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Figli coppie gay come coppie etero

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I figli di coppie gay non hanno più problemi mentali di quelli di coppie etero.  Studio scientifico pubbòicato. Le crociate contro i gay sono solo un capriccio religioso

figli cresciuti da coppie gay (formate da due donne) sviluppano la stessa salute mentale ed emotiva di quelli cresciuti da coppie eterosessuali. Lo studio pubblicato sul Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics. Sono passate poche settimane dalla discussione del decreto Cirinnà sulle unioni civili, con la polemica sulla stepchild adoption. E la #scienza è già tornata a esprimersi sulla salute dei bambini nati da genitori dello stesso sesso: in uno studio appena pubblicato sul Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics, infatti, un’équipe di scienziati del William Institute alla University of California Los Angeles School of Law e di altri istituti di ricerca ha ribadito che i figli educati da coppie #gay formate da due donne hanno la stessa salute mentale ed emotiva rispetto a quelli cresciuti da genitori eterosessuali.

Un risultato che ribadisce quello ottenuto qualche mese fa da un altro team di ricercatori della Columbia University di New York, secondo il quale non vi è alcuna relazione tra appartenenza a una famiglia omogenitoriale e insorgenza di problemi comportamentali, dello sviluppo e dell’apprendimento.

Il nostro è il primo studio a utilizzare i dati di un’indagine rappresentativa del campione nazionale”, racconta Henny Bos, uno degli autori del lavoro, “per comparare i due tipi di famiglie, concentrandosi solo su quelle in cui i genitori hanno un rapporto continuativo e stabile”. Secondo l’ipotesi degli scienziati, infatti, sarebbe l’instabilità del rapporto tra i #genitori , a prescindere dal loro genere, a incidere maggiormente sullo sviluppo dei figli: è proprio per eliminare questo bias che i ricercatori hanno deciso di concentrarsi solo su coppie con rapporti stabili.

figli

L’équipe di Bos ha analizzato i dati raccolti durante il National Survey of Children’s Health nel biennio 2011-2012, comparando 95 famiglie omogenitoriali (composte da due donne) con altrettante composte da genitori di sesso opposto, con figli di età compresa tra 6 e 17 anni, tenendo opportunamente conto di fattori come l’età dei genitori, il livello di istruzione di genitori e figli e il luogo di residenza.

L’analisi dei dati non ha rivelato differenze significative tra i bambini cresciuti nei due gruppi, sia in termini di problemi emotivi, cognitivi e comportamentali che di rapporti sociali. I ricercatori, tuttavia, hanno anche notato che i genitori dello stesso sesso riportavano di soffrire, in media, di livelli di stress più alti rispetto ai genitori di sesso opposto.

I prossimi studi”, spiega Nanette Gartrell, del Williams Institute, “serviranno a cercare di comprendere il motivo dell’aumento di stress nei genitori omosessuali. Alcuni nostri lavori precedenti avevano già mostrato, comunque, che il fenomeno è probabilmente dovuto al fatto che le coppie #omosessuali avvertono più pressione sociale e si sentono costrette a giustificare la qualità del loro operato genitoriale”.

 

 

Crediti :

Wired

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Campagna “Non affidarti al caso”: il Consiglio di Stato accoglie il ricorso del Comune di Genova

«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia».

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«Anche se non è la prima volta che ci troviamo di fronte a decisioni irrazionali e censorie questa va davvero oltre le più pessimistiche aspettative e siamo prontissimi a dare battaglia». Così Adele Orioli, segretaria dell’Uaar, in merito alla notizia che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Comune di Genova contro la campagna “Testa o croce? Non affidarti al caso” mirante a sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di una scelta ragionata dei propri medici, con particolare riferimento all’obiezione di coscienza.

«Si tratta di una sentenza liberticida, sintomatica dell’aria che si respira nelle istituzioni dopo il convegno di Verona e che conferma ancora una volta che l’obiezione di coscienza è un nervo scoperto in questo paese», prosegue Orioli.

Le affissioni della campagna in questione hanno campeggiato negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale, ma non a Genova. Il Comune le aveva infatti rifiutate adducendo come motivazione «una possibile violazione di norme vigenti in riferimento alla protezione della coscienza individuale» e «al rispetto e tutela dovuti a ogni confessione religiosa». L’Uaar aveva presentato ricorso al Tar della Liguria contro la delibera del Comune, ricorso che era stato accolto. La sentenza del Consiglio di Stato ribalta ora a sua volta quella del Tar.

