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Coronavirus, Burioni alla carica contro la Regione Toscana: sottovaluta il rischio

Botta e risposta infuocato tra la Regione Toscana e il dottor Roberto Burioni. L’eminente virologo di fama internazionale ha più volte e in più sedi chiesto che le istituzioni non sottovalutino il pericolo di diffusione del Coronavirus e molte perplessità ha espresso sulla quarantena volontaria dei 2.500 in rientro dalla Cina verso la Toscana.

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Botta e risposta infuocato tra la Regione Toscana e il dottor Roberto Burioni. L’eminente virologo di fama internazionale ha più volte e in più sedi chiesto che le istituzioni non sottovalutino il pericolo di diffusione del Coronavirus e molte perplessità ha espresso sulla quarantena volontaria dei 2.500 in rientro dalla Cina verso la Toscana. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, rassicura i toscani dalla sua pagina Facebook. La Toscana non sta mettendo a rischio i suoi cittadini: “La Toscana in materia di prevenzione contro il Coronavirus, seguendo le linee nazionali di sorveglianza attiva, sta facendo più di tutte le altre Regioni. E ho i dati per dimostrarlo- e prosegue-. Chi ci attacca o non è bene informato, o è in malafede o è un fascioleghista.” Di seguito il governatore toscano, invita alla lettura della lettera del direttore della Asl Toscana Centro al commissario nazionale Borrelli. Ma il prof. Roberto Burioni non ci sta: “Il Presidente della Regione Toscana, che secondo me sottovaluta il rischio del coronavirus esponendo a rischi evitabili i propri cittadini, afferma che chi lo critica o è male informato o è fascioleghista – risponde via social il dottore-. Lo stesso Presidente che nella sua regione offre l’omeopatia all’interno del Sistema Sanitario Nazionale. Complimenti davvero.” Il botta e risposta è serrato e si consuma a suon di tasti. “Penso che il prof. Burioni fosse male informato – replica Rossi-. Peccato, bastava che prima di attaccare chiedesse come stavano le cose. Confermo che noi siamo la prima regione nella prevenzione contro il Coronavirus.” Torna a farsi sentire il prof. Burioni: “Per il governatore della Toscana Rossi tutto a posto, il Coronavirus è meno pericoloso dell’influenza. Alla fine tutto torna, dall’omeopatia alla quarantena che non è necessaria.” Il direttore sella Asl Toscana Centro ha scritto al commissario nazionale Borrelli.

“La Asl Toscana Centro ha attivato tempestivamente, in base alle circolari del Ministero della Salute, l’Unità Sanitaria di Crisi direttamente collegata con la task force della Regione Toscana.” Elenca le azioni messe in atto dalla Asl Toscana Centro, di seguito riportate e chiude con queste considerazioni: “Riteniamo pertanto di aver messo in essere quanto previsto dalle vostre disposizioni e da quelle del Ministero della Salute. A seguito di ripetute comunicazioni a mezzo stampa e social sulla necessità di “obbligare” in isolamento tutta la popolazione di rientro dalla Cina, cinese e non, si chiede alla S.V. delucidazioni in merito a quanto riportato”. LE MISURE DI PREVENZIONE Le azioni messe in essere dalla ASL Toscana Centro sono state: – Disposizioni generali per tutti gli operatori sanitari dell’azienda, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, in particolare: Procedure per le centrali operative 118 ed Emergenza Sanitaria Territoriale, disposizioni inerenti ricovero ospedaliero dei casi sospetti, disposizione per l’uso dei dispositivi di protezione individuale in emergenza sanitaria territoriale e pronto soccorso, indicazioni per la Medicina Generale e Pediatri di Famiglia, raccomandazioni per il monitoraggio autogestito a domicilio con schede informative in inglese, italiano e cinese, raccomandazioni in caso di isolamento fiduciario. – In riferimento alla circolare del Ministero della pubblica istruzione sono stati identificati circa 300 bambini cinesi che sono rientrati dal capodanno cinese in toscana, è stato concordato con i rispettivi genitori di effettuare una permanenza volontaria fiduciaria a domicilio. Conseguentemente sono, ad oggi, sotto monitoraggio giornaliero relativamente alla condizioni cliniche circa 1300 persone che stanno stazionando volontariamente presso il proprio domicilio. – In questi giorni si sta completando il rientro dal capodanno cinese di un numero imprecisato di cittadini ( il Consolato Generale Cinese di Firenze ritiene che possa trattarsi di circa 2500 persone). non potendo procedere alla identificazione puntuale di ciascuna persona, la Regione Toscana ha predisposto, in accordo con il consolato generale cinese in Firenze, un ambulatorio rivolto a soggetti che rispondono al criterio epidemiologico sopra descritto e che presentano blandi sintomi clinici simil infuenzali (rinite, tosse e lieve stato febbrile), a cui si accede, da parte di persone che sono di rientro dalla Cina , tramite numero telefonico del CUP dedicato e provvisto di supporto in lingua cinese . attraverso la prenotazione viene dato un appuntamento. Durante la visita viene compilata la scheda anagrafica, anamnnestica, misurazione della temperatura e tampone orofaringeo.

