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Medicina

Come si sviluppa un’epidemia

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l morbillo è una delle principali cause di morte infantile, nonostante sia disponibile un vaccino, e nel solo 2013 è stato responsabile di 145.700 decessi nel mondo. Uno ogni 4 minuti, se il numero precedente non fa abbastanza effetto. Circa il 30% dei casi di morbillo può sviluppare una o più complicanze, con una maggiore frequenza nei bambini con meno di 5 anni o nei soggetti con più di 20 anni. (fonte e fonte). Prima della diffusione del vaccino a livello mondiale, si contavano (nel 2000) 548.000 decessi l’anno (soprattutto bambini sotto i 5 anni). Il virus si contagia per via aerea e una persona non protetta dal vaccino a contatto di un contagiato ha il 90% di probabilità di contagiarsi a sua volta (fonte). In pratica vuol dire che il contagio è quasi certo.

Nel 2002 si è verificata in Italia una vasta epidemia di morbillo, con una stima di oltre 40.000 bambini malati, più di 600 ricoverati in ospedale, 15 encefaliti e 6 decessi. Altre complicanze tipiche che si sono verificate hanno riguardato l’occhio o il canale uditivo, fino a seri problemi alla vista o all’udito. Successivamente, nel 2003, l’impegno del primo “Piano di eliminazione del morbillo” ha permesso di registrare nel 2005 il minimo storico di incidenza del morbillo ma, nonostante questo, continuano ad esistere un gran numero di individui suscettibili all’infezione a causa della copertura della vaccinazione che non supera il 90-95% in alcune fasce di età. Un dato importante è che la quasi totalità dei casi di morbillo registrati in Italia riguardava persone che non erano state mai vaccinate o lo avevano fatto in modo inapropriato, ad esempio senza eseguire il richiamo. L’efficacia della vaccinazione con due dosi correttamente somministrate è infatti del 98 – 99% (fonte).
A parte la storia del vaccino anti morbillo che causerebbe l’autismo, storia completamente inventata e originata da una truffa ordita proprio dal medico che affermava di aver effettuato la scoperta (vedi qui), gli oppositori delle vaccinazioni tipicamente affermano che la loro scelta di non vaccinarsi è solo loro, e non riguarda il resto della popolazione. Sono affari loro, insomma, è una loro scelta, e le eventuali conseguenze, essi affermano, non si capisce come possano ricadere sulla comunità. Una frase tipica è: “se uno è vaccinato, perché dovrebbe preoccuparsi se c’è gente che decide di non farlo?”

Vediamo di capire perché questa affermazione è una solenne sciocchezza. Perché il problema è che gli oppositori delle vacinazioni, nonostante parlino apparentemente con grande competenza dell’argomento, non hanno compreso affatto un punto fondamentale, e cioè a cosa servono realmente le vaccinazioni.

Prenderemo come esempio il caso del morbillo, ma il discorso è ovviamente del tutto generalizzabile. Un primo aspetto da tenere in considerazione è che una certa percentuale della popolazione, per motivi particolari di salute, non può vaccinarsi. Magari vorrebbe, ma non puo’. Inoltre la vaccinazione contro il morbillo avviene tra gli 1 e i 5 anni di età (a 1 anno la prima dose e a 5 il richiamo), e tutti i bambini al di sotto di quell’età non sono comunque vaccinati, e quindi suscettibili di contagio.

Teniamo questo in mente per il momento, e vediamo quali sono i fattori che determinano lo sviluppo di un’epidemia. Esistono dei modelli matematici che riescono a riprodurre molto bene le dinamiche delle epidemie, e che vengono utilizzati per simulare le eventuali situazioni che possono presentarsi al variare delle condizioni al contorno.

Supponiamo di avere una popolazione di individui sani. All’interno di questi una certa frazione è vaccinata, e quindi sostanzialmente immune da contagio. La restante frazione è quindi suscettibile di contrarre la malattia. Tanto minore è la frazione di vaccinati, tanto maggiore è quella dei suscettibili di contagio, naturalmente.  Supponiamo che ad un certo punto uno o più individui infetti entrino a far parte di questa comunità. Essi potranno quindi entrare in contatto e eventualmente contagiare soltanto coloro che non sono vaccinati, ovvero i suscettibili di contagio.

Il numero di contagiati nel tempo dipende sostanzialmente dalle seguenti quantità:

  • La facilità con cui si contrae l’infezione in presenza di un individuo infetto
  • La facilità con cui si può entrare in contatto con un portatore della malattia.
  • Il tempo in cui si rimane contagiosi dopo aver contratto la malattia.

