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Francesco Zanardi “Il Signor nessuno” di Don Francesco Rutigliano

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ando seguito a denuncia on- line alla Polizia Postale e mi riservo un esposto alla Procura della Repubblica, ai sensi dell’art. 8 della legge sulla stampa faccio presente gravi violazioni rispetto ai contenuti riprodotti nell’articolo criminis che mi riguarda. I cui racconti più che rispecchiare i canoni di una cronaca corretta evidenziano, purtroppo, l’esigenza narrativa da horror – tragicus, in propagazione di False notizie ai fini del dolo – art. 495 c.p. Un sano e serio giornalismo presuppone per deontologia ed etica professionale il dovere di raccontare, scrupolosamente, i fatti della cronaca nel rispetto della legge che la regolamenta. A discapito dell’uso spietato e barbaro del mezzo di comunicazione che si presta alla gentile cortesia del richiedente, sino alla violazione penale dell’ art. 594 cp per la diffamazione e dell’abuso della credulità popolare in violazione all’art. 661 cp

Premesso che da mesi ZANARDI ( soggetto a me sconosciuto e quindi per me “Signor nessuno”) esercita a mio carico – nella modalità del “fumus – persecutionis” – in modo ossessivo la diffusione presso varie redazioni di notizie lesive in sciacallaggio mediatico. Inventandosi anche minacce ed intimidazioni, a suo dire da me perpetrate nei sui confronti ( e come tali mai dimostrate con prove concrete ) nel vano tentativo – si presume – di speculare le prime pagine dei giornali, guadagnandosi la gloria della notorietà. Una trovata deprecabile e di geniale “comicità deprimente” …. Prova evidente di come si riesca con estremo dilettantismo a confezionare in produzione mal riuscita, patetici e finti eroi che si rivelano, di fatto, clown da trattenimento! Fermo restando che il diritto di contestazione o di replica, esercitato della parte lesa, rispetto a questioni che lo interpellino direttamente, più che una violenza privata o minaccia, va palesato al Signor nessuno – costituisce un sacrosanto diritto.

È tutela di un cittadino anche l’intervento delle autorità di competenza come verificatosi nel suo caso. Inoltre, il diritto di replica a contenuti volgari e infamanti…, va spiegato al Signor nessuno, più che violenza privata risulta nel nostro Paese che è civile e democratico un diritto sancito dall’art.8 della legge sulla stampa. E chi propaga insulti, infamie e diffamazioni, oltre che ad essere perseguito per i medesimi reati, è anche soggetto all’oscuramento del sito va sempre spiegato al Signor nessuno. Perché vige non la formula liberticida, come lamenta il Signor nessuno, piuttosto vige il diritto di civiltà, del rispetto sociale verso le persone e nei confronti di ogni cittadino, garantito dalla stessa Costituzione. Nulla a che vedere con la giungla primitiva e selvaggia o status mafioso, in cui la prepotenza e l’arroganza di uccidere liberamente, senza risponderne a nessuno, resta una pretesa impunita e di regime malato e di grave pericolo e minaccia sociale!

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Don Francesco Rutigliano

a) A proposito dell’indicata “condanna”… inflitta a mio carico dal Vaticano da Congregazione Dottrina della Fede e riportato in articolo, per scarsa conoscenza del diritto canonico emersa dal predetto contenuto indicato in articolo, si precisa che la Congregazione non infligge condanne, perché non ne ha competenza canonica per farlo – non è più l’Inquisizione – emette solo sanzioni! È competenza di emendare condanne solo al Tribunale Apostolico quale massimo organo giuridico del Vaticano che tratta la materia di grave rilevanza penale. Per mia grazia non conosco, in termini di procedimento giudiziario penale, predetto Tribunale Apostolico. Ulteriore conferma che a mio carico non sussiste alcuna condanne di specie. L’unica condanne che si riscontra, in questa trattazione, è la povertà umana della divulgazione di simili idiozie! Una elementare lettura, da profani del diritto, permetterebbe di cogliere a riscontro che nel citato DECRETO non viene indicata “la vittima”… ( cosa che presuppone la condanna definitiva ) bensì “presunta- vittima” … La vittima non è tale nell’ordinamento del diritto UNIVERSALE sino al terzo grado di giudizio e prima del quale è riconosciuta la presunzione di innocenza a qualsiasi accusato! Tutti siamo potenzialmente accusabili ma non tutti gli accusati sono condannati in maniera definitiva! Sino a quanto si parla nel merito di “presunta vittima”- e non di “vittima” … e acclarato che non esistono condanne che indicano la certezza di colpevolezza emersa da procedimento giudiziario ….!