Tale prelievo viene inviato presso il laboratorio di microbiologia e virologia dell’AOU Careggi. Primo caso negativo all’ambulatorio Lilla dell’Osmannoro Le reazioni Coronavirus, Nardella: Confido Regione assicuri tutte misure Il sindaco di Firenze Dario Nardella interviene sulla questione: “Ho grande stima e rispetto per il professor Burioni che tra l’altro si è contraddistinto per una battaglia trasparente e forte su tutto il tema delle vaccinazioni. Confido nel fatto che la Regione Toscana, che ha professionalità eccellenti e che ha le competenze per questo tipo di situazioni, assicuri tutte le misure possibili e praticabili per la sicurezza della salute non solo della comunità cinese ma anche di tutta la comunità in generale. Noi sindaci non possiamo che essere vigili nel raccogliere gli input che arrivano dal territorio, come sicuramente il sindaco di Prato sta facendo, ma allo stesso tempo applicare le misure che vengono dalle autorità sanitarie ed è a queste che ci dobbiamo rifare”. Coronavirus, Quartini (M5S): “Questione gestita con superficialità, la soluzione è un’altra”

“La questione dei 2.500 viaggiatori di rientro dalla Cina meritava sicuramente un occhio vigile da parte della Regione, secondo il principio di massima cautela, ma è innegabile che ci sia stata superficialità nella pianificazione e organizzazione delle misure di prevenzione e nella comunicazione al pubblico, e tali responsabilità sono ascrivibili direttamente al quasi ex governatore Enrico Rossi e alla renziana Stefania Saccardi, attuale assessore regionale alla sanità. C’è da sottolineare anche un atteggiamento decisamente inopportuno da parte delle destre, che hanno cavalcato le paure dei cittadini rispetto alla reale possibilità di contagio da Coronavirus.” Così Andrea Quartini, medico, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle e commissario della Terza commissione sanità e politiche sociali, ammonisce l’operato della giunta regionale sulle operazioni di prevenzione dagli effetti sanitari e sociali provocati dal Coronavirus. “Un plauso alle famiglie dei 400 bambini della comunità cinese che responsabilmente, dopo la comunicazione del Ministero, hanno deciso per una quarantena volontaria, e una simpatica tirata d’orecchi al virologo Roberto Burioni, che giustamente sottolinea l’importanza della quarantena in casi di epidemia, senza però chiarire che l’istituzione di tale misura non compete alla Regione. E i pochissimi casi in Italia certificano che siamo ben distanti dall’emergenza nazionale.” Quartini critica la scelta dell’ambulatorio previsto dalla Regione e rilancia la sua ricetta per ridurre sensibilmente l’ipotesi di contagio da Coronavirus: “L’ambulatorio ubicato nella struttura Asl Centro Cromed Salus di Sesto Fiorentino, anche in considerazione del contesto urbano, ha delle evidenti criticità: non possiamo sapere con certezza se i percorsi sicuri previsti per raggiungere la struttura, e le precauzioni consigliate dagli esperti, verranno appropriatamente adottate dagli utenti. Sarebbe stato più proficuo allestire una postazione mobile attrezzata, con medico a bordo, personale formato e un mediatore culturale. L’ambulanza può raggiungere il cittadino che manifesta sintomi sospetti, accertare in loco la situazione senza esporre terzi a eventuale pericolo di contagio. Oltre a questo esiste già un numero verde predisposto dal Ministero della salute, il 1500, un riferimento che può dare tutte le informazioni utili a capire la sintomatologia del Coronavirus, le operazioni di prevenzione e il comportamento da seguire se si sospetta un contagio. Resta fondamentale l’invito alla quarantena per tutti coloro che rientrano da contesti di rischio.”

