la Metropolitan Police Service, che si ritrova a collaborare con una sua vecchia conoscenza, Jim Burns (John Lynch), della polizia locale, che sarà il suo referente e responsabile. E’ però una sfida a distanza quella tra Stella e Paul, è un costante avvicinarsi e allontanarsi, immergersi nel buio e tornare in superficie verso la luce, perché il nucleo centrale di The Fall non è tanto l’indagine in se stessa – non c’è mistero, si sa fin da subito chi è il killer -, quanto l’esplorazione dei caratteri e delle psicologie dei due “giocatori”, che hanno in comune molte più cose di quanto non potrebbe sembrare.”

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Cinemagay

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Spider-Man: Far From Home, Tom Holland rivela il nuovo costume

L’interprete dell’Uomo Ragno si presenta con la nuova divisa ma non si lascia sfuggire nessun altro dettaglio sulla prossima pellicola: sarà forse un prequel?

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L’universo cinematografico Marvel è in grande fermento: il 2019, infatti, vedrà non solo il debutto di Capitain Marvel, ovvero il primo film solista su una supereroina, ma anche l’arrivo di Avengers 4, la pellicola collettiva che darà un epilogo alle tragiche vicende di Infinity War. E in estate vedremo anche Spider-Man: Far From Home, il secondo capitolo della nuova era cinematografica targata Sony-Marvel. Proprio il suo protagonista Tom Holland ha rivelato, in un’apparizione a sorpresa nel talk show americano Jimmy Kimmel Live, il nuovo costume che indosserà nel film.

Ovviamente il conduttore non ha potuto trattenersi dal fare all’attore una domanda cruciale: “Il film sarà un prequel di Avengers?“. Questo perché, com’è ormai risaputo, (spoiler!) alla fine di Infinity War l’Uomo ragno è proprio uno dei personaggi che scompare (“trasformato in coriandoli neri“, dice Kimmel) per l’intervento di Thanos. Holland, famoso per la sua tendenza a spoilerare le trame super-segrete dei film, ha tagliato corto, dicendo di dover intervenire in una rapina in una banca a opera proprio di Thanos (“Sapete, ora è povero“).

Il dialogo ovviamente era parte di uno sketch comico, ma l’ipotesi cheSpider-Man: Far From Home sia effettivamente un prequel dei film che stiamo vedendo in questi mesi non è del tutto da escludere. Anche alcune dichiarazioni di Kevin Feige, il responsabile del Marvel Cinematic Universe, potrebbero andare in questa direzione: “Quando si svolge il film? Sappiamo che è estate, penso sia una vacanza estiva in cui lui va in Europa coi suoi amici“, ha dichiarato. “Non so di quale estate si tratti… beh, io lo so ma voi no“. Capire in che punto della timeline questi film si collochino è fondamentale per anticiparne le trame, anche se probabilmente tutto sarà svelato nei prossimi mesi.





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Harry Potter: The Exhibition, ecco un’anteprima della mostra di Milano

Dal 12 maggio giunge in Italia la mostra-evento internazionale che ricrea le scene e gli oggetti più emblematici della saga letteraria e cinematografica

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Dopo aver girato tutto il mondo, Harry Potter: The Exhibition arriva finalmente anche a Milano. Inaugura infatti il 12 maggio alla Fabbrica del Vapore la mostra evento che permette ai fan del Wizarding World creato daJK Rowling di immergersi nelle scenografie, nei costumi e nelle riproduzioni dei personaggi più amati della saga letteraria e cinematografica più popolare degli scorsi decenni. Dopo aver collezionato quattro milioni di visitatori nel mondo, dunque, l’esibizione sarà visitabile anche in Italia, con già 130mia biglietti venduti ancor prima dell’inaugurazione ufficiale.

Oggetti di scena, installazioni interattive e accurate riproduzioni accompagnano in un percorso che, a partire dal Cappello parlante che smista i visitatori nelle varie case di Hogwarts, accompagna attraverso gli spazi più emblematici raccontanti nei film e nei libri: dalla sala comune dei Grifondoro ai campi di allenamento di Quidditch, dalla capanna di Hagrid alla Foresta proibita fino al culmine nella Sala Grande, teatro di tanti avvenimenti speciali.

