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PRETI PEDOFILI

“Ci masturbava mentre leggeva il Vangelo”, così agiva il prete pedofilo

Abusi sessuali ai danni di alcune bambine da Padre Ferdinando Martinez

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padre Martinez (a destra nella foto)

Manteneva la bibbia con una mano e a leggeva, mentre con l’altra masturbava le bambine. Sono gli agghiaccianti dettagli emersi sugli abusi commessi da Padre Ferdinando Martinez e diffusi di recente da un’inchiesta del Vaticano.

Ci masturbava mentre leggeva il Vangelo o la Bibbia

Stavolta gli abusi erano commessi su delle bambine la cui età variava dai 6 ai 9 anni che frequentavano una prestigiosa scuola privata in Messico, appartenente ai Legionari di Cristo, l’ordine religioso fondato in America Latina da Marcial Maciel Degollado. Un sistema di sostanziale omertà ha coperto per anni i crimini commessi in quella scuola. Un sistema di potere che è andato avanti fino a che le vittime non hanno deciso di denunciare. Adesso spuntano altri agghiaccianti dettagli su quello che accadeva tra le mura di quell’edificio.

I dettagli sul pedofilo padre Martinez

L’ultimo capitolo nero riguarda una scuola privata di Cancun, in Messico e un insegnante, padre Ferdinando Martinez, solo da poco ridotto allo stato laicale. Diverse ragazzine che venivano mandate in quella scuola a studiare da famiglie facoltose, pagando rette salatissime, dovevano regolarmente subire attenzioni morbose e patologiche da parte di questo prete. Altro che abuso di potere. Ana Lucia Salazar, oggi ha 36 anni, è una giornalista e una mamma di tre figli, ma ha ancora incollato quel trauma addosso. A una tv messicana ha raccontato: «Ci leggeva dei passi della Bibbia mentre con una mano ci masturbava». «E’ chiaro che dopo questo nessuna cosa per noi bambine la vita non fu piu la stessa. Purtroppo il passato è passato e non c’è modo di dimenticare».

 



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Teleclubitala

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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PRETI PEDOFILI

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”.

Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

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Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto

“La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto sì”. È polemica negli Stati Uniti per le dichiarazioni pronunciate in diretta tv dal reverendo Richard Bucci. Il prete cattolico di Rhode Island nella sua chiesa ha vietato la comunione ai legislatori statali che hanno sostenuto la legge sul diritto all’aborto e in un’intervista rilasciata all’affiliata della NBC, la WJAR, ha commentato il fatto.

Per il reverendo della ‘Sacred Heart Church’ di West Warwick  l’aborto è un “massacro di bambini innocenti”: “Non c’è paragone tra pedofilia e aborto. La pedofilia non uccide nessuno, l’aborto lo fa”. Bucci ha quindi rimarcato come che il numero dei bambini abusati sia inferiore a quello degli aborti, per poi aggiungere “che non significa che l’abuso non sia una cosa orribile”.

Prima della dichiarazione shock, il prete era già finito al centro delle polemiche. Con una lettera aveva reso noti i nomi dei 44 deputati e senatori del Rhode Island che l’anno scorso avevano votato a favore del Reproductive Privacy Act, legge che prevede una serie di libertà e diritti alle donne che decidono di abortire.

In tanti hanno contesta le sue parole. Tra le prime, anche Carol Hagan McEntee, deputata statale del partito democratico, nella lista dei 44: “Quando dice che la pedofilia non uccide, chiaramente non sa cosa dice. Avrebbe dovuto ascoltare testimonianze e saprebbe che ci sono molte vittime che non sono più tra noi. Voci ferite a cui hanno rubato l’infanzia. Hanno praticamente distrutto le loro vite. E quelli che ancora possiamo ascoltare sono tra i fortunati perché sono ancora vivi. Non sono morti per overdose o suicidio. Ce ne sono molti altri che non sono mai riusciti a farsi avanti”.

 

 



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PRETI PEDOFILI

Abusi sessuali di gruppo su due fratelli: a Prato indagati 9 religiosi

Le indagini partite dalle dichiarazioni dei due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti. Ma le vittime potrebbero essere di più

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E accusati delle presunte violenze sarebbero 5 sacerdoti, un frate e altri 3 religiosi.

Secondo quanto riporta la Nazione, che ha dato la notizia, la procura di Prato avrebbe aperto un’inchiesta per presunti abusi sessuali. Le indagini sulla comunità religiosa, che era nata con l’intenzione di guidare e sostenere i ragazzi, strappandoli a situazioni difficili, avrebbero invece portato alla luce un ambiente fatto di violene e abusi. Le vittime accertate finora sarebbero due: si tratterebbe di due fratelli, affidati dai genitori ai Discepoli dell’Annunciazione, che sosterrebbero di aver subito ripetute e inenarrabili violenze, anche in gruppo, per anni. Secondo la testimonianza fornita agli investigatori dai due fratelli, minorenni all’epoca dei fatti, ci potrebbero essere anche altre vittime, oltre che altri adulti coinvolti negli episodi di abusi, le cui identità sono ancora in fase di accertamento.

L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni dei due fratelli, presentate all’allora vesovo di Prato, che aveva rifetito alla procura quanto appreso da un ragazzo, che sosteneva di aver subito abusi fisici e psicologici all’interno della comunità. Il periodo degli abusi andrebbe, per una delle vittime, dal 2008 al 2016, e le violenze si sarebbero consumate sia nella sede di Prato che in quella di Calomini. Otto degli indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, mentre due avrebbero preso di mira il fratello, dal 2009 al 2012.

Le vittime sarebbero ritenute credibili dalla procura di Prato e i magistrati hanno disposto le perquisizioni personali a carico dei 9 religiosi indagati, oltre a una serie di accertamenti nelle due sedi della comunità. Gli investigatori pensano di poter trovare documentazioni cartacee o video sugli abusi.