Abbiamo visto che nel caso del morbillo la facilità di contrarre l’infezione è molto alta. Se un individuo sano ma suscettibile di contagio (non vaccinato o che non abbia già sviluppato gli anticorpi in seguito alla guarigione dalla malattia) entra in contatto con un portatore dell’infezione, nel 90% dei casi egli si ammala.

Il punto cruciale che determina lo sviluppo di una epidemia è la probabilità con cui un individuo sano ma suscettibile di contrarre la malattia può entrare in contatto con un malato.

Infatti se il numero di individui suscettibili di contagio è in percentuale sufficiantemente basso, sarà anche difficile che un portatore della malattia incontri qualcuno da poter contagiare. E siccome il malato smette di essere contagioso dopo qualche giorno (grosso modo una decina, nel caso del morbillo), l’epidemia si smorza da sola.  Se ad esempio un qualunque individuo infetto incontra un non vaccinato mediamente ogni 20 giorni, e lui rimane infetto in media soltanto 10 giorni, vuol dire che guarisce prima di diffondere la malattia. Il risultato è che l’epidemia non si diffonde.

Se invece il numero di individui suscettibili di essere contagiati è elevato, la probabilità per un malato di incontrare un individuo contagiabile nel periodo in cui egli stesso è contagioso diventa grande. E quindi egli passerà con facilità la malattia ad altri prima di guarire, e questi altri lo faranno con altri ancora, e così via. Se ad esempio un malato resta infetto mediamente 10 giorni, e nel luogo in cui vive entra casualmente in contatto con un non vaccinato mediamente ogni 2 giorni (perché i non vaccinati non sono sufficientemente rari) nel periodo in cui resta contagioso egli diffondera’ la malattia mediamente a 5 individui, ognuno dei quali a loro volta la diffonderà ad altri 5, etc, etc, con progressione geometrica.

In questo modo l’epidemia prolifera esponenzialmente e non si smorza finché il numero di ammalati che guariscono (e quindi acquisiscono immunità) diventa sufficientemente alto tanto da abbassare in modo significativo la probabilità per un nuovo malato di incontrare qualcun altro da contagiare prima della sua guarigione.

E’ evidente quindi che se chi decide di non vaccinarsi al giorno d’oggi non rischia comunque più di tanto di contrarre la malattia nel caso di un focolaio di epidemia, è perché la stragrande maggioranza degli altri cittadini è vaccinata!Questo fa sì che la sua probabilità di incontrare un individuo contagioso è sufficientemente bassa. E’ quindi l’immunità di gruppo che protegge i singoli non vaccinati!

Quindi quelli che sputano sopra i vaccini rifiutandone l’utilizzo in realtà possono permettersi di farlo perché la quasi totalità degli altri cittadini, più responsabilmente, ha deciso invece di vaccinarsi. Quello che li protegge da un eventuale contagio è il fatto di essere in pochi ad aver fatto quella scelta, e quindi di avere scarsa probabilità di entrare in contatto con un eventuale malato. L’alta percentuale di vaccinati quindi protegge non solo se stessa, ma anche quelli che, per scelta o per obbligo, non possono vaccinarsi. Ed ecco che emerge chiaro il punto fondamentale, assolutamente non capito dagli antivaccinisti: il motivo principale per cui ci si vaccina in massa non è quello di proteggere se stessi, ma quello di sopprimere la diffusione della malattia.

La situazione sarebbe infatti drasticamente diversa se il numero di non vaccinati, e quindi suscettibili di contrarre il contagio, aumentasse a causa di un calo delle vaccinazioni. E l’effetto di un eventale calo percentualer delle vaccinazioni non è graduale, come ingenuamente si potrebbe pensare. Esiste una specie di valore critico sulla frazione dei non vaccinati, che dipende molto dalla densità della popolazione, oltre il quale, in presenza di un focolaio, il contagio dilaga inarrestabile. Questo avviene sostanzialmente quando, nel tempo in cui si resta infetti, diventa elevata la probabilità di incontrare un non vaccinato a cui trasferire la malattia. E se la frazione dei non vaccinati supera un certo tot (tipicamente il 10% dalle nostre parti) la diffusione del contagio diventa improvvisamente molto facilitata.

E a quel punto a rimetterci sarebbero non solo gli antivaccinisti, ma anche tutti quelli che, per motivi di salute o di troppo giovane età, non possono sottoporsi alla vaccinazione e la cui salute, proprio per questo motivo, in caso di contagio sarebbe messa a repentaglio molto più che in un adulto sano.

