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Favori, appalti e sesso Lo scandalo protezione civile

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I SOLDI PER BERTOLASO E IL PRETE MISSIONARIO

o-BERTOLASO-facebookIl 20 settembre 2008, l’imprenditore Diego Anemone (A.) ha urgenza di recuperare almeno cinquantamila euro in contanti in vista dell’incontro che ha fissato con Guido Bertolaso. Decide di bussare alla porta di don Evaldo Biasini (E.), economo del “Collegio Preziosissimo sangue” di Roma, struttura missionaria dove Anemone sta svolgendo lavori di ristrutturazione.

A. Senti don Eva’, scusa se ti scoccio… Solo per rotture di coglioni, perché stamattina devo vedere una persona verso le 10 e mezza. Tu come stai messo?
E. Di soldi? Qui ad Albano ce n’ho soltanto 10 mila (euro ndr.). Giù a Roma potrei darteli. Debbo poi portarli in Africa mercoledì. Vediamo un po’…
A. Eh, ma se io ti mando un attimo a prendere. Oppure se c’è qualcuno giù. Oggi non ce la facciamo? Va beh, domani allora. Domani mattina faccio un salto, casomai.

LA FESTA MEGAGALATTICA. LE RAGAZZE DEL “SALARIA SPORT VILLAGE”.
LE “STELLINE DEL CAZZO” DEL GRITTI PALACE

Guido Bertolaso frequenta con assiduità il “Salaria sport Village” di Roma, centro riconducibile a Diego Anemone. Nella sala massaggi del centro, il capo della Protezione civile incontra almeno una dozzina di volte prostitute ingaggiate da Anemone, in particolare tali Francesca e Monica (brasiliane). In un’occasione, il 21 settembre 2008, Anemone (A.) e Simone Rossetti (R.), suo factotum, preparano una “festa mega galattica” che deve stupire il dottor Bertolaso.

R. Capo
A. Eccomi
R. Allora, domenica prossima alle 8
A. Di quello che parlavamo prima?
R. Si, sì, cosa megagalattica
A. Lì da voi?
R. Chiudo il circolo due ore prima. Festa al Centro Benessere

A. Ok
R. Tre persone con lui
A. Perfetto
R. Sicuramente ci costerà qualche soldino
A. Non mi frega un cazzo Simò
R. No, no, io ‘ste cose
A. Però mi raccomando. La riservatezza tua e basta, Simò
R. Tranquillo proprio. Organizzo proprio tutto il passaggio. Vai tranquillo.

I due si risentono a ridosso dell’”evento”.

R. Senti, quante situazioni devo creare? Una… Due…
A. Io penso due… lui si diverte… due
R. Tre?.. Che ne so?
A. eh la Madonna!
R. Va bene, a posto.
A. di qualità!
R. Assolutamente, sempre.

Il 27 settembre 2008, Bertolaso (B.) dovrà rinunciare all’ultimo momento all’evento. Se ne rammarica e fissa con Anemone (A.) per un’altra data.

B: Pronto.
A: Disturbo? Buongiorno.
B: Sono a Brescia nel mio lungo giro italiano.
A: Madonna! Ma torni su Roma?
B: Tornerò questa sera ma poi poi dovrei muovermi domani mattina e rimanere fuori al nord.
A: Quindi non ci sei domani sera.
B: No, ahimé non ci sono. Però conto che l’offerta possa essere ripetuta ovviamente in un’altra occasione.
A: Va bene
B: Ripeto, spero che mi consentirai di approfittarne in un’altra occasione.

Le occasioni non mancano. Il 21 novembre 2008, Bertolaso (B.) telefona a Rossetti (R.), il factotum di Anemone.

