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Come si sconfiggono le fake news?

Una ricerca del Parlamento Europeo fa il punto sulla disinformazione online. La soluzione? Passa dalla cultura

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È passato un anno e mezzo dalla vittoria di Donald Trump, ma quale sia stato il ruolo giocato dalle fake news nell’elezione di uno dei più improbabili presidenti degli Stati Uniti (o nella vittoria della Brexit, per fare un altro esempio) è ancora un tema ampiamente dibattuto.

“Un recente studio ha sottoposto a un campione di elettori americani una serie di notizie attendibili e di bufale, chiedendo in quanti le ricordassero e se all’epoca le avessero ritenute vere”, si legge in un recente papercommissionato dal Parlamento Europeo per fare il punto sulla disinformazione online. “Nel caso di notizie da prima pagina attendibili, il 70% del campione ricordava di averle viste e il 60% di averle ritenute attendibili. Solo il 15% ricordava invece di aver visto le notizie false e l’8% di averci creduto. Una percentuale simile alle notizie placebo che sono state ideate appositamente per il test”.

Di conseguenza, “l’impatto delle fake news sulle elezioni potrebbe essere molto inferiore a quanto temuto”, conclude il paper.

Ma è proprio così? Parecchi altri studi – tra cui uno appena condotto dalla Ohio State University – hanno invece confermato quanto la disinformazione potrebbe aver aiutato Donald Trump a conquistare la Casa Bianca; mentre altre ricerche hanno messo in collegamento il fenomeno fake news, inestricabilmente legato ai social network, alla diffusione del populismo in Europa (Italia compresa).

Ovviamente, sarebbe ingenuo pensare che la trasformazione politica in corso in Occidente sia causata dalle bufale.

Allo stesso tempo, è rischioso sottostimare i pericoli che si nascondono dietro a fake news che riescono a circolare con una velocità molto maggiore(anche sei volte superiore) rispetto alle notizie attendibili o ai video complottisti presenti su piattaforme come YouTube che – come è stato dimostrato – possono far entrare alcuni utenti in un turbine infinito di contenuti sempre più estremi e complottisti.

Ma che cos’è una fake news? Secondo Ziga Turk, docente all’Università di Lubiana e autore della ricerca del Parlamento Europeo, sotto questa etichetta si possono riportare “tutte le forme di informazioni false, inaccurate e fuorvianti che vengono create e promosse con lo scopo di fare profitti o causare intenzionalmente un danno pubblico”.

Le due motivazioni sono molto diverse: nel caso economico (probabilmente quello più antico), chi ospita fake news sul proprio sito lo fa sapendo che queste possono ottenere un’enorme circolazione sui social; garantendo ottimi introiti pubblicitari ai siti che le ospitano (considerando anche l’investimento minimo necessario a crearle). Niente di più facile che inventare bufale sugli immigrati che vogliono trasformare il colosseo in un luogo di culto islamico, per fare solo un esempio, per infiammare un certo tipo di utenza e garantirsi una vasta circolazione (e quindi un ritorno economico).

Col tempo, quello che probabilmente è nato come un metodo veloce per fare soldi su internet (Paul Horner, il defunto “re delle fake news”, dichiarava di guadagnare oltre diecimila dollari al mese), si è trasformato in una vera e propria arma politica; utilizzata sia da pagine Facebook artigianali, sia da veri e propri eserciti di professionisti (com’è il caso dei famosi troll russiassoldati allo scopo di destabilizzare le democrazie occidentali). Le bufale, ovviamente, non sono nate oggi (basti pensare al Protocollo dei Savi di Sion o al falso editto di Costantino); ma – come si spiega nella ricerca – la struttura stessa del web ha consentito che potessero circolare con una facilità estremamente superiore.

“Nella struttura tradizionale delle news, un professionista crea un contenuto. Questo viene poi controllato dai redattori che lavorano nei media. Il contenuto che possiede le qualità richieste, viene infine pubblicato”.

In questo processo, quindi, ci sono dei filtri di controllo che offrono una certa garanzia su qualità e veridicità. Sul web, invece, “chiunque può creare un contenuto: gli autori possono o meno fare le proprie verifiche e controlli di qualità; mentre internet fornisce una vasta gamma di servizi per la pubblicazione e diffusione in autonomia”.

