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PRETI PEDOFILI

Ennesima cretinata del cardinale Pell: “I Preti pedofili sono Come camionisti che molestano autostoppiste”

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Ennesimo attacco di questi “Otelma” contro i cittadini. Uno di quei commenti talmente sporchi da essere rilasciati indossando una tonaca e questa volta offende tutta la categoria dei camionisti, persone che lavorano sodo e a cui dobbiamo il nostro rispetto.
Forse ricorderete l’altro suo confratello il vescovo Echevarria che, arrivò anche ad offendere i portatori di handicap dichiarando: “Il 90 % degli handicappati sono figli di genitori che non  hanno mantenuto la purezza del proprio corpo prima del matrimonio”.
Tutto ciò va ben oltre la libertà di parola, diviene libertà di defecare in pubblico.

Marco Dimitri

Tornando al titolo in origine, ecco cosa scrive “il Fatto Quotidiano” sulle dichiarazioni del cardinale Pell:

Il membro del consiglio dei cardinali di Papa Francesco, soprannominato dallo stesso Bergoglio “ranger australiano”, ha utilizzato l’analogia davanti alla commissione nazionale d’inchiesta sugli abusi sessuali sui minori per sostenere che la colpevolezza legale di chi si macchia di tali crimini non può essere imputata ai vertici della Chiesa: “Non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia fossero considerati responsabili”

pell_640“I preti pedofili come dei camionisti che molestano autostoppiste”. A sostenere l’inedito e sconcertante paragone è il cardinale australiano George Pell, membro del consiglio dei cardinali, il cosiddetto C9, di Papa Francesco e prefetto della Segreteria per l’economica istituita daBergoglio (leggi). L’affermazione del “ranger australiano”, come lo ha soprannominato il Papa in persona, è stata pronunciata davanti alla commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali sui minori che ha interrogato il porporato sul suo ruolo quando era arcivescovo di Melbourne, dal 1996 al 2001 prima di passare alla guida della diocesi di Sydney, e ha introdotto lo schema di risarcimenti alle vittime di preti pedofili denominato “Melbourne Response”. Per sostenere che la colpevolezza legale dei preti pedofili non può essere imputata ai leader della Chiesa cattolica, Pell è ricorso all’analogia dei camionisti dichiarando che “non sarebbe appropriato che i dirigenti di quella compagnia fossero considerati responsabili”. Ma il suo è un linguaggio totalmente opposto a quello utilizzato da Papa Francesco che, il 7 luglio 2014, ha voluto celebrare la sua consueta messa mattutina a Casa Santa Marta con alcune vittime di abusi ascoltando singolarmente le loro storie e chiedendo loro “perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa che non hanno risposto in maniera adeguata alle denunce di abuso” (leggi).

Pur accettando che la Chiesa ha degli obblighi morali verso le vittime, il porporato ha sostenuto che quando si tratta di responsabilità legale, le azioni dei suoi sacerdoti non sono necessariamente colpa della Chiesa. L’analogia dei preti pedofili con i camionisti ha lasciato i presenti “a bocca aperta per lo shock”, ha raccontato a caldo Nicky Davis appartenente alla Rete dei sopravvissuti agli abusi dei preti. “Ci siamo letteralmente detti fra noi: ha veramente detto così? Dimostra di non avere alcun concetto di quello che è un comportamento appropriato o inappropriato, e cosa sia appropriato dire ai sopravvissuti. Dimostra di preoccuparsi solo di proteggere sé stesso e di cercare scuse per comportamenti imperdonabili”. Secondo Cathy Kezelman dell’associazione Adulti sopravvissuti ad abusi l’analogia “oltraggiosa” e “scioccante” può causare molto danno. “Le vittime sono già ripetutamente traumatizzate. Sentire che le loro esperienze sono di nuovo negate è come girare il coltello nella piaga”. Protesta anche l’Associazione dei 170mila autisti di Camion Australia. “Hanno famiglie e figli. L’analogia è un profondo insulto a ciascuno di loro”, ha affermato la presidente Noelene Watson.

Le vittime delle violenze dei preti pedofili che hanno testimoniato davanti alla commissione si sono dette tradite dal “Melbourne Response” dell’allora arcivescovo Pell che imponeva un tetto ai risarcimenti di 50mila dollari australiani (35mila euro), mentre chi ha avviato azioni legali ha ricevuto in media in risarcimento 293mila dollari (pari a 205mila euro). Su questo punto il porporato ha osservato che prima del 1996, ovvero prima dell’introduzione del “Melbourne Response”, non erano affatto previsti risarcimenti alle vittime degli abusi. “Molte delle persone assistite da noi – ha affermato Pell – avrebbero ricevuto poco o niente se si fossero rivolte ai tribunali”. Il cardinale ha tuttavia sostenuto che la Chiesa dovrebbe ora rinunciare alle procedure interne di indagine e di risarcimento e creare un’entità indipendente che risponda ad azioni legali a suo carico.

