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Medicina

Come fa lo stress dei padri a ricadere sui figli

Studi sui topi hanno dimostrato che una misteriosa modalità di comunicazione intercellulare basata su vescicole che si staccano da una cellula e si fondono con un’altra è in grado di trasmettere agli spermatozoi lo stato di stress del padre, influenzando così il modo in cui i suoi figli reagiranno allo stress

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Un padre stressato e traumatizzato può lasciare cicatrici sui suoi figli. Una nuova ricerca suggerisce che questo avviene perché gli spermatozoi “imparano” dalle esperienze paterne con una misteriosa modalità di comunicazione intercellulare, in cui piccole bolle si staccano da una cellula e si fondono con un’altra.

Trasportando proteine, lipidi e acidi nucleici, queste particelle espulse da una cellula agiscono come una sorta di sistema postale che si estende a tutte le parti del corpo, rilasciando piccoli pacchetti noti come vescicole extracellulari.

Il loro contenuto sembra scelto con cura. “Il carico all’interno della vescicola determina non solo da dove viene, ma anche dove sta andando e cosa farà quando ci arriverà”, spiega Tracy Bale, neurobiologa della University of Maryland School of Medicine.

La ricerca preliminare di Bale e altri, illustrata nelle scorse settimane durante l’annuale meeting della Society for Neuroscience a San Diego, mostra come le vescicole extracellulari possano regolare i circuiti cerebrali e aiutare a diagnosticare malattie neurodegenerative, oltre ad alterare gli spermatozoi, influenzando lo stato di salute del cervello della prole.

Prove evidenti che le condizioni difficili che colpiscono un uomo influenzano i suoi figli sono emerse dalle carestie e dalla guerra che devastarono l’Europa più di un secolo fa. In quegli involontari esperimenti umani, la carestia prolungata sembra aver scatenato una serie di cambiamenti nella salute nelle generazioni successive, compresi livelli di colesterolo più alti e un aumento dei tassi di obesità e di diabete.

Per studiare l’ereditarietà di questi cambiamenti a livello cellulare, Bale e collaboratori hanno condotto una serie di esperimenti sui topi. È abbastanza facile mettere un topo in condizioni di stress. Basta infilarlo in un tubo da cui non può uscire, allagare la sua lettiera o bombardarlo di rumore bianco, e i livelli di ormone dello stress aumentano vertiginosamente, proprio come capita alle persone preoccupate per la loro situazione economica o che devono affrontare una pressione costante sul lavoro.

Tuttavia, il modo in cui un topo risponde fisiologicamente allo stress è notevolmente diverso se, mesi prima del concepimento, suo padre ha vissuto un periodo di stress. In qualche modo “il loro cervello si sviluppa in modo differente rispetto a quando padre non ha sperimentato quello stress”, dice Chris Morgan, postdoc nel laboratorio di Bale che ha contribuito a creare il modello murino.

Il grande interrogativo è, anzitutto, come fanno le informazioni sull’ambiente paterno a raggiungere l’utero. Dopo tutto, dice Morgan, il “padre è lì solo per una notte, forse solo per poche ore”.

Forse il suo sperma può contenere ricordi di traumi passati? L’ipotesi sembrava ragionevole ma controversa. Poiché il DNA è impacchettato strettamente nel nucleo di uno spermatozoo, “l’idea che la cellula possa rispondere a qualsiasi input ambientale era piuttosto sconvolgente”, dichiara Jennifer Chan, ex dottoranda nel laboratorio di Bale, ora postdoc alla Icahn School of Medicine del Mount Sinai a New York City.

Piuttosto, ragionava la ricercatrice, deve esserci un altro tipo di cellula il cui DNA reagisce ai cambiamenti ambientali, e quella cellula potrebbe poi comunicare quell’informazione agli spermatozoi perché la trasmettano durante la fecondazione. Chan si è concentrata su una popolazione di cellule che interagiscono con gli spermatozoi in via di sviluppo rilasciando molecole che li aiutano a crescere e maturare. Queste secernono anche vescicole extracellulari e Chan ha dimostrato che è il contenuto di queste vescicole a fondersi con gli spermatozoi, inserendo ricordi dello stress passato vissuto dal padre.

