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Dopo il lampo bianco: Silvio Bernelli

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62AUn’esperienza che nulla e nessuno ti aveva preparato ad affrontare.
Un’esperienza al limite. Un corpo straziato, che dovrebbe essere il tuo, ma non ne sei del tutto certo. Il tuo cervello che rifiuta di prendere coscienza di quello che vede e sente…
Da un episodio autobiografico, un gravissimo incidente stradale avvenuto in Thailandia, prende il via il romanzo di Silvio Bernelli, Dopo il lampo bianco, per poi spaziare nella mente e nelle esperienze di altri, di studiosi, scrittori, psicologi, per tentare di dare una spiegazione a ciò che è successo al suo corpo e alla sua mente.
Dopo il lampo bianco che gli ha stravolto la vita, nulla sarà più come prima.
La consapevolezza di essere un sopravvivente e non un sopravvissuto non l’abbandonerà più, nemmeno quando le ferite del corpo si saranno trasformate in cicatrici, teoricamente un ricordo.

Solo, in un paese quasi sconosciuto, di cui non capisce bene nemmeno la lingua, in compagnia di un amico sui generis, in realtà un compagno di viaggio conosciuto da poco che si trasforma immediatamente in una specie di angelo custode, perché il lampo bianco ha colpito anche lui.
Davanti al corpo straziato del compagno, alla sua paura, non di morire, per assurdo che possa sembrare, ma di vedersi amputare una gamba, alla sua lotta per continuare a sentirsi un essere integro nonostante tutto, per continuare a “vivere” contro tutto e contro tutti, dalla inesperienza dei medici, ai ritardi inspiegabili di ambulanze e cure adeguate, Pietro si sente parte del gioco, sostituisce in tutto e per tutto il ferito e sente che la sua sopravvivenza dipende anche da lui.

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Il ferito non sente dolore, è come estraniato da se stesso e da ciò che gli accaduto, la sua mente fluttua fra ricordi condivisi con l’amico, considerazioni sul viaggio interrotto, memorie di un precedente incidente, forse un rifiuto a considerare quello che sta succedendo a lui adesso.
Viene curato, operato, rimesso in piedi, ma dentro di lui rimane una cicatrice invisibile, ma molto più importante e decisiva di quelle che si trova sulle gambe, ed è proprio per dare un senso e un nome a questa cicatrice che l’autore inizia magistralmente un viaggio attraverso altre storie e altre esperienze, soffermandosi
non tanto sull’esperienza in sé, quando sulle sue conseguenze “non fisiche”.
Guarito, tornerà in Thailandia contro il parere di tutti perché pensa e sente di avere un debito da saldare, un debito di riconoscenza verso un paese che, oltre a salvargli la vita, gli ha permesso di diventare un persona diversa, forse anche migliore, una persona che ha imparato a convivere con un episodio che poteva essere mortale, ma non lo è stato, forse solo per l’intervento del caso. Un episodio che lo ha portato fino al confine fra la vita e la morte senza però permettergli di attraversarlo. Una storia autobiografica che potrebbe essere la storia autobiografica di ognuno di noi, perché forse tutti noi abbiamo avuto un momento in cui ci siamo sentiti dei sopravvissuti, ma forse non ci siamo resi conto che non si smette mai di sopravvivere, ed è per questo che il termine “sopravvivente” è sicuramente molto più preciso e pregnante, di “sopravvissuto”. Nulla è fisso e fermo nella vita e questo Silvio Bernelli ce lo fa toccare con mano attraverso una narrazione intensa, viva e coinvolgente quant’altre mai.

Carmilla

 

 

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Il nuovo libro di Roberto Burioni mette ko l’omeopatia

Si dice che il saggio indichi la Luna con il dito e che lo stolto guardi il dito. Mi sono sempre domandato quale saggio indicherebbe la Luna ad uno stolto e la risposta che mi sono dato è semplice: il saggio che ama il il proprio lavoro, la propria ricerca

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Si dice che il saggio indichi la Luna con il dito e che lo stolto guardi il dito. Mi sono sempre domandato quale saggio indicherebbe la Luna ad uno stolto e la risposta che mi sono dato è semplice: il saggio che ama il il proprio lavoro, la propria ricerca

marco dimitri

In realtà l’omeopatia si mette K.O. da sola, nessuna proprietà magica, nessun elemento attivo, semplicemente acqua. Acqua che esce dai vostri rubinetti ma molto più costosa. Certo l’omeopatia non fa male ma, come quasi sempre accade, chi la usa abbandona le cure vere, si vere, quelle che hanno superato il metodo scientifico. Non raramente l’abbandono delle cure ufficiali (ricordiamoci che la scienza è UNA e che non esistono scienze non ufficiali) si conclude con la morte del malato.

Per quanto sia stata ampiamente dimostrata l’inefficacia assoluta dell’omeopatia, la gente continua ad usarla perchè è stata ammaestrata a considerare le medicine ufficiali come “porcherie chimiche”, e l’assalto ai rimedi naturali continua. Peccato che la natura ci stia lentamente uccidendo, non vuole guarirci, ha un meccanismo caotico evolutivo. Ovviamente la chimica è presente in ogni cosa che mangiamo e, non solo nelle medicine.

