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Gay Pride Roma, la marcia arcobaleno sfila nelle strade della Capitale

“Siamo mezzo milione” Il corteo è partito da piazza della Repubblica. Hanno aderito anche il presidente della Regione Zingaretti e il Pd. Manifestazioni anche a Trento e Pavia

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Sfilerà con il motto “Brigata Arcobaleno, la liberazione continua” il gay pride organizzato a Roma oggi, sabato 9 giugno, per chiedere uguali diritti per tutti i cittadini e che rientra nella serie di appuntamenti previsti in tutta Italia all’interno dell’Onda Pride. Una manifestazione che arriva nel weekend che chiude la settimana segnata dalle dichiarazioni del ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, secondo cui “per la legge non esistono le famiglie arcobaleno”. La comunità Lgbtqi percorrerà le vie della Capitale accompagnata da due testimonial d’eccezione: i partigiani Tina Costa di 93 anni e Modesto 92 anni, che parteciparono alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Alla marcia per i diritti delle persone omosessuali hanno aderito, tra gli altri, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il Pd, LeU e Amnesty International Italia.

Chi parteciperà al gay pride

Alla parata parteciperà anche il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, che ha detto: “Sarò al #RomaPride il 9 giugno perché è un grande, festoso e bellissimo evento civile e popolare. Quando una piazza chiede più diritti e dignità per tutti, allora è la nostra piazza, c’è la nostra gente e per questo la Regione Lazio e io ci saremo”. Non ci sarà invece la sindaca di Roma Virginia Raggi, ma il Campidoglio sarà rappresentato dal vicesindaco Luca Bergamo. Anche il Pd ha annunciato la sua adesione, alla manifestazione della Capitale e a quelle che seguiranno in tutta Italia, con una nota del segretario reggente Maurizio Martina e del presidente Matteo Orfini: “Esiste il diritto delle persone LGBT – si legge – a realizzare pienamente e liberamente se stesse nella società, così come esistono le famiglie Arcobaleno e il diritto dei bambini di essere tutelati”. Al Pride hanno annunciato la loro presenza anche le ambasciate del Regno Unito, del Canada e Quebec, della Germania, della Spagna, della Svizzera, della Danimarca e degli USA. Ma anche la Cgil, l’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco, Amnesty International, i Radicali Italiani e Liberi e Uguali.

Gli appuntamenti dell’Onda Pride fino ad agosto

La serie di appuntamenti Onda Pride per sostenere i diritti della comunità Lgbtqi continuerà poi in tutta Italia fino a settembre. Oggi, oltre che a Roma, ci saranno cortei a Trento, dove sfilerà per la prima volta il Dolomiti Pride, e Pavia, mentre sabato prossimo, 16 giugno, a Barletta, Genova, Mantova, Siena, Siracusa, Torino e Varese e Caserta. Il 30 giugno sarà la volta di Milano, Padova, Pompei e Perugia. A luglio si inizia sabato 7 con Alba, Bologna e Cagliari, e si prosegue il 14 con Napoli e Ostia e il 28 con Rimini e Campobasso. L’11 agosto sarà la volta di Gallipoli mentre dal 3 al 19 agosto si svolgerà il Torre del Lago Pride 2018. La manifestazione di Palermo, prevista per giugno, è stata invece posticipata a settembre.

Roma candidata per il World Pride del 2025

Intanto Roma si è candidata anche per il World Pride del 2025 tramite il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli. La storica associazione Lgbtqi italiana ha già organizzato vari eventi tra cui il World Pride del 2000, il primo World Pride della storia, e l’Europride del 2011, con la partecipazione di Lady Gaga al Circo Massimo.

