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Cinque persone risultano indagate con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù all’evasione fiscale. Tra queste: Mario Pianesi , premiato con la Turrita d’Oro da Virginio Merola e presente in città con un ristorante

Vittime manipolate e ridotte in schiavitù attraverso il rigido controllo dell’alimentazione e la negazione di ogni contatto con il mondo esterno: sono le accuse nei confronti degli appartenenti ad una setta che operava nel campo dell’alimentazione macrobiotica tra le Marche e l’Emilia-Romagna, smantellata dalla Polizia. Cinque le persone indagate al termine delle indagini delle squadre mobili di Ancona e Forlì, supportate dal Servizio centrale operativo, con accuse che, a vario titolo, vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù ai maltrattamenti, dalle lesioni aggravate all’evasione fiscale.

Il «guru» Mario Pianesi

Diete miracolose, tutte a base di cibo macrobiotico, capaci di purificare corpo e anima e soprattutto di guarire malattie incurabili per la medicina ufficiale. Un «maestro», Mario Pianesi (con laurea ad honorem in Medicina conseguita all’Accademia delle scienze della Mongolia), che teneva conferenze a destra e a sinistra per rastrellare adepti, convincerli a seguire le sue diete (erano 5, tutte denominate MA.PI. e una più rigida dell’altra in termini di alimentazione) e poi prendere il controllo delle loro vite. E sullo sfondo, un movimento con 90.000 associati in Italia e una catena di oltre 100 punti vendita e ristoranti, che l’associazione Upm (Un punto macrobiotico) riforniva in modo esclusivo di alimenti, saponi e altri prodotti in barba al Fisco. Oltre a Mario Pianesi — che era molto famoso — risultano indagati la moglie, Loredana Volpi, e altri due uomini che erano nella segreteria centrale di Upm, Giovanni Barniesi e Karl Xaver Wolfsgruber.

L’inchiesta

L’inchiesta è partita all’inizio del 2013 grazie alla denuncia di una ragazza: ai poliziotti la giovane ha raccontato di aver creduto ai benefici miracolosi promessi dal capo della setta — un noto imprenditore del settore macrobiotico — secondo il quale la sua dieta sarebbe stata in grado di guarire malattie incurabili. Attraverso il controllo dell’alimentazione e la negazione dei contatti con il mondo esterno, la setta era riuscita a gestire ogni aspetto della vita degli adepti, fino a pretendere da loro diverse donazioni di denaro. Agli indagati vengono anche contestati una serie di reati di natura finanziaria per aver evaso il pagamento delle tasse per centinaia di migliaia di euro. Le indagini della Polizia hanno accertato che il rigido stile di vita imposto dal maestro, attraverso le cosiddette diete MA.PI, (dal nome del maestro Mario Pianesi) in numero di 5 (gradualmente sempre più ristrette e severe) e le lunghe conferenze da lui tenute, durante le quali si parlava per ore della forza salvifica della sua dottrina alimentare, erano volte a plasmare un asservimento totale delle vittime.

Il «sistema»

Tutta la loro vita era gestita dal maestro che riusciva a manovrare a suo piacimento il mondo macrobiotico e si avvaleva dei suoi collaboratori, facenti parte della «segreteria», attraverso «capizona» e «capicentri», dislocati in varie parti d’Italia, all’interno dei «Punti Macrobiotici». Gli adepti venivano convinti ad abbandonare il loro lavoro e in genere ad abiurare la precedente vita e a «lavorare» per l’associazione quale ringraziamento per il messaggio salvifico ricevuto; di fatto si trattava di sfruttamento, costretti a lavorare per molte ore e, nella migliore delle ipotesi, sottopagati.

«I farmaci non curano»

«I farmaci non curano, tolgono semplicemente i sintomi, la medicina uccide, i medici sono degli assassini». Questo era solito dire ai suoi adepti (come riferisce uno di loro, secondo gli atti dell’inchiesta) Mario Pianesi. L’uomo, ora indagato, secondo gli investigatori era riuscito a «carpire la fiducia di numerose persone che versavano in condizioni psicologiche fragili a causa di problemi di salute personali o famigliari» tanto da indurle ad abbandonare le cure della medicina ufficiale.

Adepta arrivata a 35 chili

Una vittima della setta macrobiotica era arrivata a pesare 35 chili dopo essersi sottoposta al ferreo regime alimentare imposto dalle diete Ma.Pi. Secondo quanto si è appreso, la ragazza quando ha deciso di intraprendere la dieta non aveva problemi di peso ma è stata comunque sottoposta ad un dieta da fame giungendo ad essere sottopeso.