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Fra gli artefatti in mostra tanti oggetti magici come la divisa e la bacchetta di Harry Potter, la giratempo e il boccino d’oro, i famosi Horcrux e perfino i fantomatici Doni della morte.

La manifestazione giunge in Italia voluta fortemente non solo dagli organizzatori ma anche dal comune di Milano. All’apertura il vicesindaco Anna Scavuzzo ha sottolineato l’importanza di un’iniziativa del genere “che fonde una proposta culturale e un momento di spettacolo suggestivo, che unisce generazioni diverse e conferma la vocazione internazionale della città“. A lanciare la tappa italiana della mostra sono intervenuti poi Oliver e James Phelps, che nei capitoli cinematografici di Harry Potter interpretavano i gemelli Weasley: “Siamo già stati a Milano durante il lancio dei vari film ma è bello tornare ora e vedere che nuove generazioni di fan si appassionano ancora a queste storie“, ha detto Oliver, che fra i due dava il volto a George.

James e Oliver Phelps, interpreti di Fred e George Weasley, all’inaugurazione della mostra su Harry Potter a Milano (foto: Paolo Armelli/Wired)

James e Oliver Phelps, interpreti di Fred e George Weasley, all’inaugurazione della mostra su Harry Potter a Milano (foto: Paolo Armelli/Wired)

Lo stesso entusiasmo è condiviso dal fratello James, che interpretava Fred Weasley: “Siamo stati davvero fortunati a partecipare a questa avventura magnifica che è stata Harry Potter. E vedere ora in mostra le scenografie e gli oggetti di scena riaccende i ricordi delle esperienze bellissime che abbiamo vissuto sul set“. Ma come ci si spiega che dopo vent’anni ci sia ancora tutta questa attenzione per questo fenomeno? “Difficile rispondere, però è evidente che ci sia un fattore generazionale: gli adulti che sono cresciuti con queste storie ora portano i loro figli alla mostra, e tutti riescono a trovare un oggetto o un momento che li emoziona




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The Walking Dead alla “fine di un’era”: Tutte le reazioni dopo l’ultima, grave perdita

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Attenzione: L’approfondimento che segue include anticipazioni del nono episodio della stagione 8 di The Walking Dead, Honor.

Come ampiamente previsto, l’episodio che ieri sera ha inaugurato su Fox la seconda parte della stagione 8 di The Walking Dead ha visto un altro dei suoi volti storici, Carl Grimes, passare – si spera – a miglior vita. Era noto da tempo che il giovane era stato morso da un camminatore, fatto che ne avrebbe decretato presto la fine, e così è stato. Ciò nonostante, l’episodio Onore, probabilmente il più controverso dello zombie drama visto il modo in cui molti fan stanno accusando lo showrunner Scott Gimple di aver eliminato quella che consideravano una delle poche speranze nello show, tra l’altro discostandosi di molto dai fumetti di Robert Kirkman, ha rivelato qualcosa che invece non ci si aspettava. Il misterioso flash-forward col vecchio Rick barbuto, al quale l’ora ha dato un seguito, non era un assaggio di eventi futuri che attendono lo spettatore, ma solo una visione di Carl su un’idilliaca Alexandria dove tutti vivono in pace. In altre parole, il desiderio di un figlio morente per il padre: smettere di uccidere e cominciare a pianificare il “dopo”. Questo probabilmente richiederà ancora molto tempo, ragione per cui quelle che vi riportiamo qui di seguito sono le tante reazioni a uno sviluppo dal quale in queste ore di fan in subbuglio e ascolti in caduta libera sembrano dipendere le sorti di un intero show. Sicuramente di ciò che verrà dopo.