I numeri

Nel maggio 2016 il parlamento italiano ha approvato la legge Cirinnà che istituisce le unioni civili per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Secondo un’indagine Doxa, “Gli italiani e le discriminazioni”, commissionata da Amnesty International Italia e realizzata  intervistando un campione rappresentativo della popolazione italiana  adulta (18-70 anni), per un italiano su due si tratta di un passo di civiltà. L’86% pensa che alle persone Lgbtqi debbano essere riconosciuti gli stessi diritti delle altre persone ma, nonostante i progressi, per un italiano su cinque le coppie formate da persone dello stesso sesso sono ancora vittime di omofobia. Il 40,3% delle persone Lgbtqi afferma di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università mentre il 22% sul posto di lavoro.

Diritti Lgbti e lotta all’omofobia, Italia ancora indietro. I DATI

Italia ferma sui diritti delle persone Lgbti e sulla lotta contro le discriminazioni. È il quadro che emerge dall’edizione 2018 di Rainbow Europe, l’indice elaborato da Ilga, una delle più importanti ong per i diritti umani Lgbti, che classifica gli Stati in base al loro sistema legislativo e alle politiche adottate per garantire uguaglianza e parità di diritti. Il progresso verso l’uguaglianza e la parità di diritti per le persone Lgbti, misurato da Rainbow Europe in termini percentuali, è rimasto in Italia a poco meno del 27%, che vale al nostro Paese il 32esimo posto su 49 Paesi europei. La stessa situazione di un anno fa, dopo l’approvazione della legge Cirinnà sulle unioni civili del 20 maggio 2016. Ma il quadro resta critico in tutto il mondo: sono ancora più di 70 gli Stati nei quali l’omosessualità è reato, e 13 quelli dove è prevista la pena di morte per rapporti consensuali con persone dello stesso sesso (6 quelli in cui viene applicata).

Malta, Belgio e Norvegia sul podio per diritti Lgbti. Russia e Turchia in fondo alla classifica

L’indice Rainbow Europe prende in considerazione diversi indicatori per misurare l’avanzamento dei diritti delle persone Lgbti, classificando i Paesi in base a sei categorie: uguaglianza e non discriminazione, diritto di famiglia, crimini d’odio e hate speech,riconoscimento legale di genere (che include il diritto di cambiare legalmente sesso), libertà di espressione e associazione, e diritto d’asilo per persone Lgbti perseguitate nei Paesi di origine. Gli stati che fanno meglio in Europa secondo questi criteri sono Malta (91%, al primo posto), seguita da Belgio, Norvegia, Gran Bretagna e Finlandia. In generale, fanno bene i Paesi scandinavi e dell’Europa centrale, mentre tra i peggiori ci sono i Paesi dell’Est Europa e dell’ex Unione Sovietica. È proprio in questo gruppo che va a collocarsi l’Italia, preceduta da Cipro e Slovacchia e seguita da Georgia, Bulgaria e Romania. Preoccupante la situazione in Russia e Turchia, tra i peggiori, rispettivamente al 45esimo e al 47esimo posto sui 49 totali.

diritti gay lgbt

Per un italiano su cinque le coppie omosessuali sono vittime di omofobia

A confermare che per i diritti delle coppie omosessuali c’è ancora molto da fare è anche la recente indagine “Gli italiani e le discriminazioni” di Amnesty International, realizzata in collaborazione con Doxa: per il 14% degli intervistati non dovrebbero avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali. Una convinzione che porta un italiano su cinque (il 22%) ad affermare che, nonostante i progressi fatti, le coppie formate da persone dello stesso sesso siano ancora vittime di omofobia.

“Le discriminazioni, in ogni loro forma, sono ancora oggi all’ordine del giorno e sappiamo che c’è ancora tanto da fare”, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. Secondo la relazione finale della Commissione Parlamentare Jo Cox sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio del luglio 2017infatti, il 40,3% delle persone Lgbti affermava di essere stato discriminato nel corso della vita, il 24% a scuola o in università, mentre il 22% sul posto di lavoro.

