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Medicina

Elezioni e vaccini, il voto NoVax non esiste

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Incrociando le coperture vaccinali con i risultati ottenuti da M5S, Lega e Pd alle elezioni si scopre che i vaccini non hanno influenzato il voto

Movimento 5 Stelle Lega Nord se lo sono conteso per tutta la campagna elettorale, a colpi di promesse di abolizione della legge Lorenzin e promozione della libertà di scelta. Mentre il Pd ha fatto della necessità dei vaccini un punto fermo della propria proposta politica. A guardare i risultati delle urne, si potrebbe dire che l’elettorato italiano abbia sposato più la prima posizione. Ma se si guardano i dati un po’ più da vicino, il discorso cambia. E si scopre che, semplicemente, il voto Novax non esiste. O almeno: nella scala delle motivazioni che orientano gli elettori, i vaccini si trovano molto in basso.

Per arrivare a queste conclusioni, Wired ha incrociato due dati. Il primo riguarda le coperture vaccinali raccolte con l’inchiesta Vaccini d’Italia. Nello specifico, si tratta dei dati aggiornati a fine 2016 per i nati nel 2014. Si è scelto di concentrarsi sul morbillo che, per la nota bufala che lo vorrebbe causa dell’autismo, è una sorta di cartina di tornasole del rifiuto dei vaccini.

Il secondo dato, invece, è ovviamente la percentuale di voto ottenuta da queste tre forze politiche alla Camera a livello comunale. Questi ultimi sono stati estratti dal sito del Viminale nella mattinata di martedì, quando ancora mancava una quarantina di sezioni. Mentre i primi, quando le Asl non hanno risposto alle richieste Foia fornendo i dati di copertura richiesti, fanno riferimento alla media regionale.

Ora, per rendere il tutto confrontabile e visualizzabile, si è deciso di organizzare i dati in base ad un valore assunto come medio.

Intanto la copertura nazionale per il vaccino contro il morbillo, che nel 2016 è arrivata all’87,26%. E i risultati a livello complessivo dei partiti presi in considerazione: 32,7% per il M5S18,7% per il Pd17,4% per la Lega. Sulla mappa si vedranno così quattro colori, a seconda che la copertura sia superiore o inferiore di quella nazionale e il risultato del partito sia migliore o peggiore di quello globale. Questa è la situazione relativa ai 5 Stelle:

 

Come si può vedere, i colori più intensi (che corrispondono a percentuali ottenute dal Movimento superiori a quella nazionale) si concentrano nel Sud Italia. Ma la tonalità vira ugualmente verso il blu (copertura più alta della media) e il marrone (copertura più bassa). La vera cartina di tornasole che mostra come la discussione sui vaccini non abbia avuto ripercussioni sull’esito elettorale è rappresentata dalla provincia di Bolzano. Si tratta di una delle zone con le più basse coperture d’Italia (il 58,1% nel distretto di Merano per i nati nel 2014). Eppure qui il M5S non ha affatto sfondato: appunto a Merano si è fermato al 20,32%, risultato inferiore di oltre dieci punti rispetto a quello nazionale. Un discorso simile vale anche per la Lega:

 

In questo caso l’intensità dei colori è completamente rovesciata: le tonalità più scure sono al Nord, dove la Lega, ma in generale il centrodestra, è andata meglio. Ma questi risultati correlano indifferentemente con coperture più alte e più basse rispetto alla media nazionale. E l’Alto Adige rimane una zona in cui i risultati del partito di Salvini sono stati inferiori rispetto al 17,4% ottenuto complessivamente. E il Pd?

 

L’unica forza che ha utilizzato il sostegno all’obbligo vaccinale in campagna elettorale ha ottenuto un risultato a macchia di leopardo. Certo, meglio nelle regioni centrali, ma anche in questo caso non c’è una correlazione positiva né con le alte coperture, né con quelle basse. In particolare il Pd ha avuto risultati superiori alla media anche nella provincia di Rimini, una delle roccaforti della propaganda Novax. Nel capoluogo il M5S si è fermato al 30,01, quasi tre punti sotto il risultato nazionale.