Coronavirus, Alberti richiede commissione dedicata Coronavirus, Lega e i fascioleghisti di Rossi “Sapete qual è il nuovo inedito mezzo per attaccare la Lega? L’ha appena utilizzato su Facebook il Presidente Rossi, il quale in un post afferma che chi non è d’accordo con lui in tema di prevenzione sul Coronavirus è un fascioleghista…-affermano esterrefatti ed indignati Daniele Belotti ed Elisa Montemagni, rispettivamente Commissario regionale e Capogruppo in Consiglio regionale della Lega. Una frase che stigmatizziamo apertamente ritenendola indegna di una persona che, tra l’altro, riveste, fortunatamente ancora per poco, un ruolo di primissimo piano. Sapevamo che la Sinistra fosse allo sbando e priva di seri argomenti ma tirare in ballo la salute (il noto virologo Burioni ha, per noi, idee chiare in materia) per attaccare ignobilmente un avversario politico e tutti coloro che votano per un determinato partito, ci pare davvero inaccettabile e privo di alcuna giustificazione. Meno male che Rossi è un democratico; se non lo fosse, non osiamo nemmeno pensare quali esternazioni potrebbe fare nei nostri confronti. Saremo poi curiosi di sapere -cosa ne pensa il degno aspirante sostituto, ovvero Eugenio Giani, alla poltrona di Rossi sulle predette affermazioni: le condivide, ne prenderà le distanze, oppure salomonicamente non dirà nulla, perché magari distratto da qualche cerimonia?

Agli elettori, nel prossimo maggio, l’ardua sentenza”. Coronavirus, in aula la comunicazione chiesta da Forza Italia Marchetti e Stella: “Finalmente covid-19 in Assemblea toscana” “Finalmente nella prossima seduta di Consiglio regionale si parlerà di coronavirus con una comunicazione di giunta dinanzi ai rappresentanti dei cittadini toscani. Era ora, e Forza Italia ha preso l’iniziativa ottenendo la comunicazione in aula”: a dare la notizia sono i Consiglieri regionali di Forza Italia Maurizio Marchetti (Capogruppo) e Marco Stella (Vicepresidente dell’Assemblea toscana) al termine della Conferenza di programmazione lavori che ha accolto la richiesta di comunicazione urgente avanzata ieri dal gruppo azzurro. “L’analisi del virologo Burioni sulle 2.500 persone di ritorno in Toscana dalla Cina al termine delle celebrazioni per il Capodanno cinese – spiegano – non ha che rafforzato la nostra convinzione di una forte sottovalutazione da parte della Regione circa il rischio contagio. Altrimenti non si capisce perché il nostro giovane connazionale trattenuto in Cina per poche linee di febbre sia stato trasportato in ambiente sterile e trattenuto in isolamento, mentre 2500 persone provenienti dalle aree a rischio possono rientrare senza alcuna forma di controllo e contenimento”. “L’incubazione del covid-19 – ricordano Marchetti e Stella – è di un paio di settimane.

Queste persone magari rientrano in Toscana asintomatiche ma contagiose, e lo scopriremo solo vivendo e purtroppo ammalandoci. Perché? Perché negare la quarantena? A nostro avviso è da irresponsabili, e la giunta deve venire in aula a spiegare nel dettaglio i perché e i per come sulle scelte di gestione sanitaria di questo evento di estrema potenzialità di rischio. Dopo il caso del superbatterio New Delhi e il silenzio con sui i focolai sono rimasti coperti da silenzio per mesi, rispetto ai cittadini, intendiamo scongiurare una simile condotta omissiva. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto la comunicazione in aula”.

