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Medicina

Ebola, GSK: “Niente vaccino prima del 2016”. Authority Usa ordina produzione del siero ZMapp su larga scala

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– Non sarà disponibile prima del 2016 il vaccino contro il virus Ebola che la casa farmaceutica GSK (GlaxoSmithKline) sta sviluppando anche nei suoi laboratori di Pomezia, in provincia di Roma. In un primo tempo era stati annunciato che 10mila dosi del farmaco, atteso dall’Organizzazione mondiale per la sanità e i cui test su volontari erano stati autorizzati dalla Fda Usa, potessero essere già consegnate all’inizio del 2015. Ma oggi è arrivata la doccia gelata da Londra: “Prima di poter utilizzare il vaccino – ha detto alla Bbc Ripley Ballou, il capo del programma di ricerca sui vaccini della GlaxoSmithKline (Gsk) – abbiamo bisogno di ulteriori test sulla sua efficacia e sicurezza e non saremo pronti prima della fine del 2015. Di conseguenza, il farmaco verrà commercializzato all’inizio del 2016 e quindi non può essere considerato come una risposta all’epidemia in corso”.

Al momento, ha spiegato Ballou, sono in corso test di fase 1 del vaccino su volontari sani in Usa, Gran Bretagna e alcuni paesi africani, e se non ci saranno effetti collaterali gravi si procederà all’inizio del 2015 con quelli di efficacia. “Poi ci vorrà un po’ di tempo per elaborare i dati e capire qual è la dose efficace e quanto dura l’effetto protettivo – ha detto il capo dei ricecratori Gsk – e allo stesso tempo bisognerà acquisire l’abilità di produrlo su larga scala. Saremo in grado di farlo solo nel 2016, quando sarà troppo tardi per intervenire su questa epidemia. Il lavoro però aiuterà a evitare le prossime”.

Ballou rivela anche che l’ipotesi di accelerare lo sviluppo del vaccino era stata affrontata da Oms e Gsk già lo scorso marzo, ai primi segni dell’epidemia, “ma abbiamo convenuto di non farlo”, ha aggiunto, perché “all’epoca nessuno poteva immaginare che sarebbe stato necessario un vaccino. Certo, ripensandoci ora avremmo potuto ‘premere quel grilletto’ prima”.

Medici senza Frontiere: “Ritardi inammissibili, situazione catastrofica”

Parole a cui reagisce con rabbia e delusione Medici senza Frontiere, ong in prima linea nella battaglia contro l’Ebola. “Nessuno sa quanto durerà l’epidemia, ma i nostri pazienti, gli operatori sanitari e la popolazione in Africa occidentale non possono permettersi di aspettare: è troppo tardi”, ha detto Manica Balasegaram, responsabile della campagna di accesso ai medicinali dell’ong.

“La situazione sul terreno è catastrofica – denuncia il medico -. Questa epidemia non autorizza ad alcun ritardo, perché l’impatto sul numero delle persone che soffrono e muoiono di Ebola potrebbe essere significativo”. Medici senza Frontiere “riconosce e apprezza” ciò che ha fatto GSK per accelerare lo sviluppo del vaccino, ma “gli sforzi devono andare più lontano”. Per questo l’ong invita GSK e “tutti gli altri sviluppatori” a rimuovere ogni ostacolo e a essere “ambiziosi” per rendere disponibile “un vaccino sicuro ed efficace per l’Africa occidentale il più presto possibile”.

Usa: authority ‘ordina’ produzione su larga scala del siero ZMapp

Alla frenata della GSK risponde l’accelerazione impressa negli Stati Uniti dalle autorità sanitarie, che hanno chiesto a tre dei laboratori in prima linea nella ricerca di presentare piani di produzione su larga scala del siero ZMapp, noto per essere stato usato, quando era ancora in fase di sperimentazione, nella cura dei primi casi di contagio tra gli operatori sanitari impegnati in Africa occidentale. ZMapp era prodotto dalla Mapp Biopharmaceutical di San Diego, che sin da agosto aveva annunciato di aver esaurito tutte le scorte.

