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Darwin Day, le leggende metropolitane sull’evoluzione

Con l’arrivo del Darwin Day torniamo a parlare delle leggende metropolitane legate all’evoluzione e al suo più celebre papà

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Il 12 febbraio si celebrerà in tutto il mondo il Darwin Day. Come sempre università, musei, scuole e associazioni hanno organizzato un calendario di eventi divulgativi dedicati alla teoria portante della biologia e al suo più celebre papà, insieme ad Alfred Russel Wallace.

Facciamo ancora molti errori sull’evoluzione. Su Wired abbiamo raccontato che spesso derivano dalla propaganda creazionista, altre volte sono diffusi fraintendimenti della teoria (troppo spesso raccontata in modo semplicistico). Ci sono poi le citazioni inventate attribuite al povero Darwin e le leggende storiche. In occasione del 210ecimo anniversario della nascita, ricordiamo alcune delle leggende metropolitane su Darwin e l’evoluzione ancora da esplorare.

Darwin era ateo
In un’altra occasione abbiamo ricordato la bufala della conversione di Darwin sul letto di morte, ma nonostante lo scienziato sia diventato uno dei simboli dell’ateismo, Darwin personalmente non era nemmeno ateo.

Grazie al lavoro degli storici sulle sue lettere e i suoi diari, è infatti stato possibile ricostruire il suo pensiero anche sulla spiritualità. Come il padre e il nonno, Darwin maturò fino a ritenere le religioni convenzionali autoritarie e discriminatorie. Inoltre, sia per quello che andava scoprendo, sia per tragedie familiari, Charles Darwin perse la fede nella Provvidenza.

Tuttavia si può affermare che Darwin fosse teista, cioè poteva credere a un creatore che avesse messo in moto l’universo, e niente di più.

Si potrebbe obiettare che dal punto di vista pratico la sua visione fosse almeno vicina a quella atea, ma il punto è che lui non si definì mai tale. Negava di essere mai stato ateo nella sua vita, al massimo agnostico, e per quanto lo riguardava confinava il suo lavoro alla scienza, evitando di attaccare la religione.

Nel libro Due atei, un prete e un agnostico: Pranzo a casa Darwin Federico Focher racconta un famoso incontro tra Darwin e due intellettuali atei, Ludwig Büchner e Edward B. Aveling. Al pranzo era presente anche il Reverendo Brodie Innes, amico di Darwin con il quale aveva fondato il Friendly Club, una società di mutuo soccorso per persone in difficoltà. Era il 1881, un anno prima della morte, e anche in quell’occasione Darwin ribadì di considerarsi agnostico e non ateo, pur confermando di avere abbandonato la cristianità dopo i quarant’anni e riconoscendosi in alcuni ragionamenti proposti dai due.

Un anno prima Darwin aveva gentilmente rifiutato che Aveling gli dedicasse The student’s Darwin, un libro dove attaccava frontalmente la religione. Essendo Aveling genero di Marx, e visto che la lettera era stata trovata tra le sue carte, questo generò la bufala che il filosofo gli avesse chiesto di potergli dedicare il Capitale.

Darwin, il ladro seriale di teorie
Darwin è considerato co-scopritore della selezione naturale assieme ad Alfred Russel Wallace. Nonostante i documenti parlino chiaro, più di una volta è stato insinuato che Darwin non avesse fatto altro che scippare il merito all’altrettanto geniale Wallace. Ma esiste un’altra teoria del complotto: Darwin avrebbe copiato da Patrick Matthew, un orticoltore scozzese.

Negli ultimi anni questa tesi è stata portata avanti dal criminologo Mike Sutton. A Sutton bisogna riconoscere il merito di aver smontato una famosa leggenda metropolitane accademica, quella secondo cui l’errata credenza degli spinaci ricchi di ferro deriverebbe da un decimale spostato per errore. Con la storia della scienza, però, Sutton non se l’è cavata altrettanto bene. Gli storici non mettono in dubbio che Matthew nel 1831 avesse abbozzato una descrizione che anticipava la selezione naturale.