Coronavirus, Marcheschi (FdI): “Falla nel sistema sanitario regionale” “In Toscana Rossi e Saccardi hanno provocato una falla nel sistema sanitario di protezione nazionale. Una falla che mette a rischio la possibile diffusione del coronavirus in tutta Italia. Nonostante gli appelli di virologi di fama internazionale, la Regione va avanti con l’ambulatorio dell’Osmannoro fregandosene delle proteste dei residenti in primis, e delle paure dei pratesi, fiorentini e toscani in generale – sottolinea il Capogruppo regionale Paolo Marcheschi (Fdi)- Il ministro Speranza ignora l’appello ad occuparsi della follia della Toscana ribadendo che, invece, la quarantena verrà applicata per gli italiani che verranno rimpatriati dalla nave da crociera Diamond Princess in Giappone. Per i cinesi di ritorno a Prato e Firenze si parla soltanto di quarantena volontaria. Ma si parla del niente perché la quarantena volontaria non esiste, c’è solo quella obbligatoria decisa dalla task force nazionale e controllata strettamente dalle autorità sanitarie. Ribadiamo l’appello ai sindaci di contestare questa incosciente procedura adottata dalla Regione Toscana per non essere complici di eventuali emergenze anche sul nostro territorio”.

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida, si dice preoccupato: “Mentre la Russia chiude le frontiere cinesi per mettere in sicurezza la salute del proprio popolo, in Italia si sta irresponsabilmente consentendo, senza imporre misure di quarantena, il rientro in Toscana di circa 2.500 persone provenienti da una Nazione nella quale, ormai, sono più di 75.000 i contagiati e oltre 2.000 i morti. Riteniamo un azzardo, se non addirittura una follia, non obbligare all’isolamento e a serrati controlli sanitari chiunque giunga sul nostro suolo dalla Cina, e siamo oltremodo preoccupati che proprio in una zona come Prato, città già compromessa da diverse e note criticità e nella quale è previsto un massiccio rientro di cinesi, non si registri una strategia davvero efficace per la tutela della salute dei cittadini. Fratelli d’Italia in più occasioni ha denunciato come le condizioni igienico sanitarie in cui vivono molti cinesi non siano compatibili ancor più con la condizione di emergenza generata dal coronavirus, preoccupazione confermata anche da esperti come Roberto Burioni. Non cediamo a strumentalizzazioni, ma pretendiamo sicurezza per il nostro popolo”.

Coronavirus, Lega Prato: niente quarantena per antirazzismo “A Prato rientreranno circa 2000 persone dalla Cina e, malgrado l’emergenza coronavirus, queste verranno sottoposte soltanto ad un semplice controllo mettendo seriamente a repentaglio la salute pubblica” commenta la Capogruppo in Consiglio Comunale, Patrizia Ovattoni. “Secondo il presidente della Regione, Enrico Rossi – prosegue l’esponente leghista – metterli in quarantena sarebbe una forma di razzismo. Si tratta di una presa di posizione inconcepibile e gravemente irresponsabile dato che qui il razzismo non c’entra proprio un bel niente. C’è di mezzo l’incolumità collettiva e le istituzioni anziché pensare a fantasmi, frutto di assurde ideologie, dovrebbero fare il massimo, anzi di più, per la tutela delle persone. Anche Biffoni – sottolinea la Capogruppo – tace e si è furbescamente defilato malgrado, in qualità di sindaco, sia responsabile della salute pubblica. Perché gli italiani rientrati dalla Cina sono stati messi in quarantena mentre per i cinesi la misura è solo facoltativa? Una forma che ritengo discriminatoria nei confronti dei nostri connazionali”,



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Gonews

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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ITALIA

Come e quando l’Italia potrebbe uscire dalla quarantena, per quanto ne sappiamo oggi

I dati dei contagi portano a immaginare la fine del lockdown: esperti e statistici al momento parlano di fine maggio-inizio giugno, e il governo si prepara a una ripresa graduale delle attività

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Secondo gli ultimi dati forniti dalla Protezione civile, il numero delle persone che in Italia ha contratto il coronavirus, comprese vittime e guariti, ha superato i 100mila casi, raggiungendo quota 101.739. C’è però una netta flessione nel numero dei contagi. Se questo possa essere l’inizio di un percorso che porterà l’Italia fuori dalla crisi sanitaria è troppo presto per dirlo. Il governo, infatti, prorogherà la durata della quarantena fino a metà aprile e, in caso di statistiche favorevoli, si prepara a una possibile graduale riapertura a inizio di maggio.

