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ExoMars, l’Italia sbarca su Marte: grande successo

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ExoMars: oggi il lander Schiaparelli “ammarterà” sulla superficie di Marte. Se tutto dovesse andare secondo i piani, ciò avverrà in 6 (lunghissimi) minuti.

Oggi, 19 ottobre 2016, nell’ambito della missione ExoMars, il lander Schiaparelli “ammarterà” sulla superficie del Pianeta Rosso. Se tutto dovesse andare secondo i piani, in 6 (lunghissimi e critici) minuti dovrebbe entrare nell’atmosfera marziana e atterrare. Nel dettaglio, Schiaparelli dovrebbe fare in suo ingresso in atmosfera alle 16:42, con touchdown alle 16:48. L’annuncio del ricevimento del segnale di conferma dell’atterraggio è previsto alle 18:33 (ora italiana), mentre l’arrivo del segnale che l’orbiter TGO è nella corretta orbita è atteso alle 20:30 (ora italiana).

Dopo aver viaggiato uniti per sette mesi, Schiaparelli e l’orbiter Tgo si sono separati il 16 ottobre alle 16:42 ora italiana:  TGO ha rilasciato Schiaparelli con una leggera rotazione, in modo da mantenere la sua traiettoria sull’orbita marziana per le successive 72 ore, e poi si è allontanato. Quella che ha permesso la separazione è stata una manovra  programmata sul computer di bordo, così come la discesa di Schiaparelli prevista per mercoledì 19 ottobre (in basso le simulazioni e visualizzazioni dell’evento).

MINUTO PER MINUTO

Ore 18:50 – È arrivato il primo segnale dall’orbiter TGO ed è arrivato chiaramente. Dopo la sonda Mars Express è arrivato a Terra anche il segnale dell’orbiter TGO (Trace Gas Orbiter), che con il lander Schiaparelli è il protagonista della missione ExoMars. Il segnale è stato accolto con un grande applauso nel centro di controllo della missione ExoMars che si trova in Germania, a Darmstadt. L’analisi dei dati non sarà completata prima delle 20:30 italiane.

Ore 18:49 – “Siamo all’avanguardia nel campo della ricerca, dello sviluppo e delle tecnologie avanzate, la space economy e’ gia’ una realta’ e noi siamo tra i pochi al mondo che possono starci dentro“: lo ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa Mauro Moretti, ad di Leonardo-Finmeccanica.

Questa è una specie di opera d’arte moderna. Gli artisti fanno fatica a concepire cose più evolute di quelle che stiamo facendo. Questo è un buon segno. Per questo motivo abbiamo deciso di prendere il nome “Leonardo”, abbandonando “Fin” di finanziaria e “Meccanica“. Lo ha detto l’amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica, intervenendo a palazzo delle Esposizioni a Roma dove è in corso un evento alla presenza della ministra dell’Istruzione Stefania Giannini per celebrare in diretta il successo della missione Exomars.

Solo facendo sistema e lavorando insieme si possono fare queste cose. Non sempre ci riusciamo in altri ambiti meno sfidanti, sembra che in questo contesto siamo particolarmente bravi come italiani e come europei. Questa di Exomars credo che sia una dimostrazione straordinaria di questo“: ha dichiarato Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana. “Questa missione è iniziata più di dieci anni fa. Nacque come missione europea con la Nasa. Poi per motivi di budget la Nasa decise di ritirarsi mettendo in pericolo la missione. L’Italia con l’Asi e l’Europa con l’Esa decisero di prendersi questo rischio“. “Ma lo sforzo che ci sta davanti è ancora molto grande“, quello della seconda missione “che ci permetterà di curiosare venti, trenta, cinquanta centimetri sotto il terreno marziano“.

Ore 18:35 – Arriva la conferma, successo della missione. L’Europa e l’Italia sono su Marte. L’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana hanno confermato che è arrivato il segnale di approdo sul pianeta rosso del lander Schiaparelli della missione europea ExoMars 2016. La missione è partita sette mesi fa ed ha rispettato tutti i parametri critici estremamente nominali sia per il lander che l’orbiter Tgo. “Non era ovvio che tutto andasse bene” ha commentato il presidente dell’Asi, Roberto Battiston, che ha sottolineato l’eccezionale bravura della filiera industriale spaziale italiana parlando al Palazzo delle Esposizioni a Roma, alla presenza del ministro dll’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini, e dell’ad di Leonardo Finmeccanica, Mauro Moretti.

Evviva l’Italia, evviva l’ESA, evviva l’Europa“, è stato il primo commento di Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.

L’inserzione in orbita di TGO dovrebbe essere terminata, ma ora l’orbiter si trova dietro Marte, fuori dalla portata della Terra.

Ore 18:23 – “Il lander Schiaparelli ha fatto quello che doveva fare, tutto sta andando come previsto ma bisogna aspettare di avere le ultime conferme“: lo rende noto Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, a margine dell’evento organizzato a Roma. “Per ora tutto e’ nella norma ma vogliamo aspettare la sequenza di segnali che tutto sia perfetto“. “Il lander sembrerebbe aver fatto tutto quello che doveva fare ma dobbiamo ancora avere certezza, solo nei prossimi minuti avremo una conferma definitiva grazie ai dati che il lander inviera’ ai satelliti in orbita che saranno ritrasmessi verso Terra“. “È un momento storico e l’Italia è veramente orgogliosa, io sono orgoglioso per l’Agenzia spaziale italiana che ha guidato questo sforzo in questi anni, del fatto che abbiamo contribuito in modo decisivo a portare questa missione su Marte, a proporla e ad analizzare i dati dei nostri strumenti: la stazione meteorologica che è su Schiaparelli e lo strumento che ha misurato durante la discesa i dati ambientali di pressione e temperatura; due strumenti che daranno informazioni essenziali per capire che tutto è andato per il verso giusto per preparare la missione del 2020 che avrà tra i suoi strumenti quello dedicato alla ricerca della vita.