Il problema può inoltre sorgere se il numero di non vaccinati, sebbene basso in media, sia elevato localmente, cioè ci si trovi in presenza di una comunità in cui, per motivi i più disparati, ha attecchito la convinzione che vaccinarsi è inutile. Questo è il motivo per cui le recenti epidemie sono avvenute in zone geografiche particolari, guarda caso tutte con una frazione di non vaccinati significativamente sopra il valore critico (fonte e fonte).

La conclusione quindi è che vaccinarsi non è una scelta soltanto personale, come portare i capelli lunghi o corti, o farsi o meno un tatuaggio.Vaccinarsi è innanzitutto un dovere verso gli altri: è un obbligo sociale. La vaccinazione infatti non solo protegge se stessi, ma protegge innanzitutto tutti coloro che non possono vaccinarsi. E già per questo motivo essi rappresentano una categoria più esposta e debole dal punto di vista della salute.  Non farlo affermando che è una scelta personale che non deve preoccupare gli altri è da irresponsabili, oltre che da incompetenti.

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Coronavirus, Wuhan: morto direttore ospedale. Cina: “Per la cura antimalarico efficace”

Liu Zhiming dirigeva il Wuchang Hospital ed è stato ucciso dal virus. I morti salgono a 1765 e i contagi sono oltre 70mila. Oms chiede a Pechino più informazioni su numeri e criteri seguiti nelle diagnosi. Intanto 14 cittadini statunitensi degli oltre 300 evacuati dalla nave da crociera Diamond Princess sono risultati positivi al Sars-CoV-2. Tra loro anche un italiano

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Per il tredicesimo giorno di fila continuano a calare i contagi da coronavirus: domenica sono stati confermati 115 nuovi casi su scala nazionale al netto dell’Hubei, epicentro dell’epidemia (dove sono stati segnalati 1.933 nuovi casi). Il trend è positivo, ma il numero uno dell’Oms avverte che “è da interpretare con cautela, perché può cambiare in ogni momento ed è presto per dire quanto sia indicativo“, visto anche il primo contagio al Cairo e la mancanza di adeguati presidi sanitari in molti Paesi africani. La Cina intanto continua a registrare vittime anche tra il personale sanitario: il capo dell’ospedale di Wuhan, Liu Zhiming (nella foto), è morto oggi, ucciso dal coronavirus. Dirigeva il Wuchang Hospital. Venerdì scorso un infermiere di 59 anni dello stesso nosocomio era deceduto a causa del Covid-19.

Dallo Spallanzani fanno sapere che i due cittadini cinesi infetti, che restano in terapia intensiva, “sono stabili e in progressivo miglioramento le condizioni generali di entrambi“. Buone le condizioni di salute di Niccolò, il 17enne rientrato sabato dalla Cina, che “continua a essere sereno e di ottimo umore“. Così come sono “buone” anche le condizioni dell’italiano che era alla Cecchignola, anche lui contagiato. Intanto 14 cittadini statunitensi degli oltre 300 evacuati in Giappone dalla nave da crociera Diamond Princess e ora in volo verso gli Stati Uniti, sono risultati positivi al Sars-CoV-2. Tra loro anche un italiano, residente negli Usa e sposato con una cittadina americana, che potrebbe aver contratto il virus. Dei 35 connazionali presenti a bordo, saranno 22 quelli che verranno rimpatriati dal Giappone. Sulla nave da crociera si trovano 10 passeggeri e 25 membri di equipaggio e l’Oms precisa che “le misure di controllo” della diffusione di un virus “su una nave sono difficili, perché ci sono diversi fattori da porre sotto controllo”. Guardando sempre all’Italia, è stato smentito un caso sospetto d’infezione segnalato all’ospedale di Battipaglia (Salerno): si trattava di un cittadino di nazionalità cinese di circa 40 anni, rientrato di recente dalla Cina, poi trasferito all’ospedale Cotugno di Napoli, struttura specializzata in malattie infettive, attraverso un’ambulanza ad alto contenimento.

Oltre a Wuhan, è stata “chiusa” una seconda città nella provincia cinese di Hubei: ai residenti di Xiaogan, città di 4,8 milioni di abitanti, le autorità hanno imposto di non lasciare le loro case. Chi violerà l’ordinanza, rischia un massimo di dieci giorni di carcere. A Xiaogan, che si trova a 70 chilometri da Wuhan, sono 3.279 le persone contagiate: 70 i morti. Hong Kong nuovi episodi di panico da contagio mentre le autorità cambogiane e l’armatore della nave da crociera americana Westerdam si sono messi sulle tracce dei 1200 passeggeri che erano a bordo, dopo che un’anziana donna statunitense, scesa dalla nave, è risultata contagiata allo scalo malaysiano di Kuala Lumpur. In tanti, però, sono giù ripartiti. Intanto, mentre a Wuhan viene dimesso il primo paziente curato col plasma, il China National Center for Biotechnology Development ha confermato l’efficacia dell’antimalarico clorochina contro Covid-19. Oms precisa che “sembra che il Covid-19 sia meno letale di altri coronavirus come la Sars e la Mers” e che il tasso di mortalità, rispetto ai casi accertati, è del 2%. Il rischio “aumenta con l’aumentare dell’età”.