È innegabile, invece, la linea della “tolleranza zero” sulla pedofilia, definita dal Papa come le “messe nere” (leggi), applicata da Bergoglio fin dall’inizio della sua elezione al pontificato. Dall’istituzione di una Pontificia commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley e nella quale c’è anche una vittima, l’irlandese Marie Collins (leggi), ai procedimenti contro vescovi che si sono macchiati di pedofilia. Attualmente, come rivelato dallo stesso Francesco, sono tre i presuli sotto processo e uno, l’ex nunzio apostolico nella Repubblica Dominicana Jozef Wesolowskiè già stato condannato severamente in primo grado (leggi). Del resto la posizione del Papa è chiara ed è stata ribadita con fermezza numerose volte: “Dio è irrevocabilmente e senza mezzi termini dalla parte delle vittime degli abusi” (leggi).

PRETI PEDOFILI

Esclusivo: don Eliseo Pirmati, il prete ricercato per pedofilia gira indisturbato per Verona

Il religioso, colpito da un ordine di arresto in Argentina per lo scandalo che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo per bambini sordi, risiede serenamente in Italia. L’Espresso l’ha incontrato mentre si recava a messa

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apelli bianchi, completo scuro, il passo spedito che non tradisce gli 83 anni, Eliseo Pirmati ha l’aria di chi vorrebbe solo confondersi tra la gente. È il religioso veronese ricercato dalla polizia argentina per  lo scandalo pedofilia  che ha travolto le sedi sudamericane dell’istituto Provolo, colpito da un ordine di arresto firmato lo scorso 23 aprile dal giudice di La Plata, Jorge Moya Panisello, per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori. Ora vive in Italia, a Verona, dove è tornato improvvisamente nel dicembre del 2017, mentre in Argentina dilagava l’inchiesta giudiziaria sugli abusi ai danni dei bambini sordi coinvolgendo anche la struttura di La Plata, dove è stato inviato in missione nel 1974.

L’Espresso l’ha incontrato alcuni giorni fa mentre si recava a messa in una centrale chiesa di Verona, Santa Teresa degli Scalzi, ed è in grado di pubblicare in esclusiva le immagini.

‘Espresso pubblica per la prima volta in esclusiva le immagini del religioso veronese ricercato dalle autorità argentine per lo scandalo pedofilia dell’Istituto Provolo di La Plata. Eliseo Pirmati, 83 anni, cammina indisturbato per le strade di Verona. Dopo 43 anni di missione in Argentina, nel dicembre del 2017 è tornato in Italia, nella sede centrale del Provolo. I giudici di La Plata il 23 aprile 2019 hanno spiccato nei suoi confronti un ordine di cattura per abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori, e richiesto la sua estradizione in Argentina. Dopo la messa nella chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, Pirmati fa ritorno nella struttura centrale dell’Istituto Provolo, sede della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi (di Andrea Tornago)

Il religioso del Provolo, per il quale i magistrati argentini hanno firmato una richiesta di estradizione, dopo la funzione è tornato nell’edificio centrale dell’istituto Antonio Provolo di Verona, sede della congregazione vaticana della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, dove ha stabilito la sua residenza al suo ritorno in Italia. Lo stesso istituto da cui lo scandalo pedofilia era partito 10 anni fa, rivelato dall’Espresso e insabbiato dalle autorità ecclesiastiche, prima di arrivare a contagiare l’Argentina.

Don Pirmati ha sostenuto di non conoscere i provvedimenti delle autorità argentine e ha negato ogni coinvolgimento: «Non so niente, non c’entro niente – ha dichiarato a L’Espresso – Sono un uomo qualunque della strada».

Nell’inchiesta di La Plata, Eliseo Pirmati è accusato di raccapriccianti abusi nei confronti dei minori che aveva in custodia, per di più privi della possibilità di esprimersi in quanto sordi, violenze aggravate dalla minore età delle vittime e dalla sua qualifica di ministro di culto religioso.

