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PRETI PEDOFILI

Diego, abusato a 13 anni da un prete: “Diceva che il mio seme gli curava lo stomaco”

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Diego Esposito ha 40 anni e da dieci aspetta che venga celebrato il processo per gli abusi subiti quando era solo un ragazzino da don Silverio Mura, il suo insegnante di religione. Oggi ha perso il lavoro, una pesante terapia farmacologica che cura i segni degli abusi lo abbatte metà del giorno sul letto della sua stanza. Spesso si sente disilluso e solo, eppure, sostenuto dal suo avvocato Carlo Grezio e dalla criminologa Luisa D’Aniello, non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia alla Chiesa. “Lo faccio per le altre vittime – dice in una lunga intervista – non deve vincere il massaggio che chi denuncia è condannato a passare il resto della vita isolato e inascoltato, questa storia deve andare in modo diverso”.

L’ora di religione

L’orrore, racconta Diego, inizia quando il suono della campanella scolastica annuncia l’ora di religione. Ha il volto di un professore trentenne, sacerdote in una chiesa della periferia est di Napoli, quella di Ponticelli dove negli anni ’80 l’abito talare è riverito e temuto. Quella di Diego, 13 anni, è la classica famiglia di condizioni modeste e molto devota, che trascorre le sue vacanze in pellegrinaggio e considera un privilegio avere un rapporto di amicizia con un sacerdote. Così, quando don Silverio Mura invita Diego a casa lui è felice e onorato. È il 1988.

La stanza del prete

Ero al terzo della scuola media (oggi chiamata a giudizio per quei fatti, ndr) – comincia – don Silverio mi portò nella sua stanza, chiuse la porta e vi sistemò davanti una poltrona pesante, così che se qualcuno avesse provato a entrare, essendo sprovvista di chiave, sarebbe rimasto bloccato. Si sdraiò sul lettino, io ero sulla poltrona. “Vieni a sederti qui vicino a me”, mi disse. Iniziò a toccarmi. Io ero a disagio, rigido, impietrito, non capivo cosa stesse succedendo, ma restai letteralmente sconvolto quando mi baciò in bocca. Lui capì che ero sotto choc e per calmarmi mi disse: “Stai tranquillo, lo faccio perché ti voglio bene”.

Le manipolazioni

Diego racconta questi particolari davanti alla moglie , che lo accompagna fedelmente in questo cammino di profondo dolore e grande frustrazione da quasi dieci anni. La voce non trema, anzi, riprende il racconto con lucida precisione, come se i fatti fossero avvenuti ieri. “Gli abusi iniziarono così – dice – a pochi metri dall’anziana madre del parroco, e andarono avanti per tre lunghi anni. Io subivo passivo, piegato su quella poltrona, rigido come un sasso. A volte pretendeva di avere con me rapporti orali, diceva che il mio seme gli curava il mal di stomaco, che ne aveva bisogno”.

Don Silverio

Trovava sempre una giustificazione per ogni sua richiesta – continua Diego – era un un uomo molto manipolatorio, ricordo che mi regalò perfino una moto (che mi indusse a guidare senza patente), per placare la mia angoscia . Ho sempre pensato che avesse due facce: una affabile e socievole, l’altra spietata e calcolatrice, perfino avida, ricordo come maledicesse i fedeli quando le offerte non erano sostanziose”. All’epoca, però, credevo a tutto quello che mi diceva e non ho mai dubitato, neanche di fronte all’evidenza, che quelle cose avvenissero solo con me”.

Le altre vittime

“Ricordo che un giorno andai trovarlo a casa, ma sua madre al citofono mi disse che suo figlio non c’era. Non mi convinse, notai che la finestra della stanza aveva la tapparella tirata giù. Lui la chiudeva completamente solo quando faceva le sue ‘sporche cose’ con me. Decisi di aspettarlo davanti alla sua casa, ero sicuro che la madre mentiva, che lo stava coprendo. Dopo circa tre ore il prete uscì con un bambino, era più piccolo di me. Scoppiai in lacrime andandogli incontro, lui spinse da parte il piccolo e mi disse che era un equivoco, che avevo capito male. E io gli credetti. Solo da adulto, dopo tanti anni, sono riuscito a realizzare che quella era un’altra vittima. Oggi lo so, ho conosciuto altre vittime che sono parte del procedimento civile, ne ho la certezza”.