 

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La Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA) ha rivolto il suo ‘invito’ al Texas A&M Health Science Center – che tra l’altro opera in collegamento proprio con GlaxoSmithKline -, al laboratorio della Emergent Biosolutions di Baltimora ed a quello della svizzera Novartis a Holly Springs, North Carolina. Ai laboratori è richiesta una produzione di 50 milioni di dosi entro quattro mesi e, più in generale, di sviluppare una capacità “flessibile” di produrre le contromisure a minacce di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare. I piani di produzione dovranno arrivare alla BARDA entro il 10 novembre e l’agenzia procederà alla scelta del laboratorio incaricato della produzione su larga scala del vaccino.

Obama nomina consigliere speciale per Ebola 

ebola2Il presidente americano Barack Obama, intanto, ha nominato un consigliere speciale incaricato di guidare la risposta degli Usa al pericolo Ebola, eliminando ogni possibile via all’espansione del contagio dopo i tre casi riscontrati in Texas. Ron Klain, ex capo dello staff del vicepresidente Joe Biden, è lo “zar” su cui punta Obama per mettere a tacere le critiche piovutegli addosso per la gestione del rischio virus. Klain farà rapporto alle consigliere nazionali e regionali per la sicurezza, rispettivamente Susan Rice e Lisa Monaco. Incalzato dagli eventi, anche ieri, per il secondo giorno consecutivo, il presidente americano ha cancellato un impegno già programmato per incontrarsi con i suoi consiglieri e le autorità sanitarie. La Casa Bianca riferisce anche di colloqui telefonici di Obama con i premier di Canada e Svezia, Stephen Harper e Stefan Lofven, per discutere della risposta internazionale da contrapporre al pericolo di una epidemia.

Sul piano internazionale, il Senegal è stato dichiarato ufficialmente “fuori pericolo” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre restano nel dramma Liberia, Sierra Leone e Guinea. La stessa agenzia Onu ha aggiornato il bilancio delle vittime: 4.546, con 9.191 casi accertati in Guinea, Liberia e Sierra Leone.

Tecnico ‘isolato’ a bordo, la crociera rientra

Sta invece rientrando a Galveston, dai Caraibi, la nave da crociera della
Carnival a bordo della quale un tecnico di laboratorio del Texas Health Presbyterian è stato messo sotto osservazione per la possibilità che abbia contratto Ebola sul lavoro. Secondo la Cnn, il passeggero aveva maneggiato “campioni contaminati” di Thomas Duncan, il ‘paziente zero’ dell’ospedale di Dallas, prima di partire per la crociera ai Caraibi. Il Dipartimento di stato, avendo appreso della sua presenza a bordo, e pur considerandolo a “basso rischio” aveva deciso di rimpatriarlo al più presto. Il rimpatrio era stato però complicato dal rifiuto delle autorità del Belize, nelle cui acque si trova la nave, di autorizzare un passaggio aereo. Di qui la decisione di far rotta su Galverston, il porto texano da cui era partita la crociera.

Fonti governative hanno affermato che si sta cercando di recuperare da una nave da crociera nei Caraibi una operatrice sanitaria dello stesso ospedale di Dallas dove due infermiere hanno contratto l’Ebola da un paziente liberiano. La donna ha maneggiato un campione di laboratorio del virus, non presenta alcun sintomo di infezione ma in base alle regole restrittive imposte allo staff dell’ospedale di Dallas non avrebbe dovuto trovarsi sulla nave. Un portavoce dalla compagnia di navigazione Carnival Cruise ha dichiarato che le autorità del Belize non permettono alla donna e a suo marito di sbarcare.
Le due infermiere contagiate

La prima delle due infermiere a sentirsi male, Nina Pham, è stata trasferita per le cure al National Institutes of Health nel Maryland, dove i dottori la descrivono come “molto stanca” ma in “buone condizioni” dopo il riposo. L’altra infermiera, Amber Vinson, è stata trattata all’Emory University Hospital di Atlanta, mentre è tutto un rincorrersi di misure precauzionali adottate in relazione al suo viaggio in aereo da Dallas a Cleveland e ritorno. Hanno riguardato i passeggeri e l’equipaggio a bordo di sette voli della Frontier Airlines, come anche un gruppo di persone dell’area di Akron, la cittadina dell’Ohio in cui la Vinson ha visitato un negozio di abiti da sposa. Il negozio ieri è stato chiuso e i suoi clienti contattati.