B: Sono Guido, buongiorno
R: buongiorno Guido
B: Io sono atterrato in questo istante dagli Stati Uniti. Se oggi pomeriggio, se Francesca potesse… Io verrei volentieri… una ripassata”
R: Va bene
B: Perché so che è sempre molto occupata. Siccome oggi pomeriggio invece io sono abbastanza libero… Richiamo fra un quarto d’ora e tu mi dici

Il 10 febbraio 2009, Anemone (A.) si sincera con Bertolaso (B.) se abbia o meno intenzione di fare “un sopralluogo” (appuntamento con la escort) dove sta Simone (il Salaria sport center)

B: Eccoci
A: Disturbo? Come stai?
B: Potrebbe andare meglio.
A: Senti, volevo chiederti una cosa. Ma tu, poi, me lo fai quel sopralluogo domani?
B: Domani? Domani non faccio nessun sopralluogo.
A: Lì dove sta Simone
B: No, ho riunioni varie. Poi, se durante il pomeriggio… certamente, se riesco a ritagliarmi un paio d’ore di tranquillità caso mai, sì lo faccio. Non avevo capito….

Il 17 febbraio 2009, ancora Bertolaso (B.) con Anemone (A.)

B: Io domani pomeriggio, verso le due, di andare a fare una terapia in modo da riprendermi un pochettino, sempre se c’è ovviamente quella persona. Quella là. Capito?
A: Perfetto. Assolutamente.

L’11 marzo c’è un regalo per Francesca da Bertolaso (B.) che informa Rossetti

B: Sono Guido, Buongiorno. Senti sei al centro te? Stanno venendo i miei due ragazzi che avevano una cosa per Francesca che gli dovevo mandare da tanto tempo, ma poi.. una cosa e un’altra… Li intercetti te o glielo dico io di rivolgerti a te direttamente?

Il 17 ottobre del 2008, Fabio De Santis (D.), successore di Balducci quale commissario delegato dei lavori del G8 alla Maddalena, informa Anemone (A.) che sono stati accreditati i soldi alle imprese. In quell’occasione, De Santis coglie l’occasione per chiedere un ringranziamento come si deve. Due ragazze, per lui e Della Giovampaola (G.) all’hotel Gritti di Venezia.

D: Dammi un bacio in fronte.
A: Dove vuoi, sul culo pure se mi dai una buona notizia.
D: Preparati
A: Che vuol dire?
D: Eh! Ci ho i soldi in cassa!
A: Che ci hai?
D: I soldi in cassa
A: Ma che cazzo stai a dì
D: Non sto scherzando. Tu pensi di parlare… Tiè, ti passo il “lungus” (è Della Giovampaola).

La conversazione tra Della Giovampaola e Anemone si interrompe e riprende più tardi

G: Ti dico una cosa così. In vita mia, Fa’, Dani’, non l’ho mai vista. Cioè all’1 e 15 sono arrivati i soldi sul conto. All’1.18 il soggetto attuatore li aveva già mandati in Banca d’Italia. All’1 e 19 sono partiti i pagamenti. Una cosa mai vista!
A: Ma dai? Grande. Grande! Numero uno.
G: Uno, quattro, cinque e sei (si riferisce all’importo dell’accredito. 1 milione 456 mila euro ndr). Mai vista una cosa del genere. Allora, a questo punto, in virtù di questa cosa… Non è che uno, siccome la vita è così… E’ una cosa un po’ così (ride)
A (ride): Eh certo.
Della Giovampaola informa Anemone che l’indomani lui, De Santis e Balducci sono a Venezia, dove parteciperanno a una cena con il governatore della Regione Galan, organizzata dalla figlia di Pierluigi Alessandri, imprenditore che si è aggiudicato i lavori del nuovo palazzo del cinema di Venezia (appalto per i 150 anni dell’unità d’Italia).
G: Che si deve fare? Ti faccio presente che noi, domani sera, insieme a una terza persona dormiamo a Venezia
A: Uhm. Ci organizziamo… Uno? Due?, Tre… tre?
G: No, no. Due. (…) Domani sera, sì. Abbiamo già fissato anche le camere e tutto. Se fosse possibile prendere un’ulteriore camera. Poi noi, siamo a cena. Non so che ora facciamo… Quando ritorna, uno fa un numero, sa che lì è il numero e punta. Capito?
A: Ma mi devi dire l’albergo però!
Della Giovampaola lo informa che l’hotel è il Gritti. Quindi aggiunge: Siccome è roba che ha sei, quasi sette stelle, deve essere tutto equivalente. Perché non è che arrivano due stelline del cazzo che poi è una cosa che non va bene? Anche perché se no, non le fanno entrare. Lì ci sono tutti i marmi, i dipinti, i cazzi. Se no, non entrano. Capito?
A (ride): Eh no, non va bene. Adesso mi organizzo, vai.