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Medicina

Coronavirus, quanto resiste su superfici come tavoli e maniglie

Dagli studi su altri coronavirus, come quelli della Sars e la Mers, emerge che questi patogeni possono persistere sulle superfici fino a 9 giorni. Ecco quali sono le superfici più intaccate e come disattivare i patogeni

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La notizia dell’italiano rientrato da Wuhan positivo al coronavirus ha ovviamente riacceso l’attenzione già molto alta sulla nuova epidemia in Cina e fuori dalla Cina. Al 7 febbraio i casi sono 31.500, circa 3 mila in più rispetto al 6 febbraio, ma con una lieve flessione nell’aumento dei contagiati rispetto al giorno precedente, il 5 – è ancora presto, comunque, per fornire qualsiasi stima. Tutte le misure sono volte a bloccare la diffusione del coronavirus e oggi uno studio tedesco si chiede quanto a lungo il patogeno rimanga sulle superfici, da tavoli a maniglie, e come poterlo disattivare. I risultati si basano su una revisione di studi già usciti su altri coronavirus, come quelli che hanno causato la Sars e la Mers, e potrebbe essere esteso anche al nuovo 2019-nCoV. Lo studio è pubblicato sul Journal of Hospital Infection. Ecco quanto sono persistenti i coronavirus.

La trasmissione dalle superfici è possibile?

Gli esperti hanno spiegato che la trasmissione avviene attraverso particelle di saliva di chi ha già contratto il virus a contatto con le mucose di persone ancora non colpite, dunque attraverso starnuti e tosse. Ma anche la stretta di mano (sempre da persone infette) o il contatto con superfici contaminate dal coronavirus potrebbe essere un veicolo, anche se questo per il coronavirus è ancora soltanto un’ipotesi. Per altri virus, come quelli influenzali, può accadere che dopo aver avuto un contatto con il patogeno tramite stretta di mano o contatto con superfici infette, si portino le mani alle mucose – un’azione che avviene spessissimo durante la giornata, anche se non ci facciamo caso.

Pertanto i i ricercatori si sono chiesti per quanto tempo un coronavirus sopravvive su superfici che tocchiamo spesso, come tavoli, maniglie delle porte negli ospedali, bicchieri e stoviglie. Per capirlo hanno esaminato 22 studi su altri coronavirus, in particolare quelli responsabile della Sars e della Mers.

Quanto vivono i coronavirus

Gli autori mostrano che i coronavirus permangono su diverse superfici, sia di vetro, sia di metallo che di plastica. In media persistono 4-5 giorni. “Una bassa temperatura e un alto livello di umidità – ha spiegato Günter Kampf , dell’ospedale dell’università di Greifswald, primo autore dello studio – aumentano ulteriormente la loro sopravvivenza”. Tanto che possono arrivare fino a 9 giorni. Anche se, come scrive il virologo Roberto Burioni sulla sua pagina Medical Facts, “questo, però, badate bene, significa solo che c’è il virus, perché dati sulla trasmissibilità attraverso il contatto con una superficie contaminata non sono disponibili per il coronavirus”.

Sono stati analizzati diversi coronavirus e i risultati erano in tutti i casi simili”, ha sottolineato Eike Steinmann, capo del dipartimento di Virologia molecolare e medica all’università della Ruhr a Bochum, l’altra università che ha preso parte allo studio. In generale anche per questa ragione, nel caso di altri virus (ricordando che in Italia ad oggi il coronavirus non risulta circolante) è bene lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi.

Ma basta usare il disinfettante

Ma la buona notizia c’è: se questi virus sono persistenti, possono essere disattivati chimicamente attraverso disinfettanti di uso comune. Gli scienziati, infatti, hanno rilevato che disinfettanti a base di etanolo (alcol etilico) con concentrazione in percentuale dal 62 al 71% o perossido di idrogeno (noto come acqua ossigenata) allo 0,5% oppure ancora ipoclorito di sodio allo 0,1% riescono in un minuto a disattivare, dunque a rendere inermi, i coronavirus. Meno efficaci, invece, sono il cloruro di benzalconio e la clorexidina digluconato, anche questi disinfettanti. Se questi agenti sono applicati nelle concentrazioni citate, riducono il numero di particelle di virus attive di quattro ordini di grandezza praticamente annientando l’attività dei patogeni.

