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Casamonica, maxi-blitz per abbattere otto ville del clan

Un corteo di ruspe e bus con a bordo gli agenti è partito dal centro carni di Tor Sapienza, con l’obiettivo di buttare giù gli otto fabbricati. A bordo anche primo cittadino che, insieme al comandante della Polizia Locale Antonio Di Maggio, ha fortemente voluto l’operazione: “Finora – ha detto poi in conferenza stampa – era mancata la volontà politica, il coraggio”

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Alcune delle ordinanze di demolizione risalgono addirittura agli anni Ottanta. Ma le regge dei “sovrani di Roma sud” nessuno aveva avuto mai il coraggio di toccarle. Pompose, kitsch e pure abusive, le ville dei Casamonica nel feudo del quartiere Quadraro dovevano essere buttate giù da tempo, da almeno 20 anni. Invece, solo oggi il Comune di Roma è stato in grado di sferrare un duro colpo al clan sintianche sulla scia delle maxi-operazioni di proocura di Roma e carabinieri portate a termine negli ultimi mesi e del risalto mediatico ottenuto da alcuni fatti di cronaca, come il raid al Roxy bar di via Barzilai alla Romanina, il primo aprile 2018. Che poi, mafia o non mafia, gli abusi edilizi restano tali, e questi erano certi e certificati da decenni.

 

 

40 sgomberati, Raggi: “Mancava coraggio” – Una vera e propria operazione militare della polizia locale di Roma Capitale che hanno imposto lo sgombero a circa 40 persone, alcune delle quali minori, e hanno rinvenuto cocaina durante l’azione. “Quella di oggi è una giornata storica per la città di Roma e per i romani”, scrive su Facebook la sindaca Virginia Raggi, che è anche andata al Quadraro dove è stata oggetto di insulti, anche sessisti, da parte degli occupanti delle abitazioni sgomberate. “Ho voluto partecipare alle operazioni di sgombero e abbattimento per manifestare la presenza delle istituzioni al fianco dei cittadini nella lotta all’illegalità e alla criminalità – scrive Raggi sui social – Noi non abbassiamo lo sguardo. Si tratta dell’operazione più imponente contro la criminalità mai realizzata dai caschi bianchi di Roma. Quelle villette erano da 30 anni lì, realizzate in palese violazione di regolamenti edilizi, vincoli paesaggistici, ferroviari ed archeologici. Alcune case avevano persino inglobato interi tratti dello storico acquedotto felice”. La Raggi ha tenuto anche una conferenza stampa al VII municipio con il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra durante la quale ha detto che finora “nessuno aveva avuto il coraggio” di procedere: “Alcuni procedimenti erano di fatto conclusi ma erano stati messi nel fondo di un cassetto e rimasti lì silenti”.

Salvini: “La pacchia è finita” – Sul posto è corso anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini che nei giorni scorsi aveva annunciato un’operazione simile per la prossima settimana. “Piano piano stiamo riportando pezzi di città alla legalità – dice il vicepresidente del Consiglio – È un bel segnale per Roma, non è il primo e non sarà l’ultimo. Le regole tornano ad essere rispettate. Non sono entrato nelle villette per non intralciare il lavoro delle forze dell’ordine, ma da quello che si vede è emerso lo spazio abbondante occupato e lo sfarzo alle spalle degli altri. La pacchia è finita”.

Il comprensorio di famiglia – L’area è quella adiacente a via del Quadraro, alle spalle del Parco di Torre del Fiscale e adiacente alla ferrovia Roma-Napoli, in parte proprietà del demanio delle Fs, dove i Casamonica – e le loro ramificazioni in Di SilvioSpada e Spinelli – hanno ottenuto i diritti di superficie. Otto ville in tutto ai civici 106 e 108, tutte su due livelli, che vanno dai 150 ai 400 mq totali. Un unico vasto comprensorio di famiglia. Una di queste abitazioni risulterebbe intestata a Luciano Casamonica, pluripregiudicato del quale gli inquirenti negli anni scorsi hanno documentato anche collegamenti con la ‘ndrangheta. Le abitazioni sono tuttora abitate dalle famiglie di alcuni dei capi arrestati durante l’ultima ondata del luglio scorso, situazione che nei giorni scorsi ha creato non poche preoccupazione fra i vertici di via della Consolazione.

