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Cos’è stato lo yellow journalism e cosa c’entra con le fake news

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Si dice che nel 1897 l’illustratore Frederic Remington del New York Journal, mandò un telegramma da Cuba al suo editore William Randolph Hearst“Tutto è tranquillo. Non ci sono problemi. Non ci sarà la guerra. Vorrei tornare a casa”. Hearst avrebbe risposto: “Per favore rimani. Fornisci i disegni e io porterò la guerra”. Con tutta probabilità questo scambio non è mai avvenuto, ma rende  bene il clima precedente alla guerra ispano-americana, la prima guerra mediatica della storia. E come già allora le fake news avessero gettato la loro ombra sul rapporto tra informazione, potere politico e cittadinanza.

Alla fine del 1900 nella città di New York Joseph Pulitzer (esatto, quello del’ambito premio) prende le redini del New York World e adotta una linea aggressiva per incrementarne la circolazione, spesso basata sul sensazionalismo.

Il successo di Pulitzer attirò l’attenzione del magnate William Randolph Hearst, e non è certo un caso che questa figura sia stata la base per il film Quarto potere (1941) di Orson Welles. Hearst a San Francisco comincia a gestire l’Examiner con la stessa logica di Pulitzer, bilanciando genuine innovazioni (per esempio lo spazio dato al giornalismo investigativo) con stratagemmi acchiappaclick  a base di immagini e titoli forti e fatti di rilievo discutibile. Nel 1895 Hearst compra il New York Journal e comincia la guerra con l’unico vero concorrente delle città: Pulitzer e il suo New York World.

Yellow journalism è l’espressione che comincia a diffondersi per etichettare, generalmente in modo dispregiativo, pubblicazioni come quelle di Pulitzer e Hearst.

Probabilmente il nome deriva dal fatto che sia il New York World sia il New York Journal pubblicavano una striscia che aveva per protagonista Yellow kid, un ragazzino con una grande camicia da notte gialla su cui erano scritte le parole che pronunciava. Questo antenato dei fumetti diventò estremamente popolare sulle pagine del New York World, tanto che Hearst pensò bene di rubare a Pulitzer l’autore Richard Felton Outcault. Pulitzer fece comunque proseguire la striscia originale Hogan’s alley, di cui deteneva il copyright del titolo, con un altro autore.

yellow journalism

Come accade con l’espressione fake news, lo yellow journalism definisce un fenomeno che non si può risolvere con una distinzione tra paladini della verità e mercanti di menzogne. New York World e New York Journalnon pubblicavano solo ed esclusivamente notizie esagerate, false o non verificate, ma assieme alle innovazioni nella grafica, nel rapporto formato/prezzo (più pagine a un prezzo più contenuto) esagerazioni e scandali diventarono uno degli ingredienti per intrattenere il lettore e, quindi, vendere. Tutto questo senza rinunciare a una vocazione politica: il giornale di Pulitzer e quello di Hearst erano entrambi molto vicini al partito democratico e, a differenza di gran parte della vecchia guardia, non esitavano a promuovere riforme sociali. Insomma, le fake news a fine Ottocento continuavano a essere un elemento caratterizzante dei mass media.

Mentre a New York la guerra tra i giornali era al culmine, a Cuba era scoppiata la seconda guerra d’indipendenza e il dominio della Spagna sulla sua colonia diventava sempre più debole. Molti vedevano in questo un’opportunità per gli Stati Uniti: da tempo gli Usa avevano Cuba, per così dire, tra i desiderata  e una guerra a fianco dei coloni avrebbe avvicinato l’obiettivo. Pulitzer e Hearst diventarono dei falchi, e inondarono i loro giornali delle atrocità commesse dagli spagnoli contro i cubani, sostenendo apertamente la necessità e l’urgenza di un intervento militare da parte degli Usa per appoggiare la rivolta.

Il confine tra realtà e fiction era molto frastagliato nelle notizie pubblicate sull’argomento: le tensioni con la Spagna e le violenze erano reali, ma molti particolari o episodi raccontati al pubblico no. Ogni incidente veniva deliberatamente ingigantito e distorto e con l’obiettivo di presentare la Spagna come un sanguinario tiranno ed escludere pertanto qualunque soluzione diplomatica. Gli articoli erano scritti in maniera incendiaria, col preciso obiettivo di infiammare l’animo dei lettori.