“33, 33, 33″. LA MADDALENA. COSI’ SI DIVIDE E SI GONFIA LA TORTA DEGLI APPALTI.
L’ORDINANZA PER I MONDIALI DI NUOTO

Le procedure di emergenza e i tempi impossibili per la chiusura dei cantieri della Maddalena sono un’occasione irripetibile per la lievitazione dei costi e la spartizione a tavolino dei lotti. Il 7 settembre 2008, l’architetto Marco Casamonti (C.), che sta progettando l’albergo della Maddalena, si vanta con il padre dei soldi che è riuscito a mettersi in tasca.

C: Ti volevo dire che ho fatto progetti per 70 milioni di opere. Glieli danno. Sicché, se non glieli facevo io i progetti non li pigliava. Sono piaciuti tanto, perché io gli ho presentato anche la parcella. Gli ho chiesto 2 milioni di euro. Ma lui (l’imprenditore Carducci) mi ha detto: “Tu sei caro, tu sei caro”. E io ho detto: “Io sono caro, ma anche ti faccio fare 70 milioni di opere. Se non c’ero io, col cazzo che tu le facevi. Sicché… Deve un colpo al cerchio e uno alla botte (ride)

Qualche mese prima, il 17 maggio 2008, Fabio De Santis (D.), commissario delegato ai lavori della Maddalena, discute con Anemone (A.) del sistema di spartizione degli appalti.

A: Mi avevi chiamato, Fabbie’?
D: Si, si. Ero io.
A: Comandi, comandi
D: Dico. Non so se si verificherà tutto questo ben di Dio, ma comunque sappi che, insomma, un 33 per cento di azioni ce l’hai.
A: Ma vaffanculo, va (ride)
D: Eh. Perché io ho deciso che faccio 33, 33, 33.
A: Eh, va bene allora
D: E l’1 per cento lo diamo a Mauro (Della Giovampaola, il funzionario incaricato della vigilanza sulle opere ndr.). Gli ho detto a Mauro: “Testa sulle spalle e piedi per terra, perché ci aspetta un periodo di fuoco
A: Sui, no, ma dico: ormai è fatta
D: Bisogna stare. Bisogna veramente mettere la testa nel ghiaccio tutti i giorni
A: Si, si tutti i giorni, se no ci scappa
D: Sì, se no il rischio di impazzire è facile. Quindi, piedi per terra e lavorare piano piano. Un bacio e grazie di tutto
A: No, a me non mi devi dire niente. In bocca al lupo.

C’è un’altra torta, già spartita, che preoccupa la “cricca”: gli appalti per i mondiali di nuoto del 2009, su cui sono intervenuti un’indagine e i sequestri della Procura di Roma. Il 26 settembre 2009, Anemone (A.), che è titolare del cantiere sequestrato del Salaria Sport village, apprende da tale Enrico Bentivoglio (E.) che i problemi sono risolti perché la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha approvato un’ordinanza che sana ex post le irregolarità urbanistiche di cui gli appaltatori si sono resi responsabili insieme alla Protezione Civile e spegne l’indagine della magistratura.

E: A dimostrazione della considerazione che hanno della legalità e di coloro che cercano di farla rispettare, se la pigliano nel culo, capito? (ride) Se la pigliano nel culo.
A: Senti Enri’, ma tu il provvedimento ce l’hai sotto l’occhio?
E: Che cosa? No, è già sanata. Sanata. Non ce l’ho io, ce l’ha lui, però me l’hanno raccontata.

