Contattaci

LAICITA'

Clero e pedofilia: note ecclesiologiche alle gesta del don Inzoli

Pubblicato

il

Pubblicate le motivazioni della sentenza di condanna – quattro anni e nove mesi di reclusione, rito abbreviato, primo grado di giudizio – nei confronti di don Mauro Inzoli sacerdote di Comunione e Liberazione con ruoli di responsabilità, per abuso sui minori. Già sanzionato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede a ritirarsi a vita privata, oltre che a coatto “adeguato trattamento psicoterapeutico”; se per adeguato intendano psicoanalitico, terapia analitica, cognitivo comportamentale o della Gestalt, la Congregazione non l’ha specificato – tutta da indagare questa alleanza tra Chiesa e psicoterapia – però ha indicato che le sedute siano protratte per non meno di cinque anni. L’Inzoli è noto al grande pubblico per la partecipazione, nonostante la brillante imputazione, a un convegno sulla difesa della famiglia tradizionale.

Oggi organi di stampa estrapolano e pubblicano dalla motivazione della sentenza – stilata dal gup Letizia Platè – circostanze dolorose: «Approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione» ha abusato di «una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni» dai 12 ai 16 anni, fatti risalenti «sin dalla metà degli anni Novanta», pertanto in gran numero prescritti. Nella sentenza è riconosciuta l’aggravante dell’abuso di autorità per la «forte sottomissione psicologica» delle vittime.

Nell’affermare l’onestà della stragrande maggioranza degli appartenenti a CL, ma nel contempo ricordando i non pochi rinvii a giudizio per corruzione e pure per associazione a delinquere, reati squisitamente ciellini in quanto favoriti, in presa diretta, dalla deriva assiologica tribale insita nell’impianto ecclesiologico del Movimento stesso[1], riteniamo che per tali atti sessuali contro persone minorenni sia imputabile l’Inzoli e nessun altro, non così per l’aggravante della spregiudicatezza procurata dalla propria posizione di forza e di prestigio con forte sottomissione psicologica delle vittime, come ricorda il gup, dove, viceversa, l’accusa – evidentemente non per reato penale ma per pessimo impianto ecclesiologico – sarebbe da estendersi alla concezione ecclesiale di don Giussani. Vediamola.

don InzoliIl significato e la prassi dell’obbedienza alla e nella “Compagnia sacramentale” di CL è interpretata totale, assoluta, pragmatica, diretta e precisissima: autorità cielline anfibi terro-celesti con una zampa nella finitudine e l’altra nell’eterno, uomini che per processo “analogico” (analogia entis) rappresentano Iddio stesso per i subalterni. Giussani affermava: «Mai possiamo aderire di più alla misericordia di Dio che nell’ubbedire alle persone, alle pietre dove Dio ci ha collocati». Pietra della misericordia coincidente, nella fattispecie degli sfortunati adolescenti ciellini in oggetto, con l’Inzoli e i massaggi ai testicoli che, secondo organi di stampa, si attardava a fargli dentro e fuori il confessionale. Struttura gerarchica dove l’appartenente alla comunità obbedisce al superiore che gli capita.

“Dipendenza” è lemma squisitamente giussaniano, va precisato che all’interno di CL al dipendente è chiesto di fare proprie le ragioni dell’autorità, individuando e accogliendo l’informazione di fondo che esprime il “Superiore” per farla diventare intimamente propria sentendone il valore, in quanto l’autorità è ritenuta Cristo presente, individuo di per sé effimero eppure veicolante l’Assoluto, così se a tredici anni l’autorità ti palpa e bacia anche se non ti piace, urge che indifferente al grado di sensibilità, onestà e verità del Superiore lo interiorizzi per la sacramentalità da lui espressa e significata come insegnava don Giussani.

Un processo di sottomissione evidentemente devastante di cui erano vittime nel milieu ciellino anche i genitori dei minori violentati; infantilizzazione di adulti per la quale sono evidentemente imputabili e l’Inzoli e gli adulti a lui subalterni, rei d’ingenuità.