b) Il succitato DECRETO non stabilisce una sentenza definitiva ma indica la natura delle accuse poste e come tali acquisite che presuppongono le medesime sanzioni, qualora non vengono confutati con prove certe i singoli capi d’accusa! Come si coglie a lettura del predetto DECRETO nell’ultima pag. n. 4 – è presente la possibilità giuridica della contestabilità per ricorso e si cita: ” Ai sensi dell’art. 27 del m.p. Sacramentorum sancitatis tutela, potrà interporre ricorso avverso a questa decisione alla sessione ordinaria”… ecc. Oltretutto si riscontra la gravità di manipolazione di notizia in merito anche al titolo dell’articolo che riproduce: “ ABUSI SU MINORI”… in piena violazione di simulazione di reato, questo è quanto viene riprodotto in articolo in modo diffamatorio! Non esistono “MINORI”… non lo riporta nessun decreto e nessuna accusa di sorte semmai viene indicato “minore” e che risulta “presunta vittima”… e non vittima!

Perché viene omesso in pieno banditismo mediatico, volutamente censura, nell’articolo criminis questo aspetto che racconta la verità di svolta dell’intera vicenda? Ci si limita allo sbandieramento, in pieno reato diffamatorio e della violazione posta nella diffusione di una “simulazione di reato” – art. 367 cp per condanne definitive! Cosa accade di seguito a quel ricorso presentato dall’Ordinario/ o Vescovo di Locri?

Non vi è traccia nell’articolo ma volutamente tutto è fermo nei contenuti, tragicamente al giugno 2011! Questa è informazione? A mio modesto avviso e presumo è piuttosto un “metodo tipicamente mafioso” con cui si intende uccidere la dignità, la reputazione di persone incensurate e fatte passare all’opinione pubblica per volontà di una mente criminale, come condannato di reati disdicevoli! Piaccia o non al Signor nessuno …, agli atti c’è un ricorso che scioglie quel decreto il cui esito è sancito rif. di Prot. N. 234 / lì, 09/07/2013 – licenziato dalla stessa Congregazione della Dottrina della Fede! Spiacente per il “Signor Nessuno” ma questa volta gli è andata male e per il suo copione ossessivo si cerchi un altro polletto da spellare! Oltretutto non si è mai capito perché il 29 luglio 2015 Rete l’Abuso del Signor Nessuno, ritira sul conto di Don Francesco la spazzatura mediatica, inviando una e-mail personale di contristata disponibilità di aiuto nella rimozione di ogni cosa. Nel settembre 2015 riposta il tutto… Così come non si comprende il motivo di aver diffuso per due mesi e poi ritirato, sempre da Rete l’Absuo e si cita: “ Don Francesco RUTIGLIANO denunciato da Bivongi” – a consolidare lo scoop e l’avvallo infamante del prete denunciato anche dal Comune per i gravi reati di abuso perpetrati sul territorio! Smentita posta dallo stesso Ente citando volgarmente in pieno reato di diffamazione con una nota – COMUNE DI BIVONGI Prot. N. 3946 / lì o5-10-2015. Si spieghi all’opinione pubblica e alla stessa magistratura cosa nasconde questa metodica criminis! Si presume – racket o fumus persecutionis? Diffamazione di chi pubblica contenuti che non conosce per poi rimuoverli e poi ancora ripostarli? Isterismo mediatico che al momento assume i risvolti di violento banditismo mediatico …!
Il sottoscritto non è stato mai sottoposto a sanzioni di durata di 4 anni ma non per aver omesso la restrizione in modo illecito bensì, quel DECRETO, piaccia o no al Sig. Nessuno, di fatto non esiste! E’ sciolto perché le accuse vengono dimostrate mere calunnie!