IL TERREMOTO DELL’AQUILA E LO SFOGO DI BALDUCCI: CHE CAZZO HO FATTO IO PER MIO FIGLIO?

Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009 il terremoto devasta l’Aquila e la sua provincia. L’11 aprile, Angelo Balducci (B.), ormai presidente del Consiglio nazionale dei Lavori pubblici, è al telefono con Anemone (A.). I rapporti tra i due non sembrano più quelli di un tempo. Balducci, che ha inserito il giovane imprenditore nel lotto delle aziende che lavoreranno alla ricostruzione, scalpita perché vuole avere un ritorno maggiore per i suoi servizi. Balducci parla del futuro incerto del figlio Filippo.

B: Dico che quello (Filippo) oggi ha fatto trent’anni. Io per carità, non è che mi voglio nemmeno permettere di confrontarmi con voi. Ma io dico che tu, a trent’anni, eri già a capo di un piccolo impero… Questo non c’ha manco un posto da usciere tanto per essere chiari. Permetterai che uno è un po’ incazzato.
A: Beh, fino a un certo punto. Perché comunque rimane pur sempre, come si dice, il figlio di un Dio minore… Ho recepito, Angelo, il discorso che mi hai fatto… E che cazzo! Mi fai parlare… Hai fatto una serie di osservazioni, constatazioni, alle quali io do una interpretazione….
B (riferendosi alla circostanza di essersi fatto promotore dell’inserimento di Anemone nei lavori post-terremoto): Tu ti rendi conto, ti rendi conto, oggi. Chi si sarebbe mosso al posto mio? Chi?
A: Io non credo…
B: Ti rendi conto, con le conseguenze che mi fanno pagare… A chi vado a raccontare che non sono in grado di collocare un figlio? Perché tra l’altro con tutto quello che mi è successo, che io vengo chiamato a orologeria, cioè quando serve, io proprio non lo accetto e credo di dire una cosa sacrosanta. Io che ho la coscienza da padre, dico: “Che cosa ho fatto per mio figlio? Un cazzo”. Mentre per tutti gli altri… Ho fatto l’inimmaginabile. Il problema è che io, purtroppo, siccome le cose le vedo perché sono più anziano e mi faccio convincere…. Allora, quello che mi parla della figlia di quello… quell’altro… Quello sta lì, quell’altro sta là… quell’altro.. e Monorchio il figlio così. Mi permetterai che mi girano i coglioni. Comunque ricordati una cosa che le cose ingiuste non portano mai bene.

Filippo Balducci sarà assunto e stipendiato da una delle aziende di Anemone.

“MONITORA; MONITORA”. I DUE TORO. PADRE E FIGLIO.

Preoccupata dalle indagini di Roma e Firenze sugli appalti della Maddalena, la “cricca” muove l’avvocato Edgardo Azzopardi perché prenda contatto e assuma informazioni da Camillo Toro, commercialista da poco entrato al ministero delle Infrastrutture e dal padre Achille, procuratore aggiunto con delega alle indagini sulla pubblica amministrazione della Procura di Roma. Il 18 settembre 2009, tale Manuel Messina (M.) racconta ad Anemone di un incontro avuto con Azzopardi e delle istruzioni che gli sono state date.

M: Senti, sono appena stato da lui e gli ho detto le cose chiaramente, esattamente come hai detto te. Ha chiamato il figlio (Camillo) e ha detto che si vuole incontrare con il padre (Achille)… eh cazzo! E poi gli ho detto anche un’altra cosa. Dico: “Ricordati che gli impegni che prendiamo noi tre, li manteniamo sempre, a qualunque costo. Anche se ci sono difficoltà oggettive”. Poi ha richiamato subito quell’altro. Il figlio ha richiamato per dire che il padre c’ha un po’ di febbretta e che se era urgentissimo, va bene oggi pomeriggio.