Dalle bufale della alt-right diffuse su Reddit, ai siti di controinformazione cospirazionista come InfoWars; fino ai meme riportanti notizie incontrollate (come quella della “cugina di Renzi portaborse al Senato”) che circolano su Facebook e Twitter, “non c’è un solo punto in cui il contenuto scambiato possa essere controllato e verificato prima della diffusione”, scrive Ziga Turk. Questa posizione rischia però di sottostimare quanto ormai le bufale riescano a diffondersi anche sui quotidiani più istituzionali, e quanto alcuni siti di controinformazione possano invece essere portatori di contenuti di qualità.

Ma, allora, come si combattono le fake news? Il tema è estremamente delicato: “La libertà d’espressione è una pietra angolare della democrazia, e coloro che hanno in mano il potere non dovrebbe abusarne per favorire un versante del dibattito pubblico” si sottolinea nel paper, facendo piazza pulita delle proposte di istituire qualcosa di simile a un ministero della Verità (guidato dai governi o appaltato agli stessi social network) deputato a

decidere cosa sia una fake news (soprattutto considerando quanto ciò sarebbe rischioso nei paesi meno democratici).

Allo stesso tempo, l’attenzione del paper nei confronti della libertà d’espressione rischia di essere fuorviante: una fake news non è un’opinione estrema, radicale o scomoda; ma una notizia falsa creata in malafede. E in quanto tale, verificabile. Una delle fake news più importanti degli ultimi tempi è, ovviamente, quella del Pizzagate: la bufala secondo cui in una pizzeria di Washington si nascondeva un giro di pedofilia a uso e consumo delle élite del Partito Democratico (compresi i coniugi Clinton). Una fake news in tutto e per tutto – nata su 4Chan e poi arrivata fino al già citato InfoWars – che ha spinto un 28enne a entrare nel locale armato di fucile.

Bloccare la circolazione di una bufala di questo tipo difficilmente si sarebbe potuta considerare una forma di censura; ma chi dovrebbe essere deputato a farlo? “Il problema di tutti i metodi che interferiscono deliberatamente con l’informazione cui un utente può accedere è che le persone potrebbero non volere che qualcun altro scelga e filtri le notizie per loro”, si legge sempre sul report. “Si potrebbe facilmente pensare che questo venga fatto a scopi politici o ideologici. Se le piattaforme fossero libere di agire in questo modo, inoltre, si darebbe loro un potere spropositato sulla pubblica opinione”.

Ed è qui che entra in gioco quella che, a oggi, sembra essere la soluzione meno controversa per arginare la diffusione delle fake news: “Una tecnica per ridurre il propagarsi delle bufale è l’etichettatura”, scrive Turk. In questo caso, invece di censurare, “Facebook (o altre piattaforme) aggiungono informazioni sulla credibilità di una storia e avvertono l’utente prima che decida di condividerla”Non solo Facebook, ma anche YouTube e altri stanno iniziando ad appoggiarsi con sempre maggiore frequenza alle tante realtà specializzate in fact-checking (tra cui Snopes o FactCheck.org); a cui vengono inviati i contenuti che gli algoritmi della piattaforma ritengono sospetti in modo da verificarne la veridicità.

Non si tratta di incollare l’adesivo di fake news su alcune informazioni (strategia, tentata da Facebook, che si è rivelata un boomerang: trasformando quell’etichetta in una sorta di medaglia al merito); ma di fornire informazioni aggiuntive che forniscano agli utenti un quadro più completo. Ma sarà sufficiente questo per sconfiggere bufale e teorie del complotto?

Probabilmente, no. “Ci sono però anche modi non tecnici per fermare le fake news, o almeno per evitare che le persone ci credano”, conclude la ricerca del Parlamento Europeo. “È chiamato buon senso e alfabetizzazione mediatica. I cittadini devono diventare consapevoli che internet è un ambiente molto diverso dalla televisione e dai giornali. Non ci sono redattori e non ci sono controllori. Gli utenti devono essere vigili e attenti per non cascare in nessuna delle fake news che circolano. Su internet, ogni giorno è il primo di aprile. Ogni giorno, bisogna consumare i contenuti criticamente”. Più di censura, algoritmi e fact-checking, insomma, può fare la cultura.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Tutte le bufale su Carola Rackete e la Sea Watch 3

Dal padre venditore di armi all’assenza di patente nautica, passando per un fantomatico banchetto dei parlamentari Pd a bordo della nave: la comandante è stata investita da un’ondata di fake news

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Mentre Carola Rackete si trova da due giorni agli arresti domiciliari, in rete continua a circolare una lunga serie di notizie false o tendenziose a proposito della chiacchieratissima capitana della Sea Watch 3. Nella maggior parte dei casi si tratta di fake news molto semplici da smascherare, che sono frutto di una palese volontà di disinformare, oppure di rielaborazioni politiche e giornalistiche piuttosto discutibili. Molte delle bufale hanno iniziato a comparire sul web nel corso del weekend scorso, in concomitanza con la notizia dello sbarco dei 40 migranti rimasti a bordo e l’arresto di Rackete da parte della guardia di finanza.