In una serie di esperimenti, Chan ha stressato un gruppo di topi maschi, li ha fatti accoppiare e ha osservato le risposte allo stress dei cuccioli. Determinante è stato un insieme di esperimenti di fecondazione in vitro in cui raccoglieva lo sperma di un topo che non aveva mai sperimentato stress indotto. Metà del suo sperma finiva in una piastra da laboratorio con vescicole precedentemente esposte agli ormoni dello stress. L’altra metà era messa in coltura con vescicole che non avevano avuto alcun contatto con gli ormoni dello stress.

Chan ha poi iniettato spermatozoi dei due gruppi negli ovociti di una femmina non stressata e ha poi ha impiantato gli ovociti fecondati, gli zigoti, nella stessa madre adottiva. La prole di zigoti non stressati si è sviluppata normalmente, mentre i topolini nati da zigoti esposti allo stress hanno mostrato la stessa risposta anormale allo stress di quelli i cui padri avevano vissuto uno stress prima dell’accoppiamento. Questo dimostra che le vescicole extracellulari fanno da canale per la trasmissione dei segnali di stress paterno alla prole, dice Chan.

I risultati sono “nuovi e di grande impatto, specialmente se consideriamo l’influenza del servizio militare o di altri ambienti di lavoro che possono produrre uno stress elevato”, afferma Robert Rissman, neuroscienziato dell’Università della California a San Diego, che non era coinvolto con la ricerca. “Penso che sarebbe importante capire meglio la specificità dell’effetto e in che modo i diversi tipi di fattori di stress o la loro intensità possono modulare questo sistema”.

 Spermatozoi prima della fecondazione di un ovocita (Westend61-RF / AGF)

Spermatozoi prima della fecondazione di un ovocita (Westend61-RF / AGF)

 

Come primo passo verso la traduzione dei risultati agli esseri umani, Morgan sta collaborando con Neill Epperson, psichiatra dell’Università della Pennsylvania, per monitorare i cambiamenti di proteine e RNA nei campioni di sperma umano. Al meeting di neuroscienze, Morgan ha presentato i dati di uno studio di sei mesi su 20 studenti universitari e laureati, che ogni mese si presentavano per donare lo sperma e compilavano, nello stesso giorno, un questionario in cui dichiaravano quanto si sentissero stressati.

Dati preliminari suggeriscono che alcuni mesi dopo che uno studente ha riferito uno stress il suo sperma mostra cambiamenti in “piccoli RNA non codificanti”: molecole di RNA che non vengono tradotte in proteine ma controllano invece quali geni si attivano o disattivano. Analizzando gli spermatozoi di questo gruppo di giovani maschi sani, i ricercatori hanno in programma di costruire una comprensione di base dei cambiamenti molecolari legati a stress lievi, come gli esami universitari.

Successivamente, sperano di confrontare queste fluttuazioni di base con i cambiamenti indotti da fattori di stress più prolungati, come il disturbo da stress post-traumatico o malattie neurologiche come l’autismo e la schizofrenia.

Le firme molecolari nelle vescicole extracellulari possono anche aiutare i ricercatori a scoprire nuovi modi per effettuare diagnosi in modo non invasivo o prevedere gli esiti negativi sulla salute dei figli, dice Gerlinde Metz, che studia l’ereditarietà transgenerazionale delle risposte allo stress all’Università di Lethbridge in Alberta e non era coinvolta nella ricerca. In quel caso, le vescicole potrebbero diventare la base per un pionieristico tipo di test sullo stress.

L’originale di questo articolo è stato pubblicato su “Scientific American” 





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

Teramo, radiato dall’albo il ginecologo No Vax Roberto Petrella

Teramo. E” stato radiato dall”Ordine dei medici di Teramo il ginecologo Roberto Petrella, noto per le sue posizioni critiche in particolare sul vaccino anti Papillomavius Hpv.