Lo riconobbe anche Darwin, quando lo venne a sapere nel 1860. La tesi di Sutton, però, è che Darwin (e Wallace) conoscessero il lavoro da molto prima. Questo non solo è molto improbabile, ma non esistono prove. Matthew fece una descrizione simile alla selezione naturale negli appendici al suo libro Naval Timber and Arboriculture: non si può escludere che qualche naturalista lo abbia avuto tra le mani, ma di certo quelle idee non sono penetrate nella comunità scientifica del tempo. Nemmeno Matthew, dal canto suo, aveva mai accusato Darwin di plagio, si era limitato a ricordare il suo lavoro precedente, che Darwin poi nominò, assieme a quelli degli altri pionieri, a partire dalla terza edizione dell’Origine delle specie (1861).

La selezione del granchio samurai
Nelle acque del Giappone vive il granchio samurai (Heikeopsis japonica). Il crostaceo deve il suo nome alla forma del suo carapace, che ricorda un samurai arrabbiato. Secondo il folklore, i granchi sono guerrieri samurai reincarnati. Come si è evoluta la forma del carapace? L’astronomo e divulgatore Carl Sagan propose al pubblico una spiegazione molto suggestiva nella seconda puntata della premiatissima serie Cosmos (1980). I pescatori giapponesi avrebbero cominciato a ributtare in acqua, per rispetto, i granchi con il carapace più somigliante al volto di un guerriero, trattenendo invece gli altri esemplari che catturavano.

Nel tempo questa involontaria selezione avrebbe portato le popolazioni a un carapace sempre più antropomorfo. L’ ipotesi era stata avanzata 30 anni prima da Julian Huxley, bis-nipote del mastino di Darwin, Thomas Henry Huxley, ma è troppo bella per essere vera. Per cominciare quei granchi, spiega il biologo Richard Dawkins, non hanno valore alimentare, samurai o non samurai. Non è possibile quindi la selezione involontaria descritta. Piuttosto, siamo noi che per evoluzione tendiamo a trovare facce ovunque ci sia simmetria, anche su un guscio di granchio. L’illusione della faccia del samurai è data dal modo in cui i muscoli del crostaceo sono disposti e collegati al carapace soprastante, e se ci sforziamo possiamo vedere facce anche in molti altri invertebrati, fossili compresi.

La 100esima scimmia
All’inizo degli anni ’50 dei ricercatori cominciarono a studiare un gruppo di macachi giapponesi (Macaca fuscata) che vivono su un’isoletta dell’arcipelago del Giappone. Una delle scimmie imparò a lavare nell’acqua le patate dolci offerte dai ricercatori, e altri esemplari cominciano a imparare. Nel 1958, successe qualcosa di miracoloso. Tutte le scimmie, improvvisamente, impararono a lavare le patate, anche nelle isole vicine. È la descrizione dell’effetto della 100esima scimmia, che in base a queste osservazioni postula l’esistenza di una massa critica raggiunta la quale, magicamente, un gruppo sociale acquisirebbe una coscienza collettiva. Il guru Deepak Chopra, famoso per le sue bufale a base di meccanica quantistica, scrisse che in base alla teoria di Darwin quello che è stato osservato è impossibile.

In questo il guru ha assolutamente ragione. Non perché esista un meccanismo simile alla telepatia mai considerato dalla scienza, ma perché la storia è falsa. Il mito della centesima scimmia è stato creato negli anni ’70 dal biologo e divulgatore Lyall Watson. Watson si rifece ai lavori di alcuni primatologi che studiavano le scimmie sull’isola Koshima, che effettivamente osservarono una trasmissione culturale tra i primati, un dato molto significativo per l’epoca. Ma non parlarono mai né di 100esima scimmia, né di massa critica, e non ci fu mai un momento in cui, improvvisamente, tutte le scimmie impararono la nuova attività senza il normale apprendimento.