Italia indietro su pari diritti e discriminazione

Il nostro Paese realizza solo uno – quello delle norme anti discriminazione sul lavoro – dei 19 punti presi in considerazione dall’indice Rainbow Europe che riguardano pari diritti in ambiti come quello dell’educazione, della sanità e in generale la presenza di principi di non discriminazione nelle leggi. Non va meglio per quanto riguarda le leggi su reati d’odio e sull’hate speech. L’Italia è uno dei pochi Paesi nel contesto occidentale, insieme a Russia, Turchia e pochi altri, che non include orientamento sessuale e identità di genere tra le aggravanti specifiche nelle leggi sui crimini d’odio e hate speech, e che non ha una strategia nazionale perseguita e continuata negli anni per contrastare l’odio e la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti.

Le associazioni Lgbti: “Enorme ritardo”

“Il report annuale di Ilga Europe evidenzia nuovamente l’enorme ritardo dell’Italia rispetto agli altri Paesi d’Europa”, commentano in una nota congiunta i responsabili di Associazione radicale Certi Diritti, Arcigay, Circolo di Cultura Omosessuale – Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno e Movimento identità trans. “Nonostante il passo avanti sulle unioni civili, spiccano le tante aree di intervento ancora prive di normative e politiche attive”. Concorda sul ritardo dell’Italia anche Evelyne Paradis, direttrice esecutiva di Ilga Europe: “L’Italia è superata da molti dei suoi vicini europei. Nessuna legge contro i crimini o i discorsi d’odio, un riconoscimento ad hoc delle famiglie arcobaleno, persino una legislazione di base contro le discriminazioni è assente. Nel

L’omosessualità è reato in oltre un Paese su tre

Ma qual è la situazione nel resto del mondo? Restano molti i Paesi in cui l’omosessualità è un reato. Secondo i dati di Ilga, sono 72 gli stati in cui l’orientamento sessuale può portare in prigione. Più di un Paese su tre al mondo. Paesi dove l’omosessualità può portare, oltre a condanne detentive (in diversi Paesi africani le pene previste superano i 14 anni, fino ad arrivare all’ergastolo), alla somministrazione di ormoni e altri trattamenti chimici. A questi 72 Paesi se ne aggiungono tre che non criminalizzano l’omosessualità ma hanno approvato leggi contro la “propaganda omosessuale”: Russia, Lituania e Indonesia. Solo una la novità importante rispetto al 2017: lo scorso 12 aprile, l’Alta Corte di Trinidad e Tobago ha dichiarato incostituzionali gli articoli del codice penale che criminalizzano i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Un verdetto definitivo è atteso nei prossimi mesi, ma il governo ha annunciato che ricorrerà in appello.

Dove l’omossessualità è considerata ancora illegale

Pena di morte in 13 Paesi

In 13 Paesi è prevista la pena di morte per rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso. Come riporta Ilga, sono sei gli Stati in cui viene applicata, quattro a livello nazionale (Iran, Arabia Saudita, Yemen e Sudan) e due in determinate province (Somalia e Nigeria). Il numero sale ad otto se si considerano anche alcune zone dell’Iraq e della Siria occupate dall’Isis. In altri cinque stati (Afghanistan, Pakistan, Qatar, Emirati Arabi e Mauritania) la pena di morte è prevista per legge ma non viene utilizzata e vengono applicate pene inferiori. Lo scorso ottobre il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha approvato per la prima volta una risoluzione che condanna l’imposizione della pena di morte per rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso.

 
  

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Crolla il ponte Morandi a Genova, auto cadute nel vuoto, persone sotto le macerie. Toninelli: “Tragedia immane”

Dalle prime informazioni si parla di cedimento strutturale del ponte di ferro e acciaio. Vigili del fuoco sul posto. Alcune auto sono cadute mentre i piloni di ferro venivano giù.

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Un pezzo del viadotto Polcevera, noto come ponte Morandi, sulla A10 è crollato. Al momento non si hanno ulteriori informazioni. Sul posto vigili del fuoco.

ponte Morandi

Secondo le prime informazioni dei vigili del fuoco si sarebbe verificato un cedimento strutturale di una delle colonne del ponte all’altezza di via Fillak, nella zona di Sampierdarena, crollato per una lunghezza di 200 metri. I vigili del fuoco stanno lavorando per estrarre “diverse persone” da sotto le macerie.

