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PRETI PEDOFILI

Chiesa Usa voleva stop a legge pedofilia

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La Chiesa pagò 2,1 milioni di dollari alcune società di lobbisti per fare rimuovere le normative che abolivano la prescrizione dei reati di pedofilia

mergono sempre di più i particolari raccapriccianti in merito agli abusi sessuali degli esponenti della Chiesa Cattolica nei confronti dei #bambini. L’ ANSA ed altre agenzie stampa in tutto il globo, riportano che, la Conferenza Episcopale della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti, guidata dal cardinale arcivescovo di New York Timothy Dolan, ha pagato tra il 2007 ed il 2015 la cifra astronomica di 2,1 milioni di dollari ad alcune società di lobbisti con l’obiettivo di bloccare l’approvazione di una legge, “Child Victims Act”, e di altre misure che avrebbero reso più semplice per le vittime dei preti pedofili fare causa alla Chiesa Cattolica.

La stessa notizia appare sul tabloid New York Daily News citando documenti statali. Uno dei punti piuù osteggiati l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori e l’apertura di una ‘finestra’ di un anno per le vittime che non possono più fare causa in base alla legge vigente.

chiesa

La Chiesa Cattolica, in sostanza, avrebbe pagato per fare rimuovere le leggi e le normative che negavano la prescrizione sui casi di #pedofilia. Non sono rari i casi in cui, leggi di parte, consentono ai preti pedofili l’opportunità di temporeggiare fino alla scadenza dei termini di reato ed evitare il carcere perchè, appunto, lo stesso reato viene prescritto.

Altre normative non costituiscono obbligo di denuncia dei reati di pedofilia di cui la Chiesa viene a conoscenza, vuoi per confidenze dei genitori dei bambini che spesso chiedono aiuto ai superiori del prete pedofilo, vuoi perchè gli stessi superiori (o viceversa) vengono a conoscenza di casi di pedofilia commessi da un “confratello”.

Il pagamento di 2,1 milioni di dollari sarebbe quindi servito alla Chiesa Cattolica per tenere nel segreto i casi di pedofilia avvenuti al suo interno e ad evitare il carcere con l’opportunità della prescrizione del reato per decorrenza dei termini.

C’è da domandarsi, di fronte a condanne ed evidenze di reato, se continuare a finanziare queste persone non implichi il cittadino in una forma di complicità nei reati di pedofilia.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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3 Commenti

3 Comments

  1. Athos Biserna

    3 Giugno 2016 at 16:51

    vi siete mai chiesti cos è la chiesa prima di blaterare senza aver pensato con la vostra testa.milioni di persone sono pro ed altrettante sono contro se fosse nel bene o nel maale una cosa chiara non ci sarebbe tanta disparita di idee.ragionate senza farvi raccontare nulla pensateci e magari leggete sia chi professa e chi è contro poi fatevi la vostra opinione. e mi fa rabbia che miliardi di persone parlino x sentito dire.

    • Marco Dimitri

      10 Giugno 2016 at 15:51

      @Athos Biserna: Milioni di seguaci non significa che la religione si basi sul concreto. Ciò che è concreto ha milioni di riscontri sempre e comunque ripetibili. Ad oggi gli unici riscontri concreti sulle religioni sono quelli investigativi. I crimini esistono, Dio o chi per esso invece no, mai trovato traccia.

    • Andrea Pasciuta

      10 Giugno 2016 at 16:09

      @Athos Biserna: Secondo il tuo commento se un gruppo numeroso di persone è favorevole nei riguardi di qualcosa allora automaticamente quella cosa diviene giusta, vorrei ricordare che moltissime persone sono favorevoli nei confronti dell’ideologia nazista, ciò dovrebbe rendere il nazismo una cosa giusta?