“Dato che attualmente non abbiamo terapie specifiche per il 2019-nCoV, la prevenzione e queste misure di contenimento precoce saranno essenziali per fermare l’epidemia in corso e per tenere sotto controllo questa nuova minaccia infettiva”, scrivono gli autori nel paper. Si tratta di una regola importante, come spiegano, soprattutto negli ospedali, dove i potenziali punti di contaminazione sono diversi – fermo restando che il personale sanitario è protetto e sta adottando le stesse misure utilizzate nel caso della Sars. “Negli ospedali” – aggiunge Kampf – “questi punti potrebbero essere maniglie delle porte, per esempio, ma anche pulsanti per la chiamata, tavoli lungo il letto, l’impalcatura dei letti e altri oggetti vicino ai ai pazienti, che sono spesso di plastica o di metallo”.



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Crediti :

Wired

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Medicina

Coronavirus, l’esperto: «Troppo tardi per contenere l’epidemia”

“da Wuhan cinque milioni di persone in viaggio nel mondo”

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l’epidemia è fuori controllo. È il pensiero del virologo molecolare presso la

l’epidemia è fuori controllo. È il pensiero del virologo molecolare presso la School of Biomedical Sciences dell’Università di Hong Kong, Jin Dong-Yan. «È decisamente troppo tardi per contenere l’epidemia del Coronavirus», spiega l’esperto. E i numeri che porta a sostegno della sua tesi sono inquietanti. «Cinque milioni di persone hanno lasciato Wuhan tra il 10 e il 24 gennaio, il periodo della diffusione del virus, e si sono diretti in diverse zone del mondo». Le sue parole, riportate dal New York Times e dal NY Post, spavenato coloro chiamati a porre un rimedio all’epidemia. La malattia, che al momento non ha ancora una cura, finora ha ucciso 813 persone e ne ha contagiato oltre 37 mila.«Molti delle persone che hanno lasciato l’epicentro potrebbero non tornare a Wuhan ma andare in giro nel mondo portando con loro il virus», spiega Jin Dong-Yan. «Per controllare questo focolaio dobbiamo affrontare una grande sfida – ha aggiunto – dobbiamo identificarli, tracciare tutti i loro spostamenti e, allo stesso tempo,affrontare il problema dello discriminazione nei confronti dei cinesi».

Secondo l’Associated Press, un’analisi dei modelli di viaggio, utilizzando la posizione della mappa dall’app cinese Baidu, ha rivelato che i viaggi da Wuhan tra il 10 gennaio e il 24 gennaio erano coerenti con la diffusione precoce del virus. La maggior parte dei casi confermati al di fuori della provincia di Hubei, che contiene Wuhan, si trovavano in altre province centrali – come Henan, Hunan, Anhui e Jiangxi, che erano le destinazioni del 14 percento dei viaggi dall’epicentro del virus.

di Hong Kong, Jin Dong-Yan. «È decisamente troppo tardi per contenere l’epidemia del Coronavirus», spiega l’esperto. E i numeri che porta a sostegno della sua tesi sono inquietanti. «Cinque milioni di persone hanno lasciato Wuhan tra il 10 e il 24 gennaio, il periodo della diffusione del virus, e si sono diretti in diverse zone del mondo». Le sue parole, riportate dal New York Times e dal NY Post, spavenato coloro chiamati a porre un rimedio all’epidemia. La malattia, che al momento non ha ancora una cura, finora ha ucciso 813 persone e ne ha contagiato oltre 37 mila.

APPROFONDIMENTI
«Molti delle persone che hanno lasciato l’epicentro potrebbero non tornare a Wuhan ma andare in giro nel mondo portando con loro il virus», spiega Jin Dong-Yan. «Per controllare questo focolaio dobbiamo affrontare una grande sfida – ha aggiunto – dobbiamo identificarli, tracciare tutti i loro spostamenti e, allo stesso tempo,affrontare il problema dello discriminazione nei confronti dei cinesi».

Secondo l’Associated Press, un’analisi dei modelli di viaggio, utilizzando la posizione della mappa dall’app cinese Baidu, ha rivelato che i viaggi da Wuhan tra il 10 gennaio e il 24 gennaio erano coerenti con la diffusione precoce del virus. La maggior parte dei casi confermati al di fuori della provincia di Hubei, che contiene Wuhan, si trovavano in altre province centrali – come Henan, Hunan, Anhui e Jiangxi, che erano le destinazioni del 14 percento dei viaggi dall’epicentro del virus.

 


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Crediti :

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