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E adesso? Quando i credenti smettono di essere la maggioranza

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È ufficiale: la maggioranza dei cittadini britannici è non-credente. Questo il dato che emerge dal sondaggio “Religion in Britain in 2016”, consultabile sul sito del Centro Nazionale per la Ricerca Sociale.

Tra i più giovani la maggioranza non-credente si fa ancora più grande
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I numeri sono sbalorditivi, specialmente se analizzati per fasce d’età. Perché se, overall, i non-credenti rappresentano il 53% della popolazione britannica, tra i più giovani la maggioranza non-credente si fa ancora più grande: 61% tra i 25 e i 34 anni e addirittura 71% tra i 18 e i 24 anni. I credenti sono ancora in maggioranza soltanto tra gli over 65 — il che è tutto un dire… I più giovani, insomma, non credono più in Dio, forse perché ormai persuasi che si possa essere “Good without God” (“Buoni senza Dio”), per usare uno slogan degli Humanists UK, l’equivalente britannica della nostra UAAR.

E pensare che soltanto trent’anni fa i cristiani erano una maggioranza schiacciante in Gran Bretagna: quasi il 70% contro il 30% di non-credenti. Sulla base di questa superiorità numerica le comunità cristiane, e in special modo la Chiesa Anglicana, hanno sempre giustificato tutta una serie di privilegi accordatigli dallo Stato britannico. Si pensi ad esempio ai 26 vescovi anglicani non eletti che siedono di diritto nella Camera dei Lord in quanto “Lords Spiritual” (“Signori spirituali”). O ancora alla spinosa questione delle “Faith Schools” (“Scuola confessionali”), ovvero scuole “a carattere religioso” finanziate tuttavia dallo Stato — stiamo parlando di circa un terzo di tutte le scuole statali in Inghilterra e Galles.

credenti

A tal riguardo è estremamente significativa la riflessione di Andrew Copson, direttore esecutivo degli Humanists UK nonché presidente della IHEU: “Com’è possibile che il 97% dei giovani oggi sia non-anglicano, ma circa il 20% delle scuole statali dove andranno i loro figli appartenga alla Chiesa Anglicana? Più in generale, come può la Chiesa Anglicana rimanere legittimamente la Chiesa di stato ufficiale, quando rappresenta una così piccola porzione (il 15%) della popolazione?”

Una delle paradossali conseguenze di questo calo di consensi è che, dal 2014, ci sono più studenti nelle scuole anglicane che fedeli nelle medesime chiese. Un dato imbarazzante, messo acutamente in luce dagli umanisti britannici e purtuttavia ignorato sia dal parlamento nazionale che dalla Chiesa Anglicana stessa.

Di fronte a tutti questi dati, ho ripensato con una certa ironia ad una battuta fatta da una giornalista cattolica a Richard Dawkins durante una puntata del The Big Questions, famoso talk show della BBC. Il tema di quella puntata del febbraio 2012 era: “La Gran Bretagna è un paese cristiano?” Cristina Odone, in passato articolista del The Catholic Herald, messa alle strette dagli argomenti dei suoi avversari umanisti sfoderò il più banale degli argomenti, quello della maggioranza: “Vogliamo giocare con i numeri? E allora diciamo che 7.000 membri della National Secular Society valgono quanto 7.000 membri della British Sausage Appreciation Society” — ovvero un’associazione di “amanti della salsiccia”, a quel tempo ancora in vita.

Che cosa direbbe oggi la Odone a distanza di soli 5 anni, quando ad essere in schiacciante minoranza è lei con i suoi confratelli cattolici, fermi al 9% della popolazione? Questo non lo sappiamo. Sappiamo però la triplice lezione che, qui in Italia, possiamo trarre dalla sua gaffe.

L’esacerbazione del principio della maggioranza è alla base dei regimi teocratici
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Innanzitutto l’insostenibilità logica e politica dell’argomento della maggioranza, secondo il quale una determinata confessione religiosa, se maggioritaria, può di diritto occupare una posizione privilegiata rispetto alle altre. No, nulla di più sbagliato. L’esacerbazione del principio della maggioranza è alla base dei regimi teocratici, presenti come passati. Noi viviamo — e vogliamo continuare a vivere — in uno Stato, almeno in principio, laico e democratico. E uno Stato che si voglia davvero tale non deve privilegiare né discriminare nessuno sulla base dell’appartenenza religiosa.