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Roberto Petrella il medico No Vax radiato dall'Ordine

La decisione dell”Omceo abruzzese era attesa da giorni dopo la discussione del caso il 4 giugno scorso, e nel frattempo Roberto Petrella aveva preannunciato l”intenzione di presentare ricorso contro un eventuale provvedimento. “Mi hanno radiato (medico di 72 anni in pensione) perché ho criticato la vaccinazione”, ha comunicato in queste ore via social.

Noi medici dobbiamo fare pulizia in casa nostra”, commenta il virologo ”pro-vax” Roberto Burioni.

Non mi hanno voluto far parlare – scrive Petrella in uno dei suoi tanti, lunghi post su Facebook – per ripetere le stesse cose che avevo detto al presidente dell”Ordine dei medici di Teramo in passato” e sulle quali “avevo fornito una ricca documentazione”, precisa. “L”unica mia colpa è quella di aver consultato testi acquistabili in ogni libreria e aver consolidato concetti utili all”informazione”, aggiunge. E “non esiste radiazione – chiosa – se esiste la verità scientifica”.

Non ho mai espresso contrarietà ai vaccini”, sostiene ancora Petrella. “Sono favorevole alla vaccinazione, ma contrario all”obbligatorietà. Può essere questo un motivo di radiazione?”, chiede. “Come mai non viene radiata la ministra Grillo? Era contro la vaccinazione obbligatoria”.





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Cityrumors

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Medicina

Bambina col tetano a 10 anni in rianimazione a Verona, non era vaccinata

La piccola è ricoverata in ospedale in gravi condizioni. L’infezione dopo una sbucciatura a un ginocchio. Il medico e divulgatore scientifico: colpa dei somari no vax

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VERONA Alla vigilia del termine ultimo del 10 luglio per la presentazione del certificato vaccinale in regola con i dieci sieri obbligatori per i minori da zero a 16 anni iscritti all’anno scolastico 2019/2020, nel Veneto scoppia un caso destinato a riaccendere le polemiche. Una bambina di dieci anni, non vaccinata, è stata ricoverata in Azienda ospedaliero-universitaria di Verona con il tetano. La piccola stava correndo ed è caduta, sbucciandosi il ginocchio. L’impatto con il terreno è stato il canale di ingresso dell’infezione, che ha un decorso molto veloce. Per fortuna i genitori si sono resi conto che non si trattava di una comune ferita superficiale ma c’era qualcosa che non andava, così martedì mattina dalla provincia di Verona, dove la famiglia abita, sono corsi all’ospedale. La bimba è stata ricoverata in Rianimazione pediatrica a Borgo Trento ed è in prognosi riservata. E’ cosciente ed è sottoposta a terapia con immunoglobuline per arginare la malattia infettiva acuta, non contagiosa, causata dal batterio Clostridium tetani. Può attaccare il sistema respiratorio ma anche gli altri organi. Il periodo di incubazione varia da 3 a 21 giorni e i sintomi sono contrazioni muscolari, febbre, sudorazione, tachicardia.

La situazione clinica

La bambina è in prognosi riservata, i medici monitorano l’evoluzione della patologia, in fase acuta, per capire come dosare la terapia in tempo reale, man mano che si sviluppa il decorso. «La paziente è sotto controllo giorno e notte — assicura Francesco Cobello, direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Veronanella complessità del caso, la tempestività della diagnosi è stata decisiva. Non è sempre facile, non si pensa subito al tetano». Soprattutto in un bambino, che dovrebbe essere vaccinato. Ecco perché questo è un caso raro. Tra il 2003 e il 2017 il Veneto, tra Padova, Dolo e Treviso, ha registrato altri episodi di tetano ma tra gli anziani, l’ultima delle quali è morta due anni fa a Conegliano. Aveva 90 anni. «E’ una vicenda allucinante, a maggior ragione nel 2019 — commenta Franco Pisetta, segretario regionale della Fimp, sigla dei pediatri —. Dopo la legge sull’obbligo vaccinale c’è stato un buon recupero degli inadempienti (ora nel Veneto il livello di copertura vaccinale è risalito fino a raggiungere la soglia di sicurezza del 95%, ndr), ma per convincere gli ultimi resistenti bisognerebbe cominciare ad applicare anche le sanzioni. Cioè il divieto di frequenza all’asilo e le multe fino al biennio delle superiori. I genitori devono capire che le vaccinazioni vanno fatte per tutelare la salute dei loro figli».

