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PRETI PEDOFILI

Che fine ha fatto la relazione che il Vaticano doveva consegnare il 1 settembre al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo?

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Il 1° settembre scorso la Santa Sede avrebbe dovuto rispondere all’ONU riguardo le violazioni che il Comitato sui Diritti del Fanciullo gli aveva contestato nel 2014. (Leggi la relazione) La Santa Sede sottoscrisse e ratificò la Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989 ma non si adeguò mai a quella convenzione, ne consegnò mai i rapporti periodici. Così nel luglio del 2013 il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo interroga il Vaticano, in realtà già recidivo e inadempiente ad una precedente raccomandazione risalente al 1995.

Nell’ultimo report l’ONU raccomandava al Vaticano non solo interventi atti a prevenire il fenomeno, ma anche adeguamenti al codice canonico, alcuni in collaborazione con il Governo Italiano al fine di modificare quelle parti dei Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia, punto fondamentale per impedire che questi continuino ad insabbiare.

Duole constatare che a un mese esatto dalla scadenza di quel termine, non solo nessuno ricordi più quanto emerso nel 2014, ma cosa peggiore, che nessuno vada a chiedere conto a Bergoglio del perché a fronte dei suoi quotidiani proclami non abbia attuato una sola di quelle raccomandazioni.

Tra le principali che si leggono nelle Osservazioni conclusive dell’ONU sul secondo rapporto periodico della Santa Sede;

Diritto a conoscere e a essere curati dai genitori (pag.6).

  1. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede accerti il numero di bambini nati dai preti cattolici, scopra chi sono e prenda tutte le misure necessarie per garantire il diritto di questi bambini di conoscere ed essere curati dai loro padri, come appropriato. Il Comitato inoltre raccomanda che la Santa Sede garantisca che i religiosi non impongano più accordi di riservatezza quando dotano le madri con piani finanziari per mantenere i loro figli.

Sfruttamento e abuso sessuale (pag. 9)

  1. Il Comitato accetta la dichiarazione della Santa Sede circa l’importanza di stabilire la verità di ciò che è accaduto nel passato, per adottare i necessari provvedimenti per impedire che ciò accada ancora, per assicurare che i principi di giustizia siano pienamente rispettati e, soprattutto, per portare riparazione alle vittime e a tutti quelli colpiti da questi enormi crimini. In questa prospettiva, Il Comitato sollecita fortemente la Santa Sede a:

(a) Assicurare che la Commissione creata nel dicembre del 2013 investigherà in maniera indipendente tutti i casi di abuso sessuale su bambino così come le condotte della gerarchia cattolica nell’occuparsi di essi. La Santa Sede dovrebbe considerare di invitare la società civile e le organizzazioni delle vittime a unirsi a questa Commissione e gli apparati internazionali per i diritti umani a supportare il suo lavoro. Le risultanze di questa investigazione dovrebbero essere rese pubbliche e servire a prevenire il ripetersi dell’abuso sessuale su bambino all’interno della Chiesa cattolica;

(b) Rimuovere immediatamente tutti coloro che sono noti e sospetti autori di abuso sessuale su bambino dai loro incarichi e rinviare la questione alle pertinenti autorità per l’applicazione della legge per le investigazioni e i fini di azione giudiziaria;

(c) Assicurare una trasparente condivisione di tutti gli archivi che possono essere usati per tenere gli autori degli abusi responsabili così come quelli che hanno nascosto i loro crimini e scaltramente hanno posto gli offensori in contatto con i fanciulli;

(d) Emendare il Codice canonico affinché l’abuso sessuale su bambino sia considerato come i crimini e non come “delitto contro la morale” e abrogare tutte le disposizioni che possono imporre un obbligo di silenzio sulle vittime e su tutti quelli che vengono a conoscenza di tali crimini:

(e) Stabilire chiare regole, apparati e procedure per la denuncia obbligatoria di tutti i casi sospetti di abuso e sfruttamento sessuale del bambino alle autorità per l’applicazione della legge;