Ma andiamo con ordine. A fianco delle tante discussioni più tecniche, le fake news diventate più virali in rete sono le seguenti: ecco come sappiamo che si tratta di falsi.

1. Il padre di Carola Rackete NON vende armi

Come nella più classica delle macchine del fango, già da sabato scorso ha iniziato a diffondersi sui social la notizia che il papà di Rackete, di nome Ekkehart, sarebbe un mercante di armi, e che l’intera famiglia trarrebbe vantaggio economico dalla destabilizzazione del contesto internazionale. La storia falsa, smascherata inizialmente da GiornalettismoBufale.net e da Bufale per tutti i gusti, è ben presto chiarita: Rackete padre svolge, tra le altre cose, un’attività di consulenza da 7 anni presso l’azienda tedesca Mehler Engineered Defence, un’impresa che non produce armi o dispositivi offensivi, bensì sistemi difensivi di sicurezza,

tra l’altro impiegati sia in campo militare sia in ambito civile.

Se è vero che nel passato di Ekkehart Rackete ci sono anni di esperienza militare, la sua attuale occupazione riguarda (attraverso un’attività di consulenza, lo ribadiamo: quindi in modo parecchio indiretto) la blindatura di mezzi di trasporto, dunque non ha alcun collegamento con i traffici di armi né con i flussi migratori dal continente africano verso l’Europa.

2. Rackete NON è sprovvista di patente nautica

La sparata secondo cui la trentenne tedesca sarebbe priva dei titoli per poter condurre una nave è semplicemente falsa. Da quanto emerge in base alle ricostruzioni che sono state fatte online, sembra che si sia iniziato a sparlare di Rackete come di presunta non-patentata dopo che non si è riusciti a trovare riscontro dell’esistenza della patente né su Google né sui social network. In altre parole, dato che Rackete non aveva mai particolarmente pubblicizzato online l’aver conseguito l’abilitazione nautica, qualcuno ha scambiato l’impossibilità di trovare conferme online con l’inesistenza della patente stessa, oppure – più probabile – ha volutamente raccontato una frottola.

 Sea Watch 3

Secondo le informazioni raccolte finora, in particolare, Rackete avrebbe ottenuto la laurea in Nautica e trasporto marittimo presso la Jade Hochschule di Elsfleth già nel 2011, ricevendo quindi d’ufficio la qualifica di ufficiale di picchetto. Il titolo di comandante, invece, non corrisponde a un’attribuzione formale sancita da un esame, ma è stato conferito sulla base dell’esperienza maturata sul campo.

3. I parlamentari sulla Sea Watch 3 NON hanno banchettato

A partire da una foto (ritoccata) che lo scorso weekend si è diffusa sui social network, è circolata la notizia che i parlamentari che sono saliti sulla Sea Watch 3 ne abbiano approfittato per un lauto pranzetto a base di pesce fresco. In questo caso il debunking è immediato, visto che online è disponibile anche la versione originale dell’immagine, in cui si vede che tutte le persone inquadrate – tra cui alcuni esponenti del Partito democratico e di Sinistra italiana – sono semplicemente seduti sul bordo di un gommone, senza alcuna tavola imbandita al centro dell’imbarcazione.

Sulla sinistra il fotomontaggio, sulla destra la foto originale

I più attenti hanno fin da subito notato anche alcune stranezze nel fotomontaggio, dato che al gommone è stato aggiunto un nome con un evidente errore grammaticale (“gita Sea Wathc” anziché Sea Watch, secondo Bufale.net un possibile riferimento sarcastico alle polemiche sulla cannabis), oltre che un volto ritagliato in malo modo sul lato destro del gommone. Al di là dei dettagli tecnici, qui è palese la volontà di creare un caso politico a partire dal nulla. Interessante, come ha fatto notare Next Quotidiano, che molti diffusori della bufala abbiano continuato a difendere la propria tesi anche dopo essere stati smascherati, sostenendo che i volti corrucciati di alcuni politici siano la prova schiacciante che sono stati colti in flagranza di banchetto.

