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Corea del Nord, l’ultima trovata di Kim Jong-un: dal 15 agosto entra in vigore “l’ora di Pyongyang”

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Cambia il fuso orario del Paese: gli orologi saranno portati indietro di 30 minuti. La decisione presa per motivi “patriottici” al fine di ritornare all’orario “originale” antecedente all’invasione giapponese del 1910, quando le due Coree erano unificate. Seul boccia la misura: “Causerà problemi all’integrazione dei due Paesi”

a anni il dittatore nordcoreano Kim Jong-un ci ha abituato ad ogni sorta di stravaganza e alla ferocia repressiva del suo regime. Ora nel mirino dell’autocrate nordcoreano è finito il ‘tempo’, nello specifico il fuso orario del suo Paese, che dal 15 agosto non sarà più quello attuale.
Quel giorno gli orologi della nazione saranno portati indietro di 30 minuti creando “l’ora di Pyongyang”. Il motivo di questo cambiamento è nella storia: in questo modo l’ora nordcoreana tornerà all’originale, quando la Corea era unita, prima dell’invasione giapponese nel 1910. Per la Corea del Nord la decisione di privare la Corea “anche del suo orario” è uno dei “crimini imperdonabili” commessi “dagli imperialisti giapponesi”. L’Assemblea Suprema del Popolo ha adottato la “controdecisione” mercoledì varando la nuova “ora di Pyongyang”.

In Estremo Oriente sono ancora aperte le ferite generate dal secondo conflitto mondiale e dall’Imperialismo giapponese: da Tokyo, che ieri ha ricordato l’esplosione della bomba atomica su Hiroshima, dovrebbero arrivare nuove scuse nei confronti dei Paesi aggrediti dal Giappone nel conflitto 1939-1945 in occasione del settantesimo anniversario della capitolazione senza condizioni del nazione nipponica.

Per Pyongyang si tratta di un’iniziativa patriottica perché l’ora nel Paese era stata imposta dagli invasori giapponesi nel 1912. Le truppe dell’imperatore nipponico invasero la Corea, all’epoca unita, nel 1910 quando l’ora di Seul, capitale unica, era di 8 ore mezza in più rispetto a Greenwich. Così facendo Kim ha anticipato rispetto al meridiano di Greenwich (Gmt) il fuso rispetto alla capitale sudcoreana Seul, malgrado sorga quasi sulla stessa longitudine (125 gradi 45 minuti e 15 secondi Est la prima e solo un grado in più per la seconda). A Pyongyang il nuovo fuso rispetto a Greenwich sarà di 8 ore e mezza in più mentre quello di Seul e di Tokyo resta di 9 ore in più.

Anche la Corea del Sud nel 1954 cambiò inizialmente la sua ora standard, sempre per distinguersi da Tokyo, ma nel 1961 dopo il golpe di Park Chung-Hee, padre dell’attuale presidente, la signora Park Geun-hye, si riallineò all’ora di Tokyo.

Dalla Corea del Sud arriva però una netta bocciatura della scelta di Pyongyang. “E’ probabile che possa provocare disagi a quelle persone che vanno avanti e indietro alla zona industriale di Kaesong  (il parco industriale a sviluppo congiunto, ndr)” – ha detto Jeong Joon-hee, portavoce del ministero dell’Unificazione -. A lungo termine, causerà problemi all’integrazione tra le due Coree”. Jeong, inoltre, ha contestato le motivazioni addotte dal Nord e ha osservato che la prassi standard prevede che per i Paesi situati tra due fusi orari contigui è prassi scegliere “quello a est” che per la penisola coreana è lo “standard time” nipponico. “Non ha niente a che fare – ha concluso – con il residuo di imperialismo. Piuttosto, è utile per l’uso della luce solare e da un punto di vista strettamente pratico”.

Non esiste alcun organismo internazionale che approvi il cambiamento di fuso orario da parte di un Paese e ognuno può decidere in autonomia. La Corea del Nord non è l’unico paese che ha creato la propria ora: nel 2007 il Venezuela ha deciso di mandare i propri orologi indietro di mezz’ora perché il presidente Hugo Chavez voleva una “distribuzione più equa del sorgere del sole” per i residenti.

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la Repubblica

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Liberato Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016

Il 33enne bresciano è stato liberato da un gruppo di siriani ribelli chiamati ‘il governo della salvezza’

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L’italiano Alessandro Sandrini, rapito in Siria nel 2016 al confine turco-siriano è stato liberato. Lo ha confermato il premier Conte che ha dichiarato: “Il connazionale Alessandro Sandrini è stato liberato al termine di un’articolata attività condotta, in territorio estero, in maniera coordinata e sinergica dall’intelligence italiana, dalla polizia giudiziaria e dall’unità di crisi del Ministero degli Esteri”.

Sandrini è stato liberato da un gruppo ribelle siriano della provincia di Idlib, il ‘Governo siriano di salvezza’, che ha diffuso la notizia sui social. L’operazione è scattata dopo aver saputo che un gruppo criminale attivo in zona e specializzato in rapimenti si nascondeva lungo il confine con un ostaggio.
Sandrini era comparso lo scorso anno in un video in cui compariva inginocchiato con alle spalle due uomini armati e indosso una tuta arancione che ricordava quelle utilizzate dall’Isis. I suoi rapitori, però, non sono parte dello Stato islamico.