c) In Congregazione fu una donna di 45 anni e non un minore a formulare le accuse. La stessa donna che indirizza allo stesso sacerdote in questione una ignobile raccomandazione di assunzione nelle scuole, avente un misero diploma da magistrale con 37 di voto. Richiesta mai accolta e prontamente ricusata e, in tal senso, ci sono prove che ne attestano il tentativo dell’illecito indicato. La storiellina dell’abuso viene confermata da un ragazzo di Riace e di anni 25, di un paese che non corrisponde alla Comunità di Bivongi. Al quale è dato l’onere di sostiene la stessa tesi accusatoria da confermare in Congregazione e posta dalla succitata Sig.ra. La quale di questo ragazzo non risulta ne suo genitore e nemmeno sua parente. Misteriosamente è la stessa donna che falsifica un avvallo bancario al giovane, la cui operazione risulta illegale, il cui conto indicato nel documento falsificato presupponeva che il sacerdote in questione dovesse, nel piano estorsivo, ottemperare il pagamento economico…! È la stessa donna che ospita nella propria casa il giovane. E’ una pura casualità… ovviamente!

Documento dell’avvallo bancario è presente agli atti a deposizione processuale. È un caso che a Bivongi si è tentati, disperatamente e senza riuscita, di manipolare ragazzi della mia comunità parrocchiale come si riscontra in atti da fonti testimoniale e depositati agli atti, a porre illazioni calunniose a carico del sottoscritto e giovane parroco della locride? Operazione non riuscita, allo stato non esiste un bambino o giovane che abbia e possa lamentare a Bivongi di abusi perpetrati del proprio parroco! Questa è storia e, come tale è dimostrabile in atti processuali, il resto è solo volgare spazzatura diffamatoria che costituisce grave reato penale. Il cui intendo divulgativo GRAVEMENTE lesivo è da chiare in Tribunale! Visto che a mio carico non vi è traccia di denunce o condanne penali, risulto incensurato, non sussiste nemmeno una condanne canonica… non capisco come possa “un incensurato” costituire notizia di interesse mediatico di un sito della Liguria rispetto a persone fisiche, fatti e accadimenti riconducibili nella Locride … Non capisco, inoltre, come un episodio risalente a molti anni fa e chiarito anche dalla stampa locale come possa costituire nel 2015 un elemento di diritto di cronaca per la stessa notizia, già sciolinata e consumata in tempi antecedenti alla riproposizione in post. Mi consta ai sensi di legge che una operazione di questo genere dovrebbe risultare priva d’interesse pubblico – come recita la normativa che regolamenta la stampa e il diritto di cronaca.

Notizia manipolata è già un reato in violazione all’art. 2 n. 69 oltretutto se la stessa notizia viene riproposta a distanza di anni, in assenza di sussistenza di nuovi elementi non costituisce una fonte di notizia d’interesse pubblico e non risponde più al diritto di cronaca o d’informazione pubblica, nel vero, costituisce una piena violazione di reato in termini di violazione e nel dolo, in atti persecutori art. 612 cp., lesive alla reputazione personale e pubblica nel ruolo esercitato di ministro del culto! Aspetto di ulteriore materia penale che verrà chiarito in Tribunale, qualora si dovesse ancora riscontrare l’oggetto criminis propagato.

Distinti saluti Don Francesco RUTIGLIANO

 

 

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Ninin Liguria

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Trent’anni senza il muro ma le divisioni si accentuano

L’Unione europea, nata proprio con l’intenzione di abbattere muri, frontiere e differenti visioni politiche, si allargava agli Stati che prima gravitavano intorno al Patto di Varsavia, consolidando così il processo di pace. Era tutto un sogno o una concreta e lecita aspirazione?

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Il 9 novembre del 1989 cadeva il muro di Berlino. Non il muro fisico, che poi originalmente erano i muri visto che la separazione tra le due parti della città era composta da due recinzioni in cemento armato separate da una striscia detta “della morte”, bensì quello ideale. Quel giorno infatti venne decretata l’apertura delle frontiere e la libera circolazione dei berlinesi dell’est e dell’ovest; la demolizione della recinzione prefabbricata cominciò nei giorni seguenti e la riunificazione politica della Germania avvenne quasi un anno dopo, il 3 ottobre 1990.