Alla fine dello studio c’erano 59 scimmie nella colonia, 36 avevano imparato a lavare le patate, e il processo era stato graduale e sempre per apprendimento. Il 1958 era stato davvero un anno spartiacque secondo i ricercatori, ma non ha niente a che vedere con le invenzioni di Watson. In quell’anno le giovani scimmie, che per prime avevano imparato da sole il trucco, erano salite nella gerarchia e avevano cominciato a riprodursi. Il lavaggio della patate poteva essere quindi insegnato direttamente dalle madri ai cuccioli.

Watson descrisse l’effetto della centesima scimmia, a suo dire, sulla base di aneddoti e folklore dei primatologi, ma anche primatologi autori dello studio si sono fatti avanti per negare decisamente di aver mai assistito al miracolo descritto. La storia fu smontata solo nel 1985, ma per allora l’effetto della centesima scimmia era già diventato popolarissimo, soprattutto in ambito New Age. Oggi si trova ovunque, dai libri sulla Programmazione neuro linguistica alle insalate di spiritualità e fisica quantistica. Dà anche il titolo a un documentario, La centesima scimmia – Schiavi dell’euro, che a quanto pare vanta musiche di Povia sui titoli di coda.



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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Taglio dei parlamentari? Ma perché prima non tagliamo il Concordato?

«È veramente singolare questa smodata attenzione sul risparmio che deriverebbe dal taglio dei parlamentari (che frutterebbe quanto? 80 milioni di euro l’anno?) mentre nessuno parla di ridiscutere un patto che pesa sulle casse dello Stato per tre miliardi di euro l’anno».

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Il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così il dibattito sul taglio del numero dei parlamentari che da settimane sembra aver monopolizzato il dibattito politico nel nostro paese.

«Oggi ricorre l’anniversario della firma dei Patti lateranensi», ricorda Grendene: «Quale momento migliore per riflettere su questo accordo del Ventennio fascista che nel 1984 fu rivisto in peggio dal punto di vista dei contribuenti, eliminando sì il carattere esclusivo della religione cattolica ma aumentando i privilegi di cui già godeva?». «È paradossale vedere quante energie sono state e sono tuttora assorbite dalla questione “taglio parlamentari sì, taglio parlamentari no” quando ben più risorse potrebbero liberarsi abolendo il Concordato: da solo – ricorda ancora il segretario Uaar –, il suo costo diretto e indiretto grava infatti sui contribuenti per circa tre miliardi di euro all’anno, con somme che pesano per oltre un miliardo come l’Otto per mille e assurde regalie come il pagamento delle bollette di acqua e luce per il Vaticano, che costano 5 milioni l’anno. Una uscita di denaro che peraltro non costituisce la totalità dei fondi che lo Stato destina alla Chiesa cattolica: bisogna infatti aggiungervi altri 4 miliardi di euro per un totale di quasi 7 miliardi di euro cui ogni anno lo Stato rinuncia a favore della Chiesa».

«A prescindere da come la si pensi a riguardo, di fronte a questo semplice raffronto, una misura come quella sulla quale saremo chiamati a votare con referendum il 29 marzo non può che apparire come fumo negli occhi. A quando – conclude il segretario – una classe dirigente che sappia prendere decisioni davvero nell’interesse dei cittadini?».

Per saperne di più si consulti il sito www.icostidellachiesa.it, ora completamente rinnovato, che consente di accedere agevolmente ad ogni costo pubblico della Chiesa.



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Aborto, appello di associazioni e medici contro Università Campus Bio-Medico di Roma

“Impone l’obiezione di coscienza”. AMICA (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) si rivolge alle istituzioni per chiedere la revoca dell’accreditamento “se percorso studi non è completo e non comprende contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza”. Aderiscono, tra gli altri, medici, ginecologi, Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti.

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«La scuola di specializzazione in Ostetricia e Ginecologia dell’Università Campus Bio Medico di Roma nella sua carta definisce “crimine” l’interruzione volontaria della gravidanza e impone a studenti e frequentatori l’obiezione di coscienza in aperta violazione della legge 194 che, all’articolo 9, riconosce il diritto del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza esclusivamente in base a una scelta personale, e non come linea di condotta imposta dalla scuola o dal posto di lavoro».