L’influenza dei no vax

I no vax però, nati proprio in Veneto, nel Vicentino per l’esattezza, continuano ad avere un’influenza pesante su uno zoccolo duro compreso tra l’1% e il 5% dei genitori. «Queste persone o non vengono in ambulatorio oppure non ci dicono che i loro bambini non sono vaccinati — aggiunge Pisetta —. E noi, non potendo accedere all’Anagrafe vaccinale regionale, non possiamo saperlo. Consentirci la consultazione dello stato dei nostri pazienti sarebbe un aiuto fondamentale per cercare di far ragionare le famiglie. Altrimenti succedono episodi come questo, inconcepibile: di solito pure i no vax almeno l’antitetanica e l’antidifterica le accettano».Dell’accaduto è stata informata la Regione, in collegamento con l’ospedale di Verona attraverso la Direzione della Prevenzione. Mercoledì mattina si attende un bollettino ufficiale con l’aggiornamento della situazione, pur nel totale rispetto della privacy della minore.

L’intervento di Burioni

«Sul tetano girano tantissime bugie. I somari antivaccinisti sostengono che non è un pericolo reale per chi non vive a contatto con gli animali, che basta pulire le ferite con acqua ossigenata per evitarlo, che si può prevenire con la vitamina C e che spesso si è immuni naturalmente. Tutte scemenze». Lo scrive Roberto Burioni, il medico e divulgatore scientifico, noto per le sue battaglie sui social contro la campagna no vax, commentando sulla sua pagina Facebook il caso della bambina di 10 anni non vaccinata che a Verona ha contratto il tetano. «Il pericolo è ovunque – spiega Burioni -, anche una piccolissima ferita può provocarlo, l’acqua ossigenata e la vitamina C sono inefficaci e soprattutto non esiste una immunità naturale. Anche chi ha preso il tetano ed è guarito non è immune. L’unico modo per essere protetti è vaccinarsi». «Purtroppo – sottolinea Burioni – molti genitori non vaccinano i loro figli. Che poi, sfortunatamente, si ammalano gravemente, come in questo caso. Chi risarcirà questa bambina delle terribili sofferenze che le sono state inflitte dai genitori che non l’hanno vaccinata? Chi risarcirà lo Stato delle spese sanitarie che si dovranno sostenere? E se quel posto in rianimazione servisse per un altro bambino?. Chi non vaccina i propri figli è un incivile egoista. Per seguire la sua ignoranza e la sua superstizione danneggia i suoi figli e la società. A causa delle loro bugie e della loro follia c’è una bambina in rianimazione a Verona» conclude Roberto Burioni.





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Medicina

Rimini, vaccini e multe: il Tar dà torto ai no vax

Respinto il ricorso contro l’ordinanza sindacale che prevede sanzioni per le famiglie che non vaccinano i figli

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Rimini, 22 maggio 2019 – Il Tar dell’Emilia Romagna, ha rigettato l’istanza cautelare proposta da privati contro l’ordinanza sindacale sull’inottemperanza agli obblighi vaccinali. Nel dispositivo, il Tar ha motivato che ‘…nella comparazione dei contrapposti interessi, risulta manifestatamente prevalente la tutela del fondamentale interesse pubblico alla salvaguardia della salute rispetto all’interesse privato fatto valere in giudizio’.

Oltre al rigetto dell’istanza, il Tribunale ha anche condannato i ricorrenti al pagamento degli onorari del giudizio cautelare a favore del Comune. «Una sentenza importante, non solo per Rimini – è il primo commento dell’amministrazione comunale – perché afferma chiaramente come la tutela della salute venga prima di ogni altra cosa. Un risultato che, crediamo e speriamo, possa finalmente dare certezze al Paese intero».





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