È prematuro ancora fare previsioni rispetto ai tempi in cui tutte le attività produttive e le attività commerciali potranno ripartire” – ha spiegato il premier Giuseppe Conte, riferendo in parlamento – “ma ci auguriamo di poter tornare quanto prima alla normalità”. Ma quando potrebbe essere verosimilmente possibile tornare alla normalità?

Lo studio dell’istituto Einaudi

L’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), centro di studi universitari sostenuto dalla Banca d’Italia, ha avviato nei giorni scorsi un lavoro di ricerca basandosi sui dati dati forniti da Protezione civile, regioni e governo riguardo i numeri di contagiati, guariti e deceduti. Incrociando i dati ottenuti e utilizzando modelli matematici, gli economisti dell’Istituto hanno tracciato un grafico che riassume le variazione statistiche dell’epidemia, riuscendo a stimare un periodo in cui i nuovi contagi potrebbero raggiungere lo zero. Verosimilmente, stando ai risultati del lavoro condotto da Franco Peracchi – ordinario di econometria in congedo dall’Università di Tor Vergata – le nuove diagnosi di Covid-19 si azzererebbero intorno al 16 maggio in sedici delle venti regioni italiane. Le regioni che mancano all’appello sono Marche, Molise, Sardegna e Campania. Sono le uniche, in questo momento, che secondo Peracchi non hanno mostrato alcun segno di miglioramento: la curva dei contagi non s’è mai invertita (anzi in Campania, in un solo giorno, i casi sono quasi triplicati: da 80 a quasi 190).

Stime che, comunque, vanno lette con grande cautela perché il modo in cui i dati vengono raccolti cambia da regione a regione, non essendoci un metodo unitario, e come evidenzia il professor Parecchi, sulle pagine del Corriere della Sera“il numero dei casi in questo momento non è pari al numero degli abitanti del paese attualmente infettati, ma solo a quello di coloro che sono risultati positivi al test. La quantità di persone attualmente infettate è probabilmente maggiore di un ordine di grandezza”.

Il parere degli esperti

Il comitato scientifico continua a lavorare e a coadiuvare il governo nella gestione dell’emergenza sanitaria. Inoltre il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, ha dichiarato che il team di ricercatori che studia il coronavirus ha avviato ricerche sulla sieroprevalenza per identificare chi è immunizzato dalla malattia perché l’ha già presa, magari senza accorgersene. Studi che potrebbero aiutare, ovviamente, anche ad avere una stima su quando i contagi potrebbero diminuire. Ma non ci sono ancora certezze e, fino a quando le ricerche non saranno concluse, le istituzioni sanitarie manterranno il più stretto riserbo sul tema.

Altro esempio di previsioni della comunità scientifica sono le parole di Massimo Galli, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. Rilasciando un’intervista a TV2000 il 20 marzo, ha dichiarato: “La mia speranza è che di questo virus ci si possa liberare in non più di tre mesi dal momento dell’applicazione di determinate regole (quelle introdotte con il decreto del 8 marzo)”. Quindi il limite massimo posto da Galli, è quello d’inizio giugno – giorno più, giorno meno. Le previsioni del virologo, secondo quanto lui stesso dice, si basano su quanto avvenuto a Wuhan, in Cina. Le misure anti contagio introdotte nella regione cinese risalgono a metà gennaio circa, mentre il primo giorno senza contagi è stato registrato intorno al 19 marzo. Si tratta all’incirca di due mesi, ai quali bisogna aggiungere altri 14 giorni in cui il governo sta gradualmente le misure restrittive più severe.

