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Carola Rackete, così il gip smonta il Decreto sicurezza: “Non può essere applicato a chi salva naufraghi”

Primo giorno in libertà per Carola che ha lasciato Agrigento. IIl pm nega il nullaosta per l’espulsione. Nelle tredici pagine del provvedimento il giudice spiega che “una nave che soccorre migranti non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse”.

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Un incontro con i suoi legali per decidere le prossime mosse, poi qualche giorno di riposo prima di tornare ad Agrigento – città che ha lasciato ieri sera alle 22 – per il secondo interrogatorio, questa volta con i pm che indagano per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un’ipotesi di reato per la quale, dopo il verdetto della giudice delle indagini preliminari di Agrigento Alessandra Vella ( che ieri sera l’ha rimessa in libertà), Carola Rackete affronterà il proseguo dell’indagine con molta più serenità.  Non potrà ancora tornare a casa: la procura ha già negato il nullaosta per l’espulsione per esigenze di giustizia.

Leggi il fascicolo col provvedimento

 

Le 13 pagine del provvedimento del giudice, infatti, oltre a fissare la cosiddetta “scriminante”, che di fatto giustifica la manovra azzardata con la quale la comandante della Sea Watch 3 ha disobbedito all’ultimo alt rischiando di schiacciare contro il molo di lampedusa una motovedetta della Guardia di finanza, fissa alcuni principi di fondamentale importanza anche per tutte le altre navi umanitarie che operano soccorsi e che in questi giorni, dalla Open Arms a Mediterranea a Sea eye sono tornate nel Mediterraneo.

Il decreto sicurezza bis

Innanzi tutto, secondo la gip, “le direttive ministeriali sui porti chiusi e il divieto di ingresso in acque territoriali” previsto dal decreto sicurezza e per il quale le motovedette italiane hanno intimato l’alt alla Sea Watch fin dall’approssimarsi alle acque italiane non può essere applicato. Perché una nave che soccorre migranti non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse. In ogni caso, sottolinea il giudice, la violazione del divieto viene punito dal decreto solo con la sanzione amministrative e non più penale.

Il dovere di soccorso

E’ il principio fondamentale dell’ordinanza della gip Vella, appunto la scriminante che la giudice ha fatto prevalere nell’analisi della condotta della comandante . “L’attracco al porto di lampedusa – scrive la gip – appare conforme al testo unico per l’immigrazione nella parte in cui fa obbligo al capitano e alle autorità nazionali indistintamente di prestare soccorso e prima assistenza allo straniero rintracciato in occasione dell’attraversamento irregolare della frontiera”.

I porti sicuri

L’ordinanza mette per la prima volta per iscritto che la scelta di un comandante di nave che soccorre migratiin zona sar libica di far prua verso l’Italia è legittima perché ” in Libia e in Tunisia non ci sono porti sicuri” e l’obbligo del comandante non si esaurisce nel prendere a bordo i naufraghi ma prevede lo sbarco in un luogo dove sono loro garantiti i diritti, a cominciare dal diritto d’asilo. Che la Tunisia non prevede.

La nave da guerra

Secondo il gip Vella, le motovedette della Finanza non sono da considerarsi una nave da guerra e dunque l’inosservanza di un loro ordine non è punibile secondo quanto previsto dal codice della navigazione. “Le unità navali della Guardia di finanza – scrive la gip – sono da considerarsi navi da guerra solo quando operano  al di fuori dalle acque territoriali ovvero in porti esteri ove non vi sia un’autorità consolare”.

Nessuna volontà di schiacciamento

La giudice ha accolto in pieno anche la ricostruzione di carola Rackete secondo cui con la sua manovra in porto non aveva alcuna intenzione di colpire la motovedetta della Finanza. “Da quanto emerge dal video deve essere molto ridimensionato nella sua portata offensiva rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria”.
Nelle prossime ore partirà anche l’iter di espulsione di carola Rackete dal territorio nazionale firmato ieri sera dal prefetto di Agrigento Dario Caputo secondo le direttive impartite dal ministro Salvini. Ma l’esecuzione del provvedimento sembra impossibile visto che dovrà essere convalidato dal giudice. La Procura però ha già negato il nullaosta fino a quando non saranno cessate le esigenze di giustizia, dunque certamente fino al 9 luglio. Nel frattempo il procuratore Luigi Patronaggio e l’aggiunto Salvatore Vella valuteranno se proporre ricorso contro il provvedimento del gip andato ben oltre la loro richiesta di applicare a carola Rackete il divieto di dimora in provincia di Agrigento. Allo studio dei legali della Sea watch anche il possibile ricorso contro il sequestro probatorio della nave che ieri è stata condotta al porto di Licata