Ore 18:15 – La sonda ESA Mars Express sta inviando a Terra i segnali registrati durante la discesa del lander Schiaparelli su Marte. I dati stanno arrivando nel centro di controllo della missione ExoMars che si trova in Germania, a Darmstadt, ma la loro analisi è molto complessa, rileva l’Esa, e non sarà possibile avere la conferma del successo della missione prima delle 18:30 italiane.

Ore 18:06 – “Siamo arrivati su Marte, ora dobbiamo semplicemente iniziare a parlarci“: queste le parole di Donato Amoroso, amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia. “Viviamo con grande trepidazione questi momenti perché sono anni di lavoro e la missione è davvero complessa, al limite delle conoscenze tecnologiche“. “Siamo attivati, ora dobbiamo solo iniziare a dialogare con il lander, stabilire un ponte“.

Dalla campagna di lancio in poi abbiamo avuto risultati perfetti, è stata una missione noiosa da questo punti di vista. Abbiamo centrato esattamente le orbite e le traiettorie rispetto alle previsioni analitiche“: lo ha spiegato Walter Cugno, vice presidente Esplorazione e scienza di Thales Alenia Space e direttore programma Exomars, mentre si attende l’esito del segnale dal lander Schiapparelli dalla superficie di Marte.

Ha davvero ragione il premier Matteo Renzi, ora c’è tanto orgoglio e tanta trepidazione“: lo dichiara l’Ad di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti, in riferimento al tweet del presidente del Consiglio, in attesa che arrivi il segnale di conferma dell’approdo su Marte del lander Schiaparelli. Parlando con i giornalisti al Palazzo delle esposizioni a Roma, dove i vertici dell’Asi ed i responsabili scientifici e industriali della missione ExoMars 2016 stanno aspettando il segnale cruciale dal pianeta rosso, Moretti ricorda il ruolo dell’alta tecnologia italiana a bordo della missione europea, la prima su Marte. “ExoMars è piena di tecnologia italiana. Le tecnologie più importanti le abbiamo fatte noi“, afferma. “Oggi è un giorno importante ma è il primo passo perché nel 2020 atterrerà con la missione ExoMars 2020 la nostra trivella, realizzata da Leonardo, un vero gioiello della tecnologia che andrà a cercare nelle viscere di Marte se c’è qualcosa di bio” ha aggiunto Moretti. “Il gruppo Leonardo ha contribuito direttamente e attraverso le sue societa’ a realizzare un prodotto qualitativo altissimo. E’ di nostra fabbricazione oltre il 40% della navicella e ne siamo veramente molto orgogliosi“. Lo ha detto l’amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica, Mauro Moretti, intervenendo all’evento organizzato al Palaexpo di Roma in occasione dell’arrivo sul pianeta Marte della sonda Schiaparelli con la missione Exomars. “Abbiamo dimostrato di avere la tecnologia e che per il futuro possiamo programmare cose ancora più all’avanguardia“. La missione su Marte si completera’ nel 2020 con una trivella realizzata da Leonardo “che sara’ molto sofisticata e consentira’ di prelevare campioni a due metri di profondita’ sul pianeta. Oggi vediamo i risultati del grande lavoro che abbiamo fatto. E’ un passo in avanti molto importante, anche per il futuro dei nostri giovani“. “Siamo orgogliosi del lavoro fatto, perche’ abbiamo battuto nell’altissima tecnologia le grandi aziende statunitensi e quelle russe. La trivella che riesce ad analizzare direttamente su Marte le forme di vita, trasmettendo i dati gia’ elaborati sulla terra rappresenta un gioiello, cosi’ come i satelliti, i pannelli solari, il sistema di posizionamento stellare per la guida, tutto costruito da noi“, ha sottolineato Moretti.

Ore 17:51 – La stazione radio di Malargue, in Argentina, e quella di Cebreros, in Spagna, sono in attesa dei primi segnali dal lander Schiaparelli. Il Trace Gas Orbiter che ha portato la sonda fino all’orbita del pianeta sta compiendo il giro intorno a Marte e non appena sarà a portata del segnale del lander lo rimbalzerà verso la Terra. Se tutto è andato come previsto i pannelli solari si sono già sbloccati e il lander sta ricaricando le batterie mente l’antenna lunga due metri si mette in asse con la Terra.

La missione Exomars rappresenta un momento storico, frutto della collaborazione di una squadra di persone che ha permesso la riuscita del progetto: queste le parole di Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana nell’intervento di apertura dell’evento “L’Italia va su Marte“. “Sono davvero molto emozionato e sto sulle spine. Ma ho fiducia nel lavoro svolto fin qui da tutti i tecnici che hanno lavorato alla missione e aspetto il risultato di questo lavoro“. “E’ come lanciare un sasso da Terra e riuscire dopo un viaggio di milioni di chilometri a colpire il punto esatto con la giusta inclinazione. Si tratta di un margine molto stretto che pero’ avra’ molta importanza per l’esito finale della missione. Solo se Schiaparelli entrera’ con la giusta angolazione nell’atmosfera marziana riuscira’ ad ammartare indenne. Confido nell’ottimo lavoro svolto fin qua da tutti.