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PRETI PEDOFILI

Vittime italiane della pedofilia scrivono alla Cei, ma non ricevono risposta

parlano le vittime degli abusi sessuali:«Vorremmo essere ascoltate» ma la CEI non risponde

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Città del Vaticano – La lettera indirizzata al cardinale Gualtiero Bassetti porta la data dal 20 dicembre 2018 e contiene la richiesta di un incontro con i vertici della Cei (proprio come ha esortato di fare Papa Francesco prima del vertice di febbraio sulla pedofilia). Alle vittime italiane però non è ancora arrivata nessuna risposta. «Scriviamo direttamente a lei, nella speranza che voglia cogliere l’invito di qualche giorno fa che Papa Francesco ha inviato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali ad incontrare le vittime di abusi sessuali, in preparazione dell’incontro del prossimo febbraio sullo specifico tema degli abusi. Alcuni di noi le hanno già scritto più volte in copia conoscenza attraverso lettere scritte a Papa Francesco, per le quali non è stata ricevuta alcuna risposta. Ci rivolgiamo quindi a lei nella speranza di vedere accolta la nostra richiesta di essere ricevuti, ritenendo autentico e sincero il desiderio della gerarchia della chiesa di voler ascoltare le vittime».

L’associazione L’abuso ritiene insufficienti le scuse sulla tolleranza zero se poi «non sono mai seguite da azioni concrete in riparazione ai gravissimi danni arrecati a tante vittime e al loro contesto familiare. Attendiamo una sua gradita risposta nella speranza che non voglia sottrarsi all’invito del Papa e alla nostra disponibilità nel fornire un contributo che riteniamo utile in preparazione dell’evento».

Mentre in altri Paesi come Francia, Germania, Olanda, Belgio o Stati Uniti, il fenomeno dei pedofili è al centro di un monitoraggio che ha permesso alle varie conferenze episcopali di valutare con precisione l’entità numerica di questo triste capitolo, in Italia sembra ancora tutto piuttosto indietro. «Ad oggi non siamo in grado di dare alcun numero» ha ripetuto solo alcuni giorni fa monsignor Stefano Russo, segretario della Cei.

L’associazione L’Abuso ha conteggiato – attraverso le denunce all’autorità civile italiana e i processi in corso – almeno 300 casi in 15 anni. Probabilmente si tratta di una parziale lettura del fenomeno, visto che una buona parte degli abusi non sono stati mai denunciati all’autorità civile italiana e le diocesi non hanno mai aperto i loro archivi.

Il caso più eclatante riguarderebbe la diocesi di Napoli dove il cardinale Crescenzio Sepe (che siede nel Consiglio permanente della Cei) avrebbe coperto un prete accusato di abusi, don Silverio Mura, spostandolo in una diocesi del Nord. Il caso era stato inizialmente archiviato dalla Congregazione per la Fede ma Papa Francesco lo ha fatto riaprire e ora si sta celebrando il processo canonico nella diocesi di Milano, anche se in totale assenza di trasparenza e informazioni per l’opinione pubblica. Di questo ingombrante caso «non se ne è minimamente parlato» all’interno dell’ultimo Consiglio Permanente, come è stato spiegato ai giornalisti alcuni giorni fa dal segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa.

Francesco Zanardi, ex vittima di un prete di Savona quando era adolescente, ha raccolto con l’aiuto di tanti magistrati italiani, il materiale che gli consente di avere un quadro più completo di tanti casi opachi. Nella diocesi di Genova, per esempio, in passato era stato nascosto un parroco accusato di abusi (su seminaristi) in Argentina, padre Carlos Abuelo; a Firenze venne spostato di parrocchia in parrocchia don Daniele Ralti, anch’esso accusato di atti simili. A Milano il caso di don Mauro Galli ha fatto discutere molto per il ruolo che ha avuto l’arcivescovo Delpini che ha ammesso – in una deposizione rilasciata alla Questura di Milano – di averlo sostanzialmente coperto, spostandolo.