In conclusione, si può affermare che, nonostante siano stati uno degli argomenti discussi in campagna elettorale, i vaccini non sono stati un elemento decisivo nel determinare l’esito del voto. Chissà se lo saranno nel definire la composizione del prossimo governo. Ma questa è un’altra storia e non saranno i dati a raccontarla.





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Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Medicina

Maestre minacciate dai no vax, arrivano i carabinieri

Tensioni da tre giorni anche davanti a due scuole dell’infanzia a Faenza. Nove bimbi non vaccinati vengono portati lo stesso. La preside: “La legge va rispettata”

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RAVENNA – “Sappiamo chi sei e dove abiti, ti denunceremo“. Insulti e minacce rivolte da un gruppo di no-vax alle maestre della materna di Brisighella. Al punto che per ben tre volte sono stati chiamati i carabinieri. Una scena che si ripete da tre giorni, denuncia la preside Paola Fiorentini, davanti ai bambini che, lasciati all’interno dell’edificio, vengono comunque ammessi in classe. Stessa vicenda anche in due scuole dell’infanzia di Faenza: sei piccoli di 4 e 5 anni non vaccinati vengono portati comunque nell’istituto, nonostante dal 10 marzo per legge sia obbligatorio presentare il certificato vaccinale per essere ammessi.

I genitori arrivano accompagnati da esponenti del comitato “Articolo 32 Libertà e salute” – racconta la dirigente – con toni arroganti e minacciosi aggrediscono verbalmente le maestre. Le offese sono state molto pesanti ed a ciò si aggiunge che questi estranei non identificati si sono permessi di entrare nelle scuole, registrare e fotografare le docenti, con palese violazione della privacy. Il tutto è avvenuto davanti ad altri genitori e ai bambini del plesso“.

I casi riguardano nove bambini i cui genitori sono “inadempienti” rispetto alla Legge Lorenzin: tre che frequentano la materna a Brisighella e sei iscritti in due materne a Faenza. Negli anni i genitori degli alunni non vaccinati dei due istituti comprensivi guidati da Paola Fiorentini, preside da quasi 15 anni, sono stati ripetutamente sollecitati a fornire la documentazione necessaria. “Nei primi tempi – ricostruisce la dirigente – hanno fornito domanda di appuntamento all’Asl, appuntamento sempre disatteso, ma a partire da settembre 2018 non è stata presentato nessun documento in proposito“.

La scorsa settimana questi genitori sono stati avvisati dalle docenti prima, tramite raccomandata poi, che i bambini non potevano più essere accolti. Rispetto alla scadenza del 10 marzo è stata data alle famiglie la possibilità di mettersi in regola per una settimana. “Gli stranieri che non avevano capito bene cosa presentare si sono messi in regola subito, sono invece rimasti nove casi inadempienti”, spiega la preside.

Di qui le tensioni davanti alle scuole cominciate mercoledì scorso. I genitori no-vax lasciano i bambini all’interno del plesso, in modo tale che le docenti sono obbligate a riceverli per evitare l’abbandono di minori. “Devo far rispettare una legge varata dal precedente governo e confermata dall’attuale – insiste Paola Fiorentini – non entro nel merito, ma a partire dal 10 marzo è fatto divieto di frequenza ai bambini non vaccinati, pur mantenendo l’iscrizione e il permesso di rientro una volta che sia presentata la necessaria documentazione“.

La preside si sfoga, è amareggiata: “Come dirigente statale e soprattutto come cittadino italiano rispettoso delle leggi, mi chiedo se è possibile offendere delle lavoratrici che applicano la legge. Mi chiedo anche se ha senso proporre ai ragazzi lezioni contro il bullismo quando la scuola è vittima di questi gravi episodi di bullismo, senza rispetto dei lavoratori, degli altri genitori e soprattutto dei bambini che vivono in una atmosfera minacciosa, per non parlare della totale mancanza di rispetto per coloro che per vari motivi sono immuno-depressi e quindi si trovano esposti a pericoli per il totale egoismo di pochi facinorosi“.