Il direttore dell’Agenzia spaziale europea Esrin Josef Aschbacher ha dichiarato che si tratta di una missione molto complessa e che “l’Italia è fra i paesi che hanno supportato di più la missione Exomars con fondi, energia e competenza. Un totale di 16 aziende italiane hanno contribuito alla realizzazione del progetto“.

Ore 17:27 – Terminate le trasmissioni di Schiaparelli. I segnali iniziali sono stati ricevuti tramite il Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) mentre il lander discendeva sulla superficie di Marte, ma non si hanno ancora conferme del touchdown. Non è una sorpresa, spiega l’ESA, a causa del segnale “molto debole” ricevuto da GMRT. Una conferma più precisa si avrà dalla sonda ESA Mars Express.

Ore 17:15 – Il lander Schiaparelli “dovrebbe essere già su Marte“, ma “aspettiamo il segnale ” e “incrociamo le dita“. Non nasconde un po’ di apprensione Fabio Favata, responsabile di missione di ExoMars 2016, parlando con i giornalisti a margine dell’evento a Roma, a Palazzo delle Esposizioni, promosso per il primo approdo dell’Europa su Marte, una missione che con l’Asi ha molto di italiano.

L’arrivo del lander su Marte è il primo passo della missione ExoMars dell’Agenzia Spaziale Europea e di quella italianache si concluderà nel 2020 quando a sbarcare sulla superficie marziana sarà un vero e proprio rover dotato di una trivella Made in Italy che perforerà il suolo del Pianeta Rosso alla ricerca di tracce di vita nascosta alle letali radiazioni spaziali. La sonda – ribattezzata Schiaparelli, dal nome dell’astronomo lombardo che per primo osservò i canali sulla superficie di Marte – è scesa sul Meridiani Planum. L’orbiter TGO dalla quale si è sganciato il lander si è inserita in orbita intorno al pianeta per raccogliere informazioni necessarie a realizzare una mappa in 3D della superficie marziana e ad analizzare le emissioni di metano che vengono dalla crosta di Marte per cercare d comprendere se siano di orgine biologica o geologica.

Ore 16:50 – I segnali in arrivo da Marte impiegano 9 minuti e 47 secondi per raggiungere la Terra, quindi ora il team attende le prime indicazioni relative al successo dell’ingresso in atmosfera, discesa e ammartaggio. Fiato sospeso fino alla conferma ufficiale.

Ore 16:48 – Secondo i programmi, si spengono i motori ad una altezza dal suolo di circa 2 metri e Schiaparelli scende in caduta libera alla velocità di 10 chilometri orari, protetto da un struttura deformabile. E’ il momento del touchdown. Terminano i 6 minuti “di terrore”. In attesa della conferma ufficiale.

Ore 16:47 – Secondo i programmi, si accendono i retrorazzi ad una quota di 1100 metri e ad una velocità di 250 km/h.

Ore 16:46 – Secondo i programmi, Schiaparelli viaggia a una velocità di circa 320 km/h e si trova a 7000 metri di quota, ed ora si stacca lo scudo termico frontale; dopo circa 30 secondi si stacca anche lo scudo termico posteriore e il paracadute, a una quota di 1200 metri e a una velocità di 240 km/h.

Ore 16:45 – Secondo i programmi, la quota è di 11 km e la velocità è di 1700 km/h. Si apre il paracadute supersonico di 12 metri di diametro.

Ore 16:43 – Secondo i programmi, lo scudo termico protegge da altissime temperature Schiaparelli che si trova a circa 45 km di quota e viaggia a 19.000 km/h.

Ore 16:42 – Secondo i programmi, inizia la discesa, i 6 “minuti di terrore“. Schiaparelli si trova a 121 km di altezza e viaggia a circa 21 mila km/h.

Ore 16:17 – Il Direttore di Volo ExoMars Michel Denis conferma che il segnale ricevuto da Schiaparelli è arrivato “forte e chiaro“, captato dal Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) di Pune, India.

Ore 15:37 – Il lander Schiaparelli si è “risvegliato” dallo stato di ibernazione. In fase di riavvio il computer di bordo, i sistemi automatici di navigazione, di guida, di telecomunicazione e di controllo della sonda, in preparazione i motori per la delicatissima fase di frenata. La conferma è giunta dal segnale del veicolo, sebbene molto debole, ricevuto dal radiotelescopio Giant Metrewave Radio Telescope che si trova a Pune in India.

Ore 15:15 – Il Trace Gas Orbiter ha iniziato la manovra di inserzione nell’orbita marziana. Il “burn” dovrebbe durare 139 minuti.

L'ITALIA SU MARTE

L’Italia va su Marte, con tutta la sua scienza, la sua alta tecnologia, la sua industria spaziale. ExoMars è l’unione delle forze tra l’Esa e l’agenzia spaziale russa Roscosmos, e comprende il Trace Gas Orbiter (Tgo) ed il dimostratore di entrata, discesa ed atterraggio Schiaparelli. In questo straordinario scenario, il nostro Paese, con l’Agenzia Spaziale Italiana, è pronto a iniziare l’avventura marziana a 55 milioni di chilometri dalla Terra.

L’obiettivo del lander Schiaparelli è testare una gamma di tecnologie per consentire una discesa controllata e l’atterraggio su Marte in preparazione per future missioni, compresi uno scudo termico, un paracadute, un sistema di propulsione ed una struttura deformabile.

