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Donald Trump e la psichiatria

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A scuola Donald Trump era un disadattato. Nel libro “L’arte degli affari” egli si vantò di aver schiaffeggiato alle elementari una maestra di musica perché non sufficientemente preparata. I vicini di casa raccontano che il tycoon in giovanissima età lanciava pietre ai bambini più piccoli nelle culle oppure seminava zizzania fra i ragazzini del circondario. Donald finì in un mare di guai tanto è vero che fu deciso di fargli frequentare un’accademia militare. Fra le sue affermazioni, degna di nota è la seguente: «Io amo i perdenti – disse – perché mi fanno sentire così contento di me stesso». E ancora: «Se qualcuno vi fotte, fottetelo dieci volte. Vedrete che vi farà stare bene.

psichiatria

Cazzo se mi sento bene io». La sua vita, come dimostra David Cay Johnston nel libro ” Donald #Trump “, è un miscuglio di arroganza, ignoranza, misoginia e violenza gratuita. Quando il neo Presidente stanzia 54 miliardi in più al Pentagono, quando sostiene che Guantanamo e la tortura sono strumenti legittimi di lotta al terrorismo, quando impedisce l’ingresso ai mussulmani non legati ai suoi interessi, quando consente ai disabili mentali di acquistare liberamente armi, ci rendiamo conto di essere in pericolo.
Una guerra nucleare è possibile di fronte a una personalità del genere?
Ha un qualche fondamento l’ipotesi che Trump soffra di una patologia psichiatrica?

A suo tempo Elias Canetti sostenne che spesso il potere si associa alla paranoia. La parola “potere” deriva da una forma latina antiquata potere che a sua volta si collega all’aggettivo potis (che può, che domina). La radice “pa” presente anche in pater e patronus (padrone) indica sovranità e dominazione. Nella psicopatologia del potere è presente la nietzschiana “volontà di potenza”, ovvero la pulsione di annullamento teorizzata da Massimo Fagioli. Il tema del dominare e dell’essere dominati, con relativi vissuti di persecuzione, è stato presente, nel corso del 900, nella mente di Stalin, Mussolini, Hitler, Franco e Mao Tzetung, solo per fare alcuni nomi: costoro hanno messo in pratica le fantasticherie deliranti dei malati di mente come per es. il famosissimo caso Schreber di Sigmund Freud. Secondo Canetti tutto il sistema delirante di Schreber non sarebbe dovuto a tendenze omosessuali come per la psicoanalisi ma alla rappresentazione di una lotta per il potere. Da quando il mondo esiste ci sarebbe stato un solo uomo che avrebbe avuto rapporti con la globalità delle anime e con l’onnipotenza di Dio: Schreber stesso. Il quale pensava di raccogliere intorno a sé l’enorme massa delle anime dei trapassati.

«La sua follia, sotto il travestimento di un’antichissima visione del mondo che presupponeva l’esistenza di spiriti – scrive Canetti -, è in realtà un preciso modello del potere politico che si nutre della massa e da essa è costituito». Chi era più malato? Schreber che si limitò a scrivere un libro di memorie o i dittatori che uccisero milioni di persone? Nel delirio l’elemento religioso è compenetrato da quello politico: testimone di una catastrofe e salvatore o sovrano del mondo sono spesso una stessa persona. La paranoia implica la relazione mostruosa fra un individuo, che si sente l’unico vivo in un mondo di morti o di futuri morti, l’unico forte in mezzo a una miriade di deboli e la massa. Nei vaneggiamenti di Trump compare l’ideologia della guerra e della morte, la pulsione di annullamento: egli si sente potentissimo perché, con un solo gesto potrebbe togliere la vita a miliardi di persone.

Dietro Trump però vacilla la fede negli Stati Uniti d’America, nei loro valori, nella loro forza benefica e salvifica, redentrice degli individui e dei popoli. Gli USA si sono impegnati, dopo l’11 settembre, in una crociata per salvare la nazione da una decadenza morale che alcuni identificavano con l’umanesimo secolare, il progressismo, il postmodernismo, il femminismo, l’omosessualità e la legalizzazione dell’aborto; ma soprattutto con il multiculturalismo e un’eccessiva tolleranza nei confronti dell’emigrazione. Gli Stati Uniti, protetti da due oceani e dal più potente apparato militare mai esistito, hanno scoperto il terrore dilagante come un’epidemia nei mass media e nei film apocalittici. Trump è il figlio della paura, di un’onnipotenza infranta infiltratasi nelle mura domestiche della provincia americana: la religione secolare con l’idea della missione civilizzatrice universale degli USA ha partorito la figura caricaturale di un politico che ostenta un manierismo trionfante e provocatorio e propone soluzioni rozze e ridicole.
La psichiatria, soprattutto quella americana non è capace di riconoscere la malattia che si nasconde nel patto che il tycoon è riuscito stabilire con il suo elettorato: siamo di fronte ad un delirio generalizzato, un miscuglio di kriegideologie e mentalità religiosa spalmato su un’intera nazione. Alla psicopatologia che si rivolgesse solo al singolo per penetrare le anomalie della coscienza e la logica perversa del potere, che cercasse i sintomi per la diagnosi individuale, mancherebbero elementi essenziali che potrebbero emergere dalla psicologia delle masse e delle folle.