Dalle prime immagini arrivate sui social network alcune auto sono cadute al momento in cui la struttura ha ceduto. Sul posto già diverse ambulanze e auto delle forze dell’ordine. A Genova sta piovendo a dirotto da questa mattina, un nubifragio che in alcuni momenti ha tolto completamente la visuale a chi guidava. Naturalmente nessuna notizia o ipotesi sulle ragioni che potrebbero aver causato il cedimento.

 

Il ministro Toninelli: “Tragedia immane”

“Si profila un’immane tragedia”. È quanto afferma il ministro per le Infrastruttre e Trasporti, Danilo Toninelli. “Sto seguendo con la massima apprensione ciò – riferisce il ministro in un tweet – che è accaduto a Genova e che si profila come immane tragedia. Siamo in stretto contatto con Autostrade e stiamo andando sul luogo con il viceministro, Edoardo Rixi. La mia totale vicinanza in queste ore alla città”.

“Ho visto la gente corrermi incontro, scalza e terrorizzata “. Cosi’ Alberto Lercari, autista Atp, presente al momento del crollo sul ponte Morandi, ceduto per 200 metri poco dopo le 11. Lercari proveniva da Arenzano verso Genova ovest, contattato da Agi: “Uscito dalla galleria ho visto rallentamenti e sentito un boato. La gente scappava venendo verso di me. E’ stato orribile”. Lercari ha parlato di intervento tempestivo di polizia e vigili del fuoco.

La storia del viadotto Polcevera

Il viadotto Polcevera dell’autostrada A10, chiamato ponte Morandi poiché intitolato a Riccardo Morandi, ingegnere che l’ha progettato, attraversava il torrente Polcevera, a Genova, tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano a ovest dal centro. Inaugurato il 4 settembre 1967, fu costruito dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua, si legge su wikipedia.

È lungo 1.182 metri, ha un’altezza al piano stradale di 45 metri e 3 piloni in cemento armato che raggiungevano i 90 metri di altezza. Si tratta di un ponte a trave strallata, dove gli elementi verticali erano cavalletti costituiti da due V sovrapposte; una V aveva il compito di allargare la zona centrale ove appoggiava la trave strallata, mentre una V rovesciata sosteneva i tiranti superiori.

 
  

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Agi

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Bologna, esplode un Tir: inferno sul raccordo autostradale. Un morto, 70 feriti

A fuoco il ponte della tangenziale, crollato. Esplose le auto di due concessionarie. Chiuso il tratto di Casalecchio in entrambe le direzioni. Case evacuate. Le prime testimonianze: “Un boato tremendo, abbiamo pensato a un attentato”. Aperta inchiesta per disastro colposo. Il premier Conte a Cesena da un ustionato grave: “Vicinanza del governo”. Di Maio: “Riferiremo in aula”. Martina: “Accertare presto la dinamica”

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BOLOGNA – Uno scenario apocalittico. E un bilancio drammatico: un morto e poco meno di un centinaio feriti – 70 ne conta la Prefettura, molti di più quelli, anche lievi, accolti e medicati negli ospedali – ma nessuno in pericolo di vita. L’inferno si è scatenato a Bologna, nel primo lunedì di agosto già reso rovente dalla calura, sul raccordo autostradale che lambisce la città poco prima delle due del pomeriggio a seguito di un tamponamento tra un’autocisterna di Gpl e un camion. Poi l’esplosione, le fiamme, una colonna di fuoco e di fumo nero. E il ponte della tangenziale, che corre parallela ai lati dell’autostrada, che crolla a metà. E ancora esplosioni, di decine di auto di due concessionarie raggiunte dall’incendio, case danneggiate e vetrine di ristoranti e negozi andate in frantumi. Il traffico in tilt, la paura della gente che si è riversata in strada, gli appartamenti vicini al luogo dell’incidente – nella prima periferia – evacuati. Un quartiere popolare, quello di Borgo Panigale noto nel mondo perché è la casa della Ducati, devastato.