LA FINE DI UN’ERA. Parlando della decisione di scostarsi dal materiale originale uccidendo Carl, Gimple ha detto a TVLine: “Volevamo raccontare una versione della storia che racchiudesse emozioni simili a quelle che si provano leggendo il materiale originale, ma in modo diverso, facendo in modo che quella parte del pubblico che legge i fumetti non potesse aspettarsi cosa sarebbe accaduto. Prevediamo di farlo ancora, a volte ritraendo momenti dei fumetti in modo fedele e altre volte in modi molto diversi, con l’obiettivo di amplificare in qualche modo il messaggio. La morte di Carl fa parte di questi ultimi. Questa in molti modi rappresenta la fine di un’era per The Walking Dead e l’inizio di una nuova”. Ma perché Carl? “Avevamo bisogno fosse un personaggio capace di spingere il mondo in una certa direzione, che veicolasse un certo messaggio” ha spiegato Gimple, che ricordiamo non tornerà al timone dello show nella già annunciata nona stagione, probabilmente anche a causa delle molte critiche. “Quel messaggio potrebbe anche essere disatteso, ma volevamo avesse l’incredibile peso di venire da questo giovane eroe nelle circostanze più gravi. E [la sua morte] può dimostrare che questo mondo è ancora il mondo di The Walking Dead, dove cose simili possono accadere. Non avrebbe potuto avere lo stesso peso [con un altro personaggio]”.

the walking dead Carl

Quella di Gimple sembrerebbe un’autocritica, al fatto che nelle ultime stagioni e soprattutto dopo l’introduzione di Negan la serie sembri aver smarrito le sue premesse originali concentrandosi un po’ troppo sulle rivalità tra i sopravvissuti. Ovviamente il personaggio interpretato da Jeffrey Dean Morgan non è il tipo capace di seppellire l’ascia da guerra e abbracciare il nemico come se niente fosse al fine di concentrare tutte le energie sulla minaccia più grande, gli zombie, e questo Gimple lo ha riconosciuto quando ha detto che il messaggio di Carl potrebbe essere “disatteso”, aggiungendo: “È vero, [tra l’altro] non dopo quello che è successo. [L’alleanza tra Alexandria, Hilltop e il Regno] ha creato un bel po’ di caos al Santuario. E sebbene Negan fosse davvero disponibile [a un cessate-il-fuoco], lui è un tipo con un’ottica molto chiara… e ben consapevole della sua immagine, quindi questo rende più difficile per lui fare un accordo con le persone sbagliate… o quelle che forse sono considerate tali”.

LA VITA DOPO CARL. Chandler Riggs, che dopo otto stagioni lascia una produzione nella quale è cresciuto e l’ha reso famoso in tutto il mondo, ha parlato così con The Hollywood Reporter di questi ultimi mesi in attesa dell’addio di Carl: “Onestamente, la quantità di affetto e sostegno che i fan hanno dimostrato nei confronti del personaggio è incredibile, come lo è vedere quanto tutti lo adorassero, lo amassero e si rivedessero in lui… È stato molto triste, perché era il mio ultimo episodio e tutto il resto. Ma è stato anche un po’ dolceamaro, perché ho amato molto il tempo trascorso nello show ed è stato un vero peccato andarsene. Ma sono anche entusiasta per le cose che verranno. Ho preso la decisione di trasferirmi a Los Angeles e fare di più da me, come film e cose del genere. Sono entusiasta di fare tutte queste cose che non ho mai fatto prima. È stato un peccato dover partire ma sono elettrizzato per quello che verrà”.

the walking dead

“L’unico grande conforto che vedo in tutto questo per Chandler è il fatto che sia diventato l’eroe della serie e dell’episodio e che, dicendo addio a Michonne e Rick, Carl abbia fatto loro un regalo per il futuro”, è stato il commento di Andrew Lincoln su Entertainment Weekly. “Avete visto questo giovanotto del tutto normale crescere sullo schermo, regalare questa performance assolutamente bella ed emozionante e dire addio. L’aspetto positivo è che siamo all’inizio della carriera di questo ragazzo, e quale inizio migliore?”. Parlando poi degli ultimi momenti sul set con Chandler, ha detto: “È stato difficile. Molto triste. Lui è stato straordinario in ogni aspetto, praticamente per tutto il tempo in cui gli sono stato accanto. Ora è un giovane uomo ed è stato uno dei più grandi privilegi vederlo crescere sullo schermo davanti ai miei occhi. Dire addio è qualcosa a cui ci siamo abituati nello show, ma lo ripeterò – sua moglie e suo figlio sono state le ragioni principali che hanno fatto uscire Rick da quel letto d’ospedale nel primo episodio, e vedere com’è andata a finire è terribilmente triste. Sono quell’uomo rimasto sul pontile, avete presente? Ha perso i suoi beni più preziosi”.