«Ovviamente la questione non finisce qui, anzi, rappresenta un’occasione per portare anche davanti alla Corte di Cassazione ben tre principi costituzionali: quello della laicità; quello della libertà di espressione e quello dell’eguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini (art. 3) a prescindere dalle convinzioni religiose personali di ognuno», dice ancora Orioli. «Siamo pronti a portare anche questo caso davanti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, dove molte delle intemerate clericali del Consiglio di Stato sono già state smontate in passato. Perché l’Uaar, checché ne pensi il comune di Genova, c’è per creare un mondo più libero e migliore per tutti».

UAAR

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Liberi di scegliere: a Verona i colori dell’arcobaleno contro l’oscurantismo

In tanti alla contromanifestazione organizzata da Non una di meno e che ha visto tantissime adesioni

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Oscurantisti da una parte e chi vuole una società aperta, libera e tollerante dall’altra: “Per quanto mi riguarda manifestiamo a favore di una società aperta, una società che crede nelle libertà di tutte e di tutti, e quindi mi fa piacere che abbiamo l’occasione di essere qui”.

Parole dell’ex presidente della Camera Laura Boldrini, arrivando a Verona alla prima delle contro manifestazioni in occasione del Congresso mondiale delle famiglie.
“Penso – ha aggiunto – che i signori del governo che vanno a una manifestazione dove invece si tolgono diritti a interi gruppi sociali non ci rappresentano, non rappresentano l’intera nazione. Allora siamo qui a dire non nel nome nostro, ministro Salvini, non a nome nostro. Noi abbiamo un’altra idea di società e per noi tutti devono essere rispettati, non devono esistere discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e di genere. I signori del congresso delle famiglie vogliono sottrarre diritti che sono stati ottenuti con decenni di battaglie. Non possiamo permettere questo e allora – ha concluso – dobbiamo far capire che gran parte dell’Italia non ci sta”.





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Campidoglio invita a saltare la scuola per omaggiare il papa. “Un invito sconcertante”

«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni».

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«Ci sarebbe da ridere se a piangere non fosse la laicità delle istituzioni». Adele Orioli, segretaria dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), commenta così l’invito rivolto dal Comune di Roma alle scuole del territorio affinché si raccolgano numerose, il prossimo 26 marzo alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio in occasione dell’omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini che il papa renderà dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio.

La lettera del Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma indirizzata ai dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi e delle Scuole Secondarie di primo e secondo grado (di cui l’Uaar è in possesso) recita: «Roma Capitale ha il piacere di comunicare ai Dirigenti scolastici, ai Docenti, agli alunni, agli studenti e relative famiglie che, Sua Santità Papa Francesco renderà omaggio alla città di Roma e ai suoi cittadini e cittadine, martedì 26 marzo p.v., alle ore 10.30, dalla loggia michelangiolesca di Palazzo Senatorio. L’ultima visita del precedente pontefice risale al 9 marzo del 2009 pertanto, il Santo Padre accogliendo l’invito della Sindaca di Roma dimostra nei confronti della cittadinanza intera, e dell’Amministrazione Capitolina che la rappresenta, una rinnovata e affettuosa attenzione. Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici invita quindi le scuole e le famiglie di Roma a partecipare numerose, il prossimo 26 marzo 2019 alle ore 10.00, in Piazza del Campidoglio, con ingresso da Piazza dell’Ara Coeli e, a tale proposito, chiede agli istituti interessati di compilare la scheda allegata e di farla pervenire entro il 21 marzo p.v. al seguente indirizzo di posta elettronica (…)».

«Un invito a disertare le lezioni per salutare un rappresentante religioso! In spregio a ogni principio di laicità della scuola. Oltretutto – prosegue Orioli – per gli studenti romani che proprio morissero dalla voglia di salutare il papa non è necessario saltare la scuola: basta andare a San Pietro la domenica! Non da ultimo, ci sono alunni che legittimamente non frequentano l’ora di religione: una scelta che inviti come questo sembrano deridere. La scuola dovrebbe essere di tutti: che alternative hanno previsto al Campidoglio per tutti questi altri loro cittadini? Speriamo – conclude Orioli – che il Comune riconsideri questa decisione e solleciti gli studenti a una qualche gita educativa piuttosto che a sventolare manine e bandierine per far contento Bergoglio».





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