Il Fisco nella capannina

Anche la Corte di Cassazione conferma che il Vaticano gode di privilegi fiscali "sleali". Un quarto Re Mago dovrebbe aggiungersi al presepe quest'anno.

A partire dai Patti Lateranensi del 1929, non si può nemmeno quantificare la somma esatta che il Vaticano ha incassato dal nostro Stato, visto che a oggi l’esborso italiano annuo supera i sei miliardi di euro. Come se non bastasse, l’enclave più ricca del mondo aggira il nostro Fisco in vari modi. Se ne è accorta anche la Corte di Cassazione, che ha dato ragione al ricorso della Agenzia delle Entrate nei confronti di un pensionato femminile torinese che, in virtù della promiscuità abitativo-confessionale che già consente agli enti religiosi di non pagare Imu, Tasi e Tarsi, non versava neanche il giusto importo di Ires.

 

 

Siccome la stessa Cassazione sostiene che quel risparmio si traduce in «aiuto di Stato», torniamo al punto di partenza. La genuflessione preventiva delle istituzioni nostrane, cioè, va ben oltre i Patti Lateranensi e consente alle gerarchie ecclesiastiche di evadere milioni di euro (nella sola Capitale sono circa venti): per questo da tempo invoco che lo stesso papa Bergoglio – molto sensibile al tema – emani un “motu proprio” per sanare l’irregolarità. Oltre ai Magi, con incenso, mirra e soprattutto oro, da quest’anno alla “capannina” arrivi anche l’agente della riscossione.

     
 
 

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