500 agenti, operazione durerà un mese – Questa mattina, un corteo di ruspe in dotazione al Comune di Roma è partito dal centro carni di Tor Sapienza in direzione Quadraro, con l’obiettivo di buttare giù, uno ad uno, tutti gli otto fabbricati. A bordo di una di queste, la sindaca, che insieme al comandante della Polizia Locale, Antonio Di Maggio, ha fortemente voluto l’operazione odierna, anche in risposta ai proclami del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che aveva annunciato un’operazione simile fra una settimana. Al seguito, oltre 500 agenti di polizia locale, che rispondono a 8 comandanti di gruppo (ognuno al comando di una squadra, una per villa) e altri presenti all’interno dell’ufficio mobile di coordinamento e ai confini della zona rossa. “Le operazioni sono iniziate questa mattina verso le 4, proseguiranno per tutta la giornata, avremo turni h24 per i prossimi 30 giorni fino alla fine delle demolizioni”, ha spiegato Di Maggio.

Alcune demolizione attese dal 1977 – La famiglia sinti è molto radicata nel quadrante sud-est della Capitale, sulla direttrice della via Tuscolana, da Arco di Travertino fino alla Romanina. A vicolo Porta Furba, ad esempio, nel luglio scorso sono stati arrestati Giuseppe Casamonica e i suoi adepti. Altre “cellule” sono dislocate fra Cinecitta’, Don Bosco, Morena e La Romanina. Proprio in quest’ultima zona, altro “feudo” del clan sinti, la Polizia Locale ha documentato un’altra serie di abusi annosi – e mai demoliti – come quelli di via Domenico Baccarini 50, 52 e 58, dove le demolizioni si attendono addirittura dal 1977. Il loro patrimonio immobiliare, secondo la Dia, supererebbe i 90 milioni di euro.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Siamo riusciti a estrarre ossigeno dalle rocce lunari

Un team di chimici dell’università di Glasgow è riuscito finalmente a estrarre dalla regolite il 96% di ossigeno e sottoprodotti metallici. Entrambi fondamentali per la futura colonizzazione della Luna

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Senza atmosfera, secca e rocciosa. Che la Luna sia del tutto inospitale per gli esseri umani è evidente. Eppure, il nostro satellite è ricco di ossigeno: sappiamo, infatti, che la regolite, quello strato granuloso che ricopre il suolo lunare, ne è piena. E ora, un team di ricercatori dell’Università di Glasgow, in Scozia, è riuscito finalmente a capire come estrarlo. Lo studio, che è stato appena pubblicato sulla rivista Planetary and Space Science, dimostra inoltre che il nuovo processo non produce rifiuti: se da una parte si ottiene l’ossigeno, dall’altra viene estratta una serie di leghe metalliche. Questi sotto prodotti, spiegano i ricercatori, sarebbero davvero utili per favorire futuri viaggi e la permanenza dell’essere umano sulla Luna.

Grazie alle analisi dei campioni di regolite riportati a Terra dalle precedenti missioni lunari, sappiamo che l’ossigeno è davvero molto abbondante sulla superficie della Luna. Basti pensare che questo

elemento occupa circa il 40-45% del peso totale della regolite. “Questo ossigeno è una risorsa estremamente preziosa, ma è legato chimicamente alla regolite sotto forma di ossidi e non è quindi disponibile per l’uso immediato”, spiega l’autore dello studio Beth Lomax, chimico dell’Università di Glasgow.

Finora ci sono stati parecchi tentativi per riuscire a estrarre l’ossigeno, ma senza grandi successi. Per esempio, gli scienziati si sono serviti di processi chimici quali la riduzione degli ossidi di ferro usando l’idrogeno per produrre acqua, e poi l’elettrolisi per separare l’idrogeno dall’ossigeno nell’acqua; oppure, di un processo molto simile, utilizzando il metano anziché l’idrogeno. Tuttavia, queste tecniche si sono dimostrate molto poco efficienti, eccessivamente complicate e che richiedono temperature così elevate, tanto da sciogliere la regolite.