4. Padre Alex Zanotelli NON ha negato l’incidente di Lampedusa

Dopo la notizia, confermata da Adnkronos, che il padre missionario Alex Zanotelli avrebbe sostenuto la candidatura di Rackete per un premio Nobel, ha iniziato a spargersi la voce di un’ulteriore affermazione dello stesso Zanotelli, secondo cui tutti i fatti di cronaca relativi a Lampedusa sarebbero stati alterati dalla stampa, incluso lo speronamento stesso tra la Sea Watch 3 e la motovedetta della guardia di finanza.

La falsa dichiarazione attribuita a padre Alex Zanotelli

 

In realtà però questa seconda affermazione, che farebbe riferimento a fantomatiche prove del mancato contatto tra le due imbarcazioni, è frutto di una falsa attribuzione. Non risulta infatti alcuna prova, né giornalistica né sotto forma di registrazioni, di una simile tesi sostenuta da Zanotelli. Addirittura, online si trova la medesima storia, con le stesse identiche parole, attribuita a Laura de Clementi, ma è possibile che in realtà sia frutto di una totale invenzione. Sicuramente, invece, simili argomentazioni non si trovano né nelle interviste rilasciate né sui canali social di Zanotelli, quindi fino a prova contraria sono da ritenere informazioni non confermate.

5. Rackete NON è stata intervistata dal Corriere della Sera

Il 30 giugno il Corriere della Sera ha pubblicato (sia sulla versione cartacea sia online) un’intervista a Carola Rackete, nello specifico un botta-e-risposta in prima persona contenente una dozzina di domande. Come diverse persone hanno fatto notare immediatamente dopo la pubblicazione, l’intervista non può essere vera, poiché Rackete non può parlare coi giornalisti mentre è agli arresti domiciliari.

Il titolo dell’intervista (simulata) del Corriere della Sera

 

La situazione è stata parzialmente chiarita dal Corriere stesso, che nell’articolo ha specificato che “la capitana trentunenne è ai domiciliari e non può rilasciare dichiarazioni, ma attraverso i suoi avvocati chiarisce i dubbi sollevati da più parti sul suo comportamento”. Se ne può dedurre, dunque, che l’intervista sia stata ricavata rielaborando le risposte fornite dai legali, trasformandole in un’ipotetica conversazione con Rackete che però non è mai avvenuta.

6. La Sea Watch 3 NON può essere definita “pirata”

In questo caso si tratta di una questione a metà tra i tecnicismi e le strategie di comunicazione. Diversi giornali ed esponenti politici, soprattutto orientati verso destra, hanno più volte utilizzato le immagini di pirata e pirateria per riferirsi a Rackete e all’imbarcazione che ospitava i migranti, nonché ai politici saliti a bordo della stessa Sea Watch 3. Nel caso si tratti di un’immagine evocativa senza alcuna pretesa di correttezza tecnica, allora la questione può essere relegata a una discussione sullo storytelling della vicenda, con tutte le evocative implicazioni giornalistiche e politiche.

La prima pagina de ‘La Verità’ di domenica 30 giugno

 

Qualora invece si volesse valutare tecnicamente l’opportunità di fare riferimento alla pirateria, la risposta sarebbe allora che non ha senso. Come ha dettagliatamente spiegato Il Post, infatti, in questo caso manca il requisito fondamentale di trovarsi all’esterno delle acque territoriali nazionali: quanto accaduto non può rientrare nella fattispecie giuridica cui fa riferimento l’articolo 101 della Convenzione dell’Onu sul diritto del mare, quello che regola la definizione di pirateria.





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Pietro Crisafulli e la bufala della bimba danneggiata dal vaccino

Una bufala che nasce da un No-Vax e racconta la falsa storia di una bimba danneggiata da un vaccino. Giusto per spargere il panico

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Mi sono imbattuto post su Facebook. Uno di quei post contro i vaccini, scritto palesemente da un no-vax, in un italiano approssimativo.

marco dimitri

Premetto che le vaccinazioni vanno fatte, per varie evidenti ragioni, alcune malattie come il morbillo sono mortali, in più esistono persone immunodepresse, non possono essere vaccinate perchè sofferenti di malattie, ad esempio la leucemia, bambini in età prevaccinale.