La presa di coscienza

Dopo tre anni Diego va per la sua strada interrompe i rapporti con il prete trova un lavoro, si sposa e va a vivere fuori Napoli. Finalmente una vita normale: un impiego di responsabilità pieno di gratificazioni, apprezzato da superiori e colleghi. Dieci anni dopo, il trasferimento in Campania con la moglie e i figli, il ritorno, a pochi chilometri dal prete e nel 2010, a quarant’anni, un episodio sconvolgente: la mente torna a fare i conti con quel passato terribile. Un violentissimo attacco di panico lo porta in ospedale. Sentendosi a un passo dalla morte, Diego confessa alla moglie e alla madre gli abusi subiti da bambino. E per la prima volta, la confusione e la vergogna lasciano il posto alla consapevolezza dell’abuso.

La denuncia

È lo psichiatra con il quale affronta questo doloroso tema a indirizzarlo verso la denuncia. “L’ho ritenuto utile per le strategie terapeutiche, oltre che un mio obbligo di cittadino e cattolico”, dirà il dottor A. R.. Diego affronta il percorso di denuncia per due volte, una dai carabinieri locali (il reato è ormai prescritto) e l’altra presso la Curia, dove gli assicurano che la sua storia verrà seguita. “Aspettavo che dalla Chiesa mi dessero una risposta o semplicemente che mi ascoltassero – riprende Diego – ma nulla di tutto questo è mai successo. Il ‘Don’ ha continuato ad essere un prete e un insegnante e io, a stare sempre più male”.

Papa Francesco

Scrissi a papa Francesco ottenendo che mi chiedessero nuovamente di sporgere denuncia. Nel 2014 padre Luigi Ortagli, delegato da Papa Bergoglio a occuparsi del caso, raccolse la mia seconda denuncia. Intanto i giornali avevano ripreso il mio caso e quando chiesi conto di dove si trovasse il prete mi venne risposto che si trovava in una struttura per quel ‘tipo di casi’. Ad oggi non so dove sia, solo solo che non è più un insegnante.

La risposta della Chiesa

La mia frustrazione ha continuato a salire tanto da chiedere udienza al Cardinale Sepe. Nel 2016, circa un anno fa, un comunicato stampa firmato da padre Ortagli smentiva le mie accuse di insabbiamento contro il cardinale Sepe, menzionando il mio vero nome 8 volte, violazione per la quale oggi è in corso un procedimento penale”.

L’epilogo

Da dopo la denuncia la mia vita è segnata, seguo una terapia farmacologica molto pesante per i disturbi che mi sono derivati dal trauma, mi sento ignorato da chi dovrebbe darmi risposte, ho minacciato il suicidio come estremo atto di protesta e per tutta risposta mi è stato revocato il porto d’armi senza il quale non potevo più fare la guardia giurata, ed eccomi disoccupato. Perché lo faccio? Io voglio un processo ecclesiastico. Voglio la verità. La mia storia sia d’esempio.

 

IL CASO DON SILVERIO MURA

 





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Crediti :

Fanpage

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

Prete pedofilo abusa di una bimba in chiesa: «Vuoi fare un gioco?»

Un periodo di terrore per le piccole vittime alle quali veniva imposto di tacere su quanto succedeva dentro quelle quattro mura della Chiesa Regina dei Cieli.

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Avrebbe dovuto proteggerli, educarli,accudirli. Invece per anni ha abusato della sua pozione di fiducia per abusare delle sue piccole vittime, distruggendo per sempre le loro esistenze. Sabine Griego, ex parroco di Albuquerque, nello stato del New Mexico, oggi ha 81 anni ed è sotto processo per una serie di violenze sessuali su diversi bambini che risalgono a 30 anni fa.

Un periodo di terrore per le piccole vittime alle quali veniva imposto di tacere su quanto succedeva dentro quelle quattro mura della Chiesa Regina dei Cieli. Tra le sue piccole vittime c’era anche una bimba di 7 anni alla quale offriva del vino prima di sottoporla agli stupri. La abusava fino a farla vomitare, prima di umiliarla chiedendole di pulire il pavimento.

abusa di una bimbaLa piccola, secondo l’accusa, era stata attirata nella trappola dal parroco che aveva approfittato della sua fiducia: «Vuoi fare un gioco?» le avrebbe chiesto prima di farle bere del vino e di violentarla. Ma quella fu soltanto la prima di una lunga serie di abusi: un lunghissimo anno di stupri durante i quali l’uomo aveva capito di poter contare sul silenzio della bambina, che si era ammutolita per la paura e per la vergogna.

