Contattaci

Fumetti

Dai romanzi ai fumetti: intervista a Giorgio Fontana

Pubblicato

il

Giorgio Fontana nasce nella provincia di Varese nel 1981 e si laurea in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dal 2007 comincia la sua carriera di scrittore, pubblicando per le case editrici Mondadori, Marsilio e Terre di Mezzo. Nel 2014 scrive Morte di un uomo felice, edito da Sellerio, che gli consente di vincere il Premio Campiello di quell’anno.
Scrive articoli per diverse testate italiane, quali Il Manifesto, Lo Straniero e Wired, ed è recentemente approdato nel mondo della scrittura a fumetti pubblicando, da fine dicembre 2015, alcune storie su Topolino. È proprio partendo da questo nuovo traguardo della sua carriera che abbiamo voluto intervistare Giorgio Fontana.

Ciao, Giorgio, e grazie per averci concesso questa intervista.
Ciao e grazie a voi!

Hai mosso i tuoi primi passi di narratore nell’ambiente delle riviste letterarie, con Eleanore Rigby, progetto che ti vedeva coinvolto insieme a Danilo Deninotti e Andrea Ferrari. Che cosa ricordi di quell’esperienza che per certi versi ti ha spinto verso la tua carriera di scrittore?
Allora, in realtà ho iniziato a scrivere molto prima di quel periodo, diciamo dagli ultimi anni di liceo. Molti racconti e alcuni romanzi che facevano letteralmente schifo – e che per l’appunto ho cestinato. Poi verso la fine dell’università sono entrato in contatto con Filippo Ferrari (ora giornalista), il quale mi ha presentato suo fratello Andrea (ora editor di edizioni BD) e Danilo Deninotti (che avete intervistato non molto tempo fa).
Andrea e Danilo vivevano a Bologna e insieme a un altro amico, il grafico Dario Rodighiero (ora ricercatore a Losanna), avevano messo in piedi questa rivista letteraria, Eleanore Rigby. Da cosa nacque cosa, e sia io che Filippo entrammo stabilmente nella redazione. Circa nello stesso periodo ci trasferimmo tutti definitivamente a Milano.
L’impostazione di Eleanore era piuttosto punk, anche se all’apparenza poteva sembrare una cosa tutta perfettina – quei libretti in stile liberty, quell’impaginazione curata… In realtà eravamo piuttosto fuori di zucca. Facevamo un gran lavoro di scouting, a cui associavamo delle presentazioni che sfociavano spesso nel delirio. Insomma, era come avere una band. E poi ci siamo sempre voluti un gran bene, che è l’elemento chiave: siamo sempre stati amici veri.
Inoltre ognuno di noi faceva anche altro, portava avanti il proprio percorso. Nel dettaglio, io ho sempre tenuto distinta la mia attività di scrittore da quella di “rivistaiolo”; anche perché i miei gusti in fatto di letteratura erano piuttosto diversi, e il mio esordio è capitato per vie parallele rispetto al mondo di Eleanore. Avevo anche tutta una serie di problemi personali di cui non è il caso di parlare ora. Ma sono stati anni formativi – parlavamo fino a notte fonda di musica e letteratura, ci scambiavamo un sacco di idee e consigli – e soprattutto, sono stati anni terribilmente divertenti.
Adesso comunque con Andrea, Filippo e Danilo abbiamo aperto una piccola enoteca sull’Alzaia Naviglio grande, “il Secco”. L’avventura della gang continua.

Giorgio FontanaCome sono nate la costanza e l’impegno che hanno fatto sì che, dalla passione, tu sia riuscito a diventare uno scrittore?
Direi che ci sono sempre state. Ho lavorato duro fin da ragazzo, e non ho mai pensato di avere chissà quale talento. In realtà la questione è abbastanza semplice: a me piacciono le storie; raccontarle bene richiede disciplina e impegno; qualunque intromissione indebita dell’ego significa solo raccontarle peggio – dare per scontate le proprie parole, scrivere “con la mano sinistra”. La mano sinistra invece devi sempre tenerla in tasca.
C’è una frase di Age che amo molto: “L’autore della sceneggiatura è come il guardiano del faro: tutti vedono il faro, ma nessuno vede lui.
A mio avviso vale per ogni autore, che sceneggi, scriva romanzi, elabori saggi o rediga articoli. Poi quando cominci a pensare di essere arrivato da qualche parte, generalmente ti fermi lì. Ma io non voglio fermarmi. Io vorrei solo diventare più bravo.