Fonti di Centers for Disease Control and Prevention hanno affermato che la signora Vinson poteva aver già contratto il virus quando si è imbarcata sul volo che da Dallas l’ha portata in Ohio per una visita ai parenti. La stessa agenzia aveva già fatto sapere che l’infermiera si è sentita male  soltanto il mattino dopo il suo ritorno a Dallas.

La polizia ha ricostruito che la Vinson è stata a casa della madre e del patrigno a Tallmadge, a nord-est di Akron. La residenza è stata isolata. Otto persone nell’area sono state poste in quarantena. Da parte sua, Frontier Airlines ha affermato di aver contattato i passeggeri di sette voli: quelli imbarcati sui due voli presi dall’infermiera e quelli che hanno usato successivamente gli stessi aerei. Due piloti e quattro membri dell’equipaggio sono stati messi in permesso retribuito per 21 giorni.

A Dallas, epicentro dell’allarme Ebola negli Usa, sono sotto monitoraggio le decine di operatori sanitari che si sono esposti al contagio durante il trattamento del liberiano Thomas Eric Duncan, poi morto al Texas Health Presbyterian Hospital. A loro è stato chiesto di firmare accordi con valore legale che li vincolano a non recarsi nei luoghi pubblici e a non usare il trasporto pubblico. Non sono state rese note le sanzioni che sarebbero erogate a chi violasse simili regole.

In un’intervista a Good Morning America, il primario Daniel Varga ha dichiarato che quando Duncan è giunto al Texas Health Presbyterian Hospital non presentava “precisi sintomi” e che le due infermiere che hanno contratto il virus avevano seguito le procedure standard dell’ospedale. “Non abbiamo alcuna indicazione del fatto che Nina e Amber abbiano violato alcun protocollo”.

 

EBOLA MAPPA IN REAL TIME

 

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Crediti :

la Repubblica

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

Medicina

10 cose da sapere sull’arrivo della prima terapia Car-T contro i tumori

Quando si comincia, dove, come funziona, a chi serve e chi la paga, tanto per cominciare. Ecco perché l’Aifa ha deciso di dare il via libera in Italia

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Il 7 agosto 2019 è una data che resterà nella storia della farmacologiaitaliana: per la prima volta una terapia cellulare di tipo Car-T è stata approvata dall’Agenzia italiana del farmaco (l’Aifa), e perciò già entro quest’anno potrà essere messa davvero a disposizione dei pazienti oncologici che ne avranno bisogno.

Anche se per il momento sono previsti impieghi limitati e specifici, tutti relativi ai tumori ematologici, l’apertura definitiva verso questo nuovo filone terapeutico segna l’arrivo di un’opportunità in più per combattere il cancro. E lascia intendere che nel nostro paese potranno in futuro essere eventualmente approvati altri trattamenti dello stesso genere, al momento in fase di sperimentazione.

Ma in cosa consiste, nello specifico, la novità delle ultime ore? Abbiamo raccolto in 10 punti sintetici tutto quello che è utile sapere sul presente e sul prossimo futuro delle terapie Car-T in Italia.

1. Che cos’è una terapia Car-T?

In breve, si tratta di una riprogrammazione ad hoc del sistema immunitario del paziente, in modo che questo possa riconoscere e combattere le cellule tumorali. In particolare i linfociti T, che sono un tipo di globuli bianchi, vengono estratti dall’organismo del paziente, riprogrammati (ingegnerizzati) e poi reinfusi nel malato, in modo che una volta rientrati in circolo possano intercettare e attaccare tipi specifici di cellule tumorali.

Questa tecnica di frontiera è riassunta anche dall’acronimo Car, che sta per Chimeric antigen receptor (Recettore antigenico chimerico), in cui l’immagine mitologica della chimera viene sfruttata per indicare come il cuore del trattamento sia costituito dalla combinazione di un mix di porzioni di molecole diverse. Qui su Wiredavevamo già approfondito i dettagli scientifici della terapia Car-T, e un ulteriore racconto tecnico è stato pubblicato da Agi.

Come funziona la terapia genica Car-T (infografica: Malaghan Institute/Aifa)


2. Quale trattamento è stato approvato?

Il nome scientifico del trattamento che ha ricevuto l’ok di Aifa è tisagenlecleucel (non proprio semplice da pronunciare). Il processo di preparazione, che deve essere personalizzato su ciascun paziente, richiede poco più di 20 giorni per la complessa fase di ingegnerizzazione che sta tra il prelievo dei linfociti T dal malato e la loro successiva reinfusione.