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la Repubblica

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Gli altri siti Unesco a rischio per i cambiamenti climatici in Italia

Secondo uno studio pubblicato dall’università di Kiel, nel nostro paese 13 siti Unesco potrebbero scomparire entro il 2100

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HOME ATTUALITÀ AMBIENTE Gli altri siti Unesco a rischio per i cambiamenti climatici in Italia Secondo uno studio pubblicato dall'università di Kiel, nel nostro paese 13 siti Unesco potrebbero scomparire entro il 2100 (foto: Getty Images/Filippo Monteforte)

Le mmagini di Venezia allagata e la sua laguna, sito patrimonio dell’Unesco, ci fanno interrogare sul futuro di un immenso patrimonio artistico che rischia sempre più seriamente di andare perduto. La relazione fra le gli eventi climatici e questi siti dall’enorme valore storico-culturale sarà un punto da non sottovalutare nel futuro prossimo anche in altri luoghi d’Italia, però. Infatti, secondo uno studio dell’università di Kiel (Germania), pubblicato nel 2018 su Nature Communication, nel nostro paese ci sono ben 13 siti dichiarati patrimonio dell’Unesco che entro il 2100 potrebbero scomparire a causa delle inondazioni.

Nell’area del Mediterraneo, area su cui si focalizza la ricerca, l’Italia pagherebbe, secondo quanto emerge, il tributo più alto. In particolare, lo studio ipotizza quattro scenari di aumento del livello del mare entro la fine del secolo e calcola così livelli di rischio diversi. “Entro il 2100” – si legge – “il rischio di alluvione potrebbe aumentare del 50% e quello di erosione del 13% in tutta la regione considerata”. Si capisce quindi l’importanza di agire in maniera preventiva, in modo da tutelare il patrimonio storico-artistico. Solo considerando la possibilità alluvione (e non erosione) “il numero più alto dei siti Unesco a rischio si trova in Italia, seguita da Croazia e Grecia”.

Su una scala da 0 a 10, il picco si tocca proprio in corrispondenza di tre siti italiani: “Venezia e la sua Laguna, Ferrara città del Rinascimento e l’area archeologica e la Basilica patriarcale di Aquileia”. Il report spiega anche che trovandosi lungo il mar Adriatico settentrionale la possibilità di inondazioni in un orizzonte temporale futuro aumenta. Fortemente a rischio nella stessa area sono anche le ville palladiane di Vicenza. Queste previsioni identificano quindi nell’innalzamento dei mari un potenziale motivo di estrema preoccupazione per il nostro patrimonio.

Oltre questi siti Unesco appena citati, gli altri luoghi patrimonio dell’umanità che rischiano di scomparire entro fine secolo sono dislocati su tutto il territorio nazionale. In questo caso però il rischio è moderato rispetto ai precedenti (il livello che l’acqua da raggiungere oscilla fra 1,8 e 2 metri di altezza) ma non è assente, soprattutto considerando i cambiamenti climatici all’orizzonte.

Un’alta concentrazione di siti si trova in Campania: la Costiera Amalfitana, Pompei e Ercolano, il parco nazionale del Cilento e il Vallo di Diano e, infine, il centro storico di Napoli. Due siti sono in Sicilia, ovvero Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica e le città della Val di Noto. Risalendo lo stivale sarebbe a rischio anche il campo dei Miracoli a Pisa, le Cinque Terre e Portovenere in Liguria e le Strade Nuove e il sistema dei Palazzi dei Rolli a Genova.





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Wired

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Venezia, l’acqua alta record fa “centinaia di milioni di danni” nel centro e accende la polemica sul Mose. Conte: “Finirlo presto, entro il 2021”

La marea a 1,87 metri colpisce anche la Basilica di San Marco e il Teatro La Fenice. Gondole e vaporetti strappati dagli ormeggi e spinti sulle rive. Un morto nella notte. Il premier: “Situazione drammatica, domani in Consiglio dei ministri portiamo lo stato di emergenza. Il Mose? Completato il 92-93% dell’opera, bisogna finirlo”. Salvini provoca sull’opera incompiuta. Fonti M5s: “Governa la Regione da anni, è materia concorrente”