Chiedete comunque al vostro medico immunologo, io non ho titolo.

Torniamo al messaggio in oggetto, incorporo da Facebook

“VACCINI, SONO SCONVOLTO. 
Ho assistito oggi, ad una straziante scena al pronto soccorso pediatrico.
Una giovane madre, con una piccola bambina in braccio, ed altri parenti urlavano e piangevano disperatamente. Alla piccola bambina sotto un anno di età, nelle ore precedenti avevano fatto il vaccino. Qualche ora dopo, la bambina stava malissimo, gli occhi che non si vedevano più, febbre alta, tremava, ed urlava. Erano tutti nel totale panico. Sono veramente sconvolto. Parlando poi con i medici del PS pediatrico, concordavano con quello che gli avevo detto, ma alzavano le mani. Anche qualche operatore sanitario, mi diceva i miei non li ho vaccinati, è mai li vaccineró. 
Dobbiamo fare qualcosa, per il bene dei nostri figli, nipoti, è per la nuova generazione. Tutti uniti, fermiamo questi criminali per il bene dell’umanità. Auguri piccola, mi auguro che non sia stata danneggiata.
Pietro Crisafulli

Il messaggio è stato scritto da un certo Pietro Crisafulli, non so chi sia ma la storia raccontata è davvero lacunosa “Alla piccola bambina sotto un anno di età, nelle ore precedenti avevano fatto il vaccino”.

Avevano fatto il vaccino? Non specifica quale tipo di vaccinazione sia stata iniettata alla presunta bambina, nemmeno specifica quale relazione medica abbia assodato  “il vaccino” al malore che  Pietro Crisafulli descrive.L’uomo afferma di trovarsi  in un pronto soccorso pediatrico.

Sempre in un italiano approssimativo, afferma “Parlando poi con i medici del PS pediatrico, concordavano con quello che gli avevo detto, ma alzavano le mani. Anche qualche operatore sanitario, mi diceva i miei non li ho vaccinati, è mai li vaccineró. “. Questa è un’affermazione gravissima, in quanto  il personale medico non fornisce informazioni a terze persone, tantomeno consiglia di non vaccinare.

Anche se è palese essere una bufala inventata e scritta pure male, è stata condivisa da 700 persone. Bisogna sempre controllare la veridicità di ciò che si condivide, la notizia, ad esempio, non appare in nessun giornale, in nessuna  agenzia stampa.

Semplicemente una bufala che potrebbe (dovrebbe) sfociare nel reato, visto che gioca con la vita delle persone più fragili: i bambini.

Oggi una bimba non vaccinata  sta lottando tra la vita e la morte, succede a Verona, la bambina ha 10 anni ed ha contratto il tetano perchè i suoi genitori non l’hanno vaccinata.

Persone che postano messaggi con storie false come il Sig. Pietro Crisafulli, contribuiscono a seminare il panico ed a desistere di vaccinare i propri figli.  La bimba di Verona è una vittima dei No-Vax, non è una vittima del tetano, il tetano l’abbiamo scongiurato grazie ai vaccini.

Il resto della pagina di Pietro Crisafulli è pieno zeppo di offese rivolte all’immunologo Roberto Burioni, offese tipo “somaro” “vaccinati il cervello”. Questo per dire a che punto i No-Vax sono arrivati. Non resta che sperare in una legge severa che punisca questi untori.





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Ci risiamo con la fine del mondo: stavolta è il turno dell’era glaciale

Ci risiamo con la fine del mondo, stavolta ecco nuovamente la bufala della mini era glaciale

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Abbiamo davvero troppe fini del mondo, dei camion pieni, potremmo riscrivere la storia del cinema hollywoodiano dove le catastrofi all’ultimo secondo vengono scongiurate dagli americani. Apocalissi zombie, calendari Maya, meteoriti giganti, terremoti come nel film “Magnitudo 10.1”. Nel frattempo la Terra è diventata piatta (e non solo la Terra…).

marco dimitri

Perdonatemi, vado a memoria sul numero delle volte che è stata annunciata la fine del mondo:

Fine del mondo 1 gennaio 2000

Il millenium bug avrebbe fatto impazzire tutti i computer della Terra provocando eventi catastrofici che avrebbero portato inevitabilmente, indovinate dove? Ma alla fine del mondo.