Lo scorso dicembre, il Vaticano aveva soppresso ufficialmente la comunità, dopo 14 mesi di attività. Le motivazioni che accompagnavano la decisione erano dettate da “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”. Dubbi anche anche per i “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e per l’emergere di “deficienze nell’esercizio dell’autorità”.

L’attuale vescovo di Prato, dopo la diffusione della notizia, ha espresso in una note “piena fiducia nella magistratura e continua a offre agli inquirenti la fattiva collaborazione della Diocesi”. Poi ha aggiunto: “Le ipotesi di reato sono gravissime e addolorano l’intera comunità diocesana pratese”. Secondo quanto riporta AdnKronos, anche il vescovo, lo scorso dicembre, si era recato in procura di propria iniziativa per riferire suo fatti a sua conoscenza dopo le denunce presentate alla Diocesi. “Non nascondo il mio dolore e la mia viva preoccupazione e vorrei sperare che gli addebiti mossi non risultino veri, ma voglio chiaramente dire – ha concluso il vescovo -che il primo interesse che la Chiesa di Prato ha è quello della ricerca della verità. Per questo auspico che la Magistratura, nell’interesse di tutti, possa portare quanto prima a termine le indagini”.



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il Giornale

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PRETI PEDOFILI

Parroco confessa abusi ai campi scout: «Ogni settimana 4 o 5 bimbi»

Preynat, l’ex parroco confessa abusi ai campi scout: «Ogni settimana 4 o 5 bimbi». Rischia fino a 10 anni

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Bernard Preynat, l’ex parroco finito alla sbarra in Francia per atti di pedofilia perpetrati su giovani scout fra i 7 e i 15 anni tra il 1971 e il 1991, ha rilasciato una agghiacciante confessione. Dinanzi ai giudici, l’ex prelato ha detto che per 20 anni «succedeva tutti i fine settimana, durante i campi (scout, ndr.), potevano essere quattro o cinque bambini in una settimana».

Nel corso del suo intervento al tribunale di Lione, Bernard Preynat ha quindi ribadito che a quei tempi non si rendeva conto della gravità di quanto stesse facendo. «Per me, all’epoca, non si trattava di aggressioni sessuali, ma di carezze, di coccole. Mi sbagliavo – ha dichiarato – Ciò che me lo ha fatto capire, sono state le accuse delle vittime».

Angelo Sodano, Papa Francesco fa uscire di scena il cardinale travolto dallo scandalo abusi

Bernard Preynat

il parroco Bernard Preynat confessa gli abusi sugli scout scout: «Ogni settimana 4 o 5 bimbi».

All’epoca – ormai oltre trent’anni fa – l’ex prelato allontanato dalla Chiesa beneficiava della totale fiducia dei genitori che gli affidavano i figli in parrocchia oppure nei campi scout in Francia o all’estero. Almeno fino al 2015, quando diversi ex scout, riuniti nell’associazione La Parole Liberéè, abbattono il muro di omertà denunciando Preynat per palpeggiamenti, baci in bocca e carezze forzate, incluso sulle parti genitali. Un caso che ha sconvolto la Francia, diventando l’emblema dello scandalo pedofilia nella Chiesa transalpina, coinvolgendo anche il cardinal Philippe Barbarin, già condannato a 10 mesi con la condizionale per omessa denuncia e ora in attesa della sentenza d’appello, il 30 gennaio.

Dopo il rinvio di ieri a causa dello sciopero degli avvocati che protestano contro la riforma delle pensioni di Emmanuel Macron, l’atteso processo a Bernard Preynat si è aperto questa mattina al tribunale di Lione. E già dal primo giorno, il settantaquattrenne privato della tonaca è comparso alla sbarra per rispondere delle decine di accuse di violenze sessuali su scout che frequentavano la parrocchia di Sainte-Foy-Les Lyon. In aula, Preynat ha riconosciuto tutto. Per 20 anni, ha ammesso nella terribile testimonianza, «succedeva tutti i fine settimana, durante i campi (scout, ndr.), potevano essere quattro o cinque bambini in una settimana».

Quasi un bambino al giorno», ha osservato la presidente dell’aula, Anne-Sophie Martinet. Nella difficile caccia alle circostanze attenuanti, l’uomo ha dichiarato più volte che a quei tempi non si rendeva conto della gravità di quanto stesse facendo. «Per me, all’epoca, non si trattava di aggressioni sessuali, ma di carezze, di coccole. Mi sbagliavo – ha dichiarato – Ciò che me lo ha fatto capire, sono state le accuse delle vittime». In un’altra dichiarazione, ha però affermato di «sapere benissimo che quei gesti erano vietati, carezze che non avrei dovuto fare. Del resto, lo facevo di nascosto». E «chiaramente provavo un piacere sessuale».

Emmanuelle Haziza, avvocato di una delle vittime, Pierre-Emmanuel Germain Thill, ha denunciato il «più grande predatore sessuale della regione. Al tempo stesso, nega il carattere sessuale di ciò che ha fatto subire ai bambini, ma ammette di aver toccato centinaia e centinaia di bambini…». Per un’altra delle vittime, Francois Devaux, questo processo è «il momento più duro che ho vissuto dall’inizio del caso». Parlando dell’«inferno» che all’epoca fece vivere ai genitori – gli unici ad aver avvertito le autorità ecclesiastiche sugli abusi subiti dal figlio – ha inoltre parlato per la prima volta di un suo «tentativo di suicidio». «Prima, credo, ero un bambino luminoso. Dopo, ho vissuto una vita oscura», ha puntualizzato. Preynat rischia fino a 10 anni di carcere.



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il Messaggero

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