Il Trace Gas Orbiter (Tgo) invece comincerà la sua missione scientifica alla fine del 2017, dopo un anno di complesse manovre di “aerobraking” (aerofrenaggio, per la riduzione della velocià) per far circolare la propria orbita.

Schiaparelli trasporta anche un piccolo pacchetto scientifico che registrerà la velocità del vento, l’umidità, la pressione e la temperatura sul luogo di atterraggio, ed otterrà inoltre le prime misurazioni dei campi elettrici della superficie di Marte che potrebbero fornire un’indizio di come le tempeste di sabbia vengono scatenate.

In questa avventura, che vede coinvolte circa 1.500 persone a livello Europeo nel programma ExoMars con oltre 600 in Leonardo e 134 aziende di Paesi partner dell’Esa coinvolte e coordinate da Thales Alenia Space, è l’Italia hi-tech ad approdare sul Pianeta Rosso. Attraverso la partecipata Thales Alenia Space, il colosso aerospaziale italiano Leonardo ha la leadership di entrambe le missioni ExoMars del 2016 e del 2020. Realizzati da Leonardo molti dei prodotti ad alto contenuto tecnologico usati nel programma: i sensori stellari di assetto, i pannelli fotovoltaici, il piano focale e l’elettronica di processamento della telecamera stereo di Cassis, le unità elettroniche di alimentazione e la sofisticatissima trivella che partirà nel 2020 per scavare con la sua punta di diamante il suolo marziano per la prima volta nella storia fino a una profondità di 2 metri alla ricerca di tracce di vita. Attraverso la controllata Telespazio, Leonardo è anche responsabile di alcuni sistemi chiave del segmento di terra di ExoMars. In questa missione 2016 sono quattro i pannelli solari realizzati da Leonardo con apertura alare di 17, 5 metri e garantiscono alimentazione a una distanza dal Sole che all’arrivo della sonda in atmosfera marziana è di 1.38 unità astronomiche, pari a 207 milioni di chilometri. La durata del viaggio della sonda verso Marte, guidata dai sensori stellari Leonardo, è stata di sette mesi e la velocità della sonda all’arrivo nell’atmosfera marziana sarà di 21.000 chilometri l’ora. La distanza Marte-Terra all’arrivo è di 178 milioni di chilometri.

Il Tgo lavorerà su un’orbita di 400 chilometri, la distanza della Iss, per 100.000 chilometri, il triplo della distanza della Luna, farà centinaia di orbite di 4 giorni l’una, per 12 mesi: in tutto la navicella percorrerà mezzo miliardo di chilometri, sempre guidata dai sensori stellari di Leonardo. A bordo anche la camera stereoscopica Cassis, cui ha contribuito Leonardo, che riprenderà foto 3D di Marte, con un dettaglio di 5 metri. Dopo il rilascio di Schiaparelli da Tgo il 16 ottobre, oggi si passa alla fase dell’ammartaggio del 19 ottobre ed il lander avrà 6 minuti per decelerare da 21.000 a 0 chilometri l’ora per atterrare. L’atterraggio di Schiaparelli deve essere totalmente autonomo, non può essere radioguidato perché a questa distanza i segnali radio impiegano 9,5 minuti da Marte alla Terra. Il sito su Marte scelto per l’atterraggio del lander è il Meridiani Planum che ha una depressione con diametro di 1.000 chilometri circa.

LA MISSIONE

La missione è suddivisa in due fasi. Nella prima, iniziata a marzo 2016, una sonda (TGO) resterà nell’orbita di Marte per indagare la presenza di metano e altri gas presenti nell’atmosfera, possibili indizi di una presenza di vita attiva, mentre un modulo (EDM) denominato Schiaparelli contenente la stazione meteo (Dreams) ed altri strumenti, atterrerà su Marte, il 19 ottobre. Nella seconda parte della missione, che prenderà invece il via nel maggio 2020, l’obiettivo è portare sul Pianeta Rosso un innovativo rover capace di muoversi e dotato di strumenti per penetrarne ed analizzarne il suolo.

Il 21 ottobre 2015 l’ESA ha annunciato la scelta del primo candidato per il landing del 2020. Si tratta di Oxia Planum, selezionato all’interno di una rosa di quattro siti.

Obiettivi Scientifici

ExoMars è stato concepito e realizzato con l’obiettivo principale di acquisire e dimostrare la capacità autonoma europea di eseguire un atterraggio controllato sulla superficie marziana, operare sul suolo marziano in mobilità di superficie, accedere al sottosuolo per prelevarne campioni e analizzarli in situ. Nello specifico, la missione indagherà le tracce di vita passata e presente su Marte, la caratterizzazione geochimica del pianeta, la conoscenza dell’ambiente marziano e dei suoi aspetti geofisici e l’identificazione dei possibili rischi per le future missioni umane.

Contributo Italiano

L’ESA ha assegnato all’industria italiana la leadership principale di entrambe le missioni; oltre alla responsabilità complessiva di sistema di tutti gli elementi, è sempre italiana la responsabilità diretta dello sviluppo del modulo di discesa di ExoMars 2016, denominato Schiaparelli, del drill di due metri che perforerà il suolo marziano per il prelievo di campioni e del centro di controllo da cui il Rover verrà operato.