Fine del mondo 2007

Questa è la data stabilita per la fine del mondo da un pazzo: il pastore battista Pat Robertos, che tra l’altro ha predetto l’Apocalisse innumerevoli volte, una delle quali il 29 aprile 2007.

Fine del mondo 2011

Secondo Harold Camping, il mondo sarebbe finito il 21 maggio 2011 perchè quel giorno, una serie di potenti terremoti avrebbe distrutto tutto.  Ora, una delle cose fondamentali che tutti dovrebbero sapere è che i terremoti non sono prevedibili.  Infatti non vi fu alcun terremoto apocalittico quel giorno. Harold Camping non si perse d’animo e spostò la fine del mondo al 22 ottobre dello stesso anno. Ovvio: non accadde nulla.

Fine del mondo 2012

Il calendario Maya chiudeva il proprio ciclo il 21 dicembre 2012, infatti, il mondo sarebbe dovuto finire grazie a quella che era stata chiamata “l’Apocalisse Maya” (siamo ancora qui).

Altra previsione di fine del mondo da parte del leader del gruppo eBible Felloship di Philadelphia, Chris McMann che aveva avvertito che il mondo sarebbe addirittura stato distrutto da un incendio il 7 ottobre 2015. McCann, quando ciò non avvenne si dichiarò addirittura sorpreso.

Fine del mondo 2017

Un appassionato di “numerologia”, David Maede, il 15 ottobre 2017 sarebbero iniziate sofferenze per 7 anni che avrebbero portato alla fine del mondo.

Fine del mondo 2019

Eccoci arrivati alla bufala del ritorno dell’era glaciale.

Stavolta è un pessimo giornalismo a diffondere titoli catstrofici:

Anche se il titolo è virgolettato, cioè riporta una frase detta da altri, Tiscali News continua affermando che è a rischio la vita sulla Terra. Anzi, altri esperti confermerebbero ma spostando l’era glaciale a qualche anno in più, giusto il tempo di finire di pagare le rate della lavastoviglie.

Meteoweb, un sito conosciuto per i titoloni “catastrofici” (una nuvola diventa un uragano) questa volta riduce il fenomeno parlando di una mini era glaciale, un termine usato anche da Sky News e da tanti altri che non controllano i dati scientifici, la fondatezza delle notizie e via dicendo.

Cosa sia una mini era glaciale ancora non ci è dato saperlo. Un termine improprio per dire basta “allarmismo”.

 

 

Circa ogni due anni siamo siamo bombardati da titoli di notizie allarmistiche e che ripetono il mito secondo cui la Terra è diretta verso una “mini glaciazione” imminente. È successo nel 2013, nel 2015, e di nuovo di recente a fine 2017.

Questa volta, il mito sembra essere stato scatenato da un’intervista di Sky News con la professoressa di matematica della Northumbria University, Valentina Zharkova. La notizia è stata subito ripresa dal Daily Mail, International Business Times, Sputnik News, Metro, Tru News e altri. Zharkova era anche dietro le “mini glaciazioni” nel 2015, basandosi sulle sue ricerche che prevedono come il Sole entrerà presto in una fase tranquilla. Tuttavia ci si dimentica che, se il Sole esaurirà l’idrogeno, il problema sarebbe inverso, la prima emergenza sarebbe il caldo, non il freddo! Questo perchè prima di spegnersi si espanderà come spiega Wikipedia :

Il Sole si trova a circa metà della propria sequenza principale. Al termine di questo periodo di stabilità, tra circa 5 miliardi di anni, il Sole entrerà in una fase di forte instabilità che prende il nome di gigante rossa: nel momento in cui l’idrogeno del nucleo sarà totalmente convertito in elio, gli strati immediatamente superiori subiranno un collasso dovuto alla scomparsa della pressione di radiazione delle reazioni termonucleari. Il collasso determinerà un incremento termico fino al raggiungimento di temperature tali da innescare la fusione dell’idrogeno negli strati superiori, che provocheranno l’espansione della stella fino ad oltre l’orbita di Mercurio; l’espansione causerà un raffreddamento del gas (fino a 3500 K), motivo per il quale la stella avrà una colorazione fotosferica tipicamente gialla intensa.

Il punto più importante da tenere in considerazione è che la ricerca scientifica è chiara: se si verifica un grande minimo solare potrebbe ridurre temporaneamente le temperature globali di meno di 0,3 ° C, mentre gli esseri umani stanno già provocando un riscaldamento di 0,2 ° C per decennio.

