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Francesco Zanardi “Il Signor nessuno” di Don Francesco Rutigliano

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ando seguito a denuncia on- line alla Polizia Postale e mi riservo un esposto alla Procura della Repubblica, ai sensi dell’art. 8 della legge sulla stampa faccio presente gravi violazioni rispetto ai contenuti riprodotti nell’articolo criminis che mi riguarda. I cui racconti più che rispecchiare i canoni di una cronaca corretta evidenziano, purtroppo, l’esigenza narrativa da horror – tragicus, in propagazione di False notizie ai fini del dolo – art. 495 c.p. Un sano e serio giornalismo presuppone per deontologia ed etica professionale il dovere di raccontare, scrupolosamente, i fatti della cronaca nel rispetto della legge che la regolamenta. A discapito dell’uso spietato e barbaro del mezzo di comunicazione che si presta alla gentile cortesia del richiedente, sino alla violazione penale dell’ art. 594 cp per la diffamazione e dell’abuso della credulità popolare in violazione all’art. 661 cp

Premesso che da mesi ZANARDI ( soggetto a me sconosciuto e quindi per me “Signor nessuno”) esercita a mio carico – nella modalità del “fumus – persecutionis” – in modo ossessivo la diffusione presso varie redazioni di notizie lesive in sciacallaggio mediatico. Inventandosi anche minacce ed intimidazioni, a suo dire da me perpetrate nei sui confronti ( e come tali mai dimostrate con prove concrete ) nel vano tentativo – si presume – di speculare le prime pagine dei giornali, guadagnandosi la gloria della notorietà. Una trovata deprecabile e di geniale “comicità deprimente” …. Prova evidente di come si riesca con estremo dilettantismo a confezionare in produzione mal riuscita, patetici e finti eroi che si rivelano, di fatto, clown da trattenimento! Fermo restando che il diritto di contestazione o di replica, esercitato della parte lesa, rispetto a questioni che lo interpellino direttamente, più che una violenza privata o minaccia, va palesato al Signor nessuno – costituisce un sacrosanto diritto.

È tutela di un cittadino anche l’intervento delle autorità di competenza come verificatosi nel suo caso. Inoltre, il diritto di replica a contenuti volgari e infamanti…, va spiegato al Signor nessuno, più che violenza privata risulta nel nostro Paese che è civile e democratico un diritto sancito dall’art.8 della legge sulla stampa. E chi propaga insulti, infamie e diffamazioni, oltre che ad essere perseguito per i medesimi reati, è anche soggetto all’oscuramento del sito va sempre spiegato al Signor nessuno. Perché vige non la formula liberticida, come lamenta il Signor nessuno, piuttosto vige il diritto di civiltà, del rispetto sociale verso le persone e nei confronti di ogni cittadino, garantito dalla stessa Costituzione. Nulla a che vedere con la giungla primitiva e selvaggia o status mafioso, in cui la prepotenza e l’arroganza di uccidere liberamente, senza risponderne a nessuno, resta una pretesa impunita e di regime malato e di grave pericolo e minaccia sociale!

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Don Francesco Rutigliano

a) A proposito dell’indicata “condanna”… inflitta a mio carico dal Vaticano da Congregazione Dottrina della Fede e riportato in articolo, per scarsa conoscenza del diritto canonico emersa dal predetto contenuto indicato in articolo, si precisa che la Congregazione non infligge condanne, perché non ne ha competenza canonica per farlo – non è più l’Inquisizione – emette solo sanzioni! È competenza di emendare condanne solo al Tribunale Apostolico quale massimo organo giuridico del Vaticano che tratta la materia di grave rilevanza penale. Per mia grazia non conosco, in termini di procedimento giudiziario penale, predetto Tribunale Apostolico. Ulteriore conferma che a mio carico non sussiste alcuna condanne di specie. L’unica condanne che si riscontra, in questa trattazione, è la povertà umana della divulgazione di simili idiozie! Una elementare lettura, da profani del diritto, permetterebbe di cogliere a riscontro che nel citato DECRETO non viene indicata “la vittima”… ( cosa che presuppone la condanna definitiva ) bensì “presunta- vittima” … La vittima non è tale nell’ordinamento del diritto UNIVERSALE sino al terzo grado di giudizio e prima del quale è riconosciuta la presunzione di innocenza a qualsiasi accusato! Tutti siamo potenzialmente accusabili ma non tutti gli accusati sono condannati in maniera definitiva! Sino a quanto si parla nel merito di “presunta vittima”- e non di “vittima” … e acclarato che non esistono condanne che indicano la certezza di colpevolezza emersa da procedimento giudiziario ….!

