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Cosmo SkyMed 2, cosa farà in orbita il satellite pronto al lancio

Finanziato dall’Agenzia spaziale italiana e realizzato interamente dalla nostra industria, partirà il 17 dicembre da Kourou. Migliorerà il monitoraggio della Terra e delle emergenze ambientali

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Il lancio è previsto alle 9:54 italiane di martedì mattina (foto: Thales Alenia Space

Nel 2008, quello che ha visto del terremoto del Sichuan, in Cina, o del ciclone Nargis in Birmania è stato usato dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie durante le operazioni di soccorso e aiuto alla popolazione. Lo stesso contributo, dalla sua orbita eliosincrona a 620 chilometri di quota, la costellazione Cosmo SkyMed l’ha dato quando gli uragani Hannah e Ike hanno devastato Haiti, pochi mesi dopo. Adesso, per i quattro satelliti che dal giugno 2007 osservano la Terra come angeli custodi, è arrivato il momento di evolversi.

Il primo dei due Cosmo SkyMed di seconda generazione, battezzato Csg-1raggiungerà lo spazio nella mattina di martedì 17 dicembre, lanciato da un vettore Sojuz che si staccherà dalla rampa allo spazioporto di Kourou, in Guyana Francese, quando in Italia saranno le 9:54 (Wired seguirà il lancio in diretta).

L’Italia, a proposito, è e rimarrà protagonista di tutta la missioneCosmo SkyMed 2 coronerà infatti il programma di osservazione del nostro pianeta (in gergo, Eo) finanziato interamente dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), dal ministero della Difesa e da quello dell’Istruzione, università e ricerca. Un impegno concretizzatosi negli sforzi della torinese Thales Alenia Space – responsabile della fornitura chiavi in mano dell’intero sistema – di Telespazio – che si occuperà dell’infrastruttura di controllo, oltre che della ricezione e della elaborazione dei dati – e in quelli di numerose fra piccole e medie imprese tricolori.

L’arrivo a Kourou, in Guyana Francese, di Cosmo SkyMed 2 (foto: Thales Alenia Space)


È un caso esemplare di come l’attività oltre l’atmosfera abbia ricadute qui, sulla Terra. Certo, economiche – e non è secondario che al recente consiglio dei Ministri dell’Agenzia spaziale europea il finanziamento italiano sia aumentato fino a 2,3 miliardi di euro –, ma soprattutto in termini di impatto sulla vita quotidiana e, nella fattispecie, sulla sua salvaguardia.

Lo strumento di bordo principale di Cosmo SkyMed è infatti un’antenna radar ad apertura sintetica (Sar) che lavora in banda X, ed è quindi in grado di scrutare la Terra a qualsiasi ora del giorno e della notte e in ogni condizione meteorologica. È lo stato dell’arte tecnologico nell’aiuto alla previsione di  frane e alluvioni, nel coordinamento dei soccorsi in caso di terremoti o incendi, e nell’osservazione delle aree di crisi. Non solo: Cosmo SkyMed contribuirà anche al monitoraggio del mare, implementerà l’agricoltura di precisione, la sicurezza e la difesa dei confini.

Il suo radar può operare in modalità spotlight (concentrandosi su un’estensione di pochi chilometri quadrati e osservandola con una risoluzione inferiore al metro), stripmap (guardando una striscia continua di superficie) o scanSar (monitorando un’area di 200 chilometri di lato).

Il radar ad apertura sintetica di Cosmo SkyMed 2 (foto: Thales Alenia Space)


Nel caso della prima generazione, il tempo necessario per configurare la costellazione e ottenere immagini dell’area desiderata variava da 72 ore, in condizioni di routine, a meno di 18 nei casi di emergenza. “Con i nuovi satelliti abbiamo migliorato la capacità di risoluzione radar”, spiega Giampiero Di Paolo, direttore Dominio osservazione e navigazione di Thales Alenia Space, “disponiamo anche di una maggiore rapidità di acquisizione immagini grazie a un sistema di programmazione, trasferimento dati ed elaborazione più potente rispetto ai precedenti. In più abbiamo sviluppato un sistema di controllo termico in grado di dissipare maggiormente la potenza del payload”.

Come i quattro satelliti della prima generazione, i due della seconda – l’ultimo sarà lanciato a dicembre 2020 – sono un sistema duale, cioè progettato per usi civili e militari, e pensato per assecondare le esigenze della comunità scientifica, ma anche dei clienti governativi e commerciali (la vendita dei dati sarà gestita da un’altra italiana, la e-Geos, joint venture di Asi e Telespazio). “A bordo di Cosmo SkyMed – conclude Di Paolo – abbiamo anche un sistema sofisticato di ricezione Gps. È autolocalizzante e sarà fondamentale, soprattutto in casi di emergenza”.

Nel lancio di martedì, Cosmo SkyMed 2 non sarà l’unica tecnologia italiana a partire: nell’ogiva del Sojuz ci saranno anche il dimostratore di nanosatelliti Angels, cui Thales Alenia Space ha fornito lo strumento miniaturizzato ArgosNeo, e Cheopsla sonda cacciatrice di esopianeti dell’Esa, alla cui realizzazione hanno contribuito l’Asi, l’Istituto nazionale di astrofisica e diverse università italiane.


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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Un video per celebrare i vent’anni della Stazione spaziale internazionale

Un minuto di immagini per ripercorrere i momenti più belli vissuti dagli astronauti a bordo della loro casa orbitante attorno alla Terra

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In questi giorni, esattamente vent’anni fa, le agenzie spaziali inauguravano la loro casa orbitante attorno al pianeta Terra, la Stazione spaziale internazionale. E sono ben 240 le persone che, a oggi, vi sono salite a bordo.