(foto: Beth Lomax, University of Glasgow)


Per capire in che modo si potesse estrarre ossigeno, i ricercatori del nuovo studio si sono serviti di campioni terrestri molto simili nella loro composizione a quelli lunari. Nei loro esperimenti, però, Lomax e il suo team hanno deciso di saltare la fase di riduzione chimica e sono passati direttamente all’elettrolisi della regolite in polvere. “Il nuovo processo si basa su un metodo chiamato elettrolisi di sali fusi (che utilizza il sale cloruro di calcio come elettrolita, ndr) grazie al quale siamo stati in grado di estrarre praticamente tutto l’ossigeno presente”, ha spiegato Lomax. “I metodi finora utilizzati per l’estrazione dell’ossigeno hanno rese significativamente più basse e richiedono la fusione della regolite con temperature oltre 1.600 gradi Celsius”. A differenza, invece, dei 950 gradi che sono serviti in questo nuovo esperimento per estrarre il 96% dell’ossigeno presente nel campione di regolite.

Inoltre, spiegano i ricercatori, i sottoprodotti del nuovo processo sono stati tre gruppi di leghe metalliche, ossia ferro-alluminio, ferro-silicio e calcio-silicio-alluminio, tutti potenzialmente utilizzabili. “Questa è la prima dimostrazione riuscita dell’estrazione di ossigeno dalla regolite lunare che produce leghe metalliche come sottoprodotti”, hanno scritto i ricercatori nel loro studio. “Questo processo offrirebbe ai futuri coloni lunari l’accesso all’ossigeno per il carburante e il sostentamento della vita, nonché a una vasta gamma di leghe metalliche per la produzione in situ”, ha commentato in una dichiarazione James Carpenter dell’Esa.





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Clima, migliaia di studenti in piazza in 160 città: “Ci avete rotto i polmoni”|

La protesta dei “Fridays for future” coinvolge altri 210 Paesi. Da Milano a Torino, a Napoli, manifestano ragazzi dalle elementari allʼuniversità

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Decine di migliaia di studenti stanno manifestando nelle piazze di 160 città italiane per chiedere ai potenti della Terra di intervenire contro i cambiamenti climatici. Da Milano a Napoli, tanti giovani scandiscono i loro slogan: “Ci avete rotto i polmoni” e “Non rompeteci il futuro”. Solo nel capoluogo lombardo gli organizzatori parlano di 200mila persone. Su Twitter sono arrivati anche gli auguri di Greta: “Il cambiamento sta arrivando”.

A Napoli il corteo cambia destinazione: “Siamo in troppi”

Cambia meta il corteo di Friday for future a Napoli. I manifestanti, da programma, dovevano giungere in piazza Dante, che però è stata ritenuta insufficiente dagli organizzatori alla luce delle presenze, oltre 100mila. Così, con l’autorizzazione delle forze dell’ordine, gli studenti stanno proseguendo verso il Museo archeologico nazionale e piazza Cavour. Una parte del corteo è stata fermata in piazza Dante, ma solo per consentire a tutti di potersi muovere senza difficoltà.

A Foggia studenti in piazza per il Friday for future

Con i volti dipinti di verde e di blu, e tanti striscioni colorati, anche gli studenti foggiani delle scuole medie e superiori sono scesi in piazza per protestare contro i cambiamenti climatici nell’ambito del Friday for future. In 2mila, secondo gli organizzatori, attraversano le vie della città. I ragazzi si sono radunati in piazza Italia scandendo lo slogan “Se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città, “Scendi giù, scendi giù manifesta pure tu”, “Siamo qui per il nostro futuro, siamo la generazione più a rischio”.

Milano, gli organizzatori: “In corteo siamo in 200mila”

“Questa mattina siamo in circa 200mila a sfilare per le strade di Milano”. Lo ha detto Sara Brizzolara, una delle organizzatrici della manifestazione, aggiungendo che “fa piacere vedere che questo venerdì non stanno partecipando solamente gli attivisti che sono sensibili alla tutela dell’ambiente ma che questo tema abbia toccato tantissime persone di età diverse”.

A Napoli in migliaia, corteo lungo 1 km e mezzo

Sono migliaia i giovani che a Napoli stanno prendendo parte al Friday for future. Poco più di un chilometro e mezzo interamente coperto da manifestanti. Il ragazzi hanno occupato entrambe le carreggiate e il traffico è completamente sospeso.

Zingaretti: “Salvare pianeta responsabilità tutti”

“Se la Terra muore non c’è più posto per nessuno. Serve un nuovo modello di sviluppo giusto e sostenibile. Salvare il pianeta è una responsabilita’ di tutte e tutti. Noi ci siamo. #FridayForFuture”. Lo scrive su Twitter il segretario Pd Nicola Zingaretti.