Si trattò forse dell’evento più significativo di quella fase, iniziata con la perestrojka dell’ultimo presidente sovietico, Gorbačëv, e terminata con la dissoluzione dell’Urss/Csi che segnò la fine della guerra fredda tra due mondi caratterizzati da visioni politico/economiche diametralmente opposte, ma accomunati da simili mire egemoniche. I due blocchi erano profondamente diversi anche nei confronti della dimensione religiosa: quello americano/capitalista era a forte trazione cristiana e arrivava a negare agli atei alcuni diritti civili, mentre quello sovietico/comunista affermava la necessità di uno Stato lontano da qualsiasi culto e di fatto perseguiva le religioni, poi concretizzatasi in un vero e proprio ateismo di Stato nel regime illiberale albanese di Hoxha. Tuttavia alla caduta del comunismo non è corrisposto un analogo declino dell’incredulità, anzi. Semmai oggi sono i religiosi a diminuire costantemente lasciando spazio a non affiliati e non credenti, soprattutto e paradossalmente in Occidente.

In generale il dopo muro veniva visto come foriero di distensione e quindi di pace. Mai come in quel momento gli spettri della seconda guerra mondiale prima e della guerra fredda poi sembravano destinati a svanire, se non definitivamente almeno per parecchio tempo. Niente più prevaricazione violenta, non fascismi di qualsivoglia colore ma democrazia, non odio ma fratellanza, al limite leale confronto.

L’Unione europea, nata proprio con l’intenzione di abbattere muri, frontiere e differenti visioni politiche, si allargava agli Stati che prima gravitavano intorno al Patto di Varsavia, consolidando così il processo di pace. Era tutto un sogno o una concreta e lecita aspirazione?

Il muro di Berlino è citato in questi giorni della ricorrenza del trentennale più o meno ovunque, ma in un caso in particolare è stato tirato in ballo dal sindaco di Predappio Roberto Canali in un contesto insolito: quello di un treno della memoria in viaggio verso Auschwitz. In breve: secondo un progetto che va avanti da diversi anni, all’amministrazione predappiese è stato nuovamente chiesto un contributo di 370 euro per portare due studenti locali a visitare l’ex campo di sterminio, ma il sindaco ha negato il contributo sostenendo che l’iniziativa promuoverebbe una visione di parte della storia tralasciando altre tragedie, come appunto l’oppressione stalinista di cui è simbolo il muro di Berlino o le foibe.

Indubbiamente una visione di parte in tutto ciò c’è, se Canali vuole vederne il vero promotore non ha che da guardare in uno specchio. Nessuno si sognerebbe di negare gli eventi tragici a cui tiene in particolare Canali, farlo sarebbe certamente partigiano, ma da qui a dire che o si parla di tutto o non si deve parlare di nulla ce ne corre, e anche parecchio. Aggiungiamo a tutto ciò altre due considerazioni che completano il quadro: la prima è che Predappio ha dato i natali a Mussolini e periodicamente vi si svolgono celebrazioni del fascismo, come per le ricorrenze della marcia su Roma e del compleanno di Mussolini, e questo aggrava se vogliamo la posizione di Canali. La seconda è che, essendo globale e molto più grande la portata dell’orrore nazifascista, la giornata della memoria nella data della liberazione di Auschwitz è una ricorrenza internazionale e non è possibile subordinarla ad altri orrori di diverso segno politico per una sorta di “par condicio ideologica”. Non senza risultare veramente, veramente di parte. E anche abbastanza patetici.

Ad Auschwitz è scampata la senatrice Liliana Segre, una delle ultime sopravvissute ancora viventi. Non sono purtroppo sopravvissuti con lei anche i suoi familiari. Anche Segre deve aver vissuto la fine del secolo scorso nella speranza che il terzo millennio sia improntato alla pace, perché con quello spirito ha recentemente promosso in Parlamento l’istituzione di una commissione straordinaria contro intolleranza, razzismo, antisemitismo, istigazione all’odio e violenza. La sua mozione è stata approvata dal Senato senza voti contrari ma con ben 98 astenuti. Astensioni pesanti, da parte di Lega, Fdi e Fi che sono anche rimasti seduti durante l’ovazione tributata alla senatrice perché vedevano nella mozione un velato rischio contro la libertà di espressione. Che è poi un leitmotiv di tutte le volte in cui si vuole rivendicare il diritto di odiare e di negare diritti all’oggetto dell’odio: allora si grida al bavaglio, come a suo tempo nel caso della proposta di legge contro l’omofobia.

