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Fine anno e nuova minaccia del santone Stefano Calandra

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Gli ultimi giorni dell’anno non potevano essere esenti dalle nuove “previsioni” di Stefano Calandra. Del resto è il periodo giusto in cui i ciarlatani abbozzano profezie di vario genere. Poteva mancare il santone Calandra? Assolutamente no!

L’italiano è un boccalone per natura e lo dimostra la storia. Le pseudoscienze sono le odierne truffe ma contiamo anche sulla moderna Magistratura e sulle moderne forze di polizia, almeno per limitare se non fermare l’abuso del comprensibile disagio psicologico in cui sono vittime le persone che, purtroppo, hanno vissuto  un terremoto. Perchè è di terremoti che stiamo ennesimamente parlando.

Vediamola subito l’ennesima “previsione” di Stefano Calandra, nonostante avesse già annunciato (due previsioni fa) che  il periodo critico per il 2016 era terminato.

stefano calandra

 

Quindi Marte, Giove e company si allineano ennesimamente ed il periodo critico profetizzato da Stefano Calandra sono le notti del 28 e 29 dicembre. La zona prevista? Tutto il mondo!

Considerando che i sismi importanti sono svariati ed accadono nel mondo tutti i giorni indipendentemente da quello che Marte, Giove ecc. stiano facendo, che previsione sarebbe se non un tentativo, ennesimo, di proclamarsi salvatore dell’umanità e tenere stretti i poveretti che lo seguono?

Infatti, come già detto in questo articolo ( Link ) questi santoni chiudono sempre  i propri moniti con minacce anche non troppo velate. Stavolta viene scritto “Spero con tutto il cuore che nessun sisma colpisca l’Italia in queste prossime ore, ma che magari semplicemente finisca in mare”.

Per quanto possa essere risibile scrivere di sperare che un terremoto finisca in mare (ma cos’è un meteorite???)  la velata minaccia consiste nello sperare che un terremoto non colpisca l’Italia, quindi di alzare la soglia della paura dei seguaci ed il loro stadio di ipervigilanza tipico di chi è sofferente di un trauma post-terremoto.

Alert

BUFALA PERICOLOSA 90 %

Intanto vi mostro che,  attualmente, alla faccia della “previsione” di Stefano Calandra nessun terremoto importante ha colpito la nostra Italia:

 

 

a parte una replica, quasi quotidiana, di magnitudo 3.2  assestamento del forte sisma avvenuto nel centro Italia, la situazione appare  più che tranquilla, siamo proprio al di sotto della media. Ma forse Marte e Giove fanno i dispetti allora gli gnomi dei terremoti entrano in sciopero.

Fermo restando che l’Italia è sismica ed un terremoto forte può SEMPRE verificarsi, tutto sembra procedere per il meglio.

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Di seguito un interessantissimo articolo preso da Butac.it :

Si possono prevedere i terremoti?

Secondo alcuni sì, ma noi siamo andati a curiosare: indovinate un po’ cosa abbiamo scoperto…

Sì, esatto, avete indovinato!

Lo sapete che vi leggo nel pensiero, no?


La prima domanda che sorge spontanea è: perché solo dopo un evento sismico significativo saltano fuori coloro che sostengono di averlo previsto? Perché sempre dopo e mai prima?

Le risposte possono essere molteplici, ad esempio la più gettonata dice che esiste un reato che si chiama “procurato allarme“: se tu prevedi un terremoto ma sbagli e la popolazione si allarma senza motivo, organizza un esodo e simili, i Carabinieri potrebbero venire a prenderti per le orecchie. Quale quotidiano quindi se la sente di rischiare, dando voce a questi preveggenti dei terremoti? Molto meglio dare voce dopo, anche perché poi la gente ha un motivo in più per discuterne al bar o sui social, e magari comperare pure il giornale.

Un’altra risposta potrebbe essere che siccome i terremoti non si possono prevedere, è più facile post-vederli che pre-vederli. Come il Mago di Segrate!

Se infine consideriamo che il complottismo oggi è molto in voga, ecco che la voce del “io l’avevo detto ma nessuno mi ha ascoltato” gode di ampia eco. Ma sempre e solo il giorno dopo.

Le teorie di Raffaele Bendandi

Oggi andremo a fare le pulci a due signori, tali Stefano Calandra e Stefano Gagliardi che dichiarano di prevedere i terremoti in base agli allineamenti planetari, come è anche scritto sulla loro pagina Facebook a questo dedicata e ancora più specificatamente nel loro sito.

Questi signori basano il fulcro delle loro previsioni sugli allineamenti sia planetari che della Luna. Testualmente:

Abbiamo analizzato gli allineamenti planetari che hanno coinvolto l’asse Luna-Terra degli ultimi 100 anni. Dal terremoto di Avezzano (13/01/1915) ai giorni nostri, ho verificato se in concomitanza di ogni evento tellurico rilevante (superiore ai 5 gradi Richter) in Italia, vi fosse stata una qualche forma di attrazione gravitazionale tra i Pianeti in asse con il sistema Terra Luna, sì da “muovere” la crosta terrestre, nei punti dove magari c’era da tempo molta tensione e creare così l’evento tellurico.

In parole povere loro sostengono che se nella crosta terrestre c’è un punto critico in procinto di “scattare” creando il sisma, una leggera attrazione gravitazionale esercitata dall’insieme di più pianeti potrebbe innescare l’evento. Teoricamente è plausibile: non vi sono apparenti contraddizioni logiche. Ma cosa c’è di vero?

La paternità di questa teoria, per loro stessa ammissione, risale a Raffaele Bendandi che all’indomani del terremoto friulano del 1976 dichiarò di averlo previsto, ma che nessuno gli aveva dato ascolto: ricordo personalmente questo fatto perché TV e giornali gli dedicarono largo spazio. Ovviamente sempre dopo.

Purtroppo però, come Wikipedia ci ricorda, le teorie del Bendandi non furono mai validate dalla comunità scientifica né all’epoca (per mia personale memoria) né in seguito, e di questo c’è da chiedersi perché. Forse perché non eravamo in presenza di uno scienziato? O forse perché nel 1959 aveva dichiarato di avere scoperto un pianeta orbitante tra il sole e Mercurio a cui diede nome Faenza, la sua città natale? E dov’è oggi questo pianeta?