b) Il succitato DECRETO non stabilisce una sentenza definitiva ma indica la natura delle accuse poste e come tali acquisite che presuppongono le medesime sanzioni, qualora non vengono confutati con prove certe i singoli capi d’accusa! Come si coglie a lettura del predetto DECRETO nell’ultima pag. n. 4 – è presente la possibilità giuridica della contestabilità per ricorso e si cita: ” Ai sensi dell’art. 27 del m.p. Sacramentorum sancitatis tutela, potrà interporre ricorso avverso a questa decisione alla sessione ordinaria”… ecc. Oltretutto si riscontra la gravità di manipolazione di notizia in merito anche al titolo dell’articolo che riproduce: “ ABUSI SU MINORI”… in piena violazione di simulazione di reato, questo è quanto viene riprodotto in articolo in modo diffamatorio! Non esistono “MINORI”… non lo riporta nessun decreto e nessuna accusa di sorte semmai viene indicato “minore” e che risulta “presunta vittima”… e non vittima!

Perché viene omesso in pieno banditismo mediatico, volutamente censura, nell’articolo criminis questo aspetto che racconta la verità di svolta dell’intera vicenda? Ci si limita allo sbandieramento, in pieno reato diffamatorio e della violazione posta nella diffusione di una “simulazione di reato” – art. 367 cp per condanne definitive! Cosa accade di seguito a quel ricorso presentato dall’Ordinario/ o Vescovo di Locri?

Non vi è traccia nell’articolo ma volutamente tutto è fermo nei contenuti, tragicamente al giugno 2011! Questa è informazione? A mio modesto avviso e presumo è piuttosto un “metodo tipicamente mafioso” con cui si intende uccidere la dignità, la reputazione di persone incensurate e fatte passare all’opinione pubblica per volontà di una mente criminale, come condannato di reati disdicevoli! Piaccia o non al Signor nessuno …, agli atti c’è un ricorso che scioglie quel decreto il cui esito è sancito rif. di Prot. N. 234 / lì, 09/07/2013 – licenziato dalla stessa Congregazione della Dottrina della Fede! Spiacente per il “Signor Nessuno” ma questa volta gli è andata male e per il suo copione ossessivo si cerchi un altro polletto da spellare! Oltretutto non si è mai capito perché il 29 luglio 2015 Rete l’Abuso del Signor Nessuno, ritira sul conto di Don Francesco la spazzatura mediatica, inviando una e-mail personale di contristata disponibilità di aiuto nella rimozione di ogni cosa. Nel settembre 2015 riposta il tutto… Così come non si comprende il motivo di aver diffuso per due mesi e poi ritirato, sempre da Rete l’Absuo e si cita: “ Don Francesco RUTIGLIANO denunciato da Bivongi” – a consolidare lo scoop e l’avvallo infamante del prete denunciato anche dal Comune per i gravi reati di abuso perpetrati sul territorio! Smentita posta dallo stesso Ente citando volgarmente in pieno reato di diffamazione con una nota – COMUNE DI BIVONGI Prot. N. 3946 / lì o5-10-2015. Si spieghi all’opinione pubblica e alla stessa magistratura cosa nasconde questa metodica criminis! Si presume – racket o fumus persecutionis? Diffamazione di chi pubblica contenuti che non conosce per poi rimuoverli e poi ancora ripostarli? Isterismo mediatico che al momento assume i risvolti di violento banditismo mediatico …!
Il sottoscritto non è stato mai sottoposto a sanzioni di durata di 4 anni ma non per aver omesso la restrizione in modo illecito bensì, quel DECRETO, piaccia o no al Sig. Nessuno, di fatto non esiste! E’ sciolto perché le accuse vengono dimostrate mere calunnie!

c) In Congregazione fu una donna di 45 anni e non un minore a formulare le accuse. La stessa donna che indirizza allo stesso sacerdote in questione una ignobile raccomandazione di assunzione nelle scuole, avente un misero diploma da magistrale con 37 di voto. Richiesta mai accolta e prontamente ricusata e, in tal senso, ci sono prove che ne attestano il tentativo dell’illecito indicato. La storiellina dell’abuso viene confermata da un ragazzo di Riace e di anni 25, di un paese che non corrisponde alla Comunità di Bivongi. Al quale è dato l’onere di sostiene la stessa tesi accusatoria da confermare in Congregazione e posta dalla succitata Sig.ra. La quale di questo ragazzo non risulta ne suo genitore e nemmeno sua parente. Misteriosamente è la stessa donna che falsifica un avvallo bancario al giovane, la cui operazione risulta illegale, il cui conto indicato nel documento falsificato presupponeva che il sacerdote in questione dovesse, nel piano estorsivo, ottemperare il pagamento economico…! È la stessa donna che ospita nella propria casa il giovane. E’ una pura casualità… ovviamente!