Di certo non è l’esercizio della libertà di parola che ha portato in questi giorni il prefetto di Milano a decidere di assegnare una scorta a Segre. Non sono libertà di opinione i 200 messaggi minacciosi che la senatrice riceve quotidianamente, e non lo sono nemmeno gli striscioni gratuiti esposti da Forza nuova per protestare proprio contro il diritto di Segre di raccontare, di parlare di discriminazioni, soprattutto nelle scuole. È odio, è intolleranza. Da parte di chi vuole che l’odio dilaghi e l’intolleranza diventi un diritto. Da parte di chi vuole ricordare il peggio del ventesimo secolo ma non per starne alla larga, non come monito affinché non riaccada ciò che è accaduto, bensì per celebrarlo e magari ripristinarlo.

La società dei diritti è vista come una minaccia da queste persone, perché impedisce loro di rivolgere il loro astio contro chiunque non corrisponda a quell’individuo che essi assumono a modello ideale. Quella attuale è per loro un tipo di società da azzerare, da riformare affinché sia omogenea, perché l’eterogeneità è il male. Il diverso è un cancro. Nella comunicazione però la frittata viene girata allo scopo di far credere che sia la società a odiare piuttosto l’odiatore, a impedirgli di esprimere se stesso, la sua individualità. Il tormentone creato in varie forme sul discorso di Giorgia Meloni è in questo senso emblematico, perché ripete ossessivamente “io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono cristiana” lasciando intendere di essere discriminata per questo. Ma chi discrimina Meloni perché donna? Sono le persone Lgbt a essere discriminate, da Meloni innanzitutto, e sono sì discriminate spesso le donne ma a nessuno è permesso di rivendicarlo come diritto. E chi la discrimina perché cristiana? Sono gli ebrei come Segre ad aver subito molto più che semplice discriminazione, sono gli atei a essere discriminati in varie parti del mondo e anche qui, da noi. Non sono i cristiani a subire discriminazioni, almeno non nel nord del mondo dove anzi godono di immensi privilegi.

E allora, per tornare al discorso di partenza, il nostro sogno di un mondo di pace e di rispetto reciproco era solo un’illusione o possiamo ancora considerarlo valido? Il muro di Berlino è crollato nell’89 tirandosi idealmente dietro un secolo di guerre e di regimi oppressivi di vari colori, da quelli neri che hanno portato alla grande guerra a quelli rossi che hanno portato miseria e paura. Adesso i muri sembrano voler risorgere, non sotto forma di cemento e mattoni ma in modo più subdolo: nelle menti e nelle coscienze. Siamo sempre in tempo per ostacolare questa rinascita. Speriamo di non perdere l’occasione di farlo.





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Mamma li papisti (più papisti del papa)!

Si aggira per i vostri schermi un politico popolare e demagogo, sovranista, difende i valori tradizionali della famiglia – frase insensata quanto popolare, esibisce il proprio credo per guadagnare consensi malgrado la carica pubblica in uno stato laico, esponenti di spicco del suo partito dichiarano apertamente di voler abolire i diritti civili laici.

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Si aggira per i vostri schermi un politico popolare e demagogo, sovranista, difende i valori tradizionali della famiglia – frase insensata quanto popolare, esibisce il proprio credo per guadagnare consensi malgrado la carica pubblica in uno stato laico, esponenti di spicco del suo partito dichiarano apertamente di voler abolire i diritti civili laici.

Stiamo parlando di Recep Tayyip Erdoğan. Ma il facile escamotage retorico deve far riflettere sull’ipocrisia della destra italiana (Lega, Fratelli d’Italia) che a parole attizza l’antica paura dei mori e all’atto pratico ne condivide valori e visione.

In particolare, la nuova stagione leghista fa della religione cristiana un punto cardine della propria azione politica e del messaggio trasmesso. L’organizzazione del Family world congress a Verona è il manifesto di questo andamento, con tanto di appoggio di tutti i gradi della struttura gerarchico-amministrativa in carica in quel momento: sindaco, governatore, ministro, vicepresidente del consiglio.

È utile ricordare che durante il governo Lega-M5S il ministero della famiglia è stato affidato a Lorenzo Fontana, dichiaratamente contrario ad aborto, unioni civili ed educazione sessuale. La scelta di questo profilo lancia un messaggio reazionario evidente.