Per quanto concerne il contributo scientifico, gli strumenti proposti con P.I Italiano e selezionati da ESA sono i seguenti:

DREAMS (Dust characterization, Risk assessment and Environment Analyser on the Martian Surface) suite di sensori per la misura dei parametri meteorologici (pressione, temperatura, umidità, velocità e direzione del vento, radiazione solare) e del campo elettrico atmosferico in prossimità della superficie di Marte. Esso avrà la possibilità di studiare le condizioni ambientali sul pianeta nel periodo, particolarmente interessante, in cui si prevede una forte presenza di polveri nell’atmosfera (Francesca Esposito INAF/Osservatorio Astronomico di Napoli)

  • AMELIA (Atmospheric Mars Entry and Landing Investigation and Analysis), modellistica dell’atmosfera marziana impiegando i dati raccolti dai sensori durante la discesa del lander Schiaparelli sulla superficie marziana (Francesca Ferri CISAS- Università di Padova)
  • MA_MISS (Mars Multispectral Imager for Subsurface Studies) spettrometro per l’analisi dell’evoluzione geologica e biologica del sottosuolo marziano, inserito all’interno del Drill, che consentirà di analizzare la conformazione della superficie interna della perforazione effettuata dal Drill stesso (Maria Cristina De Sanctis (INAF/IAPS, Roma, Divisione Sistemi Avionici e Spaziali di Finmeccanica).
    INRRI (INstrument for landing-Roving laser Retroreflector Investigations) il microriflettore laser dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è stato realizzato con la supervisione scientifica di Simone Dell’Agnello, fisico dei Laboratori Nazionali di Frascati (LNF) dell’INFN.


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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Fisica

Rivoluzione spaziale: il primo volo con equipaggio di SpaceX

Il 27 maggio due astronauti raggiungeranno la Iss grazie a un’azienda privata: è una nuova era dell’esplorazione

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Robert Behnken (a sinistra) e Doug Hurley nel simulatore della Crew Dragon (foto: SpaceX/Nasa)

Da mercoledì 27 maggio 2020 l’esplorazione spaziale non sarà più la stessa. Quando in Italia saranno le 22:33, una navicella Crew Dragon, progettata e realizzata da SpaceX, si staccherà dalla rampa 39A del Kennedy Space Center per portare gli americani Robert Behnken e Doug Hurley sulla Stazione spaziale internazionale. Per la prima volta due astronauti raggiungeranno lo spazio grazie a un’azienda privata. Se tutto dovesse andare come previsto (qui è possibile seguire la diretta), poi chiunque, agenzia o società straniere, potrebbe sfruttare il taxi cosmico della compagnia di Elon Musk dopo aver pagato il trasporto.

Il razzo Falcon 9, che porterà la Dragon in orbita, è già sulla rampa di Cape Canaveral da qualche giorno. Lì, da dove nel luglio del 1969 l’uomo partì per la Luna, verso le 19:30 di mercoledì arriverà una Tesla Model X bianca, con a bordo Behnken e Hurley, pronti a salire la torre di lancio, completamente riadattata, per sistemarsi dentro la capsula e dare inizio alla missione Demo 2. Si tratterà di una spedizione test e sarà solo il primo dei sei passaggi verso la Iss per cui la Nasa ha già pagato a Musk un biglietto da 2,7 miliardi di dollari (usati anche per la realizzazione della navetta).

La Crew Dragon raggiungerà la Iss 19 ore dopo il lancio (foto: SpaceX/Nasa)


Fra touch screen avveniristici e con addosso tute spaziali che sembrano uscite da Tron, Hurley e Behnken diventeranno i primi americani dal 2011 a staccarsi dal suolo statunitense per uscire dall’atmosfera. I primi, dalla chiusura del programma Space Shuttle, a farlo seduti dentro un veicolo costruito negli Stati Uniti da un’azienda statunitense.

Che la Nasa tenga molto a sottolineare il primato e la collaborazione con SpaceX – si è anche coniato lo slogan “American astronauts […] on an American rocket from American soil” – conferma quanto suggerito dai dettagli, a partire dalla ben pubblicizzata passerella in Tesla – altra azienda di Musk – fino all’innovazione di mezzi, strutture ed equipaggiamenti: in piena sintonia con quanto voluto dall’ente spaziale americano, il modo di esplorare e soprattutto approcciare lo spazio si è evoluto. Oggi l’affare è diventato, stricto sensu, privato. Si tratta di una rivoluzione morbida, per ora più di pensiero che di tecnologie. Ma non per questo meno radicale.

Il lancio…

In quarantena dal 13 maggio, ma con misure di isolamento aggiuntive a causa dell’emergenza sanitaria, Behnken (due spedizioni Shuttle e sei attività extraveicolari all’attivo) e Hurley (test pilot della Marina che ha volato sull’ultima missione Shuttle, la Sts-135) indosseranno le tute spaziali quattro ore prima della partenza. Una volta assicurati gli astronauti alla capsula, circa un’ora e 50 prima del lift-off, a 35 minuti dal lancio inizierà il rifornimento del Falcon 9.

La Crew Dragon e il Falcon 9 all’Horizontal Integration Facility (Hif) del Kennedy Space Center (foto: SpaceX)


I suoi nove motori Merlin si accenderanno a tre secondi dallo zero e garantiranno una spinta continua per i primi 11 minuti di volo, quindi la Dragon sarà immessa nell’orbita di inseguimento verso la Iss.