L’escalation di fake news raggiunge il culmine quando la corazzata Uss Maine il 15 febbraio del 1898 affonda nel porto di L’Avana, portando con sé buona parte dell’equipaggio. I giornali di New York, senza la minima prova, scaricano la responsabilità sulla Spagna inventandosi un attacco con un siluro. In realtà la Spagna non aveva nessun interesse ad attirare gli Usa in una guerra, e la Uss Maine è con tutta probabilità affondata a causa si una mina o addirittura un incidente alle caldaie. Ma ormai i patrioti caduti della Uss Maine meritavano la guerra, che arriva la primavera dello stesso anno e viene raccontata in diretta dai giornali che l’avevano così tanto desiderata.

yellow journalism

Hearst e Pulitzer si attribuirono il merito di questo sviluppo, ma quanto hanno contato davvero le fake news del Yellow journalism nel portare gli Usa alla guerra? Anche in questo caso bisogna resistere alle semplificazioni: a Washington non leggevano certi giornali di New York, e nella nazione altri influenti giornali avevano ben altra opinione sull’opportunità di un conflitto. Forse non sono stati determinanti per la guerra ispano-cubana, ma la rivalità tra Pulitzer e Hearst sembra aver insegnato che nulla è troppo audace per vendere più copie. Nemmeno una guerra.

Come scrive Alexandra Samuel su JStor Daily, la storia del yellow journalism ci può insegnare diverse cose ora che le cosiddette fake newsvengono additate come il nemico pubblico numero 1. Per cominciare dare la colpa delle bufale e della loro diffusione a internet vuol dire ignorare la storia del giornalismo e dei mass media. Inoltre il problema è più esteso delle fake news in senso stretto, cioè delle notizie inventate.

Sensazionalismo, linguaggio inappropriato, notizie che non sono tali, sono tutti espedienti per vendere a spese della verità dei fatti, e non c’è certo bisogno di capitare su una pagina fb creata ad hoc in Macedonia per incontrarli. Se il Daily Mail, un tabloid britannico che sembra l’ideale erede del Yellow journalism, è regolarmente saccheggiato dalle nostre redazioni non si può dare la colpa a internet. Scrive Samuel: Quello che gli osservatori del yellow journalism riconobbero -e quello che dobbiamo riconoscere oggi- è che le fake news non sono appaiono dal nulla. Affermati organi di stampa e social network non sono solo supportati dai dollari-per-click guadagnati dalla visualizzazione di titoli di fake news; sono sempre più costruiti su una cultura comune di titoli clickbait, iperboli faziose, e prevalenza di storie di interesse umano a scapito delle hard news”.

 
  

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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La Bufala di Mario Monti indagato

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La bufala riporta una notizia che avrebbe origine dal sito Video Italia . La falsa notizia è questa:

“Ha favorito le banche”: Finalmente indagato Mario Monti, il traditore del popolo italiano!

Il governo di Mario Monti e due ex ministri dell’Economia sono sotto inchiesta. L’operazione derivati traMorgan Stanley e il Tesoro chiusa tra il 2011 e il 2012 avrebbe provocato danni erariali per circa 4 miliardi di euro. La procura regionale del
Lazio della Corte dei conti, dopo aver terminato la fase istruttoria, ha presentato alla banca Usa e ad alcuni ex dirigenti del Tesoro quello che in gergo si chiama l’invito a dedurre.

Tra i nomi interessati dalla procedura ci sono Maria Cannata, attuale direttore del Debito, il suo predecessoreVincenzo La Via,Domenico Siniscalco, direttore generale del Tesoro poi passato proprio a Morgan Stanley e Vittorio Grilli, anche lui ex direttore generale del Tesoro. Siniscalco e Grilli sono poi diventati ministri dell’Economia.
In piena tempesta spread – L’istruttoria è stata avvita dalla Corte dei conti all’inizio del 2016. A far scattare la macchina della magistratura è stata la procedura che ha consentito a Morgan Stanley di chiudere anticipatamente, dall’oggi al domani, contratti stipulati con lo Stato italiano per un valore di 3,1 miliardi. L’operazione è stata resa possibile da una clausola, che permetteva appunto alla banca di recedere dai contratti stipulati nei primi anni del 2000, nel caso in cui si fossero verificate particolari situazioni.