Una spirale di silenzio che si è interrotta solo 13 anni fa, quando la bimba ha iniziato a autoinfliggersi dolore e a ferirsi. La famiglia, allarmata, ha scavato nel suo passato, arrivando all’origine di quella sofferenza che si portava dentro. Ai familiari, e successivamente alla polizia, la bimba ha rivelato che l’uomo la chiamava per portala in sacrestia dove spesso avvenivano le violenze: se lei provava a rifiutarsi, lui la picchiava colpendola con calci e schiaffi fino a provocarle ferite talmente gravi da spedirla in ospedale.

Adesso quel prete è accusato di aver molestato più di 30 bambini. Era già stato sollevato da tutti gli incarichi e messo in congedo dal Vaticano nel 2005.





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il Messaggero

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PRETI PEDOFILI

Presunto prete pedofilo, spunta un’altra vittima: “Molestato in chiesa per alcuni secondi”

Proseguono le indagini sul prete di Trepuzzi accusato di abusi sessuali su minori. I fatti contestati risalirebbero a circa 30 anni fa. Il presule attualmente è stato allontanato dalla città. Al nostro microfono è intervenuto il sindaco di Trepuzzi che da ragazzo ha aiutato il prete servendo la messa.

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TREPUZZI (Lecce) – “Molestato per alcuni secondi in chiesa”. E’ la testimonianza choc di un altro uomo oggetto di presunte attenzioni sessuali da parte di un prete finito al centro di un’inchiesta per pedofilia. La presunta vittima ora è grande. Ha scollinato i 40 anni. E ha una famiglia. Ma le notizie pubblicate nei giorni scorsi non lo hanno lasciato indifferente e gli hanno fatto riaffiorare nella mente ricordi che mai e poi mai avrebbe voluto rispolverare. Alla luce del clamore, però, ha deciso di parlare e di raccontare la sua disavventura. Non confluita in una denuncia (anche perché il reato sarebbe ormai prescritto) ma che confermerebbe la gravità delle accuse già mosse al prelato.

L’episodio risale a molti anni fa quando l’uomo, che ha deciso di raccontare la sua esperienza, non aveva neppure dieci anni. Frequentava la chiesa dove il parroco prestava servizio. E di tanto in tanto faceva anche il chierichetto. “Un giorno”, racconta, “mi trovavo con il prete. Eravamo in una stanza. Tutto durò pochi secondi. Ricordo che si avvicinò a me. Avvertii il contatto delle sue parti intime sul mio corpo. Ma fu una cosa molto veloce. Io riuscii a scappare e mi allontanai”. Non ha mai presentato denuncia. Ha preferito sorvolare sull’accaduto ma leggendo le notizie di stampa di questi giorni ha voluto raccontare la sua esperienza.

La vicenda su un caso di pedofilia in casa è affiorata prepotentemente nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di una telefonata tra una presunta vittima e il sacerdote in cui il prete chiedeva l’iban al suo interlocutore per potergli fare un regalo dopo la denuncia in cui ha raccontato di essere stato molestato da piccolo. Al vaglio del pubblico ministero Stefania Mininni sono finite anche le denunce di altre sei persone offese per episodi molto ma molto datati su cui incombe la scure della prescrizione. Nel frattempo il sacerdote è stato fermato dall’attività pastorale da circa un anno e non può più svolgere funzioni in pubblico. Ed è stato invitato ad allontanarsi dalla Diocesi e a ritirarsi in un monastero.





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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, il cardinale George Pell condannato a 6 anni

Mai prima d’ora un capo dicastero della Curia romana era stato condannato per abusi sessuali su minori. L’uomo chiamato a Roma da Papa Francesco ha presentato appello. Il giudice: “La sua condotta permeata di una sconcertante arroganza”. Da Lione al Cile, la sua vicenda non è l’unica che sta scuotendo la Chiesa cattolica

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Il cardinale George Pell è stato condannato a sei anni di carcere per pedofilia. Nel giorno in cui ricorre il sesto anniversario di pontificato di Papa Francesco, il tribunale australiano ha pronunciato la sentenza nei confronti dell’ex prefetto della Segreteria per l’economia della Santa Sede. Il cardinale è stato ritenuto colpevole di abusi sessuali su due ragazzi, all’epoca di 12 e 13 anni, del coro della cattedrale di Saint Patrick a Melbourne commessi nel 1996, quando era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi. Pell, attualmente elettore in un eventuale conclave, è il più alto in grado nella Chiesa cattolica giudicato colpevole di pedofilia. Mai prima d’ora, infatti, un capo dicastero della Curia romana, seppure in congedo per potersi difendere nel processo, era stato condannato per abusi sessuali su minori.