Documento dell’avvallo bancario è presente agli atti a deposizione processuale. È un caso che a Bivongi si è tentati, disperatamente e senza riuscita, di manipolare ragazzi della mia comunità parrocchiale come si riscontra in atti da fonti testimoniale e depositati agli atti, a porre illazioni calunniose a carico del sottoscritto e giovane parroco della locride? Operazione non riuscita, allo stato non esiste un bambino o giovane che abbia e possa lamentare a Bivongi di abusi perpetrati del proprio parroco! Questa è storia e, come tale è dimostrabile in atti processuali, il resto è solo volgare spazzatura diffamatoria che costituisce grave reato penale. Il cui intendo divulgativo GRAVEMENTE lesivo è da chiare in Tribunale! Visto che a mio carico non vi è traccia di denunce o condanne penali, risulto incensurato, non sussiste nemmeno una condanne canonica… non capisco come possa “un incensurato” costituire notizia di interesse mediatico di un sito della Liguria rispetto a persone fisiche, fatti e accadimenti riconducibili nella Locride … Non capisco, inoltre, come un episodio risalente a molti anni fa e chiarito anche dalla stampa locale come possa costituire nel 2015 un elemento di diritto di cronaca per la stessa notizia, già sciolinata e consumata in tempi antecedenti alla riproposizione in post. Mi consta ai sensi di legge che una operazione di questo genere dovrebbe risultare priva d’interesse pubblico – come recita la normativa che regolamenta la stampa e il diritto di cronaca.

Notizia manipolata è già un reato in violazione all’art. 2 n. 69 oltretutto se la stessa notizia viene riproposta a distanza di anni, in assenza di sussistenza di nuovi elementi non costituisce una fonte di notizia d’interesse pubblico e non risponde più al diritto di cronaca o d’informazione pubblica, nel vero, costituisce una piena violazione di reato in termini di violazione e nel dolo, in atti persecutori art. 612 cp., lesive alla reputazione personale e pubblica nel ruolo esercitato di ministro del culto! Aspetto di ulteriore materia penale che verrà chiarito in Tribunale, qualora si dovesse ancora riscontrare l’oggetto criminis propagato.

Distinti saluti Don Francesco RUTIGLIANO

 

 

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Ninin Liguria

Detective presso Computer Crime Research Center. Investigazioni Roma. Ingegneria Elettronica e delle Telecomunicazioni Seminario Analisi del Crimine Violento Università di Roma

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Sinti, nomade o rom? Il modulo per l’iscrizione a scuola scatena la polemica

Il modulo, consegnato ai genitori degli alunni della scuola elementare di Fossò, in provincia di Venezia

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L’ennesima vergogna: per iscriversi alla scuola elementare bisogna specificare la propria etnia, ovvero se si è sinti, rom, nomade o camminante. Il modulo, consegnato ai genitori di Fossò (Ve), ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione vicino a Rifondazione comunista. L’accusa: “E’ un abuso, una discriminazione gravissima”.

L’isitituto si difende: “Serve per favorire l’integrazione”. Ma è una spiegazione inaccettabile.

Della polemica parlano i giornali veneti dopo che il modulo, distribuito da tempo, è stato oggetto di valutazione da parte dei genitori interessati alla “domanda”, che hanno deciso di rendere pubblica la vicenda anche sui social network.
La scuola è nel Veneziano ma a far scattare la protesta sono stati genitori che vivono nel Padovano e che, attraverso, chi li assiste, ritengono che solo per loro ci sia questa “specifica”. Per questo i legali dello Sportello Sociale / Gap – Padova sono al lavoro, perché si potrebbe trattare di “un abuso e una discriminazione gravissima”.
Peraltro, sul modulo è richiesta anche la cittadinanza con una casella per “italiano” e uno spazio per specificare, se straniero, la nazionalità di origine, così come le vaccinazioni effettuate ed altri dati personali.
Mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, Rifondazione respinge le motivazioni addotte dall’istituto e rileva che il modulo “va immediatamente ritirato perché va contro la Costituzione, la legge Mancino e le normative europee che vietano qualsiasi censimento”.