 

 

In campo letterario quali sono i tuoi autori di riferimento, quelli che ti hanno formato e quelli che segui oggi?
Il primo nome è sempre stato e sempre sarà Franz Kafka, il mio solo eroe letterario. Poi cito alla rinfusa: Stig Dagerman, Hemingway, Joseph Roth, Proust, Malamud, Virginia Woolf, DeLillo, Richard Powers, Buzzati, Dostoevskij, Mancassola, Testori, Milo de Angelis… Eccetera. Fra i contemporanei leggo soprattutto narrativa nordamericana. E faccio due titoli dove i fumetti rivestono un ruolo chiave (così entriamo lentamente in tema): La fortezza della solitudine di Lethem e Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay di Chabon.

Giorgio FontanaCosa ha significato per te vincere il Premio Campiello (nel 2014, con il romanzo Morte di un uomo felice, edito da Sellerio)? Cosa è cambiato per te dopo questo riconoscimento?
È stato un momento cruciale per la mia carriera. Una bella pacca sulla spalla, come dico sempre. A livello pratico sono cambiate diverse cose: il premio ha spinto molto il romanzo; otto mesi dopo sono tornato a fare il freelance; mi sono stati proposte diverse collaborazioni; più in generale è stato confortante.
A livello esistenziale non è cambiato nulla: la “fuffa” e la mondanità che potevano arrivare in allegato non mi sono mai interessate, e per il resto faccio la vita semplice di sempre; la mia felicità resta fatte di pochissime cose di cui sono molto geloso. Lo stesso per il livello artistico: il premio non ha cancellato per nulla la mia ansia nei confronti delle parole. Ho sempre il terrore di deludere i miei lettori, di non essere all’altezza. Poi uno che legge questa frase penserà: “Sì, okay, se la sta tirando”. In realtà no, giuro. Scrivere continua a essere un grosso casino, per me.

Uno scrittore che approda nel mondo del fumetto come professione continuativa è un avvenimento insolito, che un tempo avrebbe anche destato un certo scalpore: per quella che è la tua esperienza, secondo te sussiste un certo snobismo – da entrambe le parti, fumettistica e letteraria – o al contrario non ci sono barriere e pregiudizi nei due ambienti?
Per quanto mi riguarda, ho sempre visto dello snobismo da parte del mondo della letteratura verso il fumetto – almeno fino a pochi anni fa, quando ormai è stato “sdoganato” un po’ dappertutto (specie grazie al grande successo delle graphic novel). Ora a volte c’è la tendenza opposta, tutti a dire che “l’arte sequenziale è una bomba” eccetera. Quanto ai fumettisti, ne conosco bene pochissimi: dunque mi è difficile esprimere un’opinione su quell’ambiente.

Giorgio FontanaCi sono differenze e anche affinità, forse, nello scrivere un romanzo di narrativa e la sceneggiatura di una storia a fumetti. Quali sono quelle che hai riscontrato in queste tue prime esperienze?
Più che altro ho visto le differenze. Quando scrivo narrativa sono completamente solo, e ogni mia parola si prende sulle spalle la responsabilità intera di raccontare, descrivere, rendere un dialogo eccetera. Una sceneggiatura è invece un progetto narrativo che viene affidato a un disegnatore. Una partitura. Quando la scrivo devo farmi capire, non pensare direttamente al lettore finale: perché gran parte del lavoro viene demandato. Per me è stato rivoluzionario. E siccome tantissime delle mie angosce sono legate alla lingua, è stato anche liberatorio. Ma del resto ne sono subentrate di altre: come pensare per immagini; come gestire correttamente il flusso narrativo; come evitare di essere banali sulla tavola; come lavorare sulle inquadrature; come trattare i dialoghi; eccetera… Tutte cose che devo ancora approfondire. Quello che non cambia però è il fine: raccontare una (si spera bella) storia.

La conoscenza della scrittura “narrativa” quanto aiuta nel momento in cui si passa alla sceneggiatura (nel tuo caso di un fumetto) e quanto invece è di ostacolo?
Difficile dirlo. La scrittura mi ha educato alla coerenza narrativa e mi ha dato un buon bagaglio di strumenti linguistici; del resto mi ha anche abituato a pensare, come dicevo poc’anzi, di fare tutto da solo. Solo ora sto cominciando a imparare a separare con cura le due anime.

Come ti sei avvicinato al fumetto Disney?
Ho imparato a leggere e amare le storie con Topolino. Me le leggevano i miei, poi ho cominciato a farlo da solo. Credo sia la faccia di Paperino sia fra i miei primi ricordi in assoluto.