Palermo, ragazzi vestiti di nero spezzano il corteo: fuggi fuggi

Tensione al corteo degli studenti a Palermo. Un gruppo di una trentina di giovani, vestiti tutti di nero, ha cercato di spezzare in due il lungo serpentone all’altezza dell’ex palazzo del Msi, creando il panico. Tanta gente, anche genitori con i figli delle scuole medie, ha rischiato di essere schiacciata sul cantiere della metropolitana. C’è stato un fuggi fuggi. In azione gli agenti antisommossa.

Auguri di Greta ai cortei: “Il cambiamento sta arrivando”

“La Nuova Zelanda apre la strada al secondo venerdì di #WeekForFuture. Le prime informazioni ci parlano di 170mila persone in piazza solo lì per lo scioper per il clima, il 3,5% della popolazione. buona fortuna a tutti quelli che protestano in tutto il mondo. Il cambiamento sta arrivando!”. Lo afferma su Twitter Greta Thunberg.

Sono “150mila” i manifestanti che a Milano stanno prendendo parte al corteo del movimento dei giovani per il clima Fridays For Future. Lo ha spiegato un portavoce del FFF Milano.

Migliaia a Firenze: “Il pianeta è nostro”

Oltre 10mila giovani manifestano a Firenze scandendo slogan ispirati al movimento di Greta Thunberg: “Il pianeta è nostro e ce lo riprendiamo, i partiti in piazza non li vogliamo”. Anche qualche coro per il sindaco Dario Nardella, invitato a “non chiacchierare”.





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Tgcom

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La polizia soccorre una famiglia povera: nell’Italia dell’odio c’è ancora posto per la solidarietà

Una famiglia in difficoltà, una chiamata alla polizia locale si trasformano in una bella storia di solidarietà

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Poi ci sono le storie piccole, piccole che non ce la fanno ad entrare neanche nella piccola cronaca. Rosamaria, mia amica ed anche giornalista brava ed attenta, me ne segnala una della sua Calabria. Sabato sera, Cosenza, inizia una notte di fine estate. “Su un marciapiede, in centro, c’è una famiglia accampata…” La telefonata non è di fastidio. Arriva alla polizia di Stato perchè in un Paese civile la polizia c’è per venire incontro e difendere chi è debole e indifeso.

E così, una pattuglia si sposta nella zona segnalata dalla telefonata e ai margini del marciapiede trova loro: una coppia di iracheni con tre figli di 11, 6 e 4 anni. Stanno sdraiati, uno accanto all’altro, su sottili lettini improvvisati, in attesa della notte che per loro fortuna è ancora mite. Stanno accanto alla piccolissima tenda verde e bianca donata loro da un cittadino della zona. Il muro sulle loro teste offre una scritta: “Dici che non potrà finire mai…”. Probabilmente un messaggio d’amore di adolescenti, che sulla testa di questa famiglia si offre ad ogni interpretazione sul loro presente e sul nostro.

La famiglia è regolarmente in Italia, su loro pesa il disagio di chi si è lasciato alle spalle una guerra di dimensioni enormi. E la fuga è ancora pesante, sogno ricorrente. Sono in strada perchè il disagio e il bisogno non hanno frontiere, nazionalità e colore, non hanno muri. Disagio e povertà sono un pò come la morte, sono quella livella della poesia del principe De Curtis. E’ il benessere ad avere frontiere impenetrabili, un muro inespugnabile. Prima cosa alla quale pensano i poliziotti, dare acqua e da mangiare alla famiglia, e lo fanno.

Poi, nonostante l’ora tarda, un po’ di telefonate ad associazioni del volontariato e a case famiglia per recuperare un tetto alla coppia e ai loro tre figlioletti. Troppo tardi, non c’è modo di trovare un interlocutore per un tetto. E’ allora che i poliziotti si guardano in faccia, senza aver bisogno di parlarsi. Chiamano un hotel modesto e dignitoso, accompagnano la famiglia in albergo, si assicurano che tutto andrà bene per la notte, una carezza ai bambini e mettono mano al portafogli. Spesa divisa equamente tra loro.

Si potrebbe accompagnare questo piccolo racconto con tante considerazioni, ma è meglio lasciarlo così, asciutto. Solo una piccola cronaca di cuore. Un cuore in divisa. E questa volta la divisa è tutto onore.





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Globalist

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