Decine di intercettazioni documentano contatti continui tra Azzopardi e Camillo. Con il primo che raccomanda di utilizzare per le comunicazioni il sistema Skype (telefonate via internet), per non essere ascoltati. Fino alla telefonata del 1 febbraio scorso tra Azzopardi (A.) e Camillo Toro (T.)

A: Tu stai sempre monitorando?
T: Eh per forza. Compatibilmente con le mie possibilità. Quelle fisiche. Ma io sono abbastanza efficiente devo dire. Non me lo voglio dire da solo, però
A: Tu monitorizza. Monitorizza. Monitorizza il resto del mondo.

LA PERDITA. I MOBILI. LO SCIAQUONE. I DOMESTICI

Anemone è a disposizione della famiglia Balducci per qualunque tipo di incombenza domestica. Anche in piena estate. Il 25 agosto 2008, Rosanna Thau (T.), moglie di Balducci, chiama Anemone (A.) per investirlo con una serie di richieste.

R: Senti, ti volevo dire una cosa sui domestici (una coppia di rumeni custodi della villa di Montepulciano ndr.). Ci pensate voi… lo stipendio?
A: Non c’è problema gli facciamo un bel discorsetto.
R: Ti volevo anche dire una cosa. Un minuto fa, siccome nel bagno di Lorenzo (uno dei figli, l’attore ndr.) sento scolare l’acqua che sono venuti pure a vedere, non vorrei che si esaurisse
A: Mò telefono subito. Ma che scherzi, già ce n’è poca. Mò ci penso io

Il 27 novembre 2008, la Thau (R.) ha un altro problema. Lo sciacquone della villa a Montepulciano. L’interlocutore è sempre Anemone (A.)

R: Più che altro invece il discorso è quello della cassetta dell’acqua. Quella che perde acqua. A me è venuta una bolletta spaventosa. Io non so.
A: Ma non l’hanno sistemata. Ma è possibile. L’avevo detto pure a quel testa di cazzo di Aurelio
R: No, no, guarda. L’ho detto ad Aurelio… Se c’è qui vicino qualcuno che cambi il galleggiante perché a me è venuta una bolletta di 1.200 euro
A: Faccio venire Luigi. Sta lì a Monteleone.

Anemone provvede anche alle esigenze domestiche (gli arredi in falegnameria) di casa De Santis (il successore di Balducci). Ecco una conversazione tra Fabio De Santis (F.) e la moglie Silvia (S.)

F: Ma il mobile lo hanno fatto in camera tua?
S: No, no. Domani. Oggi solo la libreria.
F: Ma è bella? Come è?
S: La libreria è bellissima. Certo, bianca. Ma insomma, non è la morte sua, come dicono a Roma. Comunque vedi un po’ tu. Giudica. Soprattutto, mi fa incavolare l’unica cosa – capisco che a caval donato non si guarda in bocca – però dico e che cazzo la sedia me la potevano scurire. A me non sembra che l’abbiano scurita.

L’OMBRA DELLA MAFIA

L’imprenditore Francesco Maria De Vito Piscicelli è uomo legatissimo ad Angelo Balducci. Prima del Natale 2007 “ha dovuto contrarre un prestito di 100 mila euro con personaggi campani per “soddisfare richieste avanzate dall’ufficio di via della Ferratella” (il dipartimento di Balducci). I 100 mila euro di prestito con i napoletani diventano 140 mila. E Piscicelli si sfoga più volte al telefono con il cognato.

P. Da quella gente lì è meglio che ci stai lontano… se si sgarra è la fine… quello vanno trovando… io già l’altra volta dal 5 al mese sono passati al 10 al mese.
Chiosa il gip: “E dunque emerge l’interessamento anche di soggetti legati alla malavita organizzata di stampo mafioso che controllano cordate di imprese interessate al banchetto costituito dagli ultramilionari appalti”.