Sei un assiduo lettore anche del Topolino degli anni recenti? E com’è avvenuto il contatto tra te e la redazione di Topolino?
L’ho letto regolarmente più o meno fino all’università; poi c’è stato uno iato – lo compravo di tanto in tanto – ma ho ripreso a leggerlo con assiduità da un paio d’anni almeno. Quanto al contatto: tempo fa Tito Faraci (che avevo conosciuto per altri lavori editoriali) mi propose di fare un tentativo con il Topo. Non mi sembrava vero; era un mio sogno da… be’, praticamente da sempre.
Ciò nonostante, presi tempo. Avevo appena pubblicato Morte di un uomo felice, e mi dividevo fra il lavoro in ufficio e una marea di impegni: inoltre non avevo molta pratica con la sceneggiatura, quindi dovevo studiare. L’idea dello scrittore che si trasforma in fumettista senza avere un solido cassetto di conoscenze al riguardo l’ho sempre trovata irrealistica; era anche una questione di rispetto. Non ci si improvvisa su due piedi altro da ciò che si è.
Perciò, per farla breve, ho studiato: certo, il fatto di essere un lettore accanito di Topolino è stato fondamentale. Poi ho mandato una breve a Tito, e gli è piaciuta. Da lì siamo andati avanti, e ora ho il privilegio di averlo come editor: il mio debito nei suoi confronti al riguardo è enorme, come potete immaginare.

In questi primi approcci alla sceneggiatura Disney ci sono degli autori particolari a cui hai guardato per ispirarti?
Certo: appunto Tito (non è piaggeria, giuro!), poi Silvia Ziche, Rudy Salvagnini, Francesco Artibani, Giorgio Pezzin e il maestro Rodolfo Cimino.

Che tipo di sceneggiatura hai sviluppato: dettagliata e particolareggiata o hai lasciato margini di manovra ai disegnatori? Quali sono stati i tuoi scambi e rapporti con tutti loro durante la lavorazione?
Le mie prime tavole erano piene di dettagli, troppi: è un vizio che mi trascino in parte ancora adesso. Come dicevo sopra, credo sia un tic derivante dalla scrittura narrativa; ma sto imparando a smettere. Una volta consegnata la sceneggiatura, viene editata con cura (è il momento in cui imparo di più) e quindi affidata dalla redazione al disegnatore. Qualche volta mi è capitato di vedere in anteprima le tavole o anche solo la tavola di apertura.

Per quel che si è letto finora, è evidente sin da Zio Paperone e la disfida del regalo il tuo interesse nel voler raccontare la quotidianità dei personaggi. Da cosa nasce questa scelta? E in futuro c’è la possibilità che tu possa affrontare un’avventura di ampio respiro alla Carl Barks?
Mah, non nasce da nulla di particolare: semplicemente, mi diverte raccontare i personaggi Disney nella loro vita di ogni giorno. Trovo che la quotidianità sia strapiena di gag potenziali. Ciò non toglie che mi piacerebbe lavorare su qualcosa di molto diverso – e in parte lo sto già facendo (ma è troppo presto per dire di più).

Il nodo narrativo di questa prima storia è l’ennesima sfida tra Paperone e Rockerduck: come mai hai scelto di cimentarti in un filone che solitamente, in una breve, permette ben pochi margini di manovra nella trama?
In realtà non è stata la prima storia che ho sceneggiato, solo la prima pubblicata. Comunque, anche qui, non saprei. Zio Paperone è il mio personaggio preferito, e mi è venuto naturale affrontarlo in uno dei suoi “luoghi narrativi” classici. In generale, faccio sempre molta fatica a spiegare perché questa o non quella trama. Non ne ho idea,

In Pippo e il guaio della chiave spezzata l’amico di Topolino emerge per la sua logica ferrea e a tratti disarmante, eppure, spesso si resta nel dubbio se non ci sia un genio sopito al suo interno. La tua storia, in fondo, è sospesa proprio su questo dubbio: secondo te Pippo è un genio?
Per me l’elemento chiave di Pippo sta appunto nella sua logica bislacca eppure, a modo suo, del tutto coerente. Non so se sia un genio: ma di sicuro ha dei tratti geniali. Ed è un personaggio meraviglioso. (Nota di colore: io sono piuttosto imbranato. Lo spunto per la storia è venuto proprio da qui: per ben tre volte mi è capitato di rompere una chiave nella porta).

Nella storia metti a confronto Topolino e Pippo in un tipico dialogo tra due amici: come hai inteso il rapporto tra i due? Come ritieni che Topolino “inquadri” l’amico e i suoi ragionamenti?
C’è sempre il pericolo di rendere Topolino troppo precisino e Pippo una sorta di scemo. È un errore grave. Pippo, come dicevo sopra, è buffo, simpatico, svampito, ingenuo, altruista: ma è tutt’altro che stupido. L’alchimia Topolino-Pippo funziona perché entrambi si conoscono alla perfezione, ed entrambi sanno che senza l’altro sarebbero molto meno. I loro difetti e pregi si compensano a vicenda. In generale mi piace molto mettere in scena i rapporti di amicizia fra i personaggi – anche perché è forse il valore cui tengo di più nella vita. E quella fra Topolino e Pippo è un esempio perfetto di come le differenze più marcate non significhino molto. A mio avviso Topolino non “inquadra” Pippo in alcun modo: gli vuole bene, stop.