Oltre alle bislacche concezioni di Giussani anche la Chiesa cattolica ci ha messo del suo, a iniziare dal catechismo che insegna ai bambini che quando appartati nell’armadio del confessionale – ma è una religione seria quella dove ci si chiude in due nell’armadio? – possono imbattersi in un prete grasso e vecchio, oppure bello e giovane, con la barba oppure i baffi, buono o cattivo, là i pargoli e chicchessia non devono prestare attenzione alcuna a tutte queste cose, perché sacramento significa che il prete in quel momento è Iddio stesso. Se poi ti prende per le palle e ti rivela – come riferisce la stampa dell’Inzoli – che trattasi di rito biblico che sancisce l’amore del padre per il figlio, il pargolo, ligio al catechismo, magari ci crede, così da concludere in devotissima sottomissione pietrificato da tanto celestiale, sublime e traboccante amore: non capisco, ma se Dio mi massaggia il coglione destro e pure il sinistro una qualche ragione ce l’avrà di sicuro.





Licenza Creative Commons



Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

LAICITA'

Sinti, nomade o rom? Il modulo per l’iscrizione a scuola scatena la polemica

Il modulo, consegnato ai genitori degli alunni della scuola elementare di Fossò, in provincia di Venezia

Pubblicato

il

L’ennesima vergogna: per iscriversi alla scuola elementare bisogna specificare la propria etnia, ovvero se si è sinti, rom, nomade o camminante. Il modulo, consegnato ai genitori di Fossò (Ve), ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione vicino a Rifondazione comunista. L’accusa: “E’ un abuso, una discriminazione gravissima”.

L’isitituto si difende: “Serve per favorire l’integrazione”. Ma è una spiegazione inaccettabile.

Della polemica parlano i giornali veneti dopo che il modulo, distribuito da tempo, è stato oggetto di valutazione da parte dei genitori interessati alla “domanda”, che hanno deciso di rendere pubblica la vicenda anche sui social network.
La scuola è nel Veneziano ma a far scattare la protesta sono stati genitori che vivono nel Padovano e che, attraverso, chi li assiste, ritengono che solo per loro ci sia questa “specifica”. Per questo i legali dello Sportello Sociale / Gap – Padova sono al lavoro, perché si potrebbe trattare di “un abuso e una discriminazione gravissima”.
Peraltro, sul modulo è richiesta anche la cittadinanza con una casella per “italiano” e uno spazio per specificare, se straniero, la nazionalità di origine, così come le vaccinazioni effettuate ed altri dati personali.
Mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, Rifondazione respinge le motivazioni addotte dall’istituto e rileva che il modulo “va immediatamente ritirato perché va contro la Costituzione, la legge Mancino e le normative europee che vietano qualsiasi censimento”.





Licenza Creative Commons



Crediti :

Globalist

Continua a leggere

LAICITA'

Più soldi di tutti alla scuola di tutti, quella pubblica

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi»

Pubblicato

il

La presentazione del secondo rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia, a cura di Openpolis e Con i bambini, sottolinea la necessità di maggiori investimenti negli asili nido (fascia di età 0-3 anni) e nelle scuole dell’infanzia (fascia d’età 3-5 anni). Nonostante il nostro Paese risulti sotto la media Ocse in termini di percentuale del Pil speso per l’istruzione della prima infanzia, la politica insiste su ragioni di risparmio e sulla conseguente e presunta necessità di destinare soldi pubblici alle scuole private paritarie, in larga parte di orientamento religioso.
Costituzione alla mano, vi è una differenza fondamentale tra l’asilo nido e la scuola dell’infanzia. Il primo è un servizio, sicuramente importante, mentre la seconda è scuola. E come tale è un dovere costituzionale che lo Stato la garantisca.

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Non c’entra nulla che non sia scuola dell’obbligo. È un dovere della Repubblica istituirla ove vi sia richiesta, gratuita e statale. È facoltativo per le famiglie chiedere che i figli la frequentino. Si pensi alla quarta e alla quinta superiore: non è scuola dell’obbligo, ma non s’è mai visto un liceo statale che si ferma alla terza superiore.

Eppure da quando la legge clericale 62/2000 ha reso possibile il finanziamento pubblico alle scuole private – legge voluta dal secondo governo D’Alema, ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer -, destra e sinistra hanno fatto in modo che l’istituzione di scuole statali dell’infanzia statali venisse frenata, e che soldi pubblici venissero dirottati su scuole paritarie che in larga misure sono scuole-parrocchia. Fu esplicito nel 2014 Luca Zaia, governatore del Veneto: «Il governo ci vorrebbe più impegnati nella costruzione di asili pubblici. Noi diciamo che questa è la nostra storia e che non ci sono alternative alla operosità sociale delle Comunità cristiane, parrocchiali e congregazionali».

Fu altrettanto esplicita la rossa Bologna, che pur sconfitta nel referendum comunale del 2013 da un 60% di cittadini che chiedevano di destinare i fondi comunali alle scuole pubbliche fino all’esaurimento delle liste d’attesa, confermò invece il finanziamento di un milione di euro alle scuole paritarie, quasi tutte cattoliche. E non è da meno l’attuale esecutivo: quello che si definiva “del cambiamento”, ma che continua come i governi precedenti a stanziare mezzo miliardo l’anno per le scuole private paritarie. Ancora maggiore è il contributo totale che le amministrazioni locali devolvono alle scuole paritarie: l’inchiesta dell’Uaar icostidellachiesa.it quantifica che solo quelli per scuole cattoliche o che si ispirano alla morale cattolica ammontino a 500 milioni l’anno.

Le scuole private sopravvivevano anche prima di iniziare a ricevere contributi pubblici, grazie alle rette e a sponsor privati, e avevano sostanzialmente lo stesso numero di studenti che hanno adesso. La ricetta per contrastare la povertà educativa minorile in Italia? Recuperare questi fondi, aggiungerne altri e destinarli esclusivamente alla scuola di tutti, a una scuola laica, pubblica e all’avanguardia. Iniziando dalle scuole dell’infanzia statali ovunque vi sia richiesta. Come Costituzione comanda, come comandano ragione e laicità.





Licenza Creative Commons



Crediti :

UAAR

Continua a leggere

LAICITA'

“Simpatie per coprofagi” Multa per diffamazione alla dottoressa Silvana De Mari

La dottoressa Silvana De Mari condannata per diffamazione: aveva detto che il circolo gay era simpatizzante di “pedofilia, necrofilia e coprofagia”

Pubblicato

il

Arriva un’altra condanna per diffamazione per Silvana De Mari, la dottoressa torinese già nella bufera per aver sostenuto che l’omosessualità è contronatura.

Stavolta il medico dovrà risarcire il circolo “Mario Mieli” di Roma di cui aveva parlato in un’intervista al quotidiano La Croce. “Il circolo LGBT di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia”, aveva detto, “Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia“.

Ora il tribunale di Torino ha condannato la De Maria a pagare una multa di mille euro, più il risarcimento dei danni – non ancora quantificati – e le spese legali. “Sono felice che questa notizia arrivi mentre una nutrita delegazione del Circolo Mario Mieli e di numerosissime altre realtà LGBT+ italiane, si trova a New York per il grande World Pride”, dice Sebastiano Secci, presidente dell’associazione, “Quella notte di 50 anni fa le ragazze di Stonewall ci hanno insegnato a dire basta ai soprusi e alle umiliazioni ricevute, questa condanna è figlia di quegli insegnamenti”.





Licenza Creative Commons



Crediti :

il Giornale

Continua a leggere

Chi Siamo

Newsletter

Dicono di noi

Sbattezzo

Seguici su Facebook

Facebook Pagelike Widget

I più letti