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Un morto, gondole e barche scaraventate sulle rive, giganteschi vaporetti accartocciati sui masegni agli Schiavoni come giocattoli. Venezia subisce la peggiore alta marea dal 1966 e il centro storico colpito nei simboli, dalla Basilica di San Marco al Teatro La Fenice, diventa il terreno di scontro sul Mose, l’eterna incompiuta che sulla carta dovrebbe proteggere la città in giornate come questa. L’opera, dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, arrivato in serata in laguna, va “completata rapidamente” , visto che “siamo al 92-93% dell’opera”. Quindi si sbilancia: “Riuniremo il comitatone, non dobbiamo prendere in giro i cittadini dicendo che completeremo il Mose l’anno prossimo – dice in tarda serata – Sarà verosimilmente completato nella primavera del 2021″. Mentre la situazione critica in cui versa la città a causa dell’acqua alta – che ha toccato il record di 1 metro e 87 centimetri – verrà affrontata in Consiglio dei ministri giovedì, in tarda mattinata: “Sicuramente prenderà in carico la richiesta di stato di emergenza del presidente Zaia. Allo stato non ci sono ragioni per negarlo e stanziare i primi fondi”, ha spiegato il premier rispondendo agli appelli del sindaco Luigi Brugnaro e del governatore veneto Luca Zaia, che parla di “devastazione totale” e dice che il Mose fosse stato in funzione avrebbe protetto Venezia. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ci mette il carico: “L’opera del Mose è fondamentale anche se non riguarda la zona di San Marco, su cui bisogna fare altre riflessioni, ma conto che la manovra esca con 100 milioni di euro per mettere in esercizio un’opera piuttosto che tenerla ferma”. Un’accusa che fonti del M5s giudicano “irricevibile” perché la Lega governa la Regione “da molto tempo ed ha competenza concorrente con lo Stato” sull’opera.

La marea a 1,87 metri colpisce anche la Basilica di San Marco e il Teatro La Fenice. Gondole e vaporetti strappati dagli ormeggi e spinti sulle rive. Un morto nella notte. Il premier: “Situazione drammatica, domani in Consiglio dei ministri portiamo lo stato di emergenza. Il Mose? Completato il 92-93% dell’opera, bisogna finirlo”. Salvini provoca sull’opera incompiuta. Fonti M5s: “Governa la Regione da anni, è materia concorrente”
Un 78enne morto durante la mareggiata
Nella notte la mareggiata ha causato la morte di un uomo di 78 anni, rimasto fulminato mentre cercava di far ripartire le elettropompe nella sua casa allagata a Pellestrina. Un altro anziano è stato trovato morto nella sua casa: è un decesso naturale, a causa di un malore. Nella notte si sono verificati diversi incendi a causa delle centraline elettriche invase dall’acqua: uno di questi ha colpito anche l’interno del museo di Cà PesaroAll’interno della Basilica di San Marco l’acqua è arrivata a un metro e il sistema di valvole e pompe è progettato per funzionare con al massimo 85-88 centimetri: tutta la cripta è stata sommersa e dentro la basilica, nel momento di picco di marea, si misurava dalla pavimentazione quasi un metro e 10 di acqua. “Siamo stati a un soffio dall’Apocalisse”, ha spiegato all’Ansa il procuratore della Basilica di San Marco, Pierpaolo Campostrini, ringranziando il personale per la velocità con cui è intervenuto. L’acqua alta che ha colpito Venezia non ha risparmiato nemmeno il Teatro La Fenice. Il capo politico M5s Luigi Di Maio ha annunciato una moratoria verso imprese artigiani, commercianti, famiglie: “Gli imprenditori e le associazioni che fanno grande questa regione ci chiedono che si blocchino mutui e contributi. A questa richiesta dobbiamo rispondere subito”, ha scritto su Facebook.

Neve in Alto Adige: in 15mila senza corrente
Il maltempo ha colpito anche l’Alto Adige, dove a causa delle copiose nevicate ci sono 15mila utenze al momento senza corrente elettrica. Le situazioni più complicate si registrano nella zona dolomitica e in quella orientale del territorio altoatesino. Fra Barbiano, Laion, la Val Pusteria e la Val Gardena, il principale distributore di energia elettrica della Provincia di Bolzano è all’opera con diverse squadre di intervento per risolvere la situazione nel più breve tempo possibile. Il traffico è inoltre interrotto lungo la linea ferroviaria della val Pusteria a causa della caduta sui binari di diversi alberi, anche di grandi dimensioni. I lavori per lo sgombero dureranno probabilmente sino a questa sera e, prima di allora, i treni non potranno tornare a viaggiare lungo la linea tra Fortezza e San Candido. Sempre per motivi di sicurezza sono numerose le strade chiuse al traffico a causa della caduta di alberi. Anche sulle Dolomiti venete si segnala rischio valanghe, mentre nel Trevigiano sono stati oltre 100 gli interventi dei Vigili del Fuoco.