 

Giorgio Fontana

Paperoga e il grande colpo… di sonno, una gustosa parodia non ufficiale della serie TV Numb3rs, vede come protagonista uno dei personaggi più difficili da rendere al meglio di tutto il cast disneyano. Quali sono, secondo te, le sue caratteristiche peculiari? E in cosa, ad esempio, si differenzia da Pippo, per certi versi suo equivalente topolinese?
Secondo me Pippo e Paperoga sono due personaggi molto diversi fra loro. Certo, sono entrambi piuttosto svampiti e bislacchi, ma quanto Pippo è pacato, tanto Paperoga invece è eternamente su di giri. Diciamo che la personalità di Pippo si esprime al meglio nei dialoghi e nelle piccole assurdità senza peso, mentre Paperoga dà il meglio nell’azione (distruttiva). Pippo ha un che di aereo, di leggero; Paperoga è un casinista nato. Sono due personaggi con potenzialità comiche straordinarie, ma a mio avviso vanno raccontati per vie parallele.

Sempre in quest’ultima storia non hai solo citato il “tormentone” delle strane passioni in cui si impegna il protagonista, ma l’hai reso parte integrante dell’ossatura della storia: che riflessione hai fatto alla base di questo elemento?
La gag sulla “matematica veloce, ma non precisa” l’ho sgraffignata (chiedendo il permesso, s’intende) a un caro amico, che merita almeno di essere nominato… anche perché sta per diventare papà: ciao Ale! Quella battuta mi aveva fatto molto ridere, e ho pensato subito che fosse adatta per una storia di Paperoga. All’inizio la passione non doveva avere un particolare peso, ma poi mi sono lasciato trascinare e ho dato a tutte le venti tavole un’iniezione di matematica sui generis. Era troppo divertente.

Ci sono altre storie per Topolino in vista, tra quelle in attesa di pubblicazione e quelle che devi ancora scrivere?
Sì, ne ho scritte già diverse altre e sto proseguendo a sceneggiarne altre ancora (fra cui un paio lunghe). Spero di continuare e di crescere di storia in storia.

C’è la possibilità che tu scriva sceneggiature anche per fumetti extra-Disney?
Mi piacerebbe. Con Danilo Deninotti, tempo fa, avevamo già creato una cosina di due tavole su Miles Davis per Pagina99. Ora stiamo lavorando ad alcune altre idee di più ampio respiro, e di recente mi è venuta l’idea per una mini-serie su un supereroe abbastanza anomalo. Ma tempo al tempo.

C’è qualche altro progetto in vista, oltre ai fumetti? Un nuovo romanzo che bolle in pentola, magari?
Rispondo a queste domande in una pausa, mentre scrivo il nuovo romanzo. Quindi la risposta è sì, ma di nuovo… Tempo al tempo! Come si sarà intuito, non amo svelare le carte prima del momento opportuno.

Ringraziamo ancora Giorgio Fontana per averci concesso quest’intervista.

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 

 

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Continua a leggere
Clicca per commentare

Lascia una recensione

Per commentare puoi anche connetterti tramite:




avatar
  Iscriviti  
Notificami

Fumetti

Leone Svicolone

Svicolone (Snagglepuss nell’originale americano) è un simpatico leone rosa ideato da Hanna e Barbera nel 1959, inizialmente come personaggio secondario che comparve all’interno della serie di Ernesto Sparalesto e Tatino e Tatone.

Pubblicato

il

l successo di questa apparizione, gli ha fatto meritare una serie a cartoni animati tutta sua, che è stata realizzata nel 1961 e trasmessa all’interno dello Show dell’Orso Yoghi. Svicolone è un leone che vorrebbe essere considerato come un uomo normale pertanto, cerca in tutti i modi di convincere le persone con i suoi comportamenti civili ed educati, suo malgrado gli esseri umani lo considerano come un temibile leone e cercano in tutti i modi di dargli la caccia, cosicchè da animale predatore, Svicolone è sempre destinato ad essere preda e a scappare, non prima di aver pronunciato la caratteristica frase con accento bolognese ” Svicolo, svicolando tutto a mancina!” talvolta con l’aggiunta della parola “perfino!”.

