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Medicina

Defibrillatore sottocutaneo, la tecnologia salvacuore è italiana

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Riccardo Cappato, cardiologo presso l’Humanitas di Milano è il padre di Emblem, il defibrillatore sottocutaneo di nuova generazione che l’americana Boston Scientific presenterà il 23 giugno a Milano

ultima novità della cardiologia impiantabile destinata a migliorare la vita dei pazienti e tagliare i costi per la sanità di tutto il mondo parla italiano. Si chiama Emblem ed è il defibrillatore sottocutaneo di nuova generazione che sarà presentato il prossimo 23 giugno a Milano nel quadro del congresso Ehra-Europace. Emblem, sviluppato dall’americana Boston Scientific, ha un realtà un padre italianissimo, il cardiologo Riccardo Cappato, attuale responsabile del Centro di Ricerca Aritmologia Clinica ed Elettrofisiologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Milano.
La bellezza del sistema è che il suo impianto nel torace del paziende, è estremanente poco invasivo perché viene posto sotto la pelle e non richiede di entrare nelle vene del cuore, abbattendo così, tempi, rischi e costi, senza rinunciare all’efficacia terapeutica. La ricerca di Cappato è partita da una constatazione molto semplice: bisognava semplificare. “Ho cominciato a lavorare concretamente sul progetto fra maggio e settembre del 2000″ spiega il cardilogo “Il primo passo è stato mettere a punto un algoritmo diagnostico che potesse “compensare” la distanza fra la fonte dei problemi, dentro il cuore, e il punto dove la patologia veniva riscontrata”.

Fondata una startup, in tre anni Cappato ha sviluppato una tecnologia da proporre sul mercato globale. “La società è cresciuta velocemente” spiega Cappato che ha messo a punto il defibrillatore in collaborazione con il dottor Gust H. Bardy “e siamo passati dal gruppo originario di otto a ben 120 persone, ma ci sono voluti altri nove anni per arrivare a uno sviluppo tecnologico di punta”.

“I primi test clinici sono stati molto positivi” continua il medico “a dimostrazione che l’algoritmo utilizzato per il defibrillatore sottocutaneo era adeguato e gli studi hanno dimostrato che la terapia sottocutanea è sicura per i pazienti, aspetto che deve essere prioritario per qualsiasi tecnologia medica.”

Il primo impianto europeo è stato effettuato all’Humanitas ed è stato un punto di svolta cruciale. “Ai pazienti avevamo spiegato chiaramente di che cosa si trattava: una nuova tecnologia, e loro avevano perfettamente compreso la natura sperimentale di quei primi impianti ed erano estremamente collaborativi” ricorda Cappato.

“Il sogno iniziale” confessa Cappato, “era addirittura quello di un paio di occhiali in grado di proteggere dalla morte cardiaca improvvisa. Questo ovviamente non era possibile, e il dottor Bardy e io abbiamo allora pensato a un dispositivo con una forma molto simile a quella di un calzascarpe, da inserire con una sola incisione nel paziente, creando una sorta di ‘tasca’ idonea ad accoglierlo, capace di adattarsi alle esigenze anatomiche.”

Cappato non nasconde la suo sodisfazione: “Ritengo che il defibrillatore impiantabile sottocutaneo risponda alle aspettative della classe medica che desiderava tornare a procedure più semplici che comportassero il minor rischio per il paziente. Questo è stato possibile semplicemente posizionando il dispositivo e i cateteri, all’esterno del cuore. In tale senso posso dire che la missione è compiuta e che quello che anni fa sembrava impossibile è invece oggi a disposizione di medici e pazienti econtribuirà a salvare molte altre vite.”

Crediti :

Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Medical Facts di Roberto Burioni risponde alla vostre domande

Un indirizzo email dove il Prof. Roberto Burioni risponde alle vostre domande sul coronavirus

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Prof. Roberto Burioni

“È consigliabile pulire i prodotti acquistati e portati a casa?”
“Quali evidenze ci sono sull’uso del farmaco antiremautoide?”
“La vitamina C è una buona protezione?”
“Il virus si può portare a casa con le scarpe?”
“Arriverà un test per rilevare se la persona ha degli anticorpi al coronavirus?”

“Il virus è molto labile. L’importante è che la superficie sia pulita, perché il virus dentro lo sporco riesce a resistere per. più tempo.”
Medical Facts di Roberto Burioni risponde alle vostre domande inviate alla mail chetempochefarisponde@lofficinatv.com



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Medicina

I problemi italiani che il coronavirus ha messo in luce

Sovraffollamento delle carceri, digital divide, sottofinanziamento della sanità, smart working. Non è facile immaginare il futuro durante una pandemia, ma alcune lezioni sono già lì per essere imparate

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Immaginare il futuro in un contesto emergenziale come quello generato da una pandemia è un esercizio delicato e per certi versi fine a sé stesso, data la quantità di variabili sul tavolo e i tanti margini di incertezza ancora presenti nella nostra conoscenza del fenomeno. Ma è parte di un processo necessario, per ricordare a noi stessi che questo momento finirà e che ad aspettarci, lì fuori, ci sarà lo stesso mondo di sempre. Con i problemi di sempre, solo un po’ più evidenti.