Se le “radici cristiane” diventano collante e propulsore della nuova Lega, lo spauracchio dello straniero invasore è la connessione con il passato. Nel racconto leghista, la “palandrana di merda” musulmana è sempre pronta a sottometterci, privandoci delle nostre libertà personali, mettendo il velo alle nostre donne e costringendoci a mangiare tortellini ripieni di carne di pollo. Ed è proprio in questo punto che avviene il corto circuito logico di cui soffrono milioni di italiani, incluso chi vota partiti progressisti. I diritti civili conquistati negli ultimi 50 anni (divorzio, aborto, educazione sessuale, parità di genere) vengono associati al pacchetto-occidente in cui è inserita istintivamente anche la tradizione cristiano-cattolica. Basandosi su questo assunto, di fronte alla minaccia di perdere questi diritti per un’invasione musulmana, la soluzione è rifugiarsi nell’uguale e opposto della religione cattolica. Come se la kriptonite del superman islamico fosse la religione cattolica.

Chiaramente questa visione è frutto di suggestioni e non di logica. La Chiesa cattolica infatti condivide esattamente la stessa visione del mondo musulmano osservante sul ruolo della donna in famiglia, sull’omosessualità, sui diritti riproduttivi e su quelli del fine vita. È paradossale, quindi, che chi vota la Lega per proteggersi dall’islamizzazione nei fatti supporta l’avvicinamento dell’Italia all’Arabia Saudita.

Divorzio, aborto, eutanasia, sono tutti diritti civili contro cui la Chiesa si è sempre battuta e continua a farlo tuttora con mezzi espliciti o subdoli, come l’obiezione di coscienza dei ginecologi. Ogni tentativo di educazione sessuale moderna è osteggiata, l’omosessualità è condannata – con Francesco non è cambiato proprio nulla – e la posizione della donna deve essere principalmente quella di produttrice di bambini. E anche il terrificante velo islamico è concettualmente uguale a quello che la Chiesa impone alle sue sostenitrici più fedeli.

L’ideale della battaglia di Lepanto è ancora diffuso, ma riguardo regole da seguire le tre religioni abramitiche sono difficili da distinguere. Non è un caso che la famosa lezione di Ratisbona di Benedetto XVI, pochi anni prima dell’abdicazione cosmetica a favore di Bergoglio, sia stata salutata positivamente dall’intellighenzia musulmana (non dal popolo musulmano: ironicamente l’incapacità di analisi del messaggio profondo è a doppio senso): “Nel mondo occidentale domina largamente l’opinione che soltanto la ragione positivista e le forme di filosofia da essa derivanti siano universali. Ma le culture profondamente religiose del mondo vedono proprio in questa esclusione del divino dall’universalità della ragione un attacco alle loro convinzioni più intime. Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell’ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture”. Insomma, è inutile farci illusioni, la ragione è il nemico e le religioni devono unirsi per contrastare la deriva secolarizzante della società.

E allora ribadiamo una verità semplice ma che si sta perdendo: qualsiasi partito politico di ispirazione religiosa cercherà di imporre regole basate su dogmi ed interpretazioni arbitrarie di testi ambigui. Di conseguenza, regole irrazionali e che favoriranno solo una porzione della popolazione. Questo punto era molto chiaro a chi ha vissuto in società sottomesse ai dogmi religiosi (leggetevi Garibaldi): noi ce ne stiamo dimenticando proprio perché ci siamo liberati da molte delle catene imposte dalla religione in Italia.

Crocifisso, mezzaluna, stella di David, sono marchi differenti dello stesso prodotto. La sola via per una società equa, che rispetti i diritti dell’individuo, è la laicità dello stato. Una laicità concreta, non solo un principio supremo boicottato nei fatti da istituzioni clericali. Per questo è importante battersi per difendere i diritti civili laici conquistati, e per conquistarne di nuovi. L’Uaar lo fa da trent’anni: passa a trovare i suoi attivisti nei circolisostienila anche tu!





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United colors of blasphemy

Dal 2017 è una sentenza, la 1952, della III sezione penale di Cassazione che ben al di là del caso singolo e riprendendo analoga statuizione del 2015 ha di factoreso impossibile qualsivoglia critica alla religione

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Grave persino la confusione fatta dall’imputato fra Bernardo e Bartolomeo, il vero e inimitabile santo dalla pelle scorticata. A proposito di iconografia vagamente dark, diciamo così prima che ci multino pure a noi.