Una seconda vittima era stata comunicata nelle ore successive all’incidente al Centro coordinamento soccorsi gestito dalla Prefettura per un equivoco probabilmente causato dalla difficoltà di riconoscere i resti. Il deceduto, 42 anni, è il conducente dell’autocisterna. Fra i feriti anche undici carabinieri e due poliziotti della stradale che stavano dirigendo il traffico subito dopo l’incidente stradale, prima dell’esplosione.

Cosa è successo? Un Tir, che trasportava nell’autocisterna materiale infiammabile, ha tamponato un camion che lo precedeva sul raccordo autostradale, all’altezza di Borgo Panigale. I due mezzi si sono immediatamente incendiati e sono esplosi dopo qualche minuto. E dà lì si è scatenato l’inferno. Metà ponte della tangenziale è crollato, con la carcassa di uno dei mezzi pesanti rimasta appesa al moncone del ponte. Sono esplose a catena le auto di due concessionarie della Fiat e Peugeot che si trovano fra la via Emilia e via Caduti di Amola, sotto il ponte.

Tanti gli scoppi avvertiti a più riprese: i mezzi nel parcheggio dei due saloni dell’auto che sono esplosi, vetrine andate in frantumi. Si è alzata una colonna di fiamme e fumo nero enorme visibile da tutta la città. Polizia, vigili del fuoco e ambulanze sono accorse sul posto, la macchina dei soccorsi è stata imponente. Il Comune ha lanciato l’appello: “Usate le auto solo se necessario” nella zona. Il traffico è rimasto paralizzato per ore, la gente si è riversata in strada.

 

 

 

Le prime testimonianze raccontano l’inferno. “Ho ancora l’auto sotto il cavalcavia, aspetto di capire se e quando la potrò riprendere. Mi trovavo qui per lavoro, ero al ristorante ‘Il randagio’ quando, a un certo punto abbiamo sentito uno scoppio violentissimo: ho pensato ad un attentato”, il racconto di Marco Rosadini, di Arezzo. “Con la deflagrazione il tetto di vetro del ristorante ha iniziato a crollare: le persone hanno iniziato a scappare. Eravamo seduti, a un certo punto si è sentito un boato fortissimo ed ha cominciato a venire giù tutto. Ho guardato fuori e mi è sembrata di vedere tutta una parete di fiamme. Ci sono stati 7-8 minuti di scoppi: non ho davvero pensato a un incidente, avevo pensato ad un attentato”.

La paura e i danni. L’onda d’urto causata dalla scoppio del Tir ha provocato danni nelle abitazioni vicine facendo scoppiare i vetri delle finestre di appartamenti e uffici e le vetrine dei negozi. Molta paura, i residenti sono stati evacuati. Detriti e schegge di vetro hanno causato feriti. Lo spegnimento delle fiamme è stato reso difficile dall’elevatissimo calore che ha reso complicato avvicinarsi. L’elicottero dei vigili del fuoco ha preso l’acqua dal fiume Reno per spegnere le fiamme. “L’esplosione ha determinato il crollo della soletta del tratto sovrappassante in via Elio Bragaglia e non ha coinvolto quindi direttamente la via Emilia, che dista circa 100 metri dall’evento, chiusa per consentire l’organizzazione dei soccorsi e le verifiche ai fabbricati investiti dai detriti”, scrive in una nota la società Autostrade.

I feriti. A fine giornata i sanitari contano circa un centinaio di feriti, nessuno in pericolo di vita. A fare il punto della situazione è Vincenzo Bua, direttore del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna. “Sono quasi tutti ustionati, qualcuno anche con traumi e ferite dovuti allo scoppio, in seguito a cadute o a schegge di vetro” volate nell’esplosione. La maggior parte però presentavano ustioni di primo, secondo e terzo grado. Una settantina le persone ricoverate al Maggiore, una ventina quelli trasportati al policlinico Sant’Orsola e quattro al Rizzoli. Altri feriti sono arrivati con mezzi propri agli ospedali di Bazzano e San Giovanni in Persiceto. I casi meno gravi sono stati poi spostati negli ospedali della provincia e alcuni sono già stati dimessi, mentre i quattro ustionati con lesioni più critiche sono stati inviati ai centri specializzati di Parma e Cesena.