Qualche domanda

Dunque la prima domanda che ci poniamo è:

1 – Perché Calandra e Gagliardi hanno scelto di riprendere una teoria giacente invalidata da oltre quarant’anni? Ovvero: in questi quattro decenni cosa è cambiato al punto tale da riproporla?

Poi ne sopraggiunge subito una seconda: Bendandi non era né sismologo, né geologo, né fisico, né astronomo, cioè non aveva nessun titolo di studio eccetto la quinta elementare, dopo la quale si specializzò in disegno tecnico.

2 – Perché quindi Stefano Calandra e Stefano Gagliardi lo chiamano sismologo? Ignorano la storia oppure cercano avallo scientifico? 

I due Stefano citati (S&S) sostengono di avere personalmente verificato che a ogni scossa importante alcuni pianeti, tra cui sempre Giove o Saturno, erano in allineamento con la nostra Luna, questa sempre sopra le nostre teste, ovvero qa1centrata sopra una porzione di superficie terrestre compresa tra i meridiani -15° e +15° e con un’altezza ottica sull’orizzonte con angolatura compresa tra 10° e 70°. Pubblicano anche la zona della superficie terrestre corrispondente (vedi immagine a lato) che chiamano quadrante QA1. E quando la Luna non era sopra questo quadrante, durante i sisma, era esattamente agli antipodi nell’Oceano Pacifico a ovest della Nuova Zelanda, sul quadrante che chiamano QA2. Ma per loro stessa definizione i due Stefano sono “astronomi dilettanti”, avrebbero dunque bisogno di un’autorità in materia che possa avallare le loro teorie. E come abbiamo visto nemmeno Bendandi lo era, tanto che Wikipedia lo definisce “pseudoscienziato”.

Subito un altra domanda:

3 – Perché sempre o Giove o Saturno?

Essi sono i due pianeti più grandi del sistema solare, ma non quelli che incidono gravitazionalmente di più sulla Terra. Forse i nostri amici astronomi dilettanti non sanno che mediamente qua si risente più della gravità di Venere che non quella del pianeta dagli anelli (vedi tabella sotto). Per cui è la coppia Giove-Venere la più “forte” sulla Terra da un punto di vista gravitazionale. Sorge il dubbio che questi signori non sappiano di cosa stiano parlando!

Ora subentra subito un’ulteriore curiosa domanda: quando la Luna è nel quadrante QA1, cioè da noi, è plausibile una sua forza attrattiva sul suolo terrestre. Ma quando è agli antipodi tale forza dovrebbe essere (in Italia) inversamente attrattiva (cioè verso il centro della Terra) perché la gravità lunare agli antipodi si va a sommare a quella della Terra, e non più a sottrarsi.

L’impressione è che ci si sia lasciati abbagliare dagli effetti di alta marea che la Luna esercita sia sui mari sottostanti, che agli antipodi. In queste due zone avremo sì la tendenza dell’alta marea, ma questo nulla c’entra con i movimenti tettonici. Semplicemente perché se l’alta marea con la Luna alta è prevalentemente dovuta alla sua attrazione gravitazionale, agli antipodi l’alta marea è causata dal decentramento del centro di massa Terra-Luna.

Orbene:

4 – Perché si è presa in considerazione anche la Luna in QA2, ovvero agli antipodi, se là il suo effetto non influisce in QA1?

Aspettiamo una risposta da chi ne sa più di noi, noi non l’abbiamo capito.

La nutrita e dettagliata spiegazione tecnica continua con questa affermazione:

Durante l’allineamento pianeti-Luna-Terra, passano anche alcuni giorni perchè i pianeti si disallineino. In questo periodo si è osservato che si realizzano delle scie sismiche In Italia con picchi sismici in corrispondenza della Luna.

Subentra pertanto un altra domanda d’ufficio:

5 – Nel corso di questi allineamenti pianeti-Luna-Terra quest’ultima ruota sul suo asse e la Luna transita anche sopra Asia e Americhe: perché il sisma dovrebbe accadere sempre e solo in Italia?

Calandra e Gagliardi dovrebbero spiegarci con quali criteri si determinerebbero le future faglie e perché interesserebbero solo l’Italia. Cosa impedisce a questi allineamenti di aprire faglie in California o in Giappone, in Cile o in Asia Minore?

Vi confessiamo che l’odore di… fuffa inconsistenza logica è in aumento. Ma procediamo con ordine:

Come funziona in pratica che l’allineamento planetario causa il sisma.
Quando si allineano a “X” due linee di pianeti, in pratica la forza di gravità F dei medesimi agisce sulla Terra come attrattore. Cioè come se – parlando in modo semplice per rendere l’idea – noi “tirassimo” con le dita un vestito da due lembi laterali: tirandolo il vestito si “stira” e forma delle pieghe in corrispondenza dei punti di “tiraggio”. Poi, è come se arrivasse una terza mano che desse un pizzicotto in uno dei due punti di tiraggio o anche in un terzo punto, con le dita, così da rompere il vestito. Ossia, arriva la Luna che dà quel “pizzicotto gravitazionale” che disallinea il tiraggio precedente, rischiando di “rompere” il vestito già sotto tensione, tirandolo anche dalla sua parte.

Quando all’inizio della pagina abbiamo cliccato su “chi è Stefano Calandra” (vedi anche sotto) abbiamo visto che è un diplomato al Liceo classico, laureato in Economia e commercio con master in Marketing e comunicazione: ci stupisce che a fronte di tanta cultura umanistica (liceo classico in primis) si scriva in un italiano da III elementare che più che un italiano è… itaglianese. Come c’è molto itaglianese in ciò che segue, dove Calandra sembra arrampicarsi sugli specchi:

stefano calandra

Pignolerie letterarie a parte, S&S ipotizzano che i pianeti allineati attraggano la crosta terrestre, poi arriva la Luna che da lo strappo finale. Il discorso potrebbe (teoricamente) filare con la Luna allo zenith sopra la testa, ma non funziona con la Luna al nadir. Chissà che spiegazione potrebbero darci?