La Turrita d’Oro

«Alla luce delle indagini compiute dalla Procura di Ancona nei confronti di Mario Pianesi mi aspetto che il sindaco Merola revochi immediatamente il premio della Turrita d’Oro conferito allo stesso». A chiederlo è la consigliera comunale bolognese della Lega e neo eletta in Senato, Lucia Borgonzoni. «Nel garantismo che è d’obbligo davanti ad ogni accusa — ha scritto Borgonzoni — credo però che ve ne siano di così gravi, come quelle di “associazione per delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, maltrattamento, lesioni aggravate ed evasione fiscale” per le quali attendere sarebbe un segnale negativo per la nostra amministrazione».

La risposta di Merola

Virginio Merola «seguirà gli sviluppi della vicenda giudiziaria e l’esito di un eventuale processo». Lo fa sapere il sindaco di Bologna dopo la richiesta di Lucia Borgonzoni di revocare la Turrita d’Oro a Mario Pianesi.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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3 Commenti

3 Comments

  1. Davide Antonio Sampere

    15 Marzo 2018 at 15:54

    Come c**** si fa a credere a certi ritmi alimentari…

  2. Anonimo

    15 Marzo 2018 at 16:03

    Una buona notizia

  3. Anonimo

    20 Marzo 2018 at 16:47

    Seguite il signore,state attenti alle strade sbagliate perchè dificilmente si può uscire.
    Pregate sempre a Dio Padre,nostro signore Gesù Cristo e la santissima vergine Maria.
    e non fate uso di azioni sbagliate di cattiveria e malvagità.
    leggete il vangelo per conoscere di più Cristo nostro Signore e comportarci come lui.

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ITALIA

“Troppo occidentale”, padre islamico tenta di dar fuoco alla figlia 15enne

Shock nel trevigiano: l’uomo l’avrebbe cosparsa di benzina e lei si sarebbe salvata in extremis

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ARCADE – Ha cosparso la figlia 15enne con una tanica di benzina e ha tentato di darle fuoco. Ma per fortuna l’accendino non funzionava e la ragazzina è riuscita a salvarsi.

Una vicenda terribile quella raccontata oggi dal Gazzettino. I fatti si sono verificati nelle scorse settimane ad Arcade. Un padre di famiglia marocchino, che non accetta il modo di vestire della figlia 15enne, a suo dire “troppo occidentale”, sarebbe passato alle maniere forti e, in casa, avrebbe tentato appunto di dare fuoco alla ragazzina. Ma l’accendino che avrebbe innescato le fiamme era scarico e così la 15enne è riuscita a fuggire alle grinfie del padre.

La moglie dell’uomo, che oltre alla 15enne ha avuto da lui altri due figli minorenni, terrorizzata dal comportamento del marito si è rivolta a un consultorio familiare. I servizi sociali del Comune si sono così fatto carico della situazione e la famiglia è ora tenuta al sicuro dall’uomo. Quest’ultimo è stato denunciato per maltrattamenti.





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Oggi Treviso

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Un appello per la scienza in Parlamento

Un gruppo di scienziati e giornalisti lancia l’appello: La scienza al servizio della collettività affinché il Parlamento italiano si doti di un Comitato per la scienza e la tecnologia

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Un rapporto sui serbatoi di batteri che resistono agli antibiotici. Poi un altro sui cambiamenti climatici e su come limitare l’aumento medio della temperatura del pianeta entro 1,5 gradi. Infine, un’offerta agli studenti per comunicare la ricerca scientifica «nel mondo reale». Sono questi, al momento in cui scriviamo, i tre nuovi temi del Parliamentary Office of Science and Technology (POST), l’Ufficio per la scienza e la tecnologia del Parlamento del Regno Unito, che si autodefinisce fonte interna di «analisi indipendenti, bilanciate e accessibili di problemi di politica pubblica che hanno a che fare con la scienza e la tecnologia». Moltissimi altri parlamenti in tutto il mondo si sono dotati di un ufficio simile a quello dell’assemblea legislativa più antica del mondo. Il Parlamento europeo può contare, per esempio, sul Comitato di valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA).

Perché gran parte delle assise legislative dei paesi democratici ha scelto di dotarsi di simili comitati di esperti in scienza e tecnologia? Beh, i motivi sono essenzialmente due.

Il primo è che una quantità crescente del tempo e delle attività dei parlamentari ha a che fare con temi correlati alla scienza e alla tecnologia. Non è una sorpresa. È, semplicemente, il segno dei tempi. Viviamo nella società e nell’economia della conoscenza. Viviamo nell’era della domanda crescente di nuovi diritti di cittadinanza: i diritti di cittadinanza scientifica. Di conseguenza, le massime agorà della democrazia – i parlamenti, appunto – non possono non occuparsi di conoscenza: sia della produzione di nuova conoscenza (la scienza) sia delle applicazioni delle nuove conoscenze (l’innovazione tecnologica fondata sulla scienza).