 

 

 

Chiusa A14 e tangenziale: ecco dove passare. Immediatamente è stata chiusa l’autostrada A14 sul raccordo di Casalecchio, tra Bologna Casalecchio e il bivio con la Bologna-Taranto in entrambe le direzioni. Per lo stesso motivo è stato chiuso il tratto sulla tangenziale, tra Bologna Casalecchio e lo svincolo 3 in entrambe le direzioni. Per chi da Firenze è diretto verso Ancona o Padova la società Autostrada consiglia di uscire a Bologna Casalecchio, seguire l’asse attrezzato per Bologna, e rientrare in tangenziale in corrispondenza all’entrata n.4. Agli utenti che da Padova e Ancona sono diretti verso Firenze si consiglia di uscire a Bologna Borgo Panigale, con rientro in Tangenziale dall’entrata numero 2

L’inchiesta della Procura per disastro colposo. La zona è stata isolata per favorire i soccorsi, ma anche per il timore di ulteriori crolli. Solo dopo oltre due ore l’incendio è stato domato. Sono rimasti a lavoro soprattutto le unità cinofile e gli operatori Usar, ovvero i soccorritori che si occupano di ricerca e salvataggio in ambienti urbani. L’obiettivo era capire se c’erano altre vittime: in serata hanno accertato che non c’erano altre persone coinvolte. Intanto in Prefettura si è tenuto un vertice operativo per gestire la viabilità del nodo bolognese e la sua transitabilità. La Procura ha aperto un’inchiesta per disastro colposo e per omicidio colposo. Sul posto questo pomeriggio si è recato anche il procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato.

I soccorsi. Sul posto, per la Regione Emilia-Romagna, sono accorse lavicepresidente Elisabetta Gualmini, che sostituisce il presidente Stefano Bonaccini in questi giorni all’estero, e l’assessora alla Protezione civile, Paola Gazzolo, che ha contattato il capo dipartimento della Protezione civile nazionale Angelo Borrelli, il quale ha seguito costantemente l’evolversi della situazione. “Per domare l’incendio – fa sapere la Regione – è stato utilizzato un elicottero dei Vigili del fuoco abitualmente impiegato per gli incendi boschivi, mentre i volontari della Protezione civile sono scesi in campo per fornire bottiglie d’acqua alle persone in strada perché costrette a lasciare la propria abitazione”.

Le reazioni: il premier Conte a Cesena. “A Bologna e a Foggia, dove oggi si sono verificati due gravissimi e mortali incidenti, porterò la vicinanza di tutto il governo ai feriti e ai familiari delle vittime” annuncia il premier Giuseppe Conte. Il riferimento è anche all’incidente di Foggia, con 12 morti. “Un grazie alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, ai soccorritori e ai responsabili degli enti locali e regionali e della protezione civile con i quali sono stato costantemente in contatto per tutta la giornata”. Conte domani sarà all’ospedale di Cesena dove è ricoverato un ferito rimasto gravemente ustionato; poi si potrebbe spostare nel capoluogo per una visita all’ospedale dove ci sono altri feriti. Solidarietà  ai famigliari delle vittime è stata espressa anche dal presidente della Camera Roberto Fico e dalla presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati.