Continuano:

E’ evidente – a mio umile parere – un EFFETTO GRAVITAZIONALE MULTIPLO generato dai pianeti in linea, per cui si genera una forza vettoriale in un’unico punto gravitazionale sulla crosta terrestre, non può essere una coincidenza evidentemente!

Soprassedendo ancora sul livello lessicale, questo non spiega in quale punto della crosta agisca la somma delle forze vettoriali gravitazionali.

6 – Che relazione c’è tra le forze gravitazionali in atto e il punto di faglia? Ovvero come si determina tale punto?

Anticipare che la prossima settimana è previsto un terremoto non serve a nulla se non si specifica dove questo avverrà. La seguente frase non risponde alla domanda:

Per cui, grazie alle osservazioni empiriche dei serie storiche di allineamenti planetari (la forza gravitazionale di Newton segue appunto la linea di intersezione dei pianeti in linea), sappiamo prevedere con certezza +- 6 ore quando accadrà in futuro un terremoto nel Quadrante Alfa QA1 di riferimento.

Ora il quadrante si chiama Alfa QA1… Chissà perché? Forse suona… più “scientifico”… Comunque il quadrante citato copre l’Europa del sud e l’Africa del nord: non serve a nulla sapere questa informazione perché è troppo vaga e mica si può far evacuare un’area di tali dimensioni. E poi: di quale intensità? Mg 4 è molto diversa da Mg 6 che è 1000 volte più energetica, così come quest’ultima è molto diversa dalla Mg 8, a sua volta 1000 volte più energetica della 6.

Su questa domanda tentano una risposta come segue:

Seguendo la stessa legge, si potrà determinare anche la forza (F)-soglia generata dall’allineamento planetario, oltre la quale la crosta terrestre entra in crisi, si rompe e crea l’evento tellurico. Materia questa per gli astronomi professionisti, il poter determinare per ogni allineamento riscontrato, la distanza (r) tra i vari pianeti: essendo nota la massa dei vari pianeti in linea, si determinerà quindi la forza (F) di Newtonsoglia, oltre la quale con certezza sono avvenuti i terremoti.
Sarà possibile anche determinare il conseguente grado Richter del terremoto, in corrispondenza della forza (F) generata. Infatti si può calcolare il coefficiente medio k di tutti gli allineamenti planetari riscontrati negli ultimi 100 anni M(F/R) = k dove:
M è la media;
F è la forza gravitazionale di Newton;
R è il grado Richter del terremoto, noto perchè riportato dalle cronache;
k è il coefficiente medio che, messo a denominatore con F per ogni allineamento empirico riscontrato, dà il grado Richter atteso per quel terremoto.
E’ in corso – attualmente – il calcolo della formula corretta.

Materia per astronomi professionisti? Ma che dicono? Calcolare le forze gravitazionali empiriche non è impossibile: l’ho fatto persino io… E poi che c’entrano gli astronomi? Se si tratta di faglie con eventi tellurici sarà competenza di geologi o sismologi. Insomma: si parla di cose di cui non si hanno a quanto pare le dovute competenze: che si fa? Quando non si sa più che dire si passa la patata bollente ai professionisti?

stefano calandra

 

È davvero simpatico il paragone tra Calandra e un ricercatore CNR/INGV. Chissà se il nostro amico Stefano da grande vorrà diventare uno scienziato? E chissà se i sismologi professionisti, in caso di grave allerta, mollano tutto per passare il pomeriggio in la famiglia?


Tornando a noi e alle spiegazioni di S&S, c’è una castroneria logica pazzesca: come si può dimostrare una teoria basandosi sulla teoria stessa? Hanno preso la magnitudo dei vari eventi sismici, hanno fatto il rapporto con la forza gravitazionale il cui quoziente moltiplicato per la “media” (M) (quale media? Cos’è?) e questo dovrebbe dare un presunto coefficiente?

Pensate un po’ se alla vostra prof di matematica delle medie avreste dimostrato il teorema di Pitagora semplicemente dicendogli che siccome 16+9 fa 25 esso funziona! Rimandati a… marzo!

E come la mettiamo sotto l’aspetto dimensionale? M (la misteriosa media) non sappiamo cosa sia, mentre il rapporto F/R è una forza diviso una Magnitudo. Ma la Magnitudo è adimensionale! Possiamo però trasformarla in una lavoro, per esempio in Kwh o in Joule poichè per ogni grado di M conosciamo quanti Joule corrispondono. Un rapporto tra N/J (ovvero N/N*m) darebbe 1/m che moltiplicato per un “ignoto M” dovrebbe dare K.

Il mio prof di fisica avrebbe detto: “Queste cosa sono? Noccioline? Ceci? Joule o Calorie?”

Non si sa! E non è così che funziona la fisica, vero prof?

Prevedere terremoti ma non prevedere dove

Sintetizzando, S&S ipotizzano una correlazione tra elevazione del pianeta sull’orizzonte e luogo del sisma, salvo però poi dire:

Ma, nello stesso tempo, la legge di Newton e le osservazioni empiriche degli allineamenti non possono darci risposte sul dove esattamente (Comune o provincia) capiteranno questi terremoti all’interno del Quadrante Alfa.

Poiché essi dividono l’Italia in tre zone, torniamo alla domanda di prima: com’è possibile salvare migliaia di vite umane annunciando “terremoto presumibile al sud Italia alle 22 +/- 6 ore”? Decine di milioni di italiani dovrebbero evacuare? E se fosse la mattina di un giorno feriale al nord? Mezza produzione nazionale ferma per… cosa? Solo perché un pianeta si allinea con un altro e poi arriva la Luna?

Un tipico sisma italiano importante colpisce indicativamente un’area di 10-30 km di raggio cioè da 300 a 3.000 kmq: non si può evacuare 1/3 dell’Italia.

E poi arriva un altra chicca su dove sarà il sisma:

Questa è materia dei geologi, che dovrebbero tramite i loro studi verificare dove, in quel giorno e ora, la faglia è in “zona di rotura”.

Trascurando l’ortografia (ginnasio… laurea… master… ma a cosa sono serviti?) non si può esporre una teoria demandando competenze e calcoli ad altri. Questa è fisica del cavolo. Anch’io posso predire la fine della Terra salvo poi demandare ai geologi o agli astronomi la conta dei giorni. Se non fosse che poi questi signori ricercatori mi manderebbero in un famoso luogo a tutti ben noto.