A quel punto, mentre SpaceX testerà ancora una volta la capacità del primo stadio del Falcon di tornare in maniera autonoma sulla piattaforma galleggiante Of Course I Still Love You, 510 chilometri al largo di Cape Canaveral, per Behnken e Hurley inizierà un viaggio verso la stazione orbitante di 19 ore. Sono 13 più di quante ne impieghi la Soyuz per compiere lo stesso percorso, ma consentiranno di provare i sistemi del nuovo veicolo. A 150 metri dalla Iss, gli astronauti passeranno al controllo manuale, per fingere un’avaria alla guida automatica della Dragon e testarne i comandi (di cui SpaceX ha addirittura diffuso un simulatore). Per attraccare, quando ormai sarà il 28 maggio fra le 17 e le 18 italiane, si tornerà invece al controllo computerizzato.

Solo nelle settimane successive, Behnken e Hurley conosceranno la durata della loro permanenza in orbita (dai 30 ai 119 giorni), determinata da alcune risposte ai test di volo e dallo stato di avanzamento della Dragon successiva, che nella missione “Crew-1” porterà sulla Iss quattro persone (su una capienza massima di sette).

… e il dopo

Sempre non ci siano intoppi (se no tutto sarà rinviato al 30 maggio), il lancio della “Demo-2” inaugurerà un’era in cui non solo gli equilibri geopolitici saranno sempre più legati alle attività spaziali, ma in cui l’economia del Pianeta dipenderà da strategie commerciali messe in atto oltre l’atmosfera da enti pubblici insieme con società private, anche se non soprattutto medio piccole (si pensi anche al programma Boost! lanciato lo scorso aprile dall’Esa per stimolare la concorrenza europea).

Il test di SpaceX modellerà il futuro partendo dall’orbita bassa, lì dove il servizio di trasporto verso la Iss entrerà a regime da fine anno (per precauzione la Nasa ha comunque già comprato un passaggio extra sulla Soyuz, spendendo 90 milioni di dollari). Poi il processo di commercializzazione dello spazio si estenderà alla Luna, come già dimostrato dalle commesse per la realizzazione del lander nel programma Artemis, e quindi chissà. In fondo, le innovazioni di Musk sono pensate per raggiungere Marte, non per limitarsi a un servizio taxi fino a 400 chilometri dalla Terra. Ed è proprio per costruire (e rendere più economico) il futuro che la Nasa ha lanciato nel 2010 il Commercial Crew Program, di cui la missione “Demo-2” è solo una delle prime tappe.

È un processo globale, stimolato anche dalle potenze spaziali emergenti che con Cina e India in testa stanno trasformando lo spazio nell’ultima frontiera del business. Non è un caso che da giugno dell’anno scorso la Nasa abbia aperto la Iss allo sfruttamento privato e che, dal 2024, è previsto che la stazione, da 20 anni simbolo della collaborazione internazionale, venga estesa con un segmento commerciale realizzato dalla Axiom. Così come non è un caso che qualche settimana fa Donald Trump – in perfetta coerenza con la strategia inaugurata dall’amministrazione Obama – abbia emesso un executive order per verificare il supporto internazionale nello sfruttamento commerciale delle risorse extra atmosferiche e incoraggiare la collaborazione privata. A ben vedere, anche che Jim Bridenstine, il numero uno della Nasa, abbia confermato le voci di un progetto cinematografico che potrebbe portare sulla Iss addirittura Tom Cruise fa parte del nuovo approccio economico allo spazio.

Conviene memorizzare data e orario: il futuro in cui i turisti gironzoleranno attorno alla Terra, mentre navi cargo faranno avanti e indietro dalla Luna, potrebbe iniziare mercoledì, alle 22:33



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Ufo, il Pentagono pubblica tre video di «fenomeni aerei non identificati». La Marina conferma

Gli ‘oggetti’ si possono vedere in tre filmati classificati come “fenomeni aerei non identificati” (Uap). Il portavoce della Us Navy, Joe Gradisher: “Ci sono incursioni frequenti sopra i nostri campi di addestramento e sono un pericolo per aviatori e operazioni. Ora incoraggiamo i piloti a denunciare gli avvistamenti”

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Il Pentagono ha pubblicato ufficialmente tre video di ufo. L’ente militare statunitense in realtà li definisce «fenomeni aerei non identificati» e i tre filmati erano già stati visti nel 2017. Si vedono dei velivoli muoversi rapidamente di fronte all’obiettivo di una telecamera a infrarossi. Troppo rapidamente, come emerge anche dalle reazioni dei piloti che si sentono in sottofondo. La veridicità dei filmati era già stata confermata a settembre 2019 ma ora vengono pubblicati a livello ufficiale «per chiarire eventuali idee sbagliate da parte del pubblico sul fatto che i filmati fossero reali o meno, o se ci sia o meno altro nei video», ha detto la portavoce del Pentagono Sue Gough, «Dopo un’attenta revisione, il dipartimento ha stabilito che la pubblicazione autorizzata di questi video non classificati non rivela alcuna capacità o sistema sensibili»