La differenza di temperatura media globale è indicata per il periodo di tempo 1900-2100 per lo scenario di emissioni IPCC A2. La linea rossa mostra il cambiamento di temperatura previsto per il livello corrente di attività solare, la linea blu mostra il cambiamento di temperatura previsto per l’attività solare al livello molto più basso del Maunder Minimum e la linea nera mostra le temperature osservate fino al 2010. Illustrazione: Feulner & Rahmstorf (2010) in Geophysical Research Letters by SkepticalScience.com

 

Quindi il Sole poteva solo compensare al massimo il valore di 15 anni di riscaldamento globale causato dall’uomo, e una volta terminata la sua fase silenziosa, il sole avrebbe aiutato ad accelerare ancora una volta il riscaldamento globale.

Il termine improprio “mini glaciazione”

Il mito deriva in ultima analisi da un periodo in cui gli scienziati del clima hanno coniato “The Little Ice Age” (LIA). Si trattava di un periodo modestamente freddo che va da circa il 1300 al 1850. Era particolarmente freddo nel Regno Unito, dove a volte il fiume Tamigi si congelava e si svolgevano le “fiere del gelo”.

Una squadra guidata dal fisico dell’università di Reading e dall’esperto solare Mike Lockwood ha scritto un documento che esamina la scienza alla base di fiere del gelo, macchie solari e LIA. Comprendeva la figura sottostante che mostra le temperature dell’emisfero settentrionale insieme al numero di macchie solari e il livello delle particelle vulcaniche nell’atmosfera nel corso dell’ultimo millennio:

Il numero di macchie solari, le temperature dell’emisfero settentrionale e la profondità ottica dell’aerosol vulcanico (AOD) intorno al periodo della piccola era glaciale. Illustrazione: (2017), News & Reviews in Astronomy & Geophysics

 

Durante le ere glaciali, le temperature sono state generalmente inferiori di 4-8 ° C rispetto ai tempi moderni. Come mostra questa figura, durante la LIA, le temperature erano al massimo di circa 0,5 ° C più fredde rispetto all’inizio del 20 ° secolo. Così, Lockwood definisce la “piccola era glaciale” un termine improprio. “Come affermano gli autori:

Rispetto ai cambiamenti delle ere glaciali, la cosiddetta “piccola era glaciale” (LIA) è un clima e una perturbazione sociale di breve durata e mitezza.

Per fare un confronto, le temperature sono aumentate di un intero 1 ° C negli ultimi 120 anni e di 0,7 ° C negli ultimi 40 anni.

 

L’influenza minima minima solare sul clima

Il minimo di Maunder era un periodo di tranquilla attività solare tra il 1645 e il 1715 circa. Si riferisce spesso a intercambiabilmente con la “Piccola era glaciale”, ma quest’ultima durò secoli più a lungo. In effetti, durante la LIA si sono verificati tre minimi solari separati, che includevano anche periodi di attività solare relativamente più elevata. Altri fattori come le eruzioni vulcaniche e le attività umane hanno contribuito alle temperature fresche. Infatti, un documento del 2017 guidato dal Mathew Owens dell’Università di Reading ha concluso:

Le simulazioni di modelli climatici suggeriscono che molteplici fattori, in particolare l’attività vulcanica, sono stati cruciali per causare le temperature più fredde nell’emisfero settentrionale durante la LIA. Una riduzione della radiazione solare totale probabilmente ha contribuito alla LIA ad un livello paragonabile al cambiamento dell’uso del suolo [da parte dell’uomo].

Simulazioni delle variazioni di temperatura dell’emisfero settentrionale risultanti da singoli fattori climatici, rispetto ai cambiamenti osservati nel pannello superiore. Il pannello inferiore mostra una simulazione senza modifiche ai fattori climatologici, per illustrare il livello di variabilità naturale nel clima. Illustrazione: Owens et al.Owens et al. (2017), Journal of Space Weather and Space Climate

Diversi studi hanno studiato il potenziale impatto sul clima di un futuro grande minimo solare. In ogni caso, hanno concluso che un periodo solare così calmo causerebbe meno di 0,3 ° C di raffreddamento, che come precedentemente notato, avrebbe temporaneamente compensato non più di un decennio e mezzo del riscaldamento globale causato dall’uomo. Queste stime basate su modelli sono coerenti con la quantità di raffreddamento che si è verificata durante i minimi solari nella LIA.