No, non ci siamo! Questa non è una teoria valida e forse nemmeno una teoria. Solo una delle tante (lecite) ipotesi. Però così stando non si possono emanare bollettini sismici facendo credere che dietro a questa teoria ci sia della sostanza.

Che sia un istituto di ricerca a emettere le dovute comunicazioni, se possibile.

stefano calandra

 

Tuttavia sto iniziando ad interagire con i teorici dei cd. “Precursori sismici”, ossia di quei cultori della materia che sono riusciti a misurare l’intensita dei campi magnetici in aumento proprio nelle zone in cui la crosta terrestre è in situazione di crisi di resistenza, per cui manca poco perchè, con l’allineamento planetario, si crei la rottura.

Non c’è nessuna prova scientifica dimostrata che stabilisca un rapporto tra campo elettromagnetico e sisma. Sì, è vero, esistono dei precursori sismici ma questi, oggi 2016, non sono altro che oggetti di studio senza nessuna correlazione dimostrata tra essi e la scossa tellurica.

Anche il CNR (si veda quanto riportato all’inizio della presente pagina dal CNR) potrebbe utilizzare la teoria di cui stiamo trattando per completare le proprie ricerche di previsione dei terremoti, per salvare migliaia di vite!

Purtroppo ahiloro il CNR è stato chiaro: sono gli stessi S&S che sulla loro pagina di Facebook, la stessa in cui emettono i loro “bollettini sismici”, ci dicono:

Abbiamo proposto una cooperazione in tal senso sua al CNR sia all’INGV, ma come vi avevo scritto in un post di qualche settimana fa, ci hanno messo in spam della loro casella e-mail ed uno dei loro ricercatori anche minacciato di denunciarci per procurato allarme. Quindi direi di lasciar perdere…

Beh… senza voler infierire, una teoria così… scassata, senza un minimo di calcoli e dimostrazioni, non poteva ambire a qualcosa di meglio. Sembra che il dilettantismo straripi.

Ma quanto influisce la gravità di un pianeta sulla Terra?

Ci siamo presi la briga di andare a curiosare tra i numeri.

Questa tabella riassume le distanze minime e massime tra il nostro pianeta e gli altri, giusto per sapere qual è la loro influenza gravitazionale (che dipende dalla massa del pianeta e dal quadrato della distanza intercorsa). Abbiamo anche inserito il Sole e la Luna, poi vedremo perché, e, a puro titolo di paragone, la Stazione Spaziale Orbitante (ISS) e un Airbus A380 al decollo a 100 m. di quota.

Notiamo come la somma di tutti i pianeti (e non solo) evidenziata in rosso come in un unico super allineamento, pari a 0,4 μN cioè 0,4 milionesimi di Newton, sia di gran lunga inferiore a quella della sola Luna (48,3 μN). E che se a tale somma planetaria aggiungessimo pure quella della Luna (48,7 μN) saremmo distantissimi da quella del solo Sole che è di 8,81 mN cioè 8.810 μN cioè oltre 180 volte superiore.

Ecco quindi la domanda numero 7:

7 – Perché i nostri S&S non tengono conto dell’elemento gravitazionale che più influirebbe sulle loro teorie, ovvero il Sole?

Sembra un paradosso: a cosa serve sapere cosa fa chi numericamente non conta pressoché nulla? Avrebbe senso privarsi di un caffè (e di uno soltanto) per risparmiare al fine di comperare la casa nuova, e poi andare a giocare al casinò?

Per i meno fisici, tanto per dare un elemento di paragone facilmente misurabile, aggiungiamo che quando state ritti e fermi in piedi (sulla Terra, a livello del mare e a 45° di latitudine – perdonate la pignoleria ma il mio ex prof di fisica mi bacerebbe), sulle vostre gambe agisce una forza in newton (dovuta alla gravità terrestre) pari al vostro peso in kg moltiplicato per 9.8. Se la vostra bilancia dice che siete 100 kg dovrete confrontarvi con una forza peso di 980 N, mentre se pesate 60 kg la forza di attrazione gravitazionale sarà di 588 N e così via. Un litro di acqua, ovvero 1 kg, subirà una forza poco più di 9.8 N (dipende poi dalla bottiglia) mentre una goccia d’acqua (pari a circa 50 mg) subirà una forza di 0,49 mN pari a 490 μN. Questo significa che detta goccia è attratta dalla Terra con una forza di 17 volte inferiore a quella che il Sole esercita sulla Terra: pensate quindi al peso sulla vostra mano di una goccia d’acqua e moltiplicate x 17.

Tutto questo per sottolineare le debolissime forze attribuite dai corpi orbitanti, talmente deboli per i pianeti da essere a nostro dire ininfluenti anche se sommate tutte assieme rispetto al Sole. Dalla tabella sopra risulta più gravitazionalmente attrattivo un Airbus A380 a pieno carico a 100 metri che non Marte, Mercurio, Urano e Nettuno dalla Terra.

E una media nevicata su un territorio montano? Quanti milioni di kg possono gravare su una zona di 40×40 km con 50 cm di neve fresca? Considerato per questo spessore un valore medio del suo peso specifico pari a 120 kg/mc avremo 96 mld di kg che a 5 km da una ipotetica futura faglia inciderebbero gravitazionalmente circa 0,25 μN: quasi come Giove! Per dovere di precisione diciamo che se ipotizziamo la faglia come un singolo punto, solo il centro dell’area nevosa sarà a 5 km mentre la periferia si distanzierà sempre più dall’ipocentro. Se però consideriamo la faglia come una linea (e non puntiforme) o più propriamente come un’area, i conti esatti andrebbero effettuati sull’effetiva dimensionalità di quest’ultima. Tuttavia il nostro vuol essere solo un conteggio empirico e indicativo di quali forze terrestri potrebbero incidere gravitazionalmente, oltre a quelle extra terrestri.

Adesso appare un po’ più chiaro il motivo per cui il mondo scientifico non ha mai avvalorato queste ipotesi. Le forze gravitazionali dei pianeti rimangono sì sotto esame, ma in base a questo pretendere di emettere bollettini sismici senza esibire un calcolo ci sembra decisamente presuntuoso.