(f) Assicurare che tutti i preti, il personale religioso e gli individui che lavorano sotto l’autorità della Santa Sede siano resi edotti dei loro obblighi di denuncia e del fatto che in caso di conflitto, questi obblighi prevalgono sulle disposizioni del codice canonico;

(g) Sviluppare programmi e politiche per la prevenzione di tali crimini e per il ristabilimento e la reintegrazione sociale delle vittime bambino, in accordo con i documenti conclusivi adottati dai Congressi Mondiali contro lo Sfruttamento Sessuale dei Bambini del 1996, 2001 e 2008, tenuti a Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro, rispettivamente;

(h) Sviluppare programmi di educazione preventiva per innalzare la consapevolezza dei fanciulli sull’abuso sessuale e per insegnare loro le necessarie capacità tramite le quali proteggere se stessi; e

(i) Considerare di ratificare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla Protezione dei Bambini contro lo Sfruttamento Sessuale e l’Abuso Sessuale.

Vittime e testimoni di crimini minorenni (pag. 14)

  1. Il Comitato esprime grave preoccupazione per il fatto che nel trattare con le vittime minorenni di differenti forme di abuso, la Santa Sede ha posto sistematicamente la preservazione della reputazione della Chiesa e dei presunti offensori al disopra della protezione delle vittime minorenni. Il Comitato è particolarmente preoccupato del fatto che mentre la Santa Sede ha riconosciuto nelle sue risposte scritte e durante i dialoghi interattivi la fondamentale competenza dell’autorità giudiziaria, essa ha continuato ad affrontare questi casi per mezzo di processi basati sul Codice canonico che non contiene disposizioni per la protezione, il supporto, la riabilitazione e il risarcimento delle vittime minorenni. Il Comitato è inoltre particolarmente preoccupato del fatto che:

(a) Le vittime minorenni e le loro famiglie siano state spesso biasimate dalle autorità religiose, discreditate e scoraggiate dal portare avanti le loro denuncie e in certi casi umiliate, come annotato soprattutto dal Grand Jury in Westchester, dalla commissione Ryan in Irlanda e dalla Commissione Winter in Canada;

(b) La segretezza sia stata imposta sulle vittime minorenni e sulle loro famiglie come una precondizione della compensazione finanziaria; e

(c) Ancorché essa ha esteso i propri limiti per la prescrizione, la Santa Sede ha in certi casi intralciato gli sforzi compiuti in certi Paesi per estendere i loro limiti per la prescrizione dei reati di abuso sessuale su minore.

  1. 61. Il Comitato raccomanda che in questioni riguardanti il trattamento di vittime e testimoni minorenni, la Santa Sede dovrebbe essere guidata dal rispetto per i migliori interessi del fanciullo e dalle linee guida sulla giustizia in questioni che coinvolgono vittime e testimoni di crimini minorenni (si veda la risoluzione 2005/20 del Consiglio Economico e Sociale, allegata). Il Comitato sollecita la Santa Sede a:

(a) Sviluppare procedure complessive per l’identificazione precoce delle vittime minorenni di abusi sessuali e di altre forme di abuso;

(b) Assicurare accessibili, confidenziali, amichevoli verso il bambino ed efficaci canali di denuncia per fanciulli che sono vittime o testimoni di abusi sessuali e assicurare che le vittime minorenni di abuso sessuale o qualsiasi altro crimine siano protetti da futuri abusi e da rappresaglia quando denunciano gli abusi. I genitori dovrebbero ottenere assistenza nel portare gli abusi sofferti dai loro fanciulli di fronte ai tribunali.

(c) Assicurare che le vittime e i testimoni di crimini minorenni siano provvisti di supporto psico-sociale per la loro riabilitazione e reintegrazione e che tali misure non divengano clausole condizionali su un accordo confidenziale che impedisca ai fanciulli di fare denuncia alle autorità nazionali per l’applicazione della legge;

(d) Fornire risarcimento alle vittime di abuso sessuale commesso da individui e istituzioni sotto l’autorità della Santa Sede senza imporre nessun obbligo di riservatezza sulle vittime e stabilire uno schema di risarcimento per le vittime secondo questo punto di vista;

(e) Promuovere la riforma delle norme sulla prescrizione nei Paesi dove esse ostacolano le vittime di abuso sessuale su minorenne dal chiedere giustizia e risarcimento; e

(f) Condurre attività di innalzamento della consapevolezza per combattere la stigmatizzazione delle vittime di sfruttamento e abuso sessuale.