È imminente un altro grande minimo solare?
Anche se avrebbe un impatto relativamente piccolo sul clima, è comunque interessante chiedersi se siamo diretti verso un altro periodo solare tranquillo. Zharkova la pensa così. Il suo team ha creato un modello che cerca di predire l’attività solare e suggerisce che un altro minimo solare si verificherà tra il 2020 e il 2055. Tuttavia, altri scienziati solari hanno criticato il modello come troppo semplice, creato sulla base di soli 35 anni di dati, e non riuscendo a riprodurre accuratamente l’attività solare passata.

Ilya Usoskin, capo della stazione Cosmic Ray di Oulu e vicedirettore del Centro di eccellenza ReSoLVE ​​nella ricerca, ha pubblicato una critica del modello solare di Zharkova che ha fatto questi punti. Ancora più importante, il modello fallisce nel riprodurre l’attività solare nota in passato perché la squadra di Zharkova tratta il sole come un sistema semplice e prevedibile come un pendolo. In realtà, il sole ha un comportamento più casuale e imprevedibile (in termini scientifici, “stocastico”):

Ad esempio, un pendolo perfetto: se hai visto alcuni cicli del pendolo, puoi prevederne il comportamento. Tuttavia, l’attività solare è nota per essere un processo non stazionario, che principalmente non può essere previsto (l’orizzonte di previsione per l’attività solare è noto per essere di 10-15 anni). La predizione deterministica non può essere fatta a causa della componente stocastica essenziale.

Immagina un flusso d’acqua molto turbolento in un fiume rapido, e lanci un piccolo bastone di legno nell’acqua e lo rintraccia. Poi lo fai la seconda volta e la terza volta … ogni volta che il bastone finirà in posizioni molto diverse dopo lo stesso periodo di tempo. Il suo movimento è imprevedibile a causa del componente stocastico turbolento. Questa è esattamente la situazione con l’attività solare.

Lockwood concorda sul fatto che non abbiamo ancora una comprovata teoria predittiva del comportamento solare. Ha pubblicato ricerche che esaminano la gamma di possibili evoluzioni solari basate sui periodi passati in cui il Sole si trovava in uno stato simile ad oggi, ma come dice lui, “questo è il meglio che penso che possiamo fare al momento attuale!”

Anche il fisico solare Paul Charbonneau dell’Università di Montreal era d’accordo con Usoskin. Mi ha detto che mentre gli scienziati stanno lavorando per simulare l’attività solare, compreso l’uso di modelli semplificati come quelli di Zharkova,

sugli standard dei modelli di dinamo contemporanei, il loro è estremamente semplice, in realtà banale, semplicistico … Per estrapolare un tale modello al di fuori della sua finestra di calibrazione, è necessaria un’ipotesi extra, molto forte: che i sistemi fisici alla base della generazione del campo magnetico mantengano la loro coerenza (Fase, ampiezza, ecc.). Come ha già spiegato la mia collega Ilya Usoskin, è improbabile che ciò avvenga nel caso del ciclo di attività solare.

Perché questo mito non morirà?

Zharkova crede che il suo modello solare sia corretto, ma nel migliore dei casi può solo cercare di prevedere quando si verificherà il prossimo periodo solare tranquillo. La sua influenza sul clima della Terra è al di fuori della sua esperienza, e la ricerca sottoposta a peer review è chiara che sarebbe un impatto minimo.

Zharkova non è d’accordo – l’ho contattata e lei mi ha detto che crede che un grande minimo solare avrebbe un effetto di raffreddamento molto più grande. Tuttavia, ha anche fatto riferimento a miti a lungo sfatati sul riscaldamento globale su Marte e Giove, e ha fatto un commento su “i predicatori del riscaldamento globale”. È chiaramente appassionata della sua ricerca, e ha la credibilità che viene con la pubblicazione di studi peer-reviewed su attività solare. Forse questi fattori motivano i giornalisti a scrivere queste frequenti storie di “mini glaciazione”.

Ma le credenze sulla scienza del clima di Zharkova sono irrilevanti. Mentre ha creato un modello che prevede un imminente periodo di silenziosa attività solare, altri scienziati hanno identificato gravi difetti nel modello, e in ogni caso, la ricerca ha dimostrato che un altro minimo solare avrebbe solo un impatto piccolo e temporaneo sul clima della Terra.

In questo momento critico …

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