E non capiamo nemmeno perché una persona che vanta un simile curriculum si sia buttata in ambito scientifico in maniera così criticabile e improvvisata. Sembra quasi che si abbia a che fare con persone completamente sprovvedute e scarsamente scolarizzate (a giudicare da come scrive rispondendo su Facebook – vedi sopra) e non un super uomo che vanta simili CV.

Ma soprattutto che risponde sui social con un’arroganza come se tutto gli fosse dovuto, paragonandosi addirittura a un ricercatore dell’INGV o del CNR.

Che ci siamo imbattuti in un super millantatore da premio Nobel? Oppure in un laureato dalle forti lacune culturali, e che manco sa scrivere? Chissà cosa ha scritto nella tesi?

La mia personale opinione è che chi ostenta lo fa perchè non ha nulla da esibire, mentre chi nasconde è perché ha troppo da esibire. Come dire: si dice sempre il contrario di quello che si è o di quello che si fa.

Per il resto giudicate voi. La discussione è aperta!

 
  

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La tubercolosi è tornata a diffondersi a causa dei migranti? Spoiler: no

Il ruolo degli stranieri è tutt’altro che trascurabile nelle statistiche, ma il trend generale in Italia è di diminuzione dell’incidenza di tubercolosi. Gli allarmismi, dunque, sono ingiustificati

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“Può una rondine far primavera? “, si chiederebbero alcuni. E, allo stesso modo, basta il caso di un solo migrante (o magari di una decina, come avevamo raccontato il mese scorso) malato di tubercolosi per giungere alla conclusione che c’è un allarme sanitario nazionale? O, a maggior ragione, per annunciare la presenza di una vera e propria epidemia in corso?

Dati alla mano, i numeri sembrano scongiurare la presenza di un’emergenza. Resta pur vero che mancano ancora le statistiche degli ultimi mesi (i dati per ora si fermano al 2016) e che sono possibili più interpretazioni dei dati ministeriali, ma le serie storiche suggeriscono che il trend evolva in maniera abbastanza regolare di anno in anno. E che sia di diminuzione.

L’episodio di cronaca

Ma andiamo con ordine. A far tornare il tema in primo piano sono state le dichiarazioni del presidente del consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, a proposito della fuga di un immigrato (che aveva contratto la tubercolosi) da una struttura di accoglienza della provincia di Vicenza, a Sandrigo. La notizia della fuga, riportata tra gli altri da Il Gazzetino, è stata commentata con relativa cautela da Ciambetti: “abbiamo una ulteriore riprova [che] la cittadinanza è chiamata a pagare i costi non solo economici ma anche sociali e sanitari di politiche scellerate”, ha dichiarato. E continua: “sono preoccupato [per il] passaggio dai 16 casi registrati nel 2015 ai 40 già individuati quest’anno nella provincia di Vicenza, un dato che non va sottovalutato ma nemmeno enfatizzato. L’incremento dei casi di tubercolosi e la diffusione di questa malattia gravissima tra immigrati ed extracomunitari richiede una energica e tempestiva risposta da parte delle autorità sanitarie”.A rincarare la dose è stato poi il vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini, che su Facebook ha scritto, commentando la stessa notizia: “Immigrato malato e in fuga, forse inconsapevole della gravità della sua condizione. Purtroppo la tubercolosi è tornata a diffondersi, gli italiani pagano i costi sociali e sanitari di anni di disastri e di invasione senza regole e senza controlli”.

Reazioni e repliche
La prima risposta è arrivata da Maurizio Marceca, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni. Ai giornalisti di Ansa Marceca ha rivolto un invito alla prudenza, spiegando che “in Italia non abbiamo alcun allarme tubercolosi legato agli immigrati” e che con le dichiarazioni inquiete sulla tubercolosi “si rischia di creare allarme, anche laddove un allarme non esiste. Intervenendo con affermazioni poco scientifiche”, ha aggiunto, “si rischia di creare panico sociale”. Mareca ha richiamato anche le linee guida dell’Istituto superiore di sanità per il contrasto delle tubercolosi tra gli immigrati in Italia (pdf), e ha dichiarato che al momento il sistema sanitario dispone “di tutti gli strumenti per governare il fenomeno”.

Nella stessa giornata è intervenuto anche Roberto Cauda, direttore del dipartimento di malattie infettive del policlinico Gemelli di Roma. Il medico ha riferito che “almeno in Italia non assistiamo in questo momento a un aumento dei casi”, e ha ricordato che le fluttuazioni statistiche sono il risultato di fenomeni “estremamente complessi, non attribuibili a un unico fattore”.

Un’ulteriore rassicurazione è giunta poi su scala locale, da parte del viceprefetto vicario di Vicenza Lucio Parente“Il protocollo è stato rispettato come da normativa, quindi sotto l’aspetto sanitario non c’è nulla da temere”, ha dichiarato. Il protocollo, in questo caso, è consistito nell’isolare i locali frequentati dal malato a Sandrigo e nell’esecuzione di screening di controllo sulle persone con cui ha avuto contatti. La trasmissione del batterio della tubercolosi, Mycobacterium tuberculosis, avviene infatti per via aerea, tramite saliva, con un colpo di tosse o uno starnuto. Contemporaneamente, Parente ha confermato che la persona in fuga continua a essere irreperibile, e che le forze di polizia sono al lavoro per rintracciarlo.

Il senso dei dati
Ma quindi la tubercolosi si diffonde sempre più, oppure no? Come abbiamo già raccontato in diverse occasioni, ragionando sul lungo periodo l’incidenza della malattia è drasticamente in calo. Basta pensare ai 12mila casi del 1955 conto i 4.032 del 2016. Solo negli ultimi 10 anni si è passati da 7,4 casi ogni 100mila abitanti nel 2008 a 6,6 nel 2016. In media ogni anno il numero di pazienti a cui viene diagnosticata la tubercolosi cala dell’1,8% (anche se ci sono fluttuazioni significative da un anno all’altro: basta pensare ai 5.200 casi del 2010), e in termini assoluti i decessi sono poco più di 300 all’anno sui 4mila malati totali.