MALINCONICO AL “PELLICANO”

Balducci si attiva con Anemone e con l’imprenditore Francesco Maria Piscicelli perché provvedano a sistemare, in più soggiorni vacanza, all’hotel “Pellicano” di porto santo Stefano, il professor Carlo Malinconico, all’epoca segretario generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e, dal luglio 2008, segretario della Federazione Italiana Editori e Giornali (Fieg). Il 28 aprile 2008, Anemone (A.) chiama Piscicelli (P.)

A: Andrebbe fatta una riservazione per l’1 il 2, il 3 e il 4. Per quel signor Carlo… Con la M il cognome, no?
P: Ci penso io. Ci penso io.
A: E poi ci vediamo e mi dici tutto
P: No, ci penso io
A: Perché l’ha chiesto a lui (Balducci ndr.) e quindi lui ci tiene, Angelo.
P: Ci penso io. Allora spetta, ripetimi i giorni
A: Lui arriva l’1 alle 2 e mezza., tre. Diciamo dall’1 notte, il 2, il 3, il 4 e il 5 riparte.

Il 30 aprile, alle 20.29, Malinconico (M.) chiama Balducci (B.)

M: Pronto
B: Professore
M: Ti chiamavo inanzitutto per il piacere di sentirti e per ringraziarti
B: Che scherzi?
M: Perché poi Lillo oggi mi ha detto che… Insomma ti aveva… E tu avevi poi dato…
B: Tutto a posto. Ci mancherebbe
M: Grazie veramente benissimo. Ottimo il tutto.

ASSUMETE ANTHONY SMIT
Angelo Balducci, sollecitato da Mauro Masi, direttore generale della Rai, chiede ad Anemone di far assumere Anthony Smit, fratello della compagna di Masi. Un tipo che vive ad Anacapri e di mestiere, dicono, fa il sommozzatore. E’ l’8 giugno 2009. Balducci (B.) tramite il centralino di Palazzo Chigi si fa passare Masi (M.)

M: Senti, quella persona lì. Se puoi fare una telefonata entro oggi. A me servirebbe, insomma.
B: Si, infatti, io ora sono uscito e fra due minuti lo chiamiamo
M: Hai tutti i riferimenti?
B: Si
M: Va bene. Perfetto. Poi, ho visto, “15 giugno”, addirittura. Hai anticipato? Per il resto, tutto bene. Ho visto, tutto bene.
B: Ti ringrazio molto
M: Ma figurati, io ringrazio te
B: Se tu gli dai così… un gesto
M: Ma stai sicuro al 100 per cento

Un’ora dopo, Balducci chiede a Della Giovampaola di chiamare Smit per riferirgli a suo nome che per il “progetto” si sarà operativi dal 15 giugno. Della Giovampaola tarda a chiamare e Masi si fa di nuovo vivo dopo neppure cinque minuti. Insiste con Balducci per fare quella telefonata. Smit (S.) viene chiamato ed è assunto, dal 1 settembre 2009 al Salaria Sport Village di Anemone (A.), anche se lo stipendio lo prende dall’inizio dell’estate. Ecco come si accorda con il nuovo datore di lavoro.

S: Scusami se mi permetto, ma da quando avresti bisogno di cominciare a inquadrarmi?
A: Io l’inquadratura l’ho fatta dal 1 luglio, va bene. Quindi significa che la mensilità di luglio la prendi tutta e siccome agosto è ferie ti prendi anche quella di agosto. Se tu vedi, che hai finito tutto quanto, ci vediamo a settembre.

Lo stipendio pre-datato non basta. Il 10 settembre Smit chiede ad Anemone di trovargli una casa.

S: Volevo vedere se si poteva andare un po’ avanti con questo discorso della casa.
A: Sentiamoci tra un’ora, un’ora e mezza.

Dopo due ore, il problema è risolto. 950 euro per un appartamento a Settebagni. Naturalmente a carico di Anemone.