Perché la crisi sanitaria in corso ha messo a nudo una serie di problemi strutturali troppo a lungo ignorati dal nostro paese, come il sovraffollamento delle carceri, tema che in queste ore si è riversato con violenza nella stretta attualità. Da tempo il Garante nazionale descrive un quadro di piena emergenza – con istituti non all’altezza di ospitare l’alto numero di persone recluse e suicidi ormai all’ordine del giorno – eppure le recenti rivolte sembrano aver colto di sorpresa un po’ tutti. A partire dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che riferendo in aula ha parlato di “atti criminali”, tralasciando le cause profonde di disagio che hanno portato alle proteste in 27 penitenziari di tutta Italia. Cause che resteranno tali, anche quando la paura del virus sarà debellata.

Un approccio finalizzato a gestire la contingenza, privo di qualunque visione di medio o lungo termine. Lo stesso approccio che da anni paralizza la nostra agenda digitale, messa in questi giorni a dura prova dalla sperimentazione di attività didattiche a distanza più o meno improvvisate, e rivolte a una popolazione spesso sprovvista dei mezzi per fruirne. Il problema non riguarda solo l’accesso alla banda larga, ma risiede nella disponibilità stessa di strumenti e conoscenze informatiche di base – un divario digitale che in alcuni casi ha portato gli studenti a creare gruppi d’ascolto, rendendo così vane le ordinanze di contenimento.

La scarsa digitalizzazione si ripercuote anche sullo smart working, utilizzato da appena 570mila impiegati lo scorso anno e visto ancora con diffidenza da molti datori di lavoro, e sui servizi della pubblica amministrazione, con le conseguenti file agli sportelli postali. Decisamente non uno scenario ideale, per il paese che fino a una settimana fa discuteva ancora di voto elettronico.

Le misure messe in atto per contenere il coronavirus, come per magia, hanno avuto l’effetto di rendere reali problemi fino a ieri relegati al rango di astratti residui ideologici. Come il sottofinanziamento di un sistema sanitario stressato dall’alto numero di pazienti in terapia intensiva e tenuto in piedi dalle donne e dagli uomini che lavorano nei nostri ospedali. O la necessità di uno stato sociale forte, che possa farsi carico di senzatetto e persone indigenti, anche con le mense Caritas chiuse.

Sembra incredibile, ma il paese che da anni parla di sicurezza ha appena scoperto che l’unica protezione di cui aveva bisogno era quella sociale. Non esistono aspetti positivi di un male che ha già tolto la vita a mille persone, ma esistono lezioni. E questa ha tutto l’aspetto di una lezione da tenere a mente.



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WIRED

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Coronavirus, Italia zona rossa: cosa significa. Scuole chiuse fino al 3 aprile

Coronavirus, Italia zona rossa: cosa significa. Scuole chiuse fino al 3 aprile anche a Roma
Spostamenti vietati salvo comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità. Scuole chiuse fino al 3 aprile. Sospeso il campionato di serie A

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Tutta Italia come le zone rosse del nord Italia per contenere la diffusione del Coronavirus. Il premier Giuseppe Conte ha annunciato in conferenza stampa l’estensione delle misure previste nel decreto governativo dell’8 marzo a tutto il territorio nazionale. Troppo alto il rischio contagio per continuare solo a lanciare appelli come quello, solo ultimo in ordine di tempo, della sindaca Raggi (vedi post a fondo pagina). La misura che diventa ora legge, in sintesi, è quella di restare a casa. E il nome del nuovo decreto è proprio “Io resto a casa”.

Spostamenti vietati

Spiega Conte: “Non ci sarà più una zona rossa, ma ci sarà l’Italia zona protetta. Saranno vietati su tutto il territorio della penisola gli spostamenti consentiti solo per comprovate ragioni di lavoro, per casi di necessità o motivi di salute. Aggiungiamo in questo provvedimento anche un divieto di assembramenti all’aperto o in locali aperti al pubblico. Non ce lo possiamo più permettere. Sono costretto ad intervenire in modo più deciso per difendere le persone più in difficoltà. Ognuno deve fare la propria parte”.

Per spostarsi sarà necessaria un’autocertificazione (qui il fac simile del modulo da compilare e portare con sé) senza della quale, se colti a muoversi senza ragione dalla propria città di residenza o domicilio, si rischierà l’arresto. La veridicità dell’autocertificazione potrà essere controllata dalle autorità in qualsiasi momento e, se falsa, andrà a costituire un secondo reato, oltre a quello della mancata permanenza nel proprio luogo di residenza.

Locali chiusi alle 18

Da domani mattina, 10 marzo, quindi anche in provincia di Roma non ci sarà possibilità di muoversi e ci sarà la chiusura alle ore 18 per tutti i locali, compresi bar e ristoranti che, fino ad oggi, potevano restare aperti mantenendo il metro di distanza tra le persone.

i casi di coronvirus in tempo reale



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Roma Today

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