In questo trend di diminuzione, è pur vero che sale sempre più l’incidenza degli stranieri. Il sorpasso rispetto ai nati in Italia è avvenuto nel 2009, e attualmente i cittadini stranieri coprono circa il 60% dei casi complessivi. A seconda di che cosa si vuol fare emergere, numeri uguali possono raccontare storie diverse. Se infatti si valuta l’incidenza della malattia sugli stranieri (e cioè si tiene conto anche dell’aumento nel numero di persone straniere in Italia negli ultimi anni), si scopre che l’incidenza della tubercolosi su soli stranieri è stata di 84 casi ogni 100mila stranieri nel 2006, e di 44 nel 2016. Il rischio di contrarre la malattia sta dunque calando anche per questa fascia di popolazione, nonostante in termini quantitativi l’incidenza resti quasi 10 volte più alta rispetto ai nati in Italia.

Per avere un’idea di quanto il tema sia articolato, anche dal punto di vista delle autorità sanitarie, basta dare un’occhiata al documento di 64 pagineredatto in proposito a febbraio dall’Istituto superiore di sanità. Per fare un’esempio, per gli immigrati esiste una dipendenza estremamente forte tra l’incidenza della tubercolosi e il Paese d’origine, anche di un fattore 10.

Che la presenza di stranieri sia un fattore che incrementa il numero di casi di tubercolosi è fuori discussione, ma ventilare l’idea di un’emergenza sanitaria – in un contesto in cui il trend generale complessivo è di diminuzione dell’incidenza – sa di allarmismo ingiustificato. Sempre ammesso che la statistica citata da Ciambetti e relativa alla provincia di Vicenza (ossia che si è passati dai 16 casi del 2015 ai 40 di quest’anno) non si dimostri in linea con un nuovo trend nazionale. Per ora, però, il dato è decisamente troppo locale per trarre conclusioni generali.

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10 bufale sul crollo del ponte Morandi a Genova

Purtroppo le bufale, chi le condivide e chi le mette online non mancano mai, anche in disastri come quasto

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Dalle teorie del complotto alle foto false, tutte le fake news che stanno circolando in Rete a proposito del disastro autostradale in Liguria. Finti salvataggi, cani eroi e strane compenetrazioni tra edifici: di bufale ce n’è di tutti i tipi

Insieme alla cronaca e alle valutazioni politiche, sul crollo del ponte Morandi a Genova non potevano mancare anche le fake news, che si sono moltiplicate nelle ultime ore. A fare da padrone, accanto alle valutazioni sulla mobilità, alle ricostruzioni storiche e alle tante immagini del disastro, sono anche teorie del complotto, notizie di falsi salvataggie soprattutto le foto decontestualizzate. Tra le tantissime bufale diventate virali in rete, abbiamo selezionato qui le 10 più significative.

1. Il ponte Morandi NON è stato fatto esplodere con il tritolo

Ponte Morandi

Foto: Valery Hache/Getty Images)

 

Anche stavolta non poteva mancare la bufala complottista, quella che attribuisce la responsabilità della tragedia all’atto volontario di qualche oscuro signore che si nasconde nell’ombra. Nello specifico, l’arma di distruzione sarebbe stato un ordigno al tritolo, e la prova schiacciantesarebbe stato il bagliore nel cielo prima del crollo che molti hanno associato a un lampo.

Tra i rilanciatori della fake news, segnalata tra gli altri da Bufale.netc’è anche il solito Rosario Marcianò, che ha parlato anche di una “demolizione controllata”. Altre versioni del complotto, ancora più fantasiose, riferiscono dell’utilizzo di sistemi bellici d’avanguardia come le non meglio precisate “armi a microonde”. La diffusione di storie come queste si spiega non solo con la volontà di identificare un nemico a tutti i costi, ma con il bisogno di ricercare cause sorprendenti per eventi eccezionali.

2. La foto del dettaglio arrugginito NON è autentica

Circola online un’immagine che mostrerebbe lo stato di degrado di una parte del ponte Morandi e che sarebbe stata scattata “qualche settimana fa”. In questo caso il mistero è presto risolto: la foto, facilmente cercabile online, è antecedente al 2011 e non riguarda il ponte Morandi a Genova bensì quello di Ripafratta in provincia di Pisa. Si tratta dunque di un palese falso, utilizzato per alimentare le polemiche in modo malizioso, come per primi hanno mostrato David Puente e Paolo Attivissimo.

3. Il cane eroe “angelo con la coda” NON c’entra con Genova

Altra immagine diventata virale sui social, altro fake. In questo caso si tratta della foto di un cane da soccorso che sarebbe stato trasportato nella zona delle macerie con un sistema di cavi e carrucole. Nonostante lo scatto sia autentico, non è relativo al disastro di Genova, ma risale al 15 settembre 2001 e riguarda le fasi di soccorso successive al crollo delle Torri Gemelle a New York. Lo scopo con cui è stata creata questa falsa notizia, segnalata da diversi siti anti-bufala, pare essere la valorizzazione del contributo degli animali durante le operazioni di soccorso. Forse, però, si rivelerebbe più utile alla causa l’utilizzo di foto autentiche.

4. NON c’è (né c’è mai stata) alcuna emergenza sangue

(Foto: Photofusion/Getty Images)

 

Circolata sui social – in particolare su Instagram – nelle ore immediatamente successive al disastro, la notizia della presunta carenza di sangueall’ospedale San Martino di Genova non ha alcun fondo di verità. Diverse istituzioni sanitarie sono intervenute per smentire ufficialmente la falsa notizia, tra cui le Avis di Chiavari e di Genova. D’altra parte il numero di persone ferite e ricoverate in ospedale non è stato particolarmente alto (si tratta di meno di 20 persone in tutto), dunque le riserve di sangue sono state sufficienti a gestire la fase dell’emergenza. Resta comunque l’invito ad “andare a donare periodicamente”, il “miglior modo per affrontare tutte le esigenze del sistema trasfusionale italiano”.

5. I palazzi NON sono resi instabili dal contatto con il ponte

(Foto: Google Street View)

 

Secondo una ricostruzione errata di cui si discute molto sui social, i palazzi in prossimità del ponte sarebbero stati evacuati perché la struttura stessa del viadotto poggerebbe contro le abitazioni. La foto che proverebbe questa teoria, pur essendo vera e correttamente attribuita, non dimostra affatto quanto si vorrebbe far credere. Si tratta infatti di un’immagine ricavata da un ingrandimento di Google Street View relativo a via Enrico Porro, la cui versione originale dovrebbe risalire (secondo Bufale.net) al 2009.