I prossimi provvedimenti del governo

“Bisognerà immaginare la riapertura del paese con gradualità, valutando le singole tipologie di attività e facendo in modo che le aziende possano organizzarsi anche da un punto di vista di precauzioni sanitarie e di procedure di distanziamento”, ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco. E infatti tra le ipotesi al vaglio del governo, non appena la curva dei contagi permetterà di farlo, c’è quella di aprire immediatamente imprese o attività produttive dove potrà essere garantito il distanziamento sociale. Quindi bar, ristoranti, cinema, musei saranno gli ultimi a poter beneficiare della fine della quarantena. Lo stesso principio si applicherà anche alla popolazione: non tutte le fasce d’età hanno lo stesso rischio di contagio. Secondo l’ultimo report dell’Iss i dati sulla mortalità iniziano a salire in maniera significativa – oltre il 30% – dopo i 50 anni. Per questo motivo, le fasce di popolazione più anziane o fragili saranno le ultime ad abbandonare le misure di isolamento sociale.



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Nuova autocertificazione 26 marzo, scaricala da qui

Le nuove misure restrittive varate con il decreto del 22 marzo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno imposto un aggiornamento dell’autodichiarazione da mostrare quando si esce di casa. È entrato in vigore infatti il nuovo modulo e siamo alla terza versione dall’inizio dell’emergenza da coronavirus.

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Rispetto alla versione precedente ci sono delle aggiunte ulteriori: il cittadino, oltre a dichiarare di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al Covid-19, deve indicare l’indirizzo da cui è iniziato lo spostamento e il luogo di destinazione e specificare residenza e domicilio. Nel modulo scompare la voce spostamento consentito per “rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”: i trasferimenti in un comune diverso sono consentiti solo per “assoluta urgenza”. Il Dpcm del 22 marzo vieta infatti gli spostamenti da un comune all’altro abolendo la possibilità, contenuta appunto nel decreto precedente, del rientro nel luogo di domicilio, abitazione o residenza.

Rispetto al modello di autocertificazione precedente (la cui ultima modifica risale al 17 marzo) restano inalterati i motivi che consentono lo spostamento all’interno dello stesso comune: le “comprovate esigenze lavorative”, i “motivi di salute” e la “situazione di necessità”. Il cittadino deve inoltre dichiarare, come nella versione precedente, di essere a conoscenza delle nuove misure per contrastare il contagio, delle sanzioni previste in caso di inottemperanza delle disposizioni e di non essere sottoposto alla misura della quarantena e di non essere risultato positivo al Covid-19. Ad esempio, rientra negli spostamenti per comprovate esigenze lavorative, il tragitto (anche pendolare) effettuato dal lavoratore dal proprio luogo di residenza, dimora e abitazione al luogo di lavoro. Rientrano nelle esigenze di assoluta urgenza, anche i casi in cui l’interessato si rechi nelle grandi infrastrutture del sistema dei trasporti (aeroporti, porti e stazione ferroviari) per trasferire propri congiunti alla propria abitazione.

Dove trovare il nuovo modulo

 

cliccando l’icona qua di seguito:

 

 

Il nuovo decreto introduce ulteriori misure di contenimento dell’epidemia che interessano anche le attività produttive e commerciali. In particolare, viene fatta distinzione tra attività sospese, attività che proseguono, e attività che per proseguire necessitano di effettuare una comunicazione o presentare una istanza di autorizzazione al Prefetto territorialmente competente in base a dove si trova la stessa attività. Per semplificare e velocizzare la corrispondenza tra imprese e Prefettura, sono stati messi a disposizione dei modelli che contengono le informazioni essenziali di cui necessita la Prefettura per la verifica delle comunicazioni e per l’istruttoria delle istanze di autorizzazione, a seconda del tipo di attività che si intende proseguire. I modelli, che devono essere compilati dal legale rappresentante dell’azienda, dovranno essere spediti esclusivamente via pec all’indirizzo protocollo.prefud@pec.interno.it con un oggetto differente a seconda si tratti di comunicazioni o richieste di autorizzazioni.



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Nuova autocertificazione Covid – 19: il modulo e tutto quello che serve sapere

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato un nuovo modello di autocertificazione per chi deve uscire da casa. E impone il divieto assoluto di mobilità per chi è in quarantena o positivo al Covid – 19

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24 marzo 2020. Il nuovo modello di autocertificazione compilabile digitalmente è disponibile. Il documento serve per segnalare le motivazioni dei propri spostamenti, che possono essere lavorative o dovute ad urgenze e necessità di diverso tipo.

Dove trovare il nuovo modulo

 

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