Grande applauso in sala per il premio Marcello Mastroianni all’attore rivelazione Toby Wallace, protagonista del dramedy “Babyteeth” di Shannon Murphy, opera che ha vinto anche premio cattolico internazionale Signis.Un racconto di formazione che supera malattia e smarrimento nelle droghe per abbracciare un orizzonte di speranza.

Le sorprese e chi è rimasto fuori dal podio

La prima sorpresa è la vittoria per la miglior regia di Roy Andersson con il suo “About Endlessness”. L’autore rivelazione della Mostra 2014 con “Il piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza”, omaggiato dal Leone d’oro, si presenta in concorso con un film sullo stesso binario del precedente, con il medesimo stile amaro e grottesco che però incede con stanchezza e poca incisività. La trama poi è fin troppo sfilacciata.Rimanendo sulla migliore regia, ci si chiede perché sia stato ignorato Steven Soderbergh con l’acuto “The Laundromat”o lo stesso Guédiguian. Anche l’autore del noir cinese “Saturday Fiction”, Lou Ye, poteva ben concorrere al premio.

L’Osella per la migliore sceneggiatura è stata assegnata al film d’animazione di Hong Kong “N. 7 Cherry Lane” di Yonfan. L’opera ha grande fascino e passaggi poetici, ma non spicca tra quelle con la miglior scrittura.Il premio ha un sapore più politico, perché il regista Yonfan dal palco ha lanciato un messaggio accorato per la sua tumultuosa Hong Kong.Pur cogliendo l’importanza di questa operazione di sensibilizzazione, a nostro avviso però il film “Marriage Story” scritto e diretto dallo statunitense Noah Baumbach poteva essere più adatto: i suoi dialoghi sulla crisi di coppia sono frizzanti e intensi. Peccato.

Senza dubbio nobili le intenzioni del documentario di inchiesta dell’italiano Franco Maresco, “La mafia non è più quella di una volta”, che fotografa la persistenza della malavita nella Palermo a 25 anni da Capaci e via D’Amelio. È senza dubbio bello e importante trovare l’Italia sul podio del Festival, ma per noi il suo film non era tra i più riusciti.

Punto finale su Venezia 76

Anche quest’anno la Mostra del Cinema della Biennale di Venezia ha confermato di essere viva e in splendida forma. Il lungo lavoro di rilancio e riposizionamento operato dal presidente Paolo Baratta e dal direttore artistico Alberto Barbera ha portato meritati frutti:

la qualità della selezione, in primis Concorso e Orizzonti, è stata elevatissima;

lode poi alla pianificazione di film e star al Lido, che ha permesso una costante tensione e attrazione sul Festival. Le giornate per giornalisti, addetti ai lavori ma anche studenti e appassionati di cinema sono state dai ritmi febbrili ma segnate da incanto ed emozione. Un grande evento che si conferma tra i più importanti al mondo con Cannes e Berlino. Appuntamento allora a settembre 2020 con Venezia77.