La caratteristica del leone Svicolone è proprio la suo voce, che in Italia è stata doppiata splendidamente dal grande Renzo Palmer. Svicolone possiede anche una grande passione per il teatro e non di rado, lo si vede recitare l’Amleto, con in mano un teschio. Svicolone fa parte della banda di Yoghi dal 1973, che a bordo dell’Arcaplano, si impegna a salvare il mondo dall’inquinamento. I cartoni animati attualmente vengono trasmessi sul digitale terrestre Boing e sul canale satellitare di Boomerang.

È un puma antropomorfizzato, di colore rosa, e indossa un paio di polsini e un colletto con cravattino. Svicolone colto è e raffinato (in particolare ha una passione per il teatro, e lo si vede frequentemente recitare l’Amleto di Shakespeare). Vorrebbe essere gentile e amichevole con gli uomini, che invece lo considerano una belva feroce e gli danno la caccia…Svicolone (chiamato così perché scappa rapidamente quando un guaio incombe pericolosamente) è un leone rosa civile e ben educato, la cui ‘umanità’ non pare essere molto apprezzata dagli altri che continuano a vederlo come un pericoloso felino. Creato sulla falsariga del precedente (di poco) Lupo De Lupis, il personaggio dal carattere invertito è divertente e stimola solidarietà, oltre che risate.
La caratterizzazione del personaggio è basata in gran parte sulla voce, prestata da Daws Butler dell’originale inglese, e in italiano doppiato da Renzo Palmer, che interpreta Svicolone con un marcato accento bolognese. Il personaggio è noto per l’uso di una serie di espressioni-tormentone, fra cui “Svicolo tutto a mancina” (o “tutto a dritta”, o in altre varianti; in inglese era l’espressione del gergo teatrale exit… stage left!), pronunciata subito prima di fuggire dagli inseguitori di turno, e “perfino” (even nell’originale) usato come intercalare.

Svicolone (Snagglepuss) è un personaggio dei cartoni animati di Hanna-Barbera, creato nel 1959. È un puma antropomorfizzato, di colore rosa, e indossa un paio di polsini e un colletto con cravattino.

Caratterizzazione

Svicolone è colto e raffinato (in particolare ha una passione per il teatro, e lo si vede frequentemente recitare l’Amleto di Shakespeare). Vorrebbe essere gentile e amichevole con gli uomini, che invece lo considerano una belva feroce e gli danno la caccia.

La caratterizzazione del personaggio è basata in gran parte sulla voce, prestata da Daws Butler dell’originale inglese, e in italiano doppiato da Renzo Palmer, che interpreta Svicolone con un marcato accento bolognese. Il personaggio è noto per l’uso di una serie di espressioni-tormentone, fra cui “Svicolo tutto a mancina” (o “tutto a dritta”, o in altre varianti; in inglese era l’espressione del gergo teatrale exit… stage left!), pronunciata subito prima di fuggire dagli inseguitori di turno, e “perfino” (even nell’originale) usato come intercalare.
Storia

Svicolone apparve inizialmente come personaggio minore nei cartoni animati di Ernesto Sparalesto. L’apprezzamento da parte del pubblico convinse Hanna & Barbera a creare una serie dedicata al personaggio, che venne trasmessa a partire dal 1961 all’interno dell’Orso Yoghi Show.

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 
Crediti :

Isola Felice

Continua a leggere

Fumetti

Tom & Jerry

Le origini ed un po’ di storia

Pubblicato

il

Tom il gatto e Jerry il topo sono due personaggi dei fumetti creati nel 1939 da William Hanna e Joseph Barbera per la Metro Goldwyn Mayer. Gli autori si erano ispirati a due terribili ragazzini in perenne scontro tra loro.

“Nati” a Hollywood, questi personaggi hanno ottenuto un gran successo in tutto il mondo. Le loro pellicole cinematografichehanno raccolto sino a oggi tredici nomination agli Oscar, vincendone sette (si tratta di un record a parimerito con le Silly Symphonies Disney), oltre a un riconoscimento speciale.

Il primo cortometraggio animato con questi due personaggi è stato Puss gets the boot. A quel tempo il gatto non si chiamava ancora Tom bensì Jasper e il topolino non possedeva ancora un proprio nome. Il pubblico dei ragazzi, affascinati dal dinamismo e dalla situazione, si schierò immediatamente e idealmente con il minuscolo topo coalizzandosi, sempre idealmente, contro il grosso ed egoista gatto Jasper.

Le caratteristiche

Naturalmente i personaggi hanno subito un’evoluzione da quando sono nati, citiamo solo alcuni aspetti recenti.