Seconda lezione: in Europa la società è in continuo mutamento e si sta effettivamente secolarizzando, con buona pace di conservatori e teorici del post-secolarismo. Per questo motivo appellarsi a radici lontane e tradizioni crepuscolari è semplicemente anacronistico. Quanto è accaduto in Gran Bretagna negli ultimi trent’anni sta accadendo lentamente e silenziosamente anche in Italia, come dimostrato da una ricerca del 2015 dell’Eurisko, la quale ha registrato come sempre più giovani non credano in Dio (28%), specialmente al Nord, dove la percentuale sale addirittura al 37%.

Urgenza di una presa di posizione chiara ed inequivocabile
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E qui arriviamo alla terza e ultima lezione che possiamo trarre da tutto ciò, la più importante a mio avviso: l’urgenza di una presa di posizione chiara ed inequivocabile di fronte alla questione religiosa. In un paese in cui la politica legifera ancora rincorrendo lo spettro di una imprecisata maggioranza cattolica, è importante che i non-credenti si definiscano non-credenti — esplicitamente, pubblicamente, senza vergogna. In un paese in cui ancora il 90% dei bambini viene battezzato ma soltanto il 13% dei giovani va ogni domenica in Chiesa, l’importanza di “piccoli gesti anticonformisti” — non battezzare i propri figli, non sposarsi in Chiesa, sbattezzarsi, ecc. — è fondamentale.

Non esistono ricette predefinite, e ci sono molti modi per agire in tal senso. Ma, citando uno slogan (censurato) degli umanisti britannici: per amor di Dio, se non siete credenti, ditelo! Quello che l’Italia sarà tra trent’anni dipende da noi, da quello che decideremo di fare oggi. In parole, opere e omissioni.





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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  1. Pasqualino Migliaccio

    25 Settembre 2017 at 11:34

    i preti sono sempre i più potenti

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Campagna “Non affidarti al caso”: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Genova

«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia».

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«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Genova contro la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una scelta ragionata dei propri medici, con particolare riferimento all’obiezione di coscienza.

«Si tratta di una sentenza liberticida, sintomatica dell’aria che si respira nelle istituzioni dopo il convegno di Verona e che conferma ancora una volta che l’obiezione di coscienza è un nervo scoperto in questo paese», prosegue Orioli.

Le affissioni della campagna in questione hanno campeggiato negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, ma non a Genova. Il Comune le aveva infatti rifiutate adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa». L’Uaar aveva presentato ricorso al Tar della Liguria contro la delibera del Comune, ricorso che era stato accolto. La sentenza del Consiglio di Stato ribalta ora a sua volta quella del Tar.

«Ovviamente la questione non finisce qui, anzi, rappresenta un’occasione per portare anche davanti alla Corte di Cassazione ben tre principi costituzionali: quello della laicità; quello della libertà di espressione e quello dell’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini (art. 3) a prescindere dalle convinzioni religiose personali di ognuno», dice ancora Orioli. «Siamo pronti a portare anche questo caso davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove molte delle intemerate clericali del Consiglio di Stato sono già state smontate in passato. Perché l’Uaar, checché ne pensi il comune di Genova, c’è per creare un mondo più libero e migliore per tutti».

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Liberi di scegliere: a Verona i colori dell’arcobaleno contro l’oscurantismo

In tanti alla contromanifestazione organizzata da Non una di meno e che ha visto tantissime adesioni

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Oscurantisti da una parte e chi vuole una società aperta, libera e tollerante dall’altra: “Per quanto mi riguarda manifestiamo a favore di una società aperta, una società che crede nelle libertà di tutte e di tutti, e quindi mi fa piacere che abbiamo l’occasione di essere qui”.

Parole dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, arrivando a Verona alla prima delle contro manifestazioni in occasione del Congresso mondiale delle famiglie.
“Penso – ha aggiunto – che i signori del governo che vanno a una manifestazione dove invece si tolgono diritti a interi gruppi sociali non ci rappresentano, non rappresentano l’intera nazione. Allora siamo qui a dire non nel nome nostro, ministro Salvini, non a nome nostro. Noi abbiamo un’altra idea di società e per noi tutti devono essere rispettati, non devono esistere discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e di genere. I signori del congresso delle famiglie vogliono sottrarre diritti che sono stati ottenuti con decenni di battaglie. Non possiamo permettere questo e allora – ha concluso – dobbiamo far capire che gran parte dell’Italia non ci sta”.





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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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