I tre filmati
Registrati tra il 2004 e il 2015 durante delle esercitazioni militari, nei tre filmati, intitolati Flir1, Gimbal e GoFast si nota un oggetto sferico effettuare una strana rotazione ed eseguire manovre molto rapide prima di sparire dalla visuale. «Mentre mi avvicinavo… ha rapidamente accelerato verso sud ed è scomparso in meno di due secondi», aveva detto David Fravor, uno dei che piloti che incontrò i misteriosi oggetti nel 2004, «Era stato estremamente brusco, come una pallina da ping pong che rimbalza su un muro: lo colpisce e poi va da un’altra parte». Ancora non è chiaro cosa siano gli oggetti ripresi ma il dipartimento Usa invita a non chiamarli «Ufo», una definizione fantascientifica e fuorviante che scatena reazioni confuse tra le persone. Effettivamente quella parola sta per «oggetto volante non identificato» e sebbene in molti di noi scateni fantasie marziane, in realtà è un’etichetta per velivoli militari che non si conoscono, perché classificati o provenienti da altri stati, ma potrebbero essere semplici droni, palloni aerostatici sperimentali o velivoli in fase di sperimentazione.
Al mistero dei soggetti dei video si aggiunge però anche il giallo della loro scoperta. Le prime pubblicazioni delle registrazioni, nel 2017, sono state attribuite al New York Times e all’Academy of Arts and Science, un’organizzazione nata con l’obiettivo di coinvolgere le persone a «indagare oltre i confini della scienza e applicare ragionamenti non convenzionali» e fondata dal cantante e chitarrista dei Blink 182 Tom DeLonge. Gli Usa poi avevano ammesso di aver finanziato, tra il 2007 e il 2012, un programma di ricerca segreto da svariati milioni di dollari per investigare su questi fenomeni. Era stato aperto dal senatore Reid e in seguito chiuso poi perché c’erano altre priorità, come aveva sottolineato il Pentagono.

WASHINGTON – La conferma arriva dalla Marina militare degli Stati Uniti: i filmati che mostrano oggetti non identificati sfrecciare in cielo, più conosciuti come Ufo (Unidentified Flying Object) o Uap (Unidentified Aerial Phenomena), sono autentici. Ammesso questo, i funzionari qui si bloccano, non sanno cosa siano. Il “non identificati” resta. Potrebbero essere tutto, anche “una minaccia per le operazioni e per i piloti”.

Gli ‘oggetti’ si possono vedere in tre clip di filmati militari classificati come “fenomeni aerei non identificati”, lo ha confermato il portavoce della Marina, Joe Gradisher alla Cnn.

“Quei video sugli Ufo sono autentici”: la conferma dei funzionari della marina militare Usa

Nei video, catturati da sensori a infrarossi avanzati e che sono stati resi pubblici tra dicembre del 2017 e marzo 2018 da To The Stars Academy of Arts & Sciences, si vedono oggetti oblunghi spostarsi molto rapidamente. Nella clip del 2004, i sensori si fermano in particolare su un bersaglio in volo che poi accelera piegando sul lato sinistro dell’inquadratura, troppo rapidamente per consentire agli stessi sensori di riposizionarlo.

Era un “oggetto bianco, oblungo, rivolto verso nord, che si muoveva in modo irregolare”, ha raccontato nel 2017 il pilota in pensione della Marina Usa, David Fravor: “Mentre mi avvicinavo… ha accelerato rapidamente ed è scomparso in meno di due secondi”. L’oggetto in questione non aveva ali. Ma non era un elicottero, ha spiegato Fravor, “conosco bene la differenza tra un elicottero e quello che ho visto. Il tipo di movimento era completamente diverso. Quello che avevo davanti si spostava in modo estremamente brusco, come una pallina da ping pong che rimbalzava contro un muro”. Quell’oggetto aveva “la capacità di librarsi sull’acqua e quindi iniziare una salita verticale, da praticamente zero fino a circa 12 mila piedi, per poi accelerare in meno di due secondi, e scomparire”.

Nei video, catturati da sensori a infrarossi avanzati e che sono stati resi pubblici tra dicembre del 2017 e marzo 2018 da To The Stars Academy of Arts & Sciences, si vedono oggetti oblunghi spostarsi molto rapidamente. Nella clip del 2004, i sensori si fermano in particolare su un bersaglio in volo che poi accelera piegando sul lato sinistro dell’inquadratura, troppo rapidamente per consentire agli stessi sensori di riposizionarlo.

Era un “oggetto bianco, oblungo, rivolto verso nord, che si muoveva in modo irregolare”, ha raccontato nel 2017 il pilota in pensione della Marina Usa, David Fravor: “Mentre mi avvicinavo… ha accelerato rapidamente ed è scomparso in meno di due secondi”. L’oggetto in questione non aveva ali. Ma non era un elicottero, ha spiegato Fravor, “conosco bene la differenza tra un elicottero e quello che ho visto. Il tipo di movimento era completamente diverso. Quello che avevo davanti si spostava in modo estremamente brusco, come una pallina da ping pong che rimbalzava contro un muro”. Quell’oggetto aveva “la capacità di librarsi sull’acqua e quindi iniziare una salita verticale, da praticamente zero fino a circa 12 mila piedi, per poi accelerare in meno di due secondi, e scomparire”.

Altri due video, entrambi del 2015, contengono gli audio dei piloti da caccia statunitensi che tentano di dare un senso a ciò che stanno vedendo. “È un fottuto drone, fratello”, dice un pilota al suo collega nella prima clip. “Mio Dio! Stanno tutti andando contro vento”. “Guarda quella cosa, amico!”.

Gradisher ha affermato che la scelta di trasparenza della Marina nei confronti dei UAP serve a incoraggiare i tirocinanti a segnalare “incursioni” che potrebbero minacciare la sicurezza dei piloti. “Ci sono incursioni frequenti nei nostri campi di addestramento di oggetti non identificati” ha affermato, “incursioni che rappresentano un pericolo per la sicurezza di volo dei nostri aviatori e per le nostre operazioni”.