Questa la denuncia di AMICA, (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto), che stamattina ha organizzato alla Camera una conferenza stampa sul tema. Nell’occasione è stato presentato anche un appello ai Ministri di Università e Salute, cui hanno già aderito, tra gli altri, medici, ginecologi, l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti(Uaar). Alle istituzioni si chiede la revoca dell’accreditamento se non sarà assicurato agli specializzandi un percorso completo che comprenda contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza e se non si terrà conto del principio di laicità e di quello di appropriatezza.

Dal 2014 i laureati in Medicina e Chirurgia possono accedere alle Scuole di Specializzazione Universitarie di Area Sanitaria solo dopo aver superato un concorso nazionale che esita in una graduatoria, in base alla quale si procede all’assegnazione dei vincitori alle varie scuole.

Al fine di garantire a tutti gli specializzandi un’adeguata formazione teorica e clinica, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha definito, con Decreto del 13 giugno 2017 (Gazzetta Ufficiale, Supplemento ordinario n. 38 del 14 luglio 2017 – Serie generale n.163, allegato n.1), i requisiti e gli indicatori di attività formativa e assistenziale necessari per l’accreditamento delle varie Scuole di Specializzazione. Nel 2017 l’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica, supportato da AGENAS e ANVUR, ha accreditato pienamente 672 Scuole di Specializzazione, mentre 629 sono state accreditate “con riserva”, ossia in via provvisoria e in attesa di ulteriore verifica. Tra queste figura la Scuola di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia del Campus Biomedico di Roma, che ad oggi continua a ricevere gli specializzandi dalla graduatoria nazionale. Il Campus Biomedico è retto «da uno Statuto conforme alle finalità e ai principi ispiratori dell’Istituzione, come espressi nella Carta delle Finalità e nel Codice Etico» (cfr: https://www.unicampus.it/ateneo/mission-e-storia). Nella Carta delle Finalità, agli artt. 10 e 11 si afferma quanto segue:

art. 10: «Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università si impegnano a rispettare la vita dell’essere umano dal momento iniziale del concepimento fino alla morte naturale. Essi considerano l’aborto procurato e la cosiddetta eutanasia come crimini in base alla legge naturale; per tale motivo si avvarranno del diritto di obiezione di coscienza previsto dall’art. 9 della legge 22 maggio n. 194. Si ritiene inoltre inaccettabile l’uso della diagnostica prenatale con fini di interruzione della gravidanza e ogni pratica, ricerca o sperimentazione che implichi la produzione, manipolazione o distruzione di embrioni».

Art. 11: «Il personale docente e non docente, gli studenti e i frequentatori dell’Università riconoscono che la procreazione umana dipende da leggi iscritte dal Creatore nell’essere stesso dell’uomo e della donna, ed è sempre degna della più alta considerazione. I criteri morali che devono guidare l’atto medico in questo campo si deducono dalla dignità della persona, dal significato e dalle finalità della sessualità umana. Tutti considerano, pertanto, inaccettabili interventi quali la sterilizzazione diretta e la fecondazione artificiale».

«Tali dichiarazioni – sostengono i firmatari – evidenziano come la formazione offerta dal Campus Biomedico agli specializzandi in Ostetricia e Ginecologia sia basata su una impostazione ideologica e confessionale, carente di insegnamenti su temi fondamentali per l’attività professionale del ginecologo, quali la interruzione volontaria di gravidanza e la contraccezione. Le affermazioni contenute nella Carta delle Finalità costituiscono inoltre una grave violazione della legge 194, che non ammette l’imposizione dell’obiezione di coscienza da parte della struttura a cui si è stati assegnati sulla base di una graduatoria e non per libera scelta personale».