Il Comitato Articolo 32 va invece all’attacco fornendo una interpretazione differente: il termine introdotto dal decreto Milleproroghe del 10 marzo è “applicabile solamente a coloro che hanno autocertificato le vaccinazioni obbligatorie già effettuate al momento dell’iscrizione a scuola in settembre. Non si applica per chi ha ottenuto l’ammissione alle materne ed alle scuole per l’infanzia in forza di formale richiesta di vaccinazione trasmessa all’Asl“. Una battaglia legale che si consuma ora davanti alle scuole. E davanti ai bambini al punto che l’insegnante, ieri in lacrime, ha chiamato i carabinieri.





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La Repubblica

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Medicina

Un gadget impiantabile che rilascia antibiotici per prevenire le infezioni

Un involucro biodegradabile può abbassare il rischio di infezioni post operatorie del 40%. Ecco com’è fatto in questo video

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Gli interventi chirurgici al cuore, come per esempio l’impianto di un pacemaker, o di un defibrillatore, portano con sé un certo rischio per lo sviluppo di infezioni. Un team di ricercatori della Cleveland Clinic ha per questo messo a punto un piccolo device per il rilascio locale di antibioticiche, dopo i primi test, ha dimostrato di poter abbassare il rischio d’infezione del 40%.

Si tratta di fatto di una busta, in materiale biocompatibile, all’interno della quale vengono inseriti, a seconda del caso, il defibrillatore o il pacemaker, e che rilascia gradualmente e per un tempo prolungato dosi giornaliere di antibiotico. A missione compiuta, dopo qualche settimana l’involucro si riassorbe completamente in modo autonomo, non lasciando alcuna traccia: non necessita perciò di rimozione. Di seguito un’animazione per vedere da vicino l’intero processo.

(Credit video: Cleveland Clinic)





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Wired

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Medicina

L’allarme dei chirurghi: “siamo troppo pochi, con quota 100 diventeremo dei panda”

Vi è un salto di due generazioni e i pochi giovani che scelgono come specializzazione “chirurgia” spesso non rimangono in Italia. Il 55% degli specialisti ha tra i 50 e i 59 anni e in tutto il Paese sono 7500

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A lanciare l’allarme ci pensa Pierluigi Marini, professore di chirurgia mini-invasiva alla Sapienza di Roma, direttore dell’Uoc di chirurgia al San Camillo e presidente dell’Acoi, associazione dei chirurghi ospedalieri, che, in un’intervista al Mattino, annuncia che ci sarà il deserto nelle sale operatorie.

Il 55% degli specialisti si trova in una fascia di età fra i 50 e i 59 anni. Sa quanti sono i chirurghi in attività oggi in Italia? Sono 7.500 e già viviamo una serie di criticità negli ospedali. Ora di questi circa 1.700 stanno per lasciare perché a fine carriera e altri 1500 potrebbero optare per l’uscita con la finestra di quota 100. C’è un salto di due generazioni: è semplicemente drammatico“.
Diventano conclamate una serie di criticità che si osservavano da tempo, spiega Marini: blocco del turnover, riduzione dell’attività ambulatoriale, taglio dei posti letto.

Sui motivi per cui mancano i chirurghi, il professore spiega:”Su una platea media di 17 mila neolaureati solo 90, dico 90, scelgono come prima opzione la specializzazione in chirurgia. Non è solo questione di fatica. Oggi un giovane medico è preoccupato per i rischi professionali legati a eventuali azioni giudiziarie per colpa medica. Poi ci sono le difficoltà di accesso alla professione e il problema della formazione“.

Il presidente dell’Acoi assiste con “rabbia” a questo declino, quando “noi in Italia abbiamo inventato la grande tradizione chirurgica europea“.
Oltre a questo l’Italia “non è attrattiva” per i giovani “perché il sistema non premia il merito, perché gli stipendi sono bassi e perché il chirurgo opera con la spada di Damocle“.





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Globalist

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8/13/2017

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