L’ammissione dell’autenticità dei video rappresenta un passo avanti considerando che solo nel 2017 Luis Elizondo, ex funzionario del Pentagono alla guida di un programma governativo per la ricerca di potenziali UFO, aveva riferito al New York Times di essersi dimesso dal Dipartimento della Difesa in segno di protesta contro “l’eccessivo segreto che circonda il programma” e per l’opposizione interna che aveva subito soprattutto dopo che i finanziamenti al programma erano stati tolti nel 2012: “Questi aerei, li chiameremo aerei, hanno caratteristiche che non sono attualmente nell’inventario degli Stati Uniti né di qualche altra nazione di cui siamo a conoscenza”

Le clip che sono state rese pubbliche sono solo una piccola parte dei frequenti avvistamenti di cui la Marina Usa è in possesso. “Per molti anni i nostri piloti non hanno riportato queste incursioni a causa dello stigma associato alla terminologia ‘oggetti non identificati’ e per colpa delle varie teorie su cosa potrebbero essere”. L’unico modo per scoprire cosa siano i UAP, ha concluso, è incoraggiarli a denunciare gli avvistamenti.



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Fisica

Da una pulsar binaria un’altra conferma alla teoria di Einstein

Una nuova osservazione ha confermato l’effetto Lense-Thirring, un effetto di trascinamento dello spazio-tempo da parte delle masse in rotazione previsto dalla teoria della relatività generale: si tratta in questo caso di un sistema binario di stelle massicce, che emette radiazione elettromagnetica pulsata. E’ la prima verifica del fenomeno ottenuta con un sistema di tipo stellare

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Ilustrazione dell'effetto Lense-Thirring misurato nello studio (©Mark Myers, OzGrav ARC Centre of Excellence)

L’ennesima conferma sperimentale della teoria della relatività generale di Einstein viene dallo studio di una pulsar, un sistema binario di stelle massicce che emette una radiazione pulsante, condotto da Matthew Bailes,dell’ARC Centre of Excellence of Gravitational Wave Discovery (OzGrav) e colleghi, che firmano un articolo su “Science”.

Uno dei fondamenti di questa teoria è che le tre dimensioni spaziali e la dimensione temporale sono considerate un tutt’uno, uno spazio-tempo quadridimensionale. E lo spazio-tempo viene deformato dalle masse proporzionalmente alla loro entità. Si può immaginare questo effetto pensando a una palla da biliardo posata sul lenzuolo steso su un letto. Se poi si posa sul lenzuolo una seconda massa, una palla da golf per esempio, quest’ultima si avvicinerà alla prima cadendo nella deformazione che ha creato. Questo è in sintesi il modello della gravitazione rappresentato dalla teoria einsteiniana, pubblicata nel 1916.

Già qualche anno dopo, due matematici austriaci josef Lense e Hans Thirring, trovarono un’interessante conseguenza della relatività generale. Secondo le leggi contenute nella teoria, una massa in rotazione su se stessa avrebbe dovuto trascinare con sé lo spazio-tempo, con un effetto lieve ma comunque rilevabile, in linea di principio.

Il fenomeno, chiamato effetto Lense-Thirring, o effetto di trascinamento, è stato rilevato sperimentalmente negli anni 2000 per quanto riguarda l’ambiente intorno alla Terra grazie ai satelliti LAGEOS, anche se con un’incertezza sperimentale ancora non soddisfacente, considerata anche l’esiguità della massa del nostro pianeta. In questi casi, si misura il fenomeno di precessione dell’asse di rotazione giroscopi dei satelliti, dovuto proprio all’effetto Lense-Thirring.

Il trascinamento è però molto più evidente nel caso di oggetti molto massicci che si trovano nel cosmo. L’ha dimostrato nel 2016 un gruppo internazionale di ricerca guidato da Adam Ingram, dell’Università di Amsterdam, nel caso del disco di accrescimento di un buco nero indicato dalla sigla H1743-322, grazie alle osservazioni condotte con i telescopi spaziali per raggi X XMM-Newton dell’ESA e NuSTAR della NASA.

Quasi 20 anni fa, il gruppo di Bailes iniziò ad osservare con il radiotelescopio CSIRO Parkes 64 un sistema binario chiamato PSR J1141-6545, formato da due stelle che ruotano l’una attorno all’altra a velocità sorprendenti. Uno dei due oggetti è una nana bianca, delle dimensioni della Terra ma 300.000 volte più densa. L’altra è una stella di neutroni che, con un diametro di soli 20 chilometri, è circa 100 miliardi di volte la densità della Terra. Ciò significa che l’effetto Lense-Thirring è 100 milioni di volte più intenso, e rappresenta quindi un’occasione unica per studiare gli effetti della relatività generale.

Dato il rapido regime di rotazione, i sistemi binari di questo tipo appaiono come una radiazione elettromagnetica pulsata, e vengono anche indicati per questo pulsar. Misurando con estrema precisione la frequenza di pulsazione, gli astrofisici possono ricavare i parametri orbitali del sistema, e da ciò calcolare la precessione del loro asse di rotazione. Dopo aver eliminato tutti i possibili fattori che possono influenzare questa precessione, Bailes e colleghi hanno misurato il contributo relativistico, risultato in buon accordo con le previsioni della teoria di Einstein. Il successo della ricerca, sottolineano gli autori, è che si tratta della prima conferma dell’effetto di Lense-Thirring ottenuta con un sistema di tipo stellare.



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