Seppur autentica, la foto non è di per sé sufficiente per giungere a conclusioni ingegneristiche, e di certo non può dimostrare una recente evoluzione della situazione, dato che risale a quasi 10 anni fa. I tetti di alcuni palazzi sono effettivamente stati modificati per lasciare spazio al ponte quando fu costruito, e proprio per questo il ponte e le abitazioni non dovrebbero avere punti di contatto. Il motivo delle evacuazioni, infatti, è il timore che altri crolli del ponte possano investire i condomini presenti sotto, ma è improbabile che il viadotto sia attualmente sorretto grazie a un fantomatico appoggio sui palazzi.

6. NON è stata estratta una bambina viva dalle macerie

Una di quelle notizie che tutti vorremmo sentire, ma che questa volta è solo un’invenzione creata per raccogliere qualche click. Viaggia infatti sui social l’immagine di una bambina portata fuori in braccio da un cumulo di macerie grazie all’intervento dei pompieri. L’immagine, tuttavia, è stata palesemente decontestualizzata, come dimostrano sia la conformazione delle macerie sia i dettagli riconoscibili sulle uniformi dei vigili del fuoco. Come ha stabilito Bufale.net, la foto è stata scattata in occasione del terremoto a Ischia, e il pompiere indossava un caschetto dedicato al terremoto a L’Aquila.

7. Il viadotto di Morandi in Sicilia NON è aperto al traffico

In questi giorni si discute molto anche di tutte le altre opere realizzate dall’ingegnere Riccardo Morandi. Tra queste c’è il viadotto che collega Agrigento a Porto Empedocle, sul quale si è diffusa parecchia disinformazione. Le foto autentiche che mostrano lo stato di degrado del ponte, infatti, spesso non sono accompagnate dalla precisazione che il viadotto è attualmente chiuso al traffico, e che rimarrà precluso al transito di veicoli almeno fino al 2021. Non c’è dunque alcun pericolo imminente per gli automobilisti, anche se ovviamente è necessario completare tutti i doverosi interventi strutturali prima di procedere con la riapertura. Qui trovate ulteriori dettagli in merito.

8. Le ambulanze NON pagano l’autostrada durante le emergenze

(Foto: Paolo Rattini/Getty Images)

 

L’idea che un’ambulanza debba pagare l’autostrada come un normale veicolo non è di per sé così assurda, visto che la questione è al centro di un dibattito che si protrae da anni ed è ben lontano da una soluzione. Tuttavia, come ha chiarito anche Bufale.net, nel caso specifico di Genova le ambulanze (in generale) non stanno pagando per transitare in autostrada quando svolgono un intervento emergenziale.

La storia del pagamento del pedaggio non è però una completa bufala, nel senso che – per poter entrare e uscire al casello – anche i veicoli di soccorso devono passare attraverso i sistemi automatici (o manuali) di riscossione dei pedaggi. Ciò significa che, almeno nei casi di emergenza, di norma la società che gestisce l’autostrada non riceve alcun compenso, ma i veicoli d’emergenza devono comunque rispettare tutti gli step di pagamento, e a posteriori avviene il rimborso oppure viene annullata la multa per mancato pagamento.

(Aggiornamento delle 17:00) La questione è diventata uno dei principali argomenti di discussione politica della giornata in seguito alla ricezione di alcuni verbali di mancato pagamento relativi ai mezzi della Croce Bianca di Rapallo. Sulla vicenda si sono espressi anche il vicepremier Matteo Salvini e il sottosegretario ai trasporti Edoardo Rixi. Oltre a confermare l’esenzione dal pedaggio per le ambulanze che rispondono a chiamate di emergenza, è stata annunciata la volontà di escludere dal pagamento anche tutti i transiti autostradali ordinari dei veicoli sanitari. Genova Today è uno dei giornali che ha seguito da più vicino gli sviluppi della vicenda.

9. Elena, Jacopo, Amanda e Paolo NON sono tra le vittime

(Foto: Paolo Rattini/Getty Images)

Tra le tante storie drammatiche che circolano sui giornali e in rete, ce n’è una completamente inventata. Si tratta del racconto strappalacrime relativo a una famiglia di quattro persone (Elena, Amanda, Paolo e Jacopo) che sarebbe rimasta interamente uccisa in seguito al crollo. Pur trattandosi di una narrazione verosimile, la storia è falsa sia perché non c’è corrispondenza con gli elenchi ufficiali delle vittime, sia perché è stata pubblicata a un paio d’ore dal disastro, decisamente troppo presto. Pizzicatada diversi siti anti-bufala la storia si avvale dell’espediente narrativo del narratore-bambino, che tipicamente viene sfruttato come trucchetto per moltiplicare le condivisioni sui social.

10. Il pilone senza supporto NON è del ponte Morandi

Un’altra immagine diventata virale in rete è quella che mostra il pilone di un ponte che poggia in maniera apparentemente instabile sul terreno sottostante. Tuttavia, come ha precisato Il Secolo XIX, l’immagine riguarda il viadotto di Mele sulla A26, e nulla ha a che fare con il ponte Morandi. Secondo la Società Autostrade, comunque, per il ponte ritratto “non sussistono pericoli”.

Extra. NON tutte le foto del ponte sono correttamente attribuite

In parallelo alle numerose bufale palesi che abbiamo raccontato qui sopra, c’è poi una serie di immagini controverse per quanto riguarda la corretta collocazione temporale. Alcuni scatti autentici, infatti, vorrebbero dimostrare lo stato di usuraassottigliamento o precarietà del ponte, ma non è chiaro se si tratti di immagini recenti o meno. La discussione sta coinvolgendo, tra gli altri, RepubblicaIl PostGenova TodayBufale.netPaolo Attivissimo e David Puente, e non è ancora del tutto definito chi abbia ragione e chi no.

Per evitare fraintendimenti, è importante sapere che una parte del ponte è sempre stata più sottile delle altre, e che quella parte non è stata interessata dal crollo. Altre immagini che ritraggono lavori di consolidamento in corso, invece, possono essere più o meno recenti, e alcune riguardano un importante intervento di manutenzione del 2006, quando il ponte fu anche chiuso per un periodo.