Foto di don Pirmati sequestrata dalla polizia argentina agli atti dell’inchiesta sul caso Provolo

Gli abusi, secondo i magistrati, «provocarono un danno irreparabile alla salute dei bambini, tanto nella sessualità quanto nella vita quotidiana: angoscia, inquietudine, desideri di autoeliminazione». Un anno dopo i primi arresti di religiosi e laici del Provolo in Argentina nel dicembre del 2016, tra i quali figurava il sacerdote veronese Nicola Corradi, un aereo di linea ha riportato don Pirmati in Italia, dove ora vive indisturbato nella sede dell’istituto Antonio Provolo.

IL CASO ISTITUTO PROVOLO




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l'Espresso

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, coprì un prete: nuove accuse a cardinale George Pell in sede civile

Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini.

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SYDNEY – Il cardinale australiano George Pell, già condannato per pedofilia, rischia nuovi guai con la giustizia perché è stato accusato in sede civile di avere coperto un prete, del quale avrebbe saputo che commetteva abusi su bambini. Secondo quanto riportano i media locali, la denuncia è stata presentata venerdì presso la Corte suprema dello Stato australiano di Victoria da un uomo che afferma di essere stato vittima di abusi da parte di padre Edward ‘Ted’ Dowan durante la scuola a Melbourne, all’inizio degli anni ’80. George Pell, ex numero tre del Vaticano, che all’epoca era vescovo vicario per l’istruzione nella regione di Ballarat, nel sud, è accusato di avere permesso al religioso di passare da una scuola all’altra mentre era al corrente dei fatti che gli vengono rimproverati. “Pell deve rispondere non solo dei suoi crimini ma anche di quelli commessi da altri preti e fratelli dei quali ha autorizzato lo spostamento da una scuola all’altra e da una parrocchia all’altra”, ha detto Michael Magazanik, l’avvocato della vittima, citato dal giornale The Australian.

Gli indagati

Oltre a George Pell, nella denuncia sono menzionati la Commissione cattolica per l’istruzione, il vescovo di Ballarat Paul Bird e l’arcivescovo di Melbourne Peter Comensoli, riferisce sempre The Australian. Il caso dovrebbe essere oggetto di una mediazione. George Pell ha presentato ricorso in appello contro la sua condanna penale per atti di pedofilia. Al termine di un’udienza giovedì, i tre magistrati della Corte suprema hanno preso tempo per deliberare e non si sa quando verrà annunciata la decisione. Possono confermare la condanna, ordinare un nuovo processo o assolvere il prelato. A dicembre Pell era stato riconosciuto colpevole di cinque capi d’accusa relativi ad aggressioni sessuali commesse contro due bambini coristi nel 1996 e 1997. A marzo era poi stato condannato a sei anni di carcere.

IL CASO GEORGE PELL

 





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Cronachedi

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PRETI PEDOFILI

Roma. Si fingeva clochard, prete americano arrestato per abusi su minori

Latitante dal 2006, il 70enne ha varcato la soglia di un centro di accoglienza del comune di Roma, in via Assisi

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All’apparenza uno dei tanti senza fissa dimora di Roma, invece era un prete americano che doveva scontare 81 anni di carcere per aver compiuto reiterati abusi sessuali su minori tra il 1979 e il 1981. Fine della latitanza dopo 13 anni, il 24 maggio scorso, per monsignor Joseph John Henn, 70 anni, che si è presentato nel centro di accoglienza comunale divia Assisi a Roma chiedendo agli operatori di essere aiutato come un qualsiasi clochard.

Sulla testa di Henn pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere della Corte di Appello di Roma del 2006. I fatti contestati all’uomo sono stati commessi nello stato dell’Arizona, dove esercitava funzioni di monsignore per la Chiesa cattolica americana.

Il contenzioso con la giustizia di Henn inizia nel 2005, quando venne arrestato nella Capitale e collocato a domiciliari in un alloggio in via della Conciliazione. Poco dopo arriva la richiesta di estradizione dagli Stati Uniti, cui il monsignore fa richiesta di opposizione. Nel 2006 la sua richiesta viene rigettata e quando sopraggiunge la custodia cautelare definitiva, la giustizia non riesce nemmeno a notificargliela perché intanto Henn aveva fatto perdere le sue tracce.

La latitanza dell’uomo termina la scorsa settimana, quando si presenta nel centro di accoglienza del Tuscolano come senza fissa dimora. Entrato nella struttura, qualcosa si complica quando uno degli operatori si accorge che l’uomo ha con sé diversi certificati medici tutti intestati a persone diverse. Da lì parte l’allerta che arriva fino alla Sala operativa sociale del Campidoglio e poi ai Carabinieri della Compagnia di Piazza Dante. Dopo i dovuti riscontri, per l’uomo si sono aperti i cancelli del carcere romano di Regina Coeli.





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Crediti :

Romait

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