 

 

L’Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio per le vittime dell’incendio di Bologna.”Un pensiero alle vittime e ai feriti della terribile esplosione di Borgo Panigale e un grazie di cuore ai 100 vigili del fuoco prontamente intervenuti sul posto”, scrive su Facebook il ministro dell’Interno e leader della Lega Matteo Salvini. Il ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli sta seguendo tutti i passaggi. “Naturalmente solidarietà massima ai parenti delle vittime – dichiara – Contemporaneamente stiamo cercando di garantire una circolazione sufficiente e accettabile in un tratto così importante di traffico”. “Quello che noi possiamo assicurare come governo è di agire subito” e “rispondere alle informative urgenti proposte da alcuni senatori”, assicura il vicepremier Luigi Di Maio in aula al Senato in merito agli incidenti di Bologna e Foggia.

Dopo avere espresso la vicinanza “di tutto il governo” alle vittime e ai loro familiari e ringraziato le forze dell’ordine per i soccorsi, Di Maio ha sottolineato che si tratta di “due tragedie che ci interrogano su tanti temi, la sicurezza stradale, il caporalato e tanto altro, su cui agiremo tempestivamente”. Il pensiero ad entrambi gli incidenti a Bologna e Foggia, alle vittime e ai soccorritori, è anche del segretario Pd Maurizio Martina che incalza: “Occorre accertare presto la dinamica dei fatti”. I sottosegretari alla Cultura e Turismo, Lucia Borgonzoni, e alla Giustizia Jacopo Morrone, si recheranno domani mattina sul luogo dell’incidente e a visitare i feriti ricoverati a Bologna. Di una “tragedia sconvolgente” parla l’assessore regionale ai trasporti Raffaele Donini, rientrato con urgenza dalle ferie. “Ora la priorità – scrive- è svolgere le operazioni di soccorso”.

 

 
  

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Alessandra Piastra Calise: la mamma “informata” che augura la morte a Burioni

Alessandra Piastra Calise spiega il motivo del suo accanimento: “I vaccini non servono perchè gli anticorpi se li fanno i bambini giocando per terra”. Un’affermazione ridicola ma, purtroppo, anche pericolosa perchè diversi genitori hanno convinzioni simili, basate sulle assurdità, sul nulla scientifico. Intanto i bambini non vaccinati hanno avuto conseguenze letali divorate dalle malattie per cui non sono stati vaccinati.

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«Ho saputo che vai al mare al n… prego di non incontrarti e in cuor mio spero che affoghi! Per ogni lacrima versata, per ogni notte insonne, per ogni discriminazione, per ogni ora tolta ai nostri figli dietro questa guerra… il mio più sonoro vaff!….»: Alessandra Piastra Calise, mamma “informata” di Rimini, è su tutti i giornali da ieri per la minaccia rivolta a Roberto Burioni, virologo impegnato sul fronte dei vaccini.

Alessandra Piastra Calise: la mamma informata che augura la morte a Burioni

Alessandra Piastra Calise è una vecchia conoscenza di Burioni: qualche tempo fa, come ha raccontato lo stesso virologo, l’aveva incontrata in una trasmissione televisiva di un canale locale “dove la signora aveva provato a spiegarmi che i vaccini non servono, visto che i bambini gli anticorpi se li fanno a terra giocando”. Secondo quanto ha scritto la stampa locale ieri sull’episodio starebbe indagando la Digos della Polizia.

 

minacce a Burioni

n un post pubblicato su Facebook, la donna scrive, riferendosi al medico concittadino, “ho saputo che vai al mare al n… prego di non incontrarti e in cuor mio spero che affoghi! Per ogni lacrima versata, per ogni notte insonne, per ogni discriminazione, per ogni ora tolta ai nostri figli dietro questa guerra… il mio più sonoro vaff!”.

 

 

Sull’affondo contro il virologo – che, viene ricordato dalla stampa, aveva avuto un faccia a faccia televisivo con l’autrice del post nel 2016, entrambi ospiti della trasmissione ‘Virus’ – vigila la Digos di Rimini su segnalazione dei colleghi milanesi che si occupano direttamente delle minacce ricevute da Burioni, considerato una sorta di nemico da chi è contrario alle vaccinazioni.

minacce a Burioni

Intanto la fantasia degli utenti dei social network comincia a sbizzarrirsi:

roberto burioni

 
  

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