Sede di esperimenti scientifici sulla biologia, l’ecologia e il corpo umano, ma anche avamposto d’eccezione per l’osservazione del nostro pianeta e dello spazio profondo, la Iss viene celebrata dall’Esa con un video-tributo: un filmato di un minuto che racchiude alcuni dei momenti più belli dell’esperienza dell’essere umano in orbita.


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Fisica

Forse abbiamo scoperto un nuovo organo nella nostra testa

Sembrerebbe essere il quarto tipo di ghiandole salivari maggiori, posto nello spazio in cui la cavità nasale incontra la gola. Ma serviranno ulteriori studi per poter confermare la scoperta di un nuovo organo

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Dopo centinaia di studi sull’anatomia, il corpo umano sembra riservarci ancora tante sorprese. L’ultima, infatti, è la scoperta di un nuovo organo, rimasto finora nascosto all’interno della nostra testa. Ad accorgersene, per caso, sono stati i medici del Netherlands Cancer Institute, mentre stavano sottoponendo alcuni loro pazienti a un innovativo esame diagnostico che permette di visualizzare nel dettaglio i tumori.

Come raccontano i ricercatori sulle pagine della rivista Radiotherapy and Oncology, dall’esame è emerso per caso un misterioso insieme di ghiandole salivari nascoste all’interno della testa dei pazienti, posizionato precisamente nello spazio in cui la cavità nasale incontra la gola.

Le ghiandole salivari, ricordiamo, sono addette alla produzione di saliva, essenziale per il corretto funzionamento del nostro sistema digerente. La maggior parte di questo fluido, come viene spiegato in tutti i manuali di anatomia, viene prodotto da tre principali tipi di ghiandole: la parotide, la sottomandibolare e la sottolinguale. A queste si aggiungono circa mille ghiandole salivari minori, sparse nelle labbra e nella mucosa interna dalla bocca alla faringe, talmente minuscole da essere difficilmente osservate senza un microscopio.

Ma ora, secondo il nuovo studio, potrebbe esserci un organo in più, ovvero un quarto tipo di ghiandole salivari maggiori. “Abbiamo tre grandi ghiandole salivari, ma non lì”, spiega Wouter Vogel, tra gli autori della scoperta. “Per quanto ne sappiamo, le uniche ghiandole salivari o mucose poste nella rinofaringe sono microscopicamente piccole. Quindi, potete immaginare la nostra sorpresa quando le abbiamo trovate”.

Esaminando una serie di scansioni di 100 pazienti affetti dal tumore, i ricercatori hanno osservato, tramite l’innovativa tecnica di imaging Psma/Pet/Ct, che tutti presentavano una paio di ghiandole, finora mai documentate, molto simili alle quelle salivari: sono, infatti, collegate a grandi condotti di drenaggio, indizio che porta a pensare a un possibile incanalamento dei fluidi.

Dati, perciò, che suggeriscono come queste ghiandole possano essere la quarta serie di ghiandole salivari, situata dietro il naso e sopra il palato, vicino al centro della nostra testa. “Le chiamiamo ghiandole tubariche, in riferimento alla loro posizione anatomica (sopra il torus tubarius)”, spiega Matthijs Valstar dell’Università di Amsterdam, co-autore dello studio.

Il motivo per cui siano rimaste finora nascoste non è ancora del tutto chiaro, anche se i ricercatori ipotizzano che “la loro posizione è difficilmente accessibile e sono necessarie immagini molto sensibili per rilevarle”. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche su un campione di partecipanti molto più ampio per poter confermare questi risultati, la scoperta potrebbe aiutare a spiegare il perché i pazienti che si sottopongono alla radioterapia riportano spesso condizioni croniche, come la secchezza delle fauci (xerostomia) e problemi di deglutizione (disfagia).

“Poiché queste misteriose ghiandole non erano note ai medici”, commentano gli autori, “nessuno ha mai cercato di risparmiarle da questi trattamenti”. Ma c’è chi si è dimostrato scettico a etichettare queste nuove ghiandole come un nuovo organo. Per esempio, Alvand Hassankhani, radiologo dell’Università della Pennsylvania, ha riferito al New York Times che esistono oltre mille ghiandole minuscole, “così piccole da essere difficili da trovare. È possibile che i ricercatori olandesi, quindi, abbiano trovato un modo migliore per identificare una serie di ghiandole salivari minori”.

 


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Perché questo è il momento di andare su Marte

Una rassegna delle prossime avventure dirette verso il Pianeta rosso, in un video di Nature

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Saranno tre nei prossimi mesi le missioni dirette su Marte. Vedranno coinvolte Stati UnitiCina ed Emirati Arabi, saranno tutte caratterizzate dalla presenza di robot e mosse dalla curiosità di saperne di più sulla potenziale abitabilità pianeta rosso.

Gli Usa stanno per lanciare il loro quinto rover sviluppato ad hoc per Marte, Perseverance, che andrà a caccia di tracce di vita presente o remota tra le polveri e le rocce del pianeta. Gli scienziati cinesi sono invece alla loro prima volta con un rover marziano, mossi forse dal successo della loro ultima missione diretta sulla Luna. Gli Emirati Arabi, dal canto loro, si stanno preparando a sguinzagliare attorno a Marte un orbiter per investigarne l’atmosfera.

In questo video, diffuso da Nature, ecco le tre missioni in rassegna, e perché tutto questo sta succedendo proprio adesso.


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