Per gli addetti ai lavori il trattamento può essere indicato anche con la sigla Ctl019, mentre a livello commerciale il prodotto attualmente disponibile per il tisagenlecleucel è stato chiamato Kymriah, ed è stato messo a punto da Novartis.

3. A chi è rivolta la nuova terapia?

Al momento sono state indicate due precise categorie di pazienti che possono accedere alla terapia Car-T. Il primo caso è il linfoma diffuso a grandi cellule B (in sigla, Dlbcl), una particolare forma aggressiva di linfoma non-Hodgkin. Il trattamento è rivolto nello specifico a pazienti adulti in cui il linfoma sia refrattario o recidivante, ossia in cui si sia palesata una resistenza verso le altre terapie disponibili oppure in cui la malattia sia ricomparsa nonostante un’iniziale risposta positiva ai trattamenti standard.

L’altro gruppo di pazienti sono i bambini, i ragazzi e gli adulti under 25 colpiti da Leucemia linfoblastica acuta (Lla) alle cellule B, un particolare tipo di tumore raro che colpisce i linfociti B e che nella maggior parte dei casi non risponde alle terapie convenzionali.

4. Quando si inizia davvero in Italia?

Al momento non esiste una data esatta di riferimento, ma sarà entro poche settimane. L’iter infatti prevede, ora che è stata archiviata la fase di approvazione dell’accordo da parte dell’Aifa, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dopodiché la decisione sarà a tutti gli effetti operativa.

Secondo quanto è possibile pronosticare, i primi pazienti a ricevere la terapia Car-T grazie alla nuova approvazione accederanno alle cure già nel mese di settembre di quest’anno.

5. Dove avverranno i trattamenti?

Al momento non esiste una lista pubblica dei centri dove effettivamente verrà erogata la terapia Car-T. La procedura richiede che ciascuna regione individui i centri specialistici in ematologia a cui concedere l’autorizzazione per eseguire il trattamento, in modo che l’accesso sia garantito in modo quanto più possibile uniforme su tutto il territorio nazionale.

Secondo quanto riferito da Franco Locatelli dell’ospedale Bambino Gesù di Roma ad Adnkronos Salute, in Italia i centri dovrebbero essere almeno una decina, anche se non si arriverà a numeri molto più alti. Oltre a essere specializzati in onco-ematologia e dotati di personale qualificato sulle procedure necessarie per la terapia tisagenlecleucel, i centri abilitati dovranno essere dotati di una serie di infrastrutture, come per esempio un reparto di rianimazione sufficientemente attrezzato per soddisfare i requisiti richiesti per questa terapia dall’Agenzia europea per i medicinali(l’Ema).

6. Chi ha già ricevuto il trattamento?

Naturalmente, se la terapia Car-T è stata approvata da Aifa, significa che il trattamento è già stato somministrato a un numero di persone considerato sufficiente in termini di dimostrazioni di sicurezza e di efficacia del metodo. L’approvazione a livello europeo, per esempio, è arrivata già nell’agosto del 2018, e inoltre il trattamento era già disponibile in Italia grazie al canale delle cosiddette cure compassionevoli, ossia il criterio secondo cui alcuni trattamenti sperimentali (adeguatamente verificati) possono essere somministrati quando non esistono altre alternative terapeutiche disponibili.

In particolare, a oggi, solo in Italia negli ultimi anni sono già stati sottoposti alla terapia tisagenlecleucel 50 persone, tra cui 27 bambini. Di uno di questi casi, relativo al centro di onco-ematologia dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, avevamo già raccontato la storia qui su Wired all’inizio dell’anno scorso. Tutto ciò ha portato anche alla realizzazione di 3 studi clinici in altrettanti centri italiani specializzati: l’Istituto nazionale dei tumori di Milano, la Clinica pediatrica dell’università di Milano-Bicocca e la Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma all’ospedale San Gerardo di Monza.

