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Clonazione delle scimmie, quella umana è più vicina?

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Si chiamano Zhong Zhong e Hua Hua, le due femmine di macaco dalla coda lunga nate poche settimane fa nei laboratori del Chinese Academy of Science Institute of Neuroscience di Shanghai. Una nascita (anzi due) molto attesa e che farà discutere, perché le due scimmiette sono il risultato di un esperimento di clonazione portato a termine – con palese successo – su un primate non umano, il primo utilizzando la tecnica del trasferimento nucleare di cellule somatiche (la stessa della pecora Dolly). Non umano, certo, ma molto più vicino a noi di quanto mai fatto. E una domanda sorge spontanea: a quando gli esseri umani? Calma, il passaggio non è affatto scontato.

Costi spropositati, risultati talvolta mediocri, discutibili vantaggi e inevitabili problemi etici potevano far credere che la ricerca sulla clonazione si stesse ormai esaurendo. Ma non è così. Dagli anni ’90, da quando nacque Dolly, gli scienziati non hanno mai smesso di clonare gli animali, riuscendoci con ben 25 specie. E infatti non è nemmeno la prima volta in assoluto che un primate viene clonato: c’era già stata Tetra, la scimmia nata sfruttando la tecnica della scissione embrionale (in poche parole si orchestra il processo con cui si generano i gemelli omozigoti, separando artificialmente le cellule dell’embrione durante i primi stadi di sviluppo).

Perché tutto questo clamore, dunque? Intanto perché a pubblicare il lavoro del team di Qiang Sun è la prestigiosa rivista scientifica Cell. Un fatto che, come sottolinea il genetista e direttore scientifico dell’Ospedale Bambino Gesù Bruno Dalla Piccola a Tg2000, conferisce autenticità e autorevolezza alla ricerca, e allo stesso tempo enfatizza – qualcuno dice forse eccessivamente – la notizia della risoluzione di problemi tecnici che finora avevano fatto fallire gran parte dei precedenti tentativi di clonazione di primati non umani.

 

 

I ricercatori cinesi, infatti, sono riusciti a superare l’ostacolo della riprogrammazione del materiale genetico del primate donatore, che impediva lo sviluppo di embrioni sani e vitali: a differenza che in passato, hanno utilizzato il nucleo di cellule differenziate (fibroblasti) prelevate da un feto di macaco, avvalendosi dunque di un dna più vergine.

Un lavoro elegante dal punto di vista tecnico, il cui successo è sotto gli occhi di tutti. Quindi ai ricercatori cinesi va il plauso della comunità scientifica. Ma, ha commentato l’esperto del Francis Crick Institute Robin Lovell-Badge, per raggiungere un simile traguardo, cioè la nascita di due cloni, sono serviti centinaia di tentativi. Quantomeno un’efficienza del processo abbastanza scarsa a fronte di uno sforzo (anche economico) ingente.

Zhong Zhong e Hua Hua sembrano essere in perfetta salute al momento, ma spesso gli animali clonati non hanno una vita lunga e sana. I dubbi del passato non sono svaniti. Allora perché continuare sulla strada della clonazione? I padri delle due scimmiette sostengono che il loro lavoro apre molte prospettive, per esempio clonare primati per la ricerca biomedica: animali dal profilo genetico noto e identico, ma modificabile con tecniche come Crispr per creare modelli di malattia più affini all’essere umano. C’è chi però obietta che i primati clonati potranno anche essere ottimi per alcuni tipi di ricerche di laboratorio (come le indagini farmacologiche), ma potrebbero rivelarsi fin troppo standardizzati per costituire un buon modello della realtà. C’è inoltre un altro fattore da tenere in considerazione: diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti e i membri dell’Unione Europea , stanno discutendo se abbandonare progressivamente la ricerca sui primati per motivi etici.

Se i dubbi scientifici sono molti, le domande etiche (appunto) non sono certo meno. Una su tutte: il prossimo passo sarà la clonazione umana? Secondo i maggiori esperti mondiali oggi non siamo più vicino alla clonazione umana di quanto lo fossimo venti anni fa. Anche se fosse eticamente ammissibile, i problemi tecnici sarebbero ancora moltissimi. L’applicazione delle tecniche di clonazione sugli esseri umani è teoricamente possibile (ci sono già stati esperimenti che hanno dato origine a qualche embrione umano, che non è stato impiantato e che comunque non sarebbe stato in grado di sopravvivere) ma improbabile.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Impiantato per la prima volta un embrione artificiale (in un topo)

Un team di ricercatori olandesi è riuscito a generare un embrione artificiale a partire dalle sole cellule staminali, senza quindi spermatozoi e ovuli, e impiantarlo in un topo femmina

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i siamo riusciti ancora una volta: abbiamo generato un embrione sintetico a partire dalle sole cellule staminali, senza quindi ricorrere a ovuli e spermatozoi. A differenza della ricerca dell’Università di Cambridge, pubblicata poco più di un anno fa, che era riuscita ad assemblare, sempre grazie alle cellule staminali, un piccolo embrione di topo, questa volta abbiamo fatto un passo in più. Il team di ricercatori olandesi dell’Università di Maastricht ha raccontato su Nature di essere riuscito a impiantare l’embrione artificiale nell’utero di un topo femmina, riuscendo così a osservare per la prima volta i processi delle prime fasi dello sviluppo della vita. Un studio, quindi, fondamentale per indagare le prime fasi dopo la fecondazione e far luce sui motivi (per ora sconosciuti) per cui molte gravidanze falliscono in una fase precoce, ovvero quando l’ovulo fecondato non riesce a impiantlluarsi nell’utero.