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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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“Troppo occidentale”, padre islamico tenta di dar fuoco alla figlia 15enne

Shock nel trevigiano: l’uomo l’avrebbe cosparsa di benzina e lei si sarebbe salvata in extremis

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ARCADE – Ha cosparso la figlia 15enne con una tanica di benzina e ha tentato di darle fuoco. Ma per fortuna l’accendino non funzionava e la ragazzina è riuscita a salvarsi.

Una vicenda terribile quella raccontata oggi dal Gazzettino. I fatti si sono verificati nelle scorse settimane ad Arcade. Un padre di famiglia marocchino, che non accetta il modo di vestire della figlia 15enne, a suo dire “troppo occidentale”, sarebbe passato alle maniere forti e, in casa, avrebbe tentato appunto di dare fuoco alla ragazzina. Ma l’accendino che avrebbe innescato le fiamme era scarico e così la 15enne è riuscita a fuggire alle grinfie del padre.

La moglie dell’uomo, che oltre alla 15enne ha avuto da lui altri due figli minorenni, terrorizzata dal comportamento del marito si è rivolta a un consultorio familiare. I servizi sociali del Comune si sono così fatto carico della situazione e la famiglia è ora tenuta al sicuro dall’uomo. Quest’ultimo è stato denunciato per maltrattamenti.





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Un appello per la scienza in Parlamento

Un gruppo di scienziati e giornalisti lancia l’appello: La scienza al servizio della collettività affinché il Parlamento italiano si doti di un Comitato per la scienza e la tecnologia

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Un rapporto sui serbatoi di batteri che resistono agli antibiotici. Poi un altro sui cambiamenti climatici e su come limitare l’aumento medio della temperatura del pianeta entro 1,5 gradi. Infine, un’offerta agli studenti per comunicare la ricerca scientifica «nel mondo reale». Sono questi, al momento in cui scriviamo, i tre nuovi temi del Parliamentary Office of Science and Technology (POST), l’Ufficio per la scienza e la tecnologia del Parlamento del Regno Unito, che si autodefinisce fonte interna di «analisi indipendenti, bilanciate e accessibili di problemi di politica pubblica che hanno a che fare con la scienza e la tecnologia». Moltissimi altri parlamenti in tutto il mondo si sono dotati di un ufficio simile a quello dell’assemblea legislativa più antica del mondo. Il Parlamento europeo può contare, per esempio, sul Comitato di valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche (STOA).

Perché gran parte delle assise legislative dei paesi democratici ha scelto di dotarsi di simili comitati di esperti in scienza e tecnologia? Beh, i motivi sono essenzialmente due.

Il primo è che una quantità crescente del tempo e delle attività dei parlamentari ha a che fare con temi correlati alla scienza e alla tecnologia. Non è una sorpresa. È, semplicemente, il segno dei tempi. Viviamo nella società e nell’economia della conoscenza. Viviamo nell’era della domanda crescente di nuovi diritti di cittadinanza: i diritti di cittadinanza scientifica. Di conseguenza, le massime agorà della democrazia – i parlamenti, appunto – non possono non occuparsi di conoscenza: sia della produzione di nuova conoscenza (la scienza) sia delle applicazioni delle nuove conoscenze (l’innovazione tecnologica fondata sulla scienza).

Il secondo motivo è che i parlamenti, per essere in grado di prendere decisioni ponderate su «problemi di politica pubblica che hanno a che fare con la scienza e la tecnologia», devono poter contare su «analisi indipendenti, bilanciate e accessibili» realizzate da consulenti scientifici.

I comitati di esperti non sostituiscono il Parlamento. Le scelte restano responsabilità e prerogativa degli eletti dal popolo. Ma i comitati di esperti assolvono al ruolo di facilitare scelte documentate e ben fondate. Sono, in definitiva, una necessità e insieme un’espressione di una democrazia matura. Sono la forma tangibile di una scienza al servizio della democrazia.

Ebbene, nel novero crescente dei parlamenti che si sono dotati di comitati di scienziati esperti per poter contare su analisi indipendenti, bilanciate e accessibili sulla base delle quali operare le proprie scelte in materie che hanno a che fare con la scienza e la tecnologia manca l’Italia.