Per questo AMICA e le associazioni, realtà e personalità aderenti chiedono:

• al Ministro della Salute e al Ministro dell’Università e della Ricerca di attivare la verifica, da parte dell’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica Specialistica, della completezza dei programmi di studio della Scuola di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia del Campus Biomedico in tema di interruzione volontaria della gravidanza e contraccezione. Qualora tali insegnamenti non fossero presenti nei programmi formativi, si chiede la revoca dell’accreditamento;

• al Ministro dell’Università e della Ricerca di specificare nel dettaglio, tra i criteri e i requisiti fondamentali per l’accreditamento, gli argomenti che devono essere obbligatoriamente trattati nei programmi di studio delle Scuole di Specializzazione. In particolare, le Scuole di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia non possono escludere la formazione sull’interruzione volontaria della gravidanza, la contraccezione, la fecondazione medicalmente assistita.

• al Ministro della Salute di agire nei confronti del Campus Biomedico per la piena applicazione delle norme in vigore in Italia, che prevedono il rispetto della legge 22 maggio 1978 n. 194, che non ammette l’imposizione dell’obiezione di coscienza;

• al Ministro della Salute, al Ministro dell’Università e della Ricerca e ai Presidenti di Regione di vigilare sull’attuazione dell’art. 15 della legge 194 del 1978, che impegna le Università, le Regioni e le Aziende Ospedaliere a promuovere la formazione e «l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza».



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Il vento gelido dell’antiabortismo

Dagli Usa all’America Latina, i fondamentalisti cristiani hanno sferrato un durissimo attacco ai diritti riproduttivi delle donne

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Non ci sono giudici atei nella Corte suprema degli Stati Uniti d’America. Il che non ha impedito alla Corte di sentenziare favorevolmente al diritto di scelta della donna in tema di aborto fin dal 1973, con la storica decisione sul caso Roe v. Wade. Ma i tempi cambiano e purtroppo non sempre verso contesti più consapevoli e favorevoli alla libertà, all’autodeterminazione dell’individuo e al riconoscimento dei diritti umani.

Nel 2018 la Corte bocciò – di misura, cinque a tre – la legge che limitava il diritto all’aborto in Texas. E il 2020 sarà un anno decisivo perché stati federali come Louisiana, Ohio, Kentucky, Mississippi, Georgia, Alabama stanno tentando di restringere e ridurre a vario titolo la libertà di scelta della donna sull’interruzione della gravidanza.

Su queste leggi dovrà esprimersi la Corte suprema, nella quale l’ultimo arrivato è il cattolicissimo Brett Kavanaugh; la sua nomina, un altro dei graziosi omaggi che Trump ha regalato agli Usa e al mondo intero, rallegra i più influenti gruppi antiabortisti statunitensi, stando alle dichiarazioni di LifeNews.com, National Right to Life Committee e March for Life rilasciate per commentare la scelta del nuovo Giudice.

Su queste leggi dovrà esprimersi la Corte suprema, nella quale l’ultimo arrivato è il cattolicissimo Brett Kavanaugh

Già nel lontano 1989 il giudice Blackmun – che era stato l’estensore della decisione Roe v. Wade del 1973 – manifestò la sua pessimistica opinione nella relazione di dissenso relativa al caso Webster v. Reproductive Health Services. Si trattava di una legge del Missouri che di misura confermava il diritto all’autodeterminazione della donna, ma riduceva le risorse che lo stato avrebbe messo a disposizione per garantirlo. Scriveva Blackmun: «Temo per il futuro. I segni sono evidenti e nefasti, e soffia un vento freddo». Vento freddo che negli Usa è diventato gelido, soffiando ora in giro per il mondo.

90 milioni di donne in età fertile vivono nei 26 paesi dove, secondo i dati del Center for Reproductive Rights, l’aborto è sempre illegale. Sempre. Anche per donne incinte per stupro, per incesto e anche quando la loro salute è in pericolo. Nei paesi dove il diritto all’aborto è riconosciuto con più o meno restrizioni, nuove strategie antiabortiste si affermano e si affiancano a quelle storiche per conquistare altri target di opinione pubblica e influenzare la classe politica. Si tentano approcci differenti per ridurre, limare e infine sottrarre alle donne il diritto di scelta sulla propria salute e sulla propria vita. I fondamentalisti continuano a colpevolizzare e criminalizzare le donne che scelgono di abortire, agitando i loro miseri spauracchi nella più vieta e odiosa tradizione.