Tra l’altro, fino all’ottobre 2018 Pell ha fatto anche parte del Consiglio di cardinali che aiuta Bergoglio nella riforma della Curia romana. Una nomina che il Papa aveva fatto appena un mese dopo la sua elezione al pontificato, chiamando poi Pell a Roma per affidargli il prestigioso incarico di prefetto della Segreteria per l’economia. La condanna arriva poche settimane dopo il summit sulla pedofilia voluto da Bergoglio in Vaticano e al quale hanno partecipato tutti i presidenti delle Conferenze episcopali.

Il porporato, attualmente detenuto nell’Assessment Prison di Melbourne, dovrà scontare almeno tre anni e otto mesi prima di poter chiedere un’eventuale libertà condizionale. “La sua condotta per crimini efferati – ha affermato nella sentenza il giudice della contea di Victoria, Peter Kidd – è stata permeata di una sconcertante arroganza. Considero la colpevolezza morale in entrambi i casi molto alta. Gli atti erano sessualmente evidenti, entrambe le vittime erano visibilmente e udibilmente angosciatedurate le molestie. Vi è stato un ulteriore livello di umiliazioneche ciascuna delle due vittime deve aver provato nel sapere che l’abuso avveniva in presenza altrui”.

Pell ha presentato appello e il nuovo processo inizierà a giugno 2019. Intanto il Vaticano ha già annunciato che “dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica”. Un procedimento simile a quanto avvenuto recentemente con l’ex cardinale di Washington, Theodore Edgar McCarrickridotto allo stato laicale dal Papa dopo essere stato condannato dall’ex Sant’Uffizio per “sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”.

La parabola di Pell si conclude, dunque, nel modo peggiore possibile con una macchia sul pontificato di Francesco. Già al suo arrivo nella Curia romana, il ranger, come lo aveva ribattezzato Bergoglio per i suoi modi decisi, era stato al centro di numerose polemiche. Pell fece spendere alla Santa Sede per la sua vita a dir poco lussuosa mezzo milione di euro in soli sei mesi. A lui il Papa aveva affidato la regia di tutte le riforme finanziarie del pontificato. Incriminato per pedofilia nel suo paese a metà del 2017, Pell aveva subito rassegnato le dimissioni. Ma Francesco le aveva respinte decidendo di congedare il porporato dai suoi incarichi in Vaticano affinché potesse tornare in Australia e farsi processare.

Una nomina, quella di Pell nella Curia romana, che fin da subito aveva destato molto scalpore anche per un altro motivo. Nel 2010, infatti, Benedetto XVI aveva pensato proprio all’allora arcivescovo di Sydney per sostituire il cardinale Giovanni Battista Re nel ruolo di prefetto della Congregazione per i vescovi. Ma lo scandalo della pedofilia per Pell era già alle porte e i consiglieri di Ratzinger riuscirono a scoraggiare il Papa tedesco a procedere a questa nomina. All’epoca il sospetto era che il cardinale avesse coperto gli abusi di alcuni preti australiani. Mai che avesse commesso lui stesso reati di pedofilia.

Le vicende di McCarrick e Pell non solo le uniche che stanno scuotendo la Chiesa cattolica in queste settimane in merito agli abusi sessuali su minori. Il cardinale Philippe Barbarin è stato condannato dal tribunale di Lione a sei mesi con la condizionale per mancata denuncia di abusi sessuali su minori perpetrati, negli anni 70 e 80 durante i campi scout, da padre Bernard Preynat. Il 18 marzo 2019 il porporato sarà ricevuto dal Papa al quale presenterà le sue dimissioni da arcivescovo di Lione. Scenario simile a quello che sta avvenendo in Cile dove il cardinale di Santiago, Ricardo Ezzati Andrello, è stato citato in giudizio per 530mila dollari. Il porporato è accusato di aver coperto le violenze sessuali di un prete, padre Tito Rivera, ai danni di un 40enne. Proprio in Cile, Bergoglio ha dovuto azzerarel’episcopato a causa della pedofilia, rimuovendo diversi vescovi. E non è escluso che in futuro lo scandalo degli abusi possa travolgere altri cardinali.





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