 
  

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La bufala delle calamite sul frigorifero che provocano il cancro

L’unico studio scientifico legato a questa leggenda metropolitana si è rivelato un falso, e non esiste alcun motivo per temere il campo magnetico generato da una calamita. Per i frigoriferi hi-tech, poi, la bufala è ancora meno sensata

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L’idea che una calamita appiccicata alla parte esterna del frigorifero possa esercitare un influsso sui cibi conservati all’interno, fino a farli diventare in qualche modo cancerogeni, può apparire una completa scemenza. E in effetti lo è.

Anticipiamo subito la conclusione: non esiste alcuna prova scientifica – né principio fisico o biologico – che possa giustificare una correlazione tra la presenza di magneti permanenti in prossimità degli alimenti e una loro alterazione tale da generare un rischio cancro. Al di là delle solite precauzioni ovvie (per esempio fare attenzione ai bambini piccoli, che potrebbero ingerire le calamite scambiandole per cibo vero), si possono attaccare quanti magneti si desidera al proprio frigorifero metallico senza alcuna preoccupazione.

Le origini della leggenda metropolitana
La falsa storia sulla pericolosità dei magneti da frigorifero compie proprio questa settimana otto anni, almeno nella sua versione digitale. Era infatti il luglio del 2010 quando iniziò a diffondersi a macchia d’olio, prevalentemente via email, una catena allarmistica nella quale veniva citato un fantomatico studio condotto all’università di Princeton, negli Stati Uniti.

Più recentemente, invece, la stessa catena ha ripreso a circolare tramite WhatsApp.

Secondo questa ricerca scientifica, che in realtà è essa stessa un falso, i ricercatori avrebbero condotto (sui topi) uno studio “lungo molti mesi”, in cui avrebbero somministrato a un primo gruppo il cibo conservato in un frigorifero normale, mentre il secondo gruppo sarebbe stato alimentato con il cibo contenuto in un frigorifero decorato con calamite colorate.

Il risultato? I ricercatori (che, ribadiamo, non esistono) avrebbero concluso che nutrirsi con cibo tenuto in prossimità dei magneti aumenta dell’87% la probabilità di sviluppare il cancro. La ricerca sarebbe, si legge, “uno studio clinico rigoroso”, condotto per capire “come la radiazione elettromagnetica irradia il cibo”.

Perché è una bufala
Di motivi se ne potrebbero citare tanti. Anzitutto lo studio menzionato non esiste, né nell’intera letteratura scientifica mondiale si trovano studi che giungano a conclusioni analoghe o simili. In secondo luogo, i portavoce della stessa università di Princeton, contattati da Hoax Slayer, hanno negato il coinvolgimento dell’ateneo in studi di questo genere e hanno espresso preoccupazione per la circolazione di una simile tesi allarmistica senza fondamento.

In aggiunta, la catena menzognera contiene evidenti errori scientifici, attribuendo alle calamite la generazione di un campo elettromagnetico (quando in realtà si tratta di un campo magnetico statico, come accade per tutti i magneti permanenti) e saltando a pie’ pari diversi passaggi logici tutt’altro che assodati. Tra questi, il fatto che eventuali effetti irradiativi sul cibo si trasmettano a chi lo ingerisce, l’analogia tra la reazione nei topi e negli esseri umani, oltre che l’effettiva intensità del campo magneticogenerato dalle calamite e propagato all’interno del frigorifero.

Già quest’ultima questione, da sola, sarebbe sufficiente a far crollare tutto il castello di sabbia degli allarmismi. I magneti da frigorifero sono di solito delle calamite ben poco potenti e il campo magnetico che generano non penetra in modo apprezzabile nella cavità dove sono contenuti gli alimenti, o comunque ha un’intensità del tutto trascurabile rispetto ad altre fonti di campi magnetici (o elettromagnetici). Quindi il campo magnetico delle calamite non solo è innocuo, ma è anche di fatto assente sulle scaffalature dove c’è il cibo.

Come mai la storia sta diventando via via più folle
Con il passare degli anni, emerge sempre più chiaramente l’assurdità della leggenda metropolitana. I frigoriferi di costruzione più recente, infatti, contengono numerose altre sorgenti di campi magnetici ed elettromagnetici, a iniziare dal motore alimentato elettricamente e senza dimenticare che ormai molti modelli sono dotati di un sistema magnetico di chiusura che garantisce una corretta sigillatura della camera refrigerata. Perché ci dovremmo preoccupare della calamite all’esterno e non delle fonti interne? Come mai gli “studi rigorosi” se ne sono del tutto dimenticati?

Già da tempo nei veri laboratori di ricerca, e recentemente anche in quelli di sviluppo industriale, sono allo studio sistemi di refrigerazione che raffreddano proprio sfruttando le proprietà dei campi magnetici. Nessuno, finora, ha mai sollevato perplessità legate alla sicurezza sanitaria di tali sistemi. E se è vero che il tema dell’effetto dei campi elettromagnetici sulla salute umana è un capitolo tutt’altro che chiuso, il dibattito scientifico verte semmai sull’esposizione diretta di una persona a un simile campo, non sulla trasmissione di questi eventuali effetti negativi attraverso il cibo ingerito.

Qualche esempio di rischio più concreto sui magneti da frigo
Oltre al già citato pericolo di ingestione accidentale da parte dei bambini, un altro elemento a cui fare attenzione è l’interazione tra magneti da frigorifero e pacemaker. Alcuni magneti – soprattutto al neodimio – possono interferire con il funzionamento del dispositivo, e dunque è sconsigliabile per un portatore di pacemaker avvicinarsi a uno sportello del frigorifero decorato con calamite se non se ne conoscono le caratteristiche di fabbricazione.

Infine, trattandosi di oggetti che vengono tipicamente tenuti in cucina, potrebbe essere opportuno fare un controllo sulle certificazioni delle calamite prima di appiccicarle al frigorifero. Non per il campo magnetico in sé, ma per i materiali di costruzione e le caratteristiche di lavorazione. Un prodotto contraffatto, ad esempio, potrebbe rilasciare sostanze non particolarmente desiderabili.

 

 
  

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