  1. Ratifica degli strumenti internazionali sui diritti umani
  2. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede, allo scopo di rafforzare ulteriormente la realizzazione dei diritti dei fanciulli, ratifichi gli essenziali strumenti sui diritti umani dei quali non è ancora Parte contraente, cioè il Protocollo Opzionale alla Convenzione su Diritti del Fanciullo su una procedura per le comunicazioni, la Convenzione sui Diritti Economici, Sociali e Culturali e la Convenzione sui Diritti Civili e Politici e i loro Protocolli Opzionali così come la Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione sulla protezione dei diritti di Tutti i Lavoratori Migranti e i Membri delle loro Famiglie, la Convenzione sui Diritti delle Persone portatrici di Disabilità e il suo Protocollo Opzionale, la Convenzione per la Protezione di Tutte le Persone dalla Sparizione Forzata e il Protocollo Opzionale alla Convenzione contro la Tortura e gli altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumane o Degradanti.
  3. Ulteriori osservazioni e diffusione (pag 16)
  4. Il Comitato raccomanda che la Santa Sede prenda tutte le appropriate misure per assicurare che le presenti raccomandazioni siano pienamente implementate tramite, inter alia, la loro trasmissione al Papa, alla Curia, alla Congregazione per la Dottrina della Fede, alla Congregazione per l’Educazione Cattolica, alle Istituzioni Sanitarie Cattoliche, al Concilio Pontificio per la Famiglia così come alle conferenze episcopali dei vescovi, agli individui e alle istituzioni funzionanti sotto l’autorità della Santa Sede per le appropriate considerazioni e ulteriori azioni.
  5. Alla luce dell’articolo 45 (a) e (b) della Convenzione, il Comitato raccomanda che la Santa Sede consideri di cercare il parere esperto, tra gli altri, dal Relatore Speciale sulla vendita dei fanciulli, la prostituzione del fanciullo e la pornografia del fanciullo, dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla violenza contro i fanciulli e dal Relatore Speciale sulla tortura e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti nell’implementazione delle raccomandazioni del Comitato relative all’abuso sessuale e allo sfruttamento.
  6. Il Comitato inoltre raccomanda che il secondo rapporto periodico e le risposte scritte dello Stato Parte e le relative raccomandazioni (osservazioni conclusive) siano rese ampliamente disponibili, incluso (ma non esclusivamente) attraverso Internet, al più vasto pubblico, alle organizzazioni della società civile, ai mezzi di informazione, alle associazioni giovanili, alle associazioni professionali e ai fanciulli, allo scopo di generare dibattito e consapevolezza della Convenzione e della sua implementazione e controllo.
  7. Prossimo rapporto
  8. Il Comitato invita la Santa Sede a presentare il suo rapporto periodico combinato dal terzo al sesto entro il primo settembre 2017 e ad includere in esso le informazioni sull’implementazione delle presenti osservazioni conclusive. Il Comitato richiama l’attenzione al suo trattato-specifico armonizzato di linee guida per il rapporto adottato il primo ottobre 2010 (CRC/C/58/Rev.2 and Corr. 1) e ricorda allo Stato Parte che i futuri rapporti dovrebbero essere in conformità con le linee guida e non eccedere le 60 pagine. Il Comitato sollecita lo Stato Parte a presentare il suo rapporto in accordo con le linee guida. In accordo con la risoluzione dell’Assemblea Generale 67/167 del 20 dicembre 2012, nel caso che un rapporto eccedente la limitazione del numero massimo di pagine sia presentato, allo Stato Parte sarà richiesto di rivedere e ripresentare il rapporto in conformità con le sopra menzionate linee guida. Il Comitato ricorda allo Stato Parte che se esso non è nella condizione di rivedere e ripresentare il rapporto, la traduzione del rapporto ai fini della verifica del corpo del trattato non può essere garantita.