Il valore dell’essere umano donna viene svilito e umiliato. La persona incinta è equiparata ad una mera incubatrice

Più subdolo, ma non meno pericoloso è l’atteggiamento condiscendente di chi enfatizza la tutela del feto, trascurando il diritto imprescindibile della donna a decidere sul proprio corpo e sul proprio futuro. In questo caso il valore dell’essere umano donna viene svilito e umiliato. La persona incinta è equiparata ad una mera incubatrice, che realizza la sua funzione sociale sfornando paffuti neonati, dalla cura dei quali “lo stato” gentilmente si offre di esonerare le gestanti.

Addirittura, la deputata argentina Marcela Campagnoli ha proposto di sottoporre a un cesareo le donne che vogliono abortire alla ventesima settimana, ipotizzando di incubare il feto fino al termine e di farlo adottare! La soluzione è a suo dire utile a contemperare i bisogni delle “madri” che desiderano abortire con quelli del “nascituro”. Suonano simili le magnanime parole del vescovo argentino Oscar Ojea quando sollecita il parlamento a «trovare nuove e creative soluzioni affinché le donne non prendano la decisione che non è la soluzione per nessuno», e ringrazia le donne che nelle più difficili circostanze hanno scelto di prendersi cura del loro bambino.

Nel vicino Cile l’aborto è stato considerato un crimine fino al 2017 – anno in cui, con un piccolo passo in avanti, una legge lo ha depenalizzato, ma solo in caso di stupro, pericolo di vita per la donna o per la sopravvivenza del feto. José Antonio Kast, leader di Accion Republicana, il partito di ultradestra che nel suo programma ha tra l’altro la proposta di riabilitare gli aguzzini di Pinochet in galera, si vanta di voler abolire questa legge tornando al divieto assoluto di aborto legale. Intanto l’obiezione di coscienza, che in Cile non necessita di motivazioni e può estendersi all’intera struttura sanitaria con una semplice comunicazione al ministero della salute, può diventare un ostacolo insormontabile all’accesso al diritto. Il trasferimento della donna in una struttura disponibile – in teoria un servizio pubblico e gratuito per legge – diventa infatti, nelle zone andine e rurali, talmente complicato da essere spesso di fatto impossibile.

Raccapricciante la situazione in Salvador, dove l’aborto è illegale sempre e comunque

Raccapricciante la situazione in Salvador, dove l’aborto è illegale sempre e comunque, anche quando la vita della donna si trova in grave pericolo. Le interviste raccolte da Amnesty International testimoniano di vere e proprie inquisizioni della polizia direttamente negli ospedali, di donne portate in prigione in attesa del processo, ancora sanguinanti per l’emorragia. Qualsiasi emergenza ostetrica, emorragia o aborto spontaneo, viene indagata come interruzione di gravidanza, considerata un crimine e sia le donne, sia i sanitari che le assistono rischiano anni di prigione.

Anche quest’anno l’11 ottobre, giornata internazionale delle ragazze, è stata una occasione per ricordare tutte le giovani donne che devono scegliere fra una gravidanza indesiderata e un aborto clandestino. I dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità parlano di 4 milioni di ragazze – fra i 15 e i 19 anni – che ogni anno ricorrono all’aborto in condizioni non sicure, e di 16 milioni di ragazze che partoriscono un bambino, con la conseguenza di dover spesso abbandonare gli studi o sposarsi contro la loro volontà.

La lotta per l’autodeterminazione della donna vede le associazioni e le donne molto impegnate per ottenere diritti fondamentali legati alla salute e alla riproduzione, ma anche quelli già ottenuti dobbiamo tenerceli ben stretti, perché le forze reazionarie sono virulente. E soprattutto molto ben finanziate.



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