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Globalist

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Più soldi di tutti alla scuola di tutti, quella pubblica

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi»

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La presentazione del secondo rapporto nazionale sulla povertà educativa minorile in Italia, a cura di Openpolis e Con i bambini, sottolinea la necessità di maggiori investimenti negli asili nido (fascia di età 0-3 anni) e nelle scuole dell’infanzia (fascia d’età 3-5 anni). Nonostante il nostro Paese risulti sotto la media Ocse in termini di percentuale del Pil speso per l’istruzione della prima infanzia, la politica insiste su ragioni di risparmio e sulla conseguente e presunta necessità di destinare soldi pubblici alle scuole private paritarie, in larga parte di orientamento religioso.
Costituzione alla mano, vi è una differenza fondamentale tra l’asilo nido e la scuola dell’infanzia. Il primo è un servizio, sicuramente importante, mentre la seconda è scuola. E come tale è un dovere costituzionale che lo Stato la garantisca.

Lo dice l’art. 33 della Costituzione: «La Repubblica … istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi». Non c’entra nulla che non sia scuola dell’obbligo. È un dovere della Repubblica istituirla ove vi sia richiesta, gratuita e statale. È facoltativo per le famiglie chiedere che i figli la frequentino. Si pensi alla quarta e alla quinta superiore: non è scuola dell’obbligo, ma non s’è mai visto un liceo statale che si ferma alla terza superiore.

Eppure da quando la legge clericale 62/2000 ha reso possibile il finanziamento pubblico alle scuole private – legge voluta dal secondo governo D’Alema, ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer -, destra e sinistra hanno fatto in modo che l’istituzione di scuole statali dell’infanzia statali venisse frenata, e che soldi pubblici venissero dirottati su scuole paritarie che in larga misure sono scuole-parrocchia. Fu esplicito nel 2014 Luca Zaia, governatore del Veneto: «Il governo ci vorrebbe più impegnati nella costruzione di asili pubblici. Noi diciamo che questa è la nostra storia e che non ci sono alternative alla operosità sociale delle Comunità cristiane, parrocchiali e congregazionali».

Fu altrettanto esplicita la rossa Bologna, che pur sconfitta nel referendum comunale del 2013 da un 60% di cittadini che chiedevano di destinare i fondi comunali alle scuole pubbliche fino all’esaurimento delle liste d’attesa, confermò invece il finanziamento di un milione di euro alle scuole paritarie, quasi tutte cattoliche. E non è da meno l’attuale esecutivo: quello che si definiva “del cambiamento”, ma che continua come i governi precedenti a stanziare mezzo miliardo l’anno per le scuole private paritarie. Ancora maggiore è il contributo totale che le amministrazioni locali devolvono alle scuole paritarie: l’inchiesta dell’Uaar icostidellachiesa.it quantifica che solo quelli per scuole cattoliche o che si ispirano alla morale cattolica ammontino a 500 milioni l’anno.

Le scuole private sopravvivevano anche prima di iniziare a ricevere contributi pubblici, grazie alle rette e a sponsor privati, e avevano sostanzialmente lo stesso numero di studenti che hanno adesso. La ricetta per contrastare la povertà educativa minorile in Italia? Recuperare questi fondi, aggiungerne altri e destinarli esclusivamente alla scuola di tutti, a una scuola laica, pubblica e all’avanguardia. Iniziando dalle scuole dell’infanzia statali ovunque vi sia richiesta. Come Costituzione comanda, come comandano ragione e laicità.





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UAAR

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“Simpatie per coprofagi” Multa per diffamazione alla dottoressa Silvana De Mari

La dottoressa Silvana De Mari condannata per diffamazione: aveva detto che il circolo gay era simpatizzante di “pedofilia, necrofilia e coprofagia”

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Arriva un’altra condanna per diffamazione per Silvana De Mari, la dottoressa torinese già nella bufera per aver sostenuto che l’omosessualità è contronatura.

Stavolta il medico dovrà risarcire il circolo “Mario Mieli” di Roma di cui aveva parlato in un’intervista al quotidiano La Croce. “Il circolo LGBT di Roma è intitolato a Mario Mieli, cantore di pedofilia, necrofilia e coprofagia”, aveva detto, “Posso assumere che tutti gli iscritti provino simpatia per queste pratiche? O che almeno non ne provino nausea? Posso? E così tutto diventa lecito in quanto non è patologico, non è una malattia“.

Ora il tribunale di Torino ha condannato la De Maria a pagare una multa di mille euro, più il risarcimento dei danni – non ancora quantificati – e le spese legali. “Sono felice che questa notizia arrivi mentre una nutrita delegazione del Circolo Mario Mieli e di numerosissime altre realtà LGBT+ italiane, si trova a New York per il grande World Pride”, dice Sebastiano Secci, presidente dell’associazione, “Quella notte di 50 anni fa le ragazze di Stonewall ci hanno insegnato a dire basta ai soprusi e alle umiliazioni ricevute, questa condanna è figlia di quegli insegnamenti”.





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il Giornale

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