Abbiamo aspettato un mese prima di denunciare questo ennesimo silenzio per dare modo di escludere ragionevoli ritardi della Santa Sede nel rispondere al Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo.

Un silenzio che ancora una volta è termometro dell’inaffidabilità della Santa Sede nell’affrontare il problema a fronte di una campagna mediatica truffaldina dietro la quale si stanno producendo ancora vittime e che si riduce “tolleranza” per gli orchi e “zero” per le vittime e la prevenzione.

Papa Francesco, nulla da dichiarare?

di Francesco Zanardi @zanardifra

Portavoce della Rete L’ABUSO





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Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

PRETI PEDOFILI

Emanuela Orlandi, le tombe sono vuote. Incredibile

La famiglia: «Niente ossa o sepolture, incredibile»

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Il mistero di Emanuela Orlandi si arricchisce di un nuovo colpo di scena. «Non ci sono sepolture e non ci sono ossa: le due tombe sono completamente vuote, è incredibile». Lo ha detto l’avvocato Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, al termine delle operazioni di apertura delle due tombe nel cimitero Teutonico. «Le operazioni si sono concluse: una tomba è in fase di chiusura per l’altra è stato disposto l’ordine che resti aperta ancora per qualche ora. L’unica certezza – sottolinea Sgrò lasciando la città del Vaticano con Pietro Orlando – è che non ci sia nessun cadavere sepolto in nessuna delle due tombe. Siamo tutti quanti siamo rimasti tutti meravigliati di questa cosa».

Le operazioni al Campo Santo Teutonico si sono concluse alle 11.15.  «Le ricerche hanno dato esito negativo: non è stato trovato alcun reperto umano né urne funerarie», conferma il direttore della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti. Il direttore aveva precisato che «non sarebbe stato possibile prevedere i tempi di durata per concludere tali operazioni, che vedono impiegate una quindicina di persone». Lo stesso Gisotti ha ricordato che l’apertura avveniva per evitare fraintendimenti. «L’accurata ispezione sulla tomba della Principessa Sophie von Hohenlohe ha riportato alla luce – riferisce Gisotti – un ampio vano sotterraneo di circa 4 metri per 3,70, completamente vuoto. Successivamente si sono svolte le operazioni di apertura della seconda tomba-sarcofago, quella della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo. Al suo interno non sono stati rinvenuti resti umani. I familiari delle due Principesse sono stati informati dell’esito delle ricerche».

Agli accertamenti hanno collaborato il personale della Fabbrica di San Pietro, il professor Giovanni Arcudi, coadiuvato dal suo staff, alla presenza di un perito di fiducia nominato dal legale della famiglia di Emanuela Orlandi. Erano presenti l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, e il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi. Hanno seguito tutte le fasi dell’operazione il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, e il suo Aggiunto Alessandro Diddi, insieme il Comandante del Corpo della Gendarmeria Vaticana, Domenico Giani. «Per un ulteriore approfondimento, sono in corso verifiche documentali riguardanti gli interventi strutturali avvenuti nell’area del Campo Santo Teutonico, in una prima fase alla fine dell’Ottocento, e in una seconda più recente fase tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso», riferisce ancora il portavoce vaticano.

L’operazione è stata disposta dall’ufficio del Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. A chiedere questa verifica era stata con un’istanza la famiglia di Emanuela Orlandi, scomparsa 36 anni fa, dopo l’arrivo di una lettera anonima con l’indicazione della tomba dell’Angelo presente nel piccolo cimitero dello Stato Vaticano, «cercate dove indica l’angelo», era riportato nel messaggio.