Trump, giunto al successo utilizzando la propaganda e le strategie di marketing, si specchia oggi nell’arretratezza della provincia americana più profonda che dietro lo scintillio delle armi e della tecnologia si scopre razzista, xenofoba, incapace di pensare la civiltà senza il culto della violenza. La patologia individuale del leader politico, “narcisismo maligno” o psicopatia o “psicosi latente”, interagisce con la disponibilità collettiva a sostenerla e a mascherarla. La psichiatria in tutto questo è latitante aggrappata ai profitti di “Big Pharma” o al DSMV. La complessa interazione fra l’individuo e la moltitudine ha una base irrazionale che non solo la psichiatria ma spesso la politica classica fondata sulla ragione e sugli interessi, sugli ideali illuministici della democrazia non è in grado di indirizzare. L’altra faccia di Trump è il suo elettorato. Come sostenne Louis Bernays nipote e seguace di Freud e uno dei più grandi esperti di propaganda bellica e elettorale nella storia americana, «.il ragionamento non trova spazio, nel senso stretto del termine, nella mentalità collettiva, guidata dall’impulso, dall’abitudine e dall’emozione (1928)».

Da cento anni a questa parte la manipolazione della moltitudine dei consumatori e degli elettori segue gli stessi principi: la massa è considerata solo una sorta di malattia di cui la propaganda, economica e politica sfrutta i sintomi. Non stupisce che Trump, come in un cartellone pubblicitario, sia nudo ma nessuno fino ad oggi è stato in grado di vederlo fino in fondo e contrastarne il potere e la paranoia.

Articolo originale pubblicato dallo psichiatra Domenico Fargnoli su domenicofargnoli.com





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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Il Miur accredita un corso sull’esorcismo per insegnanti. Anzi no

Il corso in questione è promosso dalRegina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio

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È successo tutto nell’arco di poche ore. Dapprima è saltata fuori la notizia che il Miur, cioè il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, ha proposto agli insegnanti attraverso la piattaforma Sofia un “corso sull’esorcismo e la preghiera di liberazione”. Il che è verissimo. La piattaforma in questione è in pratica un portale attraverso il quale il Miur rende disponibili agli insegnanti tutta una serie di iniziative di formazione, erogate non solo dalle scuole ma anche da altri soggetti accreditati.

Lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo

Il corso in questione è infatti promosso da uno di questi soggetti, il Regina Apostulorum (Upra), una istituzione universitaria di diritto pontificio. L’intero corso ha una durata di 46 ore, di cui 40 sono obbligatorie, e il suo costo era (vedremo più avanti perché uso il passato) di 400 euro. Tra l’altro, classica ciliegina sulla torta, poiché il corso si svolge in un istituto religioso, i laici che volessero parteciparvi sono tenuti a esibire una lettera di auto­riz­za­zione del par­roco contro­firmata e timbrata dal vescovo. Quando si dice “corso esclusivo”.

Le opposizioni di sinistra si sono subito scagliate contro il governo, sull’onda anche della vicenda che solo qualche giorno prima aveva visto il vicepremier Salvini sostenere la tesi del sacerdote Buonaiuto, secondo cui Virginia Raffaele avrebbe invocato Satana da Sanremo. Fratoianni (Leu) ha preannunciato un’interrogazione. Dal canto suo il Ministero si è affrettato a precisare che si tratta appunto di uno dei tanti corsi erogati dai circa 300 enti accreditati in base alla direttiva 170/2016, i quali provvedono a inserirli in autonomia, aggiungendo che il Miur non è in alcun modo coinvolto né come sponsor né tantomeno come finanziatore. La prima affermazione è certamente vera, infatti tra gli oltre 30 mila percorsi proposti ce ne sono depiù svariati, dai corsi di meditazione per bambini e adolescenti a quelli per la conoscenza dell’islam. La seconda non lo è del tutto visto che trattasi comunque di un corso di aggiornamento la cui quota di partecipazione può essere pagata con la carta del docente, che viene erogata dal Miur e contiene 500 euro a disposizione degli insegnanti per la loro formazione.

Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti

Non passano che meno di 24 ore dall’inizio della bufera ed ecco che il corso sparisce improvvisamente dai radar. A rimuoverlo non il Miur ma la stessa Upra che spiega che il “corso su esorcismo e preghiera di liberazione non è dedicato ad insegnanti di scuola di primo e secondo grado pertanto è stato rimosso dal portale di Sofia”. Eppure il Miur aveva dichiarato che si trattava di un corso destinato agli insegnanti, in particolare a quelli di religione cattolica che certamente, e purtroppo, sono a tutti gli effetti insegnanti delle scuole di tutti i gradi.

Tutto a posto quindi? Beh, mica del tutto. Rimane ancora da verificare se con la rimozione dal portale sia stato anche revocato il riconoscimento del corso quale aggiornamento, perché in caso contrario rimarrebbe comunque la possibilità di pagarlo tramite la carta del docente, quindi mediante un finanziamento pubblico. Ma soprattutto rimane anche la sensazione di vivere in un’epoca diversa da quella che sembra sostenere il calendario.

È anche vero però che per quanto sdegno si possa manifestare, e possano in particolare averne manifestato politici e organi d’informazione del cosiddetto fronte progressista, un corso del genere non è del tutto incoerente con l’attuale offerta scolastica italiana. Un’offerta che prevede un insegnamento religioso, impartito “in conformità della dottrina della Chiesa” da un esercito di oltre 25 mila insegnanti scelti dalle curie vescovili ma pagati dallo Stato, somministrato per due ore settimanali ai bambini da 3 a 11 anni e per un’ora a quelli più grandi. Sarebbe ora di guardare meno ai piccoli dettagli e più al sistema nel suo complesso, al quale in troppi hanno da tempo fatto l’abitudine.

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Brindisi, lo insultano perché gay, i compagni lo difendono: #Siamotuttifroci

Striscioni di solidarietà da parte degli altri studenti. La vittima replica: con voi mi sento più forte

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BRINDISI –  Hanno imbrattato muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome. Ma i suoi suoi compagni di scuola lo hanno difeso con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag «#siamotuttifroci». Al flash mob, all’esterno dell’istituto alberghiero, hanno partecipato studenti, docenti e anche i ragazzi delle altre scuole superiori della città. La notizia è riportata sull’edizione online di Repubblica Bari.

Le scritte omofobe sono state realizzate ieri e fatte rimuovere immediatamente dal dirigente scolastico Vincenzo Antonio Micia. E questa mattina alla manifestazione è intervenuto anche il ragazzo vittima degli insulti. Parlando ai suoi coetanei, pubblicamente, ha detto: «Io sono fortunato, ho accanto la mia famiglia e i miei amici, oggi la vostra vicinanza mi fa sentire più forte in questo mio percorso di vita».

Dopo le sue parole, secondo quanto riferito dal quotidiano, anche altri ragazzi hanno fatto ‘coming out’: «Che ne sapete voi della paura, quella che ci distrugge – ha detto uno studente – che annienta le famiglie, gli amici di scuola. Che ne sapete voi del dolore, che dura finché qualcuno non ti libera, accettandoti per quello che sei, un omosessuale».

Per i rappresentati degli studenti dell’Alberghiero di Brindisi e Carovigno, questo episodio «testimonia quanto siano ancora radicate, proprio tra noi giovani, l’ignoranza, la paura del diverso e l’intolleranza». «Questa scuola – ha concluso Micia – costruisce ponti e non permetterà l’omofobia».

LE PAROLE DEL GARANTE ABBATICCHIO – «Nulla può l’imbrattare i muri e scale esterne di una scuola superiore di Brindisi con insulti omofobi rivolti a un ragazzo minorenne, di cui hanno scritto anche il nome e cognome, quando i suoi compagni di scuola lo difendono con un flash mob, tappezzando la facciata dell’istituto con striscioni sui quali c’era l’hashtag #siamotuttifroci. Lo afferma Ludovico Abbaticchio, Garante pugliese dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, intervenendo su quanto accaduto a Brindisi.

«Ha fatto scuola – prosegue Abbaticchio – il preside Gianluca Dradi, dirigente scolastico del liceo scientifico ‘Oriani’ di Ravenna, che ha lasciato la scritta che lo accusava di essere gay sui muri della sua scuola spiegando: ‘Resti lì come pietra d’inciampo per l’intelligenza umana’».





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