Anche perché il giudice Moccia sembra aver ben chiara la linea da seguire come magistrato della Repubblica italiana, linea che alla separazione fra giustizia divina e terrena e fra giustizia italiana e vaticana non sembrerebbe dare poi gran peso. Presidente del Collegio giudicante su un noto caso di abusi su minori da parte di un sacerdote poi condannato, nel considerare vescovo e curia totalmente ignari delle violenze perpetrate da un loro sottoposto ha parlato o meglio scritto in sentenza di processo «disturbato» da un clima di «anticlericalismo tematico», clima senza «alcuna legittimazione storica», dato «l’atteggiamento da tolleranza zero della massima impersonificazione della Chiesa militante, cioè il Papa, verso i casi accertati di pedofilia». Ah beh, allora… Ci pensa Francesco.

Ma per tornare a Toscani, legittimo sia inviperito. Minaccia ricorsi, alla Corte costituzionale (ma non è possibile per il privato cittadino) e alla Corte Edu (ma dovrebbe prima esaurire i ricorsi interni). Il seguito giudiziale quindi, se ci sarà, resta avvolto nel mistero. Di sicuro le espressioni per le quali è stato condannato proprio grazie alla condanna stessa hanno avuto una eco e una diffusione maggiore, riprese tal quali persino da quelle testate che ne invocano la gogna, senza che nessuno abbia sottolineato ancora quanto il tutto sia paradossale. Dalla ingiustificata repressione della libertà di opinione alla corrispondente tutela forzosa di una supposta superiorità non solo morale del fenomeno religioso, in specie cattolico.

Ma del resto siamo nel paese dove per la massima corte amministrativa il crocifisso è simbolo di laicità, dove si può bestemmiare la Madonna perché non è divinità ma a lesionarne una statua oggetto di culto si rischiano fino a due anni di carcere, ma soprattutto dove il processo reazionario è in atto già da un po’ in un pressoché totale silenzio di dottrina e opinione pubblica.

Del 2017 è una sentenza, la 1952, della III sezione penale di Cassazione che ben al di là del caso singolo e riprendendo analoga statuizione del 2015 ha de facto e de iure reso impossibile qualsivoglia critica alla religione. Critica nella sostanza parificata al vilipendio tout court. Ci dice infatti la Suprema Corte che «in materia religiosa, la critica è lecita quando – sulla base di dati o di rilievi già in precedenza raccolti o enunciati – si traduca nella espressione motivata e consapevole di un apprezzamento diverso e talora antitetico, risultante da una indagine condotta, con serenità di metodo, da persona fornita delle necessarie attitudini e di adeguata preparazione, mentre trasmoda in vilipendio quando – attraverso un giudizio sommario e gratuito – manifesti un atteggiamento di disprezzo verso la religione cattolica, disconoscendo alla istituzione e alle sue essenziali componenti (dogmi e riti) le ragioni di valore e di pregio ad essa riconosciute dalla comunità, e diventi una mera offesa fine a se stessa». In soldoni, o si hanno alle spalle una robusta preparazione, magari un paio di lauree, un sondaggio Doxa e uno Istat, una sostanziosa bibliografia che nei secoli sostenga i propri generici enunciati o non si può aprire bocca senza commettere vilipendio.

Questo nei fatti è un balzo indietro nella tutela della libertà di espressione cha fa tornare a ben prima degli evocati da Toscani anni ‘60. Che fa a pugni con le garanzie costituzionali e sovranazionali. Che odora pesantemente di censura e che si appalesa in netta controtendenza rispetto alla abolizione del reato di blasfemia, abolizione raccomandata dall’Onu già dal 2014, avvenuta in sempre più numerosi paesi europei, ultima la cattolicissima Irlanda, incoraggiata dalla campagna alla quale partecipa anche l’Uaar #endblasphemylaw. Ma a quanto pare da noi i retaggi fascisti più o meno nascosti tra le pieghe dell’ordinamento sono tornati (o mai passati) di moda. E con prepotenza vengono applicati, ritenuti superiori a quelle libertà fondamentali di espressione, di coscienza e di pensiero che tutti, ma davvero tutti, dovremmo preoccuparci di difendere.





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