A PROPOSITO DI QUELLA SCENA. La premiere di metà stagione si è conclusa con una scena che si presta a diverse interpretazioni. Ambientata apparentemente nell’immediato futuro, la sequenza ha mostrato Rick appoggiato a un albero, pallido e sanguinante mentre pronuncia le stesse parole che Siddiq aveva detto a Carl quando lo aveva incontrato nel primo episodio della stagione 8 – “La mia pietà prevale sulla mia ira”. A proposito di questo, Lincoln ha detto: “Non posso davvero dire nulla, a parte il fatto che non ha un bell’aspetto, vero?”. Poi ha aggiunto: “Ora che avete visto l’episodio, avrete capito che gran parte di quello che si è visto nella premiere dell’ottava stagione era una premonizione – o una visione – delle speranze o delle idee di Carl per il futuro. Se togliete tutto questo dall’episodio, vi rimane la scena sotto l’albero. Rick dice qualcosa, un riferimento a una scena già vista nel mondo reale. Questo fornisce un’indicazione, che quella scena non è una premonizione… Non sto dicendo che stia effettivamente accadendo. Sto dicendo che, se fate due conti, quella scena non si svolge nell’immaginazione di Carl, perché Rick dice qualcosa che esiste nella storia reale. Quindi, è una cosa reale”.

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Qualunque sia la verità, il regista dell’episodio Greg Nicotero ha assicurato che “in futuro sicuramente ne sapremo di più. È qualcosa cui abbiamo fatto cenno un paio di volte nel corso della stagione fino ad ora. E penso di poter dire che ci sia molto da dire a proposito di ciò che attende Rick e del suo stato mentale dopo la morte di Carl. Avremo la possibilità di esplorare il modo in cui percepisce il mondo e cosa stia succedendo lungo il cammino”.

DA UN NEMICO A UN AMICO. Dell’addio di Carl e dell’uscita di scena di Riggs ha parlato anche Jeffrey Dean Morgan, che in un bel messaggio pubblicato su Instagram ha scritto: “Chandler Riggs, è stato un piacere. Non solo lavorare con te, ma conoscerti. Tu, amico mio, sei un ragazzo straordinario. Ben prima di entrare in questo cast, ero un fan… un fan che amava guardarti crescere davanti alla telecamera. Dal momento in cui hai indossato per la prima volta un cappello da sceriffo troppo grande per un ragazzo fino a quello in cui il capello calzava così bene all’uomo che Carl era diventato. Più saggio e compassionevole di tutti noi. Hai conquistato i cuori di ognuno di noi. Onestamente, uno dei motivi principali per cui ho voluto unirmi a questo gruppo di disadattati era perché ero un fan del rapporto tra Negan e Carl nei fumetti – quella trama era una delle mie preferite, come so essere una delle tue. Sarò per sempre deluso, perché abbiamo solo grattato la superficie di quello che avrebbe potuto essere. Ma, mi conforta il fatto che tu sia là fuori, a fare le tue cose. Stai diventando un giovane uomo straordinario e un attore potente. Il mondo è la tua ostrica, Riggs. Ci metteremo tutti a sedere per osservarti. Perciò, anche se non sei più nella serie, sappi che ci sono un sacco di persone qui per te se necessario, che aspettano con impazienza ciò che ti attende nel prossimo futuro. Ti voglio bene. A presto”.

 





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Comingsoon

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4 star review  Da seguire !! Un analisi lucida e assolutamente razionale sui fatti scomodi alla chiesa che come sempre i media non hanno il coraggio di divulgare .

thumb Fabio Gabardi
1/03/2018

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