  • Tom è un gatto opportunista. Si diverte a dominare gli animali più piccoli di lui. Il suo stile di vita è quello di un gatto domestico: mangiare, dormire e divertirsi. Quando è spronato dalla padrona di casa (nei primi cortometraggi una grossa governante di colore) stufa di continui saccheggi al frigorifero, si lancia all’inseguimento del topolino ma la sua stupidità (oltre all’astuzia dell’avversario) lo fa immancabilmente fallire.
  • Jerry, minuscolo topo d’appartamento, si è costruito una tana in miniatura nelle intercapedini dei muri. Al suo interno riproduce in tutti i particolari le comodità della casa umana (letto, divano, cassettiere, quadri, soprammobili ). Sembra innocuo così piccino e rotondetto, possiede però buona velocità e solido carattere. Spesso riesce a procurarsi il cibo a danno di Tom che deve difenderlo.

All’occorrenza Jerry è determinato ed affronta il nemico naturale, più grosso e forte di lui, per soccorrere un suo pari in difficoltà.

Nemici o amici?

La relazione che vincola i due personaggi in modo inscindibile non si ritrova solo nella classica guerra del gatto contro il topo. Quella che a prima vista sembrerebbe una naturale rivalità rassomiglia piuttosto ad una guerra di dispetti tra due compagni di vita che si accapigliano per il solo gusto di farlo. Per Tom, rincorrere il topino è un gioco divertente e gratificante, specie quando riesce a catturarlo ed “ammaestrarlo” nei modi più disparati (un cameriere, un portamazze da golf, addirittura un regalo di fidanzamento). A sua volta Jerry, anziché scappare di volata presso il suo nascondiglio, ritiene molto più divertente punzecchiare il gatto fino a farlo uscire di senno. Addirittura, in un caso le parti si sono rovesciate ed è stato Jerry che è riuscito a catturare il gatto ed a cercare di mangiarselo. Nonostante ciò ognuno non cerca l’eliminazione dell’altro, ma tutt’altro. Quando Tom si innamora di una gattina, dimenticandosi di tutto e di tutti, è Jerry che si ingelosisce; quando quest’ultimi è in pericolo di vita, Tom si procura di salvarlo. Inoltre i due si coalizzano quando, nel loro mondo, arriva un nemico comune, sia esso un gatto “troppo efficiente” nel cacciare i topi, oppure un gruppetto di gattini pestiferi.

Del resto, i due personaggi sono creati l’uno in funzione dell’altro: ogni vicenda si basa sempre sui consecutivi attacchi di uno dei due personaggi ed i conseguenti contrattacchi dell’altro, riportando alla fine una situazione di equilibrio tra i due.

I cortometraggi e i film

individuare almeno due sempre presenti negli anni: l’impostazione convenzionale che consiste nell’inseguimento del gatto al topo e quelle che includono un grosso e agguerrito cane che caccia il cacciatore e difende la piccola preda. Quasi sempre queste storie si svolgono in spazi ristretti quali stanze di un appartamento o in piccole case con giardino annesso, a volte in fattorie di campagna oppure con ambientazione il mare, su navi da pesca e da crociera. Ci sono inoltre personaggi di contesto che animano le storie, tra questi i più frequenti sono:

  • Butch, un gatto nero, randagio e prepotente è un eterno nemico sia di Tom che di Jerry. In queste avventure Tom e Jerry si coalizzano per limitare e vincere il nemico rappresentato dal gatto nero.
  • Toodles, un’aggraziata gatta bianca. Tom è perdutamente innamorato della bella gattina.
  • Mamy, una grossa governante di colore che accudisce la casa in cui vivono Tom e Jerry. La particolarità è che non appare mai il suo viso perché le storie del gatto e del topo si svolgono sempre a livello del pavimento.
  • Little Nibbles (chiamato anche Tuffy), un giovanissimo topino grigio con addosso il pannolino. Tuffy è sempre affamato e si caccia spesso nei guai così che Jerry deve intervenire all’ultimo secondo per salvarlo dai pericoli, tra cui naturalmente Tom.
  • Spike un grosso cane mastino. È indolente e certamente non molto arguto. Spesso passa il tempo dormendo nella sua casetta di legno ed è amico di Jerry e lo difende dalle molestie di Tom.
  • Tike (chiamato anche Junior), è un cucciolo di cane mastino. È il figlio di Spike. Giovane e inesperto sta imparando a cavarsela nella vita, ma è sempre molestato, a volte per puro errore da Tom, che così viene regolarmente punito dal grosso e manesco papà.
  • Uncle Pecos. Zio di Jerry. Cantante e ballerino country accompagna le sue canzoni suonando la chitarra. Ogni volta che rompe una corda dello strumento stacca un baffo di Tom per sostituirla.
  • Ducking, è una papera molto ingenua. Quando è nata la prima “persona” che ha visto è Tom il gatto. Si convince allora che sia la sua mamma.