7. Quanto sono efficaci la terapie Car-T?

Anzitutto, va ricordato che le nuove terapie sono state approvate solo per i casi in cui i trattamenti convenzionali per le stesse malattie sono inesistenti o sui pazienti su cui tutti gli altri trattamenti disponibili si sono dimostrati inefficaci. Secondo quanto riferito da Repubblica, la percentuale di guarigione completa dei pazienti dopo la terapia Car-T si colloca tra il 40% e il 50% (ma si arriva fino al 55%, secondo altre stime), mentre Agi ha aggiunto che una risposta positiva, almeno parziale, riguarda oltre l’80% dei casi. Insomma, valori particolarmente alti, dato che si tratta di casi fino a ora considerati disperati, in cui cioè non esisterebbero altre opzioni di cura.

L’altra faccia della medaglia di questa ottima notizia, però, è che occorre prestare particolare attenzione agli effetti collaterali. Uno dei rischi più noti è rappresentato dalla sindrome da rilascio di citochine, una reazione avversa immediata che si può manifestare subito dopo la reinfusione dei linfociti T. Proprio per questo è stata prevista una particolare attenzione alla gestione delle eventuali complicanze.

8. Chi paga?

Questo punto rappresenta una delle novità più significative, che potrebbe fare scuola anche per il futuro della sanità. Dopo una fase di negoziazione definita “responsabile” e “collaborativa” dalle parti in causa, Aifa ha stabilito che il nostro sistema sanitario si farà carico delle cure, ma con un modello di rimborso del tutto nuovo: si tratta del cosiddetto payment at results, ossia il pagamento avverrà solo dopo aver constatato l’esito del trattamento. Il sistema di rimborsabilità è stato spiegato, in una nota, dal direttore generale di Aifa Luca Li Bassi.

9. Quanti pazienti riceveranno la terapia?

Difficile dare una quantificazione precisa, ma tutte le stime disponibili lasciano intendere che si stia parlando di qualche centinaio di pazienti all’anno in tutta Italia. Secondo le fonti di Repubblica, per esempio, il range del numero di pazienti va dai 400 ai 600, e per il Fatto Quotidiano si tratta di poco più di 500 persone, tra cui qualche decina di pazienti in età pediatrica. L’approvazione da parte di Aifa, dunque, segna un netto cambio di passo rispetto a quanto era possibile fare con la sola via delle cure compassionevoli, aumentando il numero di pazienti trattabili di quasi due ordini di grandezza.

10. Quali sono i prossimi passi?

L’approvazione di Aifa non rappresenta certo la fine di un percorso, ma solo un passo importante di un cammino ancora molto lungo. Anzitutto perché le terapie di tipo Car in fase di sviluppo sono numerose, e potenzialmente in un futuro più o meno lontano potranno essere usate non solo per curare diversi tipi di tumore, ma anche per il trattamento di malattie di altro genere, dalle neurodegenerative fino a quelle cardiovascolari. Già nei prossimi mesi sarà discussa l’approvazione in Italia di altre terapie Car-T.

L’altro aspetto, al di là dell’efficacia del singolo trattamento, è la valutazione della sostenibilità delle terapie, tanto in senso economico quanto in termini di tasso di produzione, di impatto sul sistema ospedaliero e di tollerabilità clinica per i pazienti. In altri termini, un banco di prova per valutare l’impatto delle terapie Car sul nostro sistema sanitario.





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Wired

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Medicina

Vaccini o niente scuola, il Comune di Pesaro non fa sconti

Il 10 luglio è scaduto il termine definitivo per regolarizzarsi

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Pesaro – «A differenza dei precedenti anni scolastici, in questa fase di applicazione della legge ‘a regime’, la mancata regolarità degli adempimenti vaccinali comporta la decadenza dall’iscrizione ai nidi o alle scuole dell’infanzia da settembre». Lo ha riferito l’assessore Giuliana Ceccarelli ieri in consiglio comunale, nel rispondere all’interrogazione di Lisetta Sperindei (M5S). Un’interrogazione nata su segnalazione dei genitori free vax del comitato Salute e diritti (in tanti ieri erano in aula per assistere al dibattito), secondo il quale l’Asur e i servizi educativi del Comune avrebbero forzato la legge, dandole una «interpretazione escludente»: per il comitato e Sperindei, la legge ammetterebbe l’iscrizione a nido e scuole dell’infanzia anche dietro presentazione della formale richiesta di vaccinazione all’Asur, che invece, secondo quanto riferito dal comitato, l’Asur ritiene non valida per l’ammissione ai servizi educativi.