Il nome di Alessandro Sandrini è comparso due volte tra gli imputati del tribunale di Brescia: la prima volta per un processo per rapina e ricettazione (aveva tentato di vendere dei tablet rubati e aveva compiuto una rapina nel 2016). Sarà infatti ora ascoltato dai pm di Roma.





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Globalist

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New York, folle tenta di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick

voleva bruciarla come Notre-Dame?
Fermato prima dellʼingresso nella chiesa. Aveva taniche di benzina e accendini

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Un uomo di 37 anni con evidenti problemi psichici ha tentato di dare fuoco alla cattedrale di Saint Patrick a New York. Fortunatamente è stato fermato prima che potesse mettere atto il suo piano. Marc Lamparello aveva con sè due taniche di benzina quando i sorveglianti della cattedrale lo hanno fermato mentre stava per entrare nella navata centrale. Forse l’uomo voleva bruciarla come Notre-Dame dopo essere stato suggestionato dalla notizia.

La polizia non ha ancora stabilito con certezza il movente e nemmeno ha voluto esprimersi sulla possibile disabilità mentale del fermato. Ha confermato però che Marc Lamparello quando è stato fermato dal personale di sicurezza fuori dalla cattedrale aveva con sè due taniche da 5 litri di benzina, un sacchetto con dentro altri due flaconi di liquido infiammabile e due accendini da cucina. Ai poliziotti ha detto di essere rimasto senza carburante e per questo stava andando in giro con le taniche. Gli agenti hanno però controllato la sua macchina e scoperto che non era affatto in riserva.

Voleva bruciarla come Notre-Dame? – Dopo l’incendio di Notre-Dame a Parigi molte cattedrali nel mondo hanno intensificato i controlli (anche se nel caso francese è quasi certo che ci si trovi di fronte a un incidente). E sono state proprio le guardie private della chiesa di Saint Patrick a dare l’allarme quando hanno visto Lamparello che stava per entrare nella cattedrale. Inizialmente ha tentato di difendersi dicendo che stava “tagliando” dentro la cattedrale per uscire verso Madison Avenue. Poi ha continuato a dare risposte deliranti, tanto che inizialmente la polizia di New York aveva confermato i disturbi psichici del fermato. “Difficile capire quali fossero le sue reali intenzioni, ma uno che va in giro con taniche di benzina e accendini dà sicuramente grande preoccupazione”, ha detto John Miller, vice commissario dell’area anti terrorismo della polizia di New York.





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Tgcom

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Assassin’s Creed potrebbe aiutare a ricostruire Notre Dame

Dopo il disastroso incendio l’obiettivo primario è quello di ricostruire il monumento: un aiuto potrebbe venire dai modelli 3D realizzati per il famoso videogioco di Ubisoft

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Com’è noto, nella serata del 15 aprile un violento incendio ha colpito la cattedrale di Notre Dame a Parigi, portando al crollo della copertura della navata, del coro e del transetto, oltre alla guglia centrale di costruzione ottocentesca. Con la struttura portante rimasta intatta, l’obiettivo, ribadito anche dal presidente francese Emmanuel Macron, è ora quello di ricostruire il monumento che fino a ieri era il più visitato d’Europa. Data la struttura particolarmente stratificata dell’edificio, costruito nel corso di oltre 180 anni, e gli ingenti danni riportati, la ricostruzione potrebbe impiegare anni se non decenni, ma un aiuto potrebbe venire da una fonte inaspettata come Assassin’s Creed.

La serie di videogiochi è celebre perché, ambientando le proprie avventure in diverse epoche storiche e luoghi del mondo, permette ai propri giocatori di esplorare questi scenari, scalando e arrampicandosi soprattutto su edifici e monumenti di rilevanza storica in uno stile che richiama il parkour. Uno dei titoli della serie, Assassin’s Creed: Unity del 2014, è ambientato proprio a Parigi durante la Rivoluzione francese e presenta, fra gli altri, un modello molto accurato della cattedrale: i designer della Ubisoft hanno lavorato per ben due anni a realizzare un’immagine verosimile di Notre Dame, includendo anche numerosi dettagli (come le guglie, i pinnacoli e alcune statue introdotte nei restauri ottocenteschi) che nel 1789 non erano presenti ma risultano invece molto familiari nell’immaginario dei giocatori (gli stessi giocatori che in queste ore stanno tributando il loro omaggio online riproponendo le scene delle loro imprese nel videogame).

Utilizzare i precisissimi modelli 3d creati dai realizzatori del videogioco potrebbe aiutare la ricostruzione accorciando i tempi di recupero delle immagini e dei progetti. A ciò potrebbe aggiungersi l’aiuto di Andrew Tallon, uno storico dell’arte recentemente scomparso ma che, secondo il National Geographic, ha completato già nel 2015 una mappatura della cattedrale con misurazioni estremamente precise grazie all’impiego di puntatori laser: “Se ho lavorato correttamente la scansione è accurata con uno scarto di cinque millimetri”, aveva dichiarato lo studioso al magazine. Già in serata diverse campagne di sottoscrizione sono state lanciate per raccogliere fondi per la ricostruzione di Notre Dame, e contributi milionari stanno già giungendo da aziende private e da famiglie come Arnault e Pinault, le proprietarie dei più grandi gruppi del lusso francese.





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Wired

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