IL CASO ORLANDI

IL CASO EMANUELA ORLANDI




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Crediti :

il Messaggero

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PRETI PEDOFILI

Pedofilia, Padre Bernard Prenyat condannato per abusi su minori

ribunale Ecclesiastico di Lione condanna alla massima pena Padre Bernard Preynat: dimesso da stato clericale dopo gli abusi di pedofilia “contro grande numero di vittime”

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Arcivescovo di Lione Barbarin a processo (LaPresse, 2019)

Il Tribunale Ecclesiastico di Lione ha emesso la condanna per pedofilia con massimo della pena possibile nei confronti di Padre Bernard Prenyat, il sacerdote che avrebbe abusato di un gruppo scout negli anni tra il 1986 e il 1996: ebbene secondo le regole del Diritto Canonico, il prete è stato dimesso dallo stato clericale e di fatto da oggi non può più considerarsi membro del clero cattolico. «Alla luce dei fatti, della loro persistenza e del grande numero di vittime è stato dimesso dallo stato clericale» si legge nel comunicato diffuso dalla Conferenza Episcopale francese in merito al processo penale contro Padre Preynat.

«In seguito alla revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la dottrina della fede e all’apertura del processo giudiziario il 6 agosto 2018, il Tribunale ecclesiastico incaricato del caso di padre Bernard Preynat si è riunito oggi per rendere pubblico il suo verdetto. Padre Bernard Preynat è stato condannato per aver commesso reati sessuali contro minori di età inferiore ai 16 anni», spiega la durissima sentenza francese che chiude quantomeno un capitolo della difficile e complessa vicenda legata anche all’Arcivescovo di Lione, il Card. Philippe Barbarin che di recente ha rassegnato le dimissioni a Papa Francesco a seguito della condanna (in data 7 marzo) proprio per la presunta “copertura” di Padre Preynat. «Alla luce dei fatti e della loro persistenza, il gran numero di vittime, il fatto che padre Bernard Preynat abbia abusato dell’autorità conferitagli dalla sua posizione nel gruppo di scout che lui stesso aveva fondato e che dirigeva dalla sua creazione, assumendone la duplice responsabilità di capo e cappellano, la Corte ha deciso di applicare la pena massima prevista dalla legge della Chiesa in tal caso, cioè la dimissione dello stato clericale. Padre Bernard Preynat può, se lo desidera, fare appello al Tribunale della Congregazione per la dottrina della fede entro un mese dalla notifica della sentenza. Dopo questo tempo, la pena diventerà esecutiva», spiega la sentenza del Tribunale Ecclesiastico di Lione.

“SPRETATO” IL SACERDOTE CHE MISE NEI GUAI L’ARCIVESCOVO DI LIONE

Da ultimo, la Corte considera la colpevolezza di Padre Bernard Preynat ora del tutto pienamente, con il Tribunale che d’ora in poi può dedicarsi «allo studio di ciascuna delle richieste di risarcimento finanziario delle vittime». Negli anni ’70 e ’80, il sacerdote francese era stato responsabile di un gruppo di scout a Sainte-Foy-lès-Lyon, all’epoca non collegato ai grandi movimento di scoutismo, e quindi non era oggetto di ispezioni.

Furono poi decisive le denunce fatte dall’associazione “La Parole Libérée” diversi decenni dopo a rivelare l’entità gravissima degli abusi di pedofilia compiuti in quegli anni: la revoca della prescrizione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, effettuata su richiesta del cardinale Barbarin, «aveva permesso l’apertura di un procedimento giudiziario il 6 agosto 2018, al fine di integrare nel processo le richieste di risarcimento delle parti», riporta Vatican News. Proprio il Cardinale di Lione è stato accusato e condannato in primo grado a 6 mesi di carcere (con sospensione della pena) per la presunta “copertura” delle ignominie fatte da Preynat, con notevoli dubbi però in merito alla vicenda: Papa Francesco ha rifiutato e non accettato le dimissioni di Barbarin, che ha comunque deciso di ritirarsi prima del processo d’appello del prossimo novembre, perché lo ritiene innocente come del resto si è sempre professato il Cardinale.