Le storie con tema insolito portano i due antagonisti a calarsi nei panni di personaggi storici o di romanzi classici. A volte lo sfondo alle gag è costituito da parti di famose città europee: Napoli (Neapolitan Mouse1954), i canali di VeneziaRomaVeronaVienna, le strade della Parigidell‘800, le arene per la corrida a Madrid o Siviglia, deserti e giungle nel continente africano o nelle isole tropicali; addirittura in una storia troviamo Tom e Jerry nello spazio all’interno di una stazione orbitante. Importanti le storie costruite sulle musiche di celeberrime opere classiche: Norma o Aida.

Alcune avventure si svolgono in precise epoche storiche: famosa la serie con Tom, Jerry e Little Nibbles nella parte di moschettieri del re di Francia. La serie The two Mouseketeers è del 1952.

Tra i principali produttori delle serie a cartoni animati di Tom & Jerry ricordiamo Chuck Jones e Fred Quimby, capo del reparto animazione della MGM sino al 1955. Oltre a Hanna e Barbera la direzione di alcuni episodi è stata affidata ad Abe Levinton, le musiche a Scott Bradley ed Eugene Poddany.

Film

Tom & Jerry, the movie

I proprietari della casa in cui abitano Tom e l’intruso topolino Jerry devono traslocare. Tutto è pronto e i due sono già sull’auto. Tom vuole scacciare il topino e inizia un inseguimento e i nostri due eroi vengono lasciati sul posto. La casa il giorno dopo viene distrutta e così i nostri eroi rimangono per strada. Camminando in città incontrano il cane Carlone, un cocker randagio, anch’esso abbandonato da tempo e che vive per strada assieme alla sua inseparabile pulce. Sarà Carlone a rincuorare i nostri eroi, che in quel momento e per necessità diventano alleati. Il caso porta Tom e Jerry a incontrare una piccola bambina orfana della mamma e con il papà in viaggio. La bimba in quel momento è soggiogata da una grassa e avida zia e da un perfido avvocato che intendono sfruttare l’eredità della bambina. La zia possiede un bassotto di nome Ferdinando, talmente viziato e grasso che per muoversi deve appoggiare il corpo a uno skateboard. Passando tra varie peripezie e altri strani malfattori il gatto Tom e il topolino Jerry aiuteranno la bambina a smascherare i cattivi tutori e a ritrovare il padre.

L’amicizia gatto-topo, chiaramente anti-natura, iniziata a causa degli eventi sfortunati iniziali, prosegue per tutto il racconto sino alla scena finale del film dove, per la gioia degli spettatori, Tom e Jerry tornano a essere rivali, sempre pronti a scontrarsi e farsi danni tra di loro travolgendo tutto e tutti.

Curiosità

Due episodi del cartone animato, datati 1949 e 1950, sono stati auto-censurati dalla Turner(proprietaria dei diritti della serie) a seguito di una lettera inviata, nel 2006, alla Ofcom (l’ente britannico che vigila sui contenuti televisivi) da parte di uno spettatore; la lettera lamentava l’effetto nocivo che i disegni animati, in quegli episodi alle prese con delle sigarette, avrebbero avuto sui suoi figli. Nel primo dei due episodi, Tom, per fare colpo su di una gattina, si comporta come un adolescente e, per fortificare la sua virilità felina, si accende una sigaretta. Nel secondo episodio, invece, Tom è impegnato in un torneo di tennis in cui il suo rivale sbruffone, durante l’incontro, aspira un paio di boccate da un’altra sigaretta. La Ofcom ha spiegato che Tom & Jerry è un cartone animato “vintage“, nato in un periodo in cui il rischio legato al fumo non era ancora stato attentamente studiato e che questa era un’ottima ragione per chiedere alla Turner di prendere provvedimenti.

 

Tom & Jerry Tales

Questa nuova serie viene trasmessa sul canale satellitare Boomerang; rispetto ai cartoni originali, la grafica è stata modernizzata.

I riconoscimenti

Elenco dei cortometraggi che hanno ricevuto un premio Oscar nella categoria animazione:

  • Yankee doodle mouse (1943).
  • Mouse Trouble (1944).
  • Quiet Please (1945).
  • The cat concerto (1946).
  • The little orphan (1948).
  • The Two Mouseketeers (1951).
  • Johann mouse (1952).

Un Oscar speciale è stato loro assegnato grazie ad una “partecipazione straordinaria” nel film musicale Anchors Aweigh (conosciuto in Italia come Canta che ti passa oppure Due marinai e una ragazza), film diretto nel 1945 da George Sidney e interpretato da Gene Kelly e Frank Sinatra.

 

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 
Crediti :

Comicsando

Continua a leggere

Fumetti

Calimero, il pulcino veneto nero che 50 anni fa conquistò il mondo

È un’ingiustizia però

Pubblicato

il

Calimero, il pulcino nero, comparve per la prima volta esattamente cinquant’anni fa in uno spot della Miralanza. Quinto uovo di una gallina veneta coi mutandoni a pallini e il foulard, si schiuse tardi e iniziò la sua ricerca della mamma finendo subito in una pozzanghera.

