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PRETI PEDOFILI

«Così Don Gianni abusò di noi»

Il processo a Don Gianni, al secolo Giovanni Trotta, spretato dal 2012, che non smise mai di violentare bambini

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Indossava il clergy e si faceva chiamare Don Gianni. Anche se la Chiesa lo aveva già ridotto allo stato laicale, vietandogli di avvicinare i bambini della parrocchia. Segno, che evidentemente, anche prima di accuse ufficiali e processi, la curia conosceva bene le tendenze di don Giovanni Trotta, 57 anni. Un uomo che, stando al racconto delle sue presunte vittime in aula, aveva in sé un indissolubile senso dell’impunità. È l’ultimo caso tutto italiano di un cancro che attanaglia la Chiesa cattolica da sempre.

Nei giorni scorsi è morto a 86 anni Bernard Law, il cardinale di Boston, l’uomo che coprì per diciotto anni i preti seriali che abusarono di una quantità enorme di bambini e che lui, quando la situazione diventò ingestibile, si limitò a spostare di parrocchia in parrocchia. Come fece per padre John Geoghan, ritenuto responsabile di 130 violenze. Finché un giorno lo scandalo divampò – ci avrebbero fatto anche un film, Il caso Spotlight – e lui fu trasferito a Roma, con il prestigioso nuovo incarico di arciprete alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

Le esequie si sono tenute alla Basilica di San Pietro, come per tutti i cardinali, alla presenza di Papa Francesco.

In quegli stessi giorni la commissione d’inchiesta del governo australiano ha stilato un rapporto sulla pedofilia nel Paese: il 60% dei casi trattati ha subito l’abuso in ambito religioso. Si parla di migliaia di bambini. Un altro cardinale, George Pell, arcivescovo emerito di Sidney, è ora accusato di aver coperto preti #pedofili . Secondo il rapporto in alcune diocesi australiane il 15% dei sacerdoti è sospettato di #pedofilia . E Pell stesso, cosa mai accaduta ad un cardinale, andrà a processo per un episodio di stupro.

Don Gianni

Di questo cancro della pedofilia religiosa cattolica Giovanni Trotta, 57 anni, alias Don Gianni, rappresenta una metastasi. Perché, nella sua particolare storia, la #Chiesa si era già espressa, spretandolo il 23 febbraio 2012 e vietandogli di «prestare, a qualunque titolo, servizio nella catechesi per #bambini in fase prepuberale». A quanto si sa, non c’erano stati, all’epoca, processi e accuse ufficiali. Sicché, ci si immagina, le tendenze dell’uomo dovevano essere già state acclarate in curia. Nella provincia di Foggia, per essere precisi. Ma Don Gianni non se l’era sentita di diffondere la notizia. Aveva continuato ad indossare il clergy e aveva trovato modo di avvicinare i bimbi in altre maniere: facendo l’allenatore della squadra di calcio locale e dando ripetizioni nel pomeriggio. Quando lo arrestarono per gli abusi su un undicenne, tenuto vicino con la promessa di un provino per un’importante squadra di calcio e di un futuro da fotomodello, pensò subito di chiedere il rito abbreviato: se la cavò con otto anni di prigione.

Le vittime

Ma il piccolo non sarebbe stato l’unico a subirne le angherie tra il 2013 e il 2014. In questi giorni sono sfilati in aula alcuni ragazzi, che all’epoca avevano tutti tra i 12 e i 13 anni. In lacrime e in palese imbarazzo, tanto da chiedere ai genitori di uscire dall’aula per evitare di far loro sapere com’è fatto l’inferno, hanno mimato a gesti e narrato quelle lezioni di foto di nudo e gli abusi, che filavano poi sui profili social in cui Don Gianni sapeva cavarsela bene. Cinque storie di violenze e altri reati, di cui l’ex sacerdote risponde ancora in abbreviato, ossia: pornografia minorile, diffusione di materiale pedopornografico e adescamento di altri quattro dodicenni attraverso Facebook e Whatsapp. Dieci casi in tutto, tutti avvenuti dopo la riduzione allo stato laicale. Ha scritto il gup di Bari Giovanni Anglana, nelle motivazioni della sentenza di condanna per il primo episodio, quello dell’undicenne: «Appare quantomeno superficiale l’atteggiamento tenuto dalle locali autorità religiose. Le quali, malgrado la chiara prescrizione contenuta nel verdetto della Congregazione della dottrina della fede (con il quale Trotta veniva ridotto allo stato laicale per ragioni correlate ad abusi su minori) con il quale l’imputato avrebbe dovuto essere segnalato nel caso di situazioni potenzialmente pericolose per i minori, hanno mantenuto assoluto silenzio al riguardo». Tanto da consentirgli «addirittura di continuare a indossare il clergy (il colletto bianco delle camicie usate dai sacerdoti) e a farsi chiamare don Gianni, così permettendo all’imputato di continuare impunemente a frequentare minori e a farne oggetto delle sue abominevoli perversioni». Con un atteggiamento diverso da parte della Chiesa, tutto questo, forse, non sarebbe successo.