Come ha intenzione di comportarsi il Comune? La risposta dell’assessore: «La decadenza consiste nell’estinzione di un diritto per non aver svolto determinate attività previste dalla legge nel termine stabilito». Il termine stabilito sarebbe scaduto il 10 luglio per le scuole dell’infanzia, giorno entro il quale i genitori dei bambini non in regola avrebbero dovuto depositare la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni, l’esonero, l’omissione, il differimento o la presentazione della formale richiesta di vaccinazione. C’è invece ancora tempo per presentae la documentazione per i nidi.

Poi l’assessore ha riferito che, il 22 luglio, il responsabile del servizio Politiche educative Valter Chiani ha interpellato il dirigente Asur del dipartimento vaccinale Marco Monaldi proprio per avere chiarimenti sulla validità della formale richiesta di vaccinazione. Questa la risposta ricevuta da Monaldi: «Il dipartimento vaccinale ha dato disposizione su Area Vasta di evadere le richieste di vaccinazione. Ha altresì disposto, onde favorire la massima possibilità di adesione al programma di recupero vaccinale, di invitare i genitori che chiedono ulteriori appuntamenti con libero accesso». In altre parole, l’Asur si sarebbe attivata per far sì che tutti i genitori realmente interessati possano adempiere all’obbligo vaccinale entro l’inizio dell’anno scolastico. Chi non adempie, come spiegato da Giuliana Ceccarelli, a settembre subirà la decadenza dell’iscrizione.

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Batterio carnivoro, muore uomo dopo un bagno. Allarme batterio mangiacarne

Batterio carnivoro uccide un uomo. Allarme batterio mangiacarne: la storia

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Batterio mangiarne o batterio carnivoro: allarme dopo la morte di un uomo. Dave Bennett, del Tennessee è deceduto a causa del Vibrio vulnificus, un batterio carnivoro che lo ha infettato mentre si trovava in vacanza nella contea di Okaloosa, in Florida.

Batterio carnivoro uccide un uomo. Allarme batterio mangiacarne: lamorte di Dave Bennett

La notizia della morte dell’uomo a causa del batterio mangiacarne è stata riportata dalla Cnn, citando notizie diffuse dalla figlia della vittima sui social network. Il batterio carnivoro fa registrare circa 80.000 casi di infezione e 100 decessi l’anno negli Stati Uniti, stando ai dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, l’agenzia per la Salute pubblica del governo federale.

Batteri mangiacarne uccidono un uomo in 48 ore. Il contagio e i sintomi

In genere il contagio da batterio mangicarne avviene con il consumo frutti di mare crudi o poco cotti, o esponendo una ferita all’acqua di mare. Il caso mortale di David Bennet è stato quest’ultimo. I primi sintomi dell’infezione da batterio carnivoro si sono manifestati velocemente, fino a diventare una sepsi che per l’uomo si è rivelata letale. La figlia della vittima da batterio mangiacarne ha raccontato che il padre aveva un sistema immunitario indebolito a causa delle terapie contro il cancro che stava subendo da alcuni anni. «Pensavo che i batteri mangiacarne fossero una leggenda, ma non è così. Il batterio lo ha completamente distrutto in appena 48 ore » ha raccontato la figlia dell’uomo ucciso dal batterio mangiacarne, che ha voluto condividere la tragedia perché «non c’è abbastanza educazione sui batteri nell’acqua. Devono esserci cartelli segnaletici in ogni spiaggia, in ogni città e parco statale per segnalare che a causa di questi parassiti persone con ferite aperte o sistemi immunitari compromessi non dovrebbero entrare».

Batterio mangiacarne altri casi

Non è l’unico caso di batterio mangiacarne. Qualche settimana fa, nella stessa spiaggia una ragazzina di 12 anni ha contratto la fascite necrotizzante e i medici sono riusciti a salvarle per miracolo la gamba finita in cancrena. Un’altra donna, in una zona diversa della Florida è morta a causa di un’infezione provocata dai batteri mangiacarne dopo essere caduta in spiaggia: attraverso la piccola ferita ha contratto l’infezione fatale.





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