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Clima, migliaia di studenti in piazza in 160 città: “Ci avete rotto i polmoni”|

La protesta dei “Fridays for future” coinvolge altri 210 Paesi. Da Milano a Torino, a Napoli, manifestano ragazzi dalle elementari allʼuniversità

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Decine di migliaia di studenti stanno manifestando nelle piazze di 160 città italiane per chiedere ai potenti della Terra di intervenire contro i cambiamenti climatici. Da Milano a Napoli, tanti giovani scandiscono i loro slogan: “Ci avete rotto i polmoni” e “Non rompeteci il futuro”. Solo nel capoluogo lombardo gli organizzatori parlano di 200mila persone. Su Twitter sono arrivati anche gli auguri di Greta: “Il cambiamento sta arrivando”.

A Napoli il corteo cambia destinazione: “Siamo in troppi”

Cambia meta il corteo di Friday for future a Napoli. I manifestanti, da programma, dovevano giungere in piazza Dante, che però è stata ritenuta insufficiente dagli organizzatori alla luce delle presenze, oltre 100mila. Così, con l’autorizzazione delle forze dell’ordine, gli studenti stanno proseguendo verso il Museo archeologico nazionale e piazza Cavour. Una parte del corteo è stata fermata in piazza Dante, ma solo per consentire a tutti di potersi muovere senza difficoltà.

A Foggia studenti in piazza per il Friday for future

Con i volti dipinti di verde e di blu, e tanti striscioni colorati, anche gli studenti foggiani delle scuole medie e superiori sono scesi in piazza per protestare contro i cambiamenti climatici nell’ambito del Friday for future. In 2mila, secondo gli organizzatori, attraversano le vie della città. I ragazzi si sono radunati in piazza Italia scandendo lo slogan “Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città, “Scendi giù, scendi giù manifesta pure tu”, “Siamo qui per il nostro futuro, siamo la generazione più a rischio”.

Milano, gli organizzatori: “In corteo siamo in 200mila”

“Questa mattina siamo in circa 200mila a sfilare per le strade di Milano”. Lo ha detto Sara Brizzolara, una delle organizzatrici della manifestazione, aggiungendo che “fa piacere vedere che questo venerdì non stanno partecipando solamente gli attivisti che sono sensibili alla tutela dell’ambiente ma che questo tema abbia toccato tantissime persone di età diverse”.

A Napoli in migliaia, corteo lungo 1 km e mezzo

Sono migliaia i giovani che a Napoli stanno prendendo parte al Friday for future. Poco più di un chilometro e mezzo interamente coperto da manifestanti. Il ragazzi hanno occupato entrambe le carreggiate e il traffico è completamente sospeso.

Zingaretti: “Salvare pianeta responsabilità tutti”

“Se la Terra muore non c’è più posto per nessuno. Serve un nuovo modello di sviluppo giusto e sostenibile. Salvare il pianeta è una responsabilita’ di tutte e tutti. Noi ci siamo. #FridayForFuture”. Lo scrive su Twitter il segretario Pd Nicola Zingaretti.

Palermo, ragazzi vestiti di nero spezzano il corteo: fuggi fuggi

Tensione al corteo degli studenti a Palermo. Un gruppo di una trentina di giovani, vestiti tutti di nero, ha cercato di spezzare in due il lungo serpentone all’altezza dell’ex palazzo del Msi, creando il panico. Tanta gente, anche genitori con i figli delle scuole medie, ha rischiato di essere schiacciata sul cantiere della metropolitana. C’è stato un fuggi fuggi. In azione gli agenti antisommossa.

Auguri di Greta ai cortei: “Il cambiamento sta arrivando”

“La Nuova Zelanda apre la strada al secondo venerdì di #WeekForFuture. Le prime informazioni ci parlano di 170mila persone in piazza solo lì per lo scioper per il clima, il 3,5% della popolazione. buona fortuna a tutti quelli che protestano in tutto il mondo. Il cambiamento sta arrivando!”. Lo afferma su Twitter Greta Thunberg.

Sono “150mila” i manifestanti che a Milano stanno prendendo parte al corteo del movimento dei giovani per il clima Fridays For Future. Lo ha spiegato un portavoce del FFF Milano.

Migliaia a Firenze: “Il pianeta è nostro”

Oltre 10mila giovani manifestano a Firenze scandendo slogan ispirati al movimento di Greta Thunberg: “Il pianeta è nostro e ce lo riprendiamo, i partiti in piazza non li vogliamo”. Anche qualche coro per il sindaco Dario Nardella, invitato a “non chiacchierare”.





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Tgcom

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