In qualche modo ce ne accorgiamo. Nel nostro Parlamento molto – troppo – spesso i dibattiti e le decisioni tipiche della società e dell’economia della conoscenza sono poco informati, poco ponderati. Ideologici. Il paese stesso ne risente. Infatti l’Italia stenta a entrare nella società e nell’economia della conoscenza. Certo: non tutte le responsabilità ricadono sul Parlamento. Tuttavia, è anche vero che, in quota parte, il Parlamento ha le sue responsabilità.

Di qui nasce l’appello che un piccolo gruppo di ricercatori e di giornalisti scientifici rivolge al parlamento italiano affinché si doti di un Comitato per la scienza e la tecnologia capace di analisi indipendenti, bilanciate e accessibili a tutti i cittadini.

L’appello, a cui è stato dato il titolo La scienza al servizio della democrazia, è stato già sottoscritto da un numero elevato e qualificato di donne e uomini di scienza. Da fisici, come Marica Branchesi e Carlo Rovelli, biologi, come Maria Luisa Villa e Carlo Alberto Redi, filosofi della scienza, come Telmo Pievani e Giovanni Boniolo. E poi ancora, tra i primissimi, Roberto Cingolani, Silvio Garattini, Giuseppe Remuzzi, Nicola Bellomo, Paolo Vineis, Maria Pia Abbracchio, Patrizia Caraveo, Lucia Votano.

Un bello spaccato della comunità scientifica italiana che avanza una proposta chiara e precisa, nella speranza che, al di là delle divisioni politiche, venga accolta per il bene del Parlamento, della democrazia e dell’Italia intera.

Per firmare la petizione, clicca qui:
https://www.change.org/p/appello-scienzainparlamento





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Crediti :

le Scienze

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Pavia, maestra d’asilo arrestata: le immagini dei maltrattamenti

Bimbi presi a schiaffi e spintonati. La Guardia di Finanza ha tratto in arresto la maestra. Le vittime hanno dagli uno ai tre anni di età.

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Una maestra di 50 anni, titolare di un asilo nido a Varzi, comune dell’Oltrepò Pavese, è stata arrestata dalla Guardia di Finanza. La donna, alla quale sono stati concessi gli arresti domiciliari, è accusata di maltrattamenti nei confronti di bambini di età compresa tra 1 e 3 anni. Due sue collaboratrici, inoltre, sono state denunciate per abuso dei mezzi di correzione nei confronti di minori. Spinte, schiaffi e strattonamenti sono stati ripresi da telecamere durante le indagini. “Tutto è iniziato – si legge in un comunicato diffuso questa mattina dalle Fiamme Gialle pavesi – quando, nel comune di Varzi, sono iniziate a circolare voci sempre più insistenti su presunte condotte anomale poste in essere dalla titolare di un asilo nido. Le indagini hanno, nel giro di pochi mesi confermato quelle voci e i censurabili comportamenti tenuti dalla maestra dell’asilo nido di Varzi. Determinanti sono stati i filmati girati all’interno dell’asilo che documentano le ripetute violenze, di natura fisica (spinte, strattoni e schiaffi) e psicologica, inflitte ai bambini di età compresa fra 1 e 3 anni”. Le prove raccolte dalla Guardia di Finanza hanno immediatamente indotto l’autorità giudiziaria a disporre la misura della custodia cautelare domiciliare nei confronti della maestra, titolare della struttura, e a denunciare le sue due collaboratrici.

Un’altra maestra d’asilo è stata arrestata, invece, nel Comasco,sempre per ripetuti maltrattamenti verso i bambini. I Carabinieri della Compagnia di Como hanno infatti dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa dal gip di Como, nei confronti di una donna di 58 anni ritenuta responsabile di maltrattamenti “commessi in qualità di educatrice in un asilo nido di Cernobbio (Como), dove poneva in essere condotte violente nei confronti di bambini di età compresa tra i 3 e i 18 mesi”.





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