L’Arcivescovo non è stato condannato per aver “direttamente” coperto gli abusi sessuali di Preynat ma perché avrebbe omesso di denunciarlo dopo aver scoperto quel passato, assegnandoli invece incarichi pastorali fino al 2015: al processo l’arcivescovo si è sempre difeso evidenziando il contesto e le ragioni che lo avevano spinto, come guida della Chiesa a Lione, «a non rinnegare bruscamente la linea di condotta dei suoi predecessori, a cominciare dal cardinale Albert Decourtray, in carica a Lione fino alla morte giunta nel 1994» come riportava l’Avvenire diversi mesi fa. La procura lo ha condannato lo stesso, non ritenendo valide quello scambio di lettere nel 2015 tra l’Arcivescovo e il Vaticano dove veniva consigliato il licenziamento del prete Preynat «evitando lo scandalo pubblico», seguito alla perfezione dal cardinale Barbarin.





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PRETI PEDOFILI

Il Vaticano ribadisce l’inviolabilità delle confessioni anche nei casi di pedofilia

E raccomanda di non cadere mai nello scandalismo. In sostanza, tacere sugli abusi sessuali ai danni dei minori

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Non si può violare il segreto confessionale, per nessun motivo. “Ogni azione politica o iniziativa legislativa tesa a ‘forzare’ l’inviolabilità del sigillo sacramentale costituirebbe un’inaccettabile offesa verso la libertas Ecclesiae, che non riceve la propria legittimazione dai singoli Stati, ma da Dio; costituirebbe altresì una violazione della libertà religiosa, giuridicamente fondante ogni altra libertà, compresa la libertà di coscienza dei singoli cittadini, sia penitenti sia confessori”. E’ quanto scrive la Penitenzieria apostolica ribadendo l’importanza del foro interno e l’inviolabilità del sigillo sacramentale. In realtà il confessore però può obbligare il penitente ad autodenunciarsi alla magistratura civile, pena la non assoluzione del peccato.

La nota della Penitenzieria – approvata dal Papa – arriva dopo che in Cile è stato approvato un disegno di legge che vuole imporre a tutte le autorità ecclesiastiche di denunciare alla giustizia civile qualsiasi atto illecito contro minori o adulti vulnerabili.
Il testo obbliga i sacerdoti a denunciare anche i casi di cui sono venuti a conoscenza in confessione, violando cosi’ il sigillo sacramentale. La proposta è stata presentata sull’onda dello scandalo degli abusi sessuali che ha travolto la Chiesa cilena in questi anni. E non sarebbe l’unico Paese: la Royal Commission australiana, dopo aver indagato su diversi abusi sessuali compiuti su minori, ha emanato delle raccomandazioni tra le quali c’è quella che impone ai presbiteri di riferire all’autorità giudiziaria ogni caso di violenza conosciuto nell’ambito del sacramento della penitenza.

Il documento diffuso oggi critica inoltre la morbosità scandalistica dalla quale “non è immune la stessa compagine ecclesiale” denunciando come si sia diffusa “una certa ‘bramosia’ di informazioni, quasi prescindendo dalla loro reale attendibilità e opportunità, al punto che il mondo della comunicazione sembra volersi ‘sostituire’ alla realtà sia condizionandone la percezione sia manipolandone la comprensione. Da questa tendenza che può assumere i tratti inquietanti della morbosità, non è immune purtroppo la stessa compagine ecclesiale, che vive nel mondo, e talvolta ne assume i criteri”. Anche “tra i credenti – rileva il documento avallato dal Papa – di frequente energie preziose sono impiegate nella ricerca di ‘notizie’ o di veri e propri ‘scandali’ adatti alla sensibilità di certa opinione pubblica, con finalità e obiettivi che non appartengono certamente alla natura teandrica della Chiesa. Tutto ciò a grave detrimento dell’annuncio del Vangelo a ogni creatura e delle esigenze della missione. Bisogna umilmente riconoscere che talvolta nemmeno le fila del clero, fino alle più alte gerarchie, sono esenti da questa tendenza”.





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Crediti :

Faro di Roma

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