Il secondo motivo è che i parlamenti, per essere in grado di prendere decisioni ponderate su «problemi di politica pubblica che hanno a che fare con la scienza e la tecnologia», devono poter contare su «analisi indipendenti, bilanciate e accessibili» realizzate da consulenti scientifici.

I comitati di esperti non sostituiscono il Parlamento. Le scelte restano responsabilità e prerogativa degli eletti dal popolo. Ma i comitati di esperti assolvono al ruolo di facilitare scelte documentate e ben fondate. Sono, in definitiva, una necessità e insieme un’espressione di una democrazia matura. Sono la forma tangibile di una scienza al servizio della democrazia.

Ebbene, nel novero crescente dei parlamenti che si sono dotati di comitati di scienziati esperti per poter contare su analisi indipendenti, bilanciate e accessibili sulla base delle quali operare le proprie scelte in materie che hanno a che fare con la scienza e la tecnologia manca l’Italia.

In qualche modo ce ne accorgiamo. Nel nostro Parlamento molto – troppo – spesso i dibattiti e le decisioni tipiche della società e dell’economia della conoscenza sono poco informati, poco ponderati. Ideologici. Il paese stesso ne risente. Infatti l’Italia stenta a entrare nella società e nell’economia della conoscenza. Certo: non tutte le responsabilità ricadono sul Parlamento. Tuttavia, è anche vero che, in quota parte, il Parlamento ha le sue responsabilità.

Di qui nasce l’appello che un piccolo gruppo di ricercatori e di giornalisti scientifici rivolge al parlamento italiano affinché si doti di un Comitato per la scienza e la tecnologia capace di analisi indipendenti, bilanciate e accessibili a tutti i cittadini.

L’appello, a cui è stato dato il titolo La scienza al servizio della democrazia, è stato già sottoscritto da un numero elevato e qualificato di donne e uomini di scienza. Da fisici, come Marica Branchesi e Carlo Rovelli, biologi, come Maria Luisa Villa e Carlo Alberto Redi, filosofi della scienza, come Telmo Pievani e Giovanni Boniolo. E poi ancora, tra i primissimi, Roberto Cingolani, Silvio Garattini, Giuseppe Remuzzi, Nicola Bellomo, Paolo Vineis, Maria Pia Abbracchio, Patrizia Caraveo, Lucia Votano.

Un bello spaccato della comunità scientifica italiana che avanza una proposta chiara e precisa, nella speranza che, al di là delle divisioni politiche, venga accolta per il bene del Parlamento, della democrazia e dell’Italia intera.

Per firmare la petizione, clicca qui:
https://www.change.org/p/appello-scienzainparlamento





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Pavia, maestra d’asilo arrestata: le immagini dei maltrattamenti

Bimbi presi a schiaffi e spintonati. La Guardia di Finanza ha tratto in arresto la maestra. Le vittime hanno dagli uno ai tre anni di età.

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Una maestra di 50 anni, titolare di un asilo nido a Varzi, comune dell’Oltrepò Pavese, è stata arrestata dalla Guardia di Finanza. La donna, alla quale sono stati concessi gli arresti domiciliari, è accusata di maltrattamenti nei confronti di bambini di età compresa tra 1 e 3 anni. Due sue collaboratrici, inoltre, sono state denunciate per abuso dei mezzi di correzione nei confronti di minori. Spinte, schiaffi e strattonamenti sono stati ripresi da telecamere durante le indagini. “Tutto è iniziato – si legge in un comunicato diffuso questa mattina dalle Fiamme Gialle pavesi – quando, nel comune di Varzi, sono iniziate a circolare voci sempre più insistenti su presunte condotte anomale poste in essere dalla titolare di un asilo nido. Le indagini hanno, nel giro di pochi mesi confermato quelle voci e i censurabili comportamenti tenuti dalla maestra dell’asilo nido di Varzi. Determinanti sono stati i filmati girati all’interno dell’asilo che documentano le ripetute violenze, di natura fisica (spinte, strattoni e schiaffi) e psicologica, inflitte ai bambini di età compresa fra 1 e 3 anni”. Le prove raccolte dalla Guardia di Finanza hanno immediatamente indotto l’autorità giudiziaria a disporre la misura della custodia cautelare domiciliare nei confronti della maestra, titolare della struttura, e a denunciare le sue due collaboratrici.

Un’altra maestra d’asilo è stata arrestata, invece, nel Comasco,sempre per ripetuti maltrattamenti verso i bambini. I Carabinieri della Compagnia di Como hanno infatti dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Como, nei confronti di una donna di 58 anni ritenuta responsabile di maltrattamenti “commessi in qualità di educatrice in un asilo nido di Cernobbio (Como), dove poneva in essere condotte violente nei confronti di bambini di età compresa tra i 3 e i 18 mesi”.





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