Rifiutato prima da un grosso cane, poi da un topo inseguito da un gatto, viene rifiutato anche dalla sua mamma perché “io non ho pulcini neri…”. “Ma se io fossi bianco mi vorresti?”. “Sì certamente, piccolo” replica la gallina veneta in tempi non leghisti. Per fortuna Calimero incontra l’olandesina simbolo dell’industria di Mira che gli spiega: “Tu non sei nero, sei solo sporco”, e gli dà un’ insaponata decolorante che risolve.

Mentre in America stava esplodendo la campagna per l’integrazione e i diritti civili di Martin Luther King, in Italia non si colse la “scorrettezza” di un messaggio allora letto senza alcuna malizia o doppio senso razziale. La sua frase “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però” entrò nel lessico italiano facendo del piccolo pulcino dei fratelli veneziani Nino e Toni Pagot, con la voce di Ignazio Colnaghi, un vero e proprio “cult”.

«Nino Pagot, Pagotto il vero cognome, – ricorda Piero Zanotto, grande esperto di cinema e fumetti – era veneziano di nascita ma si trasferì presto a Milano dove nacque il fratello Nino. Insieme cominciarono a fare fumetti, illustrare libri della Scala d’oro della Utet, fino ad iniziare quella scuola disneyana che avrebbe poi prosperato nella nostra regione. Fu il primo a continuare su licenza Disney la storia di Biancaneve con due episodi, lei sposata col principe, con un figlio e col mago Basilisco che la insidia, e poi, nel ’39/’40 “I sette nani cattivi contro i sette nani buoni”. Era un gran lavoratore, e con “I fratelli Dinamite” realizzò il primo film d’animazione italiano, che conteneva una sequenza “veneziana”».

 

 

I fratelli Pagot si occuparono anche delle animazioni di Cocco Bill e dei personaggi di Hanna e Barbera (Yoghi, Braccobaldo) e Nino scomparve nel 1972, a 64 anni dopo aver fatto di Calimero (nome mato dalla chiesa di San Calimero frequentata dai Pagot) un mito ma senza poter vedere sul piccolo schermo l’ultima creazione per la pubblicità, il draghetto Grisù.

Ma perchè Calimero ha avuto tanto successo? «È in fondo la storia del brutto anatroccolo – commenta Annamaria Testa, esperta di pubblicità e docente alla Bicocca di Milano – e funzionava come molte altre storie perchè la struttura narrativa di Carosello era tale da consentire di creare queste storie da due minuti, che intrattenevano l’ascoltatore. Questa è una delle tante. Una storia semplice che finiva bene, dopo alcune disaventure, con un pulcino carino, tenero, piccolino».

Calimero

la versione giapponese di Calimero

Simbolo dei tempi? «Non farei di Calimero più di quel che è. Quel tipo di narrazione è finito quando si è smesso di fare spot da due minuti e si è entrati nel modulo da 30 secondi, ma è anche finito perchè si è rinunciato a narrare. All’estero invece ci sono tuttora grandi narrazioni pubblicitarie che hanno presa, fanno pensare, parlare, e anche il web che permette di fare narrazioni anche più lunghe è una opportunità». Intanto il piccolo pulcino ha ritrovato quest’anno la sua strada narrativa in una nuova serie a episodi per la tv, 104, realizzati in Francia, e un sito internet, www.calimero.com, con giochi, filmati, barzellette, fiabe. Ed in Giappone – dove è un piccolo mito – lo hanno disegnato in 3D. Ma quando tra i disegni si trova un Calimero col pallone da calcio e la maglia rossonera come si fa a non pensare a un altro personaggio dello sport italiano pronto a lamentarsi dicendo “Perché sempre io?”

 
  

Licenza Creative Commons

Help Chat 
Crediti :

il Gazzettino

Continua a leggere

Newsletter

Fumetti

Commenti più votati

  • 9 February 2018 by Giovanni Darko

  • 1 March 2018 by Graziella Di Gasparro

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

c’è bisogno di dare retta ai dementibiblici?
  • 20 February 2018 by

2

Tesla nello Spazio, smontiamo le obiezioni dei terrapiattisti

Sul serio c’è gente che pensa che la terra sia ...
  • 17 February 2018 by Simona Masini

2

I nanorobot sono in grado di distruggere ogni tipo di tumore

Trovi qualcosa qua : https://www.bambinidisatana.com/arrivo-la-pillola-inverte-linvecchiamento/
  • 14 February 2018 by Bambini di Satana

I più letti

Loading...