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Crediti :

il Messaggero

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PRETI PEDOFILI

Usa, prete cattolico in manette per pedofilia

Quattro anni di violenze sessuali del sacerdote 63enne su un minore: è il primo caso contestato dalla task force americana contro gli abusi dei religiosi

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Thomas P. Ganley

Thomas P. Ganley

Un prete cattolico, Thomas P. Ganley, 63 anni, di Phillipsburg, New Jersey, è stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali su minori. È il primo caso contestato dalla task force locale contro gli abusi dei preti, creata lo scorso anno per indagare sulle accuse di molestie e pedofilia nella Chiesa Cattolica. Lo scrive il New York Times. Gli investigatori non hanno rivelato il sesso della vittima, che all’epoca degli abusi (circa 25 anni fa) aveva tra i 14 e i 17 anni.

Padre Ganley era assegnato alla chiesa dei santi Filippo e Giacomo di Phillipsburg, ma gli episodi contestati si sarebbero verificati dal 1990 al 1994 nella Chiesa di Santa Cecilia, che appartiene alla stessa diocesi.





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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, il cardinale Barbarin: “Ho fatto come mi ha detto Roma”

avrebbe coperto decine di abusi sessuali ai danni di boyscout minorenni

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Questo processo è importante, speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa

PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILL vittima di pedofilia

VALERIE GAURIAT, corrispondente di EURONEWS:“La sala alle mie spalle è colma. Il cardinale Barbarin è una delle figure principali della Chiesa cattolica francese ed è stato, tra l’altro citato come uno dei possibili candidati al soglio papale. Per le presunte vittime, più che un processo ai singoli è un processo all’intero sistema. Quello della Chiesa cattolica e della sua tradizione di omertà”.

Il processo al cardinale di Lione durerà fino mercoledi. Euronews ha chiesto un’opinione a una delle vittime, PIERRE-EMMANUEL GERMAIN-THILL“Il processo è un modo per far rispondere di fronte alla giustizia le persone incriminate per fatti come questi. E’ molto importante e speriamo che sia utile anche per altri casi, e che la gente cambi percezione del problema della pedofilia, dentro e fuori dalla chiesa”.

Il vescovo è stato chiamato a comparire in un giudizio diretto per volere di dieci delle vittime che non si sono arrese di fronte all’archiviazione del caso da parte della procura che nel 2016 ha giudicato prescritto il reato di mancata denuncia.

Nel febbraio del 2016 il cardinale Barbarin aveva fatto pubblicamente mea culpachiedendo perdono per non aver preso l’iniziativa di indagini approfondite e per non aver sanzionato il sacerdote immediatamente dopo aver ricevuto la prima testimonianza di abusi, atti che lui stesso definisce indegni del ministero ecclesiale.

“Mi sono fidato delle sue parole”
Si dichiara innocente il cardinale Barbarin. Ma i dettagli che sono venuti fuori dalla prima giornata sono inquientati. Il cardinale ha saputo delle molestie degli anni 80-90 nel 2010 e a quel punto ha incontrato il prete e si è fidato della sua parola che non c’era stato un seguito. Nel 2014 poi ha inoltrato al Vaticano la testimonianza di una vittima e di fronte alla richiesta di rimozione ha esitato per qualche mese “per non creare uno scandalo, come mi aveva chiesto Roma”, dice Barbarin

“La questione è questa: il cardinale Barbarin ne sapeva abbastanza per poterlo andare a denunciare in procura – dice il suo avvocato – Ne sapeva abbastanza da poter chiamare il suo autista e farsi portare al palazzo di giustizia, questa è la domanda, non ce ne sono altre”.

“Finora il dibattito è rimasto sul piano morale – dice François Devaux il confondatore dell’associazione delle vittime La Parole libérée – Finora era rimasto tutto sul piano dei media, dell’opinione pubblica. Ora ci rivolgiamo alla giustizia e vediamo se morale e giustizia stanno dalla stessa parte. Vediamo la giustizia da che parte sta”

Quest’anno si apre anche il processo a Bernard Preynat, il prete che il cardinale avrebbe coperto.

Crediti :

Euronews

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