Si… Vale la pena dimostrare, spiegare, nel modo più semplice, anche aggressivo. Guidiamo la nostra bella macchina senza freni e ci lamentiamo se ci danno degli idioti.

Il libro di Roberto Burioni, davvero mostra l’illusione demolendo ciò che è rimasto della truffa del nulla che in tutto il mondo ha fruttato centinaia di milioni di Euro, oserei dire “denaro liquido” visto che  si parla di acqua fresca spacciata per medicina.

Cartonato: 208 pagine

Editore: Rizzoli (8 ottobre 2019)

Un’ultima cosa, chi pensa che l’editoria arricchisca economicamente, ha visto un film di fantascienza…



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Balle mortali. Meglio vivere con la scienza che morire coi ciarlatani

Roberto Burioni. Collana: Saggi italiani. Editore: Rizzoli

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In campo medico, le fake news possono uccidere, ed è un dovere civico smascherarle.

«Le bugie, si dice, hanno le gambe corte. Ma quando riguardano la salute corrono abbastanza velocemente da raggiungere chi le crede e ucciderlo.»

Nel suo nuovo libro, Roberto Burioni esamina da vicino una serie insieme tragica e grottesca di bufale pericolose, anzi di balle mortali che ci mettono davanti agli occhi i rischi di affidarci ai ciarlatani invece che ai dati certi, alle prove sperimentali, al metodo scientifico della medicina. Un bambino muore per un’otite curata con l’omeopatia invece che con antibiotici; una donna soccombe a un linfoma perché invece che a un oncologo si affida alla Nuova Medicina Germanica; una ragazzina non si risveglia da un coma diabetico perché i genitori ascoltano chi consiglia di somministrarle vitamine anziché insulina. Le promesse non mantenute di Stamina e del metodo Di Bella – due tra le pagine più buie della storia recente del nostro Paese – ricordano quelle alimentate, decenni prima, dal segreto “siero” anticancro di Liborio Bonifacio, ricavato in realtà da escrementi di capra.

E sono centinaia di migliaia, nel mondo, le vittime delle sciocchezze divulgate dai negazionisti per i quali non è il virus HIV a causare l’AIDS. Cosa possiamo fare per difendere la nostra salute, quella dei nostri cari e dell’intera comunità dai danni prodotti dalle balle mortali? Dobbiamo difendere prima di tutto la ragione e la scienza, cioè quel metodo che da secoli ha permesso alla medicina di vincere malattie un tempo incurabili e aumentare non solo la durata ma anche la qualità della nostra vita; quel metodo oggi sotto attacco da parte della disinformazione e del nuovo oscurantismo in cui proliferano i ciarlatani. In campo medico, le fake news possono uccidere, ed è un dovere civico smascherarle.

Riduci



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La congiura dei somari

Perché la scienza non può essere democratica

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«Per bloccare i Somari e per convertirli alla ragione abbiamo qualcosa che è più efficace degli antibiotici, più sicuro dei vaccini, un rimedio antico ed economico. I Somari si curano con i libri.» La battaglia di uno scienziato contro le false credenze che rischiano di cancellare le grandiose conquiste della medicina

«Non sopporto che mia figlia cresca in un mondo in cui la menzogna ha lo stesso peso della verità.»

Chi è il somaro? È un essere umano tanto babbeo da ritenersi tanto intelligente da riuscire a sapere e capire le cose senza averle studiate. Di somari, Roberto Burioni ne ha incontrati parecchi: sono quelli che pur non avendo la minima nozione di medicina o di biologia, pur non sapendo cos’è un virus e come funziona un vaccino, pretendono di convincerci che “dieci vaccini sono troppi”, “le malattie guariscono da sole o grazie ai soli rimedi naturali”, “le vaccinazioni obbligatorie servono solo ad arricchire le industrie farmaceutiche e quelli che sono sul loro libro-paga”. Il fatto è che la scienza non è democratica: come ha detto Piero Angela, la velocità della luce non si decide per alzata di mano. Nella scienza, possono dire la loro solo coloro che per anni hanno sudato sui libri, hanno sottoposto le proprie ipotesi a una rigorosa procedura di esperimenti e controlli, possiedono un metodo che consente di distinguere la verità dalla bugia. Certo, la scienza è imperfetta, fatta da uomini ancora più imperfetti, le verità che ci offre sono sempre parziali e mai troppo sicure. Però vale la pena fidarsi, perché l’alternativa è costituita dal buio, dall’oscurantismo e – quando si scherza con la salute propria e altrui – dalla morte. La scienza sarà anche poca cosa, ma – come dimostra questo libro con abbondanza di dati, numeri, tabelle, storie vere di trionfi e fallimenti – è tutto quello su cui possiamo contare: non ci conviene buttarla via.



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