 

IL CASO DON GIOVANNI TROTTA

 





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GQ

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

Pedofilia: la procura della West Virginia fa causa alla diocesi

Il procuratore accusa l’ex vescovo di avere «consapevolmente impiegato pedofili senza effettuare i dovuti controlli sul loro passato»

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NEW YORK – Il procuratore generale della West Virginia, Patrick Morrisey, ha fatto causa alla diocesi cattolica di Wheeling-Charleston, l’unica dello Stato, e al suo ex vescovo Michael Bransfield, accusandoli di aver «consapevolmente impiegato pedofili senza effettuare i dovuti controlli sul loro passato», come dovrebbe essere normale per chi lavora in scuole e doposcuola cattolici.

L’azione legale è l’ultima nella nuova crisi che sta mettendo sottosopra le gerarchie cattoliche negli Usa.

Morrisey accusa la diocesi di aver promosso ambienti sicuri per i bambini ma allo stesso tempo di aver «insabbiato e nascosto comportamenti criminali di abusi su minori».





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Tio

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PRETI PEDOFILI

Prete pedofilo abusa di una bimba in chiesa: «Vuoi fare un gioco?»

Un periodo di terrore per le piccole vittime alle quali veniva imposto di tacere su quanto succedeva dentro quelle quattro mura della Chiesa Regina dei Cieli.

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Avrebbe dovuto proteggerli, educarli,accudirli. Invece per anni ha abusato della sua pozione di fiducia per abusare delle sue piccole vittime, distruggendo per sempre le loro esistenze. Sabine Griego, ex parroco di Albuquerque, nello stato del New Mexico, oggi ha 81 anni ed è sotto processo per una serie di violenze sessuali su diversi bambini che risalgono a 30 anni fa.

Un periodo di terrore per le piccole vittime alle quali veniva imposto di tacere su quanto succedeva dentro quelle quattro mura della Chiesa Regina dei Cieli. Tra le sue piccole vittime c’era anche una bimba di 7 anni alla quale offriva del vino prima di sottoporla agli stupri. La abusava fino a farla vomitare, prima di umiliarla chiedendole di pulire il pavimento.

abusa di una bimbaLa piccola, secondo l’accusa, era stata attirata nella trappola dal parroco che aveva approfittato della sua fiducia: «Vuoi fare un gioco?» le avrebbe chiesto prima di farle bere del vino e di violentarla. Ma quella fu soltanto la prima di una lunga serie di abusi: un lunghissimo anno di stupri durante i quali l’uomo aveva capito di poter contare sul silenzio della bambina, che si era ammutolita per la paura e per la vergogna.

Una spirale di silenzio che si è interrotta solo 13 anni fa, quando la bimba ha iniziato a autoinfliggersi dolore e a ferirsi. La famiglia, allarmata, ha scavato nel suo passato, arrivando all’origine di quella sofferenza che si portava dentro. Ai familiari, e successivamente alla polizia, la bimba ha rivelato che l’uomo la chiamava per portala in sacrestia dove spesso avvenivano le violenze: se lei provava a rifiutarsi, lui la picchiava colpendola con calci e schiaffi fino a provocarle ferite talmente gravi da spedirla in ospedale.

Adesso quel prete è accusato di aver molestato più di 30 bambini. Era già stato sollevato da tutti gli incarichi e messo in congedo dal Vaticano nel 2005.





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il Messaggero

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PRETI PEDOFILI

Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

Proseguono le indagini sul prete di Trepuzzi accusato di abusi sessuali su minori. I fatti contestati risalirebbero a circa 30 anni fa. Il presule attualmente è stato allontanato dalla città. Al nostro microfono è intervenuto il sindaco di Trepuzzi che da ragazzo ha aiutato il prete servendo la messa.

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TREPUZZI (Lecce) – “Molestato per alcuni secondi in chiesa”. E’ la testimonianza choc di un altro uomo oggetto di presunte attenzioni sessuali da parte di un prete finito al centro di un’inchiesta per pedofilia. La presunta vittima ora è grande. Ha scollinato i 40 anni. E ha una famiglia. Ma le notizie pubblicate nei giorni scorsi non lo hanno lasciato indifferente e gli hanno fatto riaffiorare nella mente ricordi che mai e poi mai avrebbe voluto rispolverare. Alla luce del clamore, però, ha deciso di parlare e di raccontare la sua disavventura. Non confluita in una denuncia (anche perché il reato sarebbe ormai prescritto) ma che confermerebbe la gravità delle accuse già mosse al prelato.

L’episodio risale a molti anni fa quando l’uomo, che ha deciso di raccontare la sua esperienza, non aveva neppure dieci anni. Frequentava la chiesa dove il parroco prestava servizio. E di tanto in tanto faceva anche il chierichetto. “Un giorno”, racconta, “mi trovavo con il prete. Eravamo in una stanza. Tutto durò pochi secondi. Ricordo che si avvicinò a me. Avvertii il contatto delle sue parti intime sul mio corpo. Ma fu una cosa molto veloce. Io riuscii a scappare e mi allontanai”. Non ha mai presentato denuncia. Ha preferito sorvolare sull’accaduto ma leggendo le notizie di stampa di questi giorni ha voluto raccontare la sua esperienza.

La vicenda su un caso di pedofilia in casa è affiorata prepotentemente nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di una telefonata tra una presunta vittima e il sacerdote in cui il prete chiedeva l’iban al suo interlocutore per potergli fare un regalo dopo la denuncia in cui ha raccontato di essere stato molestato da piccolo. Al vaglio del pubblico ministero Stefania Mininni sono finite anche le denunce di altre sei persone offese per episodi molto ma molto datati su cui incombe la scure della prescrizione. Nel frattempo il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.





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