Clausola che l’istituto di credito ha deciso di utilizzare nel pieno della crisi del 2011, che ha portato lo spread italiano ha raggiungere numeri da capogiro, ottenendo 3,1 miliardi di euro. A questa cifra si dovrebbero poi aggiungere gli interessi, legati al costo del finanziamento che è stato aperto per coprire il buco creato, che porterebbero il totale a 4 miliardi di euro.
“Il governo favoriva le banche” – Nella relazione dei giudici si leggono accuse pesanti: i comportamenti del ministero a volte sembravano volti “unicamente e senza un valido motivo, a favorire” le banche. Si nota poi “l’anomalo collegamento tra i giudizi di rating e la formazione dei contratti di derivati, cui a volte consegue l’emersione di una situazione di conflitto d’interessi tra le società di rating e gli istituti bancari”. Sullo sfondo, il caos politico che portò alla caduta di Silvio Berlusconi e all’arrivo del governo tecnico targato Monti, con l’occhio benevolo di Ue, Bce e Fmi.

La notizia è diffusa anche dal Sito “Informazione Libera” noto aggregatore di notizie atte ad attirare l’attenzione e conquistare  click.

 

 
  

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Bufala: in cielo appare la croce di Gesù. La foto che sta esaltando i credenti è un falso

 

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Ennesima versione di una vecchia bufala itinerantepubblicata sul blog La Repubblica Italia il 25 marzo 2018: Ci sono storie incredibili, come quelle di apparizioni fulminee, che in un baleno, ridanno speranza e fiducia alle persone di tutto il mondo. Sì, perché questa è la storia di Adamo Cadmoni, studente della provincia catanese in volo verso Amsterdam con degli amici per una vacanza di piacere post-esami.

Adamo, ad un certo punto, ha scattato quella che potrebbe essere la foto del decennio, forse del secolo: “Ero seduto sul posto accanto al finestrino e ho visto comparire quella visione. Inizialmente non ho creduto ai miei occhi, così ho chiesto confermai ai miei compagni di posti che increduli non hanno potuto che confermare le mie visioni.

Quella in cielo, a 5000 metri di altezza era una croce di Cristo, una visione, un miracolo, chiamatelo come vi pare, abbiamo fatto decine di foto più o meno buone a quella immagine che ha lasciato tutti noi a bocca aperta per alcuni minuti. Subito dopo, si è smaterializzata di fronte ai nostri occhi, causando un senso di grande gioia e rivelazione. Che incredibile emozione”. Adamo ha rilasciato la foto a bufale.net che ha potuto, quindi, pubblicarla in anteprima. Secondo l’esperto cristologico, Josef Lakatena si tratta di miracolo: “Il Signore, quasi per legge di vicinanza, si manifesta quanto più in alto. Non è raro trovare testimonianze di alcuni astronauti che dicono di aver visto il volto di Dio nell’universo. Bene, questa volta ha voluto dare un segno divino più in basso, incredibile ma vero, come si dice, le vie del signore sono infinite, è proprio così”. Vi lasciamo a meditare sulla foto che sta facendo da alcune ore il giro del web.

Parliamo di nuova versione in quanto, in precedenza, lo stesso testo era stato pubblicato dal Fatto Quotidaino con Bari come teatro dell’inesistente manifestazione divina. Riflettiamo, ancora una volta, sui nomi di fantasia: Adamo Cadmoni altro non è che la parodia del nome di Adam Kadmonpersonaggio di fantasia che compariva nella trasmissione televisiva Mistero.

Josef Lakatena, invece, compare in tutti i siti diffusori di bufale.

 Si tratta, dunque, di una bufala-zombie riproposta oggi da un blog in una nuova versione.
 
  

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Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

 

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Molti ne hanno parlato con l’entusiasmo affascinato di chi è spettatore di un evento epocale. Qualcun altro l’ha definita una manovra pubblicitaria ben congegnata con un valore scientifico del tutto marginale. Ma su una cosa tutti sembravano essere d’accordo: la Tesla Roadster di Elon Musk è stata davvero lanciata nello Spazio con il razzo Falcon Heavy lo scorso martedì 6 febbraio.

E invece no, già poche ore dopo il lancio – e via via nei giorni a seguire – hanno iniziato a diffondersi online video caricati su YouTube e articoli che spiegavano perché, secondo quanto sostenuto dagli autori di quei contenuti, tutto l’evento non fosse che l’ultima messa in scena da parte delle agenzie spaziali per farci credere che siamo in grado di andare nello Spazio e che la Terra non è piatta.

Ecco allora una lista delle obiezioni sollevate da complottisti vari, nostrani e non, per sostenere che la diretta del lancio sia stata solo una bufala. Per ciascuna di queste fantomatiche incongruenze esiste una spiegazione ben precisa.

1. Perché l’automobile è stata ripresa da angolazioni diverse?
Sarà forse perché tutte le immagini sono state raccolte in uno studio televisivo? No, molto più semplicemente, la Tesla Roadster è stata lanciata insieme a una base e a una serie di intelaiature e supporti, sui quali erano installate le telecamere. Ovviamente i punti da cui effettuare le riprese sono stati accuratamente studiati per evitare che le telecamere si inquadrassero reciprocamente, dunque durante la diretta del lancio nessuno ha potuto vedere né i supporti né le apparecchiature di ripresa.

Il piccolo trucchetto cinematografico ha sicuramente aumentato la spettacolarità del filmato, ma ha alimentato anche i sospetti dei più scettici. Tuttavia, a fugare ogni dubbio è stata un’immagine pubblicata già prima del lancio e che mostra esattamente la posizione delle telecamere e dei supporti.

tesla spazio

2. Perché l’illuminazione cambia e compaiono delle ombre?

L’automobile e la sua intelaiatura non erano dotate di alcuna sorgente luminosa, dunque tutta la luce che ha permesso di eseguire le riprese era quella naturale. Dato che nella sua orbita l’auto è stata sottoposta a diverse condizioni di illuminazione in base alla sua posizione relativa al Sole, l’effetto (spettacolare) che ne è derivato è stata l’enorme varietà di giochi di luci e ombre. Inevitabile che in certi momenti anche i supporti proiettassero le loro ombre sulla carrozzeria della Roadster. Le ombre, semmai, sono una prova dell’originalità del video, non che si tratta di una messa in scena.

3. Esistono conferme indipendenti della veridicità del lancio?

Molte, moltissime. A parte le agenzie spaziali di tutto il mondo (che per i sostenitori delle teorie del complotto sono dei complici, quindi non si contano), astrofili e astrofili hanno raccolto prove che l’automobile fosse davvero in volo. Ma sappiamo che, per chi non vuol sentir ragioni, si potrebbero trovare decine o centinaia di testimonianze e non si risulterebbe comunque convincenti. A titolo di esempio, ecco che cosa ha raccolto il Virtual Telescope Project inquadrando l’automobile.

4. Perché al Kennedy Space Center le nuvole si spostavano a caso?

Si tratta di una tesi rilanciata da un video caricato su YouTube, nel quale si sostiene che due piccole nubi che all’inizio si trovano a destra della rampa di lancio a un certo punto si spostino sulla sinistra, svelando (secondo l’autore) chissà quale mistificazione. In realtà il confronto proposto riguarda immagini riprese da telecamere diverse, quindi c’è anzitutto una questione di prospettiva che dipende dal punto di osservazione. Inoltre, le nubi delle due immagini non sono affatto uguali, come si può notare anche nello stesso video complottista.

5. Perché al momento dell’uscita della Roadster si vede un lampo di luce?

In un altro video visibile su YouTube si sostiene che la prova incontrovertibile che si tratta di una messa in scena si trovi al momento dell’uscita dell’automobile dal corpo del razzo. In quell’istante si vede un forte bagliore, che viene presentato come “un modo per risolvere un problema tecnico legato allo schermo verde” al momento del “cambio di sfondo” tra l’ambiente interno al razzo e lo Spazio. La tesi del video sarebbe rafforzata, secondo chi lo ha caricato online, dal fatto che almeno un fotogramma della sequenza è completamente bianco, e dunque rappresenterebbe il passaggio tra le due ambientazioni artificiali. La spiegazione, invece, è che nel passaggio all’esterno sono cambiate le condizioni di luminosità, quindi le telecamere hanno avuto bisogno di qualche frazione di secondo per regolare automaticamente le condizioni di ripresa, risultando accecate per qualche decimo di secondo.

5. Elon Musk in persona ha dichiarato che si tratta di un falso?

Assolutamente no, ha affermato proprio il contrario. Con una battuta durante la conferenza stampa, Musk ha detto che “possiamo essere sicuri che sia tutto vero perché sembra terribilmente un falso”, facendo riferimento a quanto le immagini dello Starman siano stravaganti ed eccentriche.

6. Nel video si vede che la Terra è piatta o addirittura concava?
Si tratta di un’effetto di distorsione ottica dovuto alle lenti. In alcuni fotogrammi raccolti dalle telecamere esterne del razzo Heavy Falcon la Terra appare, sul bordo sinistro dell’immagine, effettivamente deformata. Così, armati di righello, i sostenitori del terrapiattismo hanno verificato che in quei fotogrammi la superficie della Terra non solo appare diritta, ma leggermente ricurva dalla parte opposta. Anziché essere sferica, dunque, la Terra sarebbe a forma di conca: il celebre terraconchismo.

7. Le immagini della Terra mostrate sullo sfondo sono false?

In un video in italiano caricato su YouTube si sostiene proprio questo, dicendo che nelle immagini della Terra si vede troppa acqua. La prova schiacciante sarebbe dunque che, nel presunto video-montaggio, chi ha costruito il filmato avrebbe deciso di mettere sullo sfondo una foto della Terra diversa da quella che ci hanno sempre mostrato. Forse l’ideatore del video non sa che la Terra è coperta per più di due terzi da acqua, e inoltre sostiene che non ci siano terre emerse sulla base di un’immagine sfocata e con il globo terrestre in buona parte coperto da formazioni nuvolose.

8. Le formazioni nuvolose restano identiche anche a distanza di giorni?

Sì, se riguardi sempre lo stesso video in loop. In un contenuto caricato su YouTube nei giorni scorsi e ora rimosso (qui il link originale) si sostiene che tutta l’operazione di Elon Musk sia un falso poiché la Tesla Roadster sembra percorrere sempre la medesima orbita intorno alle Terra e nelle immagini sullo sfondo la superficie terrestre appare coperta sempre dalle stesse identiche conformazioni nuvolose. Peccato che l’abile smascheratore di truffe non si sia accorto che stava seguendo una diretta video fake rimandata in loop da qualche canale YouTube, che ritrasmetteva a ciclo continuo le immagini ufficiali di SpaceX durate solo qualche ora. (Esistono canali YouTube, infatti, che sull’onda del successo mediatico dell’operazione stanno continuando a trasmettere le immagini attraverso dirette video simulate, per accaparrarsi qualche click in più.) Smascherato dagli utenti, autore del video lo ha prontamente cancellato.

9. Dallo sfondo dell’inquadratura sono state rimosse le stelle?
In buona parte delle riprese che ritraggono l’automobile non è possibile individuare le stelle. Si tratta di un’obiezione complottista sollevata già altre volte in occasione delle riprese relative alla Stazione Spaziale Internazionale: la spiegazione, dunque, è sempre la stessa. Le stelle sono visibili dalla superficie terrestre e ancora meglio dallo Spazio (ossia fuori dall’atmosfera), ma per catturarle in un’immagine occorre che il sistema di ripresa sia nelle condizioni adeguate. Se nell’inquadratura sono presenti corpi molto luminosi come la Terra o, in questo caso, un’automobile direttamente investita dalla luce solare, il tempo di esposizione deve essere mantenuto basso. Ciò impedisce di raccogliere nell’immagine gli elementi meno luminosi, come ad esempio le stelle. In alcune sequenze del video più buie, però, le stelle sono visibili, come si può vedere facilmente in questo video intorno alla posizione 3:36:20 (soprattutto nell’angolo in basso a sinistra dell’inquadratura).

Ci sono poi una serie di altri evergreen del complottismo che sono emersi di nuovo, ma che probabilmente non meritano di essere approfonditi perché già sentiti e risentiti. Fra questi, l’idea che la Tesla Roadster non fosse nello Spazio ma sott’acqua (e che dunque i minuscoli bagliori luminosi sullo sfondo non fossero in realtà stelle ma bollicine d’aria), che tutta la SpaceX non sia altro che una costola della Nasa sfruttata per fare propaganda spaziale, che nelle immagini ci siano una serie di foto-ritocchi e che non possa esistere un’automobile di un materiale così robusto da resistere nello Spazio.

 
  

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