L’embrione, generato a partire dalle sole cellule staminali, si è sviluppato nell’utero di un topo femmina per alcuni giorni, non riuscendo tuttavia ad arrivare alla fase matura.

Per riuscirci, il team di ricercatori, guidato da Nicolas Rivron, si è servito di due tipi di cellule staminali di topo: le cellule che generano la placenta e quelle da cui si forma l’organismo intero. Coltivate e messe poi in un’unica provetta, i ricercatori hanno visto come questi due gruppi cellulari siano stati in grado di interagire tra loro, formando una struttura sferica simile a quella di una blastocisti, chiamata in questo studio blastoide.

Successivamente, i ricercatori hanno traferito questi blastoidi nell’utero di un topo femmina, riuscendo così a impiantarsi sulla parete uterina. Ora possiamo generare un numero estremamente grande di questi embrioni e studiarli nel dettaglio”spiega l’autore alla Bbc“Ciò potrebbe aiutarci a capire perché alcuni embrioni non riescono a impiantarsi e permetterci di studiare farmaci che potrebbero combattere l’infertilità”Per ora, concludono i ricercatori, non c’è alcun programma per ripetere i risultati usando le cellule staminali umane.

 
  

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Pronta al lancio la missione che studierà il cuore di Marte

Si chiama InSight è della Nasa, partirà il 5 maggio

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Pronta per il lancio la nuova missione della Nasa su #Marte , la prima destinata a studiare il ‘cuore‘ del pianeta rosso. Si chiama InSight e la sua partenza è prevista il 5 maggio. Nel frattempo la Nasa ha firmato con l’Agenzia Spaziale Europea (Esa) un accordo di intenti per future missioni volte a portare sulla Terra campioni del suolo marziano.

Il lancio della missione InSight (Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) è previsto dalla base californiana di Vandenberg con un razzo Atlas V. Il viaggio durerà poco più di sei mesi: l’arrivo è previsto il 26 novembre 2018, nei pressi dell’equatore marziano. La sonda sarà in ‘servizio’ per 728 giorni terrestri, per studiare crosta, mantello e nucleo di Marte. Lo farà grazie a una sonda di calore, per misurare l’energia proveniente dalle profondità, e un sismografo per rilevare le onde sismiche che sono generate da vulcanismo e fratture della crosta. Le onde sismiche permetteranno di mettere a punto una sorta di ‘radiografia‘ di Marte che ne rivelerà il cuore.

Intanto Nasa ed Esa hanno firmato un accordo per esplorare la possibilità di portare sulla Terra campioni di Marte. L’impresa non è facile: richiederebbe più missioni e il lancio da Marte, mai fatto prima. Una prima missione, la Mars 2020 della Nasa, prevede un rover destinato a raccogliere campioni e sistemarli in 31 piccoli contenitori. Quasi contemporaneamente, il rover europeo ExoMars, il cui arrivo è previsto nel 2021, perforerà la superficie per cercare prove di vita e raccogliere campioni. Un altro rover più piccolo dovrebbe atterrare successivamente per prendere in ‘consegna’ il materiale raccolto, sistemarlo in un contenitore grande quanto un pallone da calcio e collocarlo sul razzo Mars Ascent Vehicle (Mav). Questo dovrebbe effettuare il primo decollo da Marte e portare il contenitore nell’orbita del pianeta rosso. Una quarta missione dovrebbe inviare un veicolo nell’orbita di Marte per recuperare i campioni e portarli a Terra.

 
  

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Cosa succede quando gli animali incontrano i loro simili stampati in 3D

Nel video che vi presentiamo, ecco filmati da vicino questi comportamenti.

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Rospi e tartarughe faccia a faccia con la loro versione robot: cosa succederà durante la stagione degli amori? Ce lo mostra questo video Che ci fa questo esercito di rospi roboticistampati in 3D, in mezzo alla natura? Ce lo spiega un team di ricercatori dell’Università di Windsor, che li sta impiegando per studiare da vicino il comportamento dei loro “colleghi” in carne e ossa. E, in particolare, quello delle femmine durante la stagione riproduttiva.

Gli esperimenti prevedono di esaminare come un esemplare di sesso femminile reagisce, nella scelta del partner ideale, in presenza di due RoboToads (così sono soprannominati i finti rospi) con sfumature di colorediverse.

Uno studio simile è stato portato avanti anche su una specie di tartarughe acquatiche. In questo caso servendosi di femmine di varie dimensioni stampate in 3D, al fine di